Comprare direttamente su Instagram, a breve sarà possibile


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Una funzionalità che in tanti aspettavamo da tempo e che da diversi mesi era nell’aria; dopo l’uscita di Instagram Shopping, finalmente è in beta (per ora chiusa) la funzionalità che permette di scegliere i prodotti e acquistare direttamente, senza uscire dalla piattaforma. Vediamo di cosa si tratta.

Come funziona l’acquisto diretto su Instagram?

Si chiama Instagram Checkout ed il funzionamento viene spiegato nell’annuncio ufficiale (utilizzando il formato Stories, ovviamente); in pratica, cliccando su di un post in cui sono taggati i prodotti del catalogo, si verrà rimandati a una pagina di prodotto con il bottone che permette il checkout. Qui sarà possibile scegliere tra varie opzioni come il colore e la taglia del prodotto e procedere all’acquisto, inserendo naturalmente i dati (sia per il pagamento che per la consegna) la prima volta che si effettua l’operazione:

check out instagram

La procedura sembra molto semplice e particolarmente interessante per i prodotti da “acquisto di impulso”, ma chissà, potrebbe dare risultati molto interessanti anche in altri campi.

Come attivare il Check out su Instagram?

Purtroppo, come accade spesso per i nuovi prodotti di casa Facebook inc., al momento questa funzionalità è in beta chiusa e riservata ai soli Stati Uniti, ma se dà buoni risultati come è lecito sperare, si attende il solito roll out progressivo. I brand che stanno partecipando alla beta sono stati messi però messi “in chiaro” e possiamo quindi vedere il check out all’opera su diversi account come Adidas @adidaswomen, Anastasia Beverly Hills @anastasiabeverlyhills, NARS @narsissist e Zara @zara.

Non c’è da stupirsi che tra i brand in beta ci siano prevalentemente quelli legati ai settori fashion e make up, proprio perché ben si sposano alle dinamiche di ispirazione e considerazione di acquisto di Instagram. A differenza dello strumento Vetrina di Facebook che sembra in stallo (e di cui non si conoscono case study di successo e di rilievo, ahimé), il Checkout di Instagram sembra un funzionalità molto promettente.

Dopotutto, come resistere all’acquisto di un prodotto che ti ha conquistato, quando un solo click vi separa?

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Facebook Ads: addio al Punteggio di pertinenza, in arrivo nuove metriche


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Una delle cose belle del lavorare nel Digital Marketing è che non c’è davvero mai tempo per annoiarsi, in particolare quando si parla dell’ecosistema Facebook; è proprio di questi giorni la notizia che che Facebook rimuoverà il Punteggio di Pertinenza, offrirà un modo differente (e più utile) di calcolare la Portata Potenziale dei Gruppi Inserzioni e toglierà anche altre metriche ridondanti.

Vediamo con ordine cosa significano questi cambiamenti e come influenzeranno il Facebook Advertising.

Il Punteggio di Pertinenza lascia spazio a 3 nuove, più significative metriche

Al Punteggio di pertinenza avevamo già dedicato un articolo approfondito; se è vero che dava un’indicazione circa “il potenziale” dell’inserzione in termini di pertinenza e interesse ricevuto, molti inserzionisti alle prime armi purtroppo lo hanno considerato erroneamente un KPI, dandogli un’importanza che solo metriche business oriented dovrebbero avere (CPL, CR, CPA e co.). Probabilmente proprio per questo, Facebook ha deciso di rimuovere “il voto” da 1 a 10 che fino a oggi veniva attribuito all’inserzione e sostituirlo con 3 altre metriche, quali:

  • Quality Ranking: definisce come viene percepita l’inserzione in termini di qualità rispetto alle altre contro le quali è in competizione in termini di audience
  • Engagement Rate Ranking: qual è il tasso di coinvolgimento previsto rispetto alle altre inserzioni contro le quali è in competizione in termini di audience
  • Conversion Rate Ranking: qual è il tasso di conversione previsto rispetto alle altre inserzioni contro le quali è in competizione in termini di audience e obiettivo per la quale è ottimizzata

Si tratta di dei veri e propri strumenti di analisi circa la rilevanza dell’inserzione che, bada bene, non sono un fattore preso in considerazione in fase di asta, ma dedotto ex post. Questi nuovi dati possono aiutare a capire qual è il problema per migliorare le performance, se a livello di asset creativi, pubblico o esperienza post-click. Non solo quindi il concetto di rilevanza diventa sempre più importante (e ci sarà sempre meno spazio per le inserzioni poco coinvolgenti e pertinenti), ma Facebook con queste metriche sembra offrire una visione molto più chiara per prendere decisioni immediate e capire cosa non va.

