Cos’è il comportamento multischermo e perché dovresti conoscerlo per migliorare i risultati dei tuoi annunci


Sei a fine giornata, sei comodamente seduto sul divano a guardare la TV. Lo smartphone è accanto a te pronto per essere controllato durante qualsiasi pausa nella trasmissione. Il momento della pubblicità diventa l’attimo ideale per una controllatina alla mail appena arrivata sul tablet. Ti suona familiare? Questo è l’inizio di un comportamento multischermo.

Questa tendenza televisiva – perché sì, di tendenza televisiva si tratta e lo capiremo tra poco – è sempre più comune. Lo smartphone è un’appendice del nostro corpo, sempre più spesso il naturale prolungamento di uno dei nostri arti superiori, sempre a portata di mano, anche nei momenti di relax, perché qualcuno potrebbe chiamarci o potremmo aver voglia di controllare il feed di Facebook o Instagram.

Quindi, quando i grandi blocchi di pubblicità compaiono in  TV, la tendenza televisiva è proprio quella: controllare le notifiche e gli aggiornamenti sul nostro smartphone. Il comportamento multischermo, insomma, è proprio quella capacità di un utente di far oscillare la propria attenzione da un mezzo all’altro.

Il problema, dal punto di vista pubblicitario, è che gli annunci TV sono costosi e, mentre forniscono una copertura basata sul numero di spettatori, la loro efficacia è stata innegabilmente ridotta da comportamenti evolutivi e abituali.

Quanto tutto questo è significativo? Il team di ricerca di Facebook ha cercato di scoprirlo nel suo ultimo rapporto, che esamina le abitudini di visione televisiva in sei Paesi (Brasile, Francia, Germania, Indonesia, Regno Unito e Stati Uniti).

Ecco cosa è emerso.

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La soglia di attenzione

Prima di tutto, il team di Facebook ha scoperto che durante i programmi televisivi il 28% degli spettatori controlla i propri dispositivi mobili e, durante le interruzioni pubblicitarie, questo dato aumenta in media fino al 50%.

I risultati variano in base ai Paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, la divisione tra la programmazione e le interruzioni pubblicitarie è abbastanza ravvicinata, il che dimostra che gli spettatori spostano continuamente la propria attenzione tra lo schermo della TV e quello dei dispositivi mobili durante tutto lo spettacolo che stanno guardando.

comportamento multischermo fb e tv

In Brasile, il cambio di utilizzo tra i due elementi è molto più pronunciato.

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Cosa ci può dire questo dato? Probabilmente è una metrica che ha a che fare con la qualità: i programmi TV in Brasile sono davvero buoni o le loro pubblicità televisive sono davvero pessime?

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Differenze tra generazioni e comportamento multischermo

Lo studio ha anche rilevato che gli intervistati più giovani erano significativamente più propensi di un pubblico più vecchio al comportamento multischermo durante le interruzioni pubblicitarie.

“I partecipanti di età compresa tra i 18 ei 24 anni hanno guardato il loro smartphone il 60% delle volte durante gli annunci TV, mentre  le persone di età superiore ai 45 anni hanno adottato il comportamento multischermo  il 41% delle volte. Questa tendenza si può spiegare con il fatto che le ultime generazioni  hanno trascorso la maggior parte della loro vita in compagnia di diversi tipi di dispositivi mobili e il controllo degli stessi è ormai un comportamento connaturato, automatico. Durante la visualizzazione di programmi TV non pubblicitari, invece,  non c’è stata alcuna differenza statisticamente significativa a livello generazionale”.

I risultati attestano perciò che le giovani generazioni diventano sempre più “cieche” alla pubblicità tradizionale, anche se i dati qui suggeriscono che non sono così distanti dagli annunci TV, hanno solo più opzioni a portata di mano.

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Mentre le generazioni più anziane, come nota Facebook, sono naturalmente più abituate a contemplare lo spazio pubblicitario attraverso gli annunci, (come se fosse esso stesso parte del contenuto che stanno guardando), i giovani utenti sono ugualmente in sintonia con le varie opzioni di contenuto a loro disposizione e, di conseguenza, sanno che possono semplicemente spostare la loro attenzione su un altro screen.

Per questo, anche se potenzialmente uno spot  TV raggiunge milioni di spettatori, probabilmente sarà necessario prendere il dato e dividerlo per le percentuali di ciascun gruppo demografico: riducendo la potenziale copertura a 18-24 anni di circa il 60%, per esempio, potresti arrivare ad una copertura decisamente più precisa.

Le domande che devi farti potrebbero essere: se i consumatori non guardano più gli annunci TV, come li raggiungo? Dove trascorrono il loro tempo quando invece si rivolgono ai dispositivi connessi?

Sempre più spesso, secondo Facebook, si rivolgono alle app social – forse un dato un po’ scontato dato che la ricerca è opera del social.

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Social network e instant messaging: le app più usate

Come spiegano da Facebook: “In media, quando i partecipanti allo studio distoglievano la loro attenzione dalla TV per guardare i loro smartphone, le prime due categorie di app erano le app social e di messaggistica. In Indonesia il campione usava le app social in misura maggiore, mentre in Brasile si è riscontrato il più alto tasso di uso di quelle di messaggistica rispetto a qualsiasi altro Paese esaminato. Tra i partecipanti, quelli nel Regno Unito hanno controllato le app di notizie più di quelle di altri Paesi e in Francia le persone preferiscono trascorrere il tempo con i giochi mobile più che altrove”.

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E ancora: “I telespettatori si rivolgono spesso alla famiglia di app Facebook. Durante il nostro studio, il 55% del tempo dedicato allo smartphone è stato speso per le app di proprietà di Facebook: Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. E Facebook e Instagram erano tra le prime cinque app utilizzate dai partecipanti in ogni paese studiato”.

Facebook possiede le app social e di messaggistica più utilizzate nel mondo occidentale anche se c’è indubbiamente un numero considerevole di utenti che si rivolgono a Twitter negli intervalli pubblicitari (in particolare durante gli eventi TV in diretta) e Snapchat (tra gli utenti più giovani ).

Come massimizzare l’efficacia della pubblicità con i social

Se vuoi essere sicuro di massimizzare la copertura della tua pubblicità, non puoi fare affidamento solo sui dati del pubblico televisivo: è necessario rafforzare le tue campagne con un apporto social laddove possibile per capitalizzare l’attenzione deviata dal comportamento multischermo.

Facebook sottolinea: “Nell’attuale economia dell’attenzione, è fondamentale capire in che modo il tuo pubblico si rivolge a diversi media e allineare di conseguenza il tuo piano di marketing. Entro il 2019, è previsto che le persone negli Stati Uniti trascorreranno sui dispositivi mobili la stessa quantità di tempo che oggi trascorrono guardando la TV,  e il nostro studio mostra che spesso già usano insieme i due dispositivi. Ciò significa che un piano di marketing efficace deve includere campagne su entrambi gli schermi”.

Comportamento multischermo

Ovviamente, non tutte le aziende avranno la capacità di budget per eseguire entrambe le attività.

Per coloro che possono permettersi una campagna pubblicitaria televisiva, può valere la pena ridistribuire una parte di budget (eliminandolo dagli annunci televisivi) a favore di campagne social di accompagnamento.

Se non puoi permetterti gli spot TV, non disperare: attraverso il targeting intelligente, è possibile raggiungere il tuo pubblico con annunci relativi ai contenuti TV più popolari in una determinata finestra temporale, ad esempio, intercettandone il comportamento multischermo.

