Alexa risponde anche in italiano. Che c’è da sapere sull’assistente digitale di Amazon


Amazon Echo e il suo assistente digitale Alexa sono arrivati anche da noi in Italia (e in Spagna). Alexa, in particolare, ha una nuova voce italiana, con la quale darà informazioni di carattere locale, leggerà le notizie e fornirà aggiornamenti personalizzati in base alle nostre preferenze. Gli assistenti digitali come Alexa, che stanno nel cloud e hanno bisogno di un collegamento alla rete per funzionare, sfruttano sistemi di intelligenza artificiale. I dispositivi saranno consegnati a partire dal 30 ottobre.

LEGGI ANCHE: “Vi racconto il mio primo mese con Google Home”

amazon

Sempre più intelligente

L’assistente vocale Alexa, come ha spiegato la società di Jeff Bezos “diventa sempre più intelligente: risponde alle domande, riproduce la musica, controlla luci e termostati compatibili, fornisce risultati sportivi, notizie e molto altro”. Echo è lo speaker di Alexa. Funziona con il riconoscimento vocale che si attiva pronunciando la parola “Alexa”: fatto questo, l’anello luminoso del dispositivo diventa blu, i sette microfoni ascoltano la richiesta e la trasmettono al cloud, dove viene elaborata da Alexa sui server Amazon Web Services. Echo, Echo Plus ed Echo Dot hanno un prezzo che parte da 59,99 euro. Ha precisato Jorrit Van der Meulen, Vicepresidente Amazon Devices International: “Questa esperienza di Alexa è stata creata appositamente per l’Italia: è completamente nuova e l’abbiamo costruita partendo dalle fondamenta per rendere omaggio alla lingua e alla cultura italiana”.

LEGGI ANCHE: Banca Sella lancia il voice banking su Google Home

Le skill

A disposizione degli sviluppatori c’è Alexa Skill Kit (ASK) per programmare le Skill, le app dell’assistente Amazon (al momento sono circa 400). “Vogliamo rendere incredibilmente facile per gli sviluppatori creare con Alexa – ha spiegato sempre Van der Meulen – brand in tutta Italia e nel mondo (come RAI, ANSA, Il Messaggero, Quotidiano Nazionale BTicino, GialloZafferano, Giunti, Just Eat, Philips Hue, Treccani, Clementoni, Super GuidaTV, Milano Finanza, RTL 102.5, RDS, Radio 105, Radio Deejay, MyMovies, , Fantagazzetta, I quiz di Frisbee con Discovery, NETGEAR, Sonos, Bose, Jabra, Harman Kardon, Sony) stanno già utilizzando i nostri strumenti self-service per creare Skill per Alexa e dispositivi con integrazione Alexa e molte altre saranno disponibili in futuro. Questo è il giorno 1 per le Skill di Alexa e per Alexa Voice Service in Italia e non vediamo l’ora di sapere cosa ne pensano i nostri clienti in Italia”.

LEGGI ANCHE: Anche Facebook ora ha il suo altoparlante come Google Home e Amazon Echo

Nata nel 2014

Alexa è nata nel novembre del 2014. Il suo nome nasce dalla necessità di utilizzare una consonante forte facilmente riconoscibile dai dispositivi su cui opera, il riferimento è alla Libreria di Alessandria, tempio della conoscenza nel mondo antico.





Source link

3 lezioni per i marchi del lusso dal boom tecnologico in Cina


Se qualche anno fa avessimo chiesto a un qualsiasi cinese benestante e istruito quale fosse l’azienda per cui avrebbe desiderato lavorare, avrebbe probabilmente pescato una della lista Fortune Global 500.

La stessa domanda, oggi, non darebbe lo stesso risultato: l’attuale generazione sembrerebbe molto più orientata a propendere per piccole startup ad alto potenziale.

La stessa percezione non è cambiata soltanto per i dipendenti, ma anche per i modelli di comportamento e le icone di stile della tecnologia, che hanno radicalmente modificato l’immagine del mondo del lavoro.

Se l’idea di base di una carriera di successo è ormai cambiata (dal lavorare in un grattacielo con vista nel centro città fino a rimboccarsi le maniche in un magazzino trasformato in open space), anche il concetto di lusso (in ambito fashion) è cambiato, accentuando prima il trend del dressing-down e più recentemente l’ascesa della moda streetwear.

fashion-luxury-tech-boom-cina-2

Per i luxury brand tutto si riassume in un approccio pragmatico e snello allo stile che molto riflette il modello new-tech che ha invaso la Cina e il mondo intero.

Siamo nell’era di Google e Amazon, di Tencent e Alibaba, e l’influenza delle società tech può portare grandi cambiamenti nel business dei fashion brand del lusso.

LEGGI ANCHE: Gli ostacoli da superare se vuoi vendere online in Cina

Imparare dalle startup tech

La febbre per le startup ha ormai contagiato il mondo intero, e soprattutto quelle in ambito tech le sembrano avere maggiori possibilità di successo rispetto a quelle delle industrie tradizionali. La Cina non è stata affatto immune al fenomeno.

L’approccio ROI-driven, diffuso nelle aziende tech, fa sì che raramente si utilizzino strategie troppo costose come endorsement di celebrità o eventi marketing offline tradizionali: le informazioni digitali permettono di quantificare l’impatto di ogni centesimo speso.

startup-in-cina

Mantenere è meglio che acquisire è un mantra spesso recitato e applicato sia dalle startup tech che dai marketplace eCommerce (le stesse piattaforme CRM utilizzate da Alibaba si concentrano moltissimo sulle conversioni di vecchi acquirenti).

Questo concetto è stato anche assimilato gradualmente dai fashion brand di lusso che durante eventi chiave come il Single’s Day o il Natale, hanno iniziato una massiccia attività di retargeting su clienti già acquisiti offrendo sconti esclusivi, vendite private e omaggi.

Puntare su partnership (local) vincenti

Seconda grande lezioni per i fashion brand di lusso che vogliono sfondare nel mercato cinese: iniziare il loro percorso creando partnership con piattaforme eCommerce e tech locali.

Da quella di Audemars Piguet con JD.com, in grado di offrire supporto tecnico dall’e-store su WeChat fino a quella più famosa dell’acquisizione di CuriosityChina da parte del colosso fashion Farfetch, le partnership sembrano rappresentare la chiave di volta nel processo verso un innesto di successo nell’ambiente digitale cinese.

fashion-luxury-tech-boom-cina-3

LEGGI ANCHE: Il Presidente cinese vuole liberare il Paese dal dominio tecnologico dell’Occidente

Costruire un personale ecosistema

Alibaba

Alibaba e Tencent sono famose per aver creato un loro ecosistema a circuito chiuso e, come i due grandi colossi del tech, anche i più piccoli come Xiaomi o Netease’s Yanxuan stanno mettendo in atto lo stesso pattern.

Questi brand tech hanno modificato enormemente il moderno user journey: sia che si tratti di “See now, buy now” o “Social commerce” l’idea dietro entrambe le definizioni è quella di abbattere gli ostacoli attorno a una conversione.

Sistemi CRM, piattaforme data management e strumenti di eCommerce management mirano tutti alla finalità di mantenere l’esperienza di acquisto il più semplice e snella possibile. Almeno per ora, le aziende tech sono maggiormente in grado di creare soluzioni a questa nuova esigenza.





