Cos’è il comportamento multischermo e perché dovresti conoscerlo per migliorare i risultati dei tuoi annunci


Sei a fine giornata, sei comodamente seduto sul divano a guardare la TV. Lo smartphone è accanto a te pronto per essere controllato durante qualsiasi pausa nella trasmissione. Il momento della pubblicità diventa l’attimo ideale per una controllatina alla mail appena arrivata sul tablet. Ti suona familiare? Questo è l’inizio di un comportamento multischermo.

Questa tendenza televisiva – perché sì, di tendenza televisiva si tratta e lo capiremo tra poco – è sempre più comune. Lo smartphone è un’appendice del nostro corpo, sempre più spesso il naturale prolungamento di uno dei nostri arti superiori, sempre a portata di mano, anche nei momenti di relax, perché qualcuno potrebbe chiamarci o potremmo aver voglia di controllare il feed di Facebook o Instagram.

Quindi, quando i grandi blocchi di pubblicità compaiono in  TV, la tendenza televisiva è proprio quella: controllare le notifiche e gli aggiornamenti sul nostro smartphone. Il comportamento multischermo, insomma, è proprio quella capacità di un utente di far oscillare la propria attenzione da un mezzo all’altro.

Il problema, dal punto di vista pubblicitario, è che gli annunci TV sono costosi e, mentre forniscono una copertura basata sul numero di spettatori, la loro efficacia è stata innegabilmente ridotta da comportamenti evolutivi e abituali.

Quanto tutto questo è significativo? Il team di ricerca di Facebook ha cercato di scoprirlo nel suo ultimo rapporto, che esamina le abitudini di visione televisiva in sei Paesi (Brasile, Francia, Germania, Indonesia, Regno Unito e Stati Uniti).

Ecco cosa è emerso.

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La soglia di attenzione

Prima di tutto, il team di Facebook ha scoperto che durante i programmi televisivi il 28% degli spettatori controlla i propri dispositivi mobili e, durante le interruzioni pubblicitarie, questo dato aumenta in media fino al 50%.

I risultati variano in base ai Paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, la divisione tra la programmazione e le interruzioni pubblicitarie è abbastanza ravvicinata, il che dimostra che gli spettatori spostano continuamente la propria attenzione tra lo schermo della TV e quello dei dispositivi mobili durante tutto lo spettacolo che stanno guardando.

comportamento multischermo fb e tv

In Brasile, il cambio di utilizzo tra i due elementi è molto più pronunciato.

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Cosa ci può dire questo dato? Probabilmente è una metrica che ha a che fare con la qualità: i programmi TV in Brasile sono davvero buoni o le loro pubblicità televisive sono davvero pessime?

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Differenze tra generazioni e comportamento multischermo

Lo studio ha anche rilevato che gli intervistati più giovani erano significativamente più propensi di un pubblico più vecchio al comportamento multischermo durante le interruzioni pubblicitarie.

“I partecipanti di età compresa tra i 18 ei 24 anni hanno guardato il loro smartphone il 60% delle volte durante gli annunci TV, mentre  le persone di età superiore ai 45 anni hanno adottato il comportamento multischermo  il 41% delle volte. Questa tendenza si può spiegare con il fatto che le ultime generazioni  hanno trascorso la maggior parte della loro vita in compagnia di diversi tipi di dispositivi mobili e il controllo degli stessi è ormai un comportamento connaturato, automatico. Durante la visualizzazione di programmi TV non pubblicitari, invece,  non c’è stata alcuna differenza statisticamente significativa a livello generazionale”.

I risultati attestano perciò che le giovani generazioni diventano sempre più “cieche” alla pubblicità tradizionale, anche se i dati qui suggeriscono che non sono così distanti dagli annunci TV, hanno solo più opzioni a portata di mano.

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Mentre le generazioni più anziane, come nota Facebook, sono naturalmente più abituate a contemplare lo spazio pubblicitario attraverso gli annunci, (come se fosse esso stesso parte del contenuto che stanno guardando), i giovani utenti sono ugualmente in sintonia con le varie opzioni di contenuto a loro disposizione e, di conseguenza, sanno che possono semplicemente spostare la loro attenzione su un altro screen.

Per questo, anche se potenzialmente uno spot  TV raggiunge milioni di spettatori, probabilmente sarà necessario prendere il dato e dividerlo per le percentuali di ciascun gruppo demografico: riducendo la potenziale copertura a 18-24 anni di circa il 60%, per esempio, potresti arrivare ad una copertura decisamente più precisa.

Le domande che devi farti potrebbero essere: se i consumatori non guardano più gli annunci TV, come li raggiungo? Dove trascorrono il loro tempo quando invece si rivolgono ai dispositivi connessi?

Sempre più spesso, secondo Facebook, si rivolgono alle app social – forse un dato un po’ scontato dato che la ricerca è opera del social.

comportamento multischermo fb e tv social app

Social network e instant messaging: le app più usate

Come spiegano da Facebook: “In media, quando i partecipanti allo studio distoglievano la loro attenzione dalla TV per guardare i loro smartphone, le prime due categorie di app erano le app social e di messaggistica. In Indonesia il campione usava le app social in misura maggiore, mentre in Brasile si è riscontrato il più alto tasso di uso di quelle di messaggistica rispetto a qualsiasi altro Paese esaminato. Tra i partecipanti, quelli nel Regno Unito hanno controllato le app di notizie più di quelle di altri Paesi e in Francia le persone preferiscono trascorrere il tempo con i giochi mobile più che altrove”.

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E ancora: “I telespettatori si rivolgono spesso alla famiglia di app Facebook. Durante il nostro studio, il 55% del tempo dedicato allo smartphone è stato speso per le app di proprietà di Facebook: Facebook, Instagram, WhatsApp e Messenger. E Facebook e Instagram erano tra le prime cinque app utilizzate dai partecipanti in ogni paese studiato”.

Facebook possiede le app social e di messaggistica più utilizzate nel mondo occidentale anche se c’è indubbiamente un numero considerevole di utenti che si rivolgono a Twitter negli intervalli pubblicitari (in particolare durante gli eventi TV in diretta) e Snapchat (tra gli utenti più giovani ).

Come massimizzare l’efficacia della pubblicità con i social

Se vuoi essere sicuro di massimizzare la copertura della tua pubblicità, non puoi fare affidamento solo sui dati del pubblico televisivo: è necessario rafforzare le tue campagne con un apporto social laddove possibile per capitalizzare l’attenzione deviata dal comportamento multischermo.

Facebook sottolinea: “Nell’attuale economia dell’attenzione, è fondamentale capire in che modo il tuo pubblico si rivolge a diversi media e allineare di conseguenza il tuo piano di marketing. Entro il 2019, è previsto che le persone negli Stati Uniti trascorreranno sui dispositivi mobili la stessa quantità di tempo che oggi trascorrono guardando la TV,  e il nostro studio mostra che spesso già usano insieme i due dispositivi. Ciò significa che un piano di marketing efficace deve includere campagne su entrambi gli schermi”.

Comportamento multischermo

Ovviamente, non tutte le aziende avranno la capacità di budget per eseguire entrambe le attività.

Per coloro che possono permettersi una campagna pubblicitaria televisiva, può valere la pena ridistribuire una parte di budget (eliminandolo dagli annunci televisivi) a favore di campagne social di accompagnamento.

Se non puoi permetterti gli spot TV, non disperare: attraverso il targeting intelligente, è possibile raggiungere il tuo pubblico con annunci relativi ai contenuti TV più popolari in una determinata finestra temporale, ad esempio, intercettandone il comportamento multischermo.

Pertanto, anche se potresti non essere in grado di pianificare una campagna TV/social ibrida, potresti cercare di raggiungere il tuo pubblico su Facebook con contenuti relativi alla serie TV che probabilmente quella audience sta guardando.

