Anas e MIT vogliono monitorare strade e ponti con i nostri smartphone. L’accordo spiegato


Testare l’applicabilità dei sensori mobili del Senseable City Lab Consortium del MIT di Boston diretto da Carlo Ratti nelle attività di Anas di sorveglianza su ponti e viadotti. Consentire il controllo delle strade, basandosi sui dati provenienti dai sensori presenti nei dispositivi mobili e nelle centraline dei veicoli più recenti. Sviluppare nuove tecnologie per il monitoraggio e la programmazione della manutenzione delle strade. Questi alcuni dei punti dell’accordo stretto fra Anas e il Senseable City Lab Consortium del Massachusetts Institute of Technology. 

Con questo accordo tra il MIT e Anas, vogliamo sfruttare le potenzialità delle nuove tecnologie digitali, in modo da raccogliere dati più precisi sulle condizioni delle nostre infrastrutture stradali, aumentando l’attività di monitoraggio e sicurezza di ponti, viadotti e strade (Carlo Ratti)

LEGGI ANCHE: Decreto Smart Road. Che c’è da sapere (no, non solo le auto a guida autonoma)

smart road

Dove si comincia

La sperimentazione Anas-MIT parte sulle autostrade del Grande Raccordo Anulare di Roma, tra le arterie più trafficate d’Italia con picchi di 168 mila veicoli al giorno, e sulla Roma-Aeroporto Fiumicino con oltre 100 mila veicoli al giorno. In questo modo le due autostrade diventano un laboratorio aperto di ricerca internazionale.

Quando

Il GRA e l’autostrada Roma-Fiumicino saranno smart e gli stessi utenti dotati di smart phone potranno collaborare al controllo dello stato di salute dell’infrastruttura da febbraio 2019. Il sistema è stato sperimentato nel 2017 dal MIT.

Come

La tecnologia già sperimentata dal MIT consente di sfruttare i dati contenuti negli accelerometri contenuti in ogni smartphone: tre ricercatori del MIT raccoglieranno i dati degli utenti in transito sulle due tratte, soprattutto vibrazioni e rumori, e questo consentirà di fornire (mettendo insieme tutti i dati) un primo screening (quotidiano e in tempo reale) sulla situazione di pavimentazione e ponti e viadotti. I dati raccolti saranno quelli dalle auto Anas, in servizio su GRA e Roma-Fiumicino, ma anche quelli provenienti dagli smartphone di tutti gli utenti che hanno scaricato o scaricheranno la app dell’Anas, e che saranno raccolti in modo anonimo.

Perché i ‘nostri sensori’ sono i più adatti

Uno studio recente, condotto dal Senseable City Lab su un ponte di Boston, l’Harvard Bridge, ha evidenziato che i dati derivati dallo smartphone, raccolti su un veicolo in movimento e adeguatamente registrati e analizzati, contengono informazioni coerenti e significative su alcune delle frequenze modali di un ponte (l’analisi modale è lo studio del comportamento dinamico di una struttura quando sottoposta a vibrazione, in questo caso il passaggio dei veicoli).

Il progetto Smart Road

L’accordo si inserisce nel programma Smart Road, un’investimento complessivo  da parte di Anas di 1 miliardo di euro che sarà messo in atto con una prima fase realizzata nei prossimi tre anni. La prima fase riguarda l’itinerario E45-E55 Orte-Mestre, in Veneto la statale 51 di Alemagna, in Sicilia la Tangenziale di Catania e la A19 Autostrada Palermo Catania, nel Lazio le autostrade A90 Grande Raccordo Anulare di Roma e A91 Autostrada Roma-Aeroporto di Fiumicino e, poi, la A2 Autostrada del Mediterraneo.

Smart Mobility. Un Comitato Tecnico Scientifico internazionale affiancherà Anas nella realizzazione del progetto Smart Mobility, orientato alla costruzione (in vista dei mondiali di Sci di Cortina 2021) di un modello evoluto di mobilità intelligente in grado di gestire al meglio i flussi di traffico e migliorare la sicurezza stradale.





