Spotify sta testando un’app per l’Apple Watch


Spotify sta testando un’app ufficiale per Apple Watch.

Alcuni utenti di Reddit che partecipano al programma di beta test pubblico di Spotify hanno condiviso screenshot dell’icona dell’app, i controlli di riproduzione e l’elenco riprodotto di recente con un interruttore per la modalità shuffle.

I beta tester dell’app Spotify oer iOS hanno iniziato ad accedere all’app e la prima versione sembra limitata al controllo della riproduzione dei brani. Sembra poi che l’app debba ancora essere ottimizzata per i modelli Apple Watch Series 4 da 40 mm e 44 mm.

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Non è ancora chiaro se Spotify pianifichi di aggiungere la funzione per l’utilizzo offline in modo che gli abbonati Premium possano sincronizzare i brani con l’iPhone e utilizzarlo anche senza il device nelle vicinanze.

Hanno lavorato a stretto contatto con Snowy

Spotify ha lavorato a stretto contatto con Snowy, l’app non ufficiale che ha permesso la riproduzione offline di Spotify su Apple Watch.

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Lo sviluppatore di Snowy, Andrew Chang, ha rivelato lo scorso anno che Spotify lo aveva assunto per creare un’app companion utilizzando l’SDK iOS dell’azienda. Questo test potrebbe essere il risultato di quel lavoro.

La sfiducia dei big nell’Apple Watch

Da circa un anno il catalogo virtuale di app per Apple Watch si è assottigliato e sono scomparse molte app di alto profilo dall’elenco. Google e Amazon hanno entrambi definitivamente rinunciato ai loro progetti di applicazioni per l’Apple Watch e anche Instagram e Twitter hanno ridotto notevolmente il budget destinato a questi prodotti.

Spotify non ha per il momento rilasciato altri particolari.

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Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 2 novembre 2018


Apple

Ennesima trimestrale record per Apple, che ha chiuso il quarto trimestre dell’esercizio fiscale 2017-2018 con un fatturato di 62,9 miliardi di dollari, in crescita del 20%. La festa per gli investitori è stata però rovinata dalle previsione per il prossimo trimestre. Apple ha infatti previsto per il primo trimestre del nuovo esercizio ricavi compre tra 89 e 93 miliardi di dollari, inferiori alle stime degli analisti, per via delle incertezze macroeconomiche legate alle dispute commerciali con la Cina.

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Google

Da Singapore a Tokyo, passando per Mumbai, Londra, Zurigo, Dublino e New York, i dipendenti di Google in 20 uffici nel mondo sono scesi in strada alle 11.10 del mattino per protestare contro la cultura aziendale che secondo loro promuove e protegge i molestatori sessuali. Iniziate in Asia, le proteste sono state accompagnate dalla pubblicazione di una lettera in cui si chiedono cambiamenti nella controllata di Alphabet. L’obiettivo è garantire più trasparenza e una maggiore sicurezza per le donne, anche quando devono segnalare casi di molestie sessuali.

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Spotify

Dati positivi per Spotify. Il servizio di musica in streaming lanciato nel 2008 ha chiuso il terzo trimestre 2018, registrando il suo primo utile in assoluto. Ciò è avvenuto grazie all’investimento nella cinese Tencent Music, che tra l’altro ha fatto richiesta di IPO il mese scorso. Tuttavia è probabile che Spotify torni in perdita nel trimestre in corso visto che aveva anticipato che l’utile sarebbe stato “una tantum” e un “evento non ricorrente”. Nel periodo il gruppo ha registrato 43 milioni di euro di profitti, contro la perdita di 278 milioni nello stesso periodo dello scorso anno. Gli analisti prevedevano un buco di 36 centesimi. I ricavi sono cresciuti nel periodo del 31% annuo a 1,35 miliardi di euro, appena sopra le previsioni del mercato per 1,34 milioni.

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Netflix

Netflix cambierà strategia in fatto di distribuzione, almeno per i film verso i quali ha ambizioni nella stagione dei premi. Roma di Alfonso Cuaron, La Ballata di Buster Scruggs dei Fratelli Coen e Bird Box e Susanne Bier con Sandra Bullock usciranno prima in sala e poi sulla piattaforma streaming, mentre inizialmente era prevista una release in contemporanea. Roma, uno dei probabili candidati all’Oscar come miglior film (e già vincitore del Leone d’Oro a Venezia), uscirà ben tre settimane prima del 14 dicembre: il 21 novembre arriverà a Los Angeles, New York e in Messico. Il 29 novembre uscirà nel resto degli USA e in diversi paesi, arrivando in un totale di 20 mercati internazionali il 7 dicembre. Buster Scruggs e Bird Box arriveranno nei cinema di Los Angeles, New York, San Francisco e Londra una settimana prima rispettivamente l’8 novembre e il 13 dicembre.

