4 tattiche (basate sui dati) per capire se per il tuo sito web è meglio la SEO o il PPC


Il panorama dei motori di ricerca è cambiato notevolmente negli ultimi decenni. Ti ricordi che aspetto aveva la SERP di Google 20 anni fa? C’è un trucchetto nascosto che rivela come appariva graficamente il motore di ricerca quando vide la luce per la prima volta. Digita “Google nel 1998” nel campo di ricerca e viaggerai letteralmente nel tempo. Il motore di ricerca acquisirà il design che aveva nel 1998 quando fu lanciato.

SEO o PPC come scegliere

E questo è quello che si vede adesso se cerchi, per esempio, “iPhone X”.

SEO o PPC come scegliere 2

Guardare questa SERP “preistorica” e l’attuale SERP di Google è come paragonare un vecchio cellulare, con funzioni e memoria limitate, ad un elegante smartphone multifunzione, pieno zeppo di app.

I risultati di ricerca sono diventati molto più dinamici e personalizzati. Di conseguenza, ritagliarsi un posticino nella SERP di Google è diventato più difficile che mai. Se prima Google era principalmente composto da 10 link blu, oggi la sua pagina dei risultati di ricerca è costituita da più elementi, maggiore vitalità e più contesti anticipati.

Man mano che il motore di ricerca si evolve, anche i professionisti dell’inbound marketing e della SEO si evolvono, combinando strategie SEO (search engine optimization) e PPC (pay per click): non ci si concentra più solo sull’essere il numero uno, ma piuttosto si cerca di conquistare più caselle nella prima pagina di Google. Sia SEO che PPC, dunque, aiutano i proprietari di siti web ad incrementare la loro visibilità sulla SERP.

Ma come scegliere la giusta strategia adatta al tuo sito? Come trovare e mantenere il giusto equilibrio tra tattiche organiche e retribuite?

Per abbracciare tutti questi cambiamenti e adattarsi a loro, è più che mai importante capire come si presentino le SERP nel nostro specifico settore. In questo post, scopriremo insieme come esplorare il mercato e valutare il panorama di ricerca competitivo nella nostra nicchia in modo da scegliere la strategia giusta, che funzioni al meglio per il nostro business e ci aiuti a superare i nostri diretti concorrenti.

1. Esplora la concorrenza locale nel SEO e nel PPC

Sia PPC che SEO possono essere un’arma potente per indirizzare il traffico mirato al nostro sito web. Ma su quale di queste strategie dovresti concentrarti per prima?

Per un approccio basato sui dati, ad esempio, puoi utilizzare il nuovo strumento CPC Map di SEMrush. Si tratta di una mappa che mostra il costo medio per clic in una particolare regione per una determinata nicchia. Con il suo aiuto puoi analizzare i costi pubblicitari in diversi stati e confrontare sia il CPC medio che il volume di ricerca medio in 17 differenti settori.

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2. Scopri le funzionalità della SERP utili nella tua nicchia

Oltre alle normali inserzioni organiche, le pagine dei risultati di ricerca possono contenere altre varianti di contenuto, come le funzionalità SERP. Queste funzionalità sono elementi speciali che aggiungono più informazioni e vanno oltre i risultati di ricerca standard.

Di seguito sono solo alcune delle più popolari funzionalità di Google SERP:

  • Featured Snippet. Un tipo speciale di risultati di ricerca che mirano a rispondere alla domanda dell’utente. Questo frammento viene visualizzato in una casella sopra i risultati organici, offrendo alla tua pagina una maggiore visibilità e aumentando la tua autorevolezza come esperto del settore, il che può generare molto traffico sul tuo sito. In genere, gli “snippet” in primo piano rappresentano un’opportunità per le pagine che si collocano nelle prime cinque posizioni.

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  • Local Pack. Questa funzione offre un coinvolgimento dell’utente e un CTR significativamente elevati. Il local pack è un insieme di tre risultati locali sotto una mappa di Google con segnaposto che indicano la posizione dell’attività. Quando si tratta di aziende fisiche, questa funzione non può essere ignorata.