Pertanto, anche se potresti non essere in grado di pianificare una campagna TV/social ibrida, potresti cercare di raggiungere il tuo pubblico su Facebook con contenuti relativi alla serie TV che probabilmente quella audience sta guardando.

Che significa? Significa, per esempio, che un negozio di ferramenta potrebbe ottimizzare la spesa pubblicitaria di Facebook mostrando i contenuti degli annunci quando un programma  molto seguito che ha come tematica l’home decor o la ristrutturazione di casa viene trasmesso in TV.

O ancora, un brand che cerca di raggiungere  un target più ampio potrebbe concentrare le proprie inserzioni  su Instagram proprio quando va in onda l’ultimo reality show.

Da qualunque angolazione la guardiamo, questi dati forniscono diversi e rilevanti punti di discussione per i marketer.





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Come si imposta e come si usa (in modo utile) il Nametag di Instagram


È di qualche settimana fa l’annuncio di Instagram dell’introduzione del Nametag, molto simile alla funzionalità prevista da Snapchat che consentiva agli utenti di trovare e seguire i profili degli altri senza passare dalla barra di ricerca.

Solo bisogno di comodità? Ovviamente dietro al lancio della funzionalità c’è molto altro, ma procediamo con ordine.

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Come si imposta e come si usa il Nametag

A differenza di Snapchat, prima di tutto, il vostro nickname sarà visibile e decisamente connotativo dello sticker che andrete a creare, sulla base di un’ampia scelta che spazia dai colori, alle emojii e persino al selfie, se siete coraggiosi.

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Per poter eseguire tutte queste procedure dovrete solo andare nel menù a tendina del vostro profilo, cliccare sulla voce Nametag e procedere alle varie scelte.

Se volete farvi seguire, quindi, non dovrete fare altro che percorrere passo passo le impostazioni di condivisione direttamente dalla schermata di customizzazione del Nametag, per diffonderlo quanto più possibile.

Se invece avete tra le mani il Nametag di chi avete sempre voluto seguire, non dovrete fare altro che scannerizzarlo e seguire il vostro profilo del cuore, sempre dalla schermata di customizzazione dello sticker.

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A cosa serve

A parte l’aver azzerato le barriere di “complicazione” della procedura di follow (l’uomo digital è amante delle semplificazioni), ora un’azione che solitamente richiede 5 minuti, grazie ad un aggiornamento ne richiederà solo 2.

Il Nametag può essere considerato alla stregua dei QR code contribuendo quindi ad un grande  sviluppo anche nell’offline.

Un buon utilizzo del Nametag fuori dalla cerchia degli amici e del tempo libero, parlando quindi nel concreto di uno sviluppo marketing, potrebbe essere la stampa su flyer, roll-up agli eventi o volantini commerciali legati a un brand per cui è richiesta la promozione dei canali social – Instagram in questo caso. Potrebbe anche essere un buon mezzo di auto promozione del proprio profilo: inaspettatamente, a costo zero.





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Facebook ha lanciato Premiere, la nuova funzionalità per le video dirette


Chi è un utilizzatore abituale di Facebook, per passione, per svago o per lavoro, sa che è difficile trovare qualcosa che faccia impennare l’engagement all’interno degli insight meglio delle dirette, senza dover ricorrere necessariamente all’advertising. Tramite la notifica solita che arriva alla community, per cui tutti vengono a conoscenza della diretta appena iniziata, si può raggiungere un buon tasso di engagement e dialogare veramente con la community, senza dover fare i conti con il rumore di Facebook, tra un aggiornamento di feed e l’altro.

Facebook ultimamente sta quindi introducendo una serie di nuovi strumenti che puntano proprio allo sviluppo di questa possibilità: stiamo parlando dell’opzione Premiere, annunciata per la prima volta in aprile.

Come funziona Facebook Premiere (Prime Visioni)

Tramite questa feauture è possibile trasmettere un video pre-registrato con tutte le funzionalità proprie di Facebook Live. Benché sia sempre presente il tassello “In diretta”, è possibile utilizzare all’interno di questo streaming un contenuto che in realtà non è in diretta, beneficiando però lo stesso di tutto quello che il live comporta: notifica, buon engagement e dialogo diretto con la community, in tempo reale.

Stiamo forse barando? Sembrerebbe di sì, ma Facebook si lava la coscienza con il tag “Premieres”, appunto, per indicare che si tratta di una prima visione.

È possibile quindi pianificare la diretta con addirittura una settimana d’anticipo. La cosa migliore di questa funzionalità è che la pianificazione della diretta non resta fra il proprietario della pagina e la sua personale agenda, ma genera un vero e proprio post che annuncia l’avvento della diretta, una sorta di teasing insomma, che può essere condiviso, legato ad un promemoria per gli utenti che lo riterranno necessario e che è soggetto a tutte le reaction del caso. Il post, una volta finita la diretta, diventa il classico on-demand, dove gli utenti possono rivedere ciò che è successo, senza perdersi niente.

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Gli sviluppi futuri

Un’altra funzionalità molto interessante legata a questa novità, è senza dubbio la possibilità di implementazione, per cui all’interno del video in diretta sarà possibile in un futuro legare i sondaggi. Questo significa che saranno proprio gli utenti a decidere che piega far prendere al contenuto, sentendosi al centro di tutto e di fronte a un qualcosa che rispetta le loro volontà ed esigenze, rendendoli parte attiva e non meri spettatori.

Sarà possibile avere una sezione dedicata ai “top fan”, per cui verranno identificati gli spettatori più fedeli e attivi durante la trasmissione, consentendo alla pagina di dar priorità proprio a questi utenti, interagendo direttamente con loro, in modo da poter consolidare e costruire sempre meglio il rapporto di fiducia e interazione con la community.

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Questo tipo di implementazione sarà però possibile solo alle pagine con oltre 10.000 fan, un po’ come la possibilità di inserimento di link su Instagram.

Al di là della curiosità per la nuova funzionalità, ciò che emerge maggiormente è come cambi sempre di più la fruizione dei contenuti grazie a Facebook. Se dai tempi della televisione siamo stati abituati ad essere dei telespettatori passivi, esposti ad un messaggio che sicuramente poteva generare poi uno specifico output, attraverso le dirette e addirittura le Premiere su Facebook, la centralità dell’utente sposta completamente il flusso di comunicazione al quale siamo abituati: adesso l’utente è al centro, può interagire direttamente con il contenuto.

Basti pensare alle reaction in tempo reale che vengono messe durante le dirette e che in uno scambio alla pari con il produttore della diretta possono assolutamente influenzare l’andamento della stessa. Le persone possono parlare di quel che vedono su una piattaforma differente mantenendo la contemporaneità dei fatti – pensiamo ad esempio al Live Twitting dei programmi tv -, e possono infine diffondere un contenuto che sta per essere trasmesso con la sua community, generando aggregazione e condivisione.





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5 brand da seguire per trovare la tua strategia vincente su Instagram


Sono circa 400 milioni le persone che ogni giorno guardano le Instagram Stories: un numero di spettatori troppo alto per non investire risorse e denaro nella produzione di contenuti di qualità. Come trovare il giusto modo di comunicare per risultare davvero interessanti per il proprio target?

Di seguito, cinque casi di successo da cui trarre spunto per le proprie strategie di comunicazione.