In vista degli Oscar. Secondo quanto riporta Deadline, questa strategia è stata attuata per placare le critiche verso Netflix in vista degli Oscar, ma potrebbe essere applicata anche nel 2019 in per film ambiziosi come The Irishman di Martin scorsese, The Laundromat di Steven Soderbergh con Gary Oldman, Meryl Streep e Antonio Banderas, The King di David Michod con Timothée Chalamet, The Last Thing he Wanted di Dee Rees con Willem Dafoe, Ben Affleck e Anne Hathaway, e forse anche per blockbuster come 6 Underground di Michael Bay con Ryan Reynolds.

Startup

Al 30 settembre 2018 le startup innovative costituite mediante la nuova modalità digitale, che consente un risparmio medio stimato di 2 mila euro, sono 1.815. È quanto emerge dalla nona edizione del rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dal Ministero per lo Sviluppo Economico, in collaborazione con InfoCamere e Unioncamere. Rispetto a dodici mesi fa, il totale delle startup costituite online ha conosciuto un incremento di 960 unità.

Milano. Tra le neoimprese innovative avviate nell’ultimo anno, ben 4 su 10 hanno optato per la nuova modalità (40,1%). La Sardegna è la regione con il più elevato tasso di adozione della misura: 7 startup su 10 registrate nell’ultimo anno sono state create online. In termini assoluti, Milano si conferma la provincia più popolosa, con 288 startup costituite online, il 16% del totale nazionale, seguita da Roma, con 183 (10,3%). Chiudono la top-5 per numerosità Padova (70), Verona (50), e Bergamo (47).

Waymo

Waymo, la divisione auto autonome di Google, ha ottenuto il primo permesso per testare macchine senza guidatore sulla strade della California. Al momento 60 società hanno il permesso di provare su strada auto autonome, ma Waymo è stata la prima ad ottenere quello per testare macchine senza il guidatore di sicurezza. Il permesso concede la possibilità di effettuare test sia di giorno sia di notte e le prime corse completamente senza guidatore saranno riservate per i dipendenti Waymo.

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Twitter

Anche Twitter ha festeggiato Halloween e lo ha fatto con una funzione speciale per il tasto Mi piace. Gli utenti di tutto il mondo che hanno messo Mi piace ai post contenenti gli hashtag #Halloween, #Halloween2018 e #HappyHalloween hanno visto comparire uno speciale pop a forma della tipica zucca di Halloween.

Foodora Italia

Glovo, la piattaforma tecnologica di intermediazione per le consegne a domicilio, ha siglato un accordo con la società tedesca Delivery Hero per l’acquisizione di Foodora Italia. Questa acquisizione rientra nella strategia di sviluppo della startup spagnola che mira a consolidare la sua presenza in diversi mercati, con un focus nell’area EMEA. L’operazione prevede diverse fasi che porteranno le due realtà sotto il solo marchio Glovo. La piattaforma di foodora Italia sarà attiva fino ad allora.

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7 pubblicità di Halloween che non puoi perderti


Dior, M&M’s, Burger King e Spotify sono solo alcuni dei grandi marchi che celebrano Halloween anche quest’anno con pubblicità divertenti, spettrali e a volte paurose.

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Le festività di Halloween rappresentano uno dei momenti dell’anno in cui vengono investiti ingenti budget in promozioni e campagne pubblicitarie; un trend affermato negli States che ha preso largamente piede in Europa e in Australia.

Ecco alcuni degli annunci dei big brand pensato a posta per spaventarci e farci sorridere.

M&M’S Halloween – Ghosted

Il confetto giallo è un fantasma e no, non si tratta di un costume. Per un simpatico (e gustosamente cioccolatoso) personaggio della famiglia M&M’s, sopravvivere alla notte più spaventosa dell’anno è molto più difficile di quanto si pensi.

Kit Kat – Talking Pumpkin

Halloween è la festa preferita di chi ama i travestimenti, ma anche un giorno speciale per chi ama il cioccolato. Anche Kit Kat interviene sul tema con un amichevole Jack-o-Lantern pronto a ricordarti: concediti una pausa questo Halloween! Le pause sono buone!  #BreaksAreGood #HaveAKitKat

Burger King – Feed Your Nightmares

Un hamburger può procurare incubi?

Questo è ciò che il marchio Burger King ha provato a dimostrare con uno studio di ricerca insolito per la sua ultima offerta limitata nel periodo di Halloween, intitolata Nightmare King.

