Cos’è il comportamento multischermo e perché dovresti conoscerlo per migliorare i risultati dei tuoi annunci


Sei a fine giornata, sei comodamente seduto sul divano a guardare la TV. Lo smartphone è accanto a te pronto per essere controllato durante qualsiasi pausa nella trasmissione. Il momento della pubblicità diventa l’attimo ideale per una controllatina alla mail appena arrivata sul tablet. Ti suona familiare? Questo è l’inizio di un comportamento multischermo.

Questa tendenza televisiva – perché sì, di tendenza televisiva si tratta e lo capiremo tra poco – è sempre più comune. Lo smartphone è un’appendice del nostro corpo, sempre più spesso il naturale prolungamento di uno dei nostri arti superiori, sempre a portata di mano, anche nei momenti di relax, perché qualcuno potrebbe chiamarci o potremmo aver voglia di controllare il feed di Facebook o Instagram.

Quindi, quando i grandi blocchi di pubblicità compaiono in  TV, la tendenza televisiva è proprio quella: controllare le notifiche e gli aggiornamenti sul nostro smartphone. Il comportamento multischermo, insomma, è proprio quella capacità di un utente di far oscillare la propria attenzione da un mezzo all’altro.

Il problema, dal punto di vista pubblicitario, è che gli annunci TV sono costosi e, mentre forniscono una copertura basata sul numero di spettatori, la loro efficacia è stata innegabilmente ridotta da comportamenti evolutivi e abituali.

Quanto tutto questo è significativo? Il team di ricerca di Facebook ha cercato di scoprirlo nel suo ultimo rapporto, che esamina le abitudini di visione televisiva in sei Paesi (Brasile, Francia, Germania, Indonesia, Regno Unito e Stati Uniti).

Ecco cosa è emerso.

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La soglia di attenzione

Prima di tutto, il team di Facebook ha scoperto che durante i programmi televisivi il 28% degli spettatori controlla i propri dispositivi mobili e, durante le interruzioni pubblicitarie, questo dato aumenta in media fino al 50%.

I risultati variano in base ai Paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, la divisione tra la programmazione e le interruzioni pubblicitarie è abbastanza ravvicinata, il che dimostra che gli spettatori spostano continuamente la propria attenzione tra lo schermo della TV e quello dei dispositivi mobili durante tutto lo spettacolo che stanno guardando.

comportamento multischermo fb e tv

In Brasile, il cambio di utilizzo tra i due elementi è molto più pronunciato.

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Cosa ci può dire questo dato? Probabilmente è una metrica che ha a che fare con la qualità: i programmi TV in Brasile sono davvero buoni o le loro pubblicità televisive sono davvero pessime?

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Differenze tra generazioni e comportamento multischermo

Lo studio ha anche rilevato che gli intervistati più giovani erano significativamente più propensi di un pubblico più vecchio al comportamento multischermo durante le interruzioni pubblicitarie.

“I partecipanti di età compresa tra i 18 ei 24 anni hanno guardato il loro smartphone il 60% delle volte durante gli annunci TV, mentre  le persone di età superiore ai 45 anni hanno adottato il comportamento multischermo  il 41% delle volte. Questa tendenza si può spiegare con il fatto che le ultime generazioni  hanno trascorso la maggior parte della loro vita in compagnia di diversi tipi di dispositivi mobili e il controllo degli stessi è ormai un comportamento connaturato, automatico. Durante la visualizzazione di programmi TV non pubblicitari, invece,  non c’è stata alcuna differenza statisticamente significativa a livello generazionale”.

I risultati attestano perciò che le giovani generazioni diventano sempre più “cieche” alla pubblicità tradizionale, anche se i dati qui suggeriscono che non sono così distanti dagli annunci TV, hanno solo più opzioni a portata di mano.

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Mentre le generazioni più anziane, come nota Facebook, sono naturalmente più abituate a contemplare lo spazio pubblicitario attraverso gli annunci, (come se fosse esso stesso parte del contenuto che stanno guardando), i giovani utenti sono ugualmente in sintonia con le varie opzioni di contenuto a loro disposizione e, di conseguenza, sanno che possono semplicemente spostare la loro attenzione su un altro screen.

Per questo, anche se potenzialmente uno spot  TV raggiunge milioni di spettatori, probabilmente sarà necessario prendere il dato e dividerlo per le percentuali di ciascun gruppo demografico: riducendo la potenziale copertura a 18-24 anni di circa il 60%, per esempio, potresti arrivare ad una copertura decisamente più precisa.

Le domande che devi farti potrebbero essere: se i consumatori non guardano più gli annunci TV, come li raggiungo? Dove trascorrono il loro tempo quando invece si rivolgono ai dispositivi connessi?

Sempre più spesso, secondo Facebook, si rivolgono alle app social – forse un dato un po’ scontato dato che la ricerca è opera del social.

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Social network e instant messaging: le app più usate

Come spiegano da Facebook: “In media, quando i partecipanti allo studio distoglievano la loro attenzione dalla TV per guardare i loro smartphone, le prime due categorie di app erano le app social e di messaggistica. In Indonesia il campione usava le app social in misura maggiore, mentre in Brasile si è riscontrato il più alto tasso di uso di quelle di messaggistica rispetto a qualsiasi altro Paese esaminato. Tra i partecipanti, quelli nel Regno Unito hanno controllato le app di notizie più di quelle di altri Paesi e in Francia le persone preferiscono trascorrere il tempo con i giochi mobile più che altrove”.

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E ancora: “I telespettatori si rivolgono spesso alla famiglia di app Facebook. Durante il nostro studio, il 55% del tempo dedicato allo smartphone è stato speso per le app di proprietà di Facebook: Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. E Facebook e Instagram erano tra le prime cinque app utilizzate dai partecipanti in ogni paese studiato”.

Facebook possiede le app social e di messaggistica più utilizzate nel mondo occidentale anche se c’è indubbiamente un numero considerevole di utenti che si rivolgono a Twitter negli intervalli pubblicitari (in particolare durante gli eventi TV in diretta) e Snapchat (tra gli utenti più giovani ).

Come massimizzare l’efficacia della pubblicità con i social

Se vuoi essere sicuro di massimizzare la copertura della tua pubblicità, non puoi fare affidamento solo sui dati del pubblico televisivo: è necessario rafforzare le tue campagne con un apporto social laddove possibile per capitalizzare l’attenzione deviata dal comportamento multischermo.