Source link

Gli adolescenti sono iperconnessi e preferiscono chattare, lo dice un report


Ogni pomeriggio avevamo il nostro appuntamento fisso ai muretti fuori casa con tutti gli amici, dopo aver studiato capitoli interi di filosofia e dopo essere stati ore a rimuginare su quelle diaboliche espressioni algebriche: questa era l’unica certezza della nostra adolescenza e non avevamo bisogno di accordaci tramite messaggini in chat o storie su Instagram.

Probabilmente prima era tutto più semplice, tutto più spontaneo, ma gli adolescenti di oggi non sono quelli di ieri, tutto cambia, anche (sopratutto) il modo di comunicare. Ragazzi e ragazze iperconnessi in un mondo virtuale, una vera rivoluzione digitale, tutto alla portata di tutti: è impossibile perdersi una notizia, un pettegolezzo, e quasi non ci si perde più negli sguardi, quando uno è di fronte all’altro.

E no, non stiamo invecchiando e non guardiamo semplicemente ai ragazzi di oggi come chi ci raccontava che il walkman ci isolava dal mondo. A parlare di questo cambiamento nel modo di comunicare sono anche i dati, con numeri da conoscere per osservare e comprendere meglio questa rivoluzione.

LEGGI ANCHE: Instagram ci rende infelici e ansiosi, lo dicono studi e sondaggi

Risultati immagini per teen smartphone

I giovani preferiscono le chat

Common Sense Media ha pubblicato un report da cui emerge un quadro generale sul ruolo che i social media svolgono nella vita dei ragazzi. Su 1.141 adolescenti, in età compresa tra i 13 e i 17 anni, uno su tre preferisce chattare con i propri amici piuttosto che incontrarli di persona. La stessa ricerca fu condotta nel 2012 e, rapportando i dati, la volontà di interagire tra di loro è calata fino al 32%.

Le app più utilizzate sono Snapchat e Instagram, mentre Facebook non è più così in voga tra i ragazzi, piuttosto viene vista come una piattaforma per mettere in comunicazione nipoti e nonni addirittura!

LEGGI ANCHE: Hashtag e bot esistevano già su mIRC, il papà (o forse il nonno) dei social network

Scusa, Facebook.

 

Il ruolo che le app svolgono nelle loro vite è complicato e a volte contraddittorio. Jim Steyer, fondatore e CEO di Common Sense Media, afferma che i giovani sono  molto più consapevoli oggi di quanto non fossero alcuni anni fa su i rischi che possono correre immergendosi così tanto in questo mondo “parallelo”, ma è fondamentale capire che per loro, ormai, i social sono degli elementi onnipresenti. Sono nati in un’epoca in cui è normalissimo possedere uno o più smartphone, avere un tablet o un pc sempre a portata di mano.

Un rapporto più sereno e naturale con i social

I social media sono presenti ma neutrali, i ragazzi sono abituati ad accedervi, ma semplicemente in modo automatico e quindi molti di loro non hanno questa esigenza fisica e psicologica di consultarli in modo maniacale. Inoltre hanno imparato che la fantomatica guerra a ricevere o meno like e approvazioni, non è così importante, è normale condividere quasi tutto quello che fanno durante la giornata o un momento speciale, ma non così necessario. I like sono piacevoli, ma commenti dispregiativi o pochi like non condizionano più di tanto il loro umore, come accadeva, invece, dai dati emersi nella ricerca del 2012.

Molti altri adolescenti dicono che i social media li riguardano positivamente piuttosto che negativamente. Ma la maggior parte dice che non ha alcun effetto.Gli adolescenti hanno davvero rimesso il social sui social media?

È un po’ un rapporto di amore e odio quello che si può constatare da questo report, sicuramente non è confortante sapere che un terzo di loro preferisce chattare, occhi bassi sullo schermo, invece che parlare, conversare apertamente con qualcuno. È come se i giovani non avessero voglia di confrontarsi con gli altri, come se un dialogo dovesse essere quasi ermetico, veloce e indolore, pieno di faccine poco espressive e tutte uguali.

Il 70% degli adolescenti dichiara di utilizzare i social media più volte al giorno, ma solo il 16% ci vive sopra costantemente.