Che significa? Significa, per esempio, che un negozio di ferramenta potrebbe ottimizzare la spesa pubblicitaria di Facebook mostrando i contenuti degli annunci quando un programma  molto seguito che ha come tematica l’home decor o la ristrutturazione di casa viene trasmesso in TV.

O ancora, un brand che cerca di raggiungere  un target più ampio potrebbe concentrare le proprie inserzioni  su Instagram proprio quando va in onda l’ultimo reality show.

Da qualunque angolazione la guardiamo, questi dati forniscono diversi e rilevanti punti di discussione per i marketer.





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Come si imposta e come si usa (in modo utile) il Nametag di Instagram


È di qualche settimana fa l’annuncio di Instagram dell’introduzione del Nametag, molto simile alla funzionalità prevista da Snapchat che consentiva agli utenti di trovare e seguire i profili degli altri senza passare dalla barra di ricerca.

Solo bisogno di comodità? Ovviamente dietro al lancio della funzionalità c’è molto altro, ma procediamo con ordine.

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Come si imposta e come si usa il Nametag

A differenza di Snapchat, prima di tutto, il vostro nickname sarà visibile e decisamente connotativo dello sticker che andrete a creare, sulla base di un’ampia scelta che spazia dai colori, alle emojii e persino al selfie, se siete coraggiosi.

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Per poter eseguire tutte queste procedure dovrete solo andare nel menù a tendina del vostro profilo, cliccare sulla voce Nametag e procedere alle varie scelte.

Se volete farvi seguire, quindi, non dovrete fare altro che percorrere passo passo le impostazioni di condivisione direttamente dalla schermata di customizzazione del Nametag, per diffonderlo quanto più possibile.

Se invece avete tra le mani il Nametag di chi avete sempre voluto seguire, non dovrete fare altro che scannerizzarlo e seguire il vostro profilo del cuore, sempre dalla schermata di customizzazione dello sticker.

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A cosa serve

A parte l’aver azzerato le barriere di “complicazione” della procedura di follow (l’uomo digital è amante delle semplificazioni), ora un’azione che solitamente richiede 5 minuti, grazie ad un aggiornamento ne richiederà solo 2.

Il Nametag può essere considerato alla stregua dei QR code contribuendo quindi ad un grande  sviluppo anche nell’offline.

Un buon utilizzo del Nametag fuori dalla cerchia degli amici e del tempo libero, parlando quindi nel concreto di uno sviluppo marketing, potrebbe essere la stampa su flyer, roll-up agli eventi o volantini commerciali legati a un brand per cui è richiesta la promozione dei canali social – Instagram in questo caso. Potrebbe anche essere un buon mezzo di auto promozione del proprio profilo: inaspettatamente, a costo zero.





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Su Instagram c’è qualcuno che riscrive le favole per combattere gli stereotipi di genere


Se pensiamo alle favole che si raccontano ai bambini, spesso queste narrano storie di bellissime principesse e vero amore, o di coraggio e gesta di incredibili eroi.

Ricordi, ad esempio, Biancaneve? Una ragazza bellissima invidiata da una matrigna che si rivela essere una cattiva strega, che le dà la caccia e le fa mangiare una mela avvelenata, facendola cadere in uno stato di morte apparente, da cui viene salvata solo dal bacio del suo principe azzurro.

O, ancora, Hansel e Gretel? I figli di un povero taglialegna vengono abbandonati nel bosco per volere della matrigna perché non ci sono abbastanza risorse per tutta la famiglia, nonostante i loro tentativi di tornare a casa. Dopo aver vagato nella foresta e trovato una casa di marzapane in cui abitava una vecchia signora, vengono ingannati da quest’ultima e imprigionati. Gretel riesce a spingere la vecchietta in un forno e la chiude dentro, rubandole le ricchezze insieme al fratello e riuscendo a tornare dal padre.

Probabilmente, ascoltate con le orecchie di un bambino, queste favole sono fantastiche e possono insegnare molti valori fondamentali, di cui i protagonisti si fanno portatori.

Tuttavia, se le si legge attraverso la lente dell’età adulta, si potrebbe dissentire dalle morali e dalle sfaccettature che si celano dietro le loro trame. Ed è proprio questo, quello che ha fatto Nikita Gill nel suo nuovo libro, Fierce Fairytales: Poems & Stories to Stir your Soul.

Nikita è una Instagram poet e scrittrice che ha voluto riesaminare le favole con cui la maggior parte dei bambini è cresciuta, smantellando dinamiche di genere e stereotipi che, a suo avviso, caratterizzano molte delle storie raccontate dalle fiabe più famose.

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Biancaneve - Favole - Nikita Gill

Le favole e i valori di parità, inclusione e autenticità

È innegabile: se si pensa alle favole che abbiamo ascoltato quando stavamo crescendo e si guarda sotto la superficie di storie stupende con eroi coraggiosi e donzelle salvate dal vero amore, si vedranno molti stereotipi di genere, lezioni morali a volte criticabili e una visione del mondo decisamente in bianco e nero, priva di sfumature.

È riflettendo su questi concetti che Nikita Gill ha voluto lavorare su alcune tipologie di storie, spinta da due classici come Biancaneve e La bella addormentata. In entrambi i casi, abbiamo due principesse bellissime cadute in un sonno perenne salvate da un fantomatico bacio di vero amore. “Pensandoci mi sono detta, ‘Cosa?’ Non mi sembra giusto. Non hanno minimamente dato il loro consenso a questo!” ha detto Nikita Gill a un’intervista a Mashable. “Non è una storia che voglio leggere ai miei bambini così com’è. Queste storie sono piene di messaggi piuttosto dannosi”.

Ecco perché la scrittrice non vuole accettare questo tipo di narrativa. E non è l’unica a pensarla in questo modo. Di recente, la celebre attrice Keira Knightley ha dichiarato che preferisce far vedere a sua figlia di tre anni Oceania e Frozen rispetto a Cenerentola e a La Sirenetta, considerando queste ultime piene di stereotipi di genere.

Ad ogni modo, Gill ha voluto rivoluzionare la narrativa tradizionale, cambiarne le storie e raccontare di persone coraggiose alle loro condizioni, oneste sui loro problemi, e vulnerabili proprio come ciascuno di noi.

Nelle favole raccontate da Gill e raccolte nel suo libro ognuno è la propria matrigna cattiva: la bella addormentata è sveglia e la madre di Cenerentola la spinge a farsi forza contro chi la critica e abusa di lei. Vuole che Campanellino possa arrabbiarsi e che Hercules sia autorizzato a essere sensibile e a piangere. La morale che lega tutto questo? Devi essere autentico con te stesso.

Secondo la scrittrice inglese, si deve insegnare a bambini e ragazzi a rispettare sé stessi e a prendersi le responsabilità per le proprie scelte e decisioni. Raccontando la storia di una ragazza bellissima in balia di altre persone e di un ragazzo costretto a risvegliarla con un bacio, il risultato non è così immediato.

Moltissime favole che raccontiamo ancora oggi sono antichissime, e molte persone prendono esempio dalle loro morali. Alcuni degli stereotipi che troviamo in queste storie, però, sono validi ancora oggi. Per questo, secondo Gill, dobbiamo fare molta attenzione alla narrativa a cui esponiamo i nostri bambini, poiché giocano un ruolo fondamentale sulla loro visione del mondo, su chi “elogiare” e chi “disprezzare”.

Nikita Gill

Fonte: Fashion Magazine

Come stanno cambiando i modelli di riferimento

Le ragazze di oggi “hanno bisogno di modelli di riferimento che mostrano che le donne possono anche avere dei difetti e che non devono essere per forza perfette”. Le parole di Nikita Gill possono portare a tematiche e riflessioni molto importanti.

Per criticare le donne nelle favole che non sono mai in controllo delle loro vite o del proprio destino, Gill ha parlato anche dell’idea della perfezione fisica e morale delle donne, attraverso una delle composizioni del suo libro, Hunger: The Darkest Fairy Tale (La fame: la favola più oscura). Questa ci porta a pensare al mondo attuale, quello dei social, di Instagram, dove si può guadagnare molto denaro e ottenere successo, ma anche farsi contagiare da problemi molto gravi, come il desiderio spasmodico di apparire, ad esempio.

