Perché i Video Ads su Instagram potrebbero essere la scelta giusta per il tuo brand


Non stiamo dicendo niente di nuovo se dichiariamo che i video saranno sempre più importanti e sempre più performanti nel mondo della comunicazione. I numeri lo confermano, anche per quanto riguarda le ads online. Ma andiamo un po’ più a fondo per capire perché è ora di inserire i video nella nostra strategia di inserzioni a pagamento.

Secondo il report di Brand Network, prendendo in esame l’ultimo quadrimestre 2015 e il primo 2016, il numero dei video e delle impressioni su Instagram è duplicato. Un altro report ancora più recente dimostra che un ads su quattro che compare su Instagram è video.

LEGGI ANCHE: Perchè faresti bene ad investire adesso in pubblicità video su Instagram.

video ads instagram

Sembra che la condivisione di video sulla piattaforma sia in continua ascesa rispetto alle immagini e questo si riflette anche a livello di inserzioni.

Anche la ricerca di Mixpo spiega come la pianificazione di materiale promozionale video sia in crescita, su Facebook, ma anche su altre piattaforme.

instagram-video-ads-social-mediaInstagram

Uno studio di Animoto conferma come il 71% degli inserzionisti intende investire di più nei video e il 27% vuole farlo in modo specifico su Instagram.

I numeri parlano chiaro, ecco perché sempre più marketers decidono di inserire questo formato all’interno della loro strategia di advertising. Potrebbe essere la scelta giusta anche per il tuo brand.  Ci hai già pensato?

Instagram punta sempre di più sul formato video

Da ormai qualche anno Instagram ha iniziato ad offrire la possibilità di creare inserzioni video, ma non era così chiaro che la piattaforma avrebbe spinto tanto verso questo formato. Ora lo è più che mai.

Dal limite dei 30 secondi per i post video, siamo passati ad 1 minuto. Poi, è nato il canale IGTV.
Inoltre anche a livello di Stories sembra che i famosi 15 secondi aumenteranno a breve, come condiviso da Luca La Mesa pubblica sulla sua pagina .

https://www.facebook.com/lucalamesacom/posts/2170616446508730

Tutto sembra andare nella direzione: più video per tutti!

Perché usare i video nelle ads può essere la scelta giusta per molti brand?

Non importa chi sia il tuo target, dove viva, che lavoro faccia o quali interessi abbia. Le ricerche dimostrano che sicuramente guarda dei video. Il consumo di questi ultimi sta crescendo, mentre quello della televisione diminuendo.

instagram-ads-video-time-spent (1)

LEGGI ANCHE: Dal Carosello a YouTube, com’è cambiata la pubblicità video in questi 60 anni (e cosa ci aspetta)

Alle persone piacciono i video, ma non se sono forzate a guardarli. Alcuni strumenti di comunicazione sono recepiti infatti come più negativi rispetto ad altri. Quelli maggiormente invasivi, che disturbano l’utente, vengono ignorati.

instagram-ads-experience

Le inserzioni video all’interno di Instagram, un social che per sua natura privilegia questo formato visuale, non vengono recepite come interruzioni, bensì come un tutt’uno con lo strumento e per questo funzionano meglio. Si integrano in modo organico coi contenuti già presenti. Ecco perché portano risultati migliori.

Come iniziare una campagna video su Instagram

Ci sono principalmente tre modi per creare delle inserzioni video su Instagram. Vediamole insieme per capire meglio di cosa si tratta, tenendo sempre a portata di mano la guida ufficiale di Facebook alle ads per tutti i dettagli.

  • Video nelle Stories. Sono le Ads che compaiono tra una storia e l’altra, in formato video a tutto schermo verticale 9:16, durano da 1 a 15 secondi.
  • Video ads. Compaiono su Instagram mentre scrolliamo il feed dei nostri contatti. Sono della durata massima di 60 secondi in formato orizzontale o quadrato. Non disturbano l’esperienza dell’utente perché sono come post nativi.
  • Carosello. Oltre a poter usare questa tipologia di ads per le immagini, è possibile farlo anche per i video.
    Compare nel feed dell’applicazione. Si possono inserire fino a 10 unità video di massimo 60 secondi in una singola inserzione e l’utente può sfogliarli e vederli uno a uno. C’è anche posto per inserire una call to action e del testo.

Detta così sembra facile. La cosa difficile è essere notati e fare la differenza con creatività e originalità. E per questo, prima di tutto ci vuole un’idea vincente e contenuti di qualità.

Inoltre quando imposti un video ricorda che su Instagram partono in automatico senza audio e perciò la prima immagine di copertina deve catturare l’attenzione, non puoi confidare in una melodia travolgente.

I primi secondi sono quelli che contano, inserisci subito movimento e azione, altrimenti gli utenti potrebbero scambiare i video per fotografie e continuare con lo scroll.

Hai 15, 30 o al massimo 60 secondi per esprimere il tuo messaggio, raccontare un prodotto o un servizio. Sfruttali al meglio.





Source link

4 modi per promuovere i tuoi contenuti online rendendoli più interessanti


Il panorama digitale è sempre più competitivo, per questo se vuoi che i tuoi contenuti online generino il massimo valore, trovare le opportunità per coinvolgere il pubblico è fondamentale quanto il contenuto stesso.

Ecco quindi quattro metodi avanzati per pianificare una buona strategia di promozione dei contenuti online.