È così noiosa la vita reale? Molti di questi ragazzi ci provano a tener giù il telefono e su lo sguardo, infatti parecchi sono infastiditi dal continuo “consultare” il cellulare dell’amico o amica di turno.

Gli adolescenti usano i social media anche quando non vogliono esserlo.Emoji o busto.

Uno degli autori del rapporto, Vicky Rideout, attribuisce quello che ha definito il “tremendo” aumento dell’uso dei social media – il 70% in più rispetto al 34% nel 2012  alla crescente quantità di ragazzi che hanno uno smartphone.

Le nuove tecnologie corrono talmente in fretta che si sentono in una sorta di limbo, molti vorrebbero tornare addirittura a vivere in un mondo in cui social media ed internet non esistevano, o almeno non erano una presenza così forte. Altri invece sono così abituati ad esservi immersi che non si sentono per niente disturbati da questo “alone” tecnologico.





Source link

In Francia approvata una legge che vieta l’uso degli smartphone nelle scuole


Il parlamento francese ha appena votato la proposta di legge che mette al bando delle scuole l’uso degli smartphone.

Già a partire dal rientro a scuola, il prossimo settembre, gli studenti francesi non potranno più utilizzare i dispositivi mobili mentre sono a scuola. La legge, infatti, è stata approvata lunedì e si applicherà agli alunni tra i 3 e i 15 anni, ma a discrezione delle istituzioni potrà essere applicata anche nelle scuole superiori e nelle università.

L’approvazione della legge, voluta come “segnale forte” da Macron, ha suscitato grandi polemiche in Francia, con un tam tam di critiche sui social network.

Le uniche eccezioni saranno quelle applicate agli “scopi educativi” o per bambini con disabilità.

LEGGI ANCHE: La sfida si gioca a scuola. Ecco i tablet Education di Apple e Google a confronto

francia scuola legge smartphone

L’aggiornamento della legge in vigore

In realtà la nuova legge va a modificare quella già in vigore, rendendo più perentorio il divieto: nel 2010 era stata approvata una legge che impediva agli studenti di utilizzare i loro smartphone durante le ore di lezione, che comunque poteva essere tenuto nello zaino spento. La proposta sulla proibizione degli smartphone a scuola faceva parte anche del programma della campagna elettorale dell’attuale presidente francese, introdotta per prevenire l’eccessiva dipendenza dei giovani dagli schermi dei dispositivi connessi a Internet.

Dal nuovo anno scolastico gli studenti non potranno più utilizzare il proprio telefono cellulare durante l’orario scolastico, ma neanche durante le pause o a mensa. Questo non significa che non potranno portare lo smartphone a scuola, ma dovranno consegnarlo a un insegnante che lo restituirà alla fine della giornata.

LEGGI ANCHE: 4 esempi per convincere il prof a lasciarti usare lo smartphone in classe

La questione dell’efficacia della legge anti-smartphone

Un dato su tutti fornisce un’idea chiara del fenomeno in Francia: il 90% dei bambini possiede uno smartphone. La preoccupazione da parte dei docenti cresce, dato che non sono certi di riuscire ad applicare il nuovo divieto.

smartphone scuola francia legge

LEGGI ANCHE: Questa scuola in Cina sta monitorando gli studenti con il riconoscimento facciale

Se la preoccupazione per la quantità di tempo che bambini e ragazzi trascorrono davanti agli schermi dei dispositivi mobili cresce in tutto il mondo, con discussioni e dibattiti, la Francia oggi è uno dei primi paesi ad esprimersi attraverso una normativa specifica. Il timore è che proprio gli smartphone alimentino dipendenza dalla tecnologia, sfasamenti del ritmo sonno-veglia e aumento del cyberbullismo.

Trattandosi però di una soluzione calata dall’alto, per risolvere una questione sociale che riguarda innanzitutto il rapporto tra insegnanti e studenti, non sorprende che in molti restino scettici sulla sua efficacia e sulle effettive possibilità di successo anche nella semplice applicazione del divieto.



