Il significato di Content Marketing spiegato a mia zia (e al mio collega)


Nel 1996 Bill Gates per la prima volta definisce in un post il famoso motto “Content is king” e aggiunge: “il contenuto è dove mi aspetto che si genererà il reale guadagno su Internet”.

Oggi, a 22 anni di distanza, il Content Marketing è in una fase di maturità e stabilità, grazie anche all’attenzione crescente dei motori di ricerca e dei social media verso i contenuti di valore e il relativo posizionamento nella SERP e nel feed.

Le aziende hanno compreso l’importanza che riveste in ogni strategia e investono maggiormente nella creazione di contenuti rispetto al passato.

Content Marketing non è quindi un termine nuovo, nato grazie ai social network: anche se oggi parliamo di saturazione dei contenuti e corsa all’ultimo trend post, differenziarsi e creare contenuti di qualità è un must per emergere nell’oceano blu, creare un rapporto duraturo di fiducia con le persone e non da ultimo, ricordando Bill Gates, monetizzare.

content marketing_oceano blu

L’entrata in scena di nuove forme pubblicitarie come il native advertising o il branded content, seppur si tratti nella sostanza sempre di “contenuti di valore”, potrebbe però far perdere l’orizzonte e creare distorsioni nell’uso e nel corretto significato dei termini.

LEGGI ANCHE: La differenza tra branded content e content marketing spiegata attraverso un esempio concreto

Per avere una spettro chiaro, facciamo quindi qualche passo indietro. Partiamo dalla definizione di Content Marketing ed esploriamo i vantaggi che può offrirti e gli usi che se ne possono fare, nel modo più semplice possibile.

Cosa significa Content Marketing

Spiegare le professioni digitali sia alla zia, che durante la cena di famiglia ti pone la classica domanda “E tu cosa fai nella vita?”, sia al collega marketer, magari esperto di numeri e statistiche, è sempre una grande impresa, fatta di “ehmmm… come dire…”, vaghezza e frasi incompiute.

Il Content Marketing grida vendetta di parole! Cosa rispondere, quindi, alla domanda su cosa sia il Content Marketing?

Partiamo dalla definizione che ne dà Ninja Academy: “Il Content Marketing è una forma di marketing che prevede la creazione e la condivisione di contenuti finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di clienti. I contenuti possono essere di diverse forme: articoli, infografiche, video, guide, seminari, webinar, Q&A. Lo scopo del Content Marketing non è direttamente vendere ma informare il cliente per generare con esso una relazione stabile fruttuosa e duratura”.

#Per la zia

“Zia hai presente le ricette video di Paneangeli che guardi su Facebook? Ecco quello è Content Marketing”.

Paneangeli fornisce gratuitamente contenuti utili ai propri utenti e crea con loro una relazione all’interno del social network. Molto probabilmente quegli stessi utenti nel ricreare le ricette proposte dalla pagina sceglieranno prodotti Paneangeli piuttosto che quelli di un competitor.

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LEGGI ANCHE: 9 dritte per mettere il turbo alla tua strategia di Content Marketing

Magari la zia non è poi così ferrata in cucina e nemmeno con il Web, facciamo quindi un altro esempio offline.

All’interno dei negozi di Sephora puoi trovare un’esperta che ti mostra come truccarti e ti insegna quali prodotti sono più adatti per la tua pelle e come usarli. Questa è un’altra applicazione del Content Marketing.

Sephora fornisce infatti contenuti informativi ed educativi alle persone, che anche in questo caso provando direttamente il trucco sulla propria pelle e ascoltando consigli di applicazione, saranno più propense ad acquistare quei prodotti rispetto ad altri.

#Per il collega marketer

Dagli esempi della zia è già lampante l’attenzione del Content Marketing all’audience. I contenuti generati vanno a coprire infatti un bisogno informativo, educativo del target di riferimento, ponendo sullo sfondo sempre e comunque prodotto e brand.

LEGGI ANCHE: 5 tool di intelligenza artificiale per fare Content Marketing

content marketing spiegato

L’obiettivo del Content Marketing è quello di creare e mantenere un rapporto di fiducia con la propria audience, aumentare il traffico, generare nuovi contatti, aumentare la reputation del brand e differenziarlo dalla massa di competitor. Il Content Marketing si differenzia dal marketing outbound, poiché pubblicizza il brand e il prodotto o servizio indirettamente, per esempio nei tutorial la domanda principale è “Come fare per?” e non “Cosa usare per?”.

Quindi la potenza del Content Marketing è quella di vestire il brand e il prodotto di colori e sfaccettature diverse e veramente utili o interessanti per le persone: non quelli della vendita diretta, ma dei valori e delle caratteristiche che differenziano il brand, i suoi valori, la sua mission, la sua identità.

Il nostro collega marketer è però un appassionato di numeri e statistiche quindi potrebbe porti la domanda “E il guadagno?”.

Numeri del Content Marketing

Ci rivolgiamo in questo caso al Content Marketing Institute, che ci propone una serie di dati davvero interessanti:

  • il Content Marketing genera il 62% di lead in più rispetto all’outbound marketing e costa tre volte meno.
  • Più di 615 milioni di dispositivi dispongono di software Ad-block, quindi quei bellissimi annunci commerciali push non vengono proprio visti dal target, oltre la già nota banner blindness. Il content Marketing bypassa questa cecità e in modo non invasivo pubblicizza brand e prodotto.
  • Almeno metà delle persone tra 18 e 49 anni cerca e legge news e informazioni online e il numero  in crescita. Blog, social media, motori di ricerca sono canali dove una buona strategia di Content Marketing può rivelarsi redditizia.
  • Le piccole imprese che utilizzano il blog per generare contenuti ottengono il 126% in più di crescita lead rispetto a quelle che non lo fanno.
  • Dopo aver letto consigli su un blog, il 61% dei consumatori americani fa un acquisto.
  • Il Content Marketing genera conversioni sei volte maggiori rispetto ad altri metodi, anche se con tempi più lunghi.
  • Popolare il sito web con contenuti genera il 434% in più di pagine indicizzate, quindi maggiormente visibili.

content marketing: numeri

Vantaggi del Content Marketing

Iniziare un percorso nel Content Marketing richiede molta pazienza, persistenza e duro lavoro, ma può essere il miglior approccio per fornire un’esperienza gratificante sia ai clienti che ai potenziali clienti.