LEGGI ANCHE: Psicologia e marketing, 5 strategie per creare contenuti che convertono

1. Coinvolgere gli Influencer nella promozione dei contenuti

La maggior parte dei produttori di contenuti ha familiarità con la capacità degli Influencer di amplificare la portata del pubblico potenziale di un video, di un post o di una immagine. Ma questa strategia andrebbe pianificata per tempo, vale a dire in anticipo rispetto alla pubblicazione del contenuto, per ottenere la massima efficacia.

Prima di cominciare a scrivere o a preparare un contenuto video, in pratica, sarà bene guardarsi intorno e capire chi potrebbe trovare interessante quello specifico argomento tra gli Influencer. Si potrà così chiedere subito un commento o una case history da includere nel contenuto che si sta preparando e sarà l’Influencer stesso ad avere interesse a rilanciarlo una volta pubblicato, dato che il suo parere è contenuto all’interno.

Buona norma sarebbe anche inviare all’Influencer una bozza del contenuto prima della pubblicazione, per avere un parere: molti di loro, infatti, amano sentirsi dire che le loro opinioni sull’argomento sono preziose.

Una volta pubblicato il contenuto, ti basterà far sapere loro il link di riferimento e ringraziarli ancora per la disponibilità e il contributo, magari aggiungendo che ti farebbe piacere se dessero un’occhiata alla versione definitiva del contenuto e magari lo rigirassero sui loro canali.

Copywriting definizione

Credits: Depositphotos #98852204

2. Contribuire alle community

Pubblicare contenuti sul tuo sito potrebbe non essere sufficiente per ottenere il livello di coinvolgimento desiderato. In tal caso, dovrai trovare un modo per mettere i tuoi contenuti di fronte a un pubblico più vasto.

Le community di condivisione dei contenuti sono ottimi luoghi per amplificare la tua voce. Ti danno l’opportunità di condividere il tuo messaggio con una vasta rete di persone che condividono idee simili, che inviano e condividono contenuti simili.

Oltre ai gruppi su Facebook potresti ad esempio utilizzare Flipboard, Reddit o Quora.
Scegli quelli in cui i membri siano realmente interessati all’argomento e trai feedback con cui arricchire i prossimi post.

In queste community i tuoi contenuti saranno visti come un contributo prezioso e non come mera auto-promozione.

LEGGI ANCHE: 6 consigli per incrementare le vendite usando Instagram

3. Crea varianti dai frammenti del tuo contenuto

I buoni contenuti si prestano bene ad essere anche frazionati, offrendo in ogni parte spunti di riflessione o dati interessanti. Una buona strategia per promuovere i propri contenuti online è quello di spezzettarli in parti più facili da “digerire”e da condividere.

La creazione di più varianti di ciascun tweet o post social, ad esempio, consente di testare il livello di coinvolgimento di ogni variazione e sviluppare le strategie di condivisione nel tempo.

Quando generi più snippet di contenuti, prova queste strategie:

  • crea più titoli (variando sia in lunghezza che in complessità)
  • incorpora domande pertinenti relative all’argomento
  • aggiungi un invito all’azione
Copywriting corsi e formazione

Credits: Depositphotos #74411323

4. Aggiorna ed espandi i post esistenti

I marketer che aggiornano regolarmente i vecchi contenuti in nuovi formati hanno il 74% di probabilità in più di vedere risultati positivi.

La rielaborazione dei tuoi contenuti, infatti, può dare nuova vita a un lavoro passato attraverso nuove prospettive, case study aggiornati o informazioni arricchite.

L’aggiornamento dei post, inoltre, dà l’opportunità di promuoverli di nuovo, ponendo il contenuto di fronte a persone che potrebbero non averlo visto prima.

Prenditi il ​​tempo necessario per trasformarlo in un contenuto in depth, attraverso l’inclusione di infografiche, video, ebook e altre risorse, per ottenerne un impatto maggiore.

Infine, tieni d’occhio le notizie nel tuo settore e aggiorna rapidamente i vecchi contenuti quando nuovi sviluppi invalidano le tue asserzioni o cambiano i tuoi consigli.





Source link

YouTube lancia anche in Italia la sua app a misura di bimbo


Filtri, feedback degli utenti e l’attenzione dei revisori per assicurare che i video siano adatti alle famiglie, ma soprattutto ai più piccoli. Con queste e altre funzioni è arrivata anche in Italia YouTube Kids, la versione della popolare piattaforma video pensata per le famiglie e i bambini e già lanciata negli Stati Uniti e che consente ai genitori di controllare contenuti e il tempo passato dai ragazzi sui video.  La versione italiana di YouTube, disponibile su Google Play e App Store, ha in primo piano molti contenuti italiani per bambini: dallo Zecchino d’Oro alle filastrocche di Coccole Sonore, dalle avventure della fate del Winx a Lego Ninjago. YouTube Kids supporta anche i video 360 gradi e si può guardare con tutta la famiglia sulla tv di casa usando il dispositivo di streaming Chromecast, Apple tv, una console di gioco o una smart Tv.

youtube

LEGGI ANCHE: YouTube mette 25 milioni per chi fa contenuti di qualità

Profili per bambini e cronologia

YouTube Kids permette di creare fino a otto profili per bambini, ciascuno con le proprie preferenze di visualizzazione, video consigliati e impostazioni. Blocca video e canali che non vuoi che i tuoi bambini guardino. L’app permette anche di tenere d’occhio i contenuti che i bambini guardano nell’app.

Funzioni per il controllo dei genitori

Nell’app sono inserite funzioni per il controllo dei genitori come l’approvazione dei contenuti che permette di selezionare quelli da rendere disponibili per i propri figli. Si può anche disabilitare la ricerca per limitare l’esplorazione dei ragazzi e inserire un timer che limita il tempo passato dai ragazzi davanti allo schermo.