Source link

Gli smartphone stanno mettendo il turbo al mercato del gaming


Gli amanti dei video giochi devono dire addio alla vecchia console per lasciare spazio al mobile phone gaming? A quanto pare nel futuro non ci saranno solo console e computer ma soprattutto dispositivi mobili.

È una svolta molto importante nel settore: prima del 2008, l’industria dei giochi per cellulare lottava per ottenere credibilità da parte dei player di tutto il mondo. Il lancio di iPhone e App Store hanno dato una piccola spinta iniziale, ma la situazione non è realmente esplosa fino al 2012. Improvvisamente giochi free-to-play come Clash of Clans e Puzzle & Dragons hanno iniziato a generare milioni di dollari al giorno.

È stata una sorpresa per tutti, compresi gli sviluppatori di quei giochi.

LEGGI ANCHE: I mini game di WeChat hanno già conquistato mezzo miliardo di cinesi

Il mercato delle app di gaming

Secondo la società di intelligence Newzoo, alla fine del 2018 i giochi mobile avranno generato maggiori entrate rispetto a tutti gli altri tipi di giochi su console.

mobile-gaming-global-market

Fonte @Newzoo

Nel 2012 sempre Newzoo calcolava, invece, che i giochi mobile avevano una quota del 18% del totale del mercato. Il 2018, tuttavia, vedrà per la prima volta rompere la barriera del 50%, con una quota del mercato in aumento fino al 59% (del valore di 106 miliardi di dollari) entro il 2021. Al contrario, si prevede che i giochi da console raggiungeranno solo il 22% e i giochi per PC una quota del 19%.

LEGGI ANCHE: Abbiamo visitato la Milan Games Week 2018 e vi raccontiamo le ultime novità tra eSport e innovazione

Un gioco sempre in tasca

Forse sarai rimasto sorpreso anche tu da questi risultati: dopo tutto, i giochi per console e PC stanno conoscendo un periodo di rinascita, con nuovi titoli entusiasmanti come Fortnite ad esempio, che si uniscono a veterani come FIFA, Call of Duty e Battlefield, senza dimenticare le inarrestabili vendite di hardware come Nintendo Switch e PlayStation.

LEGGI ANCHE: Nintendo lancia il set da viaggio dedicato a Super Mario

La ricerca di Newzoo riflette in effetti tutto questo e prevede infatti che sia i giochi su console che quelli su PC continueranno a crescere ad un ritmo di circa il 4% all’anno, ma i giochi mobili continueranno a crescere molto più velocemente. Il motivo principale è la vastità del mercato della telefonia mobile – ci sono miliardi di giocatori mobili – e la sua accessibilità. Senza dimenticare la prossima diffusione del 5G.

mobile-gaming-candy-crush

Fonte @Candy Crush Saga

Il telefono è sempre con noi e tutti trascorriamo almeno un paio d’ore al giorno controllando i social media, i messaggi e giocando a Candy Crush Saga o Pokémon Go.

Secondo una ricerca condotta dall’agenzia britannica Tappable su un campione di giocatori sia di sesso maschile che femminile, lo smartphone è il dispositivo di gioco preferito dal 42% delle persone intervistate, il 32 % sceglie la console e il 26% ama giocare da PC.

Sam Furr, founder dell’agenzia ha dichiarato a Forbes: “Uno dei fattori chiave del successo del mobile phone gaming è sicuramente la convenienza, i giocatori possono portare facilmente i propri dispositivi in qualsiasi luogo e immergersi ovunque essi siano nel mondo dei videogiochi. D’altra parte abbiamo avuto la prova di quanto detto con il Nintendo Switch, un ibrido tra console e mobile, in grado di offrire il meglio di entrambi i mondi.

Anche l‘evoluzione dei device mobile moderni gioca un ruolo fondamentale, pensate che negli ultimi cinque anni il mondo dei giochi mobile ha subito una rapida trasformazione che ha coinvolto le nuove tecnologie come la realtà virtuale in grado di rendere avvincente e immersiva l’esperienza di gioco. Un altro elemento importante da non sottovalutare è il prezzo, per poche sterline i giochi mobile possono regalarci esperienze uniche”.

LEGGI ANCHE: Super Smash Bros. arriverà presto su Nintendo Switch

Contrapposizione o sovrapposizione tra device?

Quello che stiamo vedendo è dunque in realtà un’enorme espansione del settore gaming: tra gli smartphone, i tablet, le console e il PC c’è sovrapposizione, piuttosto che una contrapposizione tra i diversi dispositivi. E il numero di giocatori è proprio per questo in continua crescita. Oggi, in pratica, gioca anche chi prima non avrebbe mai sognato di comprare appositamente una console.

Kingsley OBE, co-fondatore di Rebellion e sviluppatore indipendente di giochi, sostiene che la tendenza del mobile gaming sia una conseguenza della crescita del mercato dei dispositivi mobile: “Nello scenario attuale non possiamo dire che ci sia una perdita di giocatori da una parte che passa all’altra, parlerei piuttosto di una sovrapposizione. Molte persone si stanno rendendo conto che i dispositivi mobile offrono una comodità che le console non sono in grado di dare. Si sta inoltre delineando un nuovo pubblico di giocatori, che preferisce passare ore sul proprio smartphone a giocare ad un gioco poco costoso, piuttosto che trascorrere il tempo a casa con una console molto cara”.

mobile-gaming-next-games

Il gioco “The Walking Dead Our World” su tablet (Fonte @Next Games)

Console e mobile experience si stanno sempre più fondendo tra loro, sottolinea Saara Bergström, Chief Marketing Officer di Next Game: “Uno degli elementi chiave nella crescita dei ricavi nel mondo del gaming, sono le esperienze di gioco. Bisogna innovare: la tendenza negli ultimi anni ha visto esperienze di gioco sempre più social e competitive“.

Con Sony che annuncia grandi novità in arrivo con Playstation 5, possiamo affermare che il mobile delle console sta per svanire? Una cosa è certa, sarà la crescente community di giocatori a decidere quale dispositivo diventerà protagonista del futuro.





Source link

Breve storia di Boston Dynamics e dei suoi sbalorditivi robot


Non bisogna essere complottisti o paranoici per rimanere meravigliati dall’ultimo video rilasciato dalla Boston Dynamics, “Parkour Atlas“. Atlas, il protagonista della clip, non è uno sportivo, né tanto meno una persona: è un robot, fatto di metallo e circuiti, e sì, nel video fa proprio parkour.

LEGGI ANCHE: Se pensi che Black Mirror sia il futuro ti sbagli, è il presente

Con una fluidità di movimenti che farebbe invidia a molti di noi, lo vediamo correre, saltare un tronco d’albero, saltare su scalini di 40cm ciascuno, utilizzare un solo piede per bilanciarsi, e i muscoli di una sola gamba per saltare di gradino in gradino fino alla cima. Manca solo un inchino finale per il pubblico, ma i robot non hanno bisogno di applausi: Atlas salta perché è stato programmato per farlo, non per impressionare i suoi fan.