Queste metriche saranno via via diffuse a partire dal 30 aprile e saranno visibili dopo le prime 500 impression a livello Inserzione.

La Copertura Stimata diventa molto più attendibile e precisa 

Ogni volta che definisci Pubblico, Budget e Posizionamenti a livello di Gruppo Inserzioni nella barra laterale è possibile vedere la Copertura Potenziale, ovvero il numero potenziale di persone raggiungibili basato sugli utenti attivi mensilmente su Facebook. Per rendere questo dato ancora più vicino alla realtà adesso la Copertura Potenziale comprende solo le persone attive negli ultimi 30 giorni che hanno visualizzato un annuncio o più. Questo ci permetterà di valutare con maggiore precisione il bacino di utenti davvero potenzialmente raggiungibili e di fare calcoli molto più verosimili.

Vengono rimosse alcune metriche ridondanti e inutili

Periodicamente vengono incluse o rimosse delle metriche, anche e soprattutto in base al feedback e utilizzo degli utenti. A essere eliminate a questo giro saranno:

  • Offerte Salvate e Costo per Offerte Salvate
  • Risposte ai messaggi e costo per risposta ai messaggi (che verranno sostituite con Nuove Connessioni su Messenger e Conversazioni iniziate su Messenger
  • ROAS derivato dagli acquisti su Mobile e ROAS derivato da acquisti sul web (in un mondo omnichannel, verrà sostituito da un generico ROAS derivato dagli acquisti)

In un mondo, quello del Facebook Advertising, sempre più complesso e competitivo, Facebook sembra offrire ogni giorno più strumenti per capire cosa non va e migliorare le performance delle proprie campagne, cercando di allinearsi il  più possibile al suo obiettivo: dare il messaggio giusto, alla persona giusta, nel momento giusto.

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Social Media Marketing, quanto farsi pagare?


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Tra chi chiede 50 euro al mese per gestire una pagina Facebook e chi ne chiede 1500, destreggiarsi nel mondo del Social Media Marketing e capire quanto è giusto chiedere (e spendere) per questa tipologia di servizio non è affatto semplice.

Rende ancora più complicato tutto questo il fatto che, spesso, non si tratta di una semplice “gestione della community della pagina” – tecnicamente detta Social Media Community Management -, ma anche della creazione di contenuti dedicati, gestione di altri presidi social (Instagram, LinkedIn, Twitter…), più una serie di servizi accessori quali la creazione di video, lo sviluppo di template, la presenza in loco in caso di eventi, la gestione di campagne a pagamento e così via.

Insomma, quanto è congruo chiedere (e quindi pagare) per un servizio di Social Media Community Management? Quanto farsi pagare da Social Media Manager? 

Ecco il mio metodo.

Social Media Marketing: quali servizi prevedere?

In genere, tra le attività svolte dal Social Media Manager troviamo:

  • analisi, definizione degli obiettivi e pianificazione di una strategia organica e a pagamento: stesura del Social Media Plan, fondamentale per iniziare con il piede giusto e che personalmente faccio pagare a parte una tantum)
  • progettazione di un piano editoriale, creazione e programmazione dei post: da definire se i contenuti, intesi come blog post, video, immagini e creatività varie vengono fornite già “pronte all’utilizzo dal cliente o vanno create ad hoc dal professionista
  • gestione e moderazione della community: monitoraggio dei commenti e dei messaggi + smistamento o gestione diretta degli stessi
  • analisi, progettazione, messa online e ottimizzazione delle campagne pubblicitarie: Facebook Ads, Instagram Ads, Linkedin Ads, etc
  • analisi, ottimizzazione e reportistica attività 

Queste “voci” possono significare poche ore di lavoro al mese come moltissime.

Infatti, gestire una community di una piccolissima azienda locale da poche centinaia di utenti non è la stessa cosa che gestire quella di brand con migliaia o decine di migliaia di membri attivi, che magari utilizza Facebook o Twitter come canale di customer care e quindi riceve svariate domande ogni giorno; gestire richieste, interazioni, moderare i commenti è un’attività ad alto consumo di tempo, tra le prime da considerare nel fare un preventivo di Social Media Community Management.

Gestire campagne mensili “in continuità” per acquisire interazioni, traffico e contatti per poche centinaia di euro su una singola piattaforma non ha lo stesso impatto del gestire migliaia di euro ogni mese in campagne su più piattaforme e per vari obiettivi, magari con una costante rotazione della creatività; fare “un preventivo standard” per tutte le tipologie di clienti sarebbe un’operazione kamikaze.