Everlane

Trasparenza e Behind the scenes

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Everlane è un brand di abbigliamento digital first che si è costruito una solida identità su Snapchat quando le Instagram Stories ancora non esistevano nemmeno. Un innegabile vantaggio per l’azienda, che gli ha consentito di sviluppare già una certa padronanza del formato.

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I capisaldi della strategia del brand sono sempre stati l’autenticità e la trasparenza: il mostrare ciò che accade dietro le quinte che fidelizza il pubblico e lo conquista su un livello personale.

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Quella di Everlane è una comunicazione onesta: nelle Storie il brand dà dettagli sulla provenienza dei loro prodotti e sui materiali di cui sono fatti, venendo magari un po’ meno alla promessa di “coolness” degli altri brand di moda – i quali capitalizzano su aspetti più di superficie – ma caricando i propri capi di una qualità e di un’eleganza inedite. 

Questo è un ottimo esempio di come utilizzare le Instagram Stories per comunicare la peculiarità del vostro brand, quell’aspetto che lo distingue da tutti gli altri.

Glossier

Il potere dell’ascolto del proprio audience

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Glossier è un brand di nicchia, offre prodotti di skincare e beauty per i Millennials, e l’uso giocoso e creativo che fa delle proprie Instagram Stories dimostra quanto bene conosca il suo audience. 

La loro strategia Instagram contempla un uso sapiente di tutte quelle feature che rendono le Storie più interattive: sondaggi, gif e barre di gradimento.

Il brand si serve dei feedback raccolti attraverso le Instagram Stories per sviluppare, progressivamente, una conoscenza sempre più approfondita del proprio target: Glossier indaga sui gusti e i desideri dei consumatori per creare, sulla base di questi, i nuovi prodotti da lanciare sul mercato. 

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Una conoscenza approfondita del proprio mercato è fondamentale per fidelizzare i consumatori e incrementare la propria brand awareness: Glossier l’ha capito e ci ha costruito attorno la propria strategia di business. Certo, il dialogo e l’ascolto quotidiano dei propri follower richiede un effort non indifferente da parte del brand, che trova poi, però, piena giustificazione nel ROI (return of investment).

Bon Appetit

Comunicazione multi-platform

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Bon Appetit nasce come magazine mensile di food, i cui contenuti principali sono le ricette e le recensioni dei ristoranti. 

Bon Appeit usa le Instagram Stories principalmente come media per rafforzare la propria immagine di brand: magazine e Instagram hanno lo stesso look-and-feel e la content strategy segue uno stesso fil rouge. 

Attraverso le Instagram Stories, nello specifico, il brand offre approfondimenti, curiosità e contenuti speciali legati al mondo del food: il posting delle è quotidiano e il contenuto, sempre fresco di giornata, spazia dai food tour, alle interviste, ai tutorial e molto altro, stuzzicando i consumatori a scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo.

Google Maps

Creatività out of the box

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Anche Google Maps, l’App che usiamo ogni giorno per portarci semplicemente da un punto A a un punto B della nostra città, offre un feed Instagram di tutto rispetto!

Nelle Instagram Stories, Google Maps condivide scatti di altissima qualità di location mozzafiato nel mondo, prodotti dagli utenti di Instagram e taggate con l’hashtag di riferimento del brand: #OnGoogleMaps. I follower del canale, possono facilmente – tramite swipe up – salvare le location sul proprio account Google Maps. Una comunicazione più che interessante e catchy per ogni genere di travelers, e non solo!

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Nonostante Google Maps non sia il diretto creator dei contenuti del suo canale Instagram e non venga mai mostrato il suo servizio in azione, è riuscito a creare una comunicazione social engaging, riconoscibile e di elevata qualità. Una comunicazione fuori dagli schemi e lontana dalle convenzioni che ogni giorno seguono i brand sui propri canali social, per cui una content strategy che non preveda la visualizzazione del prodotto o del servizio viene considerata inaccettabile.

The New York Times

Amplificare la reach dei contenuti

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Un approccio straordinariamente innovativo quello del The New York Times alle Instagram Stories, che diventano parte integrante degli articoli del celebre cartaceo: spesso, le Stories vengono usate come introduzione agli articoli, con l’invito a fare swipe-up per leggerli nella loro completezza.

I capisaldi della comunicazione del brand su Instagram sono immagini di alta qualità (le stesse che vengono prodotte per il giornale) e trafiletti di testo studiati per essere ad effetto e stuzzicare la curiosità e l’interesse dei follower.

Per tutti quei brand il cui business capitalizza su un contenuto scritto – che si tratti di un magazine cartaceo o di un blog – le Storie diventano un valido modo per estendere la vita dei singoli contenuti: è necessario stilare un dettagliato calendario editoriale per pianificare ogni social content al fine di amplificare la reach dei propri contenuti.

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Le Instagram Stories sono un tool potente, che permette ai brand di fare uno step in più e avvicinarsi ulteriormente ai propri consumatori (e prospect), tuttavia è bene farne rientrare l’uso all’interno di una studiata strategia di pianificazione, senza rischiare di usarle nel modo sbagliato.

Un uso illecito delle Instagram Stories potrebbe portare a un fatale effetto boomerang: prima di pubblicare un contenuto è sempre bene chiedersi se questo può essere davvero di valore per il proprio target poiché, nel caso non lo fosse, difficilmente i vostri follower vi concederanno un’altra occasione.

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Come funziona Facebook Dating e cosa ha di diverso rispetto a Tinder


È un dato di fatto, il dating online funziona. Secondo Mark Zuckerberg, un matrimonio su tre vede come primo incontro un appuntamento combinato sul web con qualcuno conosciuto tramite le piattaforme online. Da qui la nuova feature di Facebook, che ha lanciato – per il momento solo in Colombia – una vera e propria piattaforma per gli incontri, Facebook Dating.

La cosa potrà sembrare strana a molti, soprattutto vista la recente polemica che ha visto Facebook nell’occhio del ciclone per i problemi relativi alla privacy degli utenti. La piattaforma lanciata da Zuckerberg, però, è composta in maniera completamente diversa rispetto a quelle più note come Tinder e Hinge. Scopriamone insieme le caratteristiche principali.

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Profilo, corrispondenze e messaggi

Facebook Dating è accessibile solo a persone con più di 18 anni e la creazione del profilo non richiede costi, fatta eccezione per una possibile versione premium per ora non ancora lanciata.

Per poter entrare a far parte di questo mondo, occorre creare un profilo privato completo di immagini e qualche breve descrizione rispetto alla propria persona, attraverso una bio. Successivamente verranno poste dal sistema alcune domande utili alla profilazione e all’algoritmo per ricercare delle persone compatibili e più affini possibile alle singole esigenze.

Una volta compiuti questi piccoli passi, siamo ufficialmente online!

Alla piattaforma sarà sufficiente analizzare la posizione, le nostre risposte e interessi, per consigliare le persone più simili e più probabilmente compatibili.

La differenza sostanziale rispetto alle piattaforme già attive in questo senso è che Facebook Dating permette di entrare in contatto anche senza alcuna corrispondenza, cosa che invece non può assolutamente mancare all’interno dell’universo di Tinder.

Ogni utente ha anche a disposizione un’area di messaggistica – non collegata a Messenger – che però non supporta l’invio delle immagini.