La scrittrice inglese ha voluto far riflettere anche su queste tematiche per provare la veridicità di un punto cruciale sui valori e sulle norme che la vita ci insegna. Solo se puoi ripensare a cosa ti è stato raccontato nelle favole, puoi riesaminare i messaggi che il mondo reale ti manda. Quindi, se una favola trasmette che l’idea di essere magre è l’unica forma di bellezza, una delle vie per rincorrere questa bellezza è la fame. Di conseguenza, è normale, scorrendo un feed di Instagram, vedere molte persone di giovane età rincorrere questi valori che però potrebbero non essere sempre quelli corretti.

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Un bellissimo modo per raccontarsi, esprimere i propri pensieri e mostrare la propria visione del mondo, oltre che uno strumento di marketing senza precedenti, diventa anche uno scenario pieno di cattivi insegnamenti, al di là delle favole.

E i problemi possono anche riguardare l’universo maschile. “Gli uomini non sono sempre forti e imperturbabili”, afferma Nikita Gill. I personaggi sono spesso super-mascolinizzati, ma “le persone non sono perfette, e soffrono, inevitabilmente”. Ecco che l’eroe non deve per forza essere coraggioso, ma può anche essere una persona sensibile, volenterosa di esprimere i propri sentimenti. Gli uomini non devono obbligatoriamente essere dei principi azzurri, o salvare delle vite, o essere costantemente coraggiosi in tutte le situazioni, per trasmettere dei valori.

Nikita Gill, rivalutando e riscrivendo queste favole, ha mostrato come guardare in modo diverso ciò che il mondo ci offre, sperando di ispirare le persone a riconsiderare le proprie storie, mandando il messaggio di non essere passivi lungo il proprio cammino, ma sempre pronti al confronto e al cambiamento.

Il cammino di Gill, che oltre a rivoluzionare le favole scrive le sue poesie utilizzando il suo profilo Instagram per raccoglierle, per ora ci fa rivalutare molte tematiche e argomenti affrontati da racconti che hanno caratterizzato la nostra infanzia, motivandoci a reinventarci e a riflettere su quali sono i valori che vogliamo inseguire e vogliamo trasmettere alle altre persone.





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10 brand di successo da seguire (e copiare) su Instagram


Sarà più adatta e coinvolgente una foto o una storia? Andrà meglio un’immagine del prodotto o un gruppo di amici? Sarà più interessante un dettaglio o una panoramica?

Sono domande che chiunque gestisca con cura un account Instagram si pone spesso. Oggi focalizziamo l’attenzione proprio su come creare ottimi contenuti per Instagram, ispirandoci ai brand che nel 2018 hanno fatto del social delle immagini il loro punto di forza.

Brand Instagram

Per farsi conoscere, per coinvolgere i propri follower, per lanciare un messaggio, per raccontare i prodotti o una storia. Ogni brand approda su Instagram con un obiettivo preciso e una Content Strategy su misura e ben studiata. Non si tratta quindi proprio di copiare ma di imparare, lasciarsi ispirare e, perché no, adattare alcuni di questi fantastici contenuti alle nostre esigenze.

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Instagram, rappresenta al momento la miglior opzione per un brand che vuole intercettare utenti in target e potenziali clienti.

Più di 25 milioni di aziende sono già presenti su Instagram e circa 200 milioni di utenti visitano su Instagram almeno un profilo aziendale al giorno; di questi, circa il 60% ha conosciuto nuovi prodotti attraverso la piattaforma.

Ecco alcuni concetti che possono favorire una lunga e favolosa permanenza su Instagram. Andiamo con ordine:

  • Racconta una storia: le storie chiare e semplici attivano il cervello, rendendo più facile la comprensione delle informazioni. Una buona narrazione infatti, fa sì che il nostro cervello sintetizzi l’ossitocina, lo stesso ormone che aiuta le persone a legarsi e fare amicizia.
  • Sii autentico: gli utenti si aspettano verità. Il contenuto deve essere autentico e onesto nel messaggio e nell’esecuzione.
  • Fornisci valore: che siano informazioni o intrattenimento, quello che conta è offrire un valore aggiunto ai tuoi follower che ti seguiranno più volentieri.
  • Sii creativo: “La creatività implica la rottura di schemi stabiliti per guardare le cose in un modo diverso”. Usa tutte le funzioni a tua disposizione per creare qualcosa di unico. Non aver paura di osare: il tuo pubblico apprezzerà!
  • Invita all’azione: Usa le call to action per accompagnare gli utenti a compiere un’azione o semplicemente scoprire cosa accade dopo. Se vuoi che le persone interagiscano con i tuoi contenuti, condividano e commentino, devi guidarli. Ecco un bellissimo esempio di The North Face.

Brand Instagram

Mettiamo davvero le mani in pasta con questa selezione di account interessanti dal punto di vista creativo e da quello della relazione con fan e follower.

#1 Asos

Brand Instagram

Il punto di forza della strategia di Asos su Instagram è il coinvolgimento di un bel gruppo di influencer che promuovono il brand.

Il rivenditore di abbigliamento britannico ha creato, infatti, un team di “ambasciatori” del brand a cui viene data massima libertà di pubblicare dai propri account, legati all’account ufficiale ASOS tramite tag. Tra questi troviamo @asos_debbie e @asos_megan .

#2 Nike

Brand Instagram

Nike continua ad essere uno dei migliori brand di abbigliamento e calzature su Instagram, e non è un caso.

Con più di 70 milioni di follower, si contraddistingue per contenuti estremamente professionali, ordinati e d’impatto. A colpire di più è sicuramente il racconto delle vite e delle storie di famosi atleti che ispirano il pubblico e dell’uso sapiente e costruito delle Stories.

#3 H&M

Brand Instagram

Con oltre 18 milioni di follower H&M è uno dei brand che più di tutti influenza i suoi follower e detta legge su abbinamenti, outfit, e dress code.

Come? Attraverso foto collage per esempio, che spiegano in modo molto chiaro come abbinare determinati capi o come vestirsi in determinate occasioni. Ottimo spunto da copiare se gestisci l’account Instagram di un brand di abbigliamento.

#4 Chanel

brand Instagram

Con Chanel ci avventuriamo nel fantastico mondo del lusso dove a farla da padrone sono colori luminosi e brillanti su eleganti passerelle.

Il pubblico di Chanel ha buon gusto e adora oggetti preziosi ed esclusivi. In poche parole, da star. Non è un caso infatti che la maggior parte dei contenuti Instagram del brand Chanel raffigurino personaggi dello star system che indossano i prodotti.

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#5 Adidas

brand Instagram

Adidas adotta un approccio Instagram leggermente diverso dal suo competitor numero uno: Nike.

Entrambi sono tra i top brand di abbigliamento sportivo su Instagram, ma Adidas ha solo circa un terzo dei follower di Nike. I post di Adidas su Instagram sono piuttosto minimalisti, e anche se le scarpe sportive sono sempre molto presenti in immagini e video, ci sono anche molti scatti che puntano sull’abbigliamento come stile di vita. Adidas, rispetto a Nike è molto più fedele all’immagine del prodotto che a quello di personaggi che incarnano i valori del brand.

#6 Vogue Magazine

Brand Instagram

Vogue Magazine combina diverse strategie comprovate per attirare e tenere ben stretto i suoi 14 milioni di follower.

Alterna immagini di eventi di attualità con le ultime novità di moda e celebrities . Utilizza molto bene anche le didascalie per indirizzare i follower al sito web della rivista cambiando spesso il link in bio. Questa può essere sicuramente un’ottima strategia per un sito web con contenuti aggiunti di frequente.

