Bill Gates e l’UE annunciano un fondo da 100 milioni per combattere i cambiamenti climatici


Bill Gates e l’UE hanno annunciato che il Breakthrough Energy – un gruppo di investitori guidato da Gates – lanceranno insieme un fondo di investimento per l’energia pulita da 100 milioni di euro per combattere i cambiamenti climatici nel 2019.

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Gates è attualmente a Bruxelles per lavorare al progetto pilota per conto del gruppo degli investitori, che conta altri miliardari di fama mondiale come Jeff Bezos, Michael Bloomberg, Jack Ma e Richard Branson.

Gates ha incontrato Carlos Moedas, commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione, per firmare un accordo epocale che creerà “un fondo comune di investimento per aiutare le società europee innovative a sviluppare e portare sul mercato nuove tecnologie energetiche pulite”.

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Durante l’incontro per la firma, Gates ha parlato dell’importanza della tecnologia nella battaglia contro il cambiamento climatico e ha elogiato la leadership dell’UE nel settore, specialmente quando si tratta di investimenti in ricerca e sviluppo.

“Gli scienziati e gli imprenditori che stanno sviluppando innovazioni per affrontare i cambiamenti climatici hanno bisogno di capitali per costruire aziende in grado di fornire tali innovazioni al mercato globale. Breakthrough Energy Europe è progettata per fornire quel capitale “, ha affermato Gates.

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Secondo un recente post sul blog di Gates, la coalizione di super miliardari di Breakthrough Energy mira a mettere sul tavolo oltre 1 miliardo di dollari per aiutare le aziende che stanno combattendo il cambiamento climatico a “portare grandi idee dal laboratorio al mercato, su larga scala”.

Ciò significa che questi 100 milioni di euro sono solo l’inizio.

Anche se molte delle aziende di chi fa parte del gruppo è inquinante, il fatto che grandi nomi si uniscano alle iniziative sui cambiamenti climatici crea un buzz necessario per far riflettere la gente sulla questione.





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Facebook non rispetta le regole sui consumatori e rischia una multa dall’UE


L’Unione Europea ha nuovamente nel mirino Facebook. Come anticipato ieri da Reuters, che cita fonti UE, ripreso dal magazine The Verge, non avrebbe adeguato i termini di servizio come previsto dalla normativa a tutela dei consumatori, qualora il social network non dovesse provvedere a modificare i terms of use potrebbe incappare in una sanzione.

Modifiche che invece sarebbero state apportate da Airbnb. “Questa è una buona notizia per i consumatori che beneficeranno ad esempio di una maggiore trasparenza sui prezzi, in modo che possano confrontare le offerte in anticipo” hanno riferito le stesse fonti a Reuters, secondo cui Airbnb ora è più trasparente sui dettagli dei prezzi e ha termini migliori per i consumatori che utilizzano la sua piattaforma nell’UE. “Facebook mi ha assicurato che avrebbe adeguato definitivamente i rimanenti termini di servizio ingannevoli entro dicembre – ha dichiarato in mattinata il commissario per la Tutela dei consumatori e alla giustizia Vera Jourova – la mia pazienza ha raggiunto il limite. Se le modifiche non saranno pienamente attuate entro la fine dell’anno, invito le autorità dei consumatori ad agire rapidamente e sanzionare la società”.

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Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni

I nuovi termini di servizio di Facebook conterrebbero una presentazione “ingannevole” delle principali caratteristiche dei servizi del social network. In particolare, secondo Bruxelles, questo “dice ai consumatori che i loro dati e contenuti sono utilizzati solo per migliorare la loro “esperienza” complessiva e non menzionano che l’azienda utilizza questi dati per scopi commerciali”.

Lo scandalo Cambridge Analytica. I nuovi termini di servizio di Facebook risalgono ad aprile. Il mese successivo Mark Zuckerberg, in audizione in Parlamento Europeo, aveva promesso il rispetto delle regole comunitarie dopo lo scandalo Cambridge Analytica, società accusata di aver violato profili degli utenti e averne fatto un uso illecito. Allora era un problema di privacy, che però non sembra aver indotto il popolare sito a rispettare la tutela degli internauti. “Non è più tempo di promesse, è tempo di azioni”, ha avvertito Jourova.