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  • Sitelinks. Collegamenti a singole pagine del tuo sito web sotto il principale risultato di ricerca organica. I sitelink si basano sulla struttura del tuo sito. Questi elementi aiutano le persone a trovare rapidamente ciò che stanno cercando e quindi a creare un CTR migliore rispetto agli elenchi standard.

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  • Recensioni. Osserva le stelle che a volte vengono visualizzate per prodotti, ricette e altri elementi pertinenti. Le recensioni arricchiscono gli snippet standard con stelle gialle sotto l’URL, rendendo i risultati di ricerca abituali più evidenti e aiutano la tua attività a catturare l’attenzione di un utente.

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Quindi se non stai capitalizzando sulle SERP feature che sono rilevanti per il tuo sito web, potresti perdere una buona opportunità per avere più spazio su Google. Anche se il sito web si classifica nei risultati di ricerca a pagamento, vale la pena provare a raggiungere quella posizione zero che può aiutarti a migliorare la tua visibilità e credibilità agli occhi degli utenti.

3. Scopri quanto sono popolari gli annunci PLA nel tuo settore

I Product Listing Ads (PLA) vengono visualizzati in un blocco speciale di annunci Google progettato per vendere direttamente i prodotti. Questi risultati vengono visualizzati con informazioni dettagliate, come un nome di dominio, un link che indirizza alla pagina del prodotto, il prezzo e l’immagine dello stesso prodotto. I risultati della ricerca shopping sono posizionamenti a pagamento, ma rispetto ai normali frammenti di annunci Google, sono decisamente più accattivanti.

I risultati di Google Shopping ti consentono di posizionare i tuoi prodotti sotto i riflettori — in alto o in alto a destra di una SERP sopra i normali frammenti di annunci Google – e come  risultati in primo piano aiutano a spingere i consumatori ad acquistare i tuoi prodotti.

Gli annunci di Google Shopping di solito portano a percentuali di clic più elevate rispetto agli annunci di testo normali. D’altra parte, mentre il traffico aumenta, più clic significano spendere più budget nella pubblicità. Quindi, come decidere se utilizzare i PLA o attenersi alla strategia organica e potenziarla con annunci Google standard?

Prima di tutto, vale la pena di ricercare l’uso dei PLA tra i tuoi concorrenti per capire meglio come gli altri eCommerce player della tua nicchia preparino il loro percorso verso il successo.

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Se il tuo settore è poco competitivo in Google Shopping e c’è un piccolo numero di aziende che utilizzano i PLA, forse ha senso cogliere l’opportunità di indirizzare il traffico al tuo sito attraverso questo canale. In questo caso, gli annunci di Google Shopping potrebbero essere meno costosi per conversione rispetto ai risultati di ricerca a pagamento e agli annunci visualizzati.

Tuttavia, i PLA funzionano solo per le attività degli eCommerce che utilizzano Google Merchant Center. Innanzitutto, devi specificare i dati prodotto nell’account Google Merchant e configurare i tuoi PLA.

D’altra parte, se operate in una nicchia con molti concorrenti che utilizzano i PLA, ridistribuire il tuo budget ad altri canali può essere una buona idea, soprattutto se possiedi un’attività di eCommerce di ridotte dimensioni. Non c’è praticamente alcun vantaggio per le piccole aziende con budget limitati nel competere con gli squali dell’eCommerce su Google Shopping.

4. Analizza le strategie dei tuoi concorrenti, a pagamento e organiche, in riferimento alle branded keywords

In genere si tende ad utilizzare le cosiddette branded keywords solo nelle loro strategie di ricerca organica: perché spendere soldi per mostrare il nome della tua azienda, se i termini inclusi nel marchio sono già attivi nei risultati organici?

D’altra parte, se non stai posizionando il nome del tuo prodotto potresti perdere alcune opportunità eccezionali per il tuo sito web quando gli utenti cercano direttamente il brand. Anche per un’azienda con un budget limitato, ha senso investire almeno una piccola cifra in branded keywords. Ecco perché:

  1. per dominare la tua SERP e costruire la tua credibilità. Se il brand compare a sia nei risultati di ricerca organici che in quelli a pagamento, aumenterai naturalmente la tua visibilità nella SERP. Inoltre, questo ti aiuterà a mostrare alle persone che sei un player importante nella tua attività. Adidas, per esempio, domina la metà superiore della SERP, creando maggiore credibilità e fiducia nel marchio.