Contenuti ed esperienza sicura

“Abbiamo voluto creare un’esperienza che porti alle famiglie una ricchezza di contenuti senza precedenti e un’esperienza più sicura, grazie a molteplici opzioni di controllo da parte dei genitori e all’utilizzo di sistemi automatizzati per scegliere contenuti adatti ai più piccoli” ha spiegato Gregory Dray, Director, Head of Kids-Family and Education, EMEA, YouTube.

Ambiente online sicuro e positivo

“Apprezziamo l’impegno di Google per rendere la navigazione online un’esperienza sicura anche per i più piccoli, ma sappiamo che affinché tali sforzi siano efficaci è necessario un dialogo costante con le istituzioni. Per questa ragione, da molti anni Polizia Postale e Google collaborano per garantire agli utenti un ambiente online sicuro e positivo” ha dichiarato Nunzia Ciardi, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.





Source link

Facebook, arrivano le AR Ads e il Video Creation Kit

Che Facebook puntasse moltissimo sulla Realtà Aumentata non è mai stato un segreto; già un paio di anni fa alla F8 developers conference Zuckerberg annunciava che sarebbero stati 3 i principali elementi a guidare lo sviluppo della piattaforma nei successivi 10 anni, ovvero Intelligenza Artificiale, Connettività e, appunto, Realtà Aumentata.

Ciò che però si scopre con questo annuncio è l’ulteriore passo in avanti che il gigante blu fa nella direzione di un advertising sempre più coinvolgente, in modo mai visto fino ad ora: le Augmented Reality Ads.

Facebook annuncia inoltre un altro paio di interessantissime novità, tra le quali un tool pensato per creare video mobile first in modo semplice ed efficace e l’ulteriore espansione dello shopping su Instagram.

Vediamo insieme di cosa si tratta.

Le Augmented Reality Ads per un’esperienza di coinvolgimento unica

Pensate per il mobile, questa tipologia di Ads offre all’utente un’esperienza di interazione completamente nuova; ad esempio Michael Kors, che è stato il primo brand a testarne le potenzialità, attraverso questo formato permette alle persone di provare gli occhiali in vendita e completare un acquisto in base all’esperienza fatta; sì, attraverso l’AR si possono esperire i prodotti (e forse a breve anche i servizi?) in modo mai visto prima, portando l’engagement a un nuovo livello.

Facebook annuncia di aver fatto altri test con numerosi partner del settore fashion, cosmetica, intrattenimento, accessori e non solo e di essere al lavoro per espandere la tecnologia anche ad altri settori.

I video al centro dell’esperienza: il Video Creation Kit

Poiché il 79% delle persone per conoscere un prodotto preferisce guardare un video che leggere il testo di una pagina, va da sé che ormai è diventato imperativo inserire questo formato nel proprio piano editoriale e media (anche in vista delle evoluzioni di cui sopra); proprio in quest’ottica Facebook ha lanciato il Video Creation Kit in modo da rendere più semplice e alla portata dei più creare video di impatto, ottimizzati per il mobile.

Il Video Creation Kit permetterà agli inserzionisti di creare video a partire da immagini già esistenti, aggiungere loghi e overlay;

lo strumento è ancora in fase di test e verrà reso disponibile per tutti gli inserzionisti a partire da questo Agosto.

Shopping on Instagram arriva anche nelle Stories

Non finisce qui la serie di annunci, infatti Facebook dichiara che la possibilità di taggare i prodotti su Instagram verrà espansa alle Stories oltre che ai post e che viene aggiunto un nuovo formato adv pensato per lo shopping e specifico per Instagram, Collection.

Il nuovo formato permetterà di scorrere diversi prodotti, senza uscire da Instagram.

Facebook non accenna ad arrestare la sua corsa verso la creazione di strumenti sempre più coinvolgenti, ma soprattutto mirati a portare all’acquisto immediato, più che alla mera notorietà e considerazione.

Resta da vedere quanti brand riusciranno a capire il potenziale di questi nuovi tool e integrarli velocemente nella propria pianificazione, acquisendo un vantaggio competitivo non da poco.

Ti potrebbe interessare…

0.00 avg. rating (0% score) – 0 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti

Source link

YouTube mette 25 milioni per chi fa contenuti di qualità


L’obiettivo è dare più rilevanza ai nuovi video autorevoli per assicurare che gli utenti abbiano ”accesso a un’informazione di alta qualità”. In questo modo YouTube punta a dare meno spazio a quelli sulle teorie del complotto offrendo agli utenti mezzi per ”poter effettuare le proprie decisioni”. A parlare Neal Mohan, responsabile dei prodotti di YouTube. Il tema è la lotta alle fake news, contro cui la piattaforma video di Google ha annunciato un investimento di 25 milioni di dollari. Un passaggio che è parte delle strategia più ampia di Mountain View per rispondere al crescente aumento delle fake news tutto il mondo negli ultimi anni. Con campagne di disinformazione che hanno cercato di sfruttare Internet e in particolar modo i social network e influenzare le elezioni negli Stati Uniti e non solo.

youtube

Google News Initiative

Far emergere il giornalismo di qualità contro la disinformazione, in particolare durante gli eventi di cronaca, aiutare i siti di notizie a crescere dal punto di vista del business, sviluppare nuovi strumenti per aiutare i giornalisti a fare il loro lavoro e, non da ultimo, un impegno a investire 300 milioni di dollari nei prossimi tre anni. Queste le azioni principali di Google News Initiative, una serie di iniziative che Big G ha lanciato a marzo contro le fake news. Ma vediamo nel dettaglio, come vuole organizzarsi YouTube in particolare contro le fake news.