#7 M.A.C

Brand Instagram

M.A.C Cosmetics (ora parte di Estee Lauder) è riuscito a costruirsi un importante seguito di oltre 13 milioni di follower mostrando con immagini accattivanti esattamente ciò che è possibile fare con il make up.

Le foto sono super realistiche, per nulla ritoccate e ogni post contiene una didascalia dettagliata con l’elenco completo dei prodotti utilizzati nella creazione dell’immagine, in modo che i follower possano andare al negozio e acquistarli. Un’altra mossa vincente di M.A.C è quella di repostare i post di altri make up artist, risparmiando tempo e denaro!

#8 Starbucks

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Starbucks posta regolarmente immagini dei suoi follower, rendendoli parte attiva della storia del brand sul social.

Si tratta di uno dei brand che più di tutti utilizza le Stories per ingaggiare i follower. Un esempio? Durante il #RedCupContest di Starbucks, ad esempio, il gigante delle caffetterie ha invitato gli utenti a condividere contenuti con l’iconica mug rossa del brand. I migliori post sono stati poi inseriti in una storia di Instagram taggando i singoli utenti. Didascalie spiritose e filtri simpatici contraddistinguono il brand su Instagram.

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#9 Airbnb

brand instagram

Airbnb a differenza dei brand trattati fino ad ora, non vende un prodotto ma un servizio.

L’obiettivo della sua strategy su Instagram è quello di dimostrare che quel servizio può facilitare la vita alle persone. Con un ampio pubblico di riferimento (ma focalizzato sui millennial), Airbnb è uno dei brand di viaggio più performanti su Instagram. Come si distingue? Con immagini di altissima qualità e, soprattutto, non propone solo case ma anche luoghi ed eventi speciali da ricordare.

#10 Etsy

brand instagram

Etsy si identifica come il luogo in cui trovare tutto ciò che si desidera. Da una dichiarazione piuttosto audace, ci si aspetta un Instagram altrettanto audace e così è! L’Instagram di Etsy include principalmente contenuti per promuovere i prodotti artigianali. E l’homemade trova la sua massima espressione nei tutorial che Esty ha sapientemente trasformato in bellissime Stories!





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Facebook ha lanciato Premiere, la nuova funzionalità per le video dirette


Chi è un utilizzatore abituale di Facebook, per passione, per svago o per lavoro, sa che è difficile trovare qualcosa che faccia impennare l’engagement all’interno degli insight meglio delle dirette, senza dover ricorrere necessariamente all’advertising. Tramite la notifica solita che arriva alla community, per cui tutti vengono a conoscenza della diretta appena iniziata, si può raggiungere un buon tasso di engagement e dialogare veramente con la community, senza dover fare i conti con il rumore di Facebook, tra un aggiornamento di feed e l’altro.

Facebook ultimamente sta quindi introducendo una serie di nuovi strumenti che puntano proprio allo sviluppo di questa possibilità: stiamo parlando dell’opzione Premiere, annunciata per la prima volta in aprile.

Come funziona Facebook Premiere (Prime Visioni)

Tramite questa feauture è possibile trasmettere un video pre-registrato con tutte le funzionalità proprie di Facebook Live. Benché sia sempre presente il tassello “In diretta”, è possibile utilizzare all’interno di questo streaming un contenuto che in realtà non è in diretta, beneficiando però lo stesso di tutto quello che il live comporta: notifica, buon engagement e dialogo diretto con la community, in tempo reale.

Stiamo forse barando? Sembrerebbe di sì, ma Facebook si lava la coscienza con il tag “Premieres”, appunto, per indicare che si tratta di una prima visione.

È possibile quindi pianificare la diretta con addirittura una settimana d’anticipo. La cosa migliore di questa funzionalità è che la pianificazione della diretta non resta fra il proprietario della pagina e la sua personale agenda, ma genera un vero e proprio post che annuncia l’avvento della diretta, una sorta di teasing insomma, che può essere condiviso, legato ad un promemoria per gli utenti che lo riterranno necessario e che è soggetto a tutte le reaction del caso. Il post, una volta finita la diretta, diventa il classico on-demand, dove gli utenti possono rivedere ciò che è successo, senza perdersi niente.

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Gli sviluppi futuri

Un’altra funzionalità molto interessante legata a questa novità, è senza dubbio la possibilità di implementazione, per cui all’interno del video in diretta sarà possibile in un futuro legare i sondaggi. Questo significa che saranno proprio gli utenti a decidere che piega far prendere al contenuto, sentendosi al centro di tutto e di fronte a un qualcosa che rispetta le loro volontà ed esigenze, rendendoli parte attiva e non meri spettatori.

Sarà possibile avere una sezione dedicata ai “top fan”, per cui verranno identificati gli spettatori più fedeli e attivi durante la trasmissione, consentendo alla pagina di dar priorità proprio a questi utenti, interagendo direttamente con loro, in modo da poter consolidare e costruire sempre meglio il rapporto di fiducia e interazione con la community.

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Questo tipo di implementazione sarà però possibile solo alle pagine con oltre 10.000 fan, un po’ come la possibilità di inserimento di link su Instagram.

Al di là della curiosità per la nuova funzionalità, ciò che emerge maggiormente è come cambi sempre di più la fruizione dei contenuti grazie a Facebook. Se dai tempi della televisione siamo stati abituati ad essere dei telespettatori passivi, esposti ad un messaggio che sicuramente poteva generare poi uno specifico output, attraverso le dirette e addirittura le Premiere su Facebook, la centralità dell’utente sposta completamente il flusso di comunicazione al quale siamo abituati: adesso l’utente è al centro, può interagire direttamente con il contenuto.

Basti pensare alle reaction in tempo reale che vengono messe durante le dirette e che in uno scambio alla pari con il produttore della diretta possono assolutamente influenzare l’andamento della stessa. Le persone possono parlare di quel che vedono su una piattaforma differente mantenendo la contemporaneità dei fatti – pensiamo ad esempio al Live Twitting dei programmi tv -, e possono infine diffondere un contenuto che sta per essere trasmesso con la sua community, generando aggregazione e condivisione.





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dall’addio a Google+ ai video più lunghi di 15 secondi su Instagram


L’appuntamento fisso con i più interessanti aggiornamenti dal mondo dei social media è qui come sempre per svelare tutte le news più interessanti della settimana. Non è stata solo la settimana dell’arrivo dei Nametag su Instagram di cui abbiamo parlato anche qui, ma di tantissime altre fresche novità.

Scopriamole insieme.

Nuovi strumenti contro il bullismo e video più lunghi su Instagram

Nuove procedure per combattere il bullismo sull’app. Su Instagram non ci sarà più spazio per i bulli. Secondo le ultime indiscrezioni comparse sul blog di Instagram la società ha annunciato l’introduzione di sistemi di machine learning in grado di rilevare automaticamente comportamenti offensivi su foto e didascalie.

Questi nuovi strumenti saranno in grado di:

  • rilevare foto e commenti non appropriati;
  • scansionare otticamente le foto che vengono postate all’interno dell’app;
  • inviare i post considerati offensivi ai moderatori della community per la revisione.

La lotta al cyberbullismo era già iniziata qualche mese fa quando Instagram aveva introdotto un filtro per i commenti molesti disponibile per le sezioni Feed, Esplora e profilo.

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Instagram combatte il cyber bullismo

Con questo aggiornamento questa funzionalità è stata estesa anche ai video live, in modo da poter bloccare in real time i commenti scorretti e mantenere alta la sicurezza degli utenti. Ma le novità sul fronte bullismo non finiscono qui. Instagram si propone come mezzo per diffondere la gentilezza.

Infatti, in occasione del mese contro il bullismo appena annunciato negli Stati Uniti, è stato reso disponibile un nuovo effetto “Gentilezza” tra quelli disponibili nelle Stories. Il nuovo filtro è stato sviluppato insieme Maddie Ziegler, giovane autrice e ballerina e nota attivista nelle campagne anti-bullismo.