Guardarlo in questa performance ha un effetto straniante: da una parte il nostro cervello lo osserva come guarderebbe uno film di fantascienza di un passato non troppo lontano, in cui i robot fanno cose straordinarie. Dall’altra parte ci rendiamo conto con un po’ di sconcerto del fatto che in realtà non è un film di fantascienza. La scienza ha superato la fantasia. Ed è solo l’inizio, dato che un nuovo capitolo della Boston Dynamics è appena iniziato, con l’acquisizione della società nel 2017 da parte di un’azienda giapponese, la SoftBank.

Come siamo arrivati fin qui e dove stiamo andando? Ecco, per rispondere a queste domande è interessante guardare all’albero genealogico della famiglia robotica Boston Dynamics.

LEGGI ANCHE: VIDEO Boston Dynamics sta costruendo automi che camminano come noi e cani e gatti robot

Boston Dynamics: dalla preistoria a Parkour Atlas

Era il lontano 2005 quando la Boston Dynamics sfornò il suo primo nato. Si chiamava BigDog ed era più un quadrupede (come tutti i bambini, anche i robot di Boston Dynamics hanno iniziato gattonando).

Il suo scopo era quella di fare il “mulo”, ovvero aiutare i soldati nel trasporto di oggetti su terreni accidentati dove robot tradizionali con ruote o cingoli non sarebbero potuti arrivare.

È stato salutato come “il robot con le gambe più ambizioso del mondo”, e in effetti non avevano tutti i torti, visto che trasportava 150 kg ad un massimo di 6 km/h e su pendenze fino a 35 gradi. Se pensiamo che stiamo parlando dello stesso periodo della nascita di Facebook, siamo veramente nella preistoria per la nostra percezione tecnologica.

La secondogenita fu Cheetah, che dal fratello più grande aveva ereditato il numero di gambe, ma che lo batteva in velocità: era in grado di correre a 45 km/h (ovvero 13 m/s), galoppando ad una velocità che gli occhi fanno fatica a seguire.

Poi arrivò LittleDog, che prendeva tutte le caratteristiche del primogenito ma le conteneva in un corpo molto più piccolo: un concentrato di tecnologia e innovazione.

LEGGI ANCHE: Atlas, il nuovo robot umanoide presentato dalla Boston Dynamics

Nel 2016 alla famiglia quadrupede si è aggiunto un altro elemento, SpotMini, un mini-robot che pesa solo 25 kg e che ricorda in modo inquietante i cagnolini robotici comparsi in Black Mirror, nella puntata “MetalHead”. Quest’ultimo modello ha battuto tutti anche in abilità social, visto che il suo video ha raggiunto in poco tempo la prima posizione su YouTube, con oltre 2 milioni di views.

Da lì, il grande salto. La Boston Dynamics ha lanciato il suo primo bipede. Dalla scimmia all’uomo, verrebbe da dire.

boston-dynamics-robot

Uomini robotici e robot umanoidi

Si chiama PETMAN ed è un manichino creato per testare le tute di protezione da agenti chimici, ma in realtà vedendolo camminare tutto bardato la cosa pazzesca è proprio che potrebbe tranquillamente sembrare un uomo, solo con qualche difficoltà di deambulazione.

E qualche anno dopo, è nato anche il membro più maturo della famiglia: lui, Atlas. Oggi (dopo circa due anni) lo vediamo fare esercizi ginnici con estrema scioltezza, ma ci sono voluti anni e anni di studi, sperimentazioni, piccoli miglioramenti per arrivare a questo risultato. All’inizio anche Atlas doveva fermarsi prima di ogni passo difficile, per capire come superare un ostacolo con la sua serie di calcoli matematici.

Poi è arrivato a fare salti pazzeschi, persino un perfettamente eseguito backflip con tanto di gesto di vittoria alla fine, ma sempre con la spinta di entrambe le gambe.

Oggi invece Atlas è adulto e ha imparato a bilanciare il peso del suo corpo, a ragionare già mentre esegue i movimenti, senza fermarsi, a superare ostacoli saltando con solo una parte del suo corpo. Non gattona, anzi, insegna le basi della ginnastica ritmica a tutti.

LEGGI ANCHE: Le 11 invenzioni della NASA che hanno cambiato le nostre vite

I prossimi sviluppi dei robot

Abbiamo capito chi sono, da dove vengono e come sono arrivati qui. Quello che non ha ancora risposta è dove stiano andando.

A cosa serve un robot che fa parkour o che sa fare un backflip? O un cane che solleva 150 kg?

Il primo utilizzo – è ovvio – è quello militare. Solo dopo potranno venire le più disparate applicazioni civili e magari ludiche. Così come per i droni, queste creature hanno una propensione naturale per la guerra. Ma, per questo scopo, saper fare un salto mortale o meno non cambia molto.

LEGGI ANCHE: 5 applicazioni delle reti neurali che già utilizziamo (senza saperlo)

Allora perché la Boston Dynamics continua a dilettarci con questi video? Perché insegnare ad Atlas trucchi più da circo che da battaglia? Non lo sappiamo, così come non sappiamo quale sia la cifra a cui Boston Dynamics è stata venduta ai giapponesi. Possiamo solo ipotizzare che per ora si tratti di una sorta di addestramento verso calcoli e funzioni sempre più complesse, ma non ci resta che aspettare e stare a vedere per scoprirlo.

Sullo stesso argomento:

🤖 Siamo circondati dai robot ma non ce ne accorgiamo (perché non ci somigliano)

📹 VIDEO Il robot che raccoglie gli asparagi con una sonda elettrica

🛒Amazon ha un progetto segreto: vuole costruire un robot domestico e chiamarlo Vesta

📱Apple presenta il robot che ricicla gli iPhone per la Giornata della Terra

🏠I robot sono ora in grado di svolgere un compito difficilissimo: montare un mobile IKEA

👨‍⚖️Abbiamo bisogno di nuove leggi della robotica per tutelare i lavoratori

👨‍💼Questo robot insegna agli adulti con autismo a lavorare meglio in ufficio





Source link

L’agricoltura ci aiuta a sperimentare le soluzioni IoT che domani adotteremo in azienda


Internet of Things è una realtà che ormai fa parte della nostra quotidianità: tutto ciò che ci circonda è connesso al web, dalle automobili di ultima generazione agli elettrodomestici, dagli smartphone agli orologi. 

Ma questa realtà così smart, come sta trasformano le aziende di tutto il mondo? Come la rete sta incrementando le prestazioni e la produttività delle industrie oggi attive in tutto il pianeta? 

Dispositivi di output ed input

Internet-of-things-impresa-produttivita

Per poter offrire delle risposte esaustive è necessario compiere innanzitutto una distinzione tra due tecnologie impiegate in ambito industriale, e non solo. 

Da un lato i dispositivi di “input”, come ad esempio microfoni e telecamere, che producono dati e che connessi ad intelligenze artificiali sono in grado di riconoscere volti o oggetti in specifiche zone d’interesse. In questo caso non abbiamo solo una produzione passiva di dati, ma una valutazione in tempo reale da parte del dispositivo, che collegato ad una intelligenza artificiale offre un valore aggiunto, una visione artificiale  sin ora rimasto inedito. 

Dall’altro, i dispositivi di “output” capaci di compiere azioni particolarmente complesse, impossibili o quasi per un essere umano. Impiegati in differenti settori, da quello biomedico a quello aereo, da quello meccanico a quello informatico, i dispositivi output offrono nuove tipologie d’intervento sin ora impensabili: per esempio, è il caso di robot impiegati in ambito medico in sala operatoria

Spesso è la combinazione di dispositivi di input ed output a fare la vera differenza, un metodo produttivo innovativo e certamente vantaggioso. 

