Milano è raccontata da The House of Oud attraverso i graffiti di Kayone


di Silvia Scardapane

Questa settimana presentiamo una collaborazione tutta italiana (e molto particolare) tra il brand The House of Oud ed il graffiti artist KayOne.

Tra i graffiti writer della prima ora, KayOne ha cominciato a dipingere in strada all’età di quindici anni. Fondatore nel 1991, insieme ad Airone e Adstar, della prima fanzine italiana dedicata al writing dal titolo “Hip Hop Tribe Magazine”, un rudimentale ma efficace assemblaggio di fotocopie e fotografie, che segnò la storia del writing italiano come primo mezzo di diffusione della cultura a livello nazionale ed internazionale e voce ufficiale del movimento.

KayOne - 1988 Milano, Bombing in Via Brunelleschi

KayOne – 1988 Milano, Bombing in Via Brunelleschi

Nel contempo KayOne iniziava a dipingere muri non solo in Italia ma anche all’estero. Ai viaggi e all’attività pratica si è affiancato lo studio dell’evoluzione della calligrafia e si è sempre più rafforzato il legame con i primi pionieri newyorkesi. Perciò, senza mai allontanarsi dagli studi artistici, ha concepito un lavoro sempre più astratto, sintesi dell’impatto visivo tra pop art americana ed informale italiano, mai lontano dalla spontanea gestualità tipica del graffiti writing.

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Un’opera a quattro mani per The House of Oud

Oggi questa stessa attenzione viene rilevata anche nell’opera realizzata a quattro mani per The House of Oud: è proprio questa la particolarità della partnership. Ad aver contribuito con il suo estro è stato proprio Andrea Casotti, fondatore del brand con un passato da writer. Storia e stimoli sono sintetizzati nella fragranza “Each Other” che vuole celebrare, tramite l’olfatto, la storia del movimento nato nella città di Milano e che ne restituisce, visivamente e a sigillo, una piccola porzione.

Il compito è stato affidato ad elementi naturali scelti con attenzione: limone, zeste di pompelmo, assenzio, calamo, labdano e vetiver. Un percorso olfattivo che potrebbe accompagnare, come una didascalia, anche la prima e grande tela firmata da KayOne per ThoO, da cui tutto il progetto creativo ha preso ispirazione, un vero composto di strati materici in cui si evince il chiaro riferimento al tempo e a quanto i muri di una città hanno da raccontare.

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“La strada ha i suoi colori, il suo sapore, il suo profumo. Per me è sempre stato un luogo carico di energia, come quella che ho ritrovato nel Graffiti Writing. Nel quadro che ho realizzato per THoO e il profumo Each Other, ho messo tutto questo; un lampo, la forza e la voglia di colpire lo spettatore, come un grande muro per strada” – KayOne

Molti sono i case studies in cui la sinergia tra artista e brand trapela con immediatezza, ma questo caso particolare lascia confermare che è possibile, per le piccole, grandi o medie aziende, dare vita non solo ad una semplice collaborazione ma ad un incontro reale che muove dalla voglia di raccontare e condividere intenzioni comuni e sfocia poi nella produzione ed elaborazione di un prodotto creativo finale.





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Gucci e Cattelan celebrano l’arte di copiare con quattro murales


Milano, New York, Londra e Hong Kong sono queste le quattro città scelte da Gucci per presentare la nuova mostra The Artist Is Present in programma dall’11 al 16 dicembre allo Yuz Museum di Shanghai.

Continuano le operazioni di ambient marketing della maison che questa volta collabora con l’irriverente artista Maurizio Cattelan.

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Gucci e l’arte del copiare

I murales ricreano il manifesto della mostra stessa, un’opera d’arte risalente al 2010 realizzata per la personale di Marina Abramovic The Artist Is Present al MoMA di New York. Un frammento della famosa performance in cui l’artista trascorse 700 ore immobile seduta, invitando i visitatori ad accomodarsi di fronte a lei.

Il progetto espositivo promosso da Gucci esplora l’arte della copia e dell’appropriazione culturale, il titolo stesso della mostra è copiato.