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Basterà seguire il profilo di Maddie Ziegler per vedere apparire tra gli effetti della fotocamera “Spread Kidness” che sembra essere un vero e proprio manifesto per diffondere la gentilezza nel Mondo ma sopratutto all’interno dell’App.

Luca La Mesa, docente Ninja Academy ha commentato così questo aggiornamento:

“Lo scorso anno nel programma Codice su RaiUno parlammo delle soluzioni di intelligenza artificiale che Facebook stava implementando nei suoi prodotti. Grazie al machine learning si può aiutare a contrastare il bullismo e anche a rendersi conto se i comportamenti di un utente sono simili a quelli di qualcun altro che poi ha provato a levarsi la vita. Facebook ha un team dedicato allo studio delle soluzioni ad impatto sociale e queste sono solo alcune iniziative che fanno sperare per il meglio”.

Ma per Instagram c’è anche un’altra novità: arrivano i video più lunghi di 15 secondi all’interno delle Stories.

È in fase di implementazione un altro aggiornamento di cui saranno felicissimi tutti gli amanti delle Instagram Stories.

Secondo alcune indiscrezioni sarà a breve disponibile la possibilità di caricare video più lunghi della classica durata di 15 secondi. La nuova funzione che verrà introdotta gradualmente, taglierà automaticamente in segmenti i video di durata superiore.

Per farlo basterà semplicemente continuare a tenere premuto il tasto utilizzato per creare le Stories. In questo modo non avremo più limiti nella registrazione dei nostri video e potremo tranquillamente girare video di durata superiore senza doverci interrompere o senza utilizzare app terze per ritagliare il video.

Unico limite sarà quello che il testo che sarà presente nel primo segmento del video non si replicherà automaticamente sui segmenti successivi della Stories. L’aggiornamento non è al momento disponibile su tutti i dispositivi e in tutti i Paesi.

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Facebook ha presentato Portal e un aggiornamento per il Pixel

Ogni settimana da Menlo Park arrivano nuovi aggiornamenti e news super interessanti. Non è da meno quella di questa settimana.

Come vi avevamo anticipato la scorsa settimana, Facebook ha lanciato il suo primo device. Si tratta di Portal un dispositivo di comunicazione video per la casa che grazie alla tecnologia AI, rende le videochiamate semplici e piacevoli. Il dispositivo dispone di intelligenza artificiale e la smart camera permette in maniera automatica di seguire automaticamente i soggetti della videochiamata attraverso panoramiche e zoom. Inoltre l’audio Smart Sound riduce al minimo i rumori di sottofondo migliorando le voci di chi parla.

Facebook Portal

Portal non è un semplice strumento per le videochiamate, ma è un vero e proprio smartphone speaker, poiché permette anche di ascoltare e di acquistare musica, cercare informazioni, visualizzare foto e guardare video (esclusivamente attraverso Facebook Watch).

Saranno inoltre introdotte a breve nuove funzioni di realtà aumentata che adotteranno la piattaforma Spark AR, per rendere le chiamate ancora più divertenti e interattive.

Facebook portal

Al momento il device è disponibile solo negli Stati Uniti in due differenti versioni da 10 e 15 pollici. Facebook ha inoltre comunicato che le video conversazioni che avvengono su Portal non saranno in alcun modo registrate, conservate o ascoltate, assicurando i più alti standard di privacy possibili.

L’era del telefono fisso pare definitivamente tramontata.

Una novità che interesserà sicuramente a sviluppatori e inserzionisti è quella dell’aggiornamento per i cookie dei Pixel.

Come annunciato dal 24 Ottobre 2018, Facebook apporterà delle novità significative alle gestione dei cookie relativi ai pixel di tracciamento. Il pixel di Facebook come già noto, serve per attivare delle campagne di retargeting e a misurare efficacia e conversioni delle nostre inserzioni.

In precedenza il pixel di Facebook aveva sempre basato il suo funzionamento su cookie di terze parti. Con questo aggiornamento si inizierà a parlare di cookie di prima parte, poiché i cookie diventeranno di proprietà del sito web in cui è stato installato il pixel.

Facebook ha deciso quindi di attivare i cookie di prima parte con una sostanziale differenza: i biscottini magici diventano possesso del sito web in cui è stato installato il pixel; ecco perché si parla di prima parte, a differenza dell’altra tipologia che riguarda i cookie appartenenti ad un sito appunto terzo. Questa tipologia di cookie vengono infatti conservati meglio dai vari browser ed evita ad esempio come avviene per esempio con Safari, la disabilitazione preventiva che fa perdere dati preziosi al pixel di Facebook.

Questa novità ci permetterà di raggiungere più utenti su Facebook attraverso campagne di retargeting oltre ad effettuare misurazioni e report più precisi.

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Bye Bye Google+

L’annuncio della chiusura di Google+ non ha sorpreso nessuno. Ormai erano diversi mesi che circolavano voci sull’imminente chiusura. Quello che invece che molti non si aspettavano è una delle cause principali è stato un bug che avrebbe esposto la sicurezza di milioni di utenti e di cui l’azienda era a conoscenza già da diversi mesi.

Una comunicazione che non è arrivata proprio in maniera spontanea. Infatti è stato il “Wall Street Journal” a raccontare della vulnerabilità di Google+.

Google ha scoperto l’errore di sicurezza la scorsa primavera, ma non ha rivelato il risultato a causa dei timori di controllo regolamentare e danni alla sua reputazione soprattutto dopo lo scandalo Cambridge Analytica che aveva da poco colpito Facebook.

Non solo sicurezza ma anche problemi di engagement. Secondo gli ultimi dati la piattaforma ha dimostrato di essere poco utilizzata e con un bassissimo coinvolgimento in quanto il 90% delle sessioni ha una durata inferiore ai cinque secondi.

Tuttavia Google manterrà il servizio per le organizzazioni che utilizzano la piattaforma per le comunicazioni con i dipendenti e la società ha dichiarato che continuerà a sviluppare nuove funzionalità per questi utenti.

Luca La Mesa commenta così:

“Nel 2016 nel programma Hive@Harvard parlammo con un membro del team di GoogleX ed era già evidente che Google+ avesse fallito il suo obiettivo ed il team era stato riallocato su altri progetti. Credo che in futuro ci saranno nuovi esperimenti in questa direzione ma bisogna vedere se tramite social network made in G oppure tramite acquisizioni. Di sicuro ciò che potrebbe aiutare la concorrenza sarebbe una proposta di legge europea sulla “portabilità delle reti sociali” come qualche brillante italiano ha provato ad ipotizzare. Cosa si intende? La possibilità di passare da un social ad un altro portandosi dietro tutte le info legate alle nostre connessioni e interessi onde evitare di dover ricominciare da zero a ricostruirle”.

Snapchat si dà alle mini serie

Nel tentativo di trovare nuove modalità per la crescita degli utenti e del tempo di permanenza sulla piattaforma visti anche gli scarsi risultati dell’ultimo anno, Snap ha annunciato oggi una lista di programmi autoprodotti.

Una serie di show, che faranno parte di un nuovo programma chiamato Snap Originals  e che includeranno un mix di sceneggiature e reality che saranno introdotti per la prima volta nei prossimi mesi nella scheda Snapchat Discover.

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Snap Originals prevederà anche gli inediti Show Portals, tramite cui sarà possibile entrare virtualmente nello show con elementi interattivi di realtà aumentata. 

Non mancheranno strumenti come Lenses, Filtri e tanti altri modi divertenti per condividere gli show con i propri contatti nel classico stile Snapchat.

Un format del tutto inedito, con episodi che avranno una durata di appena 5 minuti e che verranno pubblicati ogni giorno e realizzati ad hoc per essere visualizzati da  mobile, sfruttando la visualizzazione in verticale.





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Hashtag e bot esistevano già su mIRC, il papà (o forse il nonno) dei social network


Questo articolo è stato scritto da Fabiano Farina, Copywriter & Social Media Specialist.