Facebook sottolinea: “Nell’attuale economia dell’attenzione, è fondamentale capire in che modo il tuo pubblico si rivolge a diversi media e allineare di conseguenza il tuo piano di marketing. Entro il 2019, è previsto che le persone negli Stati Uniti trascorreranno sui dispositivi mobili la stessa quantità di tempo che oggi trascorrono guardando la TV,  e il nostro studio mostra che spesso già usano insieme i due dispositivi. Ciò significa che un piano di marketing efficace deve includere campagne su entrambi gli schermi”.

Comportamento multischermo

Ovviamente, non tutte le aziende avranno la capacità di budget per eseguire entrambe le attività.

Per coloro che possono permettersi una campagna pubblicitaria televisiva, può valere la pena ridistribuire una parte di budget (eliminandolo dagli annunci televisivi) a favore di campagne social di accompagnamento.

Se non puoi permetterti gli spot TV, non disperare: attraverso il targeting intelligente, è possibile raggiungere il tuo pubblico con annunci relativi ai contenuti TV più popolari in una determinata finestra temporale, ad esempio, intercettandone il comportamento multischermo.

Pertanto, anche se potresti non essere in grado di pianificare una campagna TV/social ibrida, potresti cercare di raggiungere il tuo pubblico su Facebook con contenuti relativi alla serie TV che probabilmente quella audience sta guardando.

Che significa? Significa, per esempio, che un negozio di ferramenta potrebbe ottimizzare la spesa pubblicitaria di Facebook mostrando i contenuti degli annunci quando un programma  molto seguito che ha come tematica l’home decor o la ristrutturazione di casa viene trasmesso in TV.

O ancora, un brand che cerca di raggiungere  un target più ampio potrebbe concentrare le proprie inserzioni  su Instagram proprio quando va in onda l’ultimo reality show.

Da qualunque angolazione la guardiamo, questi dati forniscono diversi e rilevanti punti di discussione per i marketer.





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3 consigli per migliorare la presenza del tuo brand su Instagram (e avere più follower)


Smarties Candy è riuscita a crescere di 1.000 followers a settimana su Instagram. Vi sembra strano? Come se dietro ci fosse qualche trucco? E invece è tutto vero.

Il brand, che ormai ha più di 80 anni (è nato nel 1937), ha ridisegnato completamente la sua presenza sul canale e sembra che la nuova strategia abbia avuto successo, aumentando notevolmente l’interazione e il coinvolgimento dei fan.

Ma come ha fatto il marchio di caramelle a trovare la strada giusta? Innanzitutto si è focalizzato su ciò che Instagram premia maggiormente, ossia l’attenzione all’estetica, all’impatto visivo e alla cura delle immagini.

Smarties ha fatto proprio bene i compiti. E di seguito possiamo analizzare insieme le tre lezioni da imparare da questo caso, per farne tesoro e trovare la giusta ispirazione anche per il nostro brand!

Il caso smarties

1. Usa i colori per caratterizzare il brand

L’uso di uno schema colori caratterizza la personalità del brand: insieme ad un team di artisti e designer, Smarties ha rivisto completamente la sua immagine, partendo proprio dall’utilizzo dei colori. Ha curato il suo look creando intorno a sé un’atmosfera divertente.

Questo non solo ha migliorato il coinvolgimento, ma ha generato anche un senso di simpatia nei confronti delle caramelle.

LEGGI ANCHE: Consigli per la scelta della palette colori in un concetto di design

Smarties non si limita a postare foto con le proprie simpatiche caramelle, ma si lascia ispirare anche da foto generate dagli utenti (UCG), colorate e accattivanti, in linea con l’immagine che il brand vuole dare. Come, ad esempio, questa foto di palloncini colorati.

Anche quando il prodotto viene introdotto nei post, non sembra mai un’immagine promozionale e il focus non è mai sulle caramelle. Queste vengono accompagnate nel contesto in modo divertente, dando forza all’identità giocosa del marchio.

Ne puoi vedere un esempio nella composizione qui sotto.

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Candy is always a smart idea! 😝⚡ #smartART

Un post condiviso da Smarties Candy Company (@smarties) in data:

Instagram è diventato un canale in cui i marchi possono rafforzare la propria personalità grazie all’utilizzo di visual che parlano da soli. Quando un nuovo utente atterra sul profilo (quasi sempre da mobile), non ha molto tempo o spazio, per essere disturbato da copy o altre informazioni, è l’immagine che parla prima di tutto.

Avere composizioni che facciano parlare la nostra gallery conferisce immediatamente un’identità al profilo. In un colpo d’occhio.

Un consiglio? Pensa sempre ‘macro’ immaginando e disegnando la tua gallery con più post e non ragionare per singola pubblicazione. Potrai costruire il tuo schema colori e lavorare sull’estetica e la composizione dei post per conferire al profilo un’immagine unica e armoniosa, che lo caratterizzerà e distinguerà dagli altri.

Per chi ha l’opportunità di giocare coi colori questo è ancora più facile. Parola d’ordine: creatività!

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2. Lancia campagne per generare nuovi contenuti

Smarties per dare spazio alla creatività di artisti, Influencer e persone comuni ha dato vita ad una campagna identificata con l’hashtag #smartART: ha invitato tutti a postare ‘opere d’arte’ create con caramelle, dolci colorati e a prova di like su Instagram.

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These delectable treats by @hol_fox are almost too cute to eat!! 😆🍬Which one is your favorite? 🍉🍊🍍

Un post condiviso da Smarties Candy Company (@smarties) in data:

Ha inoltre commissionato un lavoro all’artista Alexis Jesup di Colors Collective, che ha creato una serie di immagini sul tema, solo per Smarties.

Diventando popolare con l’utilizzo di hashtag correlati e aumentando la popolarità del proprio, Smarties ha iniziato a vedere crescere considerevolmente le proprie interazioni e i propri follower. Ha inoltre fornito l’ispirazione giusta agli utenti per essere più creativi e postare contenuti con le caramelle, nelle Stories e nei post.

Infine, con questa campagna ha anche sensibilizzato le persone sulle donazioni in favore di Donor Choose, associazione che si occupa di supportare scuole e studenti bisognosi negli Stati Uniti, dando un ulteriore valore connotativo al brand, quello educativo.

Il consiglio? Se vuoi lanciare una campagna, cerca un tema in linea con il brand che faccia da cassa di risonanza e permetta di aumentare le interazioni con un’audience coerente.

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3. Raggruppa le Stories e mettile in evidenza con icone accattivanti

Molti dei visitatori che arrivano sul tuo profilo, ancora non sono follower e devono farsi in poco tempo un’idea di cosa fai e chi sei, per decidere se sono interessati a cliccare su ‘Segui’ oppure no.

