Intel e Volkswagen vogliono lanciare un servizio di taxi a guida autonoma nel 2019


Mobileye, società basata in Israele, in mano ad Intel, ha stretto una partnership con Volkswagen per lanciare un servizio di auto elettriche a guida autonoma. La joint venture, chiamata non a caso New Mobility, utilizzerà veicoli elettrici Volkswagen alimentati dal sistema di guida autonomo di Mobile 4 “AV Kit”. Mobileye fornirà il sistema di autoguida hardware e software. Un terzo partner, il distributore israeliano Champion Motors, poi si occuperebbe di gestire la flotta e la logistica del servizio. Il governo di Israele si è impegnato a sostenere il progetto in tre modi: supporto legale e normativo, condivisione e accesso alle infrastrutture e ai dati sul traffico. New Mobility sarà lanciata in Israele all’inizio del 2019, con l’obiettivo di passare alla commercializzazione entro il 2022.

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volkswagen

Mobilità sicura, pulita e priva di emissioni

“Crediamo fermamente che i veicoli elettrici a guida autonoma offriranno a Israele e alle città di tutto il mondo una mobilità sicura, pulita e priva di emissioni, che sia accessibile e conveniente” ha detto il Herbert Diess, CEO del Gruppo Volkswagen.

Mobileye

Intel ha acquisito Mobileye, che aveva già collaborato con Tesla per sviluppare la sua tecnologia Autopilot, per 15,3 miliardi nel 2017. Il gigante tecnologico ha iniziato a testare auto a guida autonoma a Gerusalemme all’inizio di quest’anno.





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Anche Microsoft vuole l’auto del futuro e si allea con Volkswagen


Dal 2020 oltre 5 milioni di nuovi veicoli Volkswagen arriveranno ogni anno nei mercati di tutto il Mondo con sistemi di connessione totale, attraverso il Volkswagen Automotive Cloud, basato sulla piattaforma Azure di Microsoft. E’ uno degli effetti dell’accordo tra Volkswagen e Microsoft, a cui le due società hanno dato via libera. Obiettivo per entrambi i colossi è collaborare alla trasformazione digitale e alla rivoluzione della mobilità.
Turbo. ”La partnership strategica con Microsoft darà alla nostra trasformazione digitale l’effetto di un turbo – ha detto Herbert Diess, CEO di Volkswagen AG – Volkswagen, come una delle più grandi Case automobilistiche del mondo e Microsoft con la sua esclusiva competenza tecnologica, sono partner straordinariamente ben assortiti. Insieme, giocheremo un ruolo chiave nel plasmare il futuro della mobilità automobilistica”.

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microsoft

Nuovo centro per lo sviluppo

L’accordo prevede anche un nuovo centro per lo sviluppo nel settore automobilistico vicino a Redmond negli Stati Uniti, dove Microsoft ha la sua sede centrale. L’edificio, una volta a regime, disporrà di circa 300 ingegneri. Il colosso della tecnologia assisterà Volkswagen in alcuni ambiti strategici, tra cui gestione delle risorse umane, assunzioni e servizi di consulenza.





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Porsche dice addio al diesel e punta su ibrido ed elettrico


Un po’ come rilancio del marchio in un mercato sempre più attento all’ambiente, un po’ come inevitabile trend al quale tutte le case automobilistiche dovranno prima o dopo rassegnarsi, Porsche ha annunciato che non costruirà più auto alimentate a diesel.

L’azienda tedesca ha dichiarato che “Porsche ha sempre abbinato la sua gamma di prodotti alle esigenze dei suoi clienti e alla ricerca dell’eccellenza tecnologica. Questo è il motivo per cui la casa automobilistica sta intensificando le sue attività nei settori della tecnologia ibrida e dell’elettromobilità e, in futuro, non offrirà più veicoli con propulsione diesel”.

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porsche

Il trend dell’elettrico

La società ha quindi sottolineato la scelta non è dettata da una demonizzazione del gasolio, ma come risposta alle effettive richieste del mercato: se da un lato cresce l’interesse dei consumatori verso auto elettriche ed ibride, cala invece l’acquisto di modelli a diesel.

La spinta verso il green potrebbe essere dovuto in parte anche al dieselgate che ha coinvolto un’altra casa tedesca, la Volkswagen e che è costato circa 4,3 miliardi di dollari negli Stati Uniti e 17,5 miliardi di dollari in Europa, come compensazione. Anche Porsche, tra l’altro, è stata coinvolta nello scandalo, ammettendo che circa 13.500 modelli diesel di Cayenne avevano utilizzato il controllo illegale nei test delle emissioni diesel.

“Noi, in quanto produttori di auto sportive, per i quali il diesel ha sempre avuto un ruolo secondario, siamo giunti alla conclusione che vorremmo che il nostro futuro fosse privo di diesel”, ha affermato Oliver Blume, CEO di Porsche AG.

porsche dice addio al diesel

Le città tedesche vietano il diesel e il green diventa un lusso

Il calo della domanda di diesel può essere anche imputato, in parte, a controlli più severi in Germania: molte città tedesche, infatti, stanno vietando la circolazione di auto diesel nei comuni.