Tra i vantaggi:

  • il brand può essere trovato dalle persone giuste, lead di qualità, quindi potenziali clienti. Nel Content Marketing è generalmente l’utente che cerca i contenuti, il 52% lo fa tramite i motori di ricerca (fonte: Hubspot).
  • Il contenuto può assumere tantissime forme sia online (video, webinar, social media post, blog post, ecc.) che offline (riviste, eventi, seminari, libri, ecc.). Spazio alla creatività!
  • Genera nuove entrate con i clienti (Customer retention). Il Content Marketing ti aiuta a mantenere i clienti fedeli e aumentare quindi le vendite attraverso cross-selling o up-selling.
  • Aumenta il traffico sul sito web, social, ecc.
  • Crea una base solida e duratura della tua immagine, a differenza delle fuggevoli campagne paid.
  • Reputation e attrattività. Il Content Marketing permette di farsi conoscere, comunicando i valori dell’azienda, costruendo una propria immagine e reputazione nel settore.
  • Ti differenzia dalla concorrenza.
  • Ti permette di capire e analizzare meglio il tuo target, i tuoi clienti e di fare network.





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4 tattiche (basate sui dati) per capire se per il tuo sito web è meglio la SEO o il PPC


Il panorama dei motori di ricerca è cambiato notevolmente negli ultimi decenni. Ti ricordi che aspetto aveva la SERP di Google 20 anni fa? C’è un trucchetto nascosto che rivela come appariva graficamente il motore di ricerca quando vide la luce per la prima volta. Digita “Google nel 1998” nel campo di ricerca e viaggerai letteralmente nel tempo. Il motore di ricerca acquisirà il design che aveva nel 1998 quando fu lanciato.

SEO o PPC come scegliere

E questo è quello che si vede adesso se cerchi, per esempio, “iPhone X”.

SEO o PPC come scegliere 2

Guardare questa SERP “preistorica” e l’attuale SERP di Google è come paragonare un vecchio cellulare, con funzioni e memoria limitate, ad un elegante smartphone multifunzione, pieno zeppo di app.

I risultati di ricerca sono diventati molto più dinamici e personalizzati. Di conseguenza, ritagliarsi un posticino nella SERP di Google è diventato più difficile che mai. Se prima Google era principalmente composto da 10 link blu, oggi la sua pagina dei risultati di ricerca è costituita da più elementi, maggiore vitalità e più contesti anticipati.

Man mano che il motore di ricerca si evolve, anche i professionisti dell’inbound marketing e della SEO si evolvono, combinando strategie SEO (search engine optimization) e PPC (pay per click): non ci si concentra più solo sull’essere il numero uno, ma piuttosto si cerca di conquistare più caselle nella prima pagina di Google. Sia SEO che PPC, dunque, aiutano i proprietari di siti web ad incrementare la loro visibilità sulla SERP.

Ma come scegliere la giusta strategia adatta al tuo sito? Come trovare e mantenere il giusto equilibrio tra tattiche organiche e retribuite?

Per abbracciare tutti questi cambiamenti e adattarsi a loro, è più che mai importante capire come si presentino le SERP nel nostro specifico settore. In questo post, scopriremo insieme come esplorare il mercato e valutare il panorama di ricerca competitivo nella nostra nicchia in modo da scegliere la strategia giusta, che funzioni al meglio per il nostro business e ci aiuti a superare i nostri diretti concorrenti.

1. Esplora la concorrenza locale nel SEO e nel PPC

Sia PPC che SEO possono essere un’arma potente per indirizzare il traffico mirato al nostro sito web. Ma su quale di queste strategie dovresti concentrarti per prima?

Per un approccio basato sui dati, ad esempio, puoi utilizzare il nuovo strumento CPC Map di SEMrush. Si tratta di una mappa che mostra il costo medio per clic in una particolare regione per una determinata nicchia. Con il suo aiuto puoi analizzare i costi pubblicitari in diversi stati e confrontare sia il CPC medio che il volume di ricerca medio in 17 differenti settori.

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2. Scopri le funzionalità della SERP utili nella tua nicchia

Oltre alle normali inserzioni organiche, le pagine dei risultati di ricerca possono contenere altre varianti di contenuto, come le funzionalità SERP. Queste funzionalità sono elementi speciali che aggiungono più informazioni e vanno oltre i risultati di ricerca standard.

Di seguito sono solo alcune delle più popolari funzionalità di Google SERP:

  • Featured Snippet. Un tipo speciale di risultati di ricerca che mirano a rispondere alla domanda dell’utente. Questo frammento viene visualizzato in una casella sopra i risultati organici, offrendo alla tua pagina una maggiore visibilità e aumentando la tua autorevolezza come esperto del settore, il che può generare molto traffico sul tuo sito. In genere, gli “snippet” in primo piano rappresentano un’opportunità per le pagine che si collocano nelle prime cinque posizioni.

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  • Local Pack. Questa funzione offre un coinvolgimento dell’utente e un CTR significativamente elevati. Il local pack è un insieme di tre risultati locali sotto una mappa di Google con segnaposto che indicano la posizione dell’attività. Quando si tratta di aziende fisiche, questa funzione non può essere ignorata.

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  • Sitelinks. Collegamenti a singole pagine del tuo sito web sotto il principale risultato di ricerca organica. I sitelink si basano sulla struttura del tuo sito. Questi elementi aiutano le persone a trovare rapidamente ciò che stanno cercando e quindi a creare un CTR migliore rispetto agli elenchi standard.

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  • Recensioni. Osserva le stelle che a volte vengono visualizzate per prodotti, ricette e altri elementi pertinenti. Le recensioni arricchiscono gli snippet standard con stelle gialle sotto l’URL, rendendo i risultati di ricerca abituali più evidenti e aiutano la tua attività a catturare l’attenzione di un utente.

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Quindi se non stai capitalizzando sulle SERP feature che sono rilevanti per il tuo sito web, potresti perdere una buona opportunità per avere più spazio su Google. Anche se il sito web si classifica nei risultati di ricerca a pagamento, vale la pena provare a raggiungere quella posizione zero che può aiutarti a migliorare la tua visibilità e credibilità agli occhi degli utenti.

3. Scopri quanto sono popolari gli annunci PLA nel tuo settore

I Product Listing Ads (PLA) vengono visualizzati in un blocco speciale di annunci Google progettato per vendere direttamente i prodotti. Questi risultati vengono visualizzati con informazioni dettagliate, come un nome di dominio, un link che indirizza alla pagina del prodotto, il prezzo e l’immagine dello stesso prodotto. I risultati della ricerca shopping sono posizionamenti a pagamento, ma rispetto ai normali frammenti di annunci Google, sono decisamente più accattivanti.

I risultati di Google Shopping ti consentono di posizionare i tuoi prodotti sotto i riflettori — in alto o in alto a destra di una SERP sopra i normali frammenti di annunci Google – e come  risultati in primo piano aiutano a spingere i consumatori ad acquistare i tuoi prodotti.

Gli annunci di Google Shopping di solito portano a percentuali di clic più elevate rispetto agli annunci di testo normali. D’altra parte, mentre il traffico aumenta, più clic significano spendere più budget nella pubblicità. Quindi, come decidere se utilizzare i PLA o attenersi alla strategia organica e potenziarla con annunci Google standard?