La parte dedicata alle Stories in evidenza è un chiaro aiuto per raccogliere i contenuti che ti identificano e dargli visibilità.

Molti brand dividono le Stories in categorie e ad ogni categoria viene assegnata una copertina per identificarle.

Le copertine sono più utili se personalizzate: puoi usare delle icone che spieghino in modo intuitivo cosa il brand racconta in quella raccolta di Stories e sotto scrivere dei titoli corti e che possano essere facilmente ricordati.

Guardate come ha fatto Smarties: chiaro, creativo, divertente.

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Il caso Smarties





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Come si imposta e come si usa (in modo utile) il Nametag di Instagram


È di qualche settimana fa l’annuncio di Instagram dell’introduzione del Nametag, molto simile alla funzionalità prevista da Snapchat che consentiva agli utenti di trovare e seguire i profili degli altri senza passare dalla barra di ricerca.

Solo bisogno di comodità? Ovviamente dietro al lancio della funzionalità c’è molto altro, ma procediamo con ordine.

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Come si imposta e come si usa il Nametag

A differenza di Snapchat, prima di tutto, il vostro nickname sarà visibile e decisamente connotativo dello sticker che andrete a creare, sulla base di un’ampia scelta che spazia dai colori, alle emojii e persino al selfie, se siete coraggiosi.

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Per poter eseguire tutte queste procedure dovrete solo andare nel menù a tendina del vostro profilo, cliccare sulla voce Nametag e procedere alle varie scelte.

Se volete farvi seguire, quindi, non dovrete fare altro che percorrere passo passo le impostazioni di condivisione direttamente dalla schermata di customizzazione del Nametag, per diffonderlo quanto più possibile.

Se invece avete tra le mani il Nametag di chi avete sempre voluto seguire, non dovrete fare altro che scannerizzarlo e seguire il vostro profilo del cuore, sempre dalla schermata di customizzazione dello sticker.

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A cosa serve

A parte l’aver azzerato le barriere di “complicazione” della procedura di follow (l’uomo digital è amante delle semplificazioni), ora un’azione che solitamente richiede 5 minuti, grazie ad un aggiornamento ne richiederà solo 2.

Il Nametag può essere considerato alla stregua dei QR code contribuendo quindi ad un grande  sviluppo anche nell’offline.

Un buon utilizzo del Nametag fuori dalla cerchia degli amici e del tempo libero, parlando quindi nel concreto di uno sviluppo marketing, potrebbe essere la stampa su flyer, roll-up agli eventi o volantini commerciali legati a un brand per cui è richiesta la promozione dei canali social – Instagram in questo caso. Potrebbe anche essere un buon mezzo di auto promozione del proprio profilo: inaspettatamente, a costo zero.





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7 consigli per pubblicare annunci vincenti nelle Stories su Instagram


Con più di 400 milioni di utenti attivi ogni giorno sulle Instagram Stories solo nel 2018,  non siamo sorpresi dal fatto che tantissime aziende abbiano iniziato a concentrare le loro inserzioni pubblicitarie al loro interno.

Le Instagram Stories Ads sono ormai uno dei migliori modi per raggiungere nuovi segmenti di pubblico a cui mostrare il nostro marchio, le nostre attività e i nostri prodotti o coinvolgere un pubblico che già ha mostrato interesse.

Secondo i dati presentati da Instagram, attualmente le Stories hanno dei tassi di coinvolgimento sopra la media e i numeri affermano che un terzo delle storie più visualizzate proviene da brand e una storia su cinque riceve un messaggio diretto da chi la visualizza.

Essendo uno strumento dalle alte performance ma tuttavia relativamente nuovo per le aziende, la domanda che potremmo porci è come accattivante un’inserzione sulle Instagram Storie e quali sono gli accorgimenti a cui dobbiamo fare attenzione?

Nelle righe seguenti cercheremo di rispondere a questa domanda. Ma partiamo dalle basi.

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Cos’è una Instagram Stories Ads?

Prima di poter analizzare più in profondità le opportunità offerte dalle Instagram Stories e come sfruttarle è utile riprendere alcuni punti salienti e caratteristiche delle inserzioni all’interno di questo posizionamento.

Innanzitutto è necessario conoscere dettagliatamente le specifiche di progettazione degli annunci:

  • La risoluzione consigliata è 1080 x 1920
  • La risoluzione minima è 600 x 1067
  • La proporzione è 9:16
  • La dimensione massima del file è 4 GB
  • I formati video consigliati sono .MP4 e .MOV
  • La durata massima del video è di 15 secondi

Se si desidera migliorare i risultati degli annunci nelle Storie è importante seguire queste specifiche di progettazione e utilizzare foto e video che occupano l’intero schermo.

Tuttavia è possibile utilizzare foto o video orizzontali più piccoli o con un aspetto ritagliato, ma ovviamente questo andrà a discapito del coinvolgimento e dell’attenzione dell’utente nei confronti di questi formati che non copriranno al 100% lo schermo.

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Quali vantaggi hanno le Instagram Stories Ads?

Rispetto ad altri tipi di formati pubblicitari sui social media, sembra abbastanza chiaro che le Stories offrono un’esperienza molto differente agli utenti, molto più immersiva e coinvolgente.

Questo è dovuto sia all’elevata creatività di questi annunci, ma anche e soprattutto alla copertura a schermo intero non solo ha maggiori opportunità di catturare l’attenzione ma anche di avere meno distrazioni per gli utenti.

Secondo uno studio condotto da Mobile Marketer, è stato rilevato che le campagne pubblicitarie a schermo intero generano un tasso di conversione 5 volte più elevato rispetto a banner pubblicitari di dimensioni inferiori. Inoltre questa tipologia di annunci non genera clic involontari, cosa che invece accade per circa il 47% all’interno dei clic in piccoli banner.

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Scegliere il giusto obiettivo (e pubblico)

Gli annunci all’interno delle Instagram Stories hanno tecnicamente un posizionamento e una funzione differente rispetto degli annunci di Instagram all’interno del feed notizie e sono attualmente limitati a obiettivi differenti.

Possiamo infatti utilizzare gli annunci nelle Instagram Stories per:

  • Raggiungere il maggior numero di utenti possibile
  • Aumentare le visualizzazioni di un video
  • Cercare di inviare la maggior quantità di traffico all’interno del nostro web site
  • Generare conversioni come acquisizione di lead o vendite
  • Incoraggiare gli utenti a scaricare ed installare un app
  • Fare lead generation, attraverso un modulo che riempie automaticamente il maggior numero possibile di informazioni degli utenti

Poiché il tempo di visualizzazione delle Instagram Stories ha una durata breve, massimo 45 secondi considerando un carosello di 3 contenuti, dobbiamo essere certi che le persone a cui è destinata l’inserzione siano a conoscenza del nostro marchio in modo che siano più propensi a cliccare sulla call-to-action.