Cosa cambia in agricoltura

Gli impieghi di dispositivi di entrambe le tipologie di dispositivi precedentemente indicati possono essere molteplici, un esempio su tutti è il settore agricolo. 

In diverse parti del mondo, per incrementare la coltivazione specializzata, si è pensato di progettare delle vere e proprie “serre smart”. È il caso di Nature Fresh Farmsun’azienda che coltiva una serra da 130 acri adottando l’IoT nella sua filiera produttiva. Frutta e verdura raccolta vengono messe in un nastro per la selezione: una fotocamera IoT scatta foto continuamente e le immagini sono raccolte da un sistema operativo Intel che ha il compito di redigere rapporti sulla produzione, dalla qualità del prodotto alle condizioni esterne come temperatura, meteo e altre variabili.

La commistione e l’impiego dei dispositivi super intelligenti hanno consentito non solo il controllo in tempo reale delle condizioni di ogni coltivazione, ma anche un’ottimizzazione nella gestione con un conseguente aumento della produttività. 

Un altro progetto di grande interesse è certamente Robovator. Un dispositivo pensato per l’eliminazione delle piante infestanti lungo le file di produzioni delle colture specializzate. Robovator è in grado di rintracciare le erbe infestanti, eliminarle mediante un agente chimico e prevenirne la formazione. Un dispositivo pensato per dimezzare i tempi per operazioni simili.

L’agricoltura è solo uno dei tanti settori completamente rivoluzionati dall’impiego di nuove tecnologie, ma certamente uno dei più adatti per la sperimentazione e l’uso di dispositivi di input e output.

Cosa ci riserva il futuro

Ci sono molti esempi di come l’IoT sta cambiando il mondo dell’industria: dai sistemi automatizzati di gestione dell’inventario che utilizzano IoT per eseguire la scansione degli articoli sugli scaffali più rapidamente di qualsiasi dipendente umano, ai droni dotati di telecamere intelligenti in grado di scansionare e rilevare errori dall’alto, ai robot che possono essere utilizzati per selezionare e ordinare i prodotti, le aziende stanno beneficiando della possibilità di ottenere dati in tempo reale dai dispositivi IoT.

La disponibilità di dati IoT può ridurre i costi, aumentare la precisione e aumentare l’efficienza.Il futuro della produzione su larga scala è certamente smart. Sempre più robot e dispositivi intelligenti affolleranno le catene di produzione, limitando e ottimizzando l’intervento dell’uomo. I chip, sempre più performanti e ad alte prestazioni, stanno modificando l’operatività in ogni settore produttivo.





Source link

Abbiamo visitato la Milan Games Week 2018 e vi raccontiamo le ultime novità tra eSport e innovazione


Oltre 50.000 mq tra videogame, tecnologia, nuovi titoli e… ancora videogame. Ecco la Milan Games Week 2018, tra cosplayer e giocatori per scoprire quali sono le novità più interessanti di questa edizione.

L’ottava edizione della Milan Games Week è stata caratterizzata da due new entry: la prima è l’area eSport dedicata al gioco competitivo e la seconda è David Cage

Chi è David Cage? Classe 1969, pseudonimo di David De Gruttola, è il CEO e fondatore di Quantic Dream che ha sfornato capolavori come Heavy Rain e Fahrenheit.

David-Cage

David Cage, uno dei più importanti creatori di videogame, ha inaugurato ufficialmente l’ottava edizione con tanto di incontro del pubblico in cui ha raccontato la sua storia e l’avventura in Quantic Dream, segno questo dell’intento di realizzare una manifestazione che riconosca l’importanza del passato e, allo stesso tempo, valorizzi le novità e le tendenze del momento. Come gli eSport.

eSport alla Milan Games Week 2018

Mai come in questa edizione il mondo degli eSport è stato così importante: un intero padiglione della fiera dedicato al mondo del videogame competitivo. E che padiglione!

Una grande area che ha ospitato showmatch e tornei di numerosi videogame. Come l’ESL Arena powered by Vodafone, uno spazio di oltre 2.000 mq con tanto di gaming stage che ha ospitato team campioni internazionali.

ESL_Arena_powered_Vodafone

Obiettivo comune: rafforzare il mercato dell’eSport in Italia aprendo le porte a professionisti e neofiti che vogliono avvicinarsi a questo mondo.

Vodafone è partner dell’ESL VODAFONE CHAMPIONSHIP che prevede tornei in quattro videogame differenti: League of Legends, Counter-Strike: Global Offensive, Tom Clancy’s Rainbow Six Siege, Clash Royale.

LEGGI ANCHE: Il mercato del gaming si trasforma e cresce grazie alle sale giochi immersive

Gli stand più interessanti

Questa edizione ha spiccato più per eventi e competizione che per la particolarità degli stand. Pochi gli spazi espositivi davvero coinvolgenti, come quelli di Nintendo, Sony e ASUS Republic of Gamers.

Lo spazio Nintendo, in particolare, è stato uno dei più grandi (e dei più presi d’assalto dai fan). Interamente dedicato alla nuovissima consolle Nintendo Switch, nell’area era possibile provare tutti i nuovi giochi. Un grande pulmino scolastico americano accoglieva tutti i fan di Pikachu e Co. ed entrandovi era possibile provare il nuovissimo gioco Pokémon (e indossare una deliziosa visiera dedicata a Pikachu e Evee!).

pkemon_milan_games_week_2018

Lo stand Sony, invece, ha puntato tutto sulla Playstation e i suoi nuovissimi videogame come Spiderman e Kingdom Hearts 3. Grande anche l’area dedicata alla realtà virtuale, presa d’assalto dai visitatori della manifestazione.

LEGGI ANCHE: Facebook lancia il primo visore di Realtà Virtuale, che funziona senza PC

L’imponente stand di ASUS ROG si è dimostrato il perfetto sunto della manifestazione: tecnologia, videogame, eSport e realtà virtuale. Nell’area dedicata ai prodotti era possibile provare, in anteprima, il nuovissimo ROG Phone, unione tra smartphone e consolle portatile.

asus_rog_phone

Nell’area dedicata all’eSport si sono visti sul palco numerosi campioni  dell’eSport italiano che hanno giocato insieme ai visitatori della fiera. Inoltre, per i più spericolati, era possibile provare simulatori di volo, guida F1 e un videogame pensato e studiato per la realtà virtuale con visori VR.

Le novità presentate

La Milan Games Week è la fiera del videogame e le novità presentate sono state tantissime, come Pokemon Let’s Go Pikachu e Evee (Nintendo) che era possibile provare con tanto di PokeBall Plus.

Gioco molto carino, pensato per i nostalgici della versione Blu e Rossa che introduce interessanti novità come la cattura in stile Pokemon Go e la possibilità di sincronizzare i due giochi. A presentarlo sul palco Cydonia, Youtuber esperto proprio nella serie di videogame Pokemon.

Altro titolo che ha riscosso un notevole successo è Call of Duty: Black OPS 4, con uno stand dedicato (e ore di fila associate). In casa Sony, invece, grande interesse per Hitman 2 e Kingdom Hearts 3.