Prima di tutto, vale la pena di ricercare l’uso dei PLA tra i tuoi concorrenti per capire meglio come gli altri eCommerce player della tua nicchia preparino il loro percorso verso il successo.

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Se il tuo settore è poco competitivo in Google Shopping e c’è un piccolo numero di aziende che utilizzano i PLA, forse ha senso cogliere l’opportunità di indirizzare il traffico al tuo sito attraverso questo canale. In questo caso, gli annunci di Google Shopping potrebbero essere meno costosi per conversione rispetto ai risultati di ricerca a pagamento e agli annunci visualizzati.

Tuttavia, i PLA funzionano solo per le attività degli eCommerce che utilizzano Google Merchant Center. Innanzitutto, devi specificare i dati prodotto nell’account Google Merchant e configurare i tuoi PLA.

D’altra parte, se operate in una nicchia con molti concorrenti che utilizzano i PLA, ridistribuire il tuo budget ad altri canali può essere una buona idea, soprattutto se possiedi un’attività di eCommerce di ridotte dimensioni. Non c’è praticamente alcun vantaggio per le piccole aziende con budget limitati nel competere con gli squali dell’eCommerce su Google Shopping.

4. Analizza le strategie dei tuoi concorrenti, a pagamento e organiche, in riferimento alle branded keywords

In genere si tende ad utilizzare le cosiddette branded keywords solo nelle loro strategie di ricerca organica: perché spendere soldi per mostrare il nome della tua azienda, se i termini inclusi nel marchio sono già attivi nei risultati organici?

D’altra parte, se non stai posizionando il nome del tuo prodotto potresti perdere alcune opportunità eccezionali per il tuo sito web quando gli utenti cercano direttamente il brand. Anche per un’azienda con un budget limitato, ha senso investire almeno una piccola cifra in branded keywords. Ecco perché:

  1. per dominare la tua SERP e costruire la tua credibilità. Se il brand compare a sia nei risultati di ricerca organici che in quelli a pagamento, aumenterai naturalmente la tua visibilità nella SERP. Inoltre, questo ti aiuterà a mostrare alle persone che sei un player importante nella tua attività. Adidas, per esempio, domina la metà superiore della SERP, creando maggiore credibilità e fiducia nel marchio.

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  1. I tuoi rivali potrebbero rubarti da sotto il naso i termini collegati al tuo brand. Ci sono state molte discussioni riguardo a questa pratica. Ad ogni modo, alcune aziende usano efficacemente la strategia di puntare sui termini di marca dei loro concorrenti. Quindi è meglio assicurarti di avere il controllo delle parole chiave legate al tuo marchio per salvare la tua posizione in SERP e scoraggiare i click verso il sito web dei concorrenti.
  2. Puoi avere più opportunità per creare il tuo messaggio. Gli annunci ti offrono un buon mezzo per essere creativo e conquistare il cuore dei tuoi clienti con un messaggio accattivante che li convincerà a dirigersi verso il tuo sito. Inoltre, puoi indirizzarli alle tue migliori landing page tramite meccanismi di ricerca a pagamento.

Se non sei sicuro di voler provare questa strategia, inizia con la ricerca per scoprire quale tattica è più popolare nella tua nicchia specifica usando ad esempio Keyword Gap.

Per confrontare le parole chiave a pagamento e quelle organiche del tuo competitor, inserisci due volte lo stesso dominio, seleziona le parole chiave organiche e a pagamento e clicca su “Parole chiave comuni” come tipo di intersezione. Nei risultati puoi vedere quali strategie sono più usate tra i concorrenti.

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Come conciliare SEO e PPC

Come abbiamo visto, la visibilità in SERP oggi è una scienza molto più complessa del 1998. La diversità delle SERP è diventata la naturale evoluzione di Google e l’aspetto effettivo di una pagina dei risultati di ricerca dipende in larga misura dal settore in cui lavori. Ciò significa che la ricerca della tua nicchia specifica continua ad essere di fondamentale importanza per il tuo successo.

Guarda quali pratiche usano i tuoi concorrenti e se quelle tattiche funzionano. Scopri quali feauture della SERP sono più rilevanti nel tuo settore e quali trucchi usano gli altri siti per raggiungere i risultati desiderati. Utilizza questa miniera d’oro di dati e osserva i risultati da ogni prospettiva per avere un’idea esatta di ciò che sia meglio per il tuo sito web. Assicurati, infine, che le tue strategie organiche e a pagamento non interferiscano l’una con l’altra, ma si completino a vicenda e cerca di determinare il mix ottimale di SEO e PPC per il tuo brand.





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Affiliate Marketing, come funziona e perché sempre più gruppi editoriali lo usano


12 ore.

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.

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Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai agli hashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.

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 I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.





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Le funzionalità di Google Analytics che non puoi non usare


Un buon Marketer lo sa: saper scrivere bene e con attenzione alla SEO non è abbastanza per riuscire a conquistare le prime posizioni sui motori di ricerca, oggi.

Serve molto di più, soprattutto la capacità di analizzare i dati con occhio attento e critico, per scovare informazioni utili e scoprire possibili margini di miglioramento. E il migliore amico di ogni esperto SEO & SEM, in questo senso, è sempre lui, l’unico e il solo: Google Analytics.

Un mondo fatto di infinite variabili, che si possono combinare insieme in mille modi diversi per ottenere una mole di informazioni pazzesca: dal monitoraggio della provenienza del traffico alla comprensione dei percorsi di navigazione, ecco il mondo in cui si deve muovere l’esperto SEO e SEM oggi.

Durante la Free Masterclass “Google Analytics Ninja” del 30 ottobre Gianpaolo Lorusso, docente del corso SEO&SEM Energy (formula online + LAB) condividerà con noi alcuni dei segreti per conquistare Google Analytics e far cantare i dati come usignoli.

Scopriremo il potere dei dati per la SEO e la SEM, imparando quali sono le funzioni avanzate di Google Analytics da conoscere e come si può far evolvere il valore di Google Analytics per il proprio business.

>> ISCRIVITI SUBITO ALLA FREE MASTERCLASS “Google Analytics Ninja”

google analytics

Cosa imparerai durante la Free Masterclass

La maggior parte degli utenti conoscono e utilizzano solo la punta dell’iceberg di Google Analytics, lasciandosi sfuggire una quantità di informazioni fondamentali per il successo delle proprie campagne di Search Engine marketing e Inbound marketing.