A tal proposito è consigliabile utilizzare pubblici provenienti ad esempio dal nostro pixel di Facebook o pubblici che hanno già interagito con i nostri contenuti o altri simili.

Così come per gli annunci Facebook, abbiamo poi la possibilità di selezionare il pubblico per zona geografica, interessi, sesso, fascia d’età e tutte le altre impostazioni. Vale la pena sperimentare target di pubblici differenti per scoprire quale variazione permette di avere il minor costo per risultato.

Rendere chiare le Call to action

Per rendere più incisivo il nostro invito all’azione all’interno dell’annuncio sulle Instagram Stories, può essere utile aggiungere un commento vocale o degli elementi  video o grafici alla fine dell’annuncio che incoraggi gli spettatori a compiere un’azione.

Infatti, se il nostro annuncio nelle Instagram Stories è molto colorato o pieno di contenuti, molto spesso può essere difficile notare nella parte inferiore dello schermo la CTA di Instagram.

Per questo è importante aggiungere dei piccoli tocchi creativi per renderle più evidenti.

Instagram Stories Ads

 

Utilizzare messaggi brevi e che arrivino dritti al punto

In un annuncio sponsorizzato nelle Instagram Stories, l’etichetta “sponsorizzato” viene visualizzato nell’angolo in alto a sinistra del post e rivela che l’annuncio non fa parte delle nostre storie quotidiane dei profili che seguiamo. Per questo sarà molto più probabile che gli utenti scorrano alla storia successiva.

Per questo è importante breve, facilmente da comprendere e da leggere per catturare con velocità l’attenzione. Quindi assicuriamoci di non scrivere dei saggi nei nostri annunci sponsorizzati.

Includere il logo del brand nell’annuncio

Se l’obiettivo della nostra campagna è quello di aumentare la brand awareness del marchio e raggiungere nuovi segmenti di pubblico, inserire il marchio è una buona strategia.

Le Stories infatti non saranno viste solo dai nostri follower, ma anche da utenti che probabilmente non conoscono o hanno poca confidenza con il nostro brand e che selezioniamo quando impostiamo i dati demografici del pubblico di destinazione della nostra campagna.

Questo significa che alcune persone potrebbero non aver mai sentito parlare del nostro marchio o dei nostri prodotti. Senza un logo, l’unico luogo in cui gli utenti vedranno il nostro marchio è nell’angolo in alto a sinistra dove compare la foto del nostro account.

Instagram Stories Ads

Adattare le Stories all’estetica del marchio

È importante che l’estetica dei nostri annunci pubblicitari nelle Stories si adattino perfettamente all’immagine coordinata e all’estetica complessiva del nostro profilo Instagram. Questo permetterà di mantenere alto il coinvolgimento dei nostri utenti e la riconoscibilità del marchio.

Altrettanto importante è quindi rispettare la palette colori solitamente utilizzata dal nostro brand, i caratteri tipografici e lo stile delle immagini in modo da risultare in perfetta sintonia con il nostro marchio.

Instagram Ads

Un ottimo esempio è l’annuncio realizzato da @freeda: hanno creato un video perfettamente allineato al loro stile e all’estetica di Instagram. È colorato, con un font riconoscibile e mostra il messaggio principale in maniera divertente e spensierato.

Posizionare strategicamente il testo

Catturare l’attenzione attraverso il messaggio che veicoliamo può essere più semplice se posizioniamo il testo o la grafica al centro dello schermo o quanto più vicino al link “swipe up”.

Dobbiamo sempre tenere a mente che nelle Instagram Stories ogni secondo diventa importantissimo, quindi dobbiamo essere in grado di catturare l’attenzione attraverso il messaggio principale prima che gli utenti spostino la loro attenzione al tag sponsorizzato.

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Utilizzare il formato Carousel per messaggi lunghi

Molto spesso tutto ciò che vorremo comunicare o promuovere non può essere inserito in un video, foto o altro contenuto di soli 15 secondi. Ed è esattamente il motivo per cui Instagram ha inserito il formato Carousel per gli annunci di Instagram Stories.

Instagram Ads

Il carosello può essere composto da tre immagini o tre video da 15 secondi ciascuno e consente quindi di creare l’annuncio in tre parti differenti, scorrere aventi e indietro o mettere in pausa il contenuto.

L’importante anche in questo caso è creare contenuti creativi e coinvolgenti fin dall’inizio!

Iniziare con le Instagram Ads è facile, veloce e potrebbe realmente fare la differenza per la crescita del nostro profilo Instagram ed aiutarci a incentivare le vendite, partendo da questi semplici suggerimenti e sperimentando diverse creatività e diverse tipologie di annuncio, per capire quali funzionano meglio con il nostro pubblico.





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WhatsApp vuole inserire anche gli adesivi nei messaggi


WhatsApp offre già la possibilità di inserire GIF ed emoji nei messaggi, ma per alcuni utenti potrebbero non essere sufficienti per riempire il vuoto che si intende per adesivi. Ne sono convinti all’app di messaggistica, che ha annunciato che sta aggiungendo il supporto per adesivi e rilasciando pacchetti di adesivi creati dai propri designer e da una manciata di altri artisti. Per garantire che il suo negozio di adesivi continui a crescere, l’applicazione di proprietà di Facebook ha anche rilasciato API e interfacce che consentiranno ai creatori di terze parti di progettare i propri pacchetti.

WhatsApp

Come si usano gli adesivi

Utilizzare gli adesivi è facile, basta toccare il nuovo pulsante e scegliere quello che si vuole utilizzare. Gli sticker potranno essere messi tra i preferiti o categorizzati per argomento. Inoltre ci sarà la possibilità di scaricare pacchetti extra di adesivi speciali con personaggi dei fumetti, con animaletti o con buffe faccine. Al momento la funzione è stata rilasciata solo per alcuni utenti su Android iscritti alla versione beta di WhatsApp, ma gli sviluppatori dell’applicazione per la messaggistica hanno fatto sapere che a breve gli adesivi verranno rilasciati per tutti, anche su iOS.





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che fine ha fatto il Social Media Manager al compleanno di cui parlano tutti


L’antefatto: Chiara Ferragni, l’Influencer italiana più famosa al mondo, ha organizzato una festa di compleanno in un supermercato della catena Carrefour per festeggiare i 29 anni del neo-marito e neo-papà, Fedez.