Un’intera generazione di nerd, ma anche di ragazzi in cerca di conoscenza, prima di approdare a MSN e al mondo di Facebook, negli anni ’90 aveva inserito sulla propria barra di Start l’icona di mIRC, quello che potremmo definire come il nonno dei social network. Questo strumento aveva in sé un nuovo modo di pensare il digitale e la rete Internet.

Cos’è mIRC

È stato creato nel 1995 e sviluppato da Khaled Mardam-Bey, un informatico palestinese naturalizzato inglese. Tecnicamente era un client IRC, che sarebbe un protocollo di messaggistica istantanea su Internet che consente la comunicazione diretta fra due utenti ma anche la comunicazione fra più utenti presenti nella stessa ‘stanza’ (canale).

Ogni canale aveva un ‘topic’, cioè un argomento di discussione. Inoltre è presente una gerarchia fra gli utenti che, in maniera del tutto autoregolativa, gestivano il canale con diversi poteri, fra cui anche quello di poter assegnare il ‘ban’, ossia allontanare gli utenti che non rispettavano le regole o che discutevano ‘off topic’.

Ogni utente sceglieva un nickname e le informazioni che mIRC consentiva di ottenere di ciascun utente erano pochissime ma anche pericolose. Infatti si poteva ottenere il codice IP di un utente con il comando ‘who is’ e i più maliziosi e smanettoni riuscivano ad entrare nei PC di questi poveri sfortunati attraverso dei software chiamati Trojan.

mirc

Come si usava mIRC

mIRC nel 2004 divenne un software molto popolare, con oltre sette milioni di download. Ciò fu possibile soprattutto grazie alla divulgazione in rete di tantissimi script: versioni diverse del software che contenevano nuovi comandi, facilitazioni e altro. Insomma mIRC era un programma di carattere sostanzialmente open source che offriva la possibilità di modificare e scrivere codice utilizzando un vero linguaggio di programmazione.

Connettendosi al server giusto era possibile entrare nei canali: delle stanze con un nome e un topic ben definiti. I canali più famosi erano quelli con i nomi delle città più importanti: chi era di Napoli, ad esempio, poteva entrare nel canale #napoli (ecco il primo uso degli hashtag!) e interagire con tutti gli utenti della propria città.

Si poteva interagire con tutti gli utenti del canale scrivendo sulla bacheca principale, possibilmente senza andare off topic, pena l’allontanamento. Oppure si poteva contattare singolarmente un utente per discutere o chiedere un appuntamento per il mondo reale. Spesso si tenevano i raduni di un canale e negli ultimi anni si iniziavano a rilevare i primi casi di pubblicità delle aziende locali di carattere diretto.

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mirc social network

Le affinità con i moderni social network

mIRC era un software totalmente testuale: solo alcuni script avevano delle immagini e gli utenti non avevano le moderne foto profilo o di copertina, tantomeno c’era la possibilità di postare foto e album. Questo problema fu ovviato da MSN con la creazione dei blog, i quali segnarono il declino di mIRC.

Anche il proliferare dei forum, dove avvenivano le maggiori discussioni in target riguardo prodotti, servizi, ma anche cultura e società, contribuirono al suo abbandono graduale e misero le basi per la creazione di sistemi e reti sociali dove sintetizzare la richiesta di vita web che proveniva dagli utenti.

Tuttavia è possibile riscontrare alcune affinità fra mIRC e i moderni social, in particolare con Facebook.

  • I canali di mIRC concettualmente hanno lo stesso funzionamento degli hashtag, oltre che lo stesso segno grafico (#);
  • I canali Facebook prevedono anch’essi amministratori e regole in modo da gestire al meglio gli utenti e da far rispettare i topic;
  • Messenger e tanti altri servizi di chat hanno preso in prestito da mIRC le maggiori e strutturali caratteristiche di discussione istantanea;
  • Su mIRC nasce il concetto di viral: i canali con le discussioni più popolari si diffondevano a macchia d’olio, ottenendo tantissimi utenti in pochissimo tempo;
  • Come già scritto, le aziende locali utilizzavano mIRC per campagne di direct marketing, essendo lo strumento del tempo più semplice e partecipato, così come avviene oggi su Messenger o sulla chat di Instagram.

Sarebbero tantissime altre le affinità. Ciò che importa tuttavia è capire quanto anche un passato recente come quello di mIRC possa essere interessante per capire le dinamiche attuali della comunicazione digitale e, perché no, anche quelle future.

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mirc canali

Privacy velata o violata

In primo luogo c’è il discorso della privacy: come detto, con mIRC non si potevano ottenere informazioni di base come nome e cognome, età, sesso, foto profilo. Ogni utente aveva un nickname personale e basta. Tuttavia era possibile risalire all’indirizzo IP, che forse in alcuni casi, una volta imbattuti in utenti esperti, ai limiti dell’hacking, era cosa assai più pericolosa. Infatti attraverso l’indirizzo IP si poteva entrare direttamente all’interno delle directory del proprio pc e consultare documenti anche importanti.

Oggi i social network dal primo momento dell’iscrizione fino alle impostazioni di condivisione dei post ci interrogano sulla nostra consapevolezza riguardo il diritto alla privacy e ci mettono a disposizione degli strumenti per proteggerci e per segnalare eventuali violazioni. Un fattore che mIRC non prevedeva assolutamente: il suo standard di programmazione open source presumeva una libertà a volte smisurata e, oltre ai credits di ciascuno script, non vi erano molte avvertenze.

Tuttavia dopo i recenti casi che hanno coinvolto Facebook, in particolare il caso di Cambridge Analytica in cui 87 milioni di utenti hanno subito violazioni alla privacy, ci fa riflettere su quanto ancora ci sia da lavorare per i nostri diritti di utenti e quanto la privacy talvolta risulti soltanto velata e non sostanziale.

mirc 2

I Bot? I primi prototipi erano su IRC

I servizi di messaggistica istantanea si sono evoluti tantissimo nel corso degli anni. Oltre alle (a volte fastidiose) inserzioni pubblicitarie, alle emoticon sempre più numerose e alle funzioni di rilevazione del volto per ottenere selfie sempre più colorati e particolari, si ritiene che la più grande innovazione degli ultimi tempi siano i Bot.

Il Bot non è nient’altro che un programma che accede alla rete attraverso i medesimi canali degli utenti normali per svolgere funzioni automatizzate. Volgarmente è l’equivalente di un robot che parla e agisce autonomamente con gli umani. Sono in crescita ad oggi i servizi di messaggistica istantanea con i Bot per accedere a servizi ed acquistare prodotti.

I primi esempi di Bot che certamente ricorderanno i millennials sono quelli presenti sui server IRC. Anch’essi avevano la funzione di svolgere azioni automatizzate, di gestire un database di informazioni e di essere quasi impenetrabili. La maggior parte di essi avevano la funzione di proteggere i canali da intrusioni, da eventuali scalate e da irregolarità.

Ed ecco, sarebbe proprio qui l’innovazione: si potrebbero affidare ai Bot questi sistemi di protezione automatizzata dalle violazioni di privacy e da tutte le violazioni degli standard dei social network. Tenendo presente che l’occhio di un essere umano vedrà sempre meglio di una macchina, oggi come vent’anni fa.





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5 brand da seguire per trovare la tua strategia vincente su Instagram


Sono circa 400 milioni le persone che ogni giorno guardano le Instagram Stories: un numero di spettatori troppo alto per non investire risorse e denaro nella produzione di contenuti di qualità. Come trovare il giusto modo di comunicare per risultare davvero interessanti per il proprio target?

Di seguito, cinque casi di successo da cui trarre spunto per le proprie strategie di comunicazione.

Everlane

Trasparenza e Behind the scenes

instagram stories

Everlane è un brand di abbigliamento digital first che si è costruito una solida identità su Snapchat quando le Instagram Stories ancora non esistevano nemmeno. Un innegabile vantaggio per l’azienda, che gli ha consentito di sviluppare già una certa padronanza del formato.

