Le intelligenze artificiali non sono il male (ma dipende da come le useremo)


L’intelligenza artificiale in tutte le sue forme sta entrando sempre più nelle nostre vite, tanto che questa buzzword è spesso usata a sproposito: c’è la vera intelligenza artificiale e quella che sembra una AI, ma non lo è.

Possiamo includere in quest’ultima categoria tutte quelle tecnologie e dispositivi che fanno un uso intelligente di sensori e logiche programmate per portare a termine il loro compito. Sono dispositivi tecnologici e smart ma non hanno nulla a che fare con l’intelligenza artificiale.

Un esempio di device smart ma tutt’altro che intelligente è il forno a microonde che pesa il cibo inserito al suo interno e, in base alla vostra indicazione sul tipo, decide il tempo di scongelamento, o in base alla ricetta scelta, effettua la successione di tempi e potenza di cottura, indicandovi cosa fare e quando farlo.

L’intelligenza artificiale artificiale, o Fauxtomation

Astra Taylor (@astradisastra), scrittrice e documentarista,  ha battezzato questo fenomeno fauxtomation, falsa automazione, o anche “intelligenza artificiale artificiale”.

Secondo la definizione da lei lanciata poco più di un anno fa su Twitter, fauxtomation è quando i lavoratori sono resi invisibili per mantenere l’illusione che le macchine e i sistemi sono più intelligenti di quanto lo siano effettivamente.

Un fenomeno che è sempre esistito, basti ricordare l’automa capace di giocare a scacchi, il turco meccanico. Sì, quello che poi ha ispirato nel nome il servizio Amazon, Mechanical Turk. E con buona ragione. 

Nel 1800, Wolfgang Von Kempelen creò questo robot, con le sembianze di un turco, e girava il mondo stupendo le persone con le sue capacità di giocare a scacchi.

fiducia IA

Ma c’era il trucco: dentro il meccanismo si nascondeva una persona. Era quella a decidere le mosse.

Se pensiamo che nessuno oggi potrebbe farsi raggirare da un trucco tanto semplice, siamo in errore.

Spesso e volentieri le aziende, anche giganti come Facebook, sfruttano la magia che desta l’espressione “intelligenza artificiale” per magnificare nuove feature o servizi, o per giustificare certe imperfezioni in essi, dato che sarebbe una tecnologia in fase di sviluppo e miglioramento.

  “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Si parla spesso, per esempio, di quanto e come gli algoritmi intelligenti di Facebook siano capaci di gestire e moderare notizie, foto e segnalazioni, dimenticando che la decisione è in realtà presa da un umano.

Il documentario “The Moderators” di Field of Vision, girato l’anno scorso, mostra proprio il primo giorni di addestramento e lavoro di un gruppo di persone che decideranno se un contenuto dovrà trovare posto sui social oppure no.

Attenzione! Le immagini, per la natura stessa del soggetto, potrebbero disturbare la sensibilità di alcuni.

La fiducia nei confronti dell’intelligenza artificiale

Ma cosa c’entra tutto questo con la fiducia nelle intelligenza artificiale? 

Il tentativo di mascherare l’intervento umano e presentare i successi come aspetti positivi di una implementazione di sistemi di AI non mette però al riparo dalle ricadute degli errori commessi.

Tanto per citare uno, il più famoso ma non l’unico, la fotografia della bambina vietnamita che scappa, spogliata dai suoi vestiti dalle bombe al napalm, e che i sistemi di Facebook hanno censurato, perché mostrava nudità.

Ma non sono solo le ricadute negative della faxutomation a provocare sfiducia nelle intelligenze artificiali.

Un altro aspetto critico e fondamentale per istillare fiducia è l’eliminazione del Bias negli algoritmi.

Non importa quale sistema si utilizzi per creare e addestrare una AI, i suoi algoritmi (e quindi i suoi risultati) saranno influenzati dai bias cognitivi degli umani che la creano e addestrano, e difficilmente potranno essere migliori. 

Senza dimenticare quanto afferma James Hender, direttore dell’istituto per l’esplorazione dei dati e applicazioni al politecnico Rensselaer, che, interpellato da IBM, dichiara: “Le AI possono essere utilizzate per il bene della società.

Ma possono essere usate per produrre altri tipi di impatto sociale, in cui il bene di un uomo è il male per un altro. Dobbiamo rimanere consapevoli di questo”.

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Sono ben 188 i bias cognitivi che affliggono noi esseri umani e i rischi qualcuno venga trasmesso sono elevati.fiducia IA

Se non bastassero questi due aspetti, occorre considerare anche l’etica. 

Automobili che si guidano da sole, sistemi d’arma intelligenti e altri dispositivi dotati di AI devono spesso prendere decisioni difficili anche per un essere umano.

Decisioni etiche che è ancora più difficile trasmettere ad una macchina poiché, come dichiara Vijay Saraswat, scienziato capo della IBM compliance solutions: “Che significato ha la nozione di etica per una macchina a cui non importa se quelli intorno continuano ad esistere, che non ha sentimenti, che non può soffrire, che non sa cosa siano i diritti fondamentali?”

Secondo gli scienziati interpellati da IBM per il suo studio “Building trust in AI”, instillare una morale nei sistemi di intelligenza artificiale non è facile, perché l’umanità non condivide un unico sistema di valori. Quale andrebbe insegnato, dunque?

Esiste un test predisposto dal MIT di Boston, nel quale dovreste decidere cosa dovrebbe fare una automobile a guida autonoma in diverse condizioni critiche. Alla fine del test della moral machine, così l’hanno battezzata al MIT, potrete confrontare quanto le vostre decisioni siano condivise da chi vi ha preceduto nel test.

Falsa automazione, bias e sistema etico però non bastano a spiegare perché in molti non si fidino delle intelligenze artificiali.

Un ultimo aspetto riguarda la mancata trasparenza degli algoritmi: come delle scatole nere, i sistemi prendono decisioni di cui non è dato sapere il fondamento.