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  1. I tuoi rivali potrebbero rubarti da sotto il naso i termini collegati al tuo brand. Ci sono state molte discussioni riguardo a questa pratica. Ad ogni modo, alcune aziende usano efficacemente la strategia di puntare sui termini di marca dei loro concorrenti. Quindi è meglio assicurarti di avere il controllo delle parole chiave legate al tuo marchio per salvare la tua posizione in SERP e scoraggiare i click verso il sito web dei concorrenti.
  2. Puoi avere più opportunità per creare il tuo messaggio. Gli annunci ti offrono un buon mezzo per essere creativo e conquistare il cuore dei tuoi clienti con un messaggio accattivante che li convincerà a dirigersi verso il tuo sito. Inoltre, puoi indirizzarli alle tue migliori landing page tramite meccanismi di ricerca a pagamento.

Se non sei sicuro di voler provare questa strategia, inizia con la ricerca per scoprire quale tattica è più popolare nella tua nicchia specifica usando ad esempio Keyword Gap.

Per confrontare le parole chiave a pagamento e quelle organiche del tuo competitor, inserisci due volte lo stesso dominio, seleziona le parole chiave organiche e a pagamento e clicca su “Parole chiave comuni” come tipo di intersezione. Nei risultati puoi vedere quali strategie sono più usate tra i concorrenti.

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Come conciliare SEO e PPC

Come abbiamo visto, la visibilità in SERP oggi è una scienza molto più complessa del 1998. La diversità delle SERP è diventata la naturale evoluzione di Google e l’aspetto effettivo di una pagina dei risultati di ricerca dipende in larga misura dal settore in cui lavori. Ciò significa che la ricerca della tua nicchia specifica continua ad essere di fondamentale importanza per il tuo successo.

Guarda quali pratiche usano i tuoi concorrenti e se quelle tattiche funzionano. Scopri quali feauture della SERP sono più rilevanti nel tuo settore e quali trucchi usano gli altri siti per raggiungere i risultati desiderati. Utilizza questa miniera d’oro di dati e osserva i risultati da ogni prospettiva per avere un’idea esatta di ciò che sia meglio per il tuo sito web. Assicurati, infine, che le tue strategie organiche e a pagamento non interferiscano l’una con l’altra, ma si completino a vicenda e cerca di determinare il mix ottimale di SEO e PPC per il tuo brand.





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Le cinque campagne dalla FIFA World Cup 2018 che ci sono piaciute di più


La FIFA World Cup costituisce da sempre uno degli appuntamenti più ghiotti in fatto di marketing per i brand di tutto il mondo: pubblico vastissimo, tema ben definito, altissima possibilità di pianificare contenuti e pubblicazioni.

Ecco perché i creativi di tutto il mondo producono ogni quattro anni alcune delle più belle campagne di sempre. La spesa pubblicitaria di quest’anno, secondo le previsione in crescita del 5,2%, arrivando a circa 535 miliardi di dollari, in parte è stata anche dovuta alla Coppa del Mondo.

Il più grande evento sportivo mondiale, insomma, resta ancora un palcoscenico sul quale gli inserzionisti possono esibirsi e mostrare le loro migliori idee.

Per la World Cup che si è appena conclusa, abbiamo selezionato cinque campagne che ci sono piaciute particolarmente, sia per la realizzazione che per le idee innovative o particolarmente divertenti che ci sono alla base del concept. Scopriamole insieme.

1. Caltex ha omaggiato la nazionale australiana

La compagnia petrolifera australiana Caltex ha voluto omaggiare la propria nazionale e in particolare il veterano Tim Cahill, riprogettando le stazioni di servizio, diventate da maggio a giugno “CahillTex”.

Davvero convincente l’iniziativa di ambient marketing, che però ha ricevuto qualche piccola critica: per alcuni l’unico motivo per portare il trentottenne in Russia insieme agli altri Socceroos (così sono chiamati i giocatori della nazionale in Australia) sarebbe stata proprio la mega operazione di marketing alle sue spalle.

2. IKEA non si lascia sfuggire l’occasione dei mondiali

Per IKEA instant e real time marketing non hanno segreti e non poteva certamente lasciarsi sfuggire l’occasione della World Cup per sfoderare la sua migliore arma: unire mobili e umorismo.