Porsche, intanto, comincerà introducendo la Taycan, la sua prima auto sportiva puramente elettrica sul mercato nel 2019. La produzione della vettura dovrebbe essere a zero CO2 e sarà ricaricata con energia elettrica verde tramite un’infrastruttura di ricarica ultraveloce diffusa in Europa.

Il green, insomma, sta diventando sempre di più un trend del lusso ricercato ed è probabile proprio per questo che altri importanti produttori di auto seguano Porsche, iniziando ad abbandonare il diesel.





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Ninja Morning, il buongiorno di martedì 11 settembre 2018


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Amazon

Amazon incassa altre due promozioni degli analisti ma il titolo ieri ha faticato a riconquistare la capitalizzazione da mille miliardi di dollari raggiunta per la prima volta e solo a livello intraday il 4 settembre scorso (ora è a 947 miliardi di dollari). Gli esperti di Wells Fargo hanno alzato a 2.300 da 2.110 dollari l’obiettivo di prezzo stimando che Amazon diventerà il principale rivenditore di abbigliamento in Usa nel 2018. Citando dati elaborati da Euromonitor, gli analisti hanno fatto notare che Amazon era stato il secondo nel 2017 dietro a Walmart.

Anche Citi ha alzato il target price per il colosso americano dell’ecommerce, portandolo a 2.250 da 2.100 dollari. In questo caso l’accento è stato posto sulla crescita degli iscritti al servizio Prime come “motivo chiave del perché i marchi e i rivenditori stanno sempre più dipendendo dalle piattaforme del gruppo”.

Amazon Go a New York. Intanto Amazon spinge sui suoi Amazon Go e dopo averne annunciato l’espansione sempre all’interno della città di Seattle, il colosso dell’ecommerce ha confermato che un nuovo punto vendita aprirà anche all’interno di New York. La conferma di questo progetto è stata data al magazine TechCrunch dopo che erano emersi alcuni annunci di lavoro che facevano ipotizzare che un punto vendita Amazon Go fosse in procinto di aprire a New York.

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Apple

Se Apple assembleasse i suoi prodotti negli Stati Uniti piuttosto che in Cina, come suggerito da Donald Trump, i prezzi finirebbero per salire del 20%. A fare i calcoli sono gli analisti di Bank of America Merrill Lynch, secondo cui il produttore dell’iPhone potrebbe chiedere ad alcuni fornitori come Hon Hai e Pegatron di trasferire un piccola parte delle loro attività manifatturiere in Usa in risposta alla richiesta del presidente americano, secondo cui Apple dovrebbe produrre i suoi articoli in Usa per evitare di subire gli effetti dei dazi nuovi che potrebbero scattare contro la Cina. Nel rapporto intitolato “Handicapping the China trade risk and potential for ramping US manufacturing”, Bank of America spiega che lo spostamento del 100% della produzione dell’iPhone (attualmente non colpito da dazi) in Usa “necessiterebbe di un aumento del prezzi del 20% per controbilanciare il costo del lavoro in rialzo”.

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Samsung

Samsung punta sullo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale e ha annunciato l’apertura di un nuovo centro di ricerca a New York per rafforzare le sue competenze in questo settore. Il nuovo centro di ricerca sull’Intelligenza Artificiale della casa coreana a New York sarà guidato da Daniel D. Lee, Executive Vice President di Samsung Research, autorità a livello mondiale nella robotica, entrato in Samsung lo scorso giugno.

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Volkswagen

E’ iniziato ieri al tribunale regionale di Brunswick, in Germania, un procedimento che dovrà stabilire se Volkswagen avesse dovuto avvertire prima il mercato del Dieselgate, scandalo che ha portato a far perdere il titolo della Casa automobilistica. A rivolgersi alla giustizia sono stati una serie di azionisti di Volkswagen (circa 3.600), compresi un fondo che fa capo a Elliott (Bentham Europe) e il fondo pensione degli insegnanti della California, che chiedono un risarcimento complessivo di circa 9 miliardi di euro. Si prevede che il procedimento durerà almeno fino al 2019.
Le richieste di risarcimento. Le richieste singole di risarcimento vanno da 370 euro fino alla più elevata che ha un importo di 1,2 miliardi di euro. Quando esplose lo scandalo Dieselgate, il 18 settembre 2015, era in pieno svolgimento il Salone dell’Auto di Francoforte. Con l’apertura di Borsa il lunedì’ successivo, il titolo Volkswagen fu colpito dalle vendite e arrivò a perdere il 40% in due giorni.

In agenda oggi

EIT DIGITAL – EIT Digital, tra le principali organizzazioni europee per l’innovazione aperta, ospiterà la sua terza conferenza annuale in cui verranno illustrati la visione e i risultati raggiunti da EIT Digital sulla formazione della digitalizzazione in Europa.

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