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Basandosi sulla composizione unica del sandwich, che consiste in un mix di proteine come pancetta, pollo e manzo, oltre al formaggio, l’ipotesi era che questo nuovo hamburger potesse causare incubi.

Quindi, Burger King si è rivolto (fittiziamente) alla scienza per convalidare questa ipotesi e i risultati dello studio clinico dimostrano che il Re dell’Incubo aumenta le possibilità di soffrirne durante il sonno di 3,5 volte.

Walmart – Haunted House Party

Che tu sia uno zombie o una mummia, tutto ciò che ti serve per organizzare uno strepitoso party di Halloween puoi trovarlo qui, da Walmart.

Jägermeister USA

“Vediamo sprazzi di ghiaccio nel tuo futuro”, vaticina 

Dior – The Beauty Of A Dark Dream

Passare da un mondo incantato a uno spaventoso con i trucchi Dior. Così il brand sceglie di augurare buon Halloween ai suoi affezionati fan. Bella Hadid è la protagonista del commercial.

Spotify – Horror

Uscito con anticipo rispetto alla festa di Halloween, lo spot di Spotify è risultato così spaventoso da venire bannato dalle reti televisive in UK.





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Anche in Europa si può fare startup, seguendo un modello diverso dalla Silicon Valley


Si è parlato a lungo di fuga di talenti, giovani e futuri startupper che hanno visto nella Silicon Valley la giusta scuola in cui sperimentare la propria idea di startup poiché patria degli attuali big, di idee embrionali ora conosciute in tutto il mondo, come Facebook o Google.

Ma di Mark Zuckerberg e di Larry Page ce ne sono solo due al mondo, e se vivi in Europa e vuoi fare startup è ora che tu ti metta in prima linea e che inizi a capire quanto la tua storia e il tuo territorio possano darti per creare la tua azienda.

Secondo alcuni studi, infatti, l’Europa può essere altrettanto fertile per la nascita dei nuovi business in termini di legislazioni e finanziamenti, ma anche in termini di capitale umano: un imprenditore europeo ha caratteristiche completamente diverse da uno statunitense per propensione al rischio, scelta di business o rapporto tra crescita e guadagno.

E ormai anche i casi di successo di startup europee hanno fatto storia: Spotify, Skype o SAP, solo per citarne alcuni.

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Credits: Depositphotos #185004548

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Mondo startup: le differenze tra Stati Uniti ed Europa

Le caratteristiche delle startup, ma anche delle aziende, statunitensi ed europee sono influenzate capillarmente dal continente da cui provengono e non solo a livello territoriale, ma anche culturale e valoriale.

Basti pensare al popolamento dei settori economici nei due territori; il più alto numero di startup americane si concentra nel tech, mentre nel vecchio continente le aziende popolano in modo più consistente il settore tradizionale con un’attenzione particolare al km 0 e all’utilizzo delle risorse vicine, disponibili e facilmente reperibili.

Sarà forse anche perché i Venture Capitalist sono meno rispetto ai grandi investitori americani?

Il settore di sviluppo, quindi, fa nascere in Europa startup che vogliono il più possibile risolvere i problemi della popolazione vicina, con servizi o prodotti basati sulla produzione locale e con un’area di influenza che parte dalla propria città per poi diffondersi sempre mantenendo alta l’attenzione per l’ecosistema locale. Ciò, comunque, non significa che il settore tech sia off-topic per le startup europee.

Quest’ultimo aspetto ci dà lo spunto per introdurre il tema dell’ecosistema, come un insieme di fattori geografici, storici e di popolazione che influenzano le aziende al suo interno. L’Europa, in tutta la storia antica e moderna, è stata la patria delle più grandi civiltà e delle più grandi innovazioni, con una storicità maggiore rispetto agli Stati Uniti, la cui storia conosciuta parte in tempi più moderni.

Ecco quindi che se nel secondo caso il tech è stato il primo settore di sviluppo per disponibilità di innovazione e di freschezza di ragionamento, per il vecchio continente tale settore sta prendendo piede in questi ultimi anni con una concentrazione maggiore in città cosmopolite come Berlino o Londra, ma che non ha paura di concentrarsi in hub anche distanti tra loro per un presidio territoriale, completamente in contrapposizione alla Silicon Valley considerata l’unico vero nodo delle startup innovative.

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Un’altra caratteristica che rende completamente opposti i due modi di fare startup riguarda la visione dell’azienda e del suo successo. In America, forse anche legata alla sua tipologia di economia, una startup deve raggiungere il successo in fretta, nel più breve tempo possibile, per dimostrarsi un’azienda in grado di rimanere sul mercato ed attrarre investimenti, con conseguenze positive nell’ambito degli investimenti, ma portando, anche ad un elevato tasso di fallimenti.