LEGGI ANCHE: Ritorna Google News Initiative: 300 milioni per i media online

Competenza

La piattaforma sta creando un gruppo di lavoro con organizzazioni di notizie ed esperti di tutto il mondo per sviluppare nuove funzionalità di prodotto, migliorare la news experience su YouTube. Vox MediaJovem Pan e India Today sono i primi membri del gruppo di lavoro, fa sapere la società.

Risorse

YouTube finanzierà in circa 20 mercati globali per supportare società che si occupano di news nella realizzazione di video sostenibili. Queste sovvenzioni, si spiega, consentiranno di sviluppare funzionalità chiave, formare il personale sulle migliori tecniche video, migliorare le strutture di produzione e sviluppare formati ottimizzati per i video online.

Formazione

Oltre al sostegno finanziario, la piattaforma video punta anche sul sostegno agli editori, con percorsi di formazione e best practice sulla scelta dei formati, sulla cura dell’audience, sulle integrazioni tecniche.

Top News

“Per facilitare la ricerca di notizie di qualità – ha spiegato sempre Neal Mohan –  Top News mette in risalto i video provenienti da fonti di notizie nei risultati di ricerca, quando c’è un evento di cronaca. La nostra piattaforma di Breaking News mette in risalto i video delle organizzazioni di notizie su quell’evento direttamente sulla home page di YouTube. Oggi – ha aggiunto – le nostre funzionalità Top News e Breaking News sono state lanciate in 17 paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Italia, Giappone, India, Messico, Brasile, Sud Africa, Nigeria e altro ancora. Raddoppieremo questo numero nei prossimi mesi”.

 



Source link

Chi di storytelling ferisce di storytelling fallisce. La “lezione” di Mosaicoon


Poteva diventare una favola. Un giovane videomaker che si inventa da zero un business (fortissimo) e dà lavoro a decine di ragazzi talentuosi come lui. Un’azienda nata (e rimasta) in Sicilia. Una startup che in un’Italia fanalino di coda per numero e qualità di investimenti in innovazione ce la fa a internazionalizzarsi e poi essere venduta a un gigante del calibro di Google o Facebook, oppure che si quota in Borsa, o anche solo che macina fatturato, crescendo poco per volta, e divenendo una Pmi solida. E invece il capitolo finale nella storia di Mosaicoon dovranno scriverlo liquidatori e giudici fallimentari.

Diciamolo subito: oggi scriviamo del fallimento dell’azienda di Ugo Parodi Giusino, ma molti “addetti ai lavori” – compreso chi scrive – sembrano aver perso di vista molte delle più promettenti e iper-raccontate startup destinatarie in questi ultimi 6 anni (ovvero dal cosiddetto “decreto Passera”, che di fatto ha dato avvio all’ecosistema startup in Italia) di investimenti, anche pubblici. E, siatene certi, non mancheremo, per quanto possibile, di iniziare a scriverne. Perché quando si parla di innovazione il giornalismo non può essere solo celebrativo o necrologico, scrivere di fatturato e non di utili et similia. In mezzo c’è un oceano, popolato di squali e pesciolini, su cui è bene fare un po’ luce.

ugo-parodi-giusino

Il business model c’era (e anche la tecnologia)

La manualistica individua due-tre cause principali nel fallimento di una startup. Nel caso di Mosaicoon non è stato certo il business model. La community l’hanno creata davvero e, fino a un certo punto, ci sono stati davvero anche i numeri. Importanti.

I primi investimenti sono serviti per far crescere la base utenti e al tempo stesso diversificare il business. Nata come video marketplace per collegare brand e creativi, la startup palermitana aveva pensato anche ad aggiungere presto un ulteriore tassello imprenditoriale, ovvero collegare gli stessi brand (in qualità di inserzionisti) con i gestori di siti web, blog e magazine digitali, consentendo di monetizzare i propri contenuti mediante l’inserimento di video pubblicitari. Praticamente con il lancio di Plavid Mosaicoon chiudeva il cerchio, mettendo insieme sotto il suo network chi il video lo finanziava, chi lo realizzava e chi chi lo diffondeva.
E che non si dica, inoltre, che l’azienda di Parodi Giusino non abbia pensato a consolidare al contempo anche un asset tecnologico, perché non è vero. Mosaicoon ha affiancato al marketplace anche una piattaforma per l’analisi dei dati, elaborazione di strategie, misurazione delle performance. Nel merito della tecnologia, però, non possiamo scriverne, perché non lo abbiamo testato direttamente. Ma c’è, esiste. Sta sul mercato.

mosaicoon-sede

LEGGI ANCHE: Ascesa e declino di Mosaicoon, la (ex) startup che voleva fare la Sicilian Valley

Partire (troppo) in quarta

Ad ogni modo, di un fallimento stiamo parlando e, quindi qualche errore da analizzare ci sarà. Probabilmente più che gli eventuali errori ciò che non poco ha avrà contribuito ad affossare Mosaicoon è rappresentabile da alcuni eccessi. Un po’ come il giovane che ha paura di tradire le aspettative di famiglia, amici, e tutti coloro i quali lo hanno sempre descritto come bravo ragazzo e studente modello: avrà sempre un gran sorriso, anche se magari per anni non riesce a sostenere neanche un esame.

