Con “Pepitosa in carrozza” scopriamo quanto sono accessibili le città italiane


“Potrei annunciare l’amore della vita, un matrimonio, la nascita di qualcuno, invece non annuncio, ma vi racconto un nuovo progetto, felice, come se fosse l’unione di quanto scritto sopra”.

Inizia così la descrizione del progetto di crowfounding realizzato sulla piattaforma Eppela da Valentina Tomirotti, meglio conosciuta come Pepitosa.

Si parla di autonomia, si parla di voglia di indipendenza, si parla di necessità di viaggiare da sola e raccontare la bellezza del territorio italiano, ma al tempo stesso andare a scandagliare l’eventuale presenza di barriere architettoniche.

Valentina Tomirotti, laureata in scienze della comunicazione e giornalismo, vive a Mantova e convive da sempre con la displasia diastrofica, ma sogna di poter diventare presto una travel agent e mappare l’accoglienza del territorio italiano per portatori di handicap attraverso la sua esperienza, che sarà raccontata tappa dopo tappa sui suoi seguitissimi canali social e sul suo blog.

Pepitosa non è mai come te l’aspetteresti e la sua disabilità fisica non è un limite, non può esserlo. Infatti proprio oggi ha preso la patente: la sua autonomia è sempre più vicina e nelle Stories su Instagram afferma “È come se mi avessero detto improvvisamente: Vale puoi camminare”.

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La sua energia è contagiosa, la sua grinta è lì che sfida ogni abituale concezione di disabilità.

Le abbiamo rivolto alcune domande.

Il progetto di una guida turistica accessibile

Com’è nato il progetto di Crowfounding “Pepitosa in carrozza”?

«Il progetto “Pepitosa in carrozza” è nato dal voler soddisfare una necessità. Il turismo in Italia è complesso e spesso scomodo, specialmente per chi viaggia sempre seduto. Ho cercato di riunire la domanda e l’offerta, shakerando il tutto e provando a dar vita ad una soluzione: creare guide turistiche accessibili che raccontino il nostro Paese da una visuale diversa.

Stavo prendendo la patente e quindi tutto coincideva con l’idea di movimento in autonomia, così ho iniziato a raccontare sul web tutto questo percorso preventivo che ha dato reale benzina al progetto vero e proprio.

“Pepitosa in carrozza” non è solo questo, ma è un nuovo modo di concepire il viaggio in autonomia per una persona portatrice di handicap che è quasi sempre declinata al plurale negli spostamenti. Grazie all’acquisto di una macchina con allestimento futuristico, sarò in grado di salire, guidare e scendere rimanendo sempre seduta sulla mia carrozzina a motore. Raggiungerò le mete turistiche e anche gli spostamenti saranno parte integrante del racconto del viaggio: farò salire a bordo persone e personaggi che vorranno affrontare il tema dell’accessibilità non solo in termini di barriere architettoniche, ma anche sociali e mentali, mandando live sui miei canali social questi interventi.

In questo modo il pubblico viaggerà con me e potrà interagire creando un ulteriore “movimento” di promozione turistica. Non solo, aziende e brand che credono in quest’idea potranno partecipare commercialmente contribuendo alla riuscita decidendo di comparire con un adesivo sulla carrozzeria dell’auto».

Hai già un’idea di cosa ti aspetti cercando di tracciare la mappatura territorio italiano dal punto di vista delle barriere architettoniche partendo da quattro città (Milano, Firenze, Roma e Napoli)?

«Vorrei mappare le città prima limitrofe alla mia. Io sono di Mantova, vorrei iniziare dalla mia, poi Verona, Brescia e Bologna e poi spostarmi su più lunghi chilometraggi come Milano, Firenze, Roma e Napoli fino ad arrivare a Matera.

Non so se riuscirò in breve tempo, ma voglio prendermelo tutto per dare un reale contributo al racconto di un viaggio fattibile. Non sarà facile e non è fattibile dare delle tempistiche certe, ma sicuramente sarà un viaggio utile a molti e non solo a coloro che vivono la condizione di portatori di handicap.