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Un nuovo modo per stringere relazioni (virtuali)

Se dopo lo scandalo di Cambridge Analytica ci si aspettava un passo indietro nel trattamento dei dati, Facebook – come ci ha del resto abituati nel tempo – non ha assolutamente accennato a modificare i suoi piani. Del resto, se pensiamo ad una piattaforma che pone al centro gli utenti, quindi la community di persone, non ci deve stupire questo nuovo strumento, che altro non fa se non cercare di soddisfare un bisogno proprio dei suoi componenti: stringere delle relazioni.

In questa ottica infatti, Facebook non fa altro che mettere al servizio dei suoi utenti uno strumento che possa risolvergli dei problemi o se non altro soddisfare delle esigenze, al fine di poter rendere l’esperienza sulla piattaforma sempre più completa e livellata sulle esigenze dei singoli.

Se invece consideriamo di più l’aspetto sociologico, per cui come ben sappiamo i social network hanno di fatto modificato i metodi di approccio e di gestione delle relazioni tra gli esseri umani – soprattutto i giovanissimi – Facebook Dating potrebbe essere letto come l’ennesimo strumento per una sempre più progressiva perdita del contatto umano a favore di un contatto digitale e per associazione sempre più controllato e impostato – al limite del fake – e distante.





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dall’addio dei founder a Instagram a Facebook che punta sulla smart home


Mentre Facebook si allea con Google e presenta un codice di condotta all’Unione Europea, i founder di Instagram lasciano la società. Settimana impegnativa per i nostri cari social network, mentre ci prepariamo ad un autunno che si preannuncia già ricco di novità.

Sedetevi comodi con la vostra bevanda calda tra le mani perché le cose che abbiamo da dirvi sono davvero tante. Ma andiamo con ordine.

I co-founder di Instagram hanno lasciato la società

Kevin Systrom e Mike Krieger, i co-fondatori di Instagram, si sono dimessi e prevedono di uscire dalla loro società nelle prossime settimane. A rivelarlo è il New York Times che secondo fonti certe avrebbe confermato voci di corridoio che circolavano da un po’ di tempo.

A quanto pare, alla base della decisione di Systrom e Krieger ci sarebbe uno scontro sull’autonomia di Instagram rispetto a Facebook, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. Fra gli altri motivi, si legge ancora, ci sono anche le diverse visioni dei vertici di Facebook, fra cui lo stesso Zuckerberg, sulle strategie di crescita e su come accrescere più rapidamente la base clienti.

Instagram week in social

“Stiamo pensando di prenderci un po’ di tempo libero per esplorare nuovamente la nostra curiosità e creatività”, hanno scritto in una nota congiunta Systrom e Krieger. “Costruire nuove cose esige che facciamo un passo indietro, capiamo cosa ci ispira e adeguarlo a ciò di cui ha bisogno il mondo”.

Il futuro di Facebook e Instagram, a questo punto, ci lascia molto incerti e dubbiosi. Come si evolverà e soprattutto cosa dobbiamo aspettarci?

Instagram copia WhatsApp: in arrivo i messaggi vocali

Nulla potrà fermare Instagram, neanche l’abbandono dei suoi genitori. Orfano di padri, Instagram si prepara a tirare fuori dal cappello l’ultima delle novità: i messaggi vocali in stile WhatsApp. La portata della notizia è tale da far pensare a una vera e propria rivoluzione del social visuale.

Al momento non ci sono ancora conferme ufficiali ma a quanto pare gli sviluppatori stanno lavorando su questa funzione da molto tempo ed è probabile che venga lanciata in un futuro non troppo lontano.

Come dovrebbe funzionare? All’interno dei Direct di Instagram apparirà una nuova icona a forma di microfono che, se premuta, consentirà di registrare e inviare un messaggio vocale.

Instagram week in social

All’interno della conversazione apparirà poi un balloon caratterizzato da onde audio il cui design ricorda molto quello della funzione musica integrata all’interno delle Storie. Per il momento questa funzionalità resta nascosta all’interno del codice dell’app e Instagram non ha ancora annunciato quando e se i messaggi vocali arriveranno davvero nell’applicazione.

Interessante no? Ma ecco cosa ne pensa Luca La MesaTop Teacher di Ninja Academy:

“Credo che i messaggi vocali su WhatsApp seguano una curva inversamente proporzionale alla durata. Quelli corti sono spesso molto utili e veloci. Quelli lunghi creano problemi e a volte seri imbarazzi quando non si vorrebbe sentirli per tutta la loro durata. Come sempre la tecnologia è solo tecnologia e la differenza è nel modo in cui la utilizziamo.

I messaggi vocali su Instagram in parte mi spaventano se non verranno ben utilizzati, mentre credo che il futuro possa essere una evoluzione tecnologica che permette di usare la voce ma per dettare un commento. Sarebbe un compromesso perfetto per aiutare anche tutti coloro che usano le piattaforme senza audio e sarebbero tagliate fuori dai commenti di solo audio”.

Per Facebook arriva Portal, il nuovo dispositivo per la smart home

Portal è il nuovo device lanciato da Facebook che permetterà agli utenti di “parlare attraverso Facebook” anche all’interno delle loro case. Il dispositivo sarà disponibile con due dimensioni dello schermo e potrebbe costare circa 400 dollari per quello di dimensioni maggiori, mentre la versione più piccola potrebbe avere un prezzo di 300 dollari negli USA.

Utile? Ce lo spiega il nostro Luca La Mesa:

“Una delle novità più attese e segretate in casa Facebook. Sicuramente il tema della privacy ne ha rallentato il lancio ma scommetto che sarà l’inizio di una serie di device firmati Facebook. Non tutti i prodotti/servizi lanciati in passato si sono rivelati vincenti ma spesso basta trovarne alcuni giusti per conquistare un nuovo mercato”.

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Facebook insiste sulla realtà virtuale con Quest

Oculus, l’azienda che Mark Zuckerberg ha acquistato nel 2014 per oltre due miliardi di dollari, ha presentato Quest, un nuovo visore che permette di entrare nel vivo dell’azione senza la necessità di Pc, fili e sensori esterni.

Il gadget, acquistabile dalla primavera del 2019, permetterà a chi lo indossa di spostarsi liberamente in un ambiente riproducendo all’interno della realtà virtuale i movimenti effettuati nel mondo reale, il tutto senza bisogno di dispositivi di supporto.

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dai tag prodotto nelle Stories agli annunci verticali su YouTube


Settimana troppo intensa? Tanto da non aver avuto nemmeno il tempo per informarvi sulle ultime news provenienti dal mondo dei social media? Niente paura Week in Social è qui per questo.

Ecco, riassunte per te tutte le più interessanti novità social della settimana.

Lo shopping su Instagram diventa sempre più semplice

Da quando Instagram ha introdotto i tag prodotto all’interno dei post condivisi dai brand con un eCommerce, nel mondo sono più di 90 milioni gli utenti che li utilizzano ogni mese.

Per questo il social network di proprietà di Facebook, sta cercando il modo per capitalizzare al meglio, anche in termini di investimenti pubblicitari delle aziende, la sua piattaforma. Pochi giorni fa infatti sono stati annunciati due nuove funzioni per rendere ancora più semplice lo shopping all’interno dell’app.

Come prima novità vi è stata l’introduzione dei tag prodotto all’interno delle Stories. I numeri delle Storie ormai sono in continua ed inarrestabile crescita. Circa 400 milioni di utenti le utilizzano ogni giorno e un terzo delle storie più visualizzate sono realizzate dai brand.

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Un’opportunità più che ghiotta per Instagram, che considerando il limite di spazi utili per consentire ai brand di fare advertising, molto più limitate rispetto a Facebook, sta cercando di garantire sempre maggiore visibilità alle aziende per raccontare i propri prodotti e servizi.