Questo aspetto ha causato il fallimento di un progetto di diagnostica precoce del cancro, creato da IBM, Watson for oncology.

Nonostante i 14 mila pazienti trattati, quando i dottori dovevano interagire col sistema, c’erano due situazioni possibili: il sistema confermava la diagnosi del dottore oppure la contraddiceva.

Nel primo caso i dottori percepivano che il sistema fosse inutile e non producesse alcun valore aggiunto, nel secondo lo bollavano, semplicemente come incompetente, dato che il sistema non era in grado di spiegare come, analizzando la mole di dati a disposizione, fosse arrivato ad una conclusione diversa.

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Un problema, quello della oscurità degli algoritmi, che mina la fiducia nei sistemi che prendono decisioni di altro genere, per esempio, i sistemi che valutano se concedere un prestito a qualcuno, o che decidono se vendere o acquistare titoli azionari, o se l’aereo in avvicinamento è amico o nemico o, ancora, se l’aero passeggeri è in volo stabile e livellato oppure no.

Sono molti i casi in cui questi algoritmi per ragioni diverse, hanno fallito o, per assurdo, proprio perché non lo hanno fatto, creano timore e sfiducia nelle persone. 

E non sempre sono persone qualunque: sono oltre 3mila gli scienziati e personaggi, tra cui Elon Musk e il team di sviluppo di Google Deep Mind che hanno firmato, insieme con 241 organizzazioni, una petizione presentata all’ONU contro lo sviluppo di sistemi di arma autonomi, i cosiddetti Robot killer. 

Una petizione identica a quella presentata da ben 26 nazioni: Algeria, Argentina, Austria, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Djibouti, Ecuador, Egitto, Ghana, Guatemala, Vaticano, Iraq, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Peru, Palestina, Uganda, Venezuela, Zimbabwe.





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La Cina vuole sostituire i lampioni con una luna artificiale entro il 2020


La Cina sta progettando di lanciare la propria “luna artificiale” entro il 2020.

La città di Chengdu ha svelato i piani per sostituire i lampioni della città con un satellite che aumenterà il bagliore della luna reale: la luna artificiale sarà in grado di illuminare un’area con un diametro compreso tra 10 e 80 chilometri.

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Il satellite da illuminazione è progettato per essere complementare alla luce solare di notte.

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Più luminosa della luna vera

Wu Chunfeng, presidente dell’istituto di ricerca sui sistemi di microelettronica e scienza aerospaziale di Chengdu, ha annunciato la notizia e ha affermato che la luna artificiale sarebbe otto volte più luminosa della luna reale, secondo il People’s Daily.

Ha aggiunto anche che i test dell’illuminazione sono iniziati anni fa ed ora sono pronti.

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La luna artificiale avrà un rivestimento che può riflettere la luce del sole, ma non sono stati rivelati i dettagli esatti sul satellite, sulla data di lancio e sul modo in cui la luna artificiale si alimenterebbe.

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L’idea della luna artificiale

L’idea della luna artificiale proviene da un artista francese, che immaginava di appendere una collana di specchi sopra la terra, in modo che potesse riflettere il sole lungo le strade di Parigi per tutto l’anno.

Le perplessità della gente

Qualcuno ha sollevato dubbi esprimendo perplessità e preoccupazione che le luci riflesse dallo spazio possano avere effetti negativi sulle abitudini di alcuni animali e anche sull’osservazione astronomica.

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Kang Weimin, direttore dell’Istituto di ottica, School of Aerospace, Harbin Institute of Technology, ha invece rassicurato tutti spiegando che la luce prodotta dal satellite sarà un bagliore simile al crepuscolo, quindi non dovrebbe influire sulla routine degli animali.

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Quello cinese non è però il primo tentativo nel suo genere: la Russia aveva già provato a realizzare uno specchio spaziale in grado di riflettere la luce del sole con una potenza di tre o quattro “lune piene”. Il progetto è stato però abbandonato nel 1999.





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Bill Gates e l’UE annunciano un fondo da 100 milioni per combattere i cambiamenti climatici


Bill Gates e l’UE hanno annunciato che il Breakthrough Energy – un gruppo di investitori guidato da Gates – lanceranno insieme un fondo di investimento per l’energia pulita da 100 milioni di euro per combattere i cambiamenti climatici nel 2019.

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Gates è attualmente a Bruxelles per lavorare al progetto pilota per conto del gruppo degli investitori, che conta altri miliardari di fama mondiale come Jeff Bezos, Michael Bloomberg, Jack Ma e Richard Branson.

Gates ha incontrato Carlos Moedas, commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione, per firmare un accordo epocale che creerà “un fondo comune di investimento per aiutare le società europee innovative a sviluppare e portare sul mercato nuove tecnologie energetiche pulite”.

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Durante l’incontro per la firma, Gates ha parlato dell’importanza della tecnologia nella battaglia contro il cambiamento climatico e ha elogiato la leadership dell’UE nel settore, specialmente quando si tratta di investimenti in ricerca e sviluppo.

“Gli scienziati e gli imprenditori che stanno sviluppando innovazioni per affrontare i cambiamenti climatici hanno bisogno di capitali per costruire aziende in grado di fornire tali innovazioni al mercato globale. Breakthrough Energy Europe è progettata per fornire quel capitale “, ha affermato Gates.

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Secondo un recente post sul blog di Gates, la coalizione di super miliardari di Breakthrough Energy mira a mettere sul tavolo oltre 1 miliardo di dollari per aiutare le aziende che stanno combattendo il cambiamento climatico a “portare grandi idee dal laboratorio al mercato, su larga scala”.

Ciò significa che questi 100 milioni di euro sono solo l’inizio.

Anche se molte delle aziende di chi fa parte del gruppo è inquinante, il fatto che grandi nomi si uniscano alle iniziative sui cambiamenti climatici crea un buzz necessario per far riflettere la gente sulla questione.





