5 installazioni da non perdere


Con 400 eventi, distribuiti in 11 distretti cittadini, Londra si prepara ad inaugurare la sedicesima edizione del London Design Festival. Per la nove giorni, ideata nel 2003 per promuovere la creatività della città, sono attesi nella capitale inglese circa 450 mila visitatori provenienti da oltre 75 paesi. 

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Accanto al Victoria & Albert Museum, da dieci anni hub ufficiale della manifestazione, si affiancano nuovi distretti: Shoredictch Design Triangle e Marylebone Design District. 

Se siete a Londra, ecco le 5 installazioni da non perdere.

Alphabet

Un parco giochi urbano prende vita attraverso una serie di sgabelli mobili. Il progetto, commissionato da British Land, riprende i colori della palette cromatica della International Marine Paint. 

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Un dettaglio curioso: la seduta arancio è dello stesso International Orange utilizzato sul Golden Gate Bridge di San Francisco).

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Dove: Finsbury Avenue Square Kellenberger-White

Enid Marx: Print, Pattern and Popular Art

La mostra celebra il lavoro della textile designer Enid Marx a vent’anni dalla sua morte con oltre 150 pezzi, di cui molti inediti, provenienti da collezioni private e pubbliche.

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Famosa per i tessuti disegnati per i sedili della metropolitana di Londra, Enid è stata la prima donna a ricevere il titolo di Royal Designer for Industry. 

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Dove: House of Illustration, 2 Granary Square, N1C 4BH

MultiPly

L’installazione, costruita con un sistema di pareti riutilizzabili, 17 moduli costituiti da 102 pannelli in legno lamellare a strati incrociati, affronta due temi estremamente attuali in chiave architettonica: la questione degli alloggi e il cambiamento climatico.

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Ospitato nel Sackler Courtyard del Victoria & Albert Museum, il progetto è stato sviluppato in collaborazione tra AHEC (American Hardwood Export Council), Waugh Thistleton Architects e Arup. 

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Dove: V&A Sackler Courtyard, Cromwell Rd, SW7 2RL

Please Feed the Lions

Progetto multimediale dell’artistica e designer ED Devlin realizzato con il supporto di Google Arts & Culture, Please Feed the Lions è una delle installazioni tematiche più interessanti di questa edizione. Il progetto interagisce con lo spazio urbano, dialogando con la celebre statua alla base della Colonna di Nelson in Trafalgar Square. Ai quattro leoni se ne aggiunge un quinto rosso, capace di interagire con il pubblico in diversi modi: “ruggendo” parole suggerite dal pubblico, mostrandole durante il giorno su un LED nella bocca del leone e mappandole di notte sulla statua. 

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Dove: Trafalgar Square, WC2N 5DN

Time for Tea

Tradizionale appuntamento inglese, la cerimonia del te è protagonista nel primo piano dello storico flagship store di Fortnum & Masons a Piccadilly. Una sala da te contemporanea, allestita con oltre 80 prodotti progettati da aziende di tutto il mondo, Scholten & Baijimgs offriranno – quattro volte al giorno, per tutta la durata del festival – una nuova visione del rituale del te.  

London Design Festival: 5 installazioni da non perdere

Dove: Fortnum & Masons, 181 Piccadilly, W14 1ER





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Con queste startup puoi guadagnare con la tua casa mentre sei in vacanza


Le vacanze sono arrivate e anche quest’anno una quota sempre maggiore di persone che partono per una località o per un’altra non si affidano agli hotel per trascorrere il proprio soggiorno, ma vanno ad abitare nella casa di qualcun’altro. Esatto, in tanti utilizzeremo uno dei portali di affitti brevi che oggi popolano il web, primo fra tutti il colosso americano Airbnb.

Secondo recenti ricerche, i centri storici delle principali città italiane si stanno airbnbizzando: quasi il 20% delle case dentro le mura di Firenze, ad esempio, è in affitto, il 25% a Matera, l’8% a Roma, il 9% a Venezia. Ma come fare ad affittare casa in questo modo senza rinunciare a vivere (o alle proprie vacanze)?

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affitti brevi

Il popolo degli affittuari brevi: un nuovo mestiere?

Molte persone che si sono lanciate in questo business hanno investito un gruzzoletto in una casa in buona posizione in cui non vivono, ma che tengono invece solo come fonte di reddito. Altri, i più social, affittano quella stanza in più che non hanno mai usato, ma la maggior parte delle persone usa gli affitti brevi come piccola fonte di guadagno quando non è a casa.

Con qualunque opzione, affittare su Airbnb diventa sempre più un lavoro: bisogna tenere la casa sempre in ordine, cambiare lenzuola e asciugamani, fare le pulizie, ricordarsi chi ha affittato quando e su quale portale (per i più navigati che sfruttano davvero tutte le possibilità di guadagno offerte del web), essere presenti per il check-in e il check-out.