Come definire quanto farsi pagare: tempo, costi ed esperienza

Credo che il bene più prezioso di ogni professionista (e di ogni essere umano, a dire il vero)  sia il tempo; come viene ottimizzato e gestito ne determina sia la qualità della vita che il guadagno a fine mese, ed è da lì che secondo me si deve partire per determinare un preventivo.

Quante ore al mese dovrà dedicare a questo cliente?

Nel decidere quanto farti pagare, a mio avviso, devi tener conto di 3 principali aspetti, ovvero:

  • il tempo/mese richiesto: dopo una prima analisi degli account del cliente (fondamentale per fare un preventivo personalizzato e differenziarsi dal cialtrone di turno) e dopo averne analizzato le richieste ed esigenze, ti puoi fare un’idea di quanto tempo richiede l’attività e, nel caso di agenzie o lavoro spalmato su più professionisti, di quante “teste” richiede. Se si tratta di un brand che riceve molti messaggi e commenti, nel fare un preventivo dovrai fare una stima del tempo da dedicargli settimanalmente, se invece richiede molti post giornalieri (es. nel caso di un magazine/giornale) dovrai tener conto di un’attività giornaliera costante di reperimento notizie e pubblicazione. Diverso se si tratta di una gestione “ibrida”, in cui magari il cliente e il suo team si occupano di gestire le richieste e tu solo di pubblicare i post e gestire le ads o, ancora, meno dispendioso è il caso di piccolissime aziende che generano poche richieste informazioni al mese e richiedono la pubblicazione di un paio di post a settimana a basso impatto creativo. Molto importante è il numero di presidi social da gestire, ognuno con le sue specificità, piano editoriale e formati.

 

  • costi e servizi extra: ogni cliente necessita di servizi e professionalità extra differenti, quindi se per un brand dovrai anche creare video, fare foto (o avvalerti di altri collaboratori per erogare certi servizi), creare blog post, gestire newsletter o semplicemente prevedere l’abbonamento a un tool particolare o a un database di immagini stock, dovrai valutare e inserire nel compenso mensile – e nel tempo dedicato – anche queste attività e costi.

 

  • esperienza: oggi non mi faccio pagare come 7 anni fa, ovviamente va pensata a una fee oraria commisurata alla nostra esperienza e valutata un’ipotesi del monte ore dedicato al cliente per fare un preventivo sensato. Se siamo alle prime esperienze o in attività da poco non possiamo certo chiedere 80 euro/ora, né sminuire la nostra professionalità chiedendo 25 euro/ora se abbiamo anni di esperienza, corsi e specializzazioni alle spalle.

Tra gli altri elementi da prendere in considerazione anche il regime fiscale in cui ci troviamo, il contesto sociale ed economico dove operiamo, la tipologia del cliente e la durata del contratto (su contratti di lungo corso  si tende in genere a fare degli sconti).

Quanto dovrebbe farsi pagare un Social Media Manager?

Per mia esperienza la forbice è molto ampia. Un’attività professionale di Social Media Management può oscillare tra i 250 e i 1500 euro al mese, dove all’estremo più basso troviamo la piccolissima impresa che fornisce già la creatività, richiede magari la supervisione di un solo presidio social, la pubblicazione di un paio di post a settimana e una blanda gestione di campagne pubblicitarie, mentre all’estremo più alto troviamo un brand più strutturato con gestione di 2/3 canali social, moderazione, gestione dei messaggi, creatività dedicata (video, Stories…) e campagne più strutturate (retargeting, lead generation, promo periodiche, etc).

Ovviamente, si tratta di una cifra indicativa, che può variare sensibilmente in base alla mole di interazioni previste da gestire, il budget da investire ed eventuali attività extra come quelle di Real Time Marketing, Social Media Monitoring e così via.

Il punto è che se ti fai pagare 50 euro al mese non solo quasi sicuramente offrirai un servizio da poco – viceversa sei un benefattore, ma ti consiglierei altre vie per fare del bene al prossimo -,  ma darai anche l’impressione che sia un servizio da poco; d’altra parte, farsi pagare migliaia di euro/mese per pubblicare 4 post in croce e mettere in evidenza ogni singolo post è ugualmente sbagliato e scorretto.

Per farci percepire come veri professionisti e rispettarci noi stessi è necessario fissare dei parametri nel definire quanto chiedere, in base ai costi che dobbiamo sostenere per il cliente e a una stima del tempo che gli dovremo dedicare. E chiedere una cifra equa per il servizio che offriamo.

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