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5 startup che ci faranno arrivare su Marte


Quando pensiamo allo spazio, a tutto ciò che circonda la Terra e agli uomini che da eroi senza paura esplorano spazi sconosciuti, ci viene naturale pensare all’enormità delle distanze, eppure, rimpicciolire un po’ lo sguardo può rivelare grandi sorprese. Non ci sono solo NASA e le grandi agenzie: senza il lavoro di molte startup, la corsa allo spazio non sarebbe così rapida.

Spazio alle startup

All’insaputa di molti, notevoli innovazioni e tecnologie che rendono possibili le spedizioni aerospaziali sono opera di piccole startup e non delle aziende più note che storicamente hanno dominato il settore.

Secondo la società di investimento Space Angels, gli investitori privati di 120 società di venture capital hanno investito quasi $ 4 miliardi in startup spaziali nel 2017, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Siamo lontani dalla definizione di novità transitorie e molte di queste startup stanno apportando contributi preziosi che saranno fondamentali per realizzare un futuro multiplanetario.

Trattandosi di un trend mondiale, la NASA non poteva farsi sfuggire l’occasione di fiutare idee veramente innovative e per questo ha avviato un programma, già da 3 anni, chiamato iTech per supportare e identificare nuove realtà meritevoli.

La NASA sta inoltre conducendo un contest per l’ideazione di una nuova tipologia di habitat stampato in 3D che mira a far avanzare le tecnologie e le tecniche di costruzione additiva per le missioni con equipaggio su Marte.

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Il team SEArch+/Apis Cor di New York che ha partecipato al bando della NASA per la realizzazione di habitat sostenibili per l’uomo nello spazio.

Gli inventori e le startup che partecipano a queste competizioni stanno dimostrando che la costruzione dell’infrastruttura necessaria per stabilire una presenza umana permanente su altri pianeti richiede il coinvolgimento di tutte le realtà aziendali, sviluppatrici e creative del settore tecnologico, da quelle più grandi alle più piccole.

Abbiamo dato un’occhiata ai vincitori del progetto iTech della NASA per scoprire più da vicino le startup che ci permetteranno di vivere domani su un altro pianeta.

SpaceFactory A.I

MARSHA di SpaceFactory ha vinto il secondo posto nell’ultima fase del bando indetto dalla NASA. MARSHA è una struttura realizzata verticalmente anziché orizzontalmente per ottenere il massimo dell’efficienza dello spazio e una stabilità superiore. Il progetto dimostra molta attenzione all’esperienza umana e al benessere, un aspetto troppo spesso ignorato ma assolutamente critico della progettazione dell’habitat.

Apptronik

Apptronik sviluppa robot bipedi simili a quelli umani che possono operare all’interno di ambienti progettati per l’uomo. Lo sviluppo di robot che possano lavorare a fianco di persone senza un’occupazione specifica sarà la chiave in futuro per garantire che le macchine siano effettivamente un aiuto e non un peso per gli esploratori marziani.

Cemvita Factory

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Un esempio di estrazione dell’acqua dal suolo marziano (Fonte @NASA)

La tecnologia di Cemvita imita la fotosintesi per creare ossigeno, integratori nutrizionali, probiotici e altri prodotti chimici utili dalla luce solare. Ciò consente agli astronauti di generare risorse importanti in loco con pochissime materie prime: una capacità preziosa poiché inviare disposizioni in eccesso con un equipaggio su Marte sarà probabilmente proibitivo.

Danish Aerospace Company

Danish Aerospace  ha presentato un progetto per purificare l’acqua utilizzando membrane passive per consentire una filtrazione naturale, leggera ed energeticamente efficiente. Avere metodi semplici per purificare l’acqua, sia che si tratti di acque reflue umane o di acqua estratte da Marte, è essenziale per la sostenibilità a lungo termine di qualsiasi avamposto o colonia marziana.

Ion Power Group

La tecnologia di Ion Power Group converte gli ioni caricati elettricamente nell’atmosfera marziana in energia utilizzabile. Questi ioni vengono costantemente creati dai raggi cosmici galattici e sono abbondanti su Marte, fornendo una fonte di energia rinnovabile per i coloni marziani.

Sebbene le agenzie spaziali come la NASA e le principali compagnie aerospaziali di tutto il mondo continuino ad essere le forze trainanti del viaggio dell’umanità su Marte, un numero crescente di startup sta collaborando con i propri progetti per fornire tecnologie di supporto fondamentali, che ci permetteranno di vivere su Marte in un futuro non troppo lontano.





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Maker Faire Rome 2018 – In diretta dalla Opening Conference


Maker che costruiscono il futuro ogni giorno, unendo ingegno e passione. I Pionieri del futuro. Sono loro i protagonisti della Opening Conference della Maker Faire Rome, edizione 2018 (la sesta), iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

maker faire rome

Quest’anno per la prima volta Ninjamarketing avrà un suo spazio all’interno della Fiera, ci spostiamo con tutta la redazione al Padiglione 6 in uno spazio con un grande videowall e un’area per le interviste, dove il direttore Aldo Pecora incontrerà gli appassionati di tecnologia. Seguiremo la tre giorni alla Fiera di Roma anche sui nostri social: l’hashtag è #ninjamaker. Appuntamento alle 10.30 alla Fiera di Roma, anche in live streaming QUI.

