Lavori in corso a New York per il grattacielo che filtra la luce solare


Attenzione al contesto urbanistico e benessere per la comunità, sono questi i valori che rappresentano Studio Gang, lo studio d’architettura con sede a Chicago, New York e San Francisco fondato da Jeanne Gang, architetto pluripremiato e in costante ascesa.

Un perfetto esempio di applicazione di questi valori la possiamo ritrovare nella “40 tenth avenue“, o “solar carve” (letteralmente, “che taglia il sole”), un avveniristico grattacielo in costruzione sulla High Line, il parco lineare nella Grande Mela realizzato su una sezione in disuso della ferrovia sopraelevata chiamata West Side Line, parte della più ampia New York Central Railroad, forse una delle attrazioni più spettacolari della città statunitense.

L’edificio è stato concepito con forme e angoli particolari che consentono di far filtrare i raggi solari attraverso le sue vetrate, una particolarità in grado di garantire luce alla High Line e non creare ombre sgradevoli per turisti e newyorchesi che camminano sulla vecchia ferrovia.

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New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Studio Gang

New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Studio Gang

New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Studio Gang

Il progetto del grattacielo in grado di far filtrare la luce del sole

L’edificio, alto 10 piani, è la risposta a continue ricerche e studi sull’impatto dei palazzi alti sui contesti urbani e sulla loro interazione con l’angolazione dei raggi solari. I lavori per il 40 tenth avenue sono iniziati il 12 aprile di quest’anno e si concluderanno a marzo 2019.

Sviluppato da Aurora Capital e William Gottlieb Real Estate, il 40 tenth avenue offrirà viste panoramiche sul fiume Hudson e quasi 2000 metri quadrati di spazio esterno su un totale di 13000. Questi sono suddivisi da un terrazzo sul tetto di 950 mq, uno spazio esterno adiacente all’High Line posto al secondo piano di 750 mq e otto piani con terrazzi esterni privati.

L’edificio avrà, inoltre, più di 4000 metri quadrati da dedicare al retail, grazie a una facciata sulla 10th avenue e a soffitti alti oltre 5 metri.

La torre sulla high line è concepita proprio in funzione della luce: “Il design usa gli angoli del sole per offrire luce alle parti posteriori dell’edificio, soprattutto al giardino”, come ha dichiarato Jeanne Gang.

New York è una delle città più famose al mondo con grattacieli costruiti utilizzando il set back, ovvero che crescono “in ritiro”, dando origine al grattacielo di tipo gradonato, con superficie decrescente verso l’alto. In uso per molti anni per portare maggiore luce alla strada, oggi è stato abbandonato alla ricerca di soluzioni maggiormente innovative, come ad esempio quella utilizzata dal 40 tenth avenue, che interagisce con la High Line facendo filtrare i raggi solari al suo interno.

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New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Studio Gang

Gli altri progetti di Studio Gang

Studio Gang in passato si è dedicato a numerosi progetti come grattacieli o edifici molto alti, portando sempre innovazione soprattutto per le forme utilizzate.

La fondatrice Jeanne Gang ha fatto riferimento a questo tipo di palazzi chiamandoli “fabbriche sociali verticali“. Questo perché “Le città sono diverse. Alcune sono già abbastanza fitte, ma ad esempio una città come Chicago si espande molto. Il Nord America è soggetto a una scarsa densità di popolazione nel centro città, quindi l’obiettivo principale della progettazione di edifici innovativi è quello di convincere le persone a trasferirsi dalle loro case in periferia in centro”.

Lo studio con questo nuovo grattacielo punta a utilizzare gli spazi esterni, come i terrazzi, per creare un senso di comunità interno agli edifici, come avviene per la torre sulla High Line di New York.

Studio Gang sarà anche protagonista di altri ambiziosi progetti nei prossimi anni, incluso il restyling e l’ampliamento del celebre museo americano di storia naturale, situato sempre nella Grande Mela.