Source link

Samsung vuole lanciare uno smartphone che si piega a metà


Il nome in codice del progetto è Winner. Il display è singolo e flessibile, e permette di piegare il dispositivo più o meno a metà, come un portafogli. Quando è aperto, lo schermo ha diagonale di 7 pollici, mentre quando è chiuso, la parte esterna include una piccola striscia di display sul fronte, e fotocamere sul retro. Secondo il Wall Street Journal, così Samsung si prepara a lanciare nel 2019 il suo smartphone a schermo pieghevole: prodotto che andrebbe ad affiancare il Galaxy S e il Galaxy Note. Per il quotidiano, il dispositivo pieghevole dovrebbe innovare il settore degli smartphone, che ha chiuso il 2017 con vendite globali in calo dello 0,3%, e contribuire a rilanciare nel lungo periodo il business della compagnia coreana.

Samsung

La possibile strategia di lancio

All’inizio sarebbe commercializzato in mercati specifici, come quello dei videogiocatori, per poi avere un debutto più ampio nella seconda metà dell’anno prossimo. Un copione che Samsung ha già seguito con i device a schermo curvo, che ha rilasciato per la prima volta in quantità limitate nel 2014 prima di lanciarli sul mercato di massa.

samsung

Samsung vuole fare un telefono pieghevole. Una recente applicazione di brevetto Samsung mostra un dispositivo a due schermi che si apre sui cardini – credits www.cnet.com

Una lunga storia…

I device a schermo pieghevole sono stati a lungo oggetto di un’intensa ricerca del settore, con diversi produttori di smartphone che ci stanno lavorando. Anche Samsung, con il progetto Valley. A differenza di un tradizionale telefono cellulare a conchiglia, il dispositivo quando è aperto sarebbe quasi tutto schermo, offrendo un ampio display simile a un tablet, con la portabilità di un telefono che potrebbe adattarsi alla mano, alla tasca o alla borsa di un consumatore.

Quali sono le difficoltà

Il telefonino che si piega avrebbe uno schermo interno di grandi dimensioni, oltre a un secondo visore più piccolo e, con la barra di visualizzazione all’esterno, richiederebbe una batteria più grande, e questo ha sollevato preoccupazioni per la possibilità di surriscaldamenti. Non solo. Il dispositivo richiederebbe anche componenti più potenti, come i chip, aumentando così i costi.

E quanto costerebbe

Secondo il Wall Street Journal, il prezzo del telefono potrebbe facilmente superare i 1500 dollari.



Source link

lo shopping si paga con lo smartphone


A partire da oggi con Tinaba sarà possibile fare anche shopping online. Grazie a un accordo siglato con ePRICE – il leader italiano dell’e-commerce con un catalogo di oltre 4 milioni di prodotti – gli utenti di Tinaba potranno pagare online con il proprio smartphone in modo semplice, sicuro e senza alcun costo di commissione. Dopo le partnership avviate nei mesi scorsi per portare i pagamenti digitali in tutta Italia, dai taxi alle stazioni di servizio, dai negozi alle edicole, fino al recente accordo con Paymat per acquistare le ricariche telefoniche direttamente via app tramite smartphone, l’accordo con ePRICE rappresenta per Tinaba un ulteriore importante passo in avanti verso l’offerta di servizi innovativi nella gestione del denaro.

tinaba

credits www.tinaba.com



Source link

Dati, futuro e trend dell’eCommerce in 5 report che dovresti conoscere


L’andamento dell’eCommerce in Italia prosegue a doppia cifra registrando un +15% e si prevede che il valore degli acquisti online possa arrivare a toccare i 27 miliardi di euro quest’anno. Un dato molto positivo che conferma la crescita del trend e preannuncia un futuro sempre più roseo per il commercio elettronico.

Dopo i chatbot, Instagram Shopping e le consegne nel weekend, su quali aspetti e fenomeni saranno puntati i riflettori nel prossimo futuro?

L’eCommerce come supporto al retail

Secondo il report Digital Market Outlook di Statista, nel 2017 le vendite retail eCommerce in tutto il mondo hanno raggiunto i 2.3 trilioni di dollari (11,9% delle vendite totali al dettaglio) e sono destinate a crescere fino ai 4.88 trilioni di dollari previsti per il 2021 (ossia il 17,5% delle vendite totali al dettaglio).