Ma le novità non finiscono qui. Instagram ha inoltre annunciato l’introduzione di un canale dedicato allo shopping all’interno del feed “Esplora”.

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I canali tematici, lanciati a giugno, consentono di esplorare con maggiore semplicità determinati interessi e approfondire qualsiasi area di preferenza nella sezione “Esplora”. Con questo aggiornamento che sarà integrato nei prossimi mesi, quando abbiamo intenzione di utilizzare Instagram per fare shopping, avremo la possibilità di avere un canale dedicato ai post dei brand che hanno inserito il tag prodotto e scegliere articoli dai nostri marchi preferiti o da marchi similari a quelli che già seguiamo.

Una grandissima novità per gli amanti dello shopping e per le aziende che utilizzano Instagram per incrementare le vendite dei propri prodotti e servizi.

Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa, Top Teacher Ninja Academy:

“Le novità di Instagram si avvicinano sempre più alla funzionalità che molti marketer attendono: l’acquisto diretto dentro le piattaforme. Lo step intermedio sono i tag che portano traffico ad una specifica pagina con i dettagli di prodotto ma credo che il futuro si proverà a finalizzare il tutto senza uscire dalla piattaforma”.

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Snapchat lancia Curated Our Stories

No, Snapchat non è morto. Anzi. Pur avendo accusato il colpo di alcune funzioni interamente riprodotte su Instagram, Stories in primis, il social del fantasmino continua ad essere tra i social network più popolari tra i giovani. Sono ben 188 milioni gli utenti che ogni giorno aprono l’App più di 20 volte, postando circa 3 miliardi di Snaps.

La grande forza di Snapchat in questi anni è stato quello della grande propensione dei propri utenti nel postare contenuti in tempo reale. Per questo motivo l’App ha lanciato Curated Our Stories, per un gruppo ristretto di editori come Cosmopolitan, NBC e CNN.

Un aggiornamento importante per la piattaforma che inizia così la sua avventura nel mondo della condivisione di notizie in tempo reale. Una funzione che aiuterebbe a rilanciare il calo di oltre tre milioni di utenti nell’ultimo trimestre e che potrebbe supportare il ritorno all’utilizzo della piattaforma da parte di nuovi utenti.

Ma come la maggior parte delle novità che introduce, se Curated Our Stories dovesse iniziare a performare è molto probabile che le macchine fotocopiatrici in casa Facebook e Instagram si accendano.

Luca La Mesa, commenta così:

“Snapchat sta provando in vari modi a rilanciarsi e provare a coinvolgere diversi partner è sicuramente una strategia interessante. Avevamo fatto i primi test su Snapchat durante la gestione social, con il CONI, delle Olimpiadi di Rio 2016 ma negli ultimi due anni lo abbiamo abbandonato con la maggior parte dei clienti. Riuscirà a rilanciarsi dati anche i numeri in crescita”.

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Youtube: arrivano gli annunci video verticali

Per garantire anche agli annunci pubblicitari la stessa esperienza di visualizzazione dei video verticali all’interno dell’App, YouTube annuncia l’introduzione del formato verticale anche nelle inserzioni fruite da mobile.

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Una novità che tende ad adeguarsi alle abitudini di fruizione dei contenuti video sulla piattaforma da parte degli utenti, che secondo il rapporto YouTube Data Global, vengono visualizzati per oltre il 70% da dispositivi mobili.

A testare per la prima volta questo formato è stata la Hyundai per il lancio della nuova Kona, producendo degli interessanti risultati che hanno evidenziato un aumento della brand awareness del 33%.

Facebook consente alle pagine di aderire ai gruppi

L’ultimo aggiornamento fresco fresco di conferme ufficiali riguarda una nuova opzione che sta già suscitando un grande interesse da parte di brand e social media marketer.

È infatti stata lanciata la possibilità di consentire l’accesso ai gruppi Facebook anche alle pagine aziendali, in modo da poter interagire in maniera diretta con le loro community.

Da qualche giorno infatti è attiva come impostazione predefinita l’opzione “Consenti alle pagine di inviare la richiesta come membri del gruppo” che permette anche alle pagine dei brand di partecipare attivamente alle conversazioni che avvengono all’interno delle community Facebook.

Essere in grado di interagire in gruppi attraverso le pagine aziendale può rappresentare un mezzo alternativo per generare visibilità e per costruire e migliorare la brand awareness all’interno dei gruppi Facebook, che attualmente sembrano essere lo strumento migliore e a maggiore coinvolgimento del social network.

Cosa ne pensa Luca La Mesa?

“È un dietro le quinte noto a poche persone ma questa funzionalità fu richiesta/suggerita a Mark Zuckerberg da Monica Archibugi quando lo incontrò a Roma insieme a altre startup italiane. Lei raccontò che per gestire il gruppo della sua startup Le Cicogne era costretta a creare un profilo finto. Le settimane successive lui la ringrazio informandola che stava lavorando ad una soluzione. È bello vedere come le piattaforme riescano ad ascoltare gli utenti per migliorarsi sempre di più”.





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Cosa sono e come funzionano i Mini-Program di WeChat


C’era una volta in Cina un’app. Ricercata, scaricata, utilizzata e in continuo aggiornamento. Poi arrivarono i Mini-Program: una nuovissima funzione sviluppata da Tencent per il suo WeChat (850 milioni di user al mese). Da qui in poi, almeno in Cina, il futuro delle app sembra essere sempre meno chiaro.

Che siate marketer, sviluppatori curiosi o amanti del tech proveniente da oriente, oggi non potete non conoscere questo nuovo strumento ad altissimo potenziale chiamato Mini-Program!

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Cosa sono i Mini-Program di WeChat?

I Mini-Program di WeChat sono delle sub-applicazioni (sembrerebbe che la parola “App” non possa essere utilizzata da Tencent per via di un divieto tassativo di Apple, ndr.) appartenenti all’ecosistema di WeChat.

Il prefisso Mini è indicativo non soltanto del loro piccolo peso ma anche del contesto specifico e mirato per cui vengono sviluppate.

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Ogni Mini-Program nasce come “estensione” di un account ufficiale WeChat con lo scopo di fornire servizi come quello eCommerce, Task Management o di coupon.

La funzione eCommerce è sicuramente la più utilizzata e sfruttata dalle pagine dei marketer che possono vendere direttamente online.

JD.com, ad esempio, ha già sviluppato da tempo un Mini-Program per il suo eCommerce, come anche Mobike ne mette uno a disposizione per la localizzazione, sblocco e blocco delle sue biciclette. Addirittura Tesla ha un Mini-Program che permette ai suoi user di localizzare le stazioni per la ricarica, prenotare un drive-test oppure semplicemente condividere la propria esperienza dopo aver guidato una Tesla.

Quali sono i vantaggi dall’utilizzo dei Mini-Program di WeChat?

WeChat è il luogo dove è riuscita a svilupparsi un’enorme e importante community di Influencer: ciò è dovuto in parte alle caratteristiche del mercato cinese e in parte dal fatto che le sponsorizzate su WeChat non funzionano in maniera mirata ed efficace.

LEGGI ANCHE: Come funziona la SEO su WeChat (in app e sul portale Sogou)

Questi Influencer, come nel resto del mondo, sono diventati punti di riferimento soprattutto nell’ambito fashion e beauty tanto da “influenzare” enormi flussi di vendite tra i consumatori cinesi.