La polemica: durante la festa gli invitati possono prendere tutto ciò che vogliono dagli scaffali del supermarket e le scene euforiche del party finiscono ovviamente tra le Stories dei due protagonisti, esattamente lì dove avrebbero dovuto finire. A questo punto sui social monta la polemica per l’evidente spreco di cibo, che fa indignare moltissimi follower delle due social star.

L’epilogo: Fedez cerca di giustificarsi pubblicando un’altra Storia con un tono tra il mortificato e lo stizzito, spiegando che tutto quel cibo in realtà non andrà sprecato ma donato in beneficenza. Una giustificazione che sembra però un po’ improvvisata e buttata lì, perché questo dato ci si sarebbe aspettati di trovarlo nell’antefatto. Fatto sta che Fedez finisce con il sospendere temporaneamente il suo account, in preda allo sconforto per le accuse subite. Ma solo per riattivarlo dopo qualche minuto, forse dopo un provvidenziale intervento della mamma e di Chiara, le vere imprenditrici della coppia.

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fedez carrefour

Vita da social

Dopo la nascita dell’amore, la nascita di Leone e il matrimonio più social dell’anno, anche chi non ha un account Instagram conosce la loro storia, e ormai dei Ferragnez sappiamo più o meno tutto. Almeno tutto quello che vogliono farci sapere.

Le loro giornate sembrano orchestrate ad hoc per garantire notorietà e follower a Chiara e Federico. I brand li seguono, li amano e li ingaggiano. Le persone li seguono, li amano e li commentano.

Tanto che tutto ciò che pubblicano sembra ormai frutto di accordi commerciali, perché in fondo Chiara Ferragni è stata in grado di costruire il suo impero proprio su questo. Un’Influencer della prima ora, una first mover che ci ha visto lungo anche sui canali sui quali puntare (Instagram in testa).

Come osserva, invece, qualcun altro tra i commenti alla vicenda su Facebook, Fedez è più ingenuo. Ha già superato il cosiddetto sweet spot, «quella fase della vita di un personaggio pubblico nella quale sei abbastanza famoso da avere un seguito nutrito ma non abbastanza da avere degli odiatori seriali», ma sembra non essersene ancora accorto.

La coppia più influente del web, insomma, ci ha abituati al racconto della sua vita, tanto che tutti ci sentiamo in diritto (e quasi in dovere) di consigliare l’abito migliore per il matrimonio, il modo giusto per crescere un figlio, la location più consona per un party.

Come vere star, Fedez e Ferragni si portano dietro fan e hater, ma non sembrano essere sempre pronti a questa realtà. Soprattutto nel loro regno: i social.

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leone

Strategia per la gestione delle crisi

“Possibile che questi due siano così sprovveduti?” è la domanda che si sono fatti in tanti tra gli addetti ai lavori. Insomma, tra ideazione degli eventi, pubblicazione dei contenuti, coinvolgimento di amici e parenti, dov’è finito il social media team dei Ferragnez? Almeno noi ci aspettiamo che un social media team a questi livelli ci sia. Qualcuno che non solo imposti strategie e creatività, ma che soprattutto abbia delle linee guida precise (o anche solo abbozzate) per gestire le crisi. Che in questo ambito sono all’ordine del giorno.

Qui non si tratta solo di “o li si ama o li si odia”. Si tratta piuttosto di sapere se, anche nell’Olimpo degli Influencer, si possa arrivare senza una squadra e con il fai da te. Certamente Chiara Ferragni il suo successo l’ha costruito da sola e poi ha scelto i suoi collaboratori, mentre Fedez sembra ancora un po’ impreparato rispetto al suo nuovo ruolo di personaggio pubblico e non solo di cantante.

Eppure, anche in questo caso, c’è qualcosa che non torna. Possibile che questi due siano così sprovveduti?

valentina ferragni

Luca La Mesa, uno dei maggiori esperti Social Media Strategist in Italia e docente Ninja Academy, commenta così la vicenda: «Quella che doveva essere una festa è diventato un boomerang social per Fedez e la Ferragni. Partirei dalla fine ed in particolare da una delle ultime storie su Instagram di Fedez in cui si intuisce che lui abbia realmente pianto per ciò che è successo. Mi è sembrato sincero seppur nella gestione della crisi non si è realmente reso conto di quello che era successo.

Perché? Perché era convinto che le critiche erano legate solo a ciò che aveva pubblicato sul suo profilo Instagram mentre non aveva probabilmente avuto modo di vedere le altre Storie dei suoi scatenati amici. In questo modo la difesa e le scuse sono sembrate parziali seppur è difficile pensare che lui possa e debba essere responsabile per tutto ciò che fanno gli altri invitati. I backstage usciti subito dopo il fatto hanno mostrato anche come la crisi sia stata gestita insieme alla mamma (manager) e a Chiara. Probabilmente lui è quello che ne ha sofferto di più.

Difficile invece dare un giudizio su Carrefour perché, dalla nota emersa sui suoi social, sembra che il tutto fosse solamente una festa privata e che Chiara Ferragni e Fedez abbiano comprato tutto ciò che è stato toccato dai loro ospiti. Gli utenti social non hanno creduto alla fattibilità di questa versione date le immagini di persone che si arrampicavano con le scarpe sugli scaffali o altri che fumavano vicino ad alcuni prodotti. Personalmente non avevo inteso che fosse una festa privata e che Carrefour ne fosse estranea. Con tutte le bellissime location di Milano avevo, forse erroneamente, pensato che se erano in un supermercato il tutto era concordato con il punto vendita.

Questo dettaglio può fare una grossa differenza nella valutazione complessiva del caso. Se era solo una festa privata sono gli ospiti ad aver esagerato. Se era un’attività social concordata con Carrefour (mia soggettiva ipotesi prima di leggere il loro comunicato) allora ne impariamo che non bisogna ma sottovalutare ciò che può succedere quando il tutto viene ripreso, praticamente in diretta, da decine di telefoni di molti ospiti. Chi si occupa di marketing dovrebbe fiutare a distanza un possibile rischio ed il modo migliore per evitarli è studiare chi ha avuto delle piccoli/grandi crisi prima di noi. Grazie dunque a Carrefour che ci ha permesso di imparare qualcosa di nuovo e delicato».