“Copiare è come una bestemmia: potrebbe sembrare non rispettoso verso Dio, ma allo stesso tempo è il riconoscimento significativo della sua esistenza” sostiene Cattelan.

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Operazione street art

La mostra presenterà opere site-specific e già esistenti di oltre 30 artisti cinesi e stranieri tra cui Philippe Parreno, Yan Pei-Ming, Damon Zucconi, Christopher Williams, Aleksandra Mir, Sayre Gomez e molti altri. Sebbene Marina Abramovic non sia coinvolta nel progetto, i lavori dell’artista hanno rappresentato per Cattelan una fonte di ispirazione per la creazione delle opere.

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Non è la prima volta che Gucci si lega alla street art per sostenere una sua campagna di comunicazione, lo scorso anno il brand ha collaborato con Angelica Hicks e Coco Capitán.

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I nuovi murales nel quartiere di SoHo di New York, in Corso Garibaldi a Milano, nella D’Anguilar Street di Hong Kong e a pochi passi da Brick Lane a Londra saranno affiancati da un ulteriore murales nel distretto Jingan di Shanghai che sarà rivelato nelle prossime settimane per promuovere l’apertura della mostra in città.

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L’ArtWall milanese in Largo la Foppa – Corso Garibaldi

Nell’esposizione riecheggeranno i temi del falso e della simulazione come paradigmi della era digitale e della riproduzione mediatica. Del resto come “in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”,  anche in una copia l’artista è presente.





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Street art e moda, l’arte surreale di Natalia Rak per Medicine


di Silvia Scardapane

Tra i nomi femminili che svettano sull’attuale Olimpo dell’arte urbana internazionale troviamo quello di Natalia Rak, nota per i murales realizzati in giro per l’Europa (anche in Italia) e questa settimana protagonista della nostra rubrica che inaugura così una nuova e felice stagione parlando di street art e moda.

Natalia Rak, artista polacca nata nel 1986, si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Lodz, e dal 2009 partecipa a numerosi festival di street art e mostre collettive. Le sue influenze sono rintracciabili nelle creazioni di Jacek Malczewski, Norman Rockwell e Hans Rudolf Giger. La sua palette è caratterizzata da colori forti e vibranti mentre i suoi soggetti, generalmente femminili, sono eroi o carnefici di un mondo del tutto surreale. Sono però i legami sentimentali oppure il rapporto tra l’uomo e la natura ad ispirare le sue suggestive creazioni.

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"The Legend of giants": un famoso intervento di Natalia Rak realizzato in Polonia

“The Legend of giants”: un famoso intervento di Natalia Rak realizzato in Polonia

Trend e diversità: la collaborazione con Medicine

Proprio per questa spiccata sensibilità una casa di abbigliamento made in Cracovia ha scelto l’arte di Natalia Rak per una nuova collezione dedicata allo streetwear comodo e di stile, pensato per uomo e per donna: Medicine è, infatti, un marchio nato con l’intento di esportare e promuovere l’arte polacca in giro per il mondo, masticando il linguaggio delle ultime tendenze, degli azzardi e della diversità. La qualità dei capi e della stampa è indubbiamente una delle caratteristiche principali: possono così apprezzarsi anche le più piccole rifiniture e l’occhio può perdersi tra i cromatismi blu prescelti dall’artista per un tocco del tutto impressionistico.

Natalia Rak per Medicine

Per l’occasione Natalia Rak ha anche concluso un grandissimo murale promosso dall’azienda che, con le medesime tonalità bluette, celebra uno dei pezzi della collezione nel bel centro di Cracovia. Si tratta di una strategia di marketing e comunicazione che abbiamo imparato a conoscere molto bene in questi anni: da un lato l’azienda che ha voglia di promuovere artisti connazionali, dall’altro la paura di non essere abbastanza forti per essere riconosciuti dal pubblico. Così sulla facciata in questione non si può non notare il nome del marchio, che sbuca, sulla destra, quasi come una seconda firma dell’artista.