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I capisaldi della strategia del brand sono sempre stati l’autenticità e la trasparenza: il mostrare ciò che accade dietro le quinte che fidelizza il pubblico e lo conquista su un livello personale.

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Quella di Everlane è una comunicazione onesta: nelle Storie il brand dà dettagli sulla provenienza dei loro prodotti e sui materiali di cui sono fatti, venendo magari un po’ meno alla promessa di “coolness” degli altri brand di moda – i quali capitalizzano su aspetti più di superficie – ma caricando i propri capi di una qualità e di un’eleganza inedite. 

Questo è un ottimo esempio di come utilizzare le Instagram Stories per comunicare la peculiarità del vostro brand, quell’aspetto che lo distingue da tutti gli altri.

Glossier

Il potere dell’ascolto del proprio audience

instagram stories

Glossier è un brand di nicchia, offre prodotti di skincare e beauty per i Millennials, e l’uso giocoso e creativo che fa delle proprie Instagram Stories dimostra quanto bene conosca il suo audience. 

La loro strategia Instagram contempla un uso sapiente di tutte quelle feature che rendono le Storie più interattive: sondaggi, gif e barre di gradimento.

Il brand si serve dei feedback raccolti attraverso le Instagram Stories per sviluppare, progressivamente, una conoscenza sempre più approfondita del proprio target: Glossier indaga sui gusti e i desideri dei consumatori per creare, sulla base di questi, i nuovi prodotti da lanciare sul mercato. 

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Una conoscenza approfondita del proprio mercato è fondamentale per fidelizzare i consumatori e incrementare la propria brand awareness: Glossier l’ha capito e ci ha costruito attorno la propria strategia di business. Certo, il dialogo e l’ascolto quotidiano dei propri follower richiede un effort non indifferente da parte del brand, che trova poi, però, piena giustificazione nel ROI (return of investment).

Bon Appetit

Comunicazione multi-platform

instagram stories

Bon Appetit nasce come magazine mensile di food, i cui contenuti principali sono le ricette e le recensioni dei ristoranti. 

Bon Appeit usa le Instagram Stories principalmente come media per rafforzare la propria immagine di brand: magazine e Instagram hanno lo stesso look-and-feel e la content strategy segue uno stesso fil rouge. 

Attraverso le Instagram Stories, nello specifico, il brand offre approfondimenti, curiosità e contenuti speciali legati al mondo del food: il posting delle è quotidiano e il contenuto, sempre fresco di giornata, spazia dai food tour, alle interviste, ai tutorial e molto altro, stuzzicando i consumatori a scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo.

Google Maps

Creatività out of the box

instagram stories

Anche Google Maps, l’App che usiamo ogni giorno per portarci semplicemente da un punto A a un punto B della nostra città, offre un feed Instagram di tutto rispetto!

Nelle Instagram Stories, Google Maps condivide scatti di altissima qualità di location mozzafiato nel mondo, prodotti dagli utenti di Instagram e taggate con l’hashtag di riferimento del brand: #OnGoogleMaps. I follower del canale, possono facilmente – tramite swipe up – salvare le location sul proprio account Google Maps. Una comunicazione più che interessante e catchy per ogni genere di travelers, e non solo!

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Nonostante Google Maps non sia il diretto creator dei contenuti del suo canale Instagram e non venga mai mostrato il suo servizio in azione, è riuscito a creare una comunicazione social engaging, riconoscibile e di elevata qualità. Una comunicazione fuori dagli schemi e lontana dalle convenzioni che ogni giorno seguono i brand sui propri canali social, per cui una content strategy che non preveda la visualizzazione del prodotto o del servizio viene considerata inaccettabile.

The New York Times

Amplificare la reach dei contenuti

instagram stories

Un approccio straordinariamente innovativo quello del The New York Times alle Instagram Stories, che diventano parte integrante degli articoli del celebre cartaceo: spesso, le Stories vengono usate come introduzione agli articoli, con l’invito a fare swipe-up per leggerli nella loro completezza.

I capisaldi della comunicazione del brand su Instagram sono immagini di alta qualità (le stesse che vengono prodotte per il giornale) e trafiletti di testo studiati per essere ad effetto e stuzzicare la curiosità e l’interesse dei follower.

Per tutti quei brand il cui business capitalizza su un contenuto scritto – che si tratti di un magazine cartaceo o di un blog – le Storie diventano un valido modo per estendere la vita dei singoli contenuti: è necessario stilare un dettagliato calendario editoriale per pianificare ogni social content al fine di amplificare la reach dei propri contenuti.

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Le Instagram Stories sono un tool potente, che permette ai brand di fare uno step in più e avvicinarsi ulteriormente ai propri consumatori (e prospect), tuttavia è bene farne rientrare l’uso all’interno di una studiata strategia di pianificazione, senza rischiare di usarle nel modo sbagliato.

Un uso illecito delle Instagram Stories potrebbe portare a un fatale effetto boomerang: prima di pubblicare un contenuto è sempre bene chiedersi se questo può essere davvero di valore per il proprio target poiché, nel caso non lo fosse, difficilmente i vostri follower vi concederanno un’altra occasione.

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il tag per il copyright di Google e Facebook sempre più user-oriented


La Week in Social di questa settimana arriva come una ventata d’aria fresca, dopo il down di Istragram, che, seppure sia durato poche decine di minuti, ci ha tenuti tutti con il fiato sospeso. Ora che tutto è tornato alla normalità, riprendiamo dalla nostra rubrica e scopriamo insieme le novità dal mondo dei social di questa settimana.

Su Google Immagini arriva il tag su copyright e licenza d’uso

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A tutela di fotografi e creator, sul suo blog ufficiale, Google annuncia che sono stati aggiunti i metadati per Creator e Credit, nelle immagini che vengono visualizzate in SERP su Google Immagini.

Come scovare queste informazioni? Puoi fare clic sul link “Crediti immagine” e visualizzare i campi. Nelle prossime settimane, Google aggiungerà anche i metadati riguardo al copyright e alle licenze d’uso. Insomma, una vittoria per la comunità fotografica professionale.

Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa:

“Un’ottima novità che va nella giusta direzione di riconoscere diritti e meriti a chi crea foto o più in generale contenuti di qualità”.

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Nuovi strumenti di Facebook, per il Marketplace e contro il bullismo

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Mentre si festeggia il secondo anniversario del Marketplace, Facebook condivide alcuni aggiornamenti, tra cui nuove funzionalità che puntano sull’intelligenza artificiale.

Ad esempio, proprio tramite l’AI, potrai ricevere, sui prodotti che hai intenzione di vendere, suggerimenti di prezzo e auto-categorizzazione. Facebook sta anche testando nuove funzioni della fotocamera che potrebbe utilizzare l’intelligenza artificiale per consigliarti prodotti in linea con i tuoi interessi.

Oltre ad aggiungere nuove funzionalità AI, saranno inseriti diversi contenuti provenienti da attività commerciali come automobili, noleggi di case, servizi domestici, acquisti e offerte da eCommerce, tanta è la richiesta.

Facebook sta anche investendo in funzionalità che mirano a creare una community più sicura e affidabile, tra cui: la rilevazione e rimozione di contenuti non appropriati, la valutazione del compratore e del venditore, e strumenti di reporting più efficaci.

Secondo Luca La Mesa:

“A Singularity University abbiamo studiato l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e già nel 2017, intervistando per il programma Codice di Rai Uno l’ex CTO di Facebook, avevo anticipato alcune delle implicazioni che ciò potrà avere. Riconoscere gli oggetti e suggerire il prezzo in base ad altre offerte disponibili è solo il primo passo. Appena Facebook deciderà di accelerare sul tema degli acquisti dentro la piattaforma avrà sempre più dati per capire il nostro potere di spesa e quanto saremmo disposti a pagare per le diverse tipologie di prodotto. Sarà una novità importante per i marketers e permetterà di ottenere conversioni sempre più accurate”.