Che cosa sta succedendo

I funzionari dell’Unione Europea insomma non ritengono sufficienti le modifiche apportate a febbraio scorso. “Anche se le ultime proposte di Google sembrano essere in linea con le richieste delle autorità che si occupano della tutela dei consumatori, Facebook ha affrontato solo in parte questioni importanti sulla loro responsabilità e su come gli utenti sono informati sulla possibile rimozione dei contenuti o la risoluzione del contratto”.

Che cosa vuole l’Europa

Le autorità vogliono che Facebook garantisca ulteriori diritti per i consumatori, compresa la possibilità di ritirarsi da un acquisto online o di fare causa alla società in Europa e non in California, dove ha sede la società. L’Unione Europea vorrebbe anche regole più favorevoli ai consumatori in merito alla responsabilità legale della piattaforma nel momento in cui il servizio non rispetta le leggi.





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Apple può acquisire Shazam, l’UE dà il via libera


L’Antitrust dell’Unione Europea ha dato il via libera per l’acquisizione di Shazam da parte di Apple. Bruxelles aveva aperto un’indagine lo scorso aprile temendo che l’operazione riducesse la scelta per la musica online in streaming. Secondo l’Antitrust Ue l’entità che deriverebbe dalla concentrazione non danneggerà i fornitori concorrenti di servizi musicali digitali accedendo a informazioni commercialmente sensibili sui loro clienti.
I concorrenti non saranno espulsi dal mercato. L’accesso ai dati di Shazam non aumenterà in misura significativa la capacità di Apple di puntare agli amatori di musica e comporterà effetti non rilevanti sulla pratica volta a spingere i clienti a cambiare fornitore. Di conseguenza i concorrenti non saranno espulsi da questo mercato a causa della restrizione dell’accesso a Shazam. “Dopo un’approfondita analisi dei dati musicali e degli utenti, abbiamo trovato che la loro acquisizione da parte di Apple non ridurrà la concorrenza nel mercato della musica digitale in streaming” ha dichiarato la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager.

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Non impatta in modo negativo

La Commissione Ue, dopo la sua analisi e il confronto con gli attori del mercato, ha concluso che “la fusione non impatterebbe in modo negativo la concorrenza” sul mercato europeo, in quanto Apple e Shazam “offrono principalmente servizi complementari che non competono tra loro”. Cupertino, infatti, ha “Apple music” che è il secondo servizio di musica in streaming al mondo dopo Spotify, mentre Shazam è l’app leader per il riconoscimento dei pezzi musicali.

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I dati, elemento chiave nell’economia digitale

“I dati – ha spiegato sempre Vestager – sono un elemento chiave nell’economia digitale, quindi dobbiamo rivedere attentamente le transazioni che portano all’acquisizione di importanti serie di dati, inclusi quelli potenzialmente sensibili dal punto di vista commerciale, per assicurare che non restringano la concorrenza”.

La lettera dei sette Paesi

L’indagine aperta dai suoi servizi lo scorso 23 aprile faceva seguito a una lettera di sette Paesi tra cui l’Italia (con Austria, Francia, Islanda, Norvegia, Spagna e Svezia) in cui si sollevavano preoccupazioni per l’operazione. Questa ha trovato che la nuova entità “non sarebbe in grado di escludere fornitori concorrenti di servizi di musica in streaming accedendo a informazioni commercialmente sensibili sui loro consumatori”, perché “non aumenterebbe materialmente la capacità di Apple di prendere di mira gli appassionati di musica e nessun comportamento finalizzato a far passare i consumatori al suo servizio avrebbe solo un impatto trascurabile”. Inoltre “non riuscirebbe” nemmeno a tagliare fuori concorrenti “restringendo l’accesso all’app Shazam”, in quanto questa “ha un’importanza limitata come punto ‘ingresso ai servizi di musica in streaming dei concorrenti di Apple”.

Non solleva preoccupazioni di concorrenza

Infine, l’integrazione dei dati degli utenti di Aplle con quelli di Shazam “non conferirebbe un vantaggio unico sul mercato” alla nuova entità, in quanto “i dati di Shazam non sono unici e i concorrenti di Apple di avrebbero ancora l’opportunità di accedere e usare database simili”. Da qui la conclusione dell’Antitrust Ue che la fusione Apple-Shazam “non solleva preoccupazioni di concorrenza”. Allo stesso tempo, però, Bruxelles ricorda che il via libera dell’Antitrust “non solleva le società dal rispetto di tutte le rilevanti leggi sulla protezione dei dati” personali.





