Instagram avvia i test per il “regram” dei contenuti


Instagram sta testando una funzione di “regram” per condividere i post direttamente dal feed. Se Twitter ha il suo Retweet e Facebook il pulsante Condividi, il social network delle foto ora si mette al passo.

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L’esigenza c’era eccome: alcuni utilizzavano app di terze parti per le condivisioni non previste dall’applicazione ufficiale, altri scaricavano o screenshottavano il contenuto per condividerlo nel proprio feed. Ora, tutto questo, non sarà più necessario: gli iscritti hanno chiesto per anni una funzione nativa di condivisione e ora, secondo uno scoop di The Verge, saranno accontentati.

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La funzionalità verrebbe definita internamente come “condivisione senza stop”, secondo Casey Newton di The Verge, e introdurrebbe una nuova opzione “Condividi nel feed”, in alto a destra in ogni post. I post ricondivisi appaiono molti simili ai retweet, con il contenuto originale sotto il nome dell’account che l’ha condiviso.

Il tasto regram è ancora in fase di test

Secondo The Verge, che ha ottenuto anche due screenshot della funzionalità, l’inserimento della nuova funzionalità sarebbe ancora allo stato iniziale.

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Instagram non ha voluto commentare ma i co-fondatori Kevin Systrom e Mike Krieger hanno dichiarato la funzione è stata oggetto di discussioni interne per anni. Systrom ha detto a Wired: “Abbiamo dibattuto molto sul tema di fornire la possibilità della condivisione, perché le persone adorano ricondividere i contenuti che hanno visto su Instagram, che è pieno di cose fantastiche. In effetti, anche ora i nostri iscritti utilizzano molto Direct, proprio per condividere con gli amici i contenuti che gli interessano. Quindi il dibattito è stato lungo ma la nostra decisione è comunque quello di mantenere il feed focalizzato sulle persone che conosci e con cui sei in contatto”.

Nessun accenno alla nuova funzionalità o alla fase di test. Incrociamo le dita!





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Iniziati in Colombia i test di Facebook Dating, che cosa sappiamo


Era stato annunciato quattro mesi a maggio fa nel corso dell’F8 dal CEO Mark Zuckerberg in persona, nel corso del keynote di apertura (un vero coniglio dal cilindro, una sorpresa per tutti) e oggi sono aver iniziati i test della piattaforma in Colombia: stiamo parlando di Facebook Dating, la piattaforma per gli incontri del social network, la nuova funzione, insomma, per trovare l’anima gemella.

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Che cosa sappiamo

Come riporta The Verge, a prima vista, Facebook Dating ricorda da vicino il concorrente Hinge . Entrambi partono dal modello a strisciamento reso popolare da Tinder per chiedere agli utenti di rispondere alle domande e avviare conversazioni basate su qualcosa nel profilo di una persona. Ciò che distinguerebbe Facebook Dating è però la sua integrazione con Gruppi ed Eventi (si vogliono) incoraggiare gli utenti a incontrarsi in pubblico.

Facebook Dating, al momento, è disponibile solo all’interno dell’applicazione Mobile. È disponibile per gli utenti di età pari o superiore a 18 anni, è gratuito e non include annunci o funzioni premium per ora. La funzione non sarà invasiva, cioè chi non vorrà utilizzarla non sarà, in alcun modo, inserito. Viceversa, gli interessati dovranno creare un profilo separato che dovrà includere una quantità molto più limitata di informazioni personali. Solo il nome e l’età saranno trasferiti dal proprio profilo originale di Facebook. Il nuovo profilo dovrà includere anche una breve descrizione della propria persona e di che cosa si sta cercando.

Il rapporto tra profilo pubblico e privato

Solo nome ed età vengono presi dal profilo Facebook pubblico. Quando si crea un profilo dating verrà anche chiesto di scrivere una breve introduzione al profilo per descriva chi sei e cosa cerchi.

Come sarà il profilo Dating

Il profilo di Dating, riporta il tech magazine, include foto e una serie di risposte alla maniera di Facebook (tipo “come è la tua giornata perfetta?”). Le foto possono provenire dal tuo archivio dai caricamenti di Facebook o dalle foto di Instagram postate su Facebook. Durante la ricerca delle corrispondenze, Facebook terrà conto di come segnali la tua posizione, dei Mi piace, delle somiglianze tra i profili di Facebook e degli amici comuni. Durante la navigazione, so vedrà una selezione di persone a cui puoi “esprimere interesse” toccando una foto o una risposta a una domanda.

Un’interfaccia per i messaggi dedicata

A differenza di app come Tinder, che richiedono la corrispondenza prima della chat, è possibile inviare un messaggio a chiunque. Se si riceve risposta, si apre un nuovo thread di chat in una parte separata della funzione Incontri. I messaggi sono limitati a testo ed emoji e non ci sono foto o video. Per fare questo, Dating utilizza una propria interfaccia di messaggistica, non Facebook Messenger.

I punti interrogativi

Una volta che Facebook inizierà ad avere un numero significativo di iscritti a Dating, partirà l’algoritmo studiato per creare i match tra profili compatibili. Il social network non ha però fatto sapere quale è il numero minimo di iscritti perché il servizio possa effettivamente prendere vita. Nemmeno è dato sapere quale sia il termine temporale limite per veder funzionare Dating. Stesso discorso vale per quanto riguarda l’apertura del servizio in altri Paesi.





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15 tips che dovresti conoscere per promuovere la tua azienda su Facebook


Facebook rimane ancora il re dei social media con i suoi 31 milioni di utenti attivi in Italia e 2.2 miliardi nel mondo.