Dopo qualche simpatica presa in giro nei confronti della nazionale italiana, fuori proprio a causa della Svezia dai Mondiali 2018, IKEA ha puntato a un pubblico più ampio.

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E se la Coppa del Mondo può dividere completamente il salotto, ecco che è necessario scegliere il divano giusto per guardare comunque tutti insieme le partite.

Il divano Dekajtig consente a un familiare di voltare le spalle al televisore, mentre il divano Vallentuna può separarsi per ospitare fazioni opposte.

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3. AQuest e Foosball World Cup 2018, dalle partite in TV al gaming

La nuova unit Lab di AQuest ha creato un gioco online, Foosball WorldCup 2018, per permettere agli italiani di godersi comunque i Mondiali di calcio, anche se la Nazionale ne è stata esclusa.

Consapevole che per gli italiani il calcio sia “il gioco più bello del mondo”, AQuest ha creato una vera e propria campagna innovativa e interattiva, basata tra l’altro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Il gioco è stato realizzato utilizzando una grafica 3D “low poly”, in un ambiente in cui giocatori, pallone in movimento e confini dello stadio vengono illuminati da una luce neon dinamica, e con un’inquadratura capace di seguire ogni movimento dei giocatori e le traiettorie della palla, rendendo le azioni realistiche ed avvincenti.

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Tra i 32 team qualificati ai mondiali (più uno bonus, gli Azzurri), si può scegliere la propria squadra del cuore e, in base ai colori del team selezionato, l’ambiente 3D reagisce e si adatta di conseguenza. La squadra avversaria è scelta in maniera casuale entro cinque secondi, mentre la durata complessiva del gameplay è di tre minuti.

Grazie all’utilizzo dell’AI, basata sulla classifica calcistica reale, infine, le squadre più forti che hanno partecipato al mondiale hanno avuto una prestazione migliore anche nel gioco online. Potenza del tiro, velocità orizzontale dei giocatori e velocità della palla variano a seconda della squadra selezionata.

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Lo scopo di cavalcare in real time l’evento di risonanza internazionale è stato collegato all’effetto nostalgia del tradizionale calcio balilla, ma sperimentando avanzate tecnologie di grafica 3D e template.

Un bell’esempio di come il gaming possa entrare nella comunicazione del brand, creando una campagna marketing ad hoc, con obiettivi precisi di awareness.

4. Carlsberg ha puntato sul luxury trasformando il suo prodotto

Il brand di birra danese Carlsberg ha cercato di conquistare i fan in Europa e in particolare in Russia creando una birra con la consistenza del caviale.

CP + B Copenhagen ha ideato il piano e sviluppato la birra di lusso con l’aiuto di esperti alimentari in Danimarca.

La birra con la consistenza delle uova di pesce più costose al mondo è stata creata per dare la possibilità anche agli appassionati di calcio di assaporare insieme la cultura russa e quella danese.

5. Paddy Power, tutto calcolato

Il sito di bookmaker irlandese Paddy Power cerca di distinguersi durante ogni evento sportivo, dato che le scommesse sono il suo pane quotidiano. Quest’anno si è distinto con una prodezza in favore degli orsi polari, prendendo un po’ in giro la Russia.

Prima ha fatto trapelare un finto filmato “live” su LiveLeak di un orso polare russo veniva dipinto di rosso con una bandiera dell’Inghilterra, annunciando questa trovata anche con un annuncio pubblicato su The Metro.

Il feedback indignato degli animalisti si è subito propagato, per ben due giorni, in rete, contribuendo alla diffusione del caso, fino a che Paddy Power non ha utilizzato un nuovo annuncio su The Metro per rivelare che il filmato era stato orchestrato per attirare l’attenzione sulla difficile situazione dell’orso polare nella Russia artica, una zona off limits per gli studiosi di Polar Bears International, l’unica associazione mondiale che fa ricerca sugli orsi polari selvatici minacciati dal cambiamento climatico.



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Cos’è la brand safety e come puoi difendere il tuo brand

Se ne è parlato a lungo nell’ultimo anno e quello della brand safety è diventato uno degli hot topic sul web, ma cosa si intende davvero quando si parla di sicurezza dei brand?