Ma a questo sistema c’era un limite: gli Influencer utilizzavano il loro account ufficiale WeChat con sottoscrizione (un po’ come le pagine ufficiali di Facebook) per inviare notifiche push, ma gli articoli inviati su questi account non potevano contenere hyperlink ed era dunque difficile linkare direttamente all’eCommerce del prodotto sponsorizzato.

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Il Mini-Program ha fondamentalmente risolto questo gap: ha reso possibile il collegamento da un articolo di un account ufficiale a un eCommerce interno a WeChat, facendo incrementare il volume di vendite. Ecco perché moltissimi Influencer hanno fatto sviluppare il proprio personalissimo Mini-Program, una sorta di eCommerce che rende possibili gli acquisti senza far uscire l’utente dalla pagina ufficiale.

E quali sono i limiti?

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Non è tutto oro quel che luccica e anche questo nuovo e inesplorato strumento sembra possedere dei limiti. I Mini-Program, infatti, presentano ancora molte lacune se paragonati alle care vecchie app:

  • non possono inviare notifiche push (a differenza delle pagine degli account ufficiali);
  • non possono essere condivise nella timeline della sezione “Scopri”, ossia la bacheca;
  • fevono essere sviluppati in un linguaggio ad hoc: un framework Javascript sviluppato da Tencent scritto in wxml e wxss invece che in tradizionale html e css;
  • gli aggiornamenti devono essere inseriti e supervisionati da Tencent;
  • funzionano solo all’interno di WeChat.

LEGGI ANCHE: I mini game di WeChat hanno già conquistato mezzo miliardo di cinesi

Un po’ di dati

I Mini-Program possono essere d’aiuto a utenti target con uno specifico potere d’acquisto. In generale generano molte più vendite a basso costo (meno di 200 RMB ossia circa 25 euro) che ad alto costo (oltre i 1000 RMB ossia circa 125 euro) come nel caso del portale Pinduoduo dove gli acquisti sotto i 200 RMB sono circa il 3% in meno rispetto a quelli tramite Mini-Program. In totale controtendenza è la differenza tra gli acquisti che superano i 1000 RMB sulla App ufficiale (37,6%) e quelli all’interno di WeChat (32,4%)

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Curiosi di sapere quali Mini-Program vanno per la maggiore? Eccovi un elenco:

  • Hangzhou Plus – HZPlus
  • I coupon sconto di McDonald’s – 麦当劳优惠券
  • Tencent Surveys – 腾讯投票
  • Mobike – 摩拜单车
  • Sleepy Sounds – 小睡眠





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Non è un paese (social) per i giovani. Ecco perché la generazione Z torna offline


Vi è mai successo di trovarvi davanti una persona, conoscerla per la prima volta, poterle chiedere qualsiasi cosa, intraprendere una conversazione, eppure dopo pochi minuti liquidarla con un “aggiungimi su Facebook” oppure “Whatsappami” o “Mi segui già su Instagram”? Se state scuotendo il capo pensando che sia una cosa da adolescenti vi sbagliate di grosso. La generazione Z, ovvero i nati dopo il 1995, non ci stanno e mentre i Millennial continuano a scambiarsi like su Facebook e a postare Stories su Instagram loro tornano nel buon caro vecchio mondo offline, dove tutto è meno social ma forse un po’ più vero.

Generazione Z e i social

Un esodo dai social?

Un fenomeno se non di massa, comunque molto importante, quello dell’abbandono dei social da parte dei più giovani a favore di un ritorno alle origini. Attenzione, non stiamo parlando di un rifiuto totale dei social network da parte della Z Generation ma sicuramente di un utilizzo molto più selettivo e mirato rispetto ai loro fratelli maggiori.

Se infatti i Millennial (nati tra il 1980 e il 1995) sono quelli dei selfie e della condivisione di qualsiasi cosa, la Generazione Z (nati dopo il 1995) usa al contrario molti più dispositivi (5 invece dei 3 dei Millennial) ed è molto più attenta alla privacy e critica nei confronti della qualità dell’informazione.

Allo stesso tempo, se per i giovani cresciuti negli anni Novanta il mondo social ha rappresentato il vero punto di rottura tra il prima e il dopo, per i loro fratelli più piccoli il mondo virtuale di Facebook, Instagram e Snapchat non è altro che un dato di fatto, nulla da dover scoprire e sperimentare. “Ma che ne sanno i duemila” ci verrebbe da dire. Invece, loro lo sanno eccome.

Giovani e social

In Gran Bretagna, per esempio, il 63% degli studenti under 20 sarebbe felice se i social media non fossero mai stati inventati e per ogni giovane curvo su uno schermo, ce ne sono altri per i quali i social media non hanno più fascino e interesse. Il desiderio di costruire autentiche amicizie offline sembra tornare in auge e voltare le spalle alla tecnologia e al mondo virtuale fa sempre più tendenza . Ma come possiamo spiegarlo?

Una spiegazione del fenomeno

Per cercare di dare una risposta o almeno capire di più sul fenomeno dell’abbandono dei social network da parte della Z Generation abbiamo fatto quattro chiacchiere con un esperto che ci ha chiarito alcuni punti. Ecco cosa ci ha detto Romeo Lippi, Psicologo, Psicoterapeuta e Founder del progetto Lo psicologo del Rock, ovvero un percorso di Song Therapy in cui le canzoni sono utilizzate come mezzo e strumento per conoscersi e migliorarsi.

Giovani e social

Ciao Romeo, la Generazione Z è nata e cresciuta online, perché allora un numero sorprendente di loro improvvisamente volta le spalle a Instagram, Facebook e Snapchat?

«I giovani per loro natura e per loro cultura cercano sempre la novità, l’originalità, e soprattutto desiderano sentirsi diversi da quelli che considerano adulti. Siccome su Facebook prima, ma come sta succedendo ora anche per Instagram e Snapchat sono sbarcati gli adulti e tra questi anche i loro genitori, scatta il rifiuto per quello che prima consideravano un mondo innovativo, speciale e diverso.

Da qui è facile pensare che originale e innovativo sia proprio il non essere più sui social. Quello che i giovani vogliono soddisfare è il bisogno e la necessità di novità e diversificazione cosa che secondo loro i social network ora non possono più offrire. I social sono lo standard».

Mentre i giovani della Generazione Z si stanno allontanando sempre di più dal mondo social, i Millennial sembrano apprezzare sempre più il loro status virtuale sui social. Come mai questo divario?

«Per i Millennial i social sono diventati un elemento imprescindibile per ottenere gratificazione sociale. I like alle foto, i commenti non fanno altro che gratificarci e dare degli impulsi positivi al nostro cervello. È un esempio di stimolo risposta molto rapido ed efficace.

Il nostro cervello si abitua in fretta a questo meccanismo ed è come avere a disposizione una dose giornaliera di gratificazione che passa attraverso i social. Non dobbiamo dimenticare poi che i Millennial hanno investito molto di più sui social sia a livello di immagine che di opportunità di lavoro, mollarli per loro sarebbe impensabile e significherebbe rinunciare a questo investimento».

Sfida o malessere, ma la vera chiave è un uso consapevole dei social

I giovani della Z generation non hanno mai dovuto imparare a usare i social, sono nati e vissuti con loro, subendone in tempo reale le diverse trasformazioni senza nessuno sforzo. L’allontanamento potrebbe dipendere anche da questo?