Nel corso dell’evento, presentato da Riccardo Luna, intervengono Massimo Banzi, curatore di Maker Faire Rome, che parlerà di Democratizing Industry 4.0, Don Eyles, il programmatore che scrisse il codice sorgente delle missioni Apollo e che portò l’uomo sulla Luna, David Baker, editor della rivista Spaceflight che ripercorrerà le soluzioni tecniche che consentirono queste imprese. Ma anche Bruno Siciliano, curatore dell’Area Robotica e Professore dell’Università Federico II di Napoli. E poi ancora Sara Roversi, del Future Food Institute. Sul palco due generazioni di pionieri, che parleranno di viaggi spaziali, di robotica per la salute, di intelligenza artificiale e anche di arte, di nuove frontiere dell’industria e del mondo maker.
Gli italiani e i processi innovativi. Spazio anche all’economia circolare, con la presentazione del 5° rapporto Agi-Censis “Perché all’Italia conviene l’economia circolare”, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

Gli apripista, i pionieri del futuro, sono quelli che lavorano nel presente con ciò che costituirà la nostra normalità di domani. Alla Opening Conference è prevista la presenza di Cristina Cipriano, Independent Researcher – Binomica Labs, con uno speech su Makers vs scientists: clever instruments for complex challenges. Di Joseph Puglisi, Professore presso il Dipartimento di Biologia Strutturale dell’Università di Stanford. Domenico Prattichizzo, Professore di Robotica e Haptics dell’Università di Siena, che interverrà insieme ad Alessandro Bondi, protagonista del video Sixth Finger. Alberto Arezzo, Professore associato dell’Università di Torino presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche e Presidente del board International Society for Medical Innovation and Technology. Francisco Gomez Paz, Compasso d’Oro, Raffaele Imbò, videomaker, la Gaudats Junk Band, band che suona con strumenti riciclati, Marco Gori, Professore di Computer Science dell’Università di Siena, Lorenzo Bruscio con Musi-co (AI generative music). E poi ancora A-MINT_Artificial_Musical_Intelligence, progetto creato con l’Università di Roma Tre, di Alex Braga, che duetterà con il pianista e compositore Francesco Tristano.

Padiglione 6

Tra i temi della sesta edizione della Maker Faire Rome, un intero padiglione (il 6) sarà dedicato all’economia circolare una sintesi sulla radicale trasformazione sociale ed economica che sta cambiando, rapidamente, i nostri stili di vita. Lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a giovanissime startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività.
Percorsi virtuosi. Nel padiglione ci sarà chi riesce a trasformare la canapa in bioplastica per stampare, con tecnologie 3D, oggetti indispensabili alla nostra vita o chi produce tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, o chi realizza prodotti farmaceutici dagli insetti o offre soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o chi, infine, offre una bioraffineria in scatola per usi domestici.

Maker Faire Rome

#NinjaMaker

Maker Faire Rome
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Maker Faire Rome

I progetti che abbiamo raccontato (finora)

Maker Faire Rome





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Airbus cerca nuove tecnologie per esplorare la Luna e lancia una gara internazionale


Una nuova competizione internazionale che permetterà a startup e aziende private di raggiungere la Luna. Si chiama Moon Race e a lanciare l’iniziativa è la compagnia che produce aeromobili Airbus. L’operazione non vuole riproporre lo sfortunato Lunar X Prize di Google ma “favorire lo sviluppo di tecnologie chiave per un’esplorazione sostenibile” del nostro satellite.  Ai partecipanti, che potranno presentare le proprie proposte entro primavera 2019, sarà chiesto di elaborare progetti tecnologici 4 settori chiave: produzione (ovvero la realizzazione di manufatti e strutture con l’impiego di risorse lunari), energia (la messa a punto di mezzi per sopravvivere nella lunghissima notte lunare), risorse (l’estrazione di acqua e ossigeno), biologia (la coltivazione di piante sulla luna).

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credits Blue Origin

The Moon Race NPO

Per la realizzazione della competizione Airbus ha costituito una società no profit, basata in Germania, chiamata The Moon Race NPO gGmbH, che ha l’obiettivo di creare attorno alla gara una collaborazione internazionale, attirando gli interessi verso l’esplorazione della luna. Fra le agenzie spaziali e le società che hanno aderito al progetto anche AEM (agenzia spaziale messicana), ESA (agenzia spaziale europea), Airbus, Blue Origin di Jeff Bezos, Vinci Construction.

Le selezioni

I progetti saranno selezionati sulla base di innovatività, performance e scalabilità delle soluzioni proposte, ma anche della capacità dei concorrenti di raggiungere il pubblico e presentati nel corso di IAC 2019.

Entro il 2020 la realizzazione dei prototipi

I team ammessi potranno iniziare a dar corpo alle proprie idee attraverso una periodo di sviluppo di 5 anni che prevede 4 step intermedi. Per il 2020 è prevista la realizzazione dei prototipi. L’anno successivo i partecipanti ultimeranno lo sviluppo tecnologico e testeranno i loro prodotti in un ambiente che simulerà le condizioni lunari. Nel 2023 dovrebbe iniziare la costruzione modelli definitivi, in vista di un possibile lancio, nel 2024.

Verso il ride to the moon

Durante tutte queste fasi i team saranno sostenuti attraverso finanziamenti, consulenze ed accesso alle strutture necessarie per le sperimentazioni, ma il premio più importante sarà il ride to the moon, il trasporto e la messa in opera delle tecnologie dei quattro vincitori (uno per ogni settore) sulla superficie lunare.





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«Vi racconto il mio giro del Mondo alla ricerca del cibo che ci curerà»


La “ferma convinzione che il food (identità, cultura, energia, vita) possa essere uno strumento chiave per curare il mondo” e “la volontà di non essere solo un divulgatore di questo pensiero ma un attore attivo, capace di cooperare all’interno dell’ecosistema e capace di generare impatti tangibili”. Se potessimo partire da un principio, uno che sia veramente utile, per iniziare a raccontare Sara Roversi, potremmo partire da qui. Dal cibo come strumento di cura, intesa come riequilibrio e ripartenza, forse salvezza. La volontà di essere parte attiva in questa ricerca, invece, è scritta nelle cose, magari anche in una biografia. Bolognese, classe 1980, sposata, imprenditrice con il vizio della serialità e la passione per il cibo. Sempre in viaggio tra la via Emilia e il West (passateci la citazione), tra Bologna e gli States, (qui c’è una bio molto dettagliata) nel 2014 fonda il Future Food Institute, organizzazione no-profit impegnata nell’innovazione alimentare. Da maggio è stata impegnata in una Global Mission nei principali tech food hub del mondo: aziende, startup, università, centri di ricerca, cluster scientifici e tecnologici che danno impulso alla ricerca tecnologica applicata al settore alimentare, per promuovere un approccio all’alimentazione più sostenibile e consapevole e sviluppare nuove tecnologie e innovazioni nel settore alimentare.
Il 12 ottobre sarà tra i Pionieri del Futuro, protagonisti alle 10.30 all’Opening Conference della Maker Faire Rome, iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.  