È in continua evoluzione e le novità sono sempre tante. Per restare aggiornati e avere in mano tutto il potere necessario a dominare il gigante dei social, ecco 15 trucchetti che non puoi non conoscere.

LEGGI ANCHE: Social recap: Tutte le novità Facebook dall’inizio dell’anno.

1. Partiamo dall’ABC

Ottimizza la tua pagina Facebook e compila sempre tutte le parti descrittive, fai molta attenzione all’immagine del profilo che ti identifica. Si vedono ancora, purtroppo, loghi sgranati o poco leggibili.

La cover che resta fissa sulla tua pagina, è importante. Crea una grafica accattivante oppure lanciati realizzando un video, avrà sicuramente maggior risalto agli occhi degli utenti.

Rendi la tua pagina facile da trovare con una vanity URL chiara e soprattutto verificala con la spunta grigia. Perché è meglio farlo? Conferirà maggior referenza al tuo brand o alla tua attività locale e comparirà prima all’interno delle ricerche.

Queste sono le basi per una presenza professionale e adeguata su Facebook.

LEGGI ANCHE: Come verificare una pagina Facebook per un’impresa locale

2. Perfeziona la tua call to action

In basso a destra della cover, troverai un pulsante, la cosiddetta call to action che spinge all’azione gli utenti. Puoi personalizzare questo pulsante scegliendo la funzione più adatta al tuo business. Non lasciare la scelta al caso.

Nell’esempio qui sotto vediamo che è stato inserito ‘richiedi un preventivo’, ma ci sono altre varianti come: contattaci, chiama, scopri di più, etc… Trova quella che fa per te!

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3. Personalizza le tab che hai a disposizione

Tutte le pagine Facebook hanno le cosiddette ‘tab’ nella colonna destra della pagina. Riguardano eventi, foto, offerte e altro ancora. Dalle impostazioni è infatti possibile personalizzare anche quest’area. Innanzitutto rimuovi quelle obsolete e che non utilizzi, compila quelle che ti possono essere utili, a seconda della tipologia di pagina aziendale che hai.

Puoi infatti aggiungere i tuoi servizi, la connessione ad Instagram, annunci di lavoro, e altro ancora.

4. Sfrutta la comunicazione integrata

Spesso te ne abbiamo parlato: fai parlare i vari canali di comunicazione tra di loro. Una volta creata la pagina Facebook, scrivilo anche sui muri!

Puoi inserire il link Facebook nel sito web, nella firma delle mail, nelle newsletter. Ricordati di indicarlo su biglietti da visita, borse, gadget, all’interno della tua attività, sugli scontrini che dai ai clienti… Ogni occasione, se ben pensata rispetto al tuo business, è buona per sfruttare canali online e offline con sinergia.

LEGGI ANCHE: Come utilizzare il marketing emozionale per creare annunci su Facebook

5. Inviti personalizzati

Non mandare email massive e non invitare tutti i tuoi amici a seguire la tua pagina aziendale. Seleziona invece chi è realmente interessato e manda inviti mirati e personalizzati.

Inoltre puoi andare ad invitare utenti che già hanno messo like al tuo post e quindi già hanno mostrato di essere incuriositi. Clicca in basso a sinistra dove vedi tutti i likes, esplodi i nomi e invitali uno a uno.

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6. Usa i post in evidenza

Hai un contenuto di valore e hai creato un post a prova di bomba? Mantienilo in evidenza per un po’ in modo che i tuoi visitatori possano continuare a vederlo e ricordati poi di aggiornarlo e cambiarlo, senza dimenticarlo lì.

7. Non abbandonare gli utenti

Sii gentile, amichevole e soprattutto rispondi ai commenti, a chi ha raccomandato la tua attività o il tuo brand. Interagisci e dialoga, non trascurare i messaggi degli utenti, non otterrai così quello che cerchi. Sembra banale, ma ancora spesso manca l’attenzione a chi ci dedica del tempo e visita la nostra pagina.

8. Costruisci una community con un gruppo

Per parlare in modo ancora più diretto ai tuoi utenti e creare una community affiatata puoi creare un gruppo, un altro strumento che Facebook ti mette a disposizione. Potrai raccogliere tutti i superfan del tuo brand e prodotto e coinvolgerli con anteprime, promozioni, eventi.

Puoi creare un gruppo direttamente dalla tua pagina, come vedi nell’immagine qui sotto.

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9. Programma i tuoi post

Non svegliarti la mattina senza avere un piano di azione per la tua pagina Facebook.

Puoi programmare i tuoi post direttamente dalle impostazioni nella sezione ‘strumenti di pubblicazione’. Ti aiuterà a non avere l’ansia da: “che post pubblico oggi?”. E soprattutto potrai strutturare un piano su base settimanale o mensile con contenuti interessanti per la tua audience.

Puoi usare anche programmi di terze parti, uno dei più famosi e Hootsuite, per la programmazione dei post. Se sei alle prime armi e gestisci solo una o due pagine, il consiglio è di rimanere all’interno di Facebook.

LEGGI ANCHE: Cosa cambia nel nuovo design delle pagine sull’app di Facebook

10. Scrivi copy che attirino l’utente

L’importanza dei copy, testi che devono essere complementari alla parte visual dei post, è fondamentale. Non ci stanchiamo mai di ripeterlo. Non trascurarli e pensa sempre a rispondere a domande ed esigenze degli utenti che leggono. Sono loro il centro del nostro messaggio, devi attirarli e coinvolgerli in poche righe.

Secondo Buzzsumo i post non dovrebbero avere più di 80 caratteri per aumentare la reach organica. Quello che ti consigliamo sempre è di testare e di capire quel è la tecnica migliore da usare per la tua audience specifica. Non ci sono mai regole assolute nel mondo dei social media.