COD

Videogame Indie made in Italy

Davvero bella e numerosa l’area dei videogame indie tutti italiani. Tanti espositori, moltissimi progetti interessanti e alcuni dedicati alla realtà virtuale immersiva con i visori VR.

Nonostante il mondo indie non goda della forza e notorietà delle grandi major, il pubblico presente nell’area era numeroso e molto incuriosito dai giochi presentati. Tra questi segnaliamo Majestic di Moonwolf Entertainment, gioco di carte che ricorda Triple Triad di Final Fantasy, ma con una meccanica di gioco molto più intensa e approfondita.

Altro titolo interessante è Beyond the castle di Beyond the gate in cui il giocatore è chiamato a difendere il Castello Sforzesco con arco, frecce e visore di realtà aumentata.

Estremamente attuale è Emigrant Song di Vanth Studio dove vestiremo i panni di un immigrato italiano nella New York degli anni ’20. Tema molto caldo in questo momento storico che vuole farci ricordare che la storia è ciclica e, in un non troppo lontano passato, gli “altri” eravamo noi.

LEGGI ANCHE: Touch eSport: il gaming online è mobile

I love retro-gaming!

milan_games_week_2018

Come si fa a non amare il retro-gaming? Effettivamente, da un lato ci fa sentire terribilmente vecchi vintage matusalemme maturi, ma vedere molti giovani giocare con giochi degli anni ’80 e ’90 ci ha fatto capire che i videogame hanno l’incredibile potere di sconfiggere lo spazio e il tempo.





Source link

Facebook ha lanciato un display per le videochat da salotto


Facebook ha lanciato Portal, uno smart display utile soprattutto per le video chat. E’ equipaggiato con una fotocamera grandangolare dotata di intelligenza artificiale in grado di riconoscere le persone (e anche di associarle ai propri account) e in qualche modo di seguirle nella stanza mentre compiono le loro attività. Portal arriverà in due varianti ad un prezzo rispettivamente di 199 e 349 dollari. Il modello più piccolo ha uno schermo da 10 pollici, 720p e due altoparlanti. Il modello più grande ha uno schermo da 15,6 pollici, 1080p due altoparlanti e un subwoofer, ed è più adatto per la riproduzione di musica. Il Portal Plus avrebbe anche il vantaggio di uno schermo rotante, che può passare dall’orientamento orizzontale a quello orizzontale durante la chat.

facebook

Sarà Alexa

Quando è inattivo, il dispositivo scorre le foto di Facebook (quelle che hai scelto, dice) e si può anche utilizzare per ascoltare musica con Pandora, Spotify, iHeartRadio. Facebook ha rinunciato a fare il proprio assistente virtuale, optando invece per un modello di partnership. Sarà Alexa, l’assistente digitale di Amazon a rispondere ai comandi vocali impartiti al dispositivo di Facebook. Basterà dire “Hey Portal” per attivarlo. Certo, l’idea di mettere una videocamera (che ti riconosce) e un microfono collegati a Facebook in casa non fa stare tranquilli. Per questo il lancio di Portal è stato ritardato, nella speranza che possa sfuggire ai sospetti dello scandalo sulla privacy dei dati di Cambridge Analytica.

Anti hacker

Entrambi i dispositivi, in ogni caso, sono dotati di una cover per la fotocamera e di un pulsante che spegne completamente il microfono e la fotocamera. Come riporta The Verge, sembra che il device non disattivi semplicemente il microfono e la fotocamera, ma tagli fisicamente il circuito per prevenire i tentativi di hacking.

Il flop del Facebook Phone

Facebook aveva già provato a mettere in commercio un dispositivo hardware. Il primo tentativo risale al 2013 con il Facebook Phone. Ma non è andata benissimo. Certo, sono suoi anche i visori per la realtà virtuale di Oculus, ma Portal è il primo dispositivo a firma Facebook.





Source link

5 cose che devi sapere prima di iniziare a stampare in 3D


Chi da bambino si divertiva a incollare i rotoli di cartone e ritagliare scatole di cereali per farne astronavi o piste per automobiline ha subito certamente il fascino della diffusione di massa delle stampanti 3D. Il sistema oggi è talmente diffuso che possiamo incontrare piccoli apparecchi per la prototipazione rapida nelle scuole, in molti studi di design e di architettura, anche nei salotti o nei garage dei makers e degli appassionati di modellismo. Per i più piccoli, esistono stampanti (quasi) giocattolo dedicate e altri accessori, come le penne 3D.

ninja-3d

La tentazione di lanciarsi in un futuro abbastanza contemporaneo e alta, ma ci sono alcuni aspetti generali da considerare per un approccio sereno a una tecnologia che, sebbene stia diventando una regola in alcuni tipi di produzione industriale e nella prospettiva dei viaggi spaziali, rimane ancora un mondo relegato alle nicchie di geek e smanettoni.

Vediamo inseme cosa serve sapere prima di iniziare a stampare in 3D.

#1. La scelta della postazione è importante

Una delle prime cose da considerare è l’ambiente in cui vogliamo utilizzare il nostro strumento per stampare in 3D. Anche se alcuni degli aspetti da tenere presenti sono legati alla scelta del materiale che andremo a utilizzare, ci sono alcune regole di base che è bene rispettare a partire da questa fase preliminare.

LEGGI ANCHE: Ecco i pionieri del futuro che apriranno la Maker Faire Rome

La stanza

La scelta della stanza adatta risulta quindi essenziale: soprattutto per i modelli entry level, attraverso i quali la maggior parte dei futuri appassionati si avvicina al mondo della manifattura additiva, è bene prevedere una certa quantità di inquinamento acustico; l’esposizione prolungata al tipico suono di elementi meccanici, cinghie e motori può diventare fastidiosa, soprattutto nelle ore notturne e considerando che il processo di stampa è spesso molto lungo.

By Kristian Bang - Own work, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44239428

By Kristian Bang – Own work, CC0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=44239428

Impensabile, dunque, utilizzare la camera da letto (magari il salotto?) come base per la nostra creatività, così come la cucina e, in generale, gli ambienti in cui mangiamo o soggiorniamo molte ore, a meno che non siano ampli e areati: l’ideale è una stanza separata dagli ambienti domestici, sufficientemente ampia e dotata di finestre o un sistema di aerazione, per tutelare meglio anche la salute.

La base d’appoggio

Anche la base di appoggio della stampante deve essere scelta con cura: le vibrazioni sono tra le principali cause di pessimi risultati sulle stampe, ma anche i più facilmente risolvibili. Risulta utile appoggiare la stampante 3D su un tavolo ampio, ad un’altezza comoda per la quale sia possibile compiere le classiche operazioni di manutenzione e di stampa dei pezzi; se si dispone di sufficiente spazio, l’ideale è non appoggiare il tavolo alle pareti ma lasciarlo libero sui lati in modo da poter girare intorno alla stampante (occhio a non inciampare nei cavi, però!). Qualunque sia il modello di macchinario scelto, la posizione centrale del tavolo sarà utile per accedere agli scomparti di alimentazione o per caricare e cambiare i filamenti di stampa.