Per l’Europa invece, sempre legata alla piccola impresa e alla crescita graduale di un business, le startup modificano leggermente il paradigma tipico: hanno più tempo per essere messe alla prova e gli viene data la possibilità di crescere più lentamente, ma con basi solide in modo da poter portare risultati più costanti nel futuro. Questione di mentalità e di approccio, dunque.

Ultime, ma non meno importanti, sono le voci che riguardano gli investimenti, le leggi ed il rapporto con i dipendenti, aspetti da tenere in considerazione da ogni startup che voglia fare la storia.

Per investimenti si intendono capitali di rischio apportati all’interno del business, in USA questi soldi provengono per lo più da soggetti privati, ex imprenditori o fondi di investimento, che hanno l’obiettivo di supportare economicamente la startup in cambio di quote o parte degli utili; in Europa dei 19 miliardi investiti in startup nel 2017, la maggior parte proviene da enti governativi regionali o europei, il capitale privato rappresenta solo una minoranza, seppur in continua crescita.

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La legislazione impone, forse, vincoli più restrittivi per una startup. In Europa le leggi sono diversi di Paese in Paese e questo rende sicuramente più difficile per un giovane imprenditore aprire la sua azienda, ma ovviamente una volta aver superato l’esame, lo startupper europeo può affrontare tutto; le leggi USA, al contrario, sono generalmente abbastanza uniformi in ogni Stato e quindi rendono la vita facile agli imprenditori in erba.

Ultimo tema il rapporto con i dipendenti, risorsa base per la creazione di una startup di successo. Potremmo dire che il dipendente europeo sia più felice di quello americano e questo è dovuto alla maggior tutela che le leggi europee forniscono ai dipendenti nel vecchio continente, dagli orari di lavoro più leggeri alla tutela di ferie e permessi.

Startup Europe Ambassador, il programma Made in EU a supporto delle startup

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Ovviamente è importante notare che le differenze di territorialità non riguardano solo Stati Uniti ed Europa, ma anche Europa dell’Est ed Europa dell’Ovest, territori a lungo contrapposti e divisi da regimi economici e politici opposti che hanno quindi lasciato sviluppare tessuti economici differenti.

In poche parole possiamo dire che fare startup ad Ovest è più simile a un modello di sviluppo statunitense, improntato al capitalismo e alle regole di mercato, ma con maggiori difficoltà per gli startupper in favore di chi è impiegato in grandi realtà; al contrario, facendo startup in Europa dell’Est, è più meritevole chi si sporca le mani, ma ci si trova davanti ad una storia più recente e ad un business molto più tradizionale e tradizionalista.

Per ovviare a queste disparità e sostenere le startup europee, l’UE ha lanciato diversi programmi di finanziamento, come lo Startup Europe Ambassadors. Si tratta di un gruppo di associazioni e mentori che si impegnano a dare un sostegno alle idee non solo finanziario.

I cosiddetti ambassador avranno il compito di sostenere i neo imprenditori nella creazione e nello sviluppo di un’azienda sostenibile partendo dalla fase di mentoring fino al round di finanziamento vero e proprio. Oggi gli ambassador sostengono già 60 ecosistemi locali e 750 startup.

Al Venture EU spetta invece il compito di reperire i capitali da investire nelle aziende: è infatti un comitato composto da sei fondi di investimento che andranno a concentrare gli sforzi in Paesi differenti con l’obiettivo di raccogliere più di 2 miliardi da iniettare nel mercato europeo delle startup, portando così all’aumento del numero degli unicorni europei. Insomma un vero contrattacco al comparto startup statunitense.

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Case studies: le startup europee che hanno fatto scuola

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Quelle che non sono startup sono scaleup ed in Europa rappresentano 4.200 realtà solo nel campo tech e fintech (569 aziende) con Paesi nordici, Regno Unito, Irlanda, Germania e Francia che guidano la classifica.

I settori verticali su cui vale la pena tenere gli occhi aperti sono: blockchain, intelligenza artificiale, digital construction, insurtech, foodtech e fintech.

C’è qualcuno però che ha già raggiunto la vetta, da startup a impresa di successo, come Spotify, Candy Crush e Deliveroo.

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Spotify

La storia di Spotify parte dalla Svezia, dalla mente di Daniel Ek ed in realtà è il risultato di successo di quella che sembrava essere una storia di insuccesso.