La festa, le polemiche, le scuse, le giustificazioni, la beneficenza, i chiarimenti del giorno dopo. Antefatto, fatto, epilogo. Eroe, antagonista, peripezie e risoluzione. Letta così sembrerebbe un’altra bella fiction (forse un po’ alla Barbara D’Urso), costruita per intrattenere il grande pubblico e farci interrogare sul “come andrà a finire?”. Forse mancano la sigla e i titoli di coda, eppure sembra proprio la puntata di una soap, con tanto di crisi morale e di complotti.

C’è infatti chi sembra aver letto nel labiale di Fedez la proposta “Dico che vanno in beneficenza?”. Insomma, per concludere nello stile della chiacchiera da bar: “bene, ma non benissimo”.

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E Carrefour?

Quelli di Carrefour si sono trovati loro malgrado coinvolti nella polemica. La nota uscita a seguito del tam tam mediatico è un laconico “noi non ne sapevamo nulla di quello che avrebbero combinato”. E anzi la catena cerca di ribadire il proprio impegno a favore dei più bisognosi.

Siamo certi che se avessimo affittato noi gli spazi del supermercato (avremmo potuto farlo davvero?) ci sarebbe stata data carta bianca in egual misura? Forse ai VIP si tende a concedere sempre uno spazio di libertà in più in virtù della loro popolarità (e del loro denaro).

Ma non facciamone una colpa al brand, che si è trovato implicato in qualcosa di più grande del previsto, e proviamo per un momento a credere alla giustificazione di aver semplicemente affittato lo spazio.

Proprio sotto la nota sulla pagina di Carrefour, qualcuno si chiede: “Come avete individuato la merce fresca toccata e rimessa a posto? Avete eliminato anche quella vicina, magari venuta in contatto con qualcosa caduto, strofinato addosso e rimesso nel mucchio? Avete, immagino, pulito gli scaffali dove c’era gente in piedi vero? È permesso fumare nei vostri punti vendita?”.

Insomma, anche qui, forse, serviva qualcosa in più delle giustificazioni. Delle scuse ai clienti abituali, per cominciare?

Abbiamo contattato i referenti di Carrefour, ma non hanno voluto aggiungere nulla alla nota già pubblicata.

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Il nostro epilogo

Insomma, qui la differenza rispetto al matrimonio super-studiato in ogni dettaglio e in ogni partnership si è vista tutta.

Così l’evento è apparso a tutti come una baraonda incontrollata, non proprio bon-ton, per celebrare un compleanno. E forse neanche questo, dato che gli invitati sembravano più interessati a risplendere della luce riflessa dei due ospiti con una valanga di foto e Stories, che a festeggiare Fedez.

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Meglio la collaborazione (anche quella criticata, ma certamente più seria) con Alitalia, che mostrare al mondo come si divertono le social star. Non era preferibile lasciare privato un momento di euforia e goliardia? In alternativa, avrebbe avuto senso farne un vero evento.

E poi, Chiara, ti avevano appena perdonato la bottiglia d’acqua da 8 euro, perché lanciarsi subito in una nuova battaglia social? Per fortuna che le Stories poi spariscono.

Intanto, nonostante l’azienda abbia chiarito che non si trattava di un’operazione commerciale, il party sarebbe finito anche sotto la lente d’ingrandimento dell’Antitrust su segnalazione dell’Unione Nazionale dei Consumatori, che ha ricordato ai due Influencer le norme per operazioni di pubblicità online.





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Instagram è l’app preferita dai ragazzi, più di Snapchat (dice un rapporto)


Instagram è la piattaforma social più utilizzata tra gli adolescenti e ha superato Snapchat. A dirlo Taking Stock With Teens, il sondaggio semestrale condotto dalla banca d’investimento e società di gestione patrimoniale Piper Jaffray: l’azienda ha intervistato 8.600 adolescenti con un’età media di 16 anni, in 48 stati. Dal report (che ha l’obiettivo di far emergere le tendenze di spesa e le preferenze in fatto di marchi) è emerso che l’85% dei ragazzi usa il social di Facebook almeno una volta al mese. Però, quando agli adolescenti è stata chiesto quale fosse la loro piattaforma social preferita, il 46% degli intervistati ha risposto Snapchat, il 35% Instagram, il 6% Twitter e il 5% a Facebook.  Se Instagram spopola, Facebook non se la passa bene. L’analisi sul coinvolgimento dei giovani dà in calo il social blu di 16 punti: il 28% dei quindicenni lo usa almeno una volta al mese, era il 40%  due anni fa.

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credits Piper Jaffray

L’analisi nel dettaglio

I risultati del sondaggio hanno rivelato appunto che l’85% degli intervistati utilizza Instagram, mentre l’84% preferisce Snapchat, il 47% utilizza Twitter e solo il 36% degli adolescenti utilizza Facebook su base mensile (era il 45% un anno fa). I risultati di un anno fa riportavano un quadro molto diverso: l’80% degli intervistati utilizzava Snapchat, il 79% preferiva Instagram, il 56% utilizzava Twitter.

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credits Piper Jaffray

Vendite

“Instagram – spiegano gli analisti di Piper Jaffray – continua a avere il predominio nella vendite, gli adolescenti preferiscono infatti in modo schiacciante entrare in contatto con i marchi su Instagram rispetto ad altri canali”.

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credits Piper Jaffray

Amazon, Netflix ed Apple

Dall’analisi è risultato anche che Amazon è il sito più amato dai teenager con il 47% delle preferenze (seguito da Nike, al 5%). Netflix è il numero uno in fatto di streaming. “Gli adolescenti trascorrono il 38% del loro tempo ogni giorno guardando Netflix ben più di YouTube che si piazza al 33%” hanno spiegato da Piper Jaffray. Apple ha accresciuto la sua quota di mercato di smart watch tra gli adolescenti con un 17% di preferenze (l’Apple Watch è il secondo orologio più popolare degli adolescenti).





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Oltre 8 milioni di utenti raggiunti e altri numeri social di Maker Faire Rome 2018


Come fa un evento a trasformarsi in una grandissima occasione di interazione social? Innanzitutto pensando all’hashtag giusto per coinvolgere e tracciare post, condivisioni e commenti. Quindi pensando a tutti i possibili touch point fisici che ogni evento può offrire.

Dal maxi-schermo ai totem, tutti questi supporti sono generalmente utilizzati per diffondere messaggi di carattere informativo o promozionale, ma possono essere sfruttati anche in maniera innovativa e trasformarsi in strumenti preziosi per costruire relazioni con i partecipanti e gli Influencer, potenziando la cosiddetta customer experience attraverso campagne di engagement e data visualization.