In alcune città l’abbattimento delle barriere è più marcato, in altre manca proprio la cultura, spero con il mio progetto di contribuire anche a questo. Le città saranno fruibili molto poco, ma spero che le amministrazioni comunali trovino il tempo di dare ascolto alla mia voce sul campo per trovare situazioni idonee o almeno di iniziare a progettarle».

Il tuo progetto potrebbe dar vita a numerosissime iniziative e al tempo stesso far luce sull’eventuale mancanza di accessibilità a siti culturali: cosa pensi di poter cambiare?

«Vorrei cercare di contribuire a cambiare la cultura dell’accessibilità, l’idea di abbattimento delle barriere che non è sempre questione di spianare uno scalino, ma anche di creare eventi collaterali per coinvolgere il tessuto sociale come gli studenti, ad esempio».

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La comunicazione della disabilità sui social

Hai molto seguito sui social. Quali sono le domande, i complimenti o le critiche che ti vengono rivolte maggiormente?

«La mia vita social è lo specchio della mia vita reale, non ho costruito nessun personaggio e questo credo possa premiare la sincerità con la quale affronto anche certi temi non così convenzionali per la rete, come l’inclusione emozionale, il sesso e la discriminazione.

Le domande che mi arrivano fortunatamente non riguardano solo ciò che si vede di me, non perché non sia disponibile a rispondere, ma perché non sono solo questo, sono una donna, una professionista, una persona che sa cosa vuole comunicare.

Mi chiedono di non smettere, di toccare sempre più aspetti banali della vita quotidiana per diventare sprone a tutti coloro che si sentono messi al bando. Chi non riceve critiche vuol dire che sopravvive, grazie al cielo ho deciso invece di vivere e so che questo comprende anche colpi in faccia, ma sono consapevole di cosa voglio comunicare, riesco a gestirli con qualche mal di stomaco che poi passa».

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Sarai una delle Muse dell’evento 9 Muse che si terrà a Milano il 10 novembre dove le protagoniste sono esclusivamente donne che hanno realizzato il proprio progetto/sogno e che siano da esempio e stimolo motivazionale. Ci anticipi cosa ti piacerebbe mettere in risalto nella tua storia?

«Il palco del 9 Muse è un bellissimo punto di incontro dell’universo femminile, non chiuso ad una pura questione di genere, ma un trampolino per capire che il cambiamento è fattibile e spesso dipende solo da noi. Su quel palco sarò Valentina come sempre e porterò l’argomento della percezione dell’immagine che diamo di noi stessi.

Ad esempio, io NON sono la mia disabilità, non vado protetta per questo, non vado ascoltata perché diversa, al massimo perché racconto qualcosa di insolito e parlerò un po’ di vita pratica. Non voglio dire di più, perché vorrei vedervi tutte davanti a me».





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Con queste startup puoi guadagnare con la tua casa mentre sei in vacanza


Le vacanze sono arrivate e anche quest’anno una quota sempre maggiore di persone che partono per una località o per un’altra non si affidano agli hotel per trascorrere il proprio soggiorno, ma vanno ad abitare nella casa di qualcun’altro. Esatto, in tanti utilizzeremo uno dei portali di affitti brevi che oggi popolano il web, primo fra tutti il colosso americano Airbnb.

Secondo recenti ricerche, i centri storici delle principali città italiane si stanno airbnbizzando: quasi il 20% delle case dentro le mura di Firenze, ad esempio, è in affitto, il 25% a Matera, l’8% a Roma, il 9% a Venezia. Ma come fare ad affittare casa in questo modo senza rinunciare a vivere (o alle proprie vacanze)?

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affitti brevi

Il popolo degli affittuari brevi: un nuovo mestiere?

Molte persone che si sono lanciate in questo business hanno investito un gruzzoletto in una casa in buona posizione in cui non vivono, ma che tengono invece solo come fonte di reddito. Altri, i più social, affittano quella stanza in più che non hanno mai usato, ma la maggior parte delle persone usa gli affitti brevi come piccola fonte di guadagno quando non è a casa.