In breve, per  brand safety si intende l’insieme delle pratiche per una corretta collocazione degli annunci evitando accostamenti a contenuti illegali, inopportuni, offensivi o semplicemente contrari alla vision, ai valori e all’immagine della marca, che possano in qualche modo pregiudicare la reputazione del brand e l’efficacia del messaggio pubblicitario.

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Perché la brand safety è importante?

Il motivo principale per cui la sicurezza del marchio è così importante è semplice: la reputation di un’azienda è qualcosa di molto delicato. Soprattutto sul web basta pochissimo per essere abbattuti da commenti o recensioni negative: mentre la costruzione di una buona web reputation può richiedere anni di strategia e grandi investimenti anche in advertising, la sua distruzione può avvenire in pochi minuti.

Un solo annuncio mal riposto o annunci di bassa qualità pubblicati su un sito famoso o molto seguito, possono immediatamente creare associazioni negative che danneggiano le relazioni con il pubblico, riducendo a loro volta anche lo stesso rendimento pubblicitario.

Per capire meglio cosa si intende per brand safety vediamo insieme cinque esempi pratici di errori nella gestione della sicurezza della marca.

1. Banner in un contesto inadatto

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Si tratta probabilmente di uno dei casi più frequenti nei quali la brand safety viene messa a rischio: capita spesso infatti che gli annunci siano posizionati per parole chiave generiche e quindi il banner risulti alla fine accostato ad un avvenimento di cronaca non troppo positivo.

Ne è un esempio quello che vi mostriamo in alto: il display di un concorso per vincere una vacanza nella “meravigliosa” Grecia, devastata però dalla violenza in strada.

2. L’errore umano di valutazione del contesto e del momento adatto

Un altro errore legato alla brand safety è quello che può derivare dall’intempestività di pubblicazione, ad esempio sui social.

Solo lo scorso anno Mark Zuckerberg ha dovuto scusarsi dopo che un suo video in diretta su Facebook ha sollevato polemiche: il papà di Facebook aveva utilizzato la sua nuova app per la realtà virtuale Spaces per promuoverne l’uso, facendo un tour della città di Porto Rico, attraverso un video a 360° prodotto da NPR. L’avatar di Zuckerberg attirava l’attenzione su vari aspetti della distruzione della città, dopo la devastante tempesta, mentre un altro dirigente di Facebook osservava “è pazzesco trovarsi qui in mezzo!”.

“Vuoi teletrasportarti da qualche altra parte?”, chiedeva l’avatar di Zuckerberg in VR, mentre concludeva la sua conversazione su Porto Rico. “Sì, forse torna in California?” rispondeva l’altro.

Insomma, una leggerezza che non poteva passare inosservata.

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3. Annunci outdoor nei posti sbagliati

Che si tratti di semplice casualità o che ci metta lo zampino anche qualche buontempone, quello dei cartelloni pubblicitari accostati in modo decisamente sbagliato diventa un problema per il brand, soprattutto ora che le foto dei famosi epic fail non tardano ad arrivare.

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Possiamo prendere con un po’ di leggerezza questi errori, che magari ci faranno anche sorridere, ma per i brand si tratta di soldi spesi in modo sbagliato e controproducente.

4. Un messaggio espresso in modo poco chiaro

Lo scorso anno ha suscitato un forte dibattito anche il commercial di McDonald’s UK la cui storia girava intorno alla figura di un ragazzino orfano di padre. Mentre il giovane ragazzo chiede disperatamente a sua madre di suo padre morto, per gli haters l’adv si trasforma facilmente in una sola cosa: sfruttare il lutto per vendere panini, magari gli stessi che con l’eccesso di grassi possono aver provocato la morte del papà.

Per farla breve, il messaggio poco chiaro dello spot che voleva puntare sull’emotività si è rivoltato contro lo stesso brand.

5. Il copy poco adatto al contesto

Anche Adidas ha dovuto scusarsi dopo aver inviato una email davvero poco delicata a chi era riuscito a completare la maratona di Boston, divenuta purtroppo celebre per l’attentato del 2013.

“You Survived” proclamava l’oggetto della mail.