«Probabilmente i giovanissimi di questa che viene chiamata Generazione Z, non vendono nei social network alcuna sfida. Essere su Facebook, Instagram o Snapchat diventa in fretta banale. Già in molti si sono spinti troppo in là come tipologia di contenuti, cosa potrebbero fare in più se non semplicemente limitarsi ad imitare? Fondamentalmente può entrare in gioco la noia e la banalità».

“Se stai passando una brutta giornata, se ti trovi da solo, se a scuola è andato tutto male, vedere la foto dei tuoi amici che si divertono ad una festa è deprimente”. Questa una delle motivazioni dell’allontanamento dai social di un giovane tipo. Come la commenteresti?

«È una motivazione valida e soprattutto basata su diverse ricerche scientifiche che dimostrano che confrontarsi con dei modelli che sembrano eternamente vincenti come quelli che noi proponiamo in maniera migliorativa sui nostri social network non aiuta per niente il nostro status, il nostro umore e la nostra autostima. L’effetto confronto non fa altro che peggiorare un nostro malessere nato offline e ci fa sentire ancora più isolati».

Cosa ti aspetti possa succedere nel prossimo futuro? Sulla base della tua esperienza, ci possiamo aspettare un abbandono in massa dei social o un ritorno alla vita virtuale?

«Mi aspetto un giusto ridimensionamento delle persone e del tempo che si dedica ai social e questo lo stiamo già vedendo con Facebook. La curva ascendente dei social si sta ridimensionando e si sta avviando verso una stabilizzazione. Continueremo a passare ancora molto tempo sui social network ma in maniera più consapevole. Il ritorno alla vita virtuale avverrà quando verrà introdotto qualcosa di ancora più innovativo e immersivo».





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Come monitorare le metriche di Instagram (e i migliori tool da usare)


Instagram Insights, lo strumento di analisi integrato dell’applicazione, è semplice e intuitivo ma man mano che la tua fanbase cresce ti servirà qualcosa di più strutturato per monitorare le metriche di Instagram. Fortunatamente, ci sono molti strumenti di analisi esterni in grado di offrirti una visione più approfondita dei dati. Vediamo come monitorare le metriche di Instagram (e su cosa concentrarci).

Ci sono due metriche generali da considerare: metriche post individuali e metriche dell’account .

Le metriche individuali riflettono il rendimento di ogni foto o video. Le metriche dell’account combinano tutte le statistiche dei tuoi singoli post per comprenderne l’andamento nel tempo.

Metriche post individuali

  • Impressions: quante persone hanno visto il tuo post
  • Percentuale di copertura di Instagram: impressions divise per numero di follower
  • Coinvolgimento: quanti like ha ottenuto un singolo post, è stato commentato, condiviso o salvato

Impressions

I dati sulle impressions rivelano quanto efficacemente stai promuovendo i tuoi contenuti. L’utilizzo di hashtag ben scelti e pertinenti assicurerà che le tue foto e i tuoi video raggiungano un vasto pubblico, migliorando il tuo punteggio.

Percentuale di copertura di Instagram

L’ottimizzazione degli hashtag è solo un modo per avere più visualizzazioni del tuo account. Per aumentare la percentuale di copertura, è necessario considerare anche altri elementi, come scegliere il momento migliore per pubblicare .

I feed di Instagram non mostrano più contenuti in ordine cronologico, ma puoi comunque sfruttare i tempi di pubblicazione ottimali per generare engagement non appena il tuo post sarà pubblicato. Instagram Insights ti mostrerà quando i tuoi follower sono più attivi in ​​modo da poter pianificare i tuoi post  in modo più strategico.

monitorare le metriche di instagram

In generale, l’engagement rate (o tasso di coinvolgimento) è uno dei dati su cui puntare nel monitorare le metriche su Instagram, sia per quanto riguarda il singolo post sia per una visione più globale dell’account.

Like, commenti, condivisioni e volte che un post viene salvato: queste interazioni contribuiscono a misurare il tuo engagement. Comprendi quale (o quali) tipologia di post genera più interazioni e di che tipo di interazioni si tratta.

Nelle fasi iniziali (appena un nuovo account instagram è online e la fanbase si sta costruendo) i commenti sono il tipo di interazione di valore su cui devi puntare. Ogni volta che qualcuno commenta o tagga il tuo post o il tuo account, ricevi una valutazione qualitativa positiva sul tuo contenuto. Puoi iniziare a costruire relazioni con i tuoi follower proprio così: mettere mi piace ai loro contenuti, iniziare delle discussioni e rispondere ai commenti sotto ai loro post. Le relazioni sono biunivoche: se coltivate, portano buoni frutti e hai una buona probabilità di fa iniziare discussioni sul tuo account.

Tasso di coinvolgimento

Interazioni del post ÷ conteggio totale follower x 100

Calcola il tasso di coinvolgimento combinando il numero totale di interazioni di un post, dividendo tale cifra per il conteggio totale del follower, quindi moltiplicando per 100. Ogni tipo di interazione conta solo una volta. Una persona che commenta più volte sullo stesso post non avrà alcun effetto aggiuntivo sulla valutazione del coinvolgimento complessivo di quello specifico post. Ma un like e un commento della stessa persona contano separatamente.

Supponiamo che tu abbia 2.000 follower e il tuo ultimo post abbia ottenuto 300 Mi piace, 50 salvataggi, 10 commenti e 18 condivisioni: 378 totali.

378/2000 x 100 = tasso di coinvolgimento del 18,9 percento

Il 18,9% di coinvolgimento molto al di sopra della media. Tuttavia, più cresce il tuo seguito, più è difficile mantenere un coinvolgimento di questo tipo. Un punto di riferimento generale per un buon coinvolgimento si aggira tra il tre e il cinque percento.

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Metriche dell’account

Le metriche dell’account combinano tutte le statistiche individuali dei post in modo da monitorare l’efficacia del tuo profilo nel tempo. Esistono tre parametri principali da tenere presente all’inizio:

  • Tasso di coinvolgimento: la percentuale della tua fanbase che interagisce con i tuoi post
  • Tasso di crescita dei follower : percentuale di follower guadagnati nel tempo
  • Metriche del pubblico: quanti follower totali hai, dati demografici dei follower (posizione, età e sesso) e gli intervalli di tempo in cui il pubblico è più attivo

Tasso di coinvolgimento

Questo dato indica la media delle interazioni che il tuo account ottiene nel suo complesso. Più follower guadagni, più diventa difficile mantenere un alto tasso di coinvolgimento. Man mano che il tuo seguito cresce devi adattare i tuoi benchmark: non è assolutamente possibile rispondere a ogni singolo commento quando hai 50.000 follower. Ma dovresti comunque cercare di  rispondere ad alcuni per mantenere alta l’attenzione ed ispirare le persone a continuare ad interagire con te.

Tasso di crescita dei follower

Numero di follower guadagnati ÷ numero precedente di follower 100

Questa metrica ti mostra quanto il tuo seguito è cresciuto nel tempo. Guarda le tendenze che indicano periodi di engagement alti o bassi: ti aiuterà a monitorare gli intervalli di tempo ottimali per pianificare i tuoi post.

Per calcolare il tasso di crescita dei follower, dividi il numero di follower che hai guadagnato in un determinato periodo per il numero che avevi in precedenza e moltiplicalo per 100. Supponiamo che il tuo account Instagram abbia 2.000 follower a maggio e che entro giugno sia arrivato a 2.099.