Con qualunque opzione, affittare su Airbnb diventa sempre più un lavoro: bisogna tenere la casa sempre in ordine, cambiare lenzuola e asciugamani, fare le pulizie, ricordarsi chi ha affittato quando e su quale portale (per i più navigati che sfruttano davvero tutte le possibilità di guadagno offerte del web), essere presenti per il check-in e il check-out.

In effetti, la necessità per l’affittuario di essere fisicamente presente nelle fasi iniziali e finali del soggiorno rende spesso difficile per chi vorrebbe affittare farlo nei periodi più remunerativi: quelli delle vacanze. Ad agosto, quando la maggior parte delle città si svuotano dai residenti che fuggono al mare, ad esempio, ma si riempiono di turisti stranieri in cerca di alloggio per qualche giorno. E che si fa? Si rimane in zona solo per poter guadagnare qualche soldo in più anche in questo periodo? O si rinuncia ai ricavi di alta stagione per potersi permettere una vacanza?

È per questo che si sono moltiplicate, nel sottobosco degli affitti brevi, le soluzioni tecnologiche e le startup che offrono servizi a questa nuova categoria di professionisti dell’affitto breve.

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airbnb

Check in completamente online con Keesy

Il problema più grande per chi decide di affittare casa è quello di essere presente nelle fasi di check-in e check-out degli ospiti. Questi, infatti, possono arrivare a qualunque ora del giorno e della notte, negli orari d’ufficio e soprattutto nei giorni di vacanza, lasciando agli affittuari ben poca libertà. Un grosso svantaggio a cui si deve sottostare per fare qualche soldo in più con gli affitti brevi.

Ma non disperare: la soluzione c’è. A dire il vero, ce ne sono molte, ma una tra tutte ha dato una risposta davvero interessante al problema, creando un’infrastruttura online e offline completamente automatizzata, davvero degna del terzo millennio. Si chiama Keesy, è italianissima e con il suo business delle cassette di sicurezza automatiche sparse nelle principali città sta cambiando il mondo degli affitti brevi.

I Keesy Point sono punti di accoglienza degli ospiti offline gestiti completamente online: sono luoghi fisici sempre aperti e videosorvegliati, dove gli affittuari vanno a consegnare la chiave di casa e gli ospiti a ritirarla, il tutto tramite un codice unico e segreto scambiato attraverso la piattaforma e occupandosi anche delle faccende burocratiche. Chi affitta casa a Firenze (luogo di nascita della startup), Roma, Milano, Cagliari, e da pochissimo anche a Como, Torino e Venezia, può quindi dimenticarsi il caldo dei torridi mesi estivi e andare a godersi i propri guadagni passivi di Airbnb da un’assolata spiaggia caraibica, volendo.

Il tutto per cifre accessibili, facilmente coperte con un paio di affitti al mese e, soprattutto, disponibili anche senza sottoscrivere un abbonamento ma per singola circostanza.

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Cenerentola si prenota con l’app

Ma lo scambio delle chiavi non è il solo momento in cui l’affittuario dovrebbe essere presente durante il soggiorno: c’è anche il problema della gestione delle pulizie e degli eventuali danni.

Di imprese di pulizia online e offline ce ne sono a migliaia, ma come fare a controllare che il lavoro sia di qualità e che gli ospiti non abbiano combinato disastri tra un affitto e l’altro?

Ci pensa Properly e la sua app multimediale che permette di avere delle pulizie davvero personalizzate anche senza essere presenti e con feedback in tempo reale. Grazie alla fotocamera dello smartphone è possibile scattare foto ai diversi ambienti della casa e richiedere attività specifiche al professionista che avrà risposto all’annuncio.

In seguito alle pulizie, poi, si riceve in tempo reale la foto dell’operato o di eventuali danni ulteriori non previsti.

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Molte piattaforme, un unico software

La verità è che per riuscire ad avere dei guadagni con gli affitti brevi, sempre più spesso essere su una sola piattaforma non basta: i portali si sono moltiplicati, Airbnb può essere maggiormente utilizzato tra i clienti italiani e americani, ma i francesi hanno altre preferenze, gli israeliani altre ancora, e così via. E star dietro a tutto sembra impossibile.