Come coinvolgere sui social il pubblico di un evento dal vivo

Attraverso la trasmissione su maxi-schermi di un Social Wall o di un’infografica real-time è possibile, ad esempio, aumentare il valore dei touch point fisici, facendoli diventare interattivi e dunque utilizzandoli come leve e call-to-action per invogliare i partecipati alla produzione e condivisione di contenuti sulle piattaforme di user generated content.

In questo modo, sia l’evento che i diversi brand sponsor possono generare un alto volume di conversazioni online, aumentando la brand awareness e migliorando la web reputation.

Post su Facebook, tweet, foto su Instagram, contribuiranno a catapultare anche chi non è fisicamente presente direttamente nell’evento, diffondendo tra amici e follower della rete social degli utenti l’esperienza vissuta.

Questo si traduce non solo in una maggiore esposizione all’evento, ma anche in possibili campagne di “monetizzazione” dell’engagement attraverso il coinvolgimento diretto dei partecipanti con i canali online delle aziende sponsor legate all’evento e dunque alla campagna di engagement selezionata.

Grazie a soluzioni di engagement in tempo reale, infatti, gli organizzatori di eventi hanno l’opportunità di sfruttare tre grandi leve del valore:

  • Interazione – aumentare engagement dei partecipanti con hashtag dedicati.
  • Conversione – reindirizzare i partecipanti verso landing page e touch point digitali.
  • Monetizzazione – sponsorizzare un contenuto e generare lead durante gli eventi.

ninja wall

Il Social Wall di Ninja

In occasione della Maker Faire Rome 2018, la sesta edizione del grande evento sull’innovazione, ad esempio, Ninja ha lanciato una dashboard personalizzata che ha trasmesso alcuni dati social della fiera.

Il led wall allestito nella newsroom della redazione, ha trasmesso un’infografica dinamica real-time con alcune metriche di performance e un Social Wall con il flusso di foto e video pubblicati, che invitava i partecipanti a condividere sui social network.

La soluzione di customer engagement e data visualization, è stata realizzata da Datalytics, specializzata in soluzioni per eventi adatte a ingaggiare e coinvolgere i partecipanti.

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I dati social dalla Maker Faire Rome 2018

Per la Maker Faire Rome 2018 l’evento è stato monitorato in tempo reale con una piattaforma avanzata di social media monitoring collegata ad una dashboard di Dataviz proiettabile su qualunque tipo di dispositivo (led-wall, maxi-schermi, sito web, web app).

NinjaWall

L’analisi ha misurato il traffico social durante le tre giornate sui canali Twitter e Instagram, contando un totale di circa 7.2 mila commenti contenenti l’hashtag ufficiale dell’evento #MFR18, e 8.3 milioni di utenti raggiunti (Reach). La fiera è riuscita a coinvolgere oltre duemila utenti unici (Contributors), registrando un picco di commenti durante il primo giorno alle ore 12:30 circa, in cui è stato possibile contare 354 tweet.

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L’analisi ha rilevato anche gli influencer che sui social network hanno parlato dell’evento, individuando al primo posto su Twitter il profilo ufficiale di RDS con ben 842.1 mila followers.

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Mentre su Instagram si qualifica in vetta l’account di Arduino, che con una foto ha invitato i suoi 208 mila seguaci a venire alla Maker Faire Rome, raggiungendo i 2.766 likes. Il contenuto che ha generato più interazioni su Twitter è quello di MATLAB che mostra l’invenzione di Arduino esposta alla fiera, ottenendo 328 likes e 100 retweet.

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Come far crescere il tuo account Instagram senza advertising


Se ti dicessimo che è possibile portare il tuo account Instagram da poche centinaia a migliaia di follower in meno di un anno, cosa penseresti? Forse immagineresti l’account di qualche Influencer diventato all’improvviso popolare. Invece, ci sono molti profili business che riescono nell’impresa, grazie a contenuti coinvolgenti e coerenti.

Come riescono nell’impresa queste aziende? Per far crescere la propria community non puntano (solo) sull’advertising. Ragionando sulla natura di Instagram e su quello che gli utenti si aspettano di vedere, puntano su contenuti in linea con il loro lavoro, tratti dal mondo della grafica, dell’arte, dell’illustrazione e della moda.

Questo non significa che l’advertising non serva, ma ci insegna come adottare una digital strategy efficace possa dare risultati altrettanto importanti.

Ecco quindi alcuni suggerimenti importanti per impostare al meglio la tua strategia sul social visuale per eccellenza, quello su cui oggi non puoi proprio mancare.

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Immagine, composizione e tema

Il soggetto dell’immagine, lo stile e la composizione sono elementi cruciali per il tuo feed. Lo è ancora di più il colore.

Un tema cromatico, applicato a ogni fotografia, crea una piacevole esperienza visiva per chi scorre il tuo feed, e costringe gli utenti a guardare l’insieme, e a non soffermarsi sulla singola immagine.

Certo, mantenere una certa coerenza estetica ti richiederà del tempo. Ti serviranno non più di qualche ora a settimana per pianificare il flusso del tuo feed, e ragionare su blocchi di post che renderanno riconoscibile il tuo account.

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Tone of voice e didascalie

Le didascalie delle foto, lo sappiamo, permettono di contestualizzare e attribuire un significato all’immagine. E questa regola non scritta vale soprattutto nei casi in cui si cura un feed con immagini di altri.

Nel caso di una rivista ad esempio, si può mantenere un tone of voice amichevole, che dia risalto ai protagonisti degli articoli condivisi, ma mantenendo uno stile informativo, orientato all’approfondimento.

La scelta migliore sono didascalie sintetiche, che includano i credit e tagghino le persone ritratte.

Ovviamente puoi sperimentare anche didascalie più lunghe. Testa e trova il formato più adatto al tuo target.

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Tag e hashtag

Gli hashtag sono fondamentali per massimizzare la copertura di un post. Quando un post utilizza un hashtag, diventa visibile all’interno del flusso legato a quel determinato hashtag, tanto più se riesce a ottenere le prime posizioni del feed.

Pochi, tanti, quanti hashtag dovresti usare? Per fare in modo che gli hashtag siano efficaci all’awareness del tuo account, ti consigliamo di identificarne almeno 50 e non oltre il centinaio, per iniziare, di dimensioni diverse, evitando di usarli tutti insieme e di usare sempre gli stessi.

Insomma il giusto mix prevede un uso moderato e variegato di hashtag, con dimensioni diverse, ovvero di 1M, 500k, 250k, 10k, 2k, 900 post, ecc. Scoprire quanti post sono associati a un hashtag è semplicissimo. Basta digitare # seguito dalla parola chiave che ti interessa, e il motore di ricerca interno a Instagram ti mostrerà quante persone, hashtag o luoghi sono collegati alla parola chiave.