11. Usa le dirette

Ormai più di due anni fa, nel lontano aprile 2016, venivano lanciate da Zuckerberg le dirette live su Facebook. Condividere una diretta streaming sicuramente porta i tuoi contenuti in rilievo e ti dà modo di interagire in modo autentico ed immediato con il tuo pubblico. Queste, infatti, generano tre volte più commenti che i video normali, ecco perché se pianificati e ben impostati, i video in diretta ti porteranno sicuramente ottimi risultati. Hanno senso se sei disposto a metterci la faccia e hai buoni contenuti da condividere per interagire con la tua community.

LEGGI ANCHE: 10 cose da sapere prima di programmare una diretta Facebook

12. Attira l’attenzione con le Stories

Un altro strumento ancora non fortemente utilizzato su Facebook, le stories possono essere una buona opportunità da testare per il tuo brand. Un modo per baipassare l’algoritmo che continua a penalizzare la visibilità organica delle pagine e far vedere agli utenti i tuoi contenuti, che altrimenti non gli vengono mostrati nel news feed.

13. Setta le risposte automatiche nei messaggi

All’interno delle impostazioni della tua pagina, trovi anche la voce ‘Messaggi’: puoi impostare delle risposte automatiche da fornire subito a chi ti scrive, in modo da lasciare un segnale che ci sei e hai preso in carico la richiesta. Puoi configurare varie opzioni utili per offrire un servizio migliore a chi vuole interagire con la pagina.

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14. Installa il Pixel di Facebook

Ancora troppo spesso il Pixel di Facebook viene trascurato ed invece è importantissimo, soprattutto se vuoi iniziare ad investire con delle inserzioni a pagamento. Quando crei il tuo account pubblicitario ed inizi a sperimentare il mondo delle Facebook ADS, ti verrà chiedo di creare anche il Pixel di Facebook.

Fallo e poi installa questo codice ID all’interno delle pagine del tuo sito web, traccerà le visite che ricevi ed altri eventi. Ti sarà molto utile per andare a creare pubblici personalizzati da colpire poi con le tue inserzioni.

15. Impara dai tuoi errori

Dulcis in fundo: errare è umano e imparare e trarre esperienza dagli errori è cosa buona e giusta. Quindi continua con costanza, studia, aggiornati e acquisisci sempre più esperienza.





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Cosa sono e come funzionano i Mini-Program di WeChat


C’era una volta in Cina un’app. Ricercata, scaricata, utilizzata e in continuo aggiornamento. Poi arrivarono i Mini-Program: una nuovissima funzione sviluppata da Tencent per il suo WeChat (850 milioni di user al mese). Da qui in poi, almeno in Cina, il futuro delle app sembra essere sempre meno chiaro.

Che siate marketer, sviluppatori curiosi o amanti del tech proveniente da oriente, oggi non potete non conoscere questo nuovo strumento ad altissimo potenziale chiamato Mini-Program!

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Cosa sono i Mini-Program di WeChat?

I Mini-Program di WeChat sono delle sub-applicazioni (sembrerebbe che la parola “App” non possa essere utilizzata da Tencent per via di un divieto tassativo di Apple, ndr.) appartenenti all’ecosistema di WeChat.

Il prefisso Mini è indicativo non soltanto del loro piccolo peso ma anche del contesto specifico e mirato per cui vengono sviluppate.

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Ogni Mini-Program nasce come “estensione” di un account ufficiale WeChat con lo scopo di fornire servizi come quello eCommerce, Task Management o di coupon.

La funzione eCommerce è sicuramente la più utilizzata e sfruttata dalle pagine dei marketer che possono vendere direttamente online.

JD.com, ad esempio, ha già sviluppato da tempo un Mini-Program per il suo eCommerce, come anche Mobike ne mette uno a disposizione per la localizzazione, sblocco e blocco delle sue biciclette. Addirittura Tesla ha un Mini-Program che permette ai suoi user di localizzare le stazioni per la ricarica, prenotare un drive-test oppure semplicemente condividere la propria esperienza dopo aver guidato una Tesla.

Quali sono i vantaggi dall’utilizzo dei Mini-Program di WeChat?

WeChat è il luogo dove è riuscita a svilupparsi un’enorme e importante community di Influencer: ciò è dovuto in parte alle caratteristiche del mercato cinese e in parte dal fatto che le sponsorizzate su WeChat non funzionano in maniera mirata ed efficace.

LEGGI ANCHE: Come funziona la SEO su WeChat (in app e sul portale Sogou)

Questi Influencer, come nel resto del mondo, sono diventati punti di riferimento soprattutto nell’ambito fashion e beauty tanto da “influenzare” enormi flussi di vendite tra i consumatori cinesi.

Ma a questo sistema c’era un limite: gli Influencer utilizzavano il loro account ufficiale WeChat con sottoscrizione (un po’ come le pagine ufficiali di Facebook) per inviare notifiche push, ma gli articoli inviati su questi account non potevano contenere hyperlink ed era dunque difficile linkare direttamente all’eCommerce del prodotto sponsorizzato.

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Il Mini-Program ha fondamentalmente risolto questo gap: ha reso possibile il collegamento da un articolo di un account ufficiale a un eCommerce interno a WeChat, facendo incrementare il volume di vendite. Ecco perché moltissimi Influencer hanno fatto sviluppare il proprio personalissimo Mini-Program, una sorta di eCommerce che rende possibili gli acquisti senza far uscire l’utente dalla pagina ufficiale.

E quali sono i limiti?