Se completare la maratona di Boston per molti è un’impresa, il testo per congratularsi avrebbe dovuto tenere presente la connotazione di quelle parole.

“Ci scusiamo profondamente per il nostro errore. La maratona di Boston è uno degli eventi sportivi più ispirati al mondo. Ogni anno ci viene ricordata la speranza e la resilienza della comunità che partecipa a questo evento”, recitava il comunicato con cui il brand tentava di riprendersi dopo l’errore.

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Si possono evitare questi errori?

Secondo il 78% dei CMO collegamenti involontari con contenuti inadatti possono diminuire la reputazione del brand. Eppure resta ancora una lacuna tra questa conoscenza e l’implementazione delle necessarie difese, dato che il 22% dei CMO, nello stesso studio, ha visto i propri annunci collocati accanto a contenuti inadeguati.

Il programmatic advertsing ha integrate in sé le tecnologie che consentono di analizzare e filtrare i contenuti accanto ai quali vengono posizionati gli annunci online e lo fa attraverso:

  • Whitelist/Blacklist – Si tratta di liste di inclusione o esclusione di siti che possono essere rischiosi per la reputazione del brand e per il rendimento degli annunci. Spesso però queste liste da sole non bastano e vanno integrate con la tecnologia.
  • Filtri pre-bid Sono filtri di targeting integrati utilizzati nel programmatic advertising a monte dell’acquisto di spazi pubblicitari. Questi filtri permettono di dare un punteggio a ciascun sito/ pagina sulla base di determinati parametri (sito con contenuti per adulti, violenza, linguaggio offensivo, …) e sulla base di un’analisi dei contenti del sito (url, link di entrata e uscita, …). Questo permette di individuare eventuali parole inappropriate o che fanno parte di una sorta di blacklist aziendale, escludendo così il posizionamento dell’adv all’interno di quel sito e pagina. Questi filtri, in pratica, permettono di escludere i siti non in linea con il brand o potenzialmente dannosi nel processo di compra-vendita di spazi, bloccando il sito in real time.

È dunque fondamentale affidare la propria brand identity a professionisti, che sappiano prendersi cura dell’immagine del brand e che sappiano valorizzarla, ma soprattutto che sappiano difenderla da potenziali minacce.

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La giornata tipo di un nomade digitale


Amaca tra due palme e davanti ad un mare cristallino, computer appoggiato sulle gambe abbronzate. Ce lo immaginiamo così in genere il nomade digitale, secondo uno stereotipo che non ha tardato a consolidarsi nell’immaginario collettivo. Ma un lavoratore nomade digitale è innanzitutto una persona che lavora senza avere una sede fissa, un ufficio e una scrivania sui quali trascorrere le sue giornate lavorative.

Quindi sì, capiterà anche, qualche volta, unendo svago e professione di trovarsi a lavorare fronte mare, dondolandosi sulla famosa amaca in mezzo alle due palme, ma in genere la giornata tipo del nomade digitale è un po’ diversa.

Per il 64% uomini, donne nel 36% dei casi e con un’età compresa per il 33% tra i 30 e i 39 anni. Visita in media dai 5 ai 10 paesi ogni anno e rimane in un paese per una media di 1-4 mesi, guadagnando tra i 1.000 e i 2000 dollari al mese. Il lavoro da remoto è una scelta e il viaggio uno stile di vita. (Fonte: WeLance)

Ma senza andare troppo lontano, è sempre più in crescita anche il numero dei “nomadi digitali metropolitani”, ossia di chi sceglie di non avere un ufficio ma di praticare la sua professione in modo flessibile e dinamico, scegliendo di volta in volta in base alle necessità dello specifico cliente o del tipo di attività da svolgere, il luogo di lavoro più adatto.

Ecco quindi il profilo del nomade digitale, che per condurre la sua vita sempre in movimento, senza mai perdersi una scadenza lavorativa, ha bisogno anche di strumenti e spazi adeguati alle sue particolarissime esigenze.

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Credits: Copernico

La ricerca dell’equilibrio tra vita privata e lavoro come stile di vita

La tipica giornata del nomade digitale parte dalla sveglia entro le 7.00 del mattino (anche dopo aver partecipato a un party la sera prima), per iniziare la giornata con un po’ di esercizio fisico: corsa nel parco e un po’ di addominali, con lo spirito di migliorare ogni giorno un po’ di più le proprie prestazioni.