LEGGI ANCHE: Cosa vedremo alla Maker Faire Rome 2018 (dove il futuro si tocca)

Un tavolo abbastanza ampio ci consentirà di tenere a portata di mano tutti gli strumenti basici, che cambiano a seconda del modello o del sistema di stampa, come comune lacca per capelli o biadesivo, per chi non dispone di un piatto riscaldato in grado di creare grip con il materiale appena estruso ed evitare che la stampa si stacchi, fino a chiavi a brugola, cacciaviti adatti, pinzette, parti di ricambio. Un tavolo con un paio di cassetti rappresenta una soluzione ideale per chi non vuol tenere tutto a vista, considerato che il piano va tenuto libero per la bobina di filamento, che deve poter scorrere liberamente.

via GIPHY

Un occhio alla sicurezza

Stampe incomplete, attrezzi, materiali in bilico sul tavolo: un occhio sempre alla sicurezza! Se in casa non sei solo o hai bambini piccoli in giro per il salotto, assicurati che l’ambiente destinato alle stampe possa essere reso inaccessibile.

batman

Oltre ad evitare incidenti domestici, anche che la stampa di 32 ore di Batman sarà al sicuro da imprevisti. Un buon gruppo di continuità permetterà anche a chi non dispone di stampanti di ultima generazione dotate di funzioni di recupero delle stampe interrotte di non sprecare materiali e ore stampa quando va via la corrente.

#2. Non tutte le stampanti sono adatte alle tue necessità

Per qualcuno può suonare strano, ma esistono modelli di stampante 3D acquistabili con 100 euro o poco più. Il sistema di stampa 3D comunemente conosciuto, che riscalda un materiale e lo spinge attraverso un estrusore a una dimensione precisa (sono molti, invece, altri sistemi più complessi che induriscono polimeri con il laser, ad esempio) è ormai ampiamente sdoganato e molti dei modelli più economici sono composti da kit assemblabili messi insieme proprio sulla base di modelli esistenti, da competitor “clone”.

Non esiste, quindi, il modo per individuare la stampante perfetta: come per le altre scelte, dipende molto dalle competenze che già si possiedono ma anche dallo spazio a disposizione, dal budget, dalla voglia di “smanettare” e dalla predisposizione a farlo. La verità, come è facilmente rilevabile frequentando le molte community online, anche su Facebook, dedicate all’argomento, che una manutenzione eccellente e un rispetto dei parametri puntuale producono ottimi risultati anche con macchinari non particolarmente blasonati. Un grosso investimento sullo strumento non significa, infatti, poter fare a meno delle operazioni necessarie di pulizia e manutenzione, come delle accortezze per rendere l’apparecchio funzionante e sicuro.

Stampanti Delta e Cartesiane

wasp

La famiglia delle stampanti 3D si divide quindi in due rami principali: i sistemi delta, composti da tre bracci sui quali scorrono i carrellini che agganciano il nozzle di stampa, e quelli cartesiani, che utilizzano un sistema a binario che spinge il carrello nelle direzioni desiderate. Non esiste una obiettiva superiorità di un sistema rispetto all’altro ma, solitamente, le stampanti Delta consentono di sviluppare un maggiore volume di stampa in altezza. Anche per quanto riguarda il budget, entrambe le possibilità offrono modelli per tutte le tasche.

La sicurezza al primo posto

Se lo strumento viene utilizzato in presenza di bambini o persone non informate sulle possibili conseguenze di un uso improprio della stampante (il blocco riscaldante può superare i 250° di temperatura), è importante scegliere un modello con sistemi di sicurezza adatti, come la dotazione di sportellini collegati con il sistema di stampa, che impediscano l’accesso al vano quando la machcina è in funzione.

#3. La scelta del materiale non va sottovalutata

Ci sono stampanti 3D in grado di stampare davvero di tutto: alcune realizzano fantastici monumenti di cioccolata e altre, con basi di grandi dimensioni, realizzano intere costruzioni abitative. Alcune aziende costruiscono stampanti a creta, che poi diventerà ceramica cotta nei forni, altre sono fatte per utilizzare l’alluminio, ma la maggior parte dei modelli in commercio stampa agevolmente PLA e ABS, anche se i più arditi provano a utilizzare materiali diversi non espressamente supportati dalle case produttrici. Non è consigliato, certo, ma dove saremmo oggi senza le pazze sperimentazioni di chi ha poca competenza con una certa materia?

PLA e ABS

La differenza sostanziale tra PLA e ABS è che la prima è a base di acido polilattico ed è quindi biodegradabile. Il suo utilizzo è accettabile anche negli ambienti domestici, perché alla temperatura di fusione del materiale (tra 195 e 200 gradi circa) non vi è produzione di fumi; è creato dalla lavorazione di vari prodotti vegetali, tra cui mais, patate o barbabietole da zucchero. Per i materiali a base plastica come ABS il discorso è diverso e, in virtù della loro composizione, è sempre consigliato operare in un ambiente ben areato e/o con filtri atti alla purificazione dell’aria, ma sono materiali più robusti, più facilmente lavorabili e dotati di maggiore flessibilità (i famosi mattoncini LEGO sono fatti di ABS).

Sintetizzando, potremmo dire che i materiali a base organica come il PLA sono più adatti per stampe ad uso esclusivamente estetcio, data la grande varietà di colori e di translucenze che è possibile ricavare, mentre l’ABS si presta perfettamente a produzioni di tipo più pratico e funzionale, come la realizzazione di incastri duraturi.

I materiali per la stampa arrivano sotto forma di filo, avvolti in bobine che si organizzano in peso (e non in metri di filamento). Si parte dai piccoli formati da 250 gr. per arrivare alle confezioni da 5 kg, solitamente acquistate da laboratori o da chi dispone di stampanti per grandi formati.

C1_Hamlet_151113

Ci sono stampanti che utilizzano prodotti dedicati o resine speciali, per utilizzi più vicini alla modellazione odontotecnica o all’arte orafa. La scelta di questi macchinari è tuttavia vincolata a una conoscenza tecnica più approfondita.

#4. Dove puoi trovare i file da stampare

A meno che non si disponga di competenze specifiche sulla modellazione dei file con software appositi (sono perfetti programmi professionali come Rhinoceros ma anche tool gratuiti online come Tinkercad, a seconda della complessità del progetto), sarà necessario rivolgersi alle molte community online che raccolgono librerie di file da stampare. Il procedimento è semplice: si scarica un file, di solito in formato .stl, e lo si passa attraverso lo slicer (il più famoso è Cura di Ultimaker, ma ce ne sono molti altri), che si occupa di sezionare il file in livelli stampabili e restituisce un file .gcode già pronto alla stampa.

scan

Sul web c’è davvero ogni cosa possiate immaginare di voler stampare. Per rendersene conto facilmente, basta visitare il popolare Thingiverse, molto diffuso tra i maker, ma anche Myminyfactory che, attraverso il progetto Scan the World, raccoglie migliaia di file di arte classica e moderna raccolte tramite scanner digitali in tutto il mondo.

darth vader stampa 3d

Se non c’è l’esigenza specifica di progettare file su misura ma ci si può accontentare della riproduzione del casco di Darth Vader a grandezza naturale, in queste repository sono disponibili anche progetti “one print” (o “single print” o ancora “print in place”): sono progetti, di solito molto rapidi da stampare, non troppo grandi, che non richiedono assemblaggi particolari ma vengono stampati in unica soluzione.