Daniel, infatti, prima di Spotify aveva già creato ben due startup di successo, Advertigo e Tradera, vendute per qualche milione di dollari nel 2006. Come per ogni giovane la ricchezza gli aveva dato alla testa e dopo aver sperperato il suo patrimonio è voluto tornare in pista con l’idea di una startup che potesse dare accesso a tutte le canzoni del panorama musicale senza essere illegale; è nata così Spotify, che in breve tempo grazie agli sponsor e agli abbonamenti premium, ha potuto pagare i diritti d’autore agli artisti. La sua popolarità crescente gli ha assicurato nel tempo anche una partnership con Facebook. Oggi sfido chiunque a non usare Spotify, l’app che ha cambiato il modo ascoltare la musica online.

Candy Crush

Di storia più recente è Candy Crush, gioco puzzle nato nel 2009 dall’idea dell’italiano Riccardo Zacconi, oggi uno degli uomini più ricchi del globo, residente a Londra e a capo dello Sweet Capital (tanto per rimanere in tema di dolcezze) fondo di investimento per startup.

Candy Crush è solo il primo dei giochi dell’azienda King Corporation, business, appunto, impiegato nel settore dei videogiochi, o più propriamente videogiochi social. L’intuizione geniale dell’italiano è stata quella di integrare il suo gioco con Facebook per permettere agli utenti di sfidarsi o sostenersi con invio di vite extra per superare i livelli sempre più impervi del puzzle.

Oggi Zacconi ha un capitale invidiabile che sta investendo in fondazioni no profit per il sostegno all’infanzia e nelle startup più valide attraverso il suo fondo di capitali, ottenendo anche la soddisfazione personale di brevetto sulla parola Candy.

Deliveroo

Ultimo, anche per la sua storia cronologica è Will Shu con la sua Deliveroo, una delle aziende leader del settore food delivery con una crescita del 650% nel 2016.

L’idea, apparentemente banale, ma che sta spopolando, nasce dalla necessità di uno studente di ricevere del cibo a domicilio e ad oggi movimenta quotidianamente cibo e non solo nelle più grandi città del mondo. Il segreto del successo? Facile avere del cibo caldo e diverso ogni giorno direttamente a casa risparmiando sul tempo di cucina o per togliersi qualche voglia particolare.

L’azienda impiega circa 1000 persone solo nella sede centrale e conta diverse migliaia di fattorini sparsi in tutto il mondo, e a luglio ha stretto un accordo con TripAdvisor.

Per localizzarle puoi anche utilizzare la mappa delle startup europee qui.





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Apple si compra una startup che scova i nuovi talenti della musica (anzi no)


Apple non ha acquisito Asaii, un’azienda di analisi musicale focalizzata sulla ricerca e scoperta di nuovi talenti della musica. La notizia dell’acquisizione (riferita da AXIOS), che secondo i rumors era inferiore a 100 milioni di dollari, si è rivelata non è corretta. Secondo il magazine Tech Crunch, Cupertino non avrebbe comprato la startup (che un mese fa ha annunciato la chiusura delle attività), ma ha assunto alcuni i tre founder, Sony TheakanathAustin Chen e Chris Zhang, che ora lavorano per Apple Music. E’ possibile che i tre continueranno a lavorare nella stessa direzione: analisi dei dati dei social e dei servizi di streaming musicali. Il senso dell’operazione in qualche modo resta. 

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Il cruscotto dei talenti

Tra i progetti sviluppati da Asaii c’è una dashboard che riunisce i dati dei servizi di streaming  musicale e dei social media. Un cruscotto che ha sì l’obiettivo di aiutare le etichette discografiche a pianificare campagne di marketing e tourneé, ma che permette anche alle stesse etichette di scoprire gli artisti prima che diventino grandi. Asaii dice che la sua tecnologia è in grado di trovare artisti “da 10 settimane a un anno” prima che diventino noti al pubblico, consentendo, sostiene la compagnia, anche di scoprire “il prossimo Justin Bieber”.

L’algoritmo delle preferenze musicali

Oltre al cruscotto sugli artisti, Asaii ha sviluppato anche una sorta di algoritmo di segnalazione che i servizi di streaming possono utilizzare per suggerire proposte musicali interessati per gli ascoltatori, in base alle loro preferenze. Si prevede che questa tecnologia verrà utilizzata per aiutare il servizio di Apple a competere con i servizi di consulenza Daily Mix e Discover Weekly di Spotify.