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Non è tutto oro quel che luccica e anche questo nuovo e inesplorato strumento sembra possedere dei limiti. I Mini-Program, infatti, presentano ancora molte lacune se paragonati alle care vecchie app:

  • non possono inviare notifiche push (a differenza delle pagine degli account ufficiali);
  • non possono essere condivise nella timeline della sezione “Scopri”, ossia la bacheca;
  • fevono essere sviluppati in un linguaggio ad hoc: un framework Javascript sviluppato da Tencent scritto in wxml e wxss invece che in tradizionale html e css;
  • gli aggiornamenti devono essere inseriti e supervisionati da Tencent;
  • funzionano solo all’interno di WeChat.

LEGGI ANCHE: I mini game di WeChat hanno già conquistato mezzo miliardo di cinesi

Un po’ di dati

I Mini-Program possono essere d’aiuto a utenti target con uno specifico potere d’acquisto. In generale generano molte più vendite a basso costo (meno di 200 RMB ossia circa 25 euro) che ad alto costo (oltre i 1000 RMB ossia circa 125 euro) come nel caso del portale Pinduoduo dove gli acquisti sotto i 200 RMB sono circa il 3% in meno rispetto a quelli tramite Mini-Program. In totale controtendenza è la differenza tra gli acquisti che superano i 1000 RMB sulla App ufficiale (37,6%) e quelli all’interno di WeChat (32,4%)

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Curiosi di sapere quali Mini-Program vanno per la maggiore? Eccovi un elenco:

  • Hangzhou Plus – HZPlus
  • I coupon sconto di McDonald’s – 麦当劳优惠券
  • Tencent Surveys – 腾讯投票
  • Mobike – 摩拜单车
  • Sleepy Sounds – 小睡眠





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dalla direttiva europea sul Copyright ai cambiamenti nella società con i social network


In questo settembre dal sapore ancora estivo, non mancano le novità dal mondo in perenne e costante evoluzione dei social network.
Ma se siete troppo oberati dagli impegni lavorativi e non avete tempo di capire neanche che ora è, non vi preoccupate, ci pensiamo noi a riassumere tutto quello che è più importante con la nostra classica rubrica Week in Social!

Il parlamento europeo approva le nuove direttive sul Copyright

Il 12 settembre il Parlamento europeo a Strasburgo ha votato a favore della riforma del sistema di gestione e controllo del copyright nel territorio dell’Unione Europea.
La legge, sottoposta a numerose modifiche ed emendamenti, mira a garantire che i lavori creativi, (ad esempio quelli di musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, o anche editori e giornalisti) vengano effettivamente pagati, soprattuttto quando viene sfruttato da piattaforme social come YouTube o Facebook o da aggregatori come Google News.

LEGGI ANCHE: Ok del Parlamento Europeo alla Riforma del Copyright. Che succede adesso

In poche parole, la riforma prevede rispettivamente per i due articoli più discussi (ovvero l’11 e il 13) che gli autori possano richiedere denaro per l’utilizzo anche di brevi frammenti di testo (non applicabile nel caso di piattaforme informative come Wikipedia) e che le piattaforme web tengano perennemente il controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, con l’obiettivo di evitare che venga caricato materiale coperto da copyright.

Ora continua l’iter legislativo del Parlamento UE, che in caso si concludesse in maniera positiva potrebbe scuotere molto gli equilibri di internet per come lo conosciamo oggi.

LEGGI ANCHE: Breve storia della nuova legge sul copyright (e da quando sarà operativa)

Matrimoni: uno su due finisce per colpa dei social

Non sembrerà niente di nuovo, ma secondo uno studio dell’associazione Family Legal, solo nella zona di Milano, circa il 45% delle unioni salta per via di scappatelle consumate tramite Instagram, Tinder, Grinder o Badoo.
Nell’epoca del flirt tramite i social network, infatti sono numerosissimi i divorzi o le separazioni dovute ai nuovi modi di “tradire”: infatti il dating online ha dato nuova linfa vitale a tali pratiche, andando a sostituire il vecchio flirting old school di persona, con uno più anonimo e discreto tramite social, tanto che oggi ormai la Cassazione stessa non fa differenza (quasi) tra tradimenti perpetrati di persona e tramite il digital.

Ma cosa ne pensa Luca La Mesa, Top Teacher di Ninja Academy?

Il problema non è mai lo strumento ma chi lo usa (e come). Siamo davvero sicuri che se i social non esistessero la percentuale di divorzi sarebbe minore? La tecnologia ci abilita ma siamo noi a decidere se usarla a fin di bene o per compiere azioni poco etiche. E se vi raccontassi di come ho usato Tinder per aumentare le adozioni dei cani dai canili? Un caso vero che con alcuni miei studenti abbiamo provato a replicare una volta che avevo scoperto in America il caso Puppy love. Eppure Tinder è l’app dei tradimenti per definizione, oppure no?

Gli adolescenti preferiscono le chat digitali agli incontri di persona

Che sia un dato preoccupante non c’è dubbio: secondo il report della Common Sense Media, su un totale di 1.141 ragazzi in età compresa tra i 13 e i 17 anni, addirittura un adolescente su tre preferisce chattare con i propri amici tramite WhatsApp o altri servizi di messaggistica rispetto agli incontri di persona. All’interno del report però appaiono anche dati dualistici, ad esempio il 44% degli intervistati ha palesato il fastidio di uscire con chi che per buona parte dell’uscita si focalizza di più nel guardare il display del cellulare.
Addirittura il 40% sarebbe favorevole a tornare nei tempi in cui gli smartphone e i social erano inesistenti.