Per fortuna c’è Guesty, che con delle commissioni contenute (il 2-5% del prezzo della prenotazione) fornisce un software davvero completo e utile. C’è tutto: ogni canale e piattaforma raccolti in un’unica app, così come la messaggistica con gli ospiti; messaggi automatici, definizione di prezzi dinamici, strumenti per la gestione del personale di pulizia. Insomma, con questo strumento si passa dall’essere dei semplici affittuari occasionali a draghi degli affitti brevi.

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Per chi vuole un guadagno davvero passivo

Tutto questo non ti basta? Vuoi startene sdraiato su una spiaggia alle Maldive tutto l’anno e vedere il tuo conto in banca semplicemente crescere con gli affitti brevi? Be’, auguri!

Anche il mondo degli affitti brevi non è più sede di guadagni facili come lo era un tempo. Sei pronto alla sfida? Vuoi lanciarti veramente in questo business? Allora hai due possibilità: o ti ci dedichi anima e corpo, facendolo diventare il tuo lavoro primario (con tanto di pulizie ad opera tua), oppure affidi completamente la gestione della cosa a una delle tante startup tuttofare sul mercato. E qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta.

C’è l’italiana CleanBnb, che si occupa di garantire la massima visibilità all’annuncio, di gestire le prenotazioni e l’assistenza, i pagamenti e la burocrazia, ma volendo anche dell’accoglienza, della pulizia, del check-out di persona, per garantire sempre un tocco umano a questi strumenti che, in teoria, erano nati come punto di contatto tra persone.

Come loro ce ne sono tanti altri, da Flatty a BnbSitter, ognuno con le sue specifiche e i suoi costi, che comunque si aggirano sempre intorno al 10-20% del valore dell’affitto, a seconda dei servizi richiesti. Ma in cambio di ciò, tu non dovrai davvero più occuparti di nulla.

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Conveniente o no, vai in vacanza

Bellissimo, no? Ora puoi andare in vacanza tranquillo, e mettere online la tua casa in affitto breve. Attenzione, però, a far bene i conti: al netto delle commissioni richieste da queste startup e considerando anche le spese come acqua, luce e gas, in certi casi può essere quasi più conveniente andarsene semplicemente in vacanza ricordando di staccare la corrente in casa.



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Food, eCommerce, Moda, Turismo e Tech, a ogni settore la sua campagna di marketing


Generare engagement attraverso i contenuti. Scegliere il giusto influencer. Ragionare su dati e insight concreti. Sfruttare i trend emergenti.

Sono queste le componenti chiave di ogni campagna di marketing che si rispetti e un recente report fornisce tutte le indicazioni utili per costruire campagne di successo per le principali industry: food, e-commerce, moda, turismo e tech.

Scopriamole insieme.

Settore Food

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Food, engagement e content marketing. Se ti chiedessero di lavorare a una campagna di content marketing nel settore food, da dove partiresti? No, non basta postare un’immagine su Instagram usando l’hashtag #foodporn.

Innanzitutto, si parte dall’analisi dei competitor. Poi si procedere raccogliendo dati sui principali argomenti del settore, sulle tendenze e il sentiment generato dalle discussioni intorno alla keyword scelta. Definito il trend, si procede con un’analisi dei principali temi legati a quell’argomento, scendendo a livelli sempre più approfonditi di analisi, fino a definire i contenuti che condividerai sui canali scelti per la tua campagna di marketing.

L’analisi dei temi visivi (quali contenuti visual, quali emoji, sono associati al tuo topic?) e delle pubblicazioni di maggior successo sul tema individuato, concluderanno la tua analisi.

Non manca qualcosa? Una volta progettata e lanciata la campagna, non dimenticare di analizzare le principali metriche, tra cui i dati di brand engagement.

Ti stupisce che l’engagement sia tra le metriche a cui prestare attenzione? Nonostante sia definita una vanity metric, capire quali messaggi hanno generato più impatto sulla tua audience ti sarà utile a identificare i contenuti su cui fare leva.