L’eCommerce registra dunque una crescita costante: la facilità di acquistare prodotti con pochi clic comodamente da casa evitando code, attese e parcheggi rappresenta ormai un’abitudine di consumo e non più un semplice fenomeno online.

Secondo l’analisi, circa il 70% degli statunitensi (230 milioni) effettuerà un acquisto online nel 2018, contribuendo con $ 474 miliardi alle vendite retail totali. Anche se le vendite eCommerce rappresentano una quota considerevole del denaro speso nel commercio al dettaglio, continuano ad essere una fetta relativamente piccola del retail, che si riconferma player dominante raggiungendo $ 5 trilioni nel 2017.

retail

È importante specificare però che le “vendite al dettaglio totali” includono anche il denaro ricavato dalla vendite di rifornimenti, generi alimentari e altre categorie che non sono direttamente interessate dall’eCommerce. Senza di loro, la quota eCommerce sarebbe più vicina al 20%, secondo la società di ricerche di mercato comScore, ma si tratta di un valore ancora molto basso.

Forrester prevede che le vendite veicolate dal digitale rappresenteranno il 38% delle vendite totali retail nell’UE entro il 2021 e che il 55% delle vendite al dettaglio europee totali (1 trilione di euro) coinvolgeranno i touchpoint digitali entro il 2021. Un ruolo significativo sarà ricoperto dai dispositivi mobili.

Lo smartphone protagonista della navigazione

Il Global Mobile Report di comScore mostra come la crescita dell’eCommerce da mobile oscuri l’impatto della navigazione da altri device, triplicando l’incremento rispetto allo shopping online da desktop.

Lo smartphone è ormai protagonista della navigazione in tutto il mondo. Oltre la metà dei minuti complessivi trascorsi online nei 13 Paesi presi in analisi avviene infatti mediante dispositivi mobili, con quote che superano il 75% in Messico, India e Indonesia. Il dato italiano ammonta al 62%, in linea con i numeri di USA e Regno Unito.

mobile

Il popolo di Internet in Italia è dunque fortemente legato ai device mobili. Gli utenti che navigano soltanto da smartphone o tablet rappresentano infatti il 26% della popolazione italiana, un valore molto più alto rispetto a Paesi quali la Germania (4%), il Regno Unito (8%) e gli Stati Uniti (12%), mercati in cui la maggioranza degli users accede da molteplici dispositivi.

Il territorio italiano risulta inoltre il mercato in assoluto più focalizzato sull’utilizzo delle app: l’87% del tempo trascorso sui device mobili è infatti speso all’interno di un’applicazione. In termini di portata però, in Italia soltanto 11 app possono vantare un solido livello di audience del 20% di penetrazione.

“Il nostro report dimostra di aver identificato nelle piattaforme mobili le aree in cui il consumo digitale tende a concentrarsi  – ha dichiarato Will Hodgman, Executive Vice President of International Sales presso comScore – e ciò consente a media e inserzionisti di individuare nuove potenziali opportunità in termini di pubblico e contenuti, nonostante l’adozione del mobile a livello globale avvenga ancora in maniera disomogenea”.

Il numero di utenti che navigherà da smartphone toccherà i cinque miliardi entro il 2019, consentendo così all’eCommerce di continuare ad espandere le possibilità offerte dal mobile shopping.

La crescita esplosiva del B2B

La vendita al dettaglio B2B negli Stati Uniti ha superato gli 8 trilioni di dollari nel 2014. Il mercato B2B online è in crescita grazie al rapido aumento del numero di acquirenti e delle innovazioni offerte dal digitale.

Il ciclo d’acquisto B2B classico è spesso lungo e complesso: i mercati sono poco regolamentati, presentano una maggiore complessità fiscale, listini prezzo variabili da cliente a cliente, considerevoli volumi di scambio. Vi è dunque un’alta attenzione all’impatto fiscale e all’individuazione di soluzioni logistiche flessibili, si tratta insomma di acquisti attentamente valutati.

b2b-ecommerce

Gli acquirenti business online si aspettano oggi la stessa rapidità e flessibilità del B2C per i loro ordini. La facilità e la convenienza dell’eCommerce stanno aiutando le piccole imprese a ridurre i costi e ad ordinare ciò di cui hanno bisogno affinché sia poi spedito direttamente ai loro magazzini.