Natalia Rak, “Black Pearl”, Cracovia

Natalia Rak, “Black Pearl”, Cracovia

Crediamo sia fondamentale, sin da principio, contare su un piano promozionale ben preciso senza correre il rischio che un intervento d’arte urbana si trasformi in un bizzarro battage. Siamo sicuri che in molti apprezzeranno questo bellissimo e suggestivo lavoro firmato Rak ma siamo anche certi sia necessario comprendere cosa l’azienda o l’artista vogliano donare ad una città ed ai suoi abitanti: un’opera d’arte oppure una colorata campagna pubblicitaria?





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L’arte di protesta di Banksy arriva a Milano


Banksy, artista e writer inglese la cui identità rimane tuttora nascosta, è il protagonista della mostra The Art of Banksy. A Visual Protest,  in scena al MUDEC – Museo delle Culture di Milano dal 21 novembre 2018 fino al 14 aprile 2019.

La mostra, non autorizzata dall’artista, raccoglie per la prima volta in un luogo pubblico oltre 70 lavori tra dipinti, sculture, oggetti, fotografie e video del writer inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art contemporanea. 

Girl with Balloon ©Steve Lazarides

Girl with Balloon ©Steve Lazarides

Il percorso espositivo, curato da Gianni Mercurio, si articola attraverso quattro sezioni che vogliono portare lo spettatore a riflettere su quale sia (e quale potrà essere) la collocazione di Banksy in un contesto più generale della storia dell’arte, partendo proprio dagli aspetti che accomunano i writers che nella New York degli anni Settanta tracciarono i primi segni con le bombolette spray sulle pareti della metropolitana. 

UFO ©Steve Lazarides

UFO ©Steve Lazarides

«I primi writers provenivano provenivano dai diversi quartieri di New York, che a loro volta erano popolati da comunità di diversa provenienza (i neri di Harlem, gli ispanici e gli italiani del Bronx e del Lower East Side). Non è un caso che l’effetto primario della loro espressione è l’invenzione di una grafia nuova, che non esisteva, amalgama di molte grafie, da quella araba, a quella occidentale e asiatica. In questo panorama» afferma Mercurio.

Flying_Copper ©Steve Lazarides

Flying_Copper ©Steve Lazarides

«Banksy amplifica ed espande il carattere multiculturale dei writers, ai quali si era agli inizi formalmente ispirato; come gli street artists della sua generazione accentua il contenuto dei messaggi politici e sociali in maniera esplicita, anzi sposta radicalmente il messaggio dalla forma al contenuto». 

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, The Art of Bansky. A Visual Protest è la prima mostra personale di Bansky ad essere ospitata all’interno di un museo pubblico. 





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Vans ha realizzato una collezione ispirata a Van Gogh in collaborazione con il museo di Amsterdam


Lo shoe brand Vans ha appena lanciato una linea di prodotti ispirati a Van Gogh, uno degli artisti più presenti su gadget e riproduzioni di ogni genere.

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Se, come ricorda Caparezza in una delle sue hit, Van Gogh è uno degli artisti più “inflazionati” ma al tempo stesso meno conosciuti storicamente dalle persone, la collaborazione tra il marchio di streetwear e il Van Gogh Museum di Amsterdam è costruita con attenzione verso l’importanza della sua arte.

La nuova collezione moda è stata prodotta in edizione limitata, per una selezione ben definita di grande opere, tra cui Skull – Il teschio (1887), Almond Blossom – Fiori di Mandorlo (1890), Sunflowers – I girasoli (1889) e Van Gogh’s Self-Portrait as Painter – Autoritratto (1887-1888).

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La collezione Van Gogh, in sneakers

Le sneakers Vans ispirate a Van Gogh saranno disponibili in cinque modelli, tra cui uno che riproduce il quadro Old Vineyard with Peasant Woman – Vecchia vigna con contadina (1890) e un altro ispirato alle illustrazioni delle lettere manoscritte al fratello Theo.

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L’interno di ogni scarpa sarà caratterizzato da una suola personalizzata che imita le pennellate di Van Gogh, con il logo del Van Gogh Museum accanto a quello di Vans. Le scarpe riporteranno anche una etichetta che evidenzia alcune note storiche sulle opere riprodotte.