Qui il punto di vista di Luca La Mesa:

Questi dati mi preoccupano molto e sono convinto che dovremmo provare ad educare sempre meglio gli adolescenti all’uso dei social. Credo che riguardi anche noi e da diversi mesi ho lanciato delle “cene aperte” per conoscere dal vivo molti di coloro che ad oggi sono contatti solo digitali. Diamo per primi il buon esempio e gli adolescenti ci imiteranno.

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Tradita dal fidanzato: condannata a due anni per aver pubblicato lo screenshoot di WhatsApp del tradimento

La notizia che ha del surreale e che viene dalla Spagna ha per protagonista una coppia di (ormai ex) fidanzati. La notizia, come appare su 20Minutos.es, ha come protagonista lei, che sospettava da tempo l’infedeltà del compagno e che per dimostrarlo si era appropriata della sua password di Facebook, riuscendo a trovare tracce di conversazioni con altre donne. Lui, per tutta risposta, dopo alcuni furiosi litigi, aveva deciso di denunciarla per la violazione della privacy, finendo sul banco degli imputati e ottenendo una condanna a due anni nei confronti della ex, oltre a un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da lui.





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5 consigli per fare Personal Branding in modo intelligente


Il Personal Branding è diventata un’attività di comunicazione e promozione sempre più utile, ed è per questo necessario farla bene! Molte delle attività promozionali da cui siamo bombardati ogni giorno sui social portano con sé dei piccoli insegnamenti da cui trarre spunto per perfezionare le proprie capacità di auto-promozione.

Ecco 5 trucchi per auto-promuoversi in modo intelligente e non spocchioso, noioso o irritante.

1. Essere consapevoli di se stessi

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I micro-influencer convincono più dei top

Essere consapevoli di se stessi significa capire come inserirci e muoverci in una conversazione: quali gesti fare e quali parole dire per essere convincenti, ad esempio. Sostanzialmente, significa essere empatici, pensare alla percezione che l’altra persona può avere di noi e fare in modo che coincida con quello che vogliamo mostrare. Alcuni hanno un talento naturale ma, a parte queste eccezioni, è molto difficile trovare il giusto modo per far sì che l’immagine che diamo di noi coincida con quella che effettivamente vorremmo. A quanti sarà capitato di sentirsi dire: “Non avrei mai detto che fossi così!”… ecco.

L’auto-promozione è un’arte sottile: bisogna iniziare con delicatezza, senza mai dare l’impressione di volersi promuovere a ogni costo. Tutto si basa sulla capacità di costruire relazioni, ascoltare gli altri, intrattenerli e, solo laddove risulta appropriato e rilevante, introdurre qualche nozione strategica sul proprio conto.

Essere spocchiosi e boriosi non ripaga mai. Pensiamo ai micro-influencer di Instagram, che rappresentano uno dei maggiori trend di questo 2018 in termini di Digital PR: i top influencer e il loro parlarsi addosso ostentando una vita perfetta suscita ancora un indubbio fascino, tuttavia pare che gli utenti siano, sempre di più, disposti a interagire con i contenuti di persone (e non personaggi) con una vita percepita come più autentica, ritratta con contenuti di qualità sia dal punto di vista visivo sia emozionale.

LEGGI ANCHE: Influencer Marketing: come si evolverà nel 2018

2. Promuovere gli altri

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LinkedIn come ottimo esempio del dare per ricevere

Dare per ricevere, dicono. Promuovere l’operato di altri ci fa apparire delle persone positive e questo invoglia maggiormente chi ci circonda a voler “ricambiare il favore” parlando a sua volta bene di noi. Essere generosi e condividere pubblicamente il successo degli altri è un’azione positiva da cui sicuramente trarrete vantaggio.

Pensiamo ad esempio alla condivisione dei successi professionali dei nostri attuali o ex colleghi e alla conferma delle loro competenze su LinkedIn: si tratta di piccoli gesti gratificanti che darà un incentivo agli altri di fare lo stesso con noi e, si sa, ricevere dei riconoscimenti da chi ha lavorato con noi è il modo migliore per farsi notare su LinkedIn.

LinkedIn agevola in modo particolare questo tipo di azioni, informandoci quando qualcuno trova un nuovo lavoro o festeggia un anniversario presso la stessa azienda, invitandoci a congratularci con lui.

3. Chiedere alle persone di promuoverci

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L’importanza dei credits

Se proprio non riusciamo a scrivere fiumi di caratteri o pagine intere di blog su noi stessi proviamo a chiedere ad altri di farlo! Ad esempio, se stiamo lavorando a un progetto insieme ad altre persone, potremmo chiedere loro di postare qualcosa a riguardo sul proprio profilo, taggandoci. Vedere che qualcuno abbia speso parole positive sul nostro conto, spesso, agli occhi degli esterni, dà al nostro lavoro un valore ancora superiore!

Se siamo parte di un’azienda o un’agenzia, ad esempio, il fatto che il nostro nome appaia tra i credits di un determinato progetto avvalora la nostra figura professionale. Tutte le aziende dovrebbero dare questo tipo di riconoscimento ai proprio dipendenti, al fine di fidelizzarli, trasmettergli un senso di appartenenza all’azienda e, di conseguenza, aumentarne la produttività.

4. Risultare sempre interessante

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Le marchette non convincono più

Nessuno ha voglia di sentire tutta la storia della nostra vita, per quanto interessante possa essere. Per essere davvero interessanti dobbiamo essere coincisi e d’impatto, selezionando quali parti di una storia siamo certi susciteranno una reazione da parte di chi ci ascolta e tralasciando tutto il resto.