Dopo la Free Masterclass, invece, saprai:

  • migliorare il tracciamento delle tue conversioni
  • scoprire nuovi insight analizzando il comportamento dei visitatori
  • intervenire in tempo reale per ottimizzare le tue campagne

Iscriviti subito alla Free Masterclass, i posti per la diretta sono limitati! Ma se proprio non ce la fai a seguire la lezione del 30 ottobre, potrai sempre riguardare la lezione on demand a distanza di pochi giorni nella tua area utente su Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
SEO&SEM Energy

martedì 30 ottobre dalle ore 13 alle 14

“Google Analytics Ninja”
con
Gianpaolo Lorusso

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

E tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA





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Su Google Immagini ora c’è il tag con le informazioni sul proprietario e la licenza d’uso


Tradizionalmente, è complicato conoscere il creatore di una foto che circola in rete o chi ne detenesse i diritti. Ora la chiave per identificare i legittimi proprietari di un contenuto e tutelarli potrebbe essere l’inserimento dei tag Creator e Credit per la ricerca su Google Immagini.

LEGGI ANCHE: Le funzionalità di Google Analytics che non puoi non usare. Iscriviti alla Free Masterclass

A cosa servono i nuovi tag per immagini

Sul blog ufficiale di Google si legge infatti: “Abbiamo aggiunto i metadati per Creator e Credit, quando presenti nelle immagini che vengono visualizzate in serp su Google Immagini. Per visualizzare queste informazioni su Google Immagini, puoi fare clic sul link “Crediti immagine” e visualizzare i campi. Nelle prossime settimane, aggiungeremo anche i metadati riguardo al copyright e alle license d’uso”.

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LEGGI ANCHE: Google festeggia 20 anni con un tour virtuale nel famoso ufficio-garage del 1998

Inoltre, in collaborazione con il consorzio del settore fotografico CEPIC e l’IPTC, l’organismo di standard tecnici globale per i mezzi di informazione, speriamo di creare una migliore guida all’uso per i fotografi, le agenzie fotografiche e gli editori per includere le informazioni sul copyright e l’attribuzione nei metadati delle immagini”.

Il sistema tutela fotografi e creator

Andrew Fingerman, CEO di PhotoShelter, fornitore di strumenti per la gestione delle risorse digitali per fotografi e brand, descrive perché questo è un grande passo per Google Immagini: “L’utilizzo degli standard dei metadati IPTC nei risultati di Google Immagini contribuirà a garantire un’attribuzione corretta dei contenuti ai fotografi e attribuire il copyright, questa è una vittoria per la comunità fotografica professionale “.





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Cos’è Google E-A-T e cosa significa per i tuoi contenuti di qualità


E-A-T, quando si parla di Google, sta per Expertise (Esperienza), Authoritativeness (Autorevolezza), Trustworthiness (Affidabilità). Questa sigla rappresenta il “rinnovato” sistema di Google per valutare i contenuti di qualità.

Si tratta di un insieme di criteri messi in campo da Google dal 2015 per offrire un’esperienza di ricerca all’altezza delle aspettative dei suoi utenti.

Dal 1° agosto di quest’anno questi criteri di valutazione sono stati inseriti nelle linee guida che Google consegna ai quality rater per verificare che i risultati delle ricerche siano di alta qualità ed effettivamente rispondano alle intenzioni di ricerca degli utenti.

Analizziamo un po’ più da vicino questi tre importanti parametri:

  1. Esperienza: chi scrive deve necessariamente dimostrare di essere un esperto in materia e avere molta esperienza dovuta al fatto di aver affrontato e risolto tanti casi.
  2. Affidabilità: questa è legata allo scopo per cui una persona pubblica determinati contenuti. L’autore di un contenuto potrebbe perseguire scopi diversi, poco chiari, ed essere portato a pubblicare informazioni false o poco accurate solo per avere visibilità.
  3. Autorevolezza: essere autorevoli significa essere riconosciuti come esperti in un determinato settore o in una materia. Quindi, una persona, un’organizzazione o una società viene considerata un’autorità in materia se altre persone – anch’esse esperte sull’argomento – la reputano tale.

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Google

I contenuti YMYL

YMYL sta per Your Money or Your Life e indica tutte quelle pagine web che possono avere un impatto più o meno importante sulle persone nei seguenti ambiti:

  • Felicità
  • Salute
  • Stabilità economico finanziaria
  • Sicurezza

Ecco alcuni esempi tratti proprio dalle linee guida per i quality rater:

  • Pagine per acquisti o transazioni finanziarie: pagine Web che consentono agli utenti di effettuare acquisti, trasferire denaro, pagare bollette, ecc. online (ad esempio negozi online e pagine bancarie online).
  • Pagine di informazioni finanziarie: pagine Web che forniscono consigli o informazioni su investimenti, imposte, pianificazione pensionamenti, acquisto casa, pagamento per l’università, acquisto di assicurazione, ecc.
  • Pagine di informazioni mediche: pagine Web che forniscono consigli o informazioni su salute, farmaci, malattie specifiche, salute mentale, nutrizione, ecc.
  • Pagine di informazioni legali: pagine Web che forniscono consulenza legale o informazioni su argomenti come il divorzio, la custodia del bambino, testamento, diventare cittadino, ecc.
  • Articoli di notizie o pagine di informazioni pubbliche/ufficiali importanti per avere una cittadinanza informata: pagine web che includono informazioni su processi, politiche, persone e leggi del governo locale/statale/nazionale; disastri, servizi di risposta; programmi governativi e servizi sociali; notizie su argomenti importanti come eventi internazionali, affari, politica, scienza e tecnologia; ecc.

Come avrai capito si tratta di contenuti che possono avere una ricaduta importante sul futuro delle persone e quindi Google preferisce trattarli con maggiore attenzione al punto da strutturare meglio il proprio algoritmo di ranking.

Facciamo un esempio per comprendere meglio come dovrebbe comportarsi un quality rater di fronte a un determinato contenuto di cui debba valutare la qualità e di conseguenza dare suggerimenti a Google sul suo ranking nelle serp.

Se una persona ha un problema di tipo legale e fa una ricerca su Google in questo senso, la risposta migliore e più autorevole dovrebbe provenire da un avvocato o comunque da un professionista del settore in grado di dare suggerimenti qualificati e attendibili.

Se invece tra i risultati delle ricerche dovessero esserci contenuti scritti da persone non esperte della materia ma che sono comunque abili a scrivere e posizionare contenuti di ogni genere, le conseguenze per l’utente potrebbero essere gravi, soprattutto se quest’ultimo non fosse in grado di valutare l’autorevolezza di chi scrive.

Google

Come rendere il proprio sito a prova di E-A-T

Google ha rivisto le sue linee guida per i quality rater, il che significa che se abbiamo un sito che rientra nelle categorie sopra citate dobbiamo prendere delle contromisure per evitare che le nostre pagine vengano declassate nelle serp o che addirittura vengano penalizzate fino a scomparire dai risultati di Google. Ecco tre consigli che mi sento di darti…

  1. Crea un sito su un argomento specifico che conosci bene o in cui sei specializzato
  2. Dimostra autorevolezza pubblicando regolarmente molti contenuti nel settore di riferimento
  3. Dichiara lo scopo del tuo sito dimostrando affidabilità e serietà

Ogni punto va specificato nel dettaglio con tecniche e strategie da inserire nel tuo piano di web marketing.