99/2000 = 0,0495 * 100 = tasso di crescita dei follower del 4,95%

LEGGI ANCHE: Comprare follower e altri 8 errori che molti fanno su Instagram

Metriche del pubblico

Instagram Insights fornisce informazioni demografiche di base nella scheda Pubblico: distribuzione per sesso ed età, posizione geografica e periodi di attività.

Familiarizza con il tuo pubblico, i suoi interessi e le sue abitudini di navigazione, in modo da poter pubblicare contenuti più mirati e accattivanti nei momenti ottimali.

monitorare le metriche di instagram

Monitorare le metriche di Instagram: Le Stories

Una volta che inizi a pubblicare regolarmente le stories, vorrai monitorarne l’efficacia. Sono ormai un elemento sempre più importante dell’esperienza utente, con oltre 400 milioni di utenti attivi ogni giorno. Ecco perché devi includere questo dato se vuoi monitorare le metriche di Instagram in maniera completa: riescono a dirti tanto sull’esperienza che i tuoi follower stanno facendo con il tuo account.

Interazioni specifiche per la storia

  • Taps Forward: frequenza con cui il pubblico tocca a destra, saltando la storia corrente per vedere la successiva che hai pubblicato
  • Taps Backward: la frequenza con cui il tuo pubblico tocca a sinistra per guardare il video precedente nella sequenza Story
  • Uscite: Quante volte qualcuno usa la funzione “scorri verso il basso” in una determinata storia per uscire dal feed Storie e tornare al feed principale di contenuti di Instagram
  • Risposte: con che frequenza qualcuno ha utilizzato la funzionalità “scorri verso l’alto” per commentare direttamente la tua storia o navigare verso il contenuto a cui stai puntando nella tua storia

Se la tua storia ha molti tap in avanti o in uscita, probabilmente è stata una brutta esperienza. La qualità audio o video è scadente? La tua storia è stata semplicemente noiosa? Scopri cosa è andato storto e correggilo per la prossima volta.

Se la tua storia ha un numero elevato di tap all’indietro, potrebbe significare una di queste due cose: 1) la storia era abbastanza buona da giustificare una ripetizione, oppure 2) il tuo video non era chiaro o finiva troppo rapidamente.

Le risposte alle stories sono fondamentalmente come i commenti ai tuoi post: un’opportunità per saperne di più sul tuo pubblico. Leggili per capire meglio chi sta visualizzando le tue stories e prevedi cosa vorranno vedere dopo.

Copertura e Impressions

Tieni sempre sotto controllo quante persone guardano le tue stories. Reach e Impressions potrebbero sembrare la stessa cosa, ma c’è una sottile differenza:

  • Reach: il numero di account Instagram che hanno guardato la tua storia
  • Impressions: il numero di visualizzazioni individuali, inclusi i rewatch

Se ritieni che il tuo coinvolgimento con le stories sia basso, verifica quante persone hanno guardato il tuo video. Se hai un alto engagement per una storia ma la tua copertura è bassa, la prossima volta potresti utilizzare hashtag più popolari eo pertinenti per attirare un pubblico più ampio.

I tool più completi per monitorare le metriche di Instagram

1. Instagram Insights

Il vantaggio principale di Insights è la sua semplicità. Puoi controllare rapidamente i progressi della tua settimana in pochissimi click.

Il più grande svantaggio di Insights invece, è che non riesci facilmente ottenere una comprensione globale dei risultati nel tempo. I dati sono abbastanza limitati e non è possibile esportarli dall’app . Per monitorare le metriche di Instagram in maniera più completa e strutturata, dovrai utilizzare uno strumento di analisi di terze parti per esportare i  dati.

2. Hootsuite Social Media Analytics

Dagli strumenti di analisi benchmark ai grafici che mappano chiaramente i dati del tuo account in modo da poter identificare immediatamente le tendenze, Hootsuite Analytics ti consente anche di monitorare le metriche di Instagram relative ad intervalli di tempo, anche lontani. Questo permette di individuare correttamente i KPI e misurare la crescita dell’account con maggior precisione.

Una caratteristica particolarmente accurata che contraddistingue Hootsuite Analytics è la capacità di tenere traccia dei messaggi Instagram in entrata in base al sentiment. Hootsuite Analytics valuta automaticamente se i commenti sono positivi o negativi, quindi puoi facilmente monitorare anche le reazioni del tuo pubblico nel tempo.

3. Iconosquare

Per monitorare le metriche di Instagram,  Iconosquare offre qualcosa di davvero importante per gli utenti alle prime armi: una verifica gratuita del tuo account. Quando accedi alla piattaforma riceverai tramite mail una recensione del rendimento del profilo, con suggerimenti su come ottimizzare i tuoi contenuti.

Iconosquare ti consente di esportare facilmente i dati manualmente o di  pianificare report automatici da inviare alla tua casella di posta. Puoi persino esportare i rapporti in base al fuso orario per vedere come stai coinvolgendo il pubblico in diverse parti del mondo.

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4. Union Metrics

Union Metrics risolve alcuni dei problemi legati all’analisi, estraendo automaticamente le tendenze e i valori anomali dal tuo flusso di informazioni, in modo da poter identificare immediatamente i momenti utilizzabili nella cronologia dei tuoi post. Puoi anche monitorare i tuoi tag e le tue foto in modo da sapere sempre quando compari nella tab “di tendenza”.

Come Iconosquare, Union Metrics offre un controllo gratuito del tuo account quando ti iscrivi.

monitorare le metriche di instagram

 

5. Crowdfire

Una delle strategie per aumentare la fanbase è seguire quante più persone possibile. Circa il 30% degli account ti seguirà. Alla fine, però, raggiunto il limite di circa 7.500 follower questa strategia smetterà di funzionare.

Crowdfire aiuta a risolvere questo problema con una caratteristica unica: i follower analytics che ti dicono quali tra i tuoi contatti hanno smesso di seguirti (e quindi fare altrettanto).  Inoltre, rende anche più facile seguire il pubblico dei tuoi competitor spingendoti a coinvolgere le persone che sono già interessate a contenuti simili ai tuoi.

6. Squarelovin

Se vuoi sfruttare i contenuti generati dagli utenti sul tuo account, controlla Squarelovin. Il loro strumento Insights è ottimizzato per aiutarti a ottenere il massimo dai video e dalle immagini che i tuoi follower taggano sulla piattaforma, assicurandoti inoltre che non vi siano problemi di copyright.

Un’altra caratteristica importante di Squarelovin è quella di tenere traccia dell’impatto di specifici filtri Instagram. Sì, anche qualcosa di così piccolo può incidere sull’engagement. Ecco perché è importante capire come monitorare le metriche di Instagram (e quali parametri valutare per ogni account).monitorare le metriche di instagram

7. Plann

Questo strumento di pianificazione e analisi  ti aiuterà a concentrarti a rendere il tuo feed più bello possibile. Analogamente al filtro tracker di Squarelovin, l’analisi di Plann rivelerà quali schemi di colori piacciono al pubblico. Puoi anche confrontare i tuoi schemi di colori più efficaci con i tuoi competitor tramite la funzione “Sneaky Peek” di Plann. Bello no?

monitorare le metriche di instagram

Come puoi vedere, ci sono molte opzioni per gli Instagrammers che hanno voglia di rimboccarsi le maniche comprendere cosa i dati rivelano dei propri contenuti e strategia. Sperimenta, metti all’opera e trova lo strumento di analisi per monitorare le metriche di Instagram più funzionale per te.





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