L’attività fisica non è solo un vezzo per tenersi in forma e apparire più belli, ma è un modo per essere più produttivi risvegliando l’organismo insieme al cervello. Anche il lavoro ne trae beneficio.

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Credits: Copernico

La prima colazione leggendo i giornali

Dopo lo sport, ovviamente, è necessario ricaricare le batterie con una ricca colazione che aiuti a lavorare almeno fino al pomeriggio. Il rischio di non avere il tempo per un vero pranzo è sempre molto alto, quindi è bene avere energie sufficienti per arrivare concentrati fino a sera.

Sorseggiando il caffè e gustando una fetta di pane tostato con la marmellata è immancabile la lettura dei titoli più importanti dei giornali: un passaggio per Google News per sapere rapidamente cosa è successo nel mondo e poi la daily news delle testate da non perdere per le notizie su economia e startup come New York Times, Wall Street Journal e Tech Crunch.

Nel frattempo, naturalmente, si prendono appunti sui trend da seguire, sulle ultime novità su cui cercare approfondimenti per aggiornarsi e sugli obiettivi del giorno (non più di tre al giorno per evitare di essere dispersivi).

Quindi un breve recap con Calendar sull’agenda e sui task del giorno, prima di cominciare.

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Credits: Copernico

Un incontro informale con caffè o la concentrazione giusta alla scrivania del co-working

Dopo la colazione si parte subito per il lavoro. Sono le 9.00 del mattino e la scelta del co-working per un incontro con un cliente importante è l’ideale. Pianificare il lavoro non basta, è necessario anche conoscere gli spazi che si hanno a disposizione per le diverse occasioni e scegliere soluzioni flessibili quanto il proprio lavoro.

Un ambiente che si modella sulle esigenze di business e un design degli spazi studiato per garantire il benessere delle persone sono i must nella scelta di un nomade digitale in città. E il co-working può diventare non solo una soluzione per avere una scrivania all’occorrenza in ogni città, ma anche un modo per fare networking e costruire relazioni, o incontrare in modo informale i clienti per un brunch.

Anche senza un vero ufficio, insomma, la sede fisica del nomade digitale si espande e si modella intorno alle sue necessità: lounge, biblioteca, palestra, cafè, terrazza, sala conferenze.

Nell’area ristoro si completa l’ultimo task prima della riunione: il cliente lì con noi e uno dei collaboratori in video conferenza da Roma, per coordinare il kick off dei lavori.

L’atmosfera è informale, ma professionale al tempo stesso. Il selfie di rito da postare su Instagram, sancisce l’inizio ufficiale delle nuove attività!

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Credits: Copernico

L’ultimo check serale prima di partecipare agli eventi in giro per la città

Grazie al wi-fi veloce la giornata lavorativa diventa ancora più veloce e adatta al work-life balance. C’è il tempo di passare in libreria a cercare il libro appena uscito sul Growth Hacking prima di tornare a casa, poi un rapido check delle scadenze e degli obiettivi della giornata.

Dopo aver aggiornato le schede di Trello e aver fornito gli ultimi aggiornamenti su Slack al team, è tempo di uscire di nuovo per partecipare ad uno degli eventi che animano continuamente la città e che si possono perdere perché sono sempre l’occasione per entrare in contatto con nuovi clienti o ampliare il proprio network.

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Credits: Copernico

Nomadi digitali anche in città

Sono sempre di più i professionisti che si spostano per lavoro, non sempre nel mondo, ma anche solo di città in città, tanto che secondo alcune previsioni i nomadi digitali a livello mondiale potrebbero essere secondo almeno un miliardo già entro il 2035, complice la felssibilità lavorativa, la pervasività delle tecnologie, la capillarità delle reti Wi-fi e degli smartphone, i sistemi di pagamento elettronico e le applicazioni che permettono di coniugare mobilità e attività professionale.

Il segreto per scegliere questo stile di vita è trovare un nuovo luogo di lavoro, un posto che possa essere ristorante, parco e anche palestra all’occorrenza, un ambiente in cui sentirsi a casa, ma in cui si sia sempre circondati da un contesto stimolante e creativo.



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