In effetti, la necessità per l’affittuario di essere fisicamente presente nelle fasi iniziali e finali del soggiorno rende spesso difficile per chi vorrebbe affittare farlo nei periodi più remunerativi: quelli delle vacanze. Ad agosto, quando la maggior parte delle città si svuotano dai residenti che fuggono al mare, ad esempio, ma si riempiono di turisti stranieri in cerca di alloggio per qualche giorno. E che si fa? Si rimane in zona solo per poter guadagnare qualche soldo in più anche in questo periodo? O si rinuncia ai ricavi di alta stagione per potersi permettere una vacanza?

È per questo che si sono moltiplicate, nel sottobosco degli affitti brevi, le soluzioni tecnologiche e le startup che offrono servizi a questa nuova categoria di professionisti dell’affitto breve.

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airbnb

Check in completamente online con Keesy

Il problema più grande per chi decide di affittare casa è quello di essere presente nelle fasi di check-in e check-out degli ospiti. Questi, infatti, possono arrivare a qualunque ora del giorno e della notte, negli orari d’ufficio e soprattutto nei giorni di vacanza, lasciando agli affittuari ben poca libertà. Un grosso svantaggio a cui si deve sottostare per fare qualche soldo in più con gli affitti brevi.

Ma non disperare: la soluzione c’è. A dire il vero, ce ne sono molte, ma una tra tutte ha dato una risposta davvero interessante al problema, creando un’infrastruttura online e offline completamente automatizzata, davvero degna del terzo millennio. Si chiama Keesy, è italianissima e con il suo business delle cassette di sicurezza automatiche sparse nelle principali città sta cambiando il mondo degli affitti brevi.

I Keesy Point sono punti di accoglienza degli ospiti offline gestiti completamente online: sono luoghi fisici sempre aperti e videosorvegliati, dove gli affittuari vanno a consegnare la chiave di casa e gli ospiti a ritirarla, il tutto tramite un codice unico e segreto scambiato attraverso la piattaforma e occupandosi anche delle faccende burocratiche. Chi affitta casa a Firenze (luogo di nascita della startup), Roma, Milano, Cagliari, e da pochissimo anche a Como, Torino e Venezia, può quindi dimenticarsi il caldo dei torridi mesi estivi e andare a godersi i propri guadagni passivi di Airbnb da un’assolata spiaggia caraibica, volendo.

Il tutto per cifre accessibili, facilmente coperte con un paio di affitti al mese e, soprattutto, disponibili anche senza sottoscrivere un abbonamento ma per singola circostanza.

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airbnb pulizie

Cenerentola si prenota con l’app

Ma lo scambio delle chiavi non è il solo momento in cui l’affittuario dovrebbe essere presente durante il soggiorno: c’è anche il problema della gestione delle pulizie e degli eventuali danni.

Di imprese di pulizia online e offline ce ne sono a migliaia, ma come fare a controllare che il lavoro sia di qualità e che gli ospiti non abbiano combinato disastri tra un affitto e l’altro?

Ci pensa Properly e la sua app multimediale che permette di avere delle pulizie davvero personalizzate anche senza essere presenti e con feedback in tempo reale. Grazie alla fotocamera dello smartphone è possibile scattare foto ai diversi ambienti della casa e richiedere attività specifiche al professionista che avrà risposto all’annuncio.

In seguito alle pulizie, poi, si riceve in tempo reale la foto dell’operato o di eventuali danni ulteriori non previsti.

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Molte piattaforme, un unico software

La verità è che per riuscire ad avere dei guadagni con gli affitti brevi, sempre più spesso essere su una sola piattaforma non basta: i portali si sono moltiplicati, Airbnb può essere maggiormente utilizzato tra i clienti italiani e americani, ma i francesi hanno altre preferenze, gli israeliani altre ancora, e così via. E star dietro a tutto sembra impossibile.

Per fortuna c’è Guesty, che con delle commissioni contenute (il 2-5% del prezzo della prenotazione) fornisce un software davvero completo e utile. C’è tutto: ogni canale e piattaforma raccolti in un’unica app, così come la messaggistica con gli ospiti; messaggi automatici, definizione di prezzi dinamici, strumenti per la gestione del personale di pulizia. Insomma, con questo strumento si passa dall’essere dei semplici affittuari occasionali a draghi degli affitti brevi.

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Per chi vuole un guadagno davvero passivo

Tutto questo non ti basta? Vuoi startene sdraiato su una spiaggia alle Maldive tutto l’anno e vedere il tuo conto in banca semplicemente crescere con gli affitti brevi? Be’, auguri!

Anche il mondo degli affitti brevi non è più sede di guadagni facili come lo era un tempo. Sei pronto alla sfida? Vuoi lanciarti veramente in questo business? Allora hai due possibilità: o ti ci dedichi anima e corpo, facendolo diventare il tuo lavoro primario (con tanto di pulizie ad opera tua), oppure affidi completamente la gestione della cosa a una delle tante startup tuttofare sul mercato. E qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

C’è l’italiana CleanBnb, che si occupa di garantire la massima visibilità all’annuncio, di gestire le prenotazioni e l’assistenza, i pagamenti e la burocrazia, ma volendo anche dell’accoglienza, della pulizia, del check-out di persona, per garantire sempre un tocco umano a questi strumenti che, in teoria, erano nati come punto di contatto tra persone.