Il ruolo dei venditori nel B2B ha dunque subito una trasformazione, rendendoli veri e propri consulenti in grado di offrire a lead e prospect raccomandazioni su misura in base alle loro esigenze, attraverso una profonda conoscenza del prodotto.

L’intelligenza artificiale al servizio del cliente

In campo eCommerce, l’intelligenza artificiale si concentrerà su shopping experience personalizzate. I marchi punteranno al coinvolgimento del cliente tenendo conto di tutti gli aspetti delle sue attività online, anche sulle piattaforme social.

Tommy Hilfiger ad esempio ha collaborato con IBM e il Fashion Institute of Technology per un progetto denominato Reimagine Retail in grado di identificare le tendenze del settore in real time, analizzare l’attuale sentiment dei clienti su ogni prodotto e utilizzare i dati estrapolati come volàno del processo creativo.

Con l’andar del tempo, i clienti vedranno annunci personalizzati pertinenti alle loro abitudini di acquisto e saranno più propensi ad acquistare un prodotto. L’idea è che l’AI determinerà gli interessi degli utenti in base a preferenze, cronologia di acquisti e resi, attività sui social.

Farfetch-store

L’obiettivo è la perfetta integrazione tra l’esperienza online e offline in un’ottica omnicanale.

Un esempio è rappresentato dallo “Store of the Future” di Farfetch, che il colosso del fashion definisce come “sistema operativo” fisico pensato per il retail. Riconosce il cliente in entrata, presenta un espositore di abbigliamento con sistema RFID che rileva gli interessi dell’utente in base alla navigazione, aggiunge gli articoli alla sua wish list, offre uno specchio digitale che permette di richiamare (in base alla lista dei desideri) i prodotti di interesse in differenti taglie, colori, metodi di pagamento.

Il video, strumento principe per i brand

Con l’evoluzione del marketing digitale, il video si riconferma sempre più strumento principe per i brand.

Qualora ci fosse ancora qualche dubbio, ecco alcune statistiche sull’engagement in presenza di contenuti video:

  • Il 51% dei marketer di tutto il mondo nomina il video come il tipo di content con il miglior ROI.
  • Il 59% dei dirigenti concorda sul fatto che in caso di testo e video disponibili sullo stesso argomento, è più probabile che venga scelto il video.
  • I professionisti che utilizzano i video incrementano le entrate del 49% più velocemente rispetto ai contenuti che ne sono privi.
  • I video social generano il 1200% di condivisioni in più rispetto a testo e immagini combinati.
  • I video aumentano del 157% il traffico organico dalle SERP, su una landing page può aumentare le conversioni dell’80% o più.

ecommerce-video

  • L’85% del pubblico statunitense guarda video online, ma è l’Arabia Saudita il Paese con il più alto accesso giornaliero ai video online con il 98%.
  • Il 45% delle persone guarda più di un’ora di video a settimana su Facebook o YouTube, oltre 500 milioni di utenti li visualizzano sul social di Menlo Park ogni giorno, l’85% dei video di Facebook viene guardato senza audio e i video nativi hanno una copertura 10 volte superiore rispetto ai link di YouTube.
  • Le visualizzazioni di contenuti video di brand sono aumentate del 258% su Facebook e del 99% su YouTube a partire da giugno 2017, il 64% dei consumatori effettua un acquisto dopo averne guardato uno.
  • Il gruppo di età 25-34 è il maggior fruitore di video online e gli utenti di sesso maschile trascorrono il 40% di tempo in più a guardarli rispetto alle donne.
  • I video in diretta rappresenteranno il 13% del traffico totale nel 2018 ed entro il 2019 l’accesso ai video ammonterà all’80% di tutto il traffico Internet.

La crescita dell’eCommerce si traduce dunque in un’interessante occasione di sviluppo anche per altri settori strettamente connessi, fornendo una spinta per il lancio di nuove opportunità di business.



Source link

show