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Oltre alle scarpe, saranno disponibili anche altri capi di abbigliamento e accessori. Lo splendido sfondo turchese dei fiori bianchi di Almond Blossom sarà stampato su un bomber, uno zaino e un cappellino da baseball.

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I fan dei girasoli di Van Gogh potranno indossare il famoso dipinto su una maglietta e una felpa con cappuccio.

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Quelli a cui piace il lato più macabro di Van Gogh potranno scegliere Skull riprodotto su una T-shirt a maniche lunghe, una felpa con cappuccio e un cappellino da baseball.

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Dove trovare i capi di Vans x Van Gogh

La collezione, chiamata Vans x Van Gogh Museum, sarà in vendita dal 3 agosto al Van Gogh Museum di Amsterdam, nel negozio online Vans e presso alcuni rivenditori selezionati. Parte dei profitti derivanti dalle vendite saranno destinate alla conservazione dell’eredità e della collezione d’arte di Van Gogh, ha sottolineato Vans sul suo sito web.



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La collaborazione tra Uniqlo e il MoMa per la street art


di Silvia Scardapane

Una capsule collection sobria e divertente: questa volta parliamo di Uniqlo e di una nuova collaborazione che vede come protagonista l’artista americano Barry McGee (1966, San Francisco) e che chiama in causa perfino il Museum of Modern Art di New York.

La carriera di Barry McGee è iniziata negli anni Ottanta in California con lo pseudonimo di Twist (e successivamente anche con altre piccole varianti) ma al contrario dell’immaginario collettivo (mare, sole, relax) la sua esperienza creativa puntava a descrivere quelli che egli stesso ha sempre definito come “mali urbani” cioè frustrazioni o dipendenze della società. Proprio per questo motivo i volti che caratterizzano la sua produzione sono tuttora molto grotteschi, quasi caricaturali. Spesso sono tristi o pensierosi e suscitano sempre un forte senso di disorientamento in chi li guarda.

Protagonista di un momento di grande sensibilità e trasformazione del mondo dell’arte di strada, Barry McGee ha ispirato numerosi artisti anche della scena contemporanea, in particolar modo per l’utilizzo della vernice e l’introduzione del graphic design.

L'arte per tutti: Uniqlo e il MoMa scelgono la street art

Inoltre, dal 2001, dopo la prima partecipazione alla Biennale di Venezia, sempre più gallerie, musei e collezionisti si sono interessati alle sue produzioni che nel contempo inglobavano anche nuove forme geometriche e minimali, nonché una serie di oggetti come bottiglie vuote o tavole da surf.

Come gran parte degli artisti cresciuti nel corso degli anni Novanta, McGree ha puntato molto sull’evoluzione dello stile trasformando i suoi interventi urbani in perfette installazioni site specific.

T-shirt e bag per Uniqlo

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Per il marchio giapponese Uniqlo l’artista ha firmato una produzione che si concentra, in particolar modo, su t-shirt e bag di ogni dimensione e che mette in risalto la mano decisa e precisa di McGree; è la linearità, infatti, ad esserne la caratteristica principale.

Ciò che più ci interessa è però che la medesima produzione sia parte di un più vasto e dinamico progetto che l’azienda ha intrapreso negli ultimi undici anni, giocando sicuramente in anticipo rispetto a tanti altri marchi del mercato globale. Numerosi, infatti, sono gli artisti che hanno collaborato con Uniqlo e nell’ultimo periodo è cresciuta in maniera esponenziale l’ispirazione che proviene dalla strada.

Per questo, dopo la simpatia delle iconiche figure di Saraiva e l’affascinante astrattismo di Futura, Uniqlo ha puntato sulla forza visiva e comunicativa di un’espressione più minimale, scegliendo la storia e l’innovazione di McGee.

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L'arte per tutti: Uniqlo e il MoMa scelgono la street art

Tutte queste edizioni limitate sono conosciute con il titolo “SPRZ NY“: si tratta di collezioni speciali che hanno l’intento di celebrare la cultura pop in collaborazione con il MoMa.