In generale, lo storytelling vincente (e avvincente) è quello che ci trasmette un’emozione, che si tratti di una risata di gusto o amara, di un sorriso sarcastico o di un accenno di commozione. L’unica regola è preservare sempre la propria umanità, nella perfezione del suo essere imperfetta.

Ogni content strategy dovrebbe partire da qui: sui social le “marchette” non piacciono. Siamo abituati alla finzione della televisione, al buonumore forzato dei presentatori e al tono di chi fa televendite: sappiamo bene che ogni spot che passa in TV è pilotato dagli obiettivi del reparto marketing di una qualche azienda, e anche sui social è così, tuttavia su questo territorio (in cui il dialogo tra brand e utente è un dialogo tra pari) abbiamo ancora la possibilità di personificare il nostro brand a tal punto dal far percepire ogni suo messaggio promozionale come il suggerimento di un amico.

A quel punto, sta a noi capire che tipo di amico vogliamo essere: quello che c’è sempre, è sempre stato al nostro fianco e sempre lo sarà (love brand come Star o Coca Cola) o quello un po’ burlone e brillante che ci strappa sempre un sorriso (Ceres o Taffo G&C Onoranze Funebri: brand top of mind).

LEGGI ANCHE: Quanto pubblicare su Instagram per coinvolgere (e non annoiare)

5. Preservare la propria autenticità

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Stay authentic

Fare self-promotion comporta la trasmissione di messaggi positivi, tuttavia è fondamentale essere onesti e autentici: ammettere i propri limiti significa avere una certa dose di auto-consapevolezza e, talvolta, risulta più efficace rispetto al fingere che tutto proceda secondo i piani. Siamo umani, ognuno di noi ha punti di forza e di debolezza, condividere anche questi ultimi ci fa apparire più sinceri agli occhi degli altri e, di conseguenza, li spinge a riporre in noi la loro fiducia.





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Che cos’è il Social Media Listening, come funziona e perché dovresti usarlo


Avrete sicuramente sentito parlare di social media listening, chi per via del lavoro nell’ambito del marketing e della comunicazione, chi sui libri e chi magari dall’amico che sta seguendo un corso online.

Il social media listening può essere definito come un processo circolare volto ad incrementare, massimizzare e ottimizzare le strategie di comunicazione e le scelte che le compongono, attraverso la raccolta del dati, il loro trattamento, l’analisi e la produzione di risposte strategiche orientate all’ascolto della rete e agli spunti che gli utenti possono offrirci.

Mettiamoci l’anima in pace, ogni utente che produce anche un solo post nella sua esistenza social è un produttore più o meno consapevole di dati. Le aziende e i brand, sempre di più, si stanno attivando per cercare di accogliere, analizzare e strutturare questi dati in ottica di produzione di risposte che possano soddisfare quello che gli utenti stessi stanno chiedendo.

LEGGI ANCHE: Ascoltare le persone per creare contenuti interessanti: consigli di Social Listening

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Cosa ci dicono i social (e gli utenti)

Vi siete mai chiesti da che cosa potrebbe esser nato il rilancio di quel determinato prodotto? Avete mai notato come dopo un periodo in cui quel prodotto è stato richiesto o ha fatto parte di un trend sui social è poi magicamente ricomparso in punto vendita?

In quest’ottica, i social svolgono un ruolo fondamentale per permettere alle aziende di capire in che direzione è orientato il proprio target, quali sono i problemi, i punti di forza e le aspettative riposte nel proprio brand.

LEGGI ANCHE: Web Marketing: i trend da tenere sotto controllo nel 2018

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Credits: Depositphotos #208581208

Leggere i commenti come dati

Spostando quindi il punto di vista dal mero utente social all’utente social che produce dei dati, possiamo renderci conto come basterebbe davvero poco per catturare l’attenzione delle aziende e dei brand al fine di assecondare le nostre esigenze: un hashtag in tendenza su Twitter ha molte più possibilità di essere visto e assecondando rispetto ad una richiesta formale su carta intestata.

Questo non vuol dire che le vecchie maniere siano del tutto superate, ma che sicuramente i social non sono una piattaforma finalizzata solo alla condivisione di momenti della vita, espressioni e opinioni, ma veri e propri accorpatori di dati al fine di poter ottimizzare le strategie di comunicazione e marketing.

Allo stesso modo, tutti i commenti, le interazioni che produciamo e le cose che diciamo nei confronti di un determinato argomento, producono la così tanto rinomata web reputation, che se associata ad un’analisi del sentiment ben strutturata, può produrre i risultati sopra descritti.

Ci basterà – per così dire, perché si tratta in realtà di un lavoro molto lungo e corposo – individuare le fonti, stabilire le metriche e lo scenario di riferimento, l’analisi testuale del dato, visualizzare i dati raccolti e analizzare il pubblico di riferimento per individuare i topic ed eventualmente le persone trainanti su determinati topic, i così detti Influencer.

Il social media listening dovrebbe quindi diventare una tappa fondamentale all’interno delle strategie di marketing e comunicazione social, perché dobbiamo abbandonare completamente la convinzione che le risposte alle domande in ottica di ottimizzazione strategica non risiedano già sui social e il nostro target non ce le abbia già dette, dobbiamo solo – per così dire – ascoltarle.