Come loro ce ne sono tanti altri, da Flatty a BnbSitter, ognuno con le sue specifiche e i suoi costi, che comunque si aggirano sempre intorno al 10-20% del valore dell’affitto, a seconda dei servizi richiesti. Ma in cambio di ciò, tu non dovrai davvero più occuparti di nulla.

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Conveniente o no, vai in vacanza

Bellissimo, no? Ora puoi andare in vacanza tranquillo, e mettere online la tua casa in affitto breve. Attenzione, però, a far bene i conti: al netto delle commissioni richieste da queste startup e considerando anche le spese come acqua, luce e gas, in certi casi può essere quasi più conveniente andarsene semplicemente in vacanza ricordando di staccare la corrente in casa.



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Un artista tedesco ripara le crepe dei muri storici con mattoncini LEGO


Se girando per una città o un vecchio borgo in un angolo di un muro noti dei mattoncini LEGO utilizzati per “riparare” delle crepe, potresti essere davanti a Dispatchwork, il progetto creativo dell’artista berlinese Jan Vormann, volto a contribuire alla rigenerazione urbana e a ravvivare le città.

L’idea è partita quando Jan si trovava in un borgo in provincia di Rieti, Bocchignano, una decina di anni fa.

Le pareti degli edifici medievali di questo borgo hanno ispirato l’artista, che poi ha continuato la sua opera in tutto il mondo, “colorando” le crepe di muri in 27 nazioni diverse. Tutte le location “riparate” sono organizzate in una mappa interattiva, dove è possibile vedere tutti i punti in cui sono stati posti dei mattoncini colorati.

Dispatchwork - LEGO

Dispatchwork: combattere la rigidità e la serietà con il pensiero creativo

“A nessuno piace vivere in città noiose e grigie. Ma avete notato che i giocattoli per bambini sono spesso brillanti e colorati? Mi chiedo il perché, dato che in teoria anche loro vivono in città grigie e noiose come gli adulti. Io personalmente ho vissuto in molte città diverse. E Dispatchwork vuole ironizzare su questa serietà super-imposta dai nostri paesaggi cittadini”; ecco come esordisce Jan Vormann nel descrivere il suo progetto.

L’artista, infatti, ha voluto creare qualcosa che combattesse la rigidità e l’eccessiva serietà di certi contesti per dare spazio al pensiero creativo. L’obiettivo, naturalmente, non è quello di evitare il deterioramento dei muri (in caso di un lavoro di restauro tradizionale, infatti, i mattoncini possono naturalmente essere staccati per essere riutilizzati in un’altra location), bensì proprio di evidenziare le numerosissime occasioni che ognuno di noi ha per essere creativi, ogni giorno.

Grazie al semplice gesto di inserire dei mattoncini colorati in delle crepe, Jan Vormann vuole far riflettere sulla dimensione partecipativa della creazione di un progetto, con la possibilità di creare una vera e propria realtà, «una realtà in cui Dispatchwork è solo la vera normalità, nulla di anticonformista».

D’altronde, passare accanto a delle crepe sul muro e vederle riempite di mattoncini colorati sicuramente desta stupore: Dispatchwork è un progetto in grado di porre enfasi su contesti che altrimenti passerebbero inosservati.

Dispatchwork - LEGO

Dispatchwork - LEGO

L’artista continua tutt’oggi a impilare mattoncini, aggiungendo giorno dopo giorno nuove location sulla mappa del progetto, ma non è il solo a farlo. Una parte importante di Dispatchwork, infatti, è la collaborazione di chiunque voglia parteciparvi in tutto il mondo, promossa dallo stesso Jan Vormann.

Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato che il supporto di tutte le persone che continuano a inviare i loro “rattoppi” di LEGO contribuisce a «creare una cultura globale costruita insieme, pezzo dopo pezzo, sormontando i confini nazionali quasi come fosse un gioco». Già, perché basta tornare un po’ bambini e uscire di casa armati di LEGO, “riparare” un vecchio muro e inviare la foto con la località in cui è stata scattate utilizzando il sito web del progetto.

Dispatchwork, anche così, da sempre ha attirato associazioni e iniziative culturali che hanno organizzato numerosi gruppi di lavoro per rigenerare le città, ricolorando muri storici. In questo modo, ci si rende partecipi di un progetto artistico e creativo senza eguali, avendo la possibilità di far parte di qualcosa di davvero unico.

Grandi città, piccoli borghi medievali, monumenti storici: il movimento colpisce letteralmente tutto il mondo ed è destinato a espandersi, mattoncino dopo mattoncino.

Dispatchwork - LEGO

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