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Maker Faire Rome

Sara Roversi, founder e presidente del Future Food Institute, organizzazione no-profit italiana impegnata nell’innovazione alimentare

Roversi, più due mesi di viaggio in 11 città. Com’è stare lontano da Bologna per 60 giorni?

«Per chi, come me, va alla caccia di talenti, innovazioni e parte con l’idea di tornare e portare valore all’Italia, è sempre un’avventura entusiasmante. Bologna è casa: è il luogo dove sono cresciuta, dove è nato Future Food, ma è soprattutto il cuore dell’Italian Food Valley, in cui si gustano, si discutono e si conservano le tradizioni gastronomiche che hanno reso famoso il nostro Paese nel Mondo».

E’ appena tornata da Tokyo…

«Sì, ed è una grande soddisfazione esserci tornata già due volte in poche settimane. La nostra Global Mission è davvero uno strumento potentissimo per creare relazioni che poi spesso danno vita a progetti concreti. L’Oriente ora rientra tra i nostri progetti di sviluppo strategico, è una fonte inesauribile di conoscenza e presenta grandi sfide ed al contempo grandi opportunità. Oltre a Tokyo anche Shanghai sta diventando un hub estremamente rilevante. La scorsa settimana sono intervenuta al 2050 China Food Tech Summit, che ha coinvolto alcuni tra i player mondiali più rilevanti della Food Innovation e tutte le grandi Food Corp, ma già da tre anni stiamo investendo energie per costruire solide relazioni nel paese del Sol Levante. Dal 2016 sono advisor del primo Food Tech Accelerator Cinese BitsxBites, abbiamo appena stretto un accordo con FoodTalk di Hangzhou, realtà che si occupa di educazione alimentare, e nel 2019 porteremo partirà proprio a Shanghai il nostro programma Future Food 4 Climate Change».

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Un tour all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità alimentare: quale città le ha dato di più? 

«Difficile sceglierne solo una. Posso pensare ai progetti e alle realtà a cui sono più legata. Per esempio Green Bronx Machine di Stephen Ritz, che ha trasformato le scuole dei quartieri degradati di New York in vere e proprie “farm” dove si insegna ai ragazzi a far crescere il proprio orto, in una prospettiva di social improvement. Poi mi viene in mente San Francisco, la seconda casa di Future Food, dove tra tutte le startup che affrontano il tema delle proteine del futuro è anche Beyond Meat, una realtà che riesce a creare fantastici burger vegani da proteine vegetali riproducendo colore e sapore della carne con ingredienti naturali e che noi abbiamo portato in Italia nei nostri ristoranti WellDone!». Ma poi soprattutto l’Asia: un concentrato di ispirazioni, insegnamenti, nuovi modelli, tecnologie avanzatissime, grandi sfide ambientali e sociali e opportunità. 

Si torna da un viaggio sempre con tantissime idee. Che cosa ha portato a casa?

«Una discovery Mission in compagnia di ricercatori provenienti da 13 paesi diversi ti fa davvero leggere il mondo con tante lenti differenti, un dono davvero prezioso che mi ha dato ancora una volta l’opportunità di apprezzare il valore della diversità. Questo viaggio mi ha fatto capire quanto sia fondamentale creare nuovi modelli che mettano uomo e cultura al centro, che dobbiamo trovare soluzioni innovative per far diventare le nostre città degli “ecosistemi” smart, che gli insetti non sono l’unica alternativa a cui pensare per il futuro delle proteine, ma soprattutto che dobbiamo continuare a ricercare nuovi metodi e strumenti per prevenire lo spreco e il consumo eccessivo di cibo».

Insieme a lei hanno viaggiato anche 15 studenti-ricercatori del master Food Innovation Program 3.0. Dopo tanti km insieme che tipo di legame si è creato?

«Un legame forte, davvero speciale, ma soprattutto ricco di stimoli e suggestioni. Il fatto che i ragazzi del Food Innovation Program vengano da tutto il mondo e da background completamente differenti l’uno dall’altro ti fa comprendere quanto le food solutions siano frutto di tanti contributi e di un caleidoscopio di visioni intrecciati: c’è chi studia il cibo nelle sue materie prime, chi lo sa raccontare sui social, chi lo rende arte e chi sperimenta le sue connessioni con la scienza. La food innovation è davvero una chiave efficace per generare impatti sulla comunità allargata, e per realizzarla il nostro motto è cooperare».

L’economia circolare è fra i trend del momento. La spieghiamo bene?

«L’economia circolare è il sistema che ha cominciato a diffondersi da quando abbiamo compreso i limiti dell’economia lineare, in cui la catena di produzione e consumo di qualsiasi materia finisce inesorabilmente con lo smaltimento dei rifiuti. In un mondo in cui il food waste è diventato, in termini di emissioni di CO2, il terzo Paese più grande al mondo dopo USA e Cina, è necessario un cambiamento radicale. Per questo si sono sviluppati sistemi circolari, in cui i rifiuti di oggi possono avere nuova vita, rientrare pienamente nella catena produttiva ed essere le risorse del domani. Ciò che cambia nell’economia circolare è proprio il disegno di produzione: non esiste più una vera tappa finale, tutto si reinserisce in un ciclo continuo».

Come facciamo a far sì che l’economia circolare non resti solo una moda?