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“Vi aspettiamo tutti su Gmail”


Dopo Reader, Picasa, Spaces, Panoramio e Code, Google dice addio a Inbox,  la casella email potenziata, supportata dall’integrazione di un sistema IA utile all’organizzazione sia dei messaggi sia dell’attività quotidiana, lanciata nel 2014. Oggi Mountain View ha annunciato la chiusura del progetto: switch off fissato per marzo 2019. “Quattro anni dopo aver lanciato Inbox nel 2014 – hanno detto da Mountain View – abbiamo imparato molto su come rendere migliori le email, prendendo spunto da questa esperienza per integrarla in Gmail e aiutare così oltre un miliardo di persone a ottenere il massimo ogni giorno dalla loro posta elettronica. Guardando al futuro, desideriamo adottare un approccio maggiormente concentrato al fine di offrire la migliore esperienza email a tutti. Come risultato, abbiamo previsto di focalizzarci solo su Gmail e dire addio a Inbox alla fine del marzo 2019″.

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Google chiude Inbox

Il post sul blog ufficiale che annuncia la decisione non spiega le ragioni dietro la scelta: Inbox non è mai riuscito a conquistare gli utenti e verosimilmente Google ha valutato conveniente concentrare le proprie risorse esclusivamente su Gmail, che nonostante il passare del tempo continua a dimostrarsi solido e che ancora oggi viene preferito alla sua più giovane alternativa.

Opportunità per sperimentare

“Inbox – spiega l’azienda – ha costituito una grande opportunità per sperimentare nuove idee come, come Smart Reply, lo snoozing delle email a più tardi e l’implementazione delle più avanzate feature di intelligenza artificiale per le risposte smart, i promemoria dei messaggi in sospeso e le notifiche a elevata priorità per rimanere produttivi”. 

Ci vediamo su Gmail

L’invito rivolto agli utenti è dunque quello a spostarsi su Gmail. Sarà questa in futuro l’unica casella di posta elettronica offerta dal gruppo, rinnovata nel mese di aprile con l’introduzione di nuove funzionalità, alcune ispirate proprio a quelle già sperimentate su Inbox come la composizione automatica dei messaggi. “Sappiamo che il cambiamento può essere difficoltoso, così abbiamo creato una guida per aiutarvi ad effettuare il passaggio da Inbox al nuovo Gmail in modo semplice. Tutte le vostre conversazioni vi stanno già aspettando in Gmail. Ci vediamo lì.





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YouTube lancia anche in Italia la sua app a misura di bimbo


Filtri, feedback degli utenti e l’attenzione dei revisori per assicurare che i video siano adatti alle famiglie, ma soprattutto ai più piccoli. Con queste e altre funzioni è arrivata anche in Italia YouTube Kids, la versione della popolare piattaforma video pensata per le famiglie e i bambini e già lanciata negli Stati Uniti e che consente ai genitori di controllare contenuti e il tempo passato dai ragazzi sui video.  La versione italiana di YouTube, disponibile su Google Play e App Store, ha in primo piano molti contenuti italiani per bambini: dallo Zecchino d’Oro alle filastrocche di Coccole Sonore, dalle avventure della fate del Winx a Lego Ninjago. YouTube Kids supporta anche i video 360 gradi e si può guardare con tutta la famiglia sulla tv di casa usando il dispositivo di streaming Chromecast, Apple tv, una console di gioco o una smart Tv.

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LEGGI ANCHE: YouTube mette 25 milioni per chi fa contenuti di qualità

Profili per bambini e cronologia

YouTube Kids permette di creare fino a otto profili per bambini, ciascuno con le proprie preferenze di visualizzazione, video consigliati e impostazioni. Blocca video e canali che non vuoi che i tuoi bambini guardino. L’app permette anche di tenere d’occhio i contenuti che i bambini guardano nell’app.

Funzioni per il controllo dei genitori

Nell’app sono inserite funzioni per il controllo dei genitori come l’approvazione dei contenuti che permette di selezionare quelli da rendere disponibili per i propri figli. Si può anche disabilitare la ricerca per limitare l’esplorazione dei ragazzi e inserire un timer che limita il tempo passato dai ragazzi davanti allo schermo.

Contenuti ed esperienza sicura

“Abbiamo voluto creare un’esperienza che porti alle famiglie una ricchezza di contenuti senza precedenti e un’esperienza più sicura, grazie a molteplici opzioni di controllo da parte dei genitori e all’utilizzo di sistemi automatizzati per scegliere contenuti adatti ai più piccoli” ha spiegato Gregory Dray, Director, Head of Kids-Family and Education, EMEA, YouTube.

Ambiente online sicuro e positivo

“Apprezziamo l’impegno di Google per rendere la navigazione online un’esperienza sicura anche per i più piccoli, ma sappiamo che affinché tali sforzi siano efficaci è necessario un dialogo costante con le istituzioni. Per questa ragione, da molti anni Polizia Postale e Google collaborano per garantire agli utenti un ambiente online sicuro e positivo” ha dichiarato Nunzia Ciardi, Direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni.





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8 consigli utili per lavorare con i brand advocate


Come ci insegna Philip Kotler, il padre del marketing moderno, nel suo libro Marketing 4.0: Dal tradizionale al digitale, oggi i consumatori si fidano molto di più delle loro “cerchie” (amici e conoscenti sia nella vita reale che in quella digitale) che della pubblicità tradizionale.

Gli utenti vengono influenzati dal passaparola da fonti fidate, che siano amici, colleghi, personaggi famosi, che godono della loro fiducia.

Una raccomandazione appassionata e sincera di qualcuno che conosciamo è presa molto più in considerazione rispetto alla visione passiva di una pubblicità che arriva direttamente dal brand.
Proprio per questo motivo, creare una buona rete di persone che parlino del nostro brand o prodotto può aiutarci ad entrare nei desideri dei nostri potenziali clienti.

Si tratta dei cosiddetti brand advocate.