Ma di questo ti parlerò meglio durante il Corso SEO & SEM Energy di Ninja Academy (Corso Online + Lab): fino al 19 settembre al prezzo speciale Early Booking. Scopri di più!





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Come si ottimizza una Landing Page. Iscriviti alla Free Masterclass


Ogni esperto SEO lo sa: la differenza tra il successo e l’insuccesso di una campagna di inbound marketing la fa il posizionamento che riesce a raggiungere la relativa landing page su Google.

Ma, mentre si parla spesso e volentieri di SEO per gli articoli e le pagine web, come mai si parla così poco di SEO per le landing page? Struttura e testi sono fondamentali per riuscire ad apparire primi sui motori di ricerca, e se questo è vero per i contenuti in generale, è ancora più importante per una landing page studiata per generare conversioni.

Durante la Free Masterclass del 12 settembre SEO per Landing Page saranno proprio questi i temi affrontati dai due docenti del Corso SEO & SEM EnergyLuca De Berardinis e Fabio di Gaetano. 

Per capire come headline, keyword, URL, call to action e contenuti possano massimizzare il potenziale di conversione di una pagina web.

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Cosa imparerai durante la Masterclass

Ecco a quali domante troverai risposta durante la Free Masterclass:

  • come si struttura correttamente una landing page?
  • Quali accorgimenti SEO servono per non perdere traffico in entrata?
  • Quali strumenti usare per testarne l’efficacia?

Dopo aver seguita la Masterclass, sarai in grado di migliorare i risultati di una campagna digitale che punti ad una pagina di atterraggio, massimizzare il traffico inbound ed evolvere il modo in cui si progetta una landing page. Se sei un SEO Strategist, Consulente Inbound, Content Marketer, Web Analyst, Web Marketer o un Digital Strategist, non perderti questa opportunità di crescita gratuita!

Iscriviti subito, i posti per la diretta sono limitati! Ma se proprio non ce la fai a seguire la lezione del 12 settembre, potrai sempre riguardare la lezione on demand a distanza di pochi giorni nella tua area utente su Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Corso in SEO & SEM Energy (Online + Lab)

mercoledì 12 settembre dalle ore 13 alle 14

SEO per Landing Page
con
Luca De Berardinis e Fabio di Gaetano

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Come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca vocale


Creare contenuti per la ricerca vocale significa usare una serie di strategie che ti permetteranno di posizionare i tuoi testi all’interno dell’assistente vocale. Queste strategie partono da un mindset preciso: strutturare i tuoi contenuti in modo da renderli facilmente servibili come featured snippet di Google.

Il featured snippet anche chiamato risultato zero o snippet in primo piano (userò questi termini in maniera intercambiabile nel corso dell’articolo) è un riquadro di 40-50 parole che Google mostra prima dei risultati di ricerca. Questa funzionalità ha lo scopo di fornire una risposta breve ed esaustiva all’utente su alcune chiavi di ricerca:

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Non importa quanto grande o autorevole sia il tuo blog. Con la giusta strategia e la voglia di sperimentare puoi competere con qualsiasi sito su parole chiave competitive.

Perché partire dai featured snippet per la ricerca vocale?

Accaparrarsi un featured snippet vuol dire attirare gran parte del traffico in prima pagina. Infatti, in alcuni casi Google posiziona pagine web come featured snippet anche quando non si trovano in prima posizione. Non mi credi? Guarda questo esempio tratto dal mio blog in relazione alla domanda “What is DuckDuckGo business model”:

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In questo caso ho posizionato un featured snippet che si trova come secondo risultato, sotto Quora! Eppure Google preferisce il mio blog.

In ultimo, i featured snippet rappresentano una “corsia preferenziale” per entrare all’interno dell’assistente vocale di Google. Cosa intendo? Prendiamo la chiave di ricerca “impasto per la pizza napoletana” ecco cosa ottengo:

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In breve, Google sta servendo uno snippet in primo piano con la procedura contenuta all’interno dell’articolo. Ponendo la stessa domanda al mio assistente vocale Google, ecco cosa ottengo:

 

Esatto! Un risultato zero molto spesso diventa un comando vocale all’interno dell’assistente vocale di Google. In quanti casi?

Secondo uno studio fatto da Backlinko nel 40,7% dei casi. È bene chiarire che le percentuali sono soltanto un riferimento e non hanno alcuna validità “scientifica”.

Non ci sono formule per il successo ma una sperimentazione continua

Da più di un anno e mezzo, con WordLift (una startup Italiana di cui faccio parte e che applica sistemi di intelligenza artificiale e machine learning alla SEO) e sul mio blog ho sperimentato diverse variazioni, “formule” e ingredienti necessari per capire come posizionare i miei contenuti all’interno dei risultati zero.

È bene chiarire che nel mondo della SEO, e in genere nel mondo reale, non esistono formule segrete per il successo. Infatti, la SEO è in continua evoluzione. Un elemento però rimane costante: Google è affamato di dati.

Così come Facebook, Instagram e altri social media vogliono i nostri dati sotto forma di interazioni, like, share e così via. Google vuole i tuoi contenuti per trasformarli in “segnali” che possono essere interpretati, riformulati e serviti in diversi modi. L’obiettivo di quest’articolo è di fornire una checklist da seguire per accaparrarsi quanti più snippet possibili, così da rendere la tua strategia SEO molto più efficace.

Sei pronto?

Ricerca le opportunità giuste per i tuoi featured snippet

Il primo passo è cercare le opportunità giuste. In genere, le domande che iniziano con chi, come, dove e quando e che possono essere risposte in 40-50 parole potrebbero nascondere delle opportunità. In più deve trattarsi di domande per cui gli utenti hanno interesse ad una risposta immediata. Prendiamo la parola chiave “come fare il passaporto”:

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Da notare che il contenuto servito come snippet proviene da un risultato che si trova in quarta posizione!

Se stai valutando un argomento e non sai quali domande potrebbero fare al caso tuo, puoi partire da answerthepublic.com:

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Digitando la parola chiave “ricerca vocale” ottengo una serie di domande da posizionare per i featured snippet. In molti casi, gli snippet in primo piano si prestano bene a parole chiave che hanno un basso volume di ricerca. In molti altri casi, invece, puoi ottenere featured snippet per parole chiave con un grande volume di ricerca. La cosa che conta è l’intento di ricerca. In merito ti consiglio di leggere l’intervista a Luca De Berardinis.