Quali possono essere questi errori? Probabilmente aver alzato troppo l’asticella. Certo, clienti e fatturato non mancano. Mosaicoon vedrà negli anni arrivare nel suo portfolio brand di primissimo livello quali Walt Disney, Land Rover, Barilla, Samsung, Vodafone, Italo, McDonald’s, Alitalia, Comune di Roma, Fastweb.

Così succede che, in un mercato digitale sempre più liquido, fatto di smart working e freelance che lavorano da casa, Mosaicoon decide di costruire, – fisicamente, letteralmente – il suo mito e investe nell’apertura a Isola delle Femmine di un campus modello Google: quattromila metri quadrati di fronte al mare. Pareti trasparenti, fatte di enormi cristalli, arredi Lago, altalene, mega divani e complementi di design, aree relax, palestra, finanche un orto aziendale. E poi uffici a Londra, Singapore, Nuova Delhi, Seoul, Milano e Roma.

Quando penso a quanta ostentazione sia insita in gran parte del mercato tecnologico nostrano mi piace ricordare a me stesso che Jeff Bezos, colui che oggi è l’uomo più ricco del mondo, nei primi anni di vita di Amazon non aveva comprato neanche le scrivanie, ma utilizzato delle vecchie porte in disuso, poggiate su dei cavalletti. Giusto per non raccontare sempre la solita storiella di Apple nata nel garage dei nonni di Steve Jobs (anche perché non è vera).

FT1000_logo

Quel report (nato vecchio) del Financial Times

Dopo i primi 2 milioni e mezzo (tra gli investitori anche Intesa Sanpaolo), nel 2016 arriva un altro round, 8 milioni. Da lì è un pullulare di riconoscimenti, nomine, speech, eccetera.

Un anno dopo, a maggio 2017, il Financial Times censisce Mosaicoon nella lista delle mille aziende europee che crescono di più. La scaleup siciliana si trova al 517° posto in classifica, con una crescita delle revenue del 208%. Datela un’occhiata a quella lista! Noterete che era arrivata addirittura davanti ad aziende del calibro del colosso eCommerce tedesco Zalando (che in lista è alla posizione n.640), per dire.

I dati, però, vanno sempre letti bene. La classifica del quotidiano londinese, praticamente, era già nata vecchia: il periodo di riferimento analizzato è l’arco temporale che va dal 2012 al 2015. E il fatto che una delle testate più organizzate, influenti e ricche del mondo, un colosso che può contare su centinaia di giornalisti, analisti, esperti e che ha sempre fatto dei numeri la propria forza e autorevolezza, ci possa mettere addirittura un anno e mezzo ad analizzare l’andamento delle maggiori aziende europee potrebbe e, anzi, dovrebbe suscitare non pochi interrogativi in osservatori e operatori dell’informazione che quotidianamente lo usano come una delle principali fonti. Quanto meno per l’importanza che quei dati andranno ad avere nella successiva narrazione del mercato nel suo complesso. Perché? Semplice, perché diventano un precedente importante che si rischia di comprometterlo, il mercato. O, peggio, di “falsarlo”: pensiamo agli effetti sulle aziende quotate in Borsa, per esempio.

LEGGI ANCHE: Le altre Mosaicoon. Chi sono e cosa fanno le aziende che lavorano con i video nel mondo

Non ci è dato sapere se e quanto abbia influito, seppur indirettamente, quella classifica sull’ultimo anno di Mosaicoon. La sensazione, banalmente, è che pare abbia contato più quella presenza in classifica che i bilanci dell’azienda dell’ultimo triennio. Così, a settembre 2017 il founder e CEO di Mosaicoon è ammesso nella rete di Endeavor Italia, l’organizzazione internazionale che promuove lo sviluppo economico attraverso il supporto di imprenditori ad alto potenziale. E un mese più tardi la sua azienda, stando a quanto dichiarato alla stampa, è l’unico Marketing Partner italiano tra le 18 aziende scelte a livello globale da Facebook per i contenuti video.

Innestare il team in corsa. A fine, corsa.

Letto con il senno di poi, un altro campanello d’allarme, la mossa del “proviamo a giocarci tutto”: gli innesti nel team. Meno di quattro mesi fa, nel primo giorno di primavera 2018 Mosaicoon anncuncia due nuovi ingressi. Non si tratta di secondi livelli ma di prime, primissime linee, ovvero un nuovo CMO e un nuovo CFO, rispettivamente Josh Panzer e Marco Mazzarese. Praticamente, dopo il CEO, due delle quattro figure apicali più importanti in ogni azienda medio-grande.

Poche settimane prima addirittura Mind The Bridge, l’organizzazione basata a San Francisco presieduta da Alberto Onetti che fornisce servizi di consulenza per l’innovazione per aziende e startup e le collega con la Silicon Valley, aveva citato nel suo report Mosaicoon come una delle scaleup italiane “modello”.

Maledetto storytelling

Prima di scrivere questo articolo abbiamo provato a fare una ricerca un po’ più accurata su Google. Centinaia, migliaia di contenuti in cui si parla di Mosaicoon. Tanti sono campagne, prodotti video. Ovviamente. Molti sono articoli, comunicati stampa, interviste. Decine e decine di volte si parla della tech company palermitana su Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Rai, solo per citare alcuni media mainstream.