Tuning e coding

1280px-Arduino_led-2

Grande spazio all’interno delle raccolte è dedicato dai maker ad Arduino e a Raspberry, ma anche al mondo stesso delle stampanti 3D, con una lunghissima serie di upgrade stampabili, gadget, accessori, porta bobine e altro materiale da geek della stampa. Coding e stampa 3D sono due mondi che viaggiano vicini e spesso si incrociano, tanto da convergere tanto nei Fab Lab quanto in molti dei progetti gratuiti a disposizione di tutti.

#5. La pazienza

Con le stampanti 3D puoi stampare praticamente di tutto, molto dipende anche dalla pazienza di cui disponi.

Ne servirà una bella quantità: abituati al tutto e subito a portata di click, attendere 4 ore per stampare un portachiavi di 4 cm può sembrare un tempo lunghissimo. Questa percezione non è molto centrata perché non mette in luce il vero potenziale della diffusione di questi strumenti nelle case di tutti: la prototipazione rapida.

via GIPHY

I settaggi e il livellamento del piano

Anche i settaggi e le configurazioni esatte, a meno che non si opti per un modello professionale già assemblato (magari con sportellino di sicurezza e filtri per l’aria), richiedono il giusto tempo per non incorrere in stampe che si sollevano dal piatto di stampa o in imperfezioni sulle superfici. C’è poco da fare: si tratta di un sistema meccanico, quindi più precise e puntuali saranno i montaggi, le configurazioni e le manutenzioni, migliore sarà il risultato. Viceversa, potremo sempre accontentarci di una stampa di prova imperfetta, quando necessario, ma il rischio di usurare parti e componenti utilizzandoli impropriamente esiste.

Il sistema di stampa 3D, che sia Delta o su assi cartesiani, non è pensato per la realizzazione finale (e meno di questo, in serie) di un prodotto.

Il vantaggio principale per chi si occupa di progettazione e la netta diminuzione del tempo necessario per arrivare dall’idea al prototipo, al quale si accompagna un deciso decremento anche dei costi per la prototipazione, che non ha bisogno di stampi per le bozze di progettazione. Una volta perfezionato il processo, può essere standardizzato e industrializzato, magari applicando le strutture della decentralizzazione della fabbrica per puntare verso organizzazioni di produzione diffusa.

Immaginare invece di replicare

Ribaltando la prospettiva e considerando l’oggetto stampato come una riproduzione di un progetto pensato solo 6/8 ore prima, il tempo stampa non risulta poi così lungo.

Uno dei limiti maggiori al diffondersi di una “cultura maker” trasversale all’interno del tessuto sociale è la nostra incapacità di liberarci delle sovrastrutture quando entriamo in contatto con cose che non conosciamo: sarà necessario, avendo a disposizione un oggetto in grado di dare forma a qualunque volo pindarico della mente umana, liberarsi dalla logica del portachiavi e del fischietto e iniziare a progettare e stampare soluzioni ardite, cose nuove, fantasie. Invece di scimmiottare l’industria, che produce pezzi tutti uguali, puntare sull’unicità dell’artigianato digitale può essere la scelta giusta.

Se l’utilizzo è invece prevalentemente ludico o artistico, infatti, le ore necessarie a realizzare l’oggetto perdono completamente di significato, quando non diventano addirittura esse stesse hobby e passatempo: anche dopo migliaia di ore di stampa, seguirne il processo è visivamente molto affascinante, quasi ipnotico.

Per avvicinarsi al mondo dei maker

Maker Faire Rome è una manifestazione nata per soddisfare un pubblico di curiosi di tutte le età che vuole conoscere da vicino e sperimentare le invenzioni create dai makers. Idee che nascono dalla voglia di risolvere piccoli e grandi problemi della vita di tutti i giorni, o anche solo divertire e intrattenere.

20171203_114032_web

Organizzato dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera, Maker Faire Rome – The European Edition 4.0 è un evento che unisce scienza, fantascienza, tecnologia, divertimento e business dando vita a qualcosa di completamente nuovo.

Non solo una fiera per addetti ai lavori: si possono trovare invenzioni in campo scientifico e tecnologico, biomedicale, manifattura digitale, internet delle cose, alimentazione, agricoltura, clima, automazione e anche nuove forme di arte, spettacolo, musica e artigianato.

Maker Faire Rome – The European Edition è il più grande Maker Faire al di fuori degli Stati Uniti ed il secondo al mondo per numero di visitatori con oltre 100 mila presenze registrate nell’edizione del 2017.





Source link

Android story, dall’inizio incerto a vero (e unico) rivale del sistema operativo di Apple


Il 23 settembre del 2008, Google annuncia il primo smartphone con a bordo il sistema operativo Android, che viene prodotto da HTC e commercializzato da T-Mobile negli Stati Uniti, chiamato appunto T-Mobile G1 (in Europa noto anche come HTC Dream).

Ed è questo il momento in cui tutto ha avuto inizio.

Il G1, lanciato 10 anni fa in una domenica qualunque, ha segnato l’inizio di un’era che oggi coinvolge la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Con oltre 2 miliardi di dispositivi Android attivi oggi e nove dispositivi su dieci che eseguono il software del robottino verde, si può dire che Android è, senza dubbio, un colosso del settore tecnologico, che ha contribuito a rivoluzionare il concetto di smartphone moderno, rendendolo un fenomeno di massa.

T-Mobile G1, il primo smartphone con Android

android-google-storia

Fonte @Androidofficial – Facebook

Il form factor era quello di uno smartphone con tastiera fisica scorrevole QWERTY e display touch capacitivo da 3,2″.
Lo smartphone usciva con la prima versione di Android rilasciata pubblicamente (v1.1), a cui mancavano alcune importanti funzionalità come un lettore video nativo e una tastiera virtuale QWERTY, che venne però aggiunta con l’ aggiornamento ad Android 1.5 Cupcake. Il sistema era allora equipaggiato con l’Android Market, antenato dell’attuale Play Store. Ma la cosa importante era che Android offriva personalizzazioni non disponibili su iPhone 3G (seconda generazione del device della concorrente Apple).

Ad oggi, dato il suo successo, è facile dimenticare la forte dose di scetticismo che Android ha dovuto affrontare all’inizio. Il sistema operativo, all’epoca sconosciuto, veniva visto come un progetto coraggioso dai sostenitori di Nokia, Windows Mobile e BlackBerry, mentre l’iPhone di Apple, che aveva catturato l’attenzione di tutti, sembrava ormai di un’altra categoria.

Il G1, infatti, ebbe un successo moderato e Android non raggiunse subito le cime delle classifiche. Se da un lato, questo nuovo dispositivo fu molto criticato per quanto riguarda il design, dall’altro, il sistema operativo iniziò a destare curiosità e consensi.

Il ri-lancio con Motorola Droid

Fonte @Androidofficial - Facebook

Fonte @Androidofficial – Facebook

Il vero successo arrivò esattamente un anno dopo, quando Google, in collaborazione con Verizon e Motorola, lanciò il Droid, con una campagna di marketing da circa 100 milioni di dollari e con l’unione di più forze: il potenziale marketing e vendita di Verizon, il know-how di Motorola e persino un piccolo aiuto da Star Wars. Sí, avete capito bene: Verizon dovette pagare Lucasfilm per poter usare il nome “Droid”.

Dieci anni dopo, il panorama degli smartphone è drasticamente cambiato. A quei tempi, non tutti potevano permettersi un costoso smartphone, o comunque era un dispositivo diffuso tra gli esperti di tecnologia. Oggi, probabilmente, la maggior parte di voi ci sta leggendo dal proprio device.