«Non parlando soltanto di sensibilizzazione o facendo puro greenwashing, ma coinvolgendo soprattutto la grande distribuzione in processi integrati e responsabilizzanti. Noi di Future Food abbiamo “posato la prima pietra” con Waste2Value, un progetto creato da noi assieme all’associazione Impronta Etica e con la collaborazione di Coop Alleanza 3.0, Camst e IGD SIIQ. Waste2Value è nato con l’intento di sfruttare gli scarti alimentari di un centro commerciale (in modo particolare fondi di caffé e bucce d’arancia) in ottica di riutilizzo e di rivalutazione. Da questo progetto (sviluppatosi tra hackathon e incontri con esperti) è nato il prototipo RePOD, un fertilizzante in capsule per la coltivazione di un orto in casa. Cosa si può fare ancora? Curare il lato educational. Proprio a Maker Faire Rome stiamo organizzando l’Ocean Lab, una grande area con esperti internazionali che spiegheranno come far diventare i rifiuti marini (in primis la plastica) delle risorse per un futuro sostenibile. Questi sono solo piccoli passi, ma è una grande conquista poter collaborare e unire le nostre forze di tutti gli stakeholders per dare vita a un’idea completamente nuova in Italia».

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Food identities, è stata tra le parole chiave del tour del Future Food Institute. Come siamo messi in Italia?

«In Italia c’è tantissima voglia di preservare le nostre tradizioni, ma forse si guarda davvero poco a come veniamo percepiti all’estero e a come la nostra gastronomia viene comunicata. Non dimentichiamoci dello spinoso problema dell’Italian sounding: 6 prodotti su 10 all’estero sono falsi d’autore, il fake Made in Italy fattura 60 miliardi di euro in tutto il mondo e in Italia, per colpa di questo problema, abbiamo già perso 300 mila posti di lavoro. Dobbiamo conservare la nostra tradizione, ma dobbiamo promuoverla al meglio (come abbiamo fatto al Festival del Ragù appena passato a Bologna) e partire da noi con nuove soluzioni. Abbiamo ad esempio scoperto Authentico, un’app tutta italiana che consente di segnalare i prodotti fake facendo una foto geo-localizzata e scansionare codici a barre e loghi dei prodotti originali. La tradizione da sola ci chiude, abbiamo bisogno di aprirci ad un mondo di possibilità da scoprire ed opportunità tutte da cogliere».

Future Food Institute, che bolle in pentola?

«Il Future Food Institute sta diventando sempre più internazionale e dopo la sede a San Francisco attiva da oltre due anni e la branch a Madrid inaugurata a Maggio, è la volta dell’asia con Tokyo, Shanghai e Bangkok dove quest anno partiranno summer school ed bootcamp del programma Future Food 4 Climate Change. In Italia la nostra Future Farm da gennaio comincerà ad ospitare startup agritech; mentre parallelamente due nuovi progetti ci vedranno impegnati con un focus all’innovazione agritech nei paesi emergenti, il Premio UNIDO ed il progetto Rediscovered Food che ha l’obiettivo di scoprire e valorizzare 25 “crops” dimenticate».

Ci sarà anche lei tra i protagonisti dell’Opening Conference delle Maker Faire 2018. Come si diventa un pioniere del futuro?

«Non credo ci sia una ricetta per diventare pionieri. Credo che però questa mia incessante voglia di scoprire di più, sia dovuta al senso di responsabilità che abbiamo nei confronti del mondo che ci accoglie; alla preoccupazione nel vedere come questa evoluzione repentina stia danneggiano la salute dell’uomo e del pianeta».

 





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Presentata la prima capsula del treno superveloce Hyperloop (il papà è italiano)


La prima capsula Hyperloop a grandezza naturale progettata per trasportare passeggeri a 1.000 chilometri all’ora è stata inaugurata martedì, aprendo il sipario su quello che potrebbe essere il futuro prossimo del viaggio.

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Hyperloop è la super veloce tecnologia di trasporto all’avanguardia concepita dal controverso magnate del tech Elon Musk. Il sistema è progettato per trasportare persone in capsule che percorrono tubi di acciaio a bassa pressione e questo consente di raggiungere velocità elevate in sicurezza.

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Sono diverse ora le aziende in competizione per essere i primi a realizzare un modello di Hyperloop funzionante. Hyperloop Transportation Technologies, una start-up statunitense senza connessioni con Musk, spera che la sua nuova capsula prototipo a grandezza naturale faccia il suo lavoro e raggiunga il risultato.

L’elegante capsula è stata inaugurata a Puerto de Santa Maria, in Spagna, molto vicino a dove è stata costruita. Presentata come “un aeroplano senza ali”, l’obiettivo di Hyperloop è quello di cambiare in modo permanente il modo in cui percorriamo lunghe distanze. Diversi percorsi su progetti di Hyperloop sono attualmente in fase di sviluppo in paesi come Cina, Emirati Arabi, Spagna e Francia.

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La prima capsula Hyperloop a grandezza naturale, denominata “Quintero One“, è realizzata in materiale composito intelligente a doppio strato, progettato per essere estremamente resistente.

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La parte esterna della capsula, totalmente aerodinamica, è stato creato dalla società di progettazione PriestmanGoode, mentre gli interni della “carrozza” devono ancora essere ultimati. Una volta completati gli ultimi ritocchi, la capsula verrà testata su una pista di prova di Hyperloop.

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Con una lunghezza di 32 metri (105 piedi), la capsula formerebbe parte di un treno più lungo che potrebbe velocizzare gli spostamenti con tempi record: un viaggio da Los Angeles a Las Vegas potrebbe richiedere solo 20 minuti.

“Nel 2019, questa capsula sarà completamente ottimizzata e pronta per i passeggeri”, ha confermato in una dichiarazione l’italiano Bibop Gresta, presidente e co-fondatore di HyperloopTT.