Quindi, da una parte l’idea di portare a casa di tutti parte della collezione più famosa al mondo, dall’altra il messaggio certamente più importante: Uniqlo conferma con questa scelta strategica di marketing di voler sottolineare la sua costanza nell’impegnarsi a rendere l’arte accessibile alle persone di tutto il mondo. Proprio come vuole l’arte di strada.





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La catena alberghiera Hilton coinvolge i viaggiatori che amano la street art

di Silvia Scardapane 

La street art al giorno d’oggi è d’interesse per tantissimi turisti. Non c’è bisogno dei nomi dei grandi esponenti per attrarre appassionati o curiosi: i viaggiatori amano la street art fugace ed illegale realizzata in centro città, ma anche interventi di grandissime dimensioni come sempre più se ne vedono soprattutto nelle periferie italiane.

Durante il corso dell’anno abbiamo analizzato tantissimi case studies in cui l’arte urbana ed i suoi interpreti hanno incontrato le medie e le grandi aziende, realizzato interessanti produzioni e sposato astute strategie di marketing.

Non ultimo il caso che ha coinvolto Airbnb ed il Cvtà Fest per la riscoperta dei borghi in Molise. E proprio indagando su questo filone abbiamo scoperto, qualche settimana fa, un video molto interessante creato per promuovere la nuova piattaforma Hilton Explore che si propone al pubblico come una guida online gratuita con il fine di ispirare i viaggiatori di tutto il mondo tra mercati caratteristici, cultura culinaria ed arte (invitandoli a soggiornare in uno dei tanti resort della catena, of course).

Ma una cosa è certa: ognuna di queste campagne promozionali, da Roma a Dubai, è ben studiata, in linea con i video più attuali del momento e tanto coinvolgente da commuovere i viaggiatori più sensibili.

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Museo Condominiale di Tor Marancia, opera di Alberonero.

Museo Condominiale di Tor Marancia, opera di Alberonero.

Non sono più solo i monumenti storici ad evocare la bellezza di una città ma anche l’arte contemporanea: ed è proprio qui che la street art diventa volano per un turismo alternativo, perfetto per chi è interessato a conoscere la storia di un quartiere, della comunità che vi risiede e per chi ama vivere esperienze en plein air.

Negli ultimi anni sono aumentati sempre più (in Italia ma non solo) interventi che mirano alla riqualificazione artistica delle periferie o di luoghi dimenticati dalle amministrazioni in centro città: questo interesse verso i luoghi della resilienza e della creatività vedono crescere di anno in anno l’indice di gradimento dei viaggiatori.

A Napoli, ad esempio, è aumentato il numero di visitatori che tra una chiesa ed un museo cercano, nel bel mezzo di un centro antico patrimonio UNESCO, l’unica opera che Banksy ha realizzato in Italia (la seconda, è storia nota, fu cancellata per sbaglio da un writer locale).

Se anche Hilton ha scelto di accostare la storia millenaria di Roma con la capacità di reinventarsi e rinascere proprio tramite l’arte urbana, allora vuol dire che davvero potrebbero sbocciare nuovi “monumenti” della creatività capaci di attirare un bacino di utenti sempre più ampio e composto non soltanto, contrariamente a quanto si crede, da giovani fruitori.

Spesso partecipare ad uno dei tanti tour di street art in giro per le città italiane vuol dire anche scoprire località nuove ed avventurarsi in quartieri dal fascino industriale: questo tipo di esperienza non ha età e Hilton lo sa bene.

Parco dei Murales di Ponticelli (Napoli Est), opera di Fabio Petani.

Parco dei Murales di Ponticelli (Napoli Est), opera di Fabio Petani.

Attualmente, oltre alla possibilità di visitare il Museo Condominiale di Tor Marancia, è possibile prenotare visite guidate anche per ammirare i grandi interventi del Parco dei Murales di Ponticelli nella periferia est di Napoli; tour di street art con il team di Pop Up! per la regione Marche; tour nella città della Mole con Street Art Tourino; appuntamenti creativi promossi da Another Scratch In The Wall per chi vuole scoprire Milano. E chi più ne ha più ne metta.