Nel 2017 sono stati venduti circa 1,5 miliardi di smartphone. Di questi, oltre l’85% aveva come sistema operativo Android. Con il passare degli anni Google ha praticamente divorato i propri concorrenti, addirittura in alcuni casi qualcuno ha dovuto persino alzare bandiera bianca. È il caso di Microsoft con il suo Windows Phone, un progetto che ha riscosso un certo successo anche in Italia, ma che poi non ha saputo tenere il passo, fino a essere praticamente accantonato.

android-storia-10-anni

Il Microsoft Windows Mobile (in seguito rinominato Windows Phone), il sistema operativo BlackBerry e il software Symbian di Nokia sono spariti, dato che ogni competitor si è mosso troppo lentamente per poter raggiungere il livello imposto da Apple e Google. Entrambe queste aziende, sono basate sull’idea di un app store, che ha assunto un ruolo guida per lo sviluppo e il supporto agli sviluppatori che altri concorrenti non potevano eguagliare.

LEGGI ANCHE: Con il nuovo iOS una funzione che dice come e quanto usi (davvero) l’iPhone

Oggi, nove smartphone su ogni 10 venduti sono device Android, mentre Apple interpreta la parte del leone dei profitti del settore rivolgendosi ai consumatori di fascia alta. È ormai una corsa a due cavalli.

Sul mercato ci sono ancora nuovi cellulari BlackBerry e Nokia in uscita, ma tutti funzionano su Android, e non sono nemmeno costruiti dalle aziende originali. Una società cinese, TCL, ha pagato i diritti per utilizzare il nome BlackBerry, mentre una startup formata da veterani Nokia, denominata HMD Global, costruisce i nuovi dispositivi Nokia.

Da Android Cupcake a Android Pie

HTC Dream è arrivato sul mercato equipaggiato con Android 1.0, si chiamava solo così. Dalla versione successiva, ovvero la 1.5, Google ha deciso di aggiungere alla numerazione, un vero e proprio nome, ispirato ai tipici dolci degli States, in rigoroso ordine alfabetico:

  1. Android 1.5 – Cupcake (2009)
  2. Android 1.6 – Donut (2009)
  3. Android 2.0 / 2.1 – Eclair (2009)
  4. Android 2.2 – Froyo (2010)
  5. Android 2.3 – Gingerbread (2010)
  6. Android 3.0 – Honeycomb (2011)
  7. Android 4.0 – Ice Cream Sandwich (2011)
  8. Android 4.1 / 4.2 / 4.3 – Jelly Bean (2012)
  9. Android 4.4 – KitKat (2013)
  10. Android 5.0 / 5.1 – Lollipop (2014)
  11. Android 6.0 – Marshmallow (2015)
  12. Android 7.0 / 7.1 – Nougat (2016)
  13. Android 8.0 / 8.1 – Oreo (2017)
  14. Android 9.0 – Pie (2018)

I sistemi operativi mobili, hanno raggiunto una tale maturità in termini di completezza e affidabilità, nonché in funzionalità, da essersi ormai quasi bloccati in quanto a novità davvero rivoluzionarie. Google e Apple continuano a cercare di migliorare quelli che potremmo definire piccoli dettagli di Android e iOS, la cui esperienza utente è a questo punto sostanzialmente la stessa da diverse versioni.

Google, da parte sua, non si è fermato solo agli smartphone. Ha creato una variante di Android chiamata Wear OS per potenziare i dispositivi indossabili, nonché Android Auto per le automobili, e si è tuffata in altre aree, come gli Smart Speaker (Google Home) abbinati al suo Assistente Google.

Il mercato, tuttavia, aspetta una ventata di vera novità, qualcosa di davvero originale e innovativo che possa migliorare ancora un po’ tutte le nostre vite.

LEGGI ANCHE: Il piano di Google per portare Android sulle auto di Renault, Nissan e Mitsubishi

Google sembra essere già al lavoro su quello che potrebbe diventare il proprio cavallo di battaglia per i prossimi anni. Ci riferiamo a Fuchsia OS, ovvero l’erede designato di Android.

A differenza dei precedenti sistemi operativi sviluppati da Google, ovvero Android e Chrome OS, basati su kernel Linux, Fuchsia OS è basato su un nuovo microkernel denominato Magenta, che gli permetterà di essere il primo sistema operativo modulare cioè il primo OS ad essere progettato per funzionare su qualsiasi tipologia di dispositivo.

Il lavoro necessario a dare alla luce un sistema del genere, che possa anche solo pensare di rimpiazzare Android, sarà davvero immenso. Non tanto per l’importanza che l’OS del robottino verde ha ormai acquisito, ma perché l’ecosistema del Market con tutte le applicazioni che gli ruotano attorno, è troppo grande e troppo diffuso per essere messo da parte, al punto che solo un OS compatibile potrebbe un giorno pensare di sostituire Android.





Source link

Facebook lancia il primo visore di Realtà Virtuale, che funziona senza PC


Facebook insiste sulla realtà virtuale. Oculus, l’azienda che Mark Zuckerberg ha acquistato nel 2014 per 2,5 miliardi di dollari, ha presentato Quest, nuovo visore che funziona senza la necessità di PC, fili e sensori esterni: completamente wireless, ha un audio integrato e sarà disponibile sul mercato nella primavera del 2019, a 399 dollari. In arrivo anche più di 50 titoli disponibili al lancio: tra cui Robo Recall, Moss e The Climb. Non solo. ILMxLAB, la divisione immersive entertainment di Lucasfilm, ha annunciato un’esperienza dedicata all’universo di Star Wars, divisa in tre parti, intitolata Vader Immortal: A Star Wars VR Series. “A Oculus Connect 5 (OC5) – ha spiegato la società – abbiamo introdotto Oculus Quest, il nostro primo sistema VR all-in-one con sei gradi di libertà che ti consente di guardarti intorno in qualsiasi direzione e di camminare nello spazio virtuale proprio come faresti nel mondo fisico”.

Facebook

Parola di Zuckerberg

La realtà virtuale ha attirato molti utenti interessati a giocare ai videogiochi, ma Zuckerberg ritiene sia solo una questione di tempo prima che gli sviluppatori esterni introducano altre applicazioni. “Questa è la tabella di marcia di base – ha spiegato il CEO di Facebook – è quello che dobbiamo fare affinché la realtà virtuale abbia successo e in futuro arrivi dove vogliamo”. Il gadget permetterà a chi lo indossa di spostarsi liberamente nell’ambiente riproducendo all’interno della realtà virtuale i movimenti effettuati nel mondo reale.

Visore VR autonomo

Oculus Quest è un visore VR autonomo: non richiede un PC o uno smartphone per eseguire giochi ed esperienze in realtà virtuale, ma solo per la configurazione iniziale.Utilizza il tracciamento interno, che permette al dispositivo di rispondere visivamente agli utenti che stanno sperimentando una particolare esperienza. Sarà fornito con due controller tattili portatili. Oculus Quest include le stesse ottiche di Oculus Go con una risoluzione dello schermo di 1600 x 1440 pixel per occhio, incorporando una regolazione della spaziatura dell’obiettivo per massimizzare il comfort visivo.





Source link

show