Nella foto pubblicata su Instagram, il co-founder italiano appare in compagnia del fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo, che aveva manifestato già interesse al progetto pubblicando,a gennaio, un’intervista a Dirk Ahlborn, Ceo di Hyperloop.

Anche Grillo ha pubblicato con entusiasmo alcune foto della sua partecipazione all’evento.

In risposta alle preoccupazioni sulla sicurezza, il team di HyperloopTT ha assicurato la solidità della capsula, con particolare attenzione al nuovo materiale da cui è composto e al doppio strato protettivo.

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“Oggi abbiamo presentato un nuovo tipo di nave da trasporto costruita con un’alta percentuale di composito industriale, il che rende la capsula Hyperloop il veicolo di trasporto più sicuro al mondo”, ha dichiarato Rafael Contreras, co-fondatore e presidente dell’azienda.





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10 progetti di robot che ti salvano la vita


In Italia, nel 2017, sono stati 17.462 gli interventi di chirurgia robotica con un incremento di oltre il 14% rispetto al 2016. L’Urologia copre il 67% dell’attività, seguita da chirurgia generale 16%, ginecologia 10%, chirurgia, toracica 5%. Sono numeri recenti, presentati all’IFO Regina Elena di Roma alla fine di settembre in occasione dell’arrivo del nuovo robot Da Vinci, che ci aiutano a capire come la robotica e in particolare la robotica per la salute sia un settore in rapidissimo sviluppo. La robotica avrà un’area dedicata della Maker Faire Rome 2018 (in programma dal 12 al 14 ottobre alla Fiera di Roma, iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera) curata per il secondo anno consecutivo da Bruno Siciliano, docente di automatica all’Università Federico II di Napoli. Ma di robotica si parlerà anche in tre approfondimenti.

Opening Conference. Il centro Icaros (Centro Interdipartimentale di ricerca in chirurgia robotica) dell’Ateneo della Federico II di Napoli, diretto da Bruno Siciliano, è il luogo delle sinergie tra pratica clinica e chirurgica e la ricerca sulle nuove tecnologie per la chirurgia assistita da computer e robot. Nei laboratori di Icaros tre sono i progetti sulla robotica chirurgica e di assistenza. Di questo si parlerà a Robots 4 Health, venerdì 12 ottobre alle 10.30, nel corso della Opening Conference, l’appuntamento che apre la Maker Faire.

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Maker Faire Rome

1. Musha

Musha è il primo dei 3 progetti di Icaros e ha l’obiettivo di mettere in campo un dispositivo chirurgico a tre dita di 2.5 cm per gli interventi minimamente invasivi, mani robotiche e protesi antropomorfe.

2. Il sesto dito robotico

L’interesse sociale della robotica medica non potrebbe non essere alto quando si riesce a restituire al paziente una funzionalità perduta per sempre. È il caso del team di ricerca del SIRS Lab (Siena Robotics and Systems Lab), diretto da Domenico Prattichizzo, che ha messo a punto un dispositivo indossabile, chiamato il sesto dito robotico, studiato e impiegato per la compensazione delle funzionalità della mano nei pazienti colpiti da ictus in stato cronico.

3. Diagnostica

Un altro aspetto riguarda lo screening e l’intervento precoce. A questo tema si dedica da anni Alberto Arezzo, professore presso il Dipartimento di Scienze Chirurgiche dell’Università di Torino, affiancandosi a ingegneri e fisici per la realizzazione di generazioni future di strumenti per la diagnostica e il trattamento chirurgico delle neoplasie del colon-retto.

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Drones beyond the hobby. I robot ci salvano la vita anche quando ci aiutano a non finire in ospedale. E’ il caso della robotica aerea e in particolare di droni di nuova generazione, sofisticati quadricotteri con arti incorporati con l’obiettivo di rendere l’ispezione e la manutenzione di grandi strutture industriali e non, un’operazione senza rischi per l’uomo. Di questo si parlerà sabato 13 ottobre alle 15 (sala Aurelia).

4. Droni tattili

Saranno presenti Anibal Ollero che con il gruppo di ricerca CATEC, tra i più importanti in Europa per lo sviluppo di tecnologie per droni, è stato insignito del premio “Innovation Radar Prize” per Aeroarms. Il progetto, finanziato dall’Unione Europea, ha previsto lo sviluppo di droni per ispezioni industriali che consentono all’operatore di vedere l’area d’interesse ma anche intervenire grazie alle capacità sensoriali tattili.

5. Il progetto Sherpa

Previsto l’intervento di Lorenzo Marconi (Alma Mater Studiorum Università di Bologna), che è stato coordinatore del progetto SHERPA per la realizzazione di un sistema a servizio dei soccorritori basato sull’uso di droni che localizzano i dispersi in valanga, e che oggi è responsabile di Airborne, un’estensione del progetto precedente che porta avanti il duplice obiettivo di migliorare il prototipo di Sherpa per renderlo industrialmente realizzabile in serie e creare una rete di servizi di soccorso basata su questa nuova tecnologia.

6. Il primo robot aria-terra

Drones beyond the hobby previsto anche l’intervento di Juha Roning e Vincenzo Lippiello, rispettivamente Università di Oulu e Napoli Federico II, che con il progetto Hyflyers svilupperanno il primo robot dalla mobilità ibrida, aria e terra, con cui raggiungere siti dove nessun altro robot può accedere riducendo anche l’esposizione del lavoratore alle condizioni
di lavoro che presentano rischi.

7. Eden2020

Robots: with, within and among us. Ma i robot sono progettati anche per essere indossabili, per riacquisire abilità perdute, nelle operazioni di salvataggio, nelle sale operatorie, nello spazio, nelle case, tanti sono gli ambiti di applicazione e diversi i pregiudizi e la disinformazione che circola in parallelo. Questo è il tema di Robots: with, within and among us, terza conferenza sulla robotica alla Maker Faire Rome 2018, in programma domenica 14 ottobre alle 10.30, sala Aurelia, anche un’occasione per di confronto sullo stato dell’arte della robotica in Europa, America, Asia, oggi e domani. Ci sarà Giancarlo Ferrigno, Politecnico di Milano, con i progetti di ricerca europea sulla chirurgia robotica, come Eden2020 per lo sviluppo di standard di riferimento per la diagnosi in una sola seduta e il trattamento minimamente invasivo in neurochirurgia.