Punta alla domanda secca nel titolo e rispondi nelle prime righe

Non c’è un unico modo di ottenere gli snippet in primo piano. In genere però quando hai trovato un’opportunità fai in modo di avere come titolo principale la domanda o parola chiave che andrà ad innescare il featured snippet. Ad esempio, se vuoi ottenere il featured snippet su “come fare un bonifico” quello diventerà il tuo titolo. Mentre i tuoi contenuti dovranno avere le seguenti caratteristiche:

  • dai una risposta breve, intorno alle 50-60 parole;
  • fai in modo che quella risposta sia chiara, diretta e pulita. Noterai che molti featured snippet provengono da Wikipedia. Ecco, usa lo stile chiaro, pulito e diretto di Wikipedia per rispondere alla domanda;
  • in alcuni casi se si tratta di un processo (ad. Esempio “come fare la pizza napoletana”) una lista puntata potrebbe funzionare meglio;

Da articoli ad entità: usa i dati strutturati

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Da notare che alla domanda “cosa sono i dati strutturati” Google fornisce una risposta attraverso un risultato zero – proveniente dal blog di Giovanni Fracasso. Il motore di ricerca fa la cosa più semplice: prende le prime righe dell’articolo.

In questo caso però le prime righe sono un’introduzione e non propriamente una risposta. Questo rafforza il punto precedente. Se vuoi che Google fornisca la risposta che vuoi, usa in maniera intelligente le prime righe dell’articolo per rispondere alla domanda posta nel suo titolo.

Perché allora Google prende la risposta, anche quando non è corretta? A mio avviso, in questo caso, i dati strutturati hanno aiutato il contenuto a posizionarsi nello snippet di ricerca. Cosa sono i dati strutturati? In breve, quando Google legge i tuoi contenuti cerca di estrapolare, attraverso dei “segnali” una serie di dati. Questi dati gli permettono di capire la pagina web. Il vocabolario ufficiale che Google utilizza per trasformare i contenuti in dati si chiama Schema.orgIn altre parole, si tratta di definire il contenuto della pagina in modo da dare a Google una versione della pagina web che è in un formato comprensibile per lui. Un po’ come quando effettuiamo una traduzione di un testo dall’inglese all’italiano. Con Schema.org traduciamo la pagina web dall’italiano al linguaggio dei motori di ricerca!

Infatti, inserendo la URL da cui proviene il featured snippet nello strumento di test dei dati strutturati fornito da Google ecco cosa possiamo notare:

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Oltre ad una serie di proprietà relative al sito, all’autore e all’attività, Giovanni ha anche “passato” a Google la proprietà aggiuntiva “Blog Posting” che permette a Google di classificare meglio la pagina e a mio avviso posizionarla all’interno del featured snippet!

A supporto della mia strategia che mira agli snippet in primo piano la marcatura Schema.org è un elemento fondamentale.

Ottimizzazione delle immagini per i featured snippet

Una delle strategie che ho ampiamente usato per accaparrarmi featured snippet è l’utilizzo di immagini in rilevanza con dimensione di un post di LinkedIn. Il motivo è semplice, Google ha fame di immagini.

Da un’analisi fatta dal mitico fondatore di Moz, Rand Fishkin insieme a Jumpshot è da notare come le immagini rappresentino una buona fetta dei risultati di ricerca offerti da Google.

Nella stessa ricerca Rand Fishkin di dice due cose. Le immagini fornite da Google sono diminuite in percentuale rispetto al passato se confrontate alle ricerche testuali. Questo in realtà è accaduto perché Google ha integrato queste immagini all’interno dell’esperienza utente.

In breve, Google utilizza le immagini e le inserisce all’interno dei risultati zero come accompagnamento al testo di risposta fornito. Come ho più volte notato da esperimenti sul mio blog, le immagini fornite da Google all’interno dei featured snippet vengono in alcuni casi da fonti diverse rispetto alla pagina web da cui viene estratto il testo. Ecco un caso tratto dal mio blog sulla chiave “cash conversion cycle”:

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Da notare come con il mio piccolo blog mi sono inserito all’interno di un featured snippet di Investopedia grazie all’infografica usata come immagine in rilevanza. Non stiamo parlando di una parola chiave qualsiasi, ma di un termine che ha un volume di oltre diciotto mila ricerche mensili e che era già occupato da Investopedia, uno dei siti più autorevoli al mondo sul tema!

In breve, una strategia che mira ai featured snippet deve anche includere una strategia fatta di immagini rilevanti. Nel mio caso un’infografica delle dimensioni di un post di LinkedIn che sintetizza il contenuto del post, in grado di rispondere bene all’intento di ricerca può facilmente conquistare la posizione zero di Google!

Ti basterà aggiungere un semplice redirect per portare traffico da quell’immagine al tuo blog. Nel mio post sul SEO hacking ti spiego come fare.

La SEO è una strategia integrata

Molti pensano che la SEO riguardi una cerchia ristretta di esperti che invece di parlare alle persone si concentrano su tecnicismi, perdendo di vista il lato umano. Ebbene, quella non è SEO! Fare una strategia di ottimizzazione vuol dire avere una visione integrata del proprio business online.

SEO, social media, influencer marketing e PR hanno lo scopo di creare interazioni e conversazioni. Quando Facebook o LinkedIn mandano traffico qualificato verso il tuo blog, quella è SEO. Infatti, le persone che arrivano da questi canali saranno probabilmente interessate ai contenuti più di altri utenti che arrivano sul tuo sito per caso.

Questo implica che le persone che atterrano sul tuo sito attraverso una campagna di social media fatta a dovere tenderanno a spendere più tempo in pagina, a leggere più articoli e a condividerli alla propria rete. Essi sono segnali che servono a Google (insieme a molti altri) per capire la rilevanza di un contenuto web.

Quindi, lo scopo di una strategia SEO si concentra su due punti fondamentali: soddisfare gli intenti di ricerca e far capire a Google cosa conta davvero in relazione al tuo sito web. Attraverso una serie di segnali puoi – in parte – controllare la percezione che Google ha in relazione alla qualità, rilevanza e autorevolezza del contenuto che hai creato.

Ecco alcuni “segnali” che ti servono da supporto per la tua strategia di posizionamento:

  • usa il testo alternativo in maniera strategica. In breve, inserisci all’interno del testo alternativo la parola chiave che stai cercando di posizionare nel titolo. Se non sai come fare leggi questa guida di Giovanni Amato su SEO per immagini;
  • usa il permalink come segnale ulteriore per posizionare il tuo contenuto. In breve, se stai cercando di posizionare la parola chiave “come fare la pizza napoletana” usa il permalink “come-fare-pizza-napoletana”;
  • in genere è fondamentale seguire le best practice in termini di SEO on-page.
  • condividi sui social giusti. Se si tratta di un argomento tecnico o professionale, come notato recentemente da Riccardo Scandellari può dare molta più risonanza ai tuoi contenuti attraverso un post di LinkedIn;

La qualità numero uno per un SEO? La pazienza!