New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Timothy Schenk

New York - Grattacielo 40 tenth avenue Studio Gang

Fonte: Timothy Schenk

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Per saperne di più basta seguire la sezione di designboom dedicata a Studio Gang e Jeanne Gang.





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Starbucks e McDonald’s cercano startup per rifare i bicchieri usa e getta


Una piccola rivoluzione nel mondo del caffè veloce: Starbucks e McDonald’s stanno unendo le loro forze per realizzare il bicchiere del futuro, completamente riciclabile e compostabile. Entro i prossimi tre anni sarà lanciato sul mercato. L’operazione potrebbe includere anche un coperchio e una cannuccia di accompagnamento.

Starbucks e McDonald’s

The NextGen Cup Challenge

A partire dal prossimo settembre si concretizzerà il progetto che mette insieme per la prima volta i due giganti multimiliardari con lo scopo di finanziare startup e aziende illuminate del settore dei materiali riciclabili. La richiesta è quella di riprogettare i bicchieroni da passeggio usa e getta.

Starbucks e McDonald’s

La notizia giunge dopo l’arrivo di un’imposta sull’industria alimentare volta a ridurre la plastica negli imballaggi e, in particolare, per quanto concerne le cannucce. Una richiesta che ha coinvolto anche altre catene mondiali, come Subway e Burger King. Starbucks e McDonald’s insieme distribuiscono annualmente il 4% dei 600 miliardi di bicchieri nel mondo e rappresentano due delle prime tre catene Food & Beverage più popolari.

Le coffee cup di ogni azienda sono tecnicamente riciclabili ma, per gli svariati tipi di problemi pratici relativi alle infrastrutture di riciclaggio, raramente lo sono fino in fondo. Così le due aziende prevedono di sfruttare le loro economie di scala per cambiare il modo in cui tutti i bicchieri monouso vengono fabbricati e smaltiti. Un piano senza precedenti nell’industria fast food, volto a migliorare e a dare una svolta ecologica al settore.

Starbucks e McDonald's

Dopo averci colpiti per anni con sconti e gadget di vario genere, ora Starbucks e McDonald’s ci provano con la sostenibilità. L’iniziativa prende il nome di NextGen Cup Challenge e invita gli imprenditori, grandi e piccoli, a sviluppare materiali che possano sostituire i bicchieri di oggi.

La challenge fornirà sovvenzioni a buone idee e aiuterà le startup a lavorare insieme per fornire soluzioni pronte per il mercato. La stessa Starbucks ha appena annunciato un nuovo coperchio per sostituire le cannucce in molte bevande, nell’ambito di un’iniziativa per il 2020 in collaborazione con la società di investimento Closed Loop Partners. Adesso anche McDonald’s aderisce a questi progetti.

Starbucks e McDonald’s: alleati improbabili

Sembra molto strano che due mega concorrenti collaborino per sviluppare e cofinanziare un innovazione così rivoluzionaria. In realtà, nonostante Starbucks e McDonald’s competano per le vendite su base giornaliera, per anni le società pare abbiano conversato sui temi legati all’ambiente. Per decenni hanno parlato della possibilità di collaborare a varie iniziative di sostenibilità e l’opportunità si è finalmente consolidata attorno al progetto NextGen.

McDonald’s insiste sul fatto che i potenziali risparmi finanziari non saranno così significativi nelle migliori delle circostanze, perché i materiali non vengono ottimizzati per il costo, ma per il loro impatto sulla società.

Starbucks e McDonald’s

“Consideriamo questa come un’opportunità pre-competitiva. Prima ancora di competere in maniera normale, è un passo indietro nella catena”, ha dichiarato Marion Gross, chief supply chain officer di McDonald’s Stati Uniti.