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Google voleva negoziare su Android già nel 2017, ma era troppo tardi per l’UE


A pochi giorni dalla multa comminata a Google da 4,34 miliardi per aver violato le regole della concorrenza, alcune fonti rivelano altri particolari sulla vicenda.

Google è stata multata per aver “imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile al fine di consolidare la propria posizione dominante nella ricerca generale su Internet”.

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Fonti di Bloomberg hanno affermato che la realtà potrebbe essere un poco diversa: Google avrebbe infatti proposto di apportare modifiche alla situazione dei produttori con Android già ad agosto 2017, non molto tempo dopo aver ricevuto la prima sanzione dell’antitrust dell’Unione Europea. Sebbene Google non avesse fornito particolari indicazioni, si sarebbe offerto, già nello scorso anno, di “allentare le restrizioni” che obbligavano i produttori a legarsi ad Android e avrebbe anche dichiarato l’intenzione di distribuire le proprie app diversamente da come accade oggi.

L’UE non ha voluto contrattare (secondo Bloomberg)

Nulla da fare: secondo l’UE era già troppo tardi. L’accordo, infatti, non rientrava più tra le opzioni previste. Nonostante la presunta buona volontà per l’azienda, secondo gli informatori, Google avrebbe cercato di risolvere la situazione molto prima di questa seconda sanzione e sostengono che la finestra per negoziare sia stata troppo stretta.

Le rivelazioni, anche se accurate, non cambiano la situazione: l’azienda si troverà ad affrontare un decisivo cambio di strategia se il ricorso che ha già annunciato non avrà successo. A quanto sembra, la sanzione si sarebbe potuta evitare con un maggior dialogo degli interlocutori (europei, suggerisce Bloomberg) e le modifiche sarebbero state effettive in pochi mesi, senza affrontare le problematiche e i tempi di un ricorso.

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Ue: multa a Google da 4,3 miliardi. Big G: faremo ricorso


Dopo la multa da 2,4 miliardi imposta lo scorso anno  per creato e mantenuto una posizione dominante nel settore delle ricerche per lo shopping online, a danno della libera concorrenza, la Commissione Europea ha sanzionato Google con una multa record da 4,34 miliardi per aver violato le regole della concorrenza. In particolare Google è stata multata per aver, dal 2011, “imposto restrizioni illegali ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete mobile al fine di consolidare la propria posizione dominante nella ricerca generale su Internet”. Ora Google, prosegue la Commissione, deve porre fine alla condotta sotto accusa “in modo efficace entro 90 giorni, altrimenti dovrà affrontare le penali fino al 5% del fatturato medio giornaliero giornaliero di Alphabet”. Google ha già annunciato che farà appello. “Android – ha spiegato un portavoce della società – ha creato più scelte per tutti, non meno: un ecosistema fiorente, innovazione rapida e prezzi più bassi sono le caratteristiche classiche di una forte concorrenza. Faremo appello contro la decisione della Commissione”.

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Android come veicolo per consolidare il dominio

“Il nostro caso – ha spiegato la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager – riguarda tre tipi di restrizioni imposte da Google ai produttori di dispositivi Android e agli operatori di rete per garantire che il traffico su dispositivi Android vada al motore di ricerca di Google. In questo modo, Google ha utilizzato Android come veicolo per consolidare il dominio del suo motore di ricerca. Queste pratiche hanno negato ai concorrenti la possibilità di innovare e competere nel merito. E hanno negato ai consumatori europei i vantaggi di una concorrenza effettiva nell’importante sfera mobile. Tutto ciò è illegale sotto le regole antitrust dell’Ue”.

Il calcolo della multa

La sanzione decisa dalla Commissione, si spiega, da Bruxelles, “tiene conto della durata e della gravità del violazione. La multa è stata calcolata sulla base del valore delle entrate di Google dalla ricerca servizi pubblicitari su dispositivi Android”. La Commissione ha richiesto lo stop delle pratiche illegali entro 90 giorni in maniera efficace. Ciò vuol dire che “come minimo, Google deve interrompere e non impegnarsi nuovamente in nessuno dei tre tipi di pratiche” contestate dalla Commissione. La decisione “richiede inoltre a Google di astenersi da qualsiasi misura che abbia lo stesso oggetto o un oggetto equivalente o effetto simile a queste pratiche”.



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