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Apple si compra una startup che scova i nuovi talenti della musica prima che diventino star


Apple ha acquisito Asaii, un’azienda di analisi musicale focalizzata sulla ricerca e scoperta di nuovi talenti della musica. L’acquisizione (come riferito da AXIOS), che secondo i rumors è inferiore a 100 milioni di dollari, è il secondo acquisto di Cupertino focalizzato sulla musica (quest’anno). Il mese scorso, la società ha completato infatti l’acquisizione di Shazam

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Il cruscotto dei talenti

Tra i progetti sviluppati da Asaii c’è una dashboard che riunisce i dati dei servizi di streaming musicale e dei social media. Un cruscotto che ha sì l’obiettivo di aiutare le etichette discografiche a pianificare campagne di marketing e tourneé, ma che permette anche alle stesse etichette di scoprire gli artisti prima che diventino grandi. Asaii dice che la sua tecnologia è in grado di trovare artisti “da 10 settimane a un anno” prima che diventino noti al pubblico, consentendo, sostiene, anche di scoprire “il prossimo Justin Bieber”.

L’algoritmo delle preferenze musicali

Oltre al cruscotto sugli artisti, Asaii ha sviluppato anche una sorta di algoritmo di segnalazione che i servizi di streaming possono utilizzare per suggerire proposte musicali interessati per gli ascoltatori, in base alle loro preferenze. L’ipotesi è che che questa tecnologia verrà utilizzata per aiutare il servizio di Apple a competere con i servizi di consulenza Daily Mix e Discover Weekly di Spotify.





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Facebook ha lanciato un display per le videochat da salotto


Facebook ha lanciato Portal, uno smart display utile soprattutto per le video chat. E’ equipaggiato con una fotocamera grandangolare dotata di intelligenza artificiale in grado di riconoscere le persone (e anche di associarle ai propri account) e in qualche modo di seguirle nella stanza mentre compiono le loro attività. Portal arriverà in due varianti ad un prezzo rispettivamente di 199 e 349 dollari. Il modello più piccolo ha uno schermo da 10 pollici, 720p e due altoparlanti. Il modello più grande ha uno schermo da 15,6 pollici, 1080p due altoparlanti e un subwoofer, ed è più adatto per la riproduzione di musica. Il Portal Plus avrebbe anche il vantaggio di uno schermo rotante, che può passare dall’orientamento orizzontale a quello orizzontale durante la chat.

facebook

Sarà Alexa

Quando è inattivo, il dispositivo scorre le foto di Facebook (quelle che hai scelto, dice) e si può anche utilizzare per ascoltare musica con Pandora, Spotify, iHeartRadio. Facebook ha rinunciato a fare il proprio assistente virtuale, optando invece per un modello di partnership. Sarà Alexa, l’assistente digitale di Amazon a rispondere ai comandi vocali impartiti al dispositivo di Facebook. Basterà dire “Hey Portal” per attivarlo. Certo, l’idea di mettere una videocamera (che ti riconosce) e un microfono collegati a Facebook in casa non fa stare tranquilli. Per questo il lancio di Portal è stato ritardato, nella speranza che possa sfuggire ai sospetti dello scandalo sulla privacy dei dati di Cambridge Analytica.

Anti hacker

Entrambi i dispositivi, in ogni caso, sono dotati di una cover per la fotocamera e di un pulsante che spegne completamente il microfono e la fotocamera. Come riporta The Verge, sembra che il device non disattivi semplicemente il microfono e la fotocamera, ma tagli fisicamente il circuito per prevenire i tentativi di hacking.

Il flop del Facebook Phone

Facebook aveva già provato a mettere in commercio un dispositivo hardware. Il primo tentativo risale al 2013 con il Facebook Phone. Ma non è andata benissimo. Certo, sono suoi anche i visori per la realtà virtuale di Oculus, ma Portal è il primo dispositivo a firma Facebook.





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Tencent Music vuole quotarsi in borsa. Con un’offerta da 1 milione (dice Bloomberg)


Dopo Spotify, un’altra big tech dello streaming musicale si quota a Wall Street. Tencent Music, il braccio musicale online della più grande social media company cinese, ha presentato domanda per quotarsi al Nasdaq. Secondo la cifra, indicativa, scritta nei documenti presentati alla Sec e che potrebbe anche cambiare, l’offerta in azioni del sito di streaming musicale potrebbe aggirarsi intorno al miliardo di dollari. L’ambizione è quello di portare un nuovo modello sul mercato occidentale. Un mix tra social network e negozio musicale all’interno del quale lo streaming rappresenta solo una piccola parte.