LEGGI ANCHE: Quali sono le metriche che contano davvero sui social media (e come misurarle)

Settore eCommerce

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di eCommerce e influencer marketing. Banalmente, la prima cosa da dire sull’eCommerce è che se lavori in questa industry, la tua audience è molto presente sul web e questo è un dato da non trascurare nell’impostazione della tua campagna di marketing. Ma quali sono i dati che ti dicono se la tua campagna sta portando i risultati sperati?

Le principali indicazioni da seguire, secondo il report, sono queste: non scegliere gli influencer solo sulla base della visibilità che hanno in rete (ad esempio Asos, famoso per essere uno dei brand che riesce a sfruttare le attività di influencer marketing nel modo più efficace possibile, ha scelto, tra gli Influencer, Freelyfall, che ha una reach media, ma ottiene un altissimo engagement).

Valuta la qualità dei loro contenuti e il coinvolgimento che ottengono; rifletti sul messaggio che vuoi mandare alla tua audience, su quale sarà l’impatto dei contenuti che trasmetterai, e scegli la persona che rappresenta di più i tuoi valori o quelli del tuo brand.

LEGGI ANCHE: 5 modi efficaci per collaborare con gli Influencer (e far crescere il tuo brand)

Settore Moda

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Moda e trend. Quando si imposta una campagna di marketing, analizzare i trend e gli interessi del target a cui vogliamo parlare è un passaggio obbligato.

Nella industry della moda, quali parole chiave si cercano online, quali sono i brand e i temi più menzionati in relazione a queste parole, e quali sono i motivi che spingono all’acquisto? Sono tutte domande a cui dovrai trovare una risposta, e se ti stai chiedendo a cosa ti serve sapere che, solitamente, l’acquisto delle scarpe è legato all’emotività, mentre la scelta delle borse a istinti più pragmatici, o l’acquisto dei cappotti alla stagionalità, la risposta è che i contenuti che produrrai dovranno essere in linea con questi trend.

Quindi, trova il tuo target di riferimento, raccogli dati dall’ascolto dei clienti, e sfrutta queste informazioni per creare una campagna che risponda ai loro bisogni e interessi.

Settore Turismo

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Turismo e sentiment. Sapere quali sono i contenuti maggiormente associati a questa industry, ti permetterà di ottimizzare la tua campagna marketing, scegliere immagini e copy efficaci, individuare gli scenari su cui posizionarti e le mete da promuovere.

Certo, non basta sapere che negli ultimi 13 mesi il paesaggio più fotografato è stato la spiaggia, o quali sono gli hashtag più usati, per impostare una campagna di successo. Ma seguire la logica delle parole chiave più cercate, e capire come gli utenti parlano di una destinazione (sentiment), di un prodotto o di un’azienda, ti permetterà di strutturare messaggi efficaci, in linea con i trend del mercato, e sapere cosa dicono (sì, anche di te) gli utenti nei commenti, o attraverso i video, le foto, o gli articoli presenti in rete.

Monitora le conversazioni e, una volta stabilito cosa raccontare, come e su quali canali, lancia la tua campagna, e ricorda di monitorarne l’andamento.

LEGGI ANCHE: I giovani usano sempre di più Instagram per scegliere le mete dei loro viaggi (e postare le foto)

Settore Tech

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Tech e posizionamento dei prodotti. Come riesci a mantenere alta l’attenzione dei consumatori sui prodotti del tuo brand?

Una delle prime cose da fare è osservare come si muovono il mercato di riferimento e la concorrenza. Possiamo prendere ispirazione da Google e Amazon, che forniscono sempre nuove informazioni e soluzioni ai propri clienti, e mantengono alte engagement e mention attraverso il lancio di nuovi prodotti; nonché collaborando con altri brand, come Samsung, GE, Ford, Whirlpool, Phillips e tanti altri.

Per concludere con le parole di Ron Blake, presidente e CEO di Rewards Network “Riuscire a coinvolgere in modo autentico i consumatori attraverso conversazioni rilevanti è la chiave per il successo e la crescita del brand”.



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