Come ci dice spesso Francesco Margherita, fare SEO è come coltivare un orto. Non a caso quando si parla dei risultati in termini SEO facciamo riferimento al “traffico organico”, quello che viene dai principali motori di ricerca senza che tu ci spenda un euro. Certo, il tempo, la creazione di contenuti di qualità e una strategia SEO fatta bene richiedono risorse enormi, anche economiche.

Allo stesso modo i risultati non arrivano dall’oggi al domani, dobbiamo avere pazienza e continuare a sperimentare. Quando pubblico un articolo con l’intento di prendere un featured snippet, ho come tempistica 3-6 mesi se sono su una chiave molto competitiva. Invece, mi aspetto risultati quasi immediati (almeno due settimane), se si tratta di una chiave non competitiva e con limitati volumi di ricerca. Nel corso di quel periodo tengo d’occhio la Google Search Console. Infatti, in molti casi, prima di ottenere il risultato c’è da sperimentare tanto.

Come? Cambiando la parte introduttiva, rivedendo la struttura dell’articolo, andando a lavorare sul linking interno e marcatura Schema.org. In breve, si tratta di trovare la “quadra”. Ed è a quel punto che la magia accade!





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Cos’è la SEA e perché dovresti sempre affiancarla alla tua SEO


Campagne Pay Per Click e Search Engine Optimization sono ancora visti come soluzioni alternative per raggiungere gli obiettivi di visibilità e posizionamento sui motori di ricerca, ma non è così. È invece benefico intraprendere contemporaneamente iniziative su ricerche a pagamento (SEA) e organiche (SEO).

Ma prima di tutto, chiariamo un equivoco molto diffuso. Le campagne PPC sono l’espressione più comune del Search Engine Advertising, un sottoinsieme del Search Engine Marketing, il quale comprende sia SEA sia SEO. L’acronimo SEA è però poco usato e si è diffusa l’abitudine di identificare questa disciplina con il SEM in contrapposizione al SEO.

SEO e SEA sono fortemente basati sulle parole chiave per indirizzare gli utenti verso siti e pagine Web. Sebbene le tecniche di marketing utilizzate siano diverse, entrambe perseguono lo scopo di generare flussi di traffico qualificato, ossia utile alle iniziative di marketing intraprese e, in ultimo, alla vendita. Utilizzare una combinazione strategica di entrambi può aumentare l’efficacia di una search strategy a lungo termine.

LEGGI ANCHE: La regola delle 8W per pianificare campagne Pay Per Click di successo

Visibilità e fiducia

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Il beneficio più immediato è la duplice presenza nei risultati offerti dai motori di ricerca (SERP). Un marchio che appare sia nei risultati organici che in quelli a pagamento crea maggiore consapevolezza (brand awareness) e ne amplificherà la credibilità (brand trust).

Le aziende sono spesso tentate di ridurre gli sforzi PPC una volta conquistato il primo posto di una SERP. Tuttavia, è importante ricordare che i primi due o tre risultati sulla maggior parte delle SERP sono annunci PPC. Dominare i risultati di ricerca organici e a pagamento aumenterà notevolmente il traffico e darà l’impressione di essere una presenza consolidata in un determinato mercato.

Questa interazione è particolarmente importante nelle strategie di web marketing che passano per numerosi touch point prima della vendita.

LEGGI ANCHE: 12 consigli SEO per migliorare il traffico da ricerca testate su Google RankBrain

Dalla SEA alla SEO

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L’utilizzo congiunto di iniziative SEO e SEA fornisce dati utili sulle parole chiave e abbrevia i tempi di test. Una campagna pubblicitaria a pagamento può aiutare a selezionare parole chiave ad alta conversione per le tue iniziative SEO.

Pagare per un click non significa solamente ottenere traffico istantaneo sul sito Web, ma anche preziose informazioni sulle parole chiave più performanti. La differenza fondamentale sta nella velocità con cui è possibile modificare le impostazioni di un annuncio PPC e verificarne i risultati in pochi giorni, dove invece un intervento SEO-oriented sul sito darebbe frutto solo dopo alcune settimane.

Osservando i report di una campagna a pagamento è dunque possibile visualizzare le ricerche effettuate dagli utenti e modificare di conseguenza le meta descrizioni e i testi del sito.

Le tempistiche sono solo un esempio dell’utilità nel condividere i dati tra iniziative SEO e campagne SEA. Il PPC può aiutare la un sito sin dalla sua realizzazione, per esempio effettuando degli A/B test su più versioni della stessa pagina per selezionare quella più performante e implementarla nella versione definitiva del sito.

Infine, iniziative PPC mirate sugli utenti che hanno già visitato il sito, costituiscono delle efficaci iniziative di remarketing per mantenere top of mind il ricordo del brand, per portare a termine acquisti lasciati in sospeso e in generale per invitare le persone ad accedere nuovamente al sito.

LEGGI ANCHE: Unire Branded Content e Pay per Click per massimizzare i risultati

Dalla SEO alla SEA

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Anche l’ottimizzazione onsite può contribuire alla buona riuscita delle campagne a pagamento, per esempio concentrando i propri sforzi per ottenere buoni posizionamenti organici per le parole Consigli chiave che richiedono investimenti economici troppo onerosi.

Oltre a questo, una buona SEO può aumentare il punteggio di qualità degli annunci AdWords, basato proprio sulla corrispondenza tra parole chiave, contenuti dell’annuncio e corrispondenza con i testi proposti nelle pagine del sito a cui gli annunci rimandano.

Inoltre, avere un sito ben strutturato permette di integrare gli annunci a pagamento con sitelink, ossia link secondari di supporto agli annunci che possono fungere da canali di conferma o, più semplicemente, aumentare le dimensioni complessive dell’annuncio: una caratteristica da non sottovalutare nella lotta per la visibilità in SERP.

Nel lungo termine, anche le statistiche del sito possono fornire spunti interessanti per le iniziative di SEA, in particolare per quanto riguarda le long tail keyword. Oltre alle informazioni fornite da Analytics, un dato interessante può essere quello delle ricerche effettuate internamente al sito, soprattutto quando si tratta di un eCommerce.

LEGGI ANCHE: Cosa devi sapere prima di intraprendere una strategia di search engine marketing

Non solo SEA: Facebook Ads

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Una strategia coordinata di SEO e SEA può includere in generale tutte le campagne PPC: non si limita alle interazioni tra sito e i prodotti Google Analytics e Google AdWords, ma coinvolge anche le iniziative a pagamento realizzate tramite i canali social.

I social network, infatti, sono sicuramente da tenere in considerazione quando si tratta di divulgare rapidamente contenuti di valore, soprattutto ricorrendo alle sponsorizzazioni a pagamento di link a pagine/articoli. Utilizzando ad esempio Facebook Ads e LinkedIn Ads è possibile mirare a gruppi di persone non necessariamente vasti ma incredibilmente specifici. I dati raccolti da queste campagne possono contribuire poi a definire il pubblico di destinazione dei prodotti/servizi e aiutare a perfezionare la strategia SEM complessiva.