Mosaicoon oramai è famosa, e come lei anche il suo founder. Parodi Giusino è uno dei quattro “super coach” di B Heroes, il business talent di Fabio Cannavale realizzato da Boost Heroes, il fondo di venture capital nato dalle ceneri di Shark Bites, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Discovery Italia. In questi mesi abbiamo visto il CEO di Mosaicoon dare spunti e lezioni di business alle 32 startup che hanno partecipato al programma tv che promette 800 mila euro alla migliore di loro (nota per gli appassionati: il prossimo 7 luglio è prevista sul Nove l’ultima puntata del format, ma probabilmente è stata registrata prima che si apprendesse del fallimento).

uffici-di-design-lago-mosaicoon

La lezione di Mosaicoon

Sì, è vero, Mosaicoon chiude i battenti e viene messa in liquidazione, decine e decine di talenti perdono il lavoro e la Sicilia dice addio per sempre a una delle più belle realtà imprenditoriali dell’ultimo decennio. Ma Ugo Parodi Giusino non può e non deve essere considerato “un fallito”: a lui va comunque dato atto di essere riuscito a fare moltissimo. Oggi non ha neanche quarant’anni e quando ne aveva 26 ha costruito dal nulla un’azienda, in terra di mafia e malaffare. Ha trattenuto (e riportato, in alcuni casi) talenti in Sicilia, dove è rimasto a vivere, e in questi 8 anni la sua impresa ha pagato le tasse in Italia e non – come altre scaleup italiane – a Londra o San Francisco. Di questo va reso pubblicamente atto.

Ha fatto degli errori, sicuramente. Tra questi forse, in ultimo, interpretare su scala imprenditoriale (suo malgrado) quel vecchio adagio secondo cui in Italia – specie nel digitale e nell’innovazione in genere – si possa essere pagati in visibilità.

E invece no: se per tre anni non cresci allora c’è un problema, perché la visibilità, i premi, le interviste, i comunicati, le comparsate tv, articoli e prime pagine che parlano di te e della tua azienda senza fare un minimo accenno ai numeri, o classifiche evidentemente troppo superficiali non potranno mai pagare, da soli, gli stipendi e le bollette, specie quando il mercato cresce ma il fatturato e gli investimenti, evidentemente, si sono fermati da un pezzo.

E la cosa che più fa male è il ragionevole sospetto che questa di Mosaicoon sia stata solo una delle prime slavine. Il peggio deve ancora venire.

@aldopecora

Partecipa!
Per contribuire al dibattito e condividere con Ninja
il tuo pensiero su questo tema: dir@ninjamarketing.it



Source link

Dati, futuro e trend dell’eCommerce in 5 report che dovresti conoscere


L’andamento dell’eCommerce in Italia prosegue a doppia cifra registrando un +15% e si prevede che il valore degli acquisti online possa arrivare a toccare i 27 miliardi di euro quest’anno. Un dato molto positivo che conferma la crescita del trend e preannuncia un futuro sempre più roseo per il commercio elettronico.

Dopo i chatbot, Instagram Shopping e le consegne nel weekend, su quali aspetti e fenomeni saranno puntati i riflettori nel prossimo futuro?

L’eCommerce come supporto al retail

Secondo il report Digital Market Outlook di Statista, nel 2017 le vendite retail eCommerce in tutto il mondo hanno raggiunto i 2.3 trilioni di dollari (11,9% delle vendite totali al dettaglio) e sono destinate a crescere fino ai 4.88 trilioni di dollari previsti per il 2021 (ossia il 17,5% delle vendite totali al dettaglio).

L’eCommerce registra dunque una crescita costante: la facilità di acquistare prodotti con pochi clic comodamente da casa evitando code, attese e parcheggi rappresenta ormai un’abitudine di consumo e non più un semplice fenomeno online.

Secondo l’analisi, circa il 70% degli statunitensi (230 milioni) effettuerà un acquisto online nel 2018, contribuendo con $ 474 miliardi alle vendite retail totali. Anche se le vendite eCommerce rappresentano una quota considerevole del denaro speso nel commercio al dettaglio, continuano ad essere una fetta relativamente piccola del retail, che si riconferma player dominante raggiungendo $ 5 trilioni nel 2017.

retail

È importante specificare però che le “vendite al dettaglio totali” includono anche il denaro ricavato dalla vendite di rifornimenti, generi alimentari e altre categorie che non sono direttamente interessate dall’eCommerce. Senza di loro, la quota eCommerce sarebbe più vicina al 20%, secondo la società di ricerche di mercato comScore, ma si tratta di un valore ancora molto basso.

Forrester prevede che le vendite veicolate dal digitale rappresenteranno il 38% delle vendite totali retail nell’UE entro il 2021 e che il 55% delle vendite al dettaglio europee totali (1 trilione di euro) coinvolgeranno i touchpoint digitali entro il 2021. Un ruolo significativo sarà ricoperto dai dispositivi mobili.

Lo smartphone protagonista della navigazione

Il Global Mobile Report di comScore mostra come la crescita dell’eCommerce da mobile oscuri l’impatto della navigazione da altri device, triplicando l’incremento rispetto allo shopping online da desktop.

Lo smartphone è ormai protagonista della navigazione in tutto il mondo. Oltre la metà dei minuti complessivi trascorsi online nei 13 Paesi presi in analisi avviene infatti mediante dispositivi mobili, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. Il dato italiano ammonta al 62%, in linea con i numeri di USA e Regno Unito.

mobile

Il popolo di Internet in Italia è dunque fortemente legato ai device mobili. Gli utenti che navigano soltanto da smartphone o tablet rappresentano infatti il 26% della popolazione italiana, un valore molto più alto rispetto a Paesi quali la Germania (4%), il Regno Unito (8%) e gli Stati Uniti (12%), mercati in cui la maggioranza degli users accede da molteplici dispositivi.