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Uno spin-off da 800 milioni di utenti

Tencent Music è uno spin-off che offre quattro servizi di streaming: Q Music, Kugou Music, Kuwo Music e WeSing. Si va dalla musica, alle app di karaoke ai servizi di streaming di concerti. In Cina sono numeri uno, per una platea di ascoltatori pari a 800 milioni di utenti mensili.  Il gruppo fa anche sapere di disporre di un catalogo di “20 milioni di pezzi musicali provenienti da 200 etichette nazionali e internazionali”.

Che ha di diverso da Apple Music e Spotify

A differenza di Apple Music, Spotify (ma anche Pandora), Tencent Music è un business redditizio, ma le sue entrate lorde e il suo modello di business sono diversi dai cugini occidentali. Mentre Spotify funzionano con gli abbonamenti flat a pagamento e versioni free supportate da advertising (modello freemium), Tencent Music è una piattaforma all-in-one dedicata alla musica. Dentro ci sono concerti, social network, strumenti per gli artisti e servizi di vendita di canzoni e di gadget fisici e digitali. Quindi, la musica in streaming è solo una piccola parte dell’offerta e del fatturato. Entrare a fare parte di Tme vuole dire entrare in una sorta di marketplace sul modello di WeChat di cui non a caso è proprietario Tencent (in questo senso il pubblico di riferimento sale a 1 miliardo di utenti)

I numeri di Tencent Music

Tencent Music è controllata con il 58,1% dal colosso cinese Tencent che punta ad approfittare del momento favorevole dell’industria musicale, tornata a crescere dopo anni di crisi.  Controlla il 76% del mercato cinese. Fra gli azionisti figura con il 9,1% anche la concorrente Spotify. Dichiara un giro d’affari di 1,3 miliardi di dollari nei primi sei mesi dell’anno e un utile netto di 263 milioni di dollari. Gli abbonamenti rappresentavano solo il 30% delle vendite, mentre il grosso arriva dai regali virtuali che vengono usati durante i concerti live e da servizi premium. A spingere vendite e ricavi (+8% nel 2017) è stato soprattutto l’avvento delle piattaforme di streaming digitale che sono riuscite ad arginare il fenomeno della pirateria informatica.

Perché si quota 

La quotazione di Tencent Music arriva dopo il primo calo nei profitti di Tencent. Il primo dopo dieci anni di crescita. Il mercato domestico per la prima sembra andare stretto ai cinesi che hanno bisogno di espadersi anche nei Paesi più maturi da un punto di vista digitale.





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Spotify chiede all’UE di alzare la voce contro le big del tech americane


Spotify, insieme a Deezer e altri servizi online, ha chiesto all’Unione Europea di intraprendere azioni più severe per frenare quelle che considerano pratiche di concorrenza sleale da parte dei competitor stranieri.

Nelle prossime settimane, infatti, i Paese dell’Unione Europea stabiliranno una posizione comune su una proposta di legge platform-to-business (P2B) volta a garantire maggiore trasparenza ed equità nell’economia digitale. negli ultimi anni l’Unione ha introdotto regole più severe per regolamentare i mercati online dominati dai giganti tecnologici statunitensi come Google, Apple e Amazon.

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In una lettera congiunta, a firma di imprese e organismi collegiali come il Consiglio degli Editori Europei o l’Associazione Europea per l’Artigianato, si è però affermato che i provvedimenti non sono abbastanza incisivi: “Sono necessarie misure mirate per prevenire pratiche sleali da parte delle piattaforme se la legislazione vuole promuovere una crescita digitale sostenuta”, si legge nella missiva datata 24 settembre.

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Cosa cambia con la legge P2B

Presentata dalla Commissione Europea ad aprile, la legge P2B costringerebbe app store, motori di ricerca, siti di eCommerce e siti web di prenotazioni alberghiere (come Expedia) a essere più trasparenti su come vengono classificati e archiviati i risultati delle ricerche e le motivazioni che inducono a inserire o cancellare determinati servizi.  Apre anche le porte alle aziende per associarsi e chiamare in giudizio le piattaforme online.

I gruppi imprenditoriali e industriali, fra i quali sono presenti i colossi della musica in streaming Spotify e Deezer, non hanno menzionato alcuna piattaforma nella lettera, che era indirizzata ai Ministri Europei tra i quali è previsto un incontro il 27 settembre.

Spotify accordo warner sony universal

“Questa piattaforme sfruttano la loro posizione privilegiata per diventare unici guardiani dell’economia digitale”, si legge nella lettera. Vengono anche evidenziati alcuni comportamenti sleali messi in atto dalle piattaforme, come l’uso obbligatorio di un particolare sistema di fatturazione o cambiamenti unilaterali dei contratti.