Brand awareness, content promotion e link building sono dunque i principali contributi delle campagne PPC sui social network alle iniziative SEO e SEA.



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La regola delle 8W per pianificare campagne Pay Per Click di successo


Fare le giuste domande prima di impostare una campagna Pay Per Click è importante tanto quanto conoscere approfonditamente la piattaforma che ti appresti ad usare.

Ecco perché nel corso del tempo mi sono creato un piccolo questionario di pianificazione per essere sicuro di non perdere informazioni importanti per impostare la miglior struttura di annunci possibile.

Se avessi iniziato a seguire questo schema fin dai primi anni della mia carriera professionale nel PPC, avrei evitato molte incomprensioni e problemi che ho poi dovuto risolvere in corso d’opera (sprecando un sacco di tempo ed energie).

L’ho chiamata la regola delle 8W del PPC, visto che si basa sui seguenti 8 macro-argomenti da approfondire:

  1. WHY: perché, ovvero, quali sono gli obiettivi primari e secondari della campagna?
  2. WHO: chi è responsabile del progetto?
  3. WHAT: cosa si deve promuovere (prodotti, servizi, attività non profit ecc.)?
  4. TO WHOM: a chi ci rivolgiamo (utenti target ideali)?
  5. WHICH WAY: quali canali/reti possiamo utilizzare (ricerca, shopping, display, video o un mix di tutto)?
  6. WHEN: quando (tempistica degli annunci)?
  7. WHERE: dove dovranno essere visibili le campagne?
  8. WITH WHAT BUDGET: con quale budget, ossia, quanto si può investire?

Ma vediamo un po’ più nel dettaglio cosa approfondire specificamente per ciascun punto.

LEGGI ANCHE: Il punteggio di qualità AdWords: se lo conosci non ti uccide

Credits: Depositphotos #118010182

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Obiettivi della campagna (Why)

Qual è l’obiettivo principale della promozione? Vendite di e-commerce, lead generation, branding o…

Ci sono obiettivi secondari?Incremento del database di marketing, vendite nei negozi fisici, riconoscimento del marchio ecc.

Project Manager (Who)

Chi ha il potere di decidere cosa deve essere promosso e con quale budget?

Articoli da promuovere (What)

Esiste materiale (online o su carta) che descrive esattamente ciò che dobbiamo promuovere?Esistono gruppi di prodotti / servizi omogenei per classificarli?

Approfondisci bene questa questione, perché la risposta potrebbe darti la struttura iniziale di base delle tue campagne.

Credits: Depositphotos #173073850

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Clienti ideali (to Whom)

Chi sono i gruppi target ideali di clienti (o di acquirenti)?Aziende (dimensione, tipo ecc.); Liberi professionisti (professionisti, artigiani ecc.); Consumatori finali (età, sesso, reddito ecc.).

È disponibile una relazione di mercato per il settore? Questionari sulla soddisfazione dei clienti? Commenti o chat registrati dal sito? Recensioni online? Raccogli tutto il materiale disponibile e dai un’occhiata alle analisi esistenti o lanciane di nuove, potrebbero farti venire delle idee da testare poi nelle campagne.

Quali strumenti/dispositivi stanno utilizzando ora gli utenti online per convertire?

Modalità di promozione (Which way)

Le campagne sono progettate per soddisfare una richiesta specifica del mercato già esistente, stimolare la domanda o aumentare la fidelizzazione?
Nel primo caso dovrai utilizzare principalmente le campagne di ricerca. Nel secondo ti servirà anche la rete display. Per incrementare il tasso di acquisti ripetuti è sicuramente necessario anche il remarketing.

Quali sono le caratteristiche chiave dei beni o servizi da promuovere? Quali sono le ragioni principali per cui i clienti acquistano i nostri e non quelli della concorrenza?
Stai bene attento a queste risposte, perché costituiranno la base di partenza del testo degli annunci.

Chi sono i principali concorrenti?
Non fidarti mai di chi dice che non ci sono concorrenti. Ci sono sempre. Capire chi o cosa sarà in competizione con noi aiuta moltissimo nel definire le strategie da usare.

Cosa accende la “luce dell’interesse” negli occhi dei clienti quando viene menzionato?
Meglio fare questa domanda a chi è in contatto diretto con i clienti finali o ai rappresentanti o al team di assistenza alle vendite.

Esistono delle promozioni specifiche? In cosa consistono? Possiamo crearne qualcuna per le campagne?

Esistono termini specifici del “gergo” di settore che dobbiamo (o possiamo) usare negli annunci?

LEGGI ANCHE: Google fa rebrand dei prodotti di advertising e AdWords diventa Google Ads

Credits: Depositphotos #160060756

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Tempi della promozione (When)

Esiste una stagionalità specifica per i prodotti / servizi da promuovere?

Esistono altri motivi che possono influire sulle date di inizio e fine delle campagne?
Eventi di settore, promozioni in atto o da realizzare, azioni promozionali in altri canali, campagne di competitor ecc.

Esiste una pianificazione speciale diurna per gli annunci che potrebbe avere senso per gruppi di clienti target specifici?
Se il target sono aziende strutturate non ha senso far girare gli annunci di sera e nei week end, se sono professionisti, PMI, artigiani o semplici consumatori dovrai valutare la cosa a posteriori guardando le statistiche di conversione.

Aree geografiche di riferimento (Where)

Dove si trovano i destinatari delle campagne e che lingue parlano?

Ci sono negozi / rivenditori da considerare nel targeting geografico delle campagne?

Ci sono aree specifiche che devono essere mirate in modo diverso per qualsiasi motivo?

Investimento (With what budget)

Quando possiamo spendere al massimo in un giorno / mese?

Come deve essere suddiviso il budget tra le categorie di prodotti/servizi, lungo la linea temporale delle promozioni e all’interno delle aree geografiche interessate?

Credits: Depositphotos #202970544

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 Come creare campagne efficaci

In un mondo perfetto dovresti avere almeno alcuni indizi su tutti gli aspetti toccati in questo questionario. Quando ho dovuto impostare le campagne ignorando alcuni di questi dati, di solito mi è stato necessario molto più tempo e sforzi per renderle redditizie, a meno di interventi dovuti alla fortuna (il fattore “C” conta anche in AdWords), o che non avessi già avuto esperienze specifiche nello stesso settore o altri esempi di colleghi affidabili su cui poter contare (che poi è uno dei motivi principali per cui nel 2012 ho creato ADworld Experience).

Spero sinceramente che questa checklist (tratta dal libro “AdWords Agile” appena uscito per Hoepli) ti possa aiutare come ha fatto con me.

Se secondo te mi sono scordato qualcosa di importante non esitare a commentare questo post.

Che il ROI sia con te! 😉

 

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