“Nella sicurezza alimentare – continua Gross – non c’è alcun vantaggio competitivo. Dobbiamo tutti portare soluzioni e assicurarci di stare attenti all’interesse pubblico. È un problema sociale ed esiste un modo in cui possiamo venirne fuori insieme, non come concorrenti, ma come risolutori di problemi. Possiamo usare la nostra scala collettiva per fare la differenza”.



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Un artista tedesco ripara le crepe dei muri storici con mattoncini LEGO


Se girando per una città o un vecchio borgo in un angolo di un muro noti dei mattoncini LEGO utilizzati per “riparare” delle crepe, potresti essere davanti a Dispatchwork, il progetto creativo dell’artista berlinese Jan Vormann, volto a contribuire alla rigenerazione urbana e a ravvivare le città.

L’idea è partita quando Jan si trovava in un borgo in provincia di Rieti, Bocchignano, una decina di anni fa.

Le pareti degli edifici medievali di questo borgo hanno ispirato l’artista, che poi ha continuato la sua opera in tutto il mondo, “colorando” le crepe di muri in 27 nazioni diverse. Tutte le location “riparate” sono organizzate in una mappa interattiva, dove è possibile vedere tutti i punti in cui sono stati posti dei mattoncini colorati.

Dispatchwork - LEGO

Dispatchwork: combattere la rigidità e la serietà con il pensiero creativo

“A nessuno piace vivere in città noiose e grigie. Ma avete notato che i giocattoli per bambini sono spesso brillanti e colorati? Mi chiedo il perché, dato che in teoria anche loro vivono in città grigie e noiose come gli adulti. Io personalmente ho vissuto in molte città diverse. E Dispatchwork vuole ironizzare su questa serietà super-imposta dai nostri paesaggi cittadini”; ecco come esordisce Jan Vormann nel descrivere il suo progetto.

L’artista, infatti, ha voluto creare qualcosa che combattesse la rigidità e l’eccessiva serietà di certi contesti per dare spazio al pensiero creativo. L’obiettivo, naturalmente, non è quello di evitare il deterioramento dei muri (in caso di un lavoro di restauro tradizionale, infatti, i mattoncini possono naturalmente essere staccati per essere riutilizzati in un’altra location), bensì proprio di evidenziare le numerosissime occasioni che ognuno di noi ha per essere creativi, ogni giorno.

Grazie al semplice gesto di inserire dei mattoncini colorati in delle crepe, Jan Vormann vuole far riflettere sulla dimensione partecipativa della creazione di un progetto, con la possibilità di creare una vera e propria realtà, «una realtà in cui Dispatchwork è solo la vera normalità, nulla di anticonformista».

D’altronde, passare accanto a delle crepe sul muro e vederle riempite di mattoncini colorati sicuramente desta stupore: Dispatchwork è un progetto in grado di porre enfasi su contesti che altrimenti passerebbero inosservati.

Dispatchwork - LEGO

Dispatchwork - LEGO

L’artista continua tutt’oggi a impilare mattoncini, aggiungendo giorno dopo giorno nuove location sulla mappa del progetto, ma non è il solo a farlo. Una parte importante di Dispatchwork, infatti, è la collaborazione di chiunque voglia parteciparvi in tutto il mondo, promossa dallo stesso Jan Vormann.

Quest’ultimo, infatti, ha dichiarato che il supporto di tutte le persone che continuano a inviare i loro “rattoppi” di LEGO contribuisce a «creare una cultura globale costruita insieme, pezzo dopo pezzo, sormontando i confini nazionali quasi come fosse un gioco». Già, perché basta tornare un po’ bambini e uscire di casa armati di LEGO, “riparare” un vecchio muro e inviare la foto con la località in cui è stata scattate utilizzando il sito web del progetto.

Dispatchwork, anche così, da sempre ha attirato associazioni e iniziative culturali che hanno organizzato numerosi gruppi di lavoro per rigenerare le città, ricolorando muri storici. In questo modo, ci si rende partecipi di un progetto artistico e creativo senza eguali, avendo la possibilità di far parte di qualcosa di davvero unico.