8. SMARTsurg

Verrà presentato anche SMARTsurg, un sistema per la robotica di assistenza attraverso strumenti chirurgici antropomorfi, un esoscheletro di mano indossabile con retroazione tattile per controllare gli strumenti chirurgici, occhiali intelligenti da
indossare per la realtà aumentata e ricostruzione 3D del campo operatorio.

9. Robogames

E ci sarà anche spazio per il gioco. Andrea Bonarini, Politecnico di Milano, presenterà la sua ricerca nel campo della Human-Robot Interaction in particolare dei Robogames, robot autonomi in veste di giocatori, e dei Theatrebot, robot-attori.

10. Robot World Cup

E Daniele Nardi, Sapienza Università di Roma, porterà alla Fiera di Roma Robot World Cup Initiative Robocup, progetto che vuole costruire una squadra di robot umanoidi completamente autonomi in grado di battere la squadra campione del mondo.





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Come potenziare il tuo negozio con il digitale in 5 mosse


Le nuove tecnologie digitali trasformano e potenziano anche il punto vendita (quello fisico). I numeri ci dicono che in Italia si va verso una logica multicanale, dove il 60% della popolazione al di sopra dei 14 anni di età perfeziona il processo di acquisto attraverso un mix di touchpoint tradizionali (anche i negozi) e digitali (dati aggiornati al 2017 dell’Osservatorio Multicanalità promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano). Se l’ecommerce cresce, il negozio tradizionale non muore. Anzi, il digitale rilancia anche le botteghe, grazie ad una serie di tecnologie innovative. Le possiamo chiamare Negozio 4.0, che poi è il tema portato da Confcommercio, Olivetti, il Consiglio Nazionale delle Ricerche alla Maker Faire Rome 2018 (in programma dal 12 al 14 ottobre alla Fiera di Roma, iniziativa organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera). Alla Fiera di Roma verrà allestito un negozio, allestito proprio con le nuove tecnologie: non prototipi, ma soluzioni utilizzabili già oggi. Eccole nel dettaglio.

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1. La vetrina diventa Home Page

Prima di tutto sarà allestita una vetrina tradizionale trasformata in Home Page: resa cioè più attraente dalle nuove tecnologie (video signage che veicolano contenuti che arricchiscono la vetrina, sofisticati proiettori di luce Over Led Ps) di ILMAS per evidenziare meglio forme e colori delle merci esposte, carte da parati Jannelli & Volpi stampante in digitale per fare da fondo scenografico. La vetrina assume le sue massime potenzialità nei Beni Culturali dove diventa sia spazio di illustrazione e di narrazione dei preziosi oggetti esposti. In particolare le soluzioni di vetrine intelligenti diffuse da Goppion in tutto il mondo come pure le sperimentazioni più innovative: sarà esposta una vetrina 3D olografica realizzata dal CNR ITABC in cui viene ricostruita la dimensione sensoriale intorno all’oggetto esposto all’interno.

2. I nuovi registratori di cassa

Il dialogo fra la dimensione fisica e quella digitale del negozio è fondamentale: il digitale deve ibridarsi e non sostituirsi  allo spazio fisico in un rapporto quasi osmotico. I contenuti digitali, i social devono puntare al negozio fisico e, sempre più, coesistere anche nel punto vendita. Un punto di sintesi è offerto dai nuovi registratori di cassa Olivetti in cloud che diventano dei veri e propri hub delle attività digitali del punto vendita: non solo cassa (con anche la gestione integrata del mobile payment) e controllo di gestione ma anche strumenti di fidelizzazione, couponing e digital marketing sul posto.

3. I dati

Per stare dentro la rivoluzione digitale il piccolo negozio deve “Misurare sempre, misurare tutto” e lavorare sui dati, o meglio, sui big data. Oltre ai dati gestionali (estraibili dalle nuove casse fiscali Olivetti e riclassificati per fini gestionali con grafici e tabelle) e accessibili grazie al cloud (e alla suite di dati che arrivano dai social e dai motori di ricerca) c’è la possibilità di monitorare quello che avviene dentro, davanti e vicino al negozio. Nello spazio Negozio 4.0 della Maker Faire verrà presentata la soluzione di WonderStore per il retail, nata dall’esigenza strategica di conoscere i visitatori che entrano quotidianamente nei negozi, capirne i desiderata e conoscerne il comportamento. Ci sarà la piattaforma TIM Big Data pensata per il punto vendita (la data Retail Analysis, in grado di fornire al negoziante informazioni dettagliate sulle persone che passano davanti al negozio. E poi le più recenti applicazioni della tecnologia beacon per il punto vendita che rendono possibili applicazioni push per il cosiddetto marketing di prossimità.

4. Nuove forme di interazione

Tecnologia da mostrare, ma anche approfondimento: per capire. Confcommercio ha organizzato due incontri, entrambi centrati sui temi dell’innovazione nel commercio e del potenziamento del punto vendita grazie alle nuove tecnologie: il punto di partenza sarà l’iniziativa Negozio 4.0 lanciata dalla Confcommercio Bologna insieme alla Camera di Commercio di Bologna e a Olivetti. Nel primo, venerdì pomeriggio, si parlerà di temi più strategici e dei trend del commercio nell’era digitale che apre a nuove forme di interazione e ibridazione fra fisico e digitale.

5. Il caso bolognese

Nell’incontro di domenica mattina, invece, rivolto a negozianti, artigiani e imprenditori del commercio verrà illustrata con più  dettaglio il caso bolognese e verranno spiegate le tecnologie utilizzate e visibili nello stand Negozio 4.0.





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