Il territorio italiano risulta inoltre il mercato in assoluto più focalizzato sull’utilizzo delle app: l’87% del tempo trascorso sui device mobili è infatti speso all’interno di un’applicazione. In termini di portata però, in Italia soltanto 11 app possono vantare un solido livello di audience del 20% di penetrazione.

“Il nostro report dimostra di aver identificato nelle piattaforme mobili le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi  – ha dichiarato Will Hodgman, Executive Vice President of International Sales presso comScore – e ciò consente a media e inserzionisti di individuare nuove potenziali opportunità in termini di pubblico e contenuti, nonostante l’adozione del mobile a livello globale avvenga ancora in maniera disomogenea”.

Il numero di utenti che navigherà da smartphone toccherà i cinque miliardi entro il 2019, consentendo così all’eCommerce di continuare ad espandere le possibilità offerte dal mobile shopping.

La crescita esplosiva del B2B

La vendita al dettaglio B2B negli Stati Uniti ha superato gli 8 trilioni di dollari nel 2014. Il mercato B2B online è in crescita grazie al rapido aumento del numero di acquirenti e delle innovazioni offerte dal digitale.

Il ciclo d’acquisto B2B classico è spesso lungo e complesso: i mercati sono poco regolamentati, presentano una maggiore complessità fiscale, listini prezzo variabili da cliente a cliente, considerevoli volumi di scambio. Vi è dunque un’alta attenzione all’impatto fiscale e all’individuazione di soluzioni logistiche flessibili, si tratta insomma di acquisti attentamente valutati.

b2b-ecommerce

Gli acquirenti business online si aspettano oggi la stessa rapidità e flessibilità del B2C per i loro ordini. La facilità e la convenienza dell’eCommerce stanno aiutando le piccole imprese a ridurre i costi e ad ordinare ciò di cui hanno bisogno affinché sia poi spedito direttamente ai loro magazzini.

Il ruolo dei venditori nel B2B ha dunque subito una trasformazione, rendendoli veri e propri consulenti in grado di offrire a lead e prospect raccomandazioni su misura in base alle loro esigenze, attraverso una profonda conoscenza del prodotto.

L’intelligenza artificiale al servizio del cliente

In campo eCommerce, l’intelligenza artificiale si concentrerà su shopping experience personalizzate. I marchi punteranno al coinvolgimento del cliente tenendo conto di tutti gli aspetti delle sue attività online, anche sulle piattaforme social.

Tommy Hilfiger ad esempio ha collaborato con IBM e il Fashion Institute of Technology per un progetto denominato Reimagine Retail in grado di identificare le tendenze del settore in real time, analizzare l’attuale sentiment dei clienti su ogni prodotto e utilizzare i dati estrapolati come volàno del processo creativo.

Con l’andar del tempo, i clienti vedranno annunci personalizzati pertinenti alle loro abitudini di acquisto e saranno più propensi ad acquistare un prodotto. L’idea è che l’AI determinerà gli interessi degli utenti in base a preferenze, cronologia di acquisti e resi, attività sui social.

Farfetch-store

L’obiettivo è la perfetta integrazione tra l’esperienza online e offline in un’ottica omnicanale.

Un esempio è rappresentato dallo “Store of the Future” di Farfetch, che il colosso del fashion definisce come “sistema operativo” fisico pensato per il retail. Riconosce il cliente in entrata, presenta un espositore di abbigliamento con sistema RFID che rileva gli interessi dell’utente in base alla navigazione, aggiunge gli articoli alla sua wish list, offre uno specchio digitale che permette di richiamare (in base alla lista dei desideri) i prodotti di interesse in differenti taglie, colori, metodi di pagamento.

Il video, strumento principe per i brand

Con l’evoluzione del marketing digitale, il video si riconferma sempre più strumento principe per i brand.

Qualora ci fosse ancora qualche dubbio, ecco alcune statistiche sull’engagement in presenza di contenuti video:

  • Il 51% dei marketer di tutto il mondo nomina il video come il tipo di content con il miglior ROI.
  • Il 59% dei dirigenti concorda sul fatto che in caso di testo e video disponibili sullo stesso argomento, è più probabile che venga scelto il video.
  • I professionisti che utilizzano i video incrementano le entrate del 49% più velocemente rispetto ai contenuti che ne sono privi.
  • I video social generano il 1200% di condivisioni in più rispetto a testo e immagini combinati.
  • I video aumentano del 157% il traffico organico dalle SERP, su una landing page può aumentare le conversioni dell’80% o più.

ecommerce-video

  • L’85% del pubblico statunitense guarda video online, ma è l’Arabia Saudita il Paese con il più alto accesso giornaliero ai video online con il 98%.
  • Il 45% delle persone guarda più di un’ora di video a settimana su Facebook o YouTube, oltre 500 milioni di utenti li visualizzano sul social di Menlo Park ogni giorno, l’85% dei video di Facebook viene guardato senza audio e i video nativi hanno una copertura 10 volte superiore rispetto ai link di YouTube.
  • Le visualizzazioni di contenuti video di brand sono aumentate del 258% su Facebook e del 99% su YouTube a partire da giugno 2017, il 64% dei consumatori effettua un acquisto dopo averne guardato uno.
  • Il gruppo di età 25-34 è il maggior fruitore di video online e gli utenti di sesso maschile trascorrono il 40% di tempo in più a guardarli rispetto alle donne.
  • I video in diretta rappresenteranno il 13% del traffico totale nel 2018 ed entro il 2019 l’accesso ai video ammonterà all’80% di tutto il traffico Internet.