L’unico consiglio che possiamo darvi prima di prenotare qualche visita è, come sempre, di scegliere con cautela ed affidarvi ad organizzatori e/o curatori referenziati e competenti, in grado di accogliervi e raccontarvi storie, evoluzioni, artisti e progetti con simpatia ed estrema professionalità. Come se prenotaste la migliore stanza per il vostro piacevole soggiorno.

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Un artista tedesco ripara le crepe dei muri storici con mattoncini LEGO


Se girando per una città o un vecchio borgo in un angolo di un muro noti dei mattoncini LEGO utilizzati per “riparare” delle crepe, potresti essere davanti a Dispatchwork, il progetto creativo dell’artista berlinese Jan Vormann, volto a contribuire alla rigenerazione urbana e a ravvivare le città.

L’idea è partita quando Jan si trovava in un borgo in provincia di Rieti, Bocchignano, una decina di anni fa.

Le pareti degli edifici medievali di questo borgo hanno ispirato l’artista, che poi ha continuato la sua opera in tutto il mondo, “colorando” le crepe di muri in 27 nazioni diverse. Tutte le location “riparate” sono organizzate in una mappa interattiva, dove è possibile vedere tutti i punti in cui sono stati posti dei mattoncini colorati.

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Dispatchwork: combattere la rigidità e la serietà con il pensiero creativo

“A nessuno piace vivere in città noiose e grigie. Ma avete notato che i giocattoli per bambini sono spesso brillanti e colorati? Mi chiedo il perché, dato che in teoria anche loro vivono in città grigie e noiose come gli adulti. Io personalmente ho vissuto in molte città diverse. E Dispatchwork vuole ironizzare su questa serietà super-imposta dai nostri paesaggi cittadini”; ecco come esordisce Jan Vormann nel descrivere il suo progetto.

L’artista, infatti, ha voluto creare qualcosa che combattesse la rigidità e l’eccessiva serietà di certi contesti per dare spazio al pensiero creativo. L’obiettivo, naturalmente, non è quello di evitare il deterioramento dei muri (in caso di un lavoro di restauro tradizionale, infatti, i mattoncini possono naturalmente essere staccati per essere riutilizzati in un’altra location), bensì proprio di evidenziare le numerosissime occasioni che ognuno di noi ha per essere creativi, ogni giorno.

Grazie al semplice gesto di inserire dei mattoncini colorati in delle crepe, Jan Vormann vuole far riflettere sulla dimensione partecipativa della creazione di un progetto, con la possibilità di creare una vera e propria realtà, «una realtà in cui Dispatchwork è solo la vera normalità, nulla di anticonformista».

D’altronde, passare accanto a delle crepe sul muro e vederle riempite di mattoncini colorati sicuramente desta stupore: Dispatchwork è un progetto in grado di porre enfasi su contesti che altrimenti passerebbero inosservati.

Dispatchwork - LEGO

Dispatchwork - LEGO

L’artista continua tutt’oggi a impilare mattoncini, aggiungendo giorno dopo giorno nuove location sulla mappa del progetto, ma non è il solo a farlo. Una parte importante di Dispatchwork, infatti, è la collaborazione di chiunque voglia parteciparvi in tutto il mondo, promossa dallo stesso Jan Vormann.

Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato che il supporto di tutte le persone che continuano a inviare i loro “rattoppi” di LEGO contribuisce a «creare una cultura globale costruita insieme, pezzo dopo pezzo, sormontando i confini nazionali quasi come fosse un gioco». Già, perché basta tornare un po’ bambini e uscire di casa armati di LEGO, “riparare” un vecchio muro e inviare la foto con la località in cui è stata scattate utilizzando il sito web del progetto.

Dispatchwork, anche così, da sempre ha attirato associazioni e iniziative culturali che hanno organizzato numerosi gruppi di lavoro per rigenerare le città, ricolorando muri storici. In questo modo, ci si rende partecipi di un progetto artistico e creativo senza eguali, avendo la possibilità di far parte di qualcosa di davvero unico.

Grandi città, piccoli borghi medievali, monumenti storici: il movimento colpisce letteralmente tutto il mondo ed è destinato a espandersi, mattoncino dopo mattoncino.

Dispatchwork - LEGO

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