LEGGI ANCHE: 5 consigli per emergere su Instagram con i tuoi contenuti di Food & Beverage

Costanza nella pubblicazione

Per aumentare il numero di follower è importante postare con frequenza e costanza. Quando un feed è silente o ha una scarsa attività, potrebbe perdere follower o avere un engagement estremamente basso.

Per ottenere dati attendibili sul rendimento dell’account, prova ad esempio a pubblicare due volte al giorno, sei volte alla settimana, e poi riduci la pubblicazione a un post al giorno. Infine diminuisci il numero di giorni nei quali pubblicare.

Per occupare il primo posto, restarci, ed essere fonte d’ispirazione per gli utenti, la chiave è lavorare a tutti gli elementi che abbiamo affrontato finora.

Qualche altro consiglio? Cura il tuo avatar e la bio, personalizza e condividi il tuo nametag, partecipa alla vita della community, e non dimenticare di misurare il rendimento dell’attività, per capire in che modo migliorare la tua strategia visual su Instagram.





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Tips e dati per scegliere le immagini giuste da condividere sui social


Arrivano dritte al cuore e al cervello. Questo è il potere delle immagini. Prima colpiscono e poi (forse) vengono elaborate, anche grazie al testo. Per questo quando si pubblica un post sui social media la scelta dell’immagine gioca un ruolo cruciale, anche quando il focus del contenuto è un altro.

Tutti già usano le immagini sui social network, ma ecco alcuni consigli utili per sfruttarle al meglio.

immagini giuste sui social

L’immagine giusta per condividere un articolo

È duro da accettare, ma quando si parla di long form da leggere e condividere online, una prosa dantesca o dei dati eclatanti possono contare meno di una buona immagine di testa. Che immagine inserire, dunque, nell’Open Graph di un articolo per poi linkarlo?

  • Facce familiari: i volti, le persone, indicano interazione, e questo è esattamente quello che vogliamo stimolare.
  • Forme non familiari: un’immagine non deve spiegare tutto, ma incuriosire e stimolare.
  • Scrivere visivamente:  leggere il titolo, scrivere le parole chiave su Google e lasciarsi ispirare dai risultati.
  • Inferenze: visualizzare non solo il tema principale di un articolo, ma anche il contesto in cui agisce e le sensazioni che evoca.
  • Uscire dal mucchio: cerca articoli simili, guarda le immagini che li presentano e trovane una pertinente, ma con uno stile completamente diverso.

Se poi i link nel post non danno risultati, un’alternativa è quella di pubblicare una foto, inserendo un link nel testo del post. A questo punto, per dare risalto al tema dell’articolo, è consigliabile inserire in grafica il titolo o magari una call to action.

LEGGI ANCHE: Su Google Immagini ora c’è il tag con le informazioni sul proprietario e la licenza d’uso

Le immagini più cliccate di Facebook

Facebook è ancora il social network più generalista, usato e trafficato. Per questo ogni dettaglio può fare la differenza nel catturare l’interesse degli utenti. Tra i consigli più interessanti, eccone due supportati da recenti ricerche.

  • Mostra una parte del corpo. La ricerca di Convince e Convert mostra che su Facebook le immagini ottengono maggior attenzione quando mostrano una parte di una persona che interagisce con un oggetto. Le mani sono le più gettonate, ma in generale questo tipo di immagini ottiene il 29% di interazioni in più in più rispetto alle foto di una persona completa e il 10% in più rispetto ai visual senza elementi umani. Questo dato suggerisce che le persone sono in grado di sentire come proprie le azioni di un singolo elemento del corpo piuttosto che quelle di una persona intera. Fanno eccezione i volti, che tendono invece a limitare la capacità di immedesimarsi, limitando le condivisioni. In controtendenza, le immagini senza una persona o parte del corpo ricevono il maggior numero di commenti.
  • Sii semplice e diretto. La ricerca presentata all’edizione 2018 della Conferenza Internazionale sulla Gestione delle Informazioni (ICIM) ha rilevato che le immagini più apprezzate su Facebook tendono a convergere su quattro attributi: luminosità, chiarezza, vivacità e spontaneità. Nella pratica, questo significa che le immagini dei post devono essere facili da interpretare, oppure presentare qualcosa di giocoso e creativo.

Se un’immagine ci lascia qualche dubbio, la soluzione è nel proprio Facebook newsfeed: ciò che vi appare è un buon campione di post che vengono condivisi.

Dove l’immagine è di casa: Pinterest e Instagram

I post di successo su Pinterest e Instagram differiscono da quelli che rendono bene su Facebook. Secondo la ricerca di Curalate, i post di successo su Instagram tendono a presentare immagini con le seguenti proprietà:

  • sono luminose
  • presentano molto spazio bianco o spazio di sfondo
  • hanno una bassa saturazione, con colori relativamente grigi, sbiaditi o pastello
  • presentano una texture
  • usano colori che tendono verso la fine blu dello spettro
  • hanno un singolo colore dominante

Oltre a questo, i profili aziendali di Instagram e Pinterest sono più di altri social delle vetrine per i prodotti e i valori del marchio, nelle quali i visual dei post dovrebbero essere non sono coerenti, ma coordinati tra loro. È dunque più importante che mai determinare quali colori, font, stile grafico e caratteri tipografici utilizzare creando e selezionando le immagini in base a questi criteri.

I contenuti devono diventare molto più che un messaggio di marketing, ma un’esperienza di viaggio digitale nel brand, che deve offrire una comunicazione coerente.

LEGGI ANCHE: Le ricerche ci dicono quali sono le immagini giuste da postare su Facebook e su Instagram

Archivi di immagini gratuite (CC-0)

Quando una richiesta dell’ultimo momento non permette di confezionare un’immagine da zero, o il budget non consente di attingere ai più blasonati archivi a pagamento, è possibile cercare qualche immagine “contrassegnata per essere riutilizzata” su Google, oppure sui siti che le offrono gratuitamente. Ecco qualche esempio:

  • Pexels: immagini con vari filtri e spazio all’estro dei fotografi.
  • Photopin: direttamente dalle API di Flickr.
  • Pixabay: un vasto archivio di foto e immagini molto variegate.
  • Public Domain Pictures: anche qui, molti risultati diversi.
  • Unsplash: c’è quasi sempre un tocco vintage in queste foto.
  • Stocksnap: un buon archivio con molti filtri.
  • Wikimedia Commons: le immagini che appaiono nelle voci di Wikipedia e molte altre.





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