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Altro argomento caro a Facebook: il bullismo e gli abusi. La piattaforma ha annunciato una nuova serie di misure cautelative, che renderanno più semplice gestire le interazioni: un nuovo strumento di moderazione che consentirà agli utenti di eliminare contemporaneamente più commenti; modi alternativi per individuare e bloccare, nei commenti, le parole offensive; nuove protezioni per i personaggi pubblici, in particolare verso i più giovani.

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Facebook ci rivela, inoltre, che sono in costante espansione i suoi programmi di formazione online per aiutare gli utenti più giovani a individuare precocemente i rischi che corrono online e il modo per contrastarli. Non sappiamo se o quanto siano utili, ma non possiamo negare che Zuckerberg stia facendo degli sforzi per aiutare gli utenti potenzialmente a rischio.

Luca La Mesa, commenta così:

“Il suicidio è la decima causa di morte in America e c’è una correlazione tra social e depressione. Facebook ha creato un team dedicato allo studio di software che abbia un impatto sociale positivo. Questa è una delle varie applicazioni possibili e speriamo di vederne presto sempre di migliori”.

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Instagram ha un nuovo Head

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Ricordi la notizia della scorsa settimana che annunciava che i due co-fondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, avevano lasciato la società? Sul blog di Instagram, si legge che Adam Mosseri, vice presidente della piattaforma, ne diventerà il capo.

Adam ha iniziato la sua carriera come designer, ed è entrato a far parte del team di progettazione di Facebook nel 2008. Ha lavorato su Mobile e News Feed e più recentemente è stato reclutato da Instagram. Nel ruolo di Head, Adam supervisionerà tutte le funzioni dell’azienda e recluterà un nuovo team esecutivo.

E a chi chiede a Instagram cosa ne sarà del futuro della piattaforma, rispondono che “la cosa più importante è mantenere la community”, che sono certi continuerà a crescere.

Notizia delle ultime ore: Instagram lancia la nuova funzione Nametags.

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Di cosa si tratta? La nuova funzionalità – che era stata già anticipata ed era molto attesa dagli utenti – consentirà agli utenti di creare un codice personalizzato (come quello di Snapchat) da scannerizzare o condividere per essere individuati e seguiti in modo ancora più facile e pratico, grazie alla fotocamera di Instagram Stories.

Quindi, da oggi in poi, potrai decidere di seguire un profilo Instagram scansionando il Nametag presente su una pagina di una rivista, su un banner pubblicitario oppure su su un cartellone pubblicitario. Potrai inoltre personalizzare il tuo Instagram Nametag, aggiungendo colori, emoji o selfie impreziositi da AR, e metterlo sul tuo sito web o sui social media o inviarlo agli amici tramite SMS, WhatsApp, Messenger e molto altro.

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Le video-Ads di Twitter raggiungeranno un pubblico più ampio

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A fronte di una forte espansione degli annunci video, Twitter ha annunciato un aggiornamento relativamente piccolo, ma significativo. Ora, gli inserzionisti che utilizzano gli annunci video in-stream saranno in grado di raggiungere un pubblico molto più ampio, anziché essere vincolati alla singola regione.

L’espansione fornirà ai brand più strumenti di targeting per massimizzare le campagne.

Per YouTube nuovi strumenti pubblicitari

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Nell’ambito dell’Advertising Week di New York, YouTube ha annunciato alcuni nuovi strumenti pubblicitari progettati per generare più e variegate risposte dagli utenti, e misurare il rendimento degli annunci.

La prima novità riguarda le “estensioni” degli annunci di YouTube, che forniranno nuovi modi per condividere informazioni all’interno degli annunci YouTube, e daranno ai consumatori più motivi per interagire, ad esempio scaricando un’app o prenotando un viaggio.

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YouTube sta anche lavorando sulle metriche degli annunci, per fornire sempre più dati, come il numero di persone influenzate dagli annunci e il costo per persona.

Lo sappiamo, i dati sul rendimento degli annunci e la trasparenza dei dati sono questioni chiave per il settore del digital marketing, per cui è più che logico che YouTube investa su questo fronte.

Cosa ne pensa Luca La Mesa?

“YouTube continua ad innovare e devo ammettere che stiamo avendo ottimi risultati con clienti come ad esempio Enrico Brignano e mi aspetto che Google farà di tutto per mantenere la quota di mercato nel mondo dei video. Gli utenti si stanno abituando a vedere video sempre più lunghi e le opportunità pubblicitarie saranno sempre più varie e personalizzate”.





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Facebook ci assegna un punteggio in base alla credibilità dei contenuti che condividiamo


 

Una scala da 0 a 1, un marker per analizzare i comportamenti degli utenti, intelligenza artificiale e machine learnig. Di cosa si tratta? Del modo in cui Facebook assegnerà un punteggio di credibilità ai propri iscritti.

Sì, proprio così. Questa novità rappresenta è l’ultima trovata di Facebook per ostacolare il propagarsi di notizie false e disinformazione. Lo ha spiegato la product manager Tessa Lyons dell’azienda, in un’intervista al Washington Post.

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In realtà, il punteggio non indica la credibilità e l’affidabilità personale di ogni singolo utente, ma serve per comprendere, in base al loro comportamento, se si tratta di individui capaci di interpretare in modo giusto le notizie che incontrano nel proprio feed.

Le procedure di machine learning e AI analizzano il punteggio degli utenti, espresso in codice binario, e ne restituiscono un indicatore di comportamento.

Un’analisi che va ben oltre l’origine della bufala e ne segue l’andamento e la propagazione, attraverso le reazioni degli utenti e la loro propensione ad accettarle come notizie vere.

Un’evoluzione che parte da lontano

Era il 2015 quando Facebook cominciò a dare la possibilità ai suoi utenti di segnalare i contenuti falsi e le notizie distorte. I tre puntini posti in alto a destra di un post comprendevano un menù che permetteva di inviare un feedback al social network, ma – come si può intuire – non tutti gli utenti ancora esercitano questa facoltà.

Tendenzialmente, l’essere umano, in un contesto così ampio come Facebook, è portato a pensare che non sia tenuto a segnalare o eliminare contenuti nocivi perché tanto ci sarà qualcuno che lo farà al posto suo. È la distribuzione della responsabilità di cui parla Piero Bocchiaro nella sua Psicologia del Male.

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Nel 2018, invece, il social di Menlo Park ha investito i suoi utenti del ruolo di veri e propri giudici della qualità dei contenuti, premiando con una maggiore visibilità nel news feed i post ritenuti veritieri.

Un’evoluzione che parte da lontano, dunque, e diventa sempre più efficace.

Il propagarsi di notizie false, alterate o ingigantite tramite social network non ha mai smesso di preoccupare Facebook e diverse ricerche hanno tentato di spiegare come mai gli utenti credano alle bufale e come si approccino ad esse.

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Le conseguenze negative della disinformazione

Siamo abituati a pensare che ciò che accade online non sia completamente reale, siamo convinti che i contenuti che inondano la rete non provochino nessuna conseguenza nella realtà offline che viviamo quotidianamente.

Non è così. Disinformazione e mezze verità diffuse tramite i social network, hanno portato con sé effetti negativi che si sono riversati all’interno della nostra società.

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I disordini e le violenze razziali in Germania, la manipolazione delle masse durante le elezioni americane del 2016 e tanti altri casi, anche in piccoli comuni, hanno contribuito a rendere gli ambienti e le condizioni di vita ostili, soprattutto per le minoranze e le persone più deboli.

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Il buon giornalismo non può essere la soluzione unica per arginare il dilagare di notizie false perché alcuni utenti hanno difficoltà ad interpretare le notizie e, talvolta, non possiedono capacità di giudizio e appetiti culturali all’altezza della situazione. Facebook questo lo ha compreso e sta sperimentando nuove strade.





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