Grandi città, piccoli borghi medievali, monumenti storici: il movimento colpisce letteralmente tutto il mondo ed è destinato a espandersi, mattoncino dopo mattoncino.

Dispatchwork - LEGO

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Le nuove carte di credito in plastica riciclata di American Express parlano di sostenibilità


Impossibile nascondersi dietro a ciò che è la realtà: le acque del nostro pianeta sono sempre più compromesse dall’utilizzo della plastica, un materiale diventato a tutti gli effetti nocivo per l’ecosistema globale.

Ecco perché molte multinazionali si sono distinte in iniziative eco-friendly, con l’obiettivo di dare un contributo utile per la riduzione dell’inquinamento da plastica.

American Express, in particolare, recentemente ha attuato una partnership con l’organizzazione Parley for the Oceans, mediante cui ha posto le basi per realizzare la sua prima carta di credito realizzata riciclando rifiuti plastici provenienti da acque marine.

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L’iniziativa eco-friendly di American Express

La volontà di dare un proprio contributo alla causa, per American Express, è nata dalla collaborazione con l’organizzazione Parley for the Oceans, dedicata proprio a combattere l’inquinamento da plastica negli oceani del nostro pianeta con molte attività e partnership con aziende importanti.

L’azienda ha compiuto dei passi nella stessa direzione di IKEA e Adidas, entrambe sensibili all’argomento e protagoniste con iniziative in grado di contribuire alla causa.

Il colosso svedese non solo cesserà la distribuzione di borse in plastica alla clientela, ma tra gli obiettivi per i prossimi due anni c’è quello di interrompere la produzione di piatti, posate, bicchieri e altri prodotti in plastica.

Adidas, invece, sempre in collaborazione con Parley for the Oceans, ha lanciato la sua linea dedicata allo yoga, interamente prodotta con plastica riciclata proveniente dagli oceani.

La carta di American Express è attualmente in fase di prototipazione, ma sarà rilasciata entro un anno. L’azienda spera che il design della carta aiuterà a sensibilizzare nei confronti di questi argomenti, di vitale importanza per il nostro pianeta e per il suo ecosistema, e a incentivare sforzi sempre più ingenti con il comune obiettivo di combattere questa problematica.

“American Express sta creando un inequivocabile segno di cambiamento e invitando il suo network a formare un futuro’blu’, basato sulla creatività, sulla collaborazione e sull’eco-innovazione,” ha spiegato Cyrill Gutsch, fondatore dell’organizzazione no profit, in un comunicato stampa.

AMEX Plastica

“I nostri oceani giocano un ruolo fondamentale per le nostre vite, per la salute del nostro pianeta e per quella dei viaggi e del turismo, che American Express supporta da tempo. È importante esserne consapevoli e fare la nostra parte per far sì che i nostri oceani continuino a rimanere del loro blu” , ha spiegato anche Doug Buckminster di American Express, aggiungendo che “la partnership con Parley è il giusto passo per dare la possibilità alla nostra community di sostenere il pianeta che tutti condividiamo”.

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Gli altri progetti per la sostenibilità ambientale

Partnership con Parley che non ha portato solo il progetto della carta di credito fatta da plastica riciclata, ma un piano a lungo termine.

L’azienda, infatti, ha annunciato che si dedicherà a ridurre l’utilizzo di plastica nelle sue operazioni a livello internazionale aderendo al programma Parley AIR, il quale si fonda su tre pilastri fondamentali: evitare la plastica ovunque questo è possibile, intercettare gli sprechi di plastica esistenti, riprogettare i materiali e i prodotti, agendo sulla radice del problema.

Un passo in più, da parte di American Express, per diventare un’azienda sempre più eco-sostenibile, con l’obiettivo di ottenere la certificazione zero waste per la sua sede di New York entro il 2025.



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