 

Il gruppo CCIA, che rappresenta Google, Amazon e eBay, ha già dichiarato in merito che non esistono prove di un problema diffuso e sistematico, tale da richiedere nuovi regolamenti.





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Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 14 settembre 2018


elon musk

credits www.mercurynews.com

Elon Musk

Secondo il Mercury News, The Boring Company di Elon Musk vuole realizzare il primo tunnel sotterraneo per offrire il nuovo sistema di trasporti Hyperloop in modo da eliminare il traffico superficiale nelle metropoli viaggiando sotto terra. Ora l’azienda fondata da Elon Musk è intenzionata a dare vita a un altro progetto parallelo, stavolta per collegare il tunnel. Come? Attraverso dei garage.

Dal garage al tunnel. L’ultima proposta dell’imprenditore ha l’obiettivo di unire i garage residenziali al tunnel, quindi permettere ai pendolari di entrare direttamente dalla loro abitazione tramite gli elevatori automatici per poi essere trasportati su delle piattaforme autonome.

LEGGI ANCHE: La Boring Company di Elon Musk costruirà un tunnel super veloce a Chicago

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Facebook

Facebook è “più preparata” per combattere le interferenze sulle elezioni. Lo ha detto Mark Zuckerberg in un post da 3.300 parole sul blog del social network. Ammettendo che nel 2016 Facebook non era preparata, il fondatore del social network spiega come da allora la piattaforma ne ha fatta di strada ”sviluppando sofisticati sistemi per prevenire le interferenze sulle elezioni sui nostri servizi. Abbiamo fatto progressi – aggiunge – ma ci troviamo di fronte ad avversari sofisticati” e con molte risorse a disposizione. ”Non molleranno e continueranno a evolversi. Dobbiamo costantemente migliorare e essere un passo avanti a loro”.

Apple

Con la presentazione da parte di Apple dei nuovi iPhone è iniziata la guerra dei chip con quello che è ormai il principale concorrente, Huawei. Sia la casa di Cupertino sia l’azienda cinese, sottolinea il sito Ieee Spectrum, affermano infatti di essere stati i primi a lanciare sul mercato i nuovi chip da 7 nanometri, molto più veloci di quelli a 10 che sono lo standard attuale. Quello che sembra certo dalle specifiche è che sia le prestazioni che l’efficienza dei modelli di punta delle due case dovrebbero migliorare notevolmente.

7 nanometri. La misura di 7 nanometri si riferisce alla distanza dei transistor all’interno dei chip, e la riduzione permette di ‘impacchettarne di più aumentando quindi la potenza. Il nuovo A12 Bionic di Apple, contenuto nei modelli presentati di iPhone ieri, può fare secondo la casa di Cupertino cinque trilioni di operazioni al secondo, otto volte più dei predecessori, consumando un decimo di energia. Il Kirin 980 di Huawei ha invece, sempre secondo le specifiche rese note dalla casa madre, performance migliori del 20% con una riduzione dei consumi del 40%.

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Spotify CEO Daniel Ek speaks during a press event in New York May 20, 2015. Spotify, which provides free on-demand music or ad-free tunes for paying customers, said it will now also provide video content and podcasts. REUTERS/Shannon Stapleton

Spotify

Spotify ha aumentato il limite massimo dei brani scaricabili in modalità offline. Se in precedenza, infatti, gli utenti di Spotify Premium (solo chi ha un account Premium può sfruttare questa funzione offline) potevano scaricare al massimo 3.333 brani su tre dispositivi differenti, quindi in totale 9.999 canzoni, ora questo tetto è stato alzato a 10.000 tracce su cinque dispositivi, per un totale di 50 mila contenuti.

In agenda oggi

FESTIVAL EXPERIENCE – Si conclude a Matera oggi il Festival Experience, rassegna dedicata ad arte, cultura e spettacolo nei siti Patrimonio Unesco del Sud Italia. Dopo la presentazione ufficiale proprio a Matera, il 18 luglio e le soste in Puglia, Campania, Sardegna e Sicilia, il progetto elaborato dall’Associazione Province Unesco Sud Italia e promosso dall Upi (Unione delle Province d’Italia) torna per la sua ultima tappa nella città dei Sassi, capitale europea della cultura nel 2019. Nato con l’obiettivo di dar vita ad una rete tra i territori del Sud Italia che ospitano un sito Unesco, il progetto ha l’intento di promuovere l’insieme delle risorse paesaggistiche, culturali, enogastronomiche di tali territori in un offerta turistica unica e integrata.

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Per Strasburgo è arrivato il momento di una nuova regolamentazione del Copyright. Che faranno ora le BIG e l’iter del testo (che forse cambierà ancora)

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