La crescita dell’eCommerce si traduce dunque in un’interessante occasione di sviluppo anche per altri settori strettamente connessi, fornendo una spinta per il lancio di nuove opportunità di business.



Source link

tutte le novità che devi conoscere


Il primo giorno delL’F8, la conferenza annuale di Facebook dedicata agli sviluppatori, si è aperto con una serie di novità non solo per gli utenti, ma anche e soprattutto per i marketer.

Alcune molto interessanti, altre potenzialmente limitanti per chi con le campagne Facebook ci lavora tutti i giorni (es. la funzionalità Cancella cronologia), vediamo insieme una carrellata dei principali annunci da tenere d’occhio.

Dallo speech di Zuckerberg sembra chiaro che il gigante blu non abbia la benché minima voglia di fermarsi e “smettere di costruire” e che farà tutto il possibile non solo per dare agli utenti sempre nuovi strumenti per creare e far crescere le relazioni (“meaningful relationships” è la parola chiave dell’intervento), ma anche per proteggerne la privacy.

1. La feature per appuntamenti targata Facebook

Ok, devo ammettere che quando Zuckerberg ne ha iniziato a parlare ho pensato fosse uno scherzo; e invece no, è in arrivo la funzionalità pensata per chi cerca l’amore (non appuntamenti “volanti”, è stato specificato). Sarà infatti possibile creare un profilo visibile solo ai non-amici che, come noi, “sono in cerca dell’amore” e verranno suggeriti dei match, chiaramente basati su amici e altre cose in comune, insomma, sulle informazioni che il social sa di noi (e c’è quindi da scommettere che di match andati a buon fine ne vedremo un bel po’).

Ancora non si sanno i risvolti pubblicitari di questa nuova funzionalità, ma è sicuramente un passo in avanti nel trattenere gli utenti all’interno della piattaforma e offrire loro strumenti davvero utili per creare “relazioni di valore”.

2. Cancella la cronologia e recupera la tua Facebook Privacy

Ultimamente Zuckerberg è stato un po’ pressato sulla questione privacy, motivo per il quale, oltre all’aver introdotto una serie di strumenti per facilitare la gestione delle impostazioni di privacy lato profilo, ha annunciato l’attivazione di un nuovo tool che permette alle persone di Cancellare la cronologia, proprio come è già possibile fare con i browser (anche se, precisa, i dati saranno ancora visibili in forma aggregata e anonima ai developer), includendo la cancellazione di siti visitati, post cliccati, etc.

Questo potenzialmente significa una minor precisione di targeting delle campagne pubblicitarie, specialmente di retargeting, ma non è il caso di agitarsi prima del tempo; resta ancora da vedere quanta visibilità verrà data a questo nuovo strumento e, soprattutto, quanto verrà usato dagli utenti.

3. Arrivano le traduzioni su Facebook Messenger

Sempre con la chiara mission “bring the world closer together”, viene introdotta in Messenger una funzionalità che permette la traduzione immediata dei messaggi (per ora solo dall’Inglese allo Spagnolo in US) da una lingua all’altra.

Non sappiamo ancora il grado di accuratezza delle traduzioni, ma questa implementazione potrebbe essere molto interessante soprattutto nel favorire la comunicazione per i brand che lavorano con mercati stranieri, nonché tra persona e persona ovviamente.

4. Instagram: tra Video Chat, integrazioni di terze parti ed Explore Tab migliorata

Arrivano le video chat anche su Instagram e l’Explore Tab, uno degli spazi più visitati del social network, verrà ottimizzata e organizzata in topic e hashtag correlati. Non solo, sarà possibile condividere contenuti di app di terze parti nelle Stories (tra i primi partner Go Pro e Spotify).

5. Realtà Virtuale, 3D Photo e Oculus Rift: in arrivo esperienze sempre più immersive

A breve sarà possibile non solo postare foto 3D direttamente nella nostra bacheca (ancora non è stato esplicitato quando e, soprattutto, come), ma anche trasformare vecchie foto (es. la casa della nostra infanzia) in veri e propri ambienti in cui rivivere i nostri ricordi, grazie alla potenza del machine learning. Non è ancora molto chiaro come funzioni il processo, tuttavia è palese che l’investimento in Realtà Virtuale continua; inoltre, è stato annunciato proprio da Zuckerberg durante il suo intervento la messa in vendita a 199$ di Oculus Go, il visore portatile di Realtà Aumentata targato Facebook.

L’AR sbarca anche su Messenger, dove potrà essere integrata da aziende piccole e grandi con la Camera Effects Platform; una volta che le persone avranno contattato il brand via Messenger sarà possibile chiedere loro di aprire la camera che verrà pre-popolata con filtri ed effetti AR brandizzati, con i quali fare foto e video da condividere con gli amici. Questa feature è stata pensata per il segmento dello shopping online, in cui mostrare il prodotto agli amici e famigliari e vederlo “in modo realistico” prima di acquistarlo è davvero importante.

Inoltre, il tool Facebook Analytics sbarca anche in versione app.

Cosa ci aspetta?

Il piano decennale di Facebook che vede al centro Realtà Aumentata, Intelligenza Artificiale e Connettività va avanti, come preannunciato un anno fa; la piattaforma continua a crescere e a includere sempre più servizi che aiutino le persone a relazionarsi (ora anche a trovare l’anima gemella), raccontarsi e informarsi in modo sempre più immersivo e coinvolgente. No, il gigante pare proprio non aver intenzione di fermarsi.

Ti potrebbe interessare…

5.00 avg. rating (98% score) – 4 votes

Tu cosa ne pensi?

Commenti

Source link

show