Stilare un programma che funzioni con i brand ambassador

Chi sono i brand advocate

Innanzitutto facciamo chiarezza e definiamo cosa intendiamo con il termine advocate.

Si parla di utenti che si presentano come portavoce di una marca, promuovono il brand attraverso i propri canali (possono essere i social media, il passaparola o altro) in chiave positiva riportando la propria esperienza. Spesso infatti nascono come consumatori fidelizzati e per questo hanno una caratteristica importante: promuovono un brand per convinzione, non per denaro. Non ricevono compensa per tutto quello che fanno o magari solo qualche incentivo.

Non si tratta infatti di Influencer, che vengono pagati per fare una campagna per promuovere un’azienda qualsiasi, né di ambassador, che di norma sono nominati dall’impresa per la loro competenza e nella maggior parte dei casi vengono retribuiti per la loro attività. Probabilmente l’advocate userebbe comunque quel prodotto o servizio nell’attività quotidiana, ma in questo caso l’azienda entra in contatto con questa figura per organizzare la promozione e coinvolgerlo.

LEGGI ANCHE: Brand Ambassador: i dipendenti possono assolvere il ruolo?

Stilare un programma che funzioni con i brand ambassador

Una volta che ci è chiaro di chi stiamo parlando, come creare un programma che funzioni davvero selezionando e coinvolgendo gli advocate giusti per il nostro brand?

Sarà utile e necessario pianificare un vero e proprio progetto che regoli le relazioni tra il marchio e le persone che abbiamo selezionato come brand advocate, in modo che ricevano le istruzioni corrette e il supporto per poter parlare al meglio del prodotto o servizio.

Ecco alcune regole di massima.

1. Rendi noto il tuo piano internamente

Creare una rete di ambassador per coinvolgere i consumatori non è facile, come non è facile mostrare i risultati della strategia che vuoi portare avanti. Per questo motivo una delle prime cose da fare, è rendere note le azioni internamente all’azienda in modo da avere un team di sostenitori e promotori che possano dare linfa positiva al progetto. Bisogna, inoltre, stabilire delle metriche condivise per riuscire a spiegare i risultati raggiunti.

2. Non smettere mai di cercare

Dovrai investire una buona parte di tempo nella ricerca dei giusti consumatori che possano diventare dei veri e propri advocate. Monitora le conversazioni online, chi cerca di entrare in contatto diretto con il brand, chi ha una buona cerchia di followers e relazioni ed è costantemente attivo. Non sarà facile selezionare le persone giuste!

3. Inizia a piccoli passi

Non pensare di dover partire subito con una grande cerchia di ambasciatori per il tuo brand. Meglio avere dieci persone realmente appassionate, che cento poco convinte. Se parti con un piccolo gruppo motivato, che sarà in grado di dialogare in modo trasparente con i potenziali consumatori, vedrai che organicamente arriveranno richieste da altri possibili advocate e potrai ampliare la rete.

Stilare un programma che funzioni con i brand ambassador

4. Regala esclusività

Non tutti potranno entrare a far parte del programma. Questo infatti è solo per i consumatori più devoti, che probabilmente già facevano spontaneamente quanto ora gli stai chiedendo. Creare un senso di esclusività e di appartenenza al gruppo di utenti scelti sarà fondamentale per instaurare un legame duraturo.

5. Instaura relazioni con gli advocate

Ricordati di non abbandonare la cerchia che hai creato su un’isola deserta. Cerca di creare delle relazioni con i tuoi advocate e falli conoscere tra di loro, in modo da ampliare le connessioni e farli interagire all’interno dei vari canali utilizzati per la promozione. Potranno nascere anche iniziative e sinergie interessanti!

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6. Pensa ad una giusta ricompensa

Come abbiamo già scritto sopra, non si tratta di Influencer che vengono pagati per il loro lavoro di promozione. Spesso gli advocate non si aspettano soldi in cambio, dovrai però ricompensarli in altri modo. Innanzitutto dovranno avere i prodotti prima degli altri e magari delle edizioni speciali che li faranno sentire amati dal loro brand preferito. Un altro buon benefit può essere fornire dei codici sconto che possono usare per amici, conoscenti e follower. Inoltre se vuoi fare colpo in attività ad alto coinvolgimento, pensa di regalargli delle esperienze uniche in modo che possano tornare a casa e parlarne con la propria rete di conoscenze. Organizzare un tour all’interno dell’azienda per vederne il dietro le quinte, fa sempre il suo effetto. Un welcome direttamente dal CEO potrebbe stupirli. Li farai sentire importanti, dandogli modo di entrare in contatto diretto con l’azienda, con una realtà che gli altri consumatori non possono vedere. Toccheranno con mano ciò che devono rappresentare.

8 consigli utili per lavorare con i brand ambassador

7. Dai accesso diretto al brand

È importante che i rappresentanti si sentano ascoltati, supportati e seguiti. Per questo motivo è utile che abbiano una linea diretta con il brand, un ulteriore benefit che altri consumatori non possono avere. Coinvolgili, soprattutto nei feedback sul prodotto o servizio, per avere riscontri, nuove idee di sviluppo e un punto di vista unico da parte di utilizzatori appassionati. Condivi poi tutto internamente in modo da dare seguito a quanto raccolto.

8. Pensa nel lungo termine

Una volta che il programma è partito pensa al lungo termine delle azioni e lascia che gli advocate proseguano nel loro compito. L’intento è che la comunicazione sia la più veritiera e genuina possibile, quindi lasciali pure liberi, ricordando che non è il brand che parla direttamente, ma sono loro che ormai diventano portavoce. Mantieni il monitoraggio periodico e ricorda che anche in questo caso: il tutto e subito non esiste.





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