5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup


Recycling, Upcycling e Bioeconomy non sono termini new age né una moda passeggera: esistono da sempre e oggi, grazie alle innovazioni tecnologiche, rendono concretamente il nostro pianeta migliore e lo sviluppo più sostenibile, preservando ambienti naturali e non tenendo presente la capacità di assorbimento di scarti e rifiuti.

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La differenza sostanziale tra recycling e upcycling è il primo riutilizza i materiali allo stato grezzo, mentre le discipline legate all’upcycling assegnano una nuova funzione o un diverso utilizzo a oggetti già realizzati. Per esempio, prendiamo una bottiglia di vetro:  con un processo di recycling possiamo fondere il vetro e realizzare un paralume; oppure, possiamo lavare la bottiglia, decorarla e usarla come base per la nostra lampada, in perfetto upcycling.

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Per bioeconomia  intendiamo l’uso delle risorse biologicamente rinnovabili dalla terra e dal mare allo scopo di produrre cibo, materiali ed energia. La bioeconomia interessa diversi settori tra cui agricoltura, silvicoltura, pesca, alimentare, industria chimica, biotecnologica ed energetica, e rientra in quel sistema che viene definito economia circolare, che prevede il riutilizzo della risorse riducendo o eliminando la quantità di scarto e di rifiuti.

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Le sfide che oggi la bioeconomia si trova ad affrontare sono:

  • garantire la sicurezza alimentare a seguito del costante aumento di popolazione mondiale
  • gestire le risorse naturali in modo sostenibile
  • superare le limitazioni prestazionali e gli impatti di questo modello
  • affrontare le ripercussioni che lo sviluppo delle biotecnologie e delle bioenergie hanno sul nostro sistema sociale
  • ridurre la dipendenza dalle risorse non rinnovabili
  • mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici
  • creazione di posti di lavoro e mantenimento della competitività
recycling

Fonte: http://www.regionieambiente.it/economia_circolare_rapporto_aea/

Il tema di Recycling, Upcycling e Bioeconomy saranno affrontati alla Maker Faire Roma 2018 con talk e workshop, laboratori, dimostrazioni pratiche, stand e innovazioni tecnologiche. Vediamone alcune.

Moda e design possono essere sostenibili

Siamo abituati a rovistare nell’armadio della nonna e girare tra mercatini in cerca di pezzi vintage, unici, antichi ai quali con un occhio diverso possiamo donare nuova vita, facendo quindi upcycling.

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La moda e il design sono del resto due settori creativi che spontaneamente si prestano al riutilizzo di materiali e alla scoperta di nuovi per la realizzazione di oggetti, tessuti e abiti d’arte. In Italia ci sono diverse realtà che hanno fatto della moda e del design sostenibile la loro filosofia.

recycling, upcycling

Officine Frida è un laboratorio di Matera che produce artigianalmente abbigliamento, accessori e complementi tessili di interni recuperando materiali selezionati al termine del ciclo produttivo da aziende locali, come vecchie cravatte di seta, così come altri materiali di qualità non più di “moda” appartenenti a vecchie collezioni.

Un altro progetto interessante è quello di BiOlogic, laboratorio di biomanifattura e centro di ricerca e sviluppo del Sud Italia, che utilizza tecnologie di biological fabrication per la realizzazione di materiali a matrice bio e nuovi processi di lavorazione in ambito manifatturiero.

pannelli

BiOlogic è riuscita a creare un tessuto con caratteristiche simili a quelle della pelle partendo da una matrice batterica di prodotti a largo consumo (tè, acqua, zucchero, ecc.). Il tessuto sviluppato, attraverso un processo di recycling, può avere diverse applicazioni da moda e design a settore biomedicale; inoltre, i tessuti a matrice batterica si propongono come alternativi alla filiera industriale della produzione di cellulosa da alberi, abbassando quasi a zero l’impatto ambientale.

Recycling e Upcycling nell’edilizia

“Solo case su case, catrame e cemento”, così cantava Adriano Celentano nel Ragazzo della via Gluck. Era il 1966 e, ancora oggi, l’edilizia non è un settore propriamente green e a basso impatto ambientale.

Tuttavia, la sinergia tra innovazione tecnologica e sostenibilità oggi riguarda anche l’edilizia, prospettando case del futuro progettate nel rispetto e secondo la morfologia dell’ambiente, realizzate con materiali bio e alimentate completamente da fonti rinnovabili.

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Un team di studenti dell’Università La Sapienza di Roma ha progettato e realizzato un prototipo di abitazione del futuro completamente sostenibile ed energicamente autosufficiente. Il progetto Restart4Smart verrà presentato il prossimo Novembre alla competizione Solar Decathlon Middle East 2018, dove l’Italia affronterà altre 16 Nazioni.

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La Smart Solar House sarà in grado di garantire la massima efficienza ed efficacia nell’uso delle risorse naturali, garantire un ambiente confortevole, accessibile, sicuro e competitivo in termini di costi. La casa del futuro sfrutterà tecnologie avanzate come sistemi di Home Automation (machine learning, virtual assistant, inteligent app) e le potenzialità offerte dalla modellazione digitale (BIM), dalla mixed reality (realtà virtuale e realtà aumentata) e dalla stampa 3D.

Anche nell’utilizzo di materiali è possibile sfruttare il processo di recycling. RECO2 è una startup che realizza prodotti funzionali per l’isolamento termoacustico e la pavimentazione bio-compatibile di interni ed esterni, con il 100% di materiali riciclati (vetro, scarti di acciaieia e altri materiali) e un processo produttivo che permette di ridurre dell’80% i costi di produzione e il 90% di emissioni CO2.

Il Mare in 3D: progetto di recupero e riciclo

Secondo un’analisi di Legambiente sull’inquinamento marino Italia,  il 48% dei mari è inquinato e la causa principale è una cattiva depurazione, oltre a una notevole quantità di rifiuti che ogni anno vengono abbandonati sulle spiagge italiane e in mare.

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La scuola di Robotica, finanziata da Costa Crociere Foundation, ha avviato dal 2016 nella Regione Liguria il progetto Mare in 3D. Lo scopo è quello di recuperare rifiuti nel mare e sulle spiagge (materiale plastico, attrezzi da pesca dismessi, ecc.), riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti grazie all’utilizzo di stampanti 3D.

Il progetto mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie e la trasformazione di rifiuti in oggetti utili, come kit didattici per le scuole e per ipovedenti, vuole sensibilizzare sulla fragilità dell’ambiente marino e l’importanza della sua conoscenza e tutela.  Il recycling avviene con un processo di raccolta rifiuti, tritatura della plastica per la trasformazione in filamento avvolto in bobine e infine l’utilizzo di quest’ultimo per la creazione di nuovi oggetti con stampante 3D.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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Questa startup vuole ripulire l’oceano dal 50% della plastica in cinque anni


Il problema c’è, lo sappiamo, ne parliamo da anni, abbiamo dati alla mano, lo vediamo ogni giorno, ma c’è sempre chi sminuisce la cosa, chi continua imperterrito e in modo superficiale a sottovalutare la situazione. Cosa si può fare per ripulire il mare?

È questa la domanda che si è posto un giovane olandese, Boyan Slat, mentre faceva un’immersione subacquea in Grecia: come era possibile che, intorno a lui, ci fossero più bottiglie di plastica che pesci? Doveva fare qualcosa, voleva liberare il mare dall’immondizia dell’umanità.

Era ancora uno studente del liceo, quando avviò un progetto scolastico sull’inquinamento causato dalla plastica negli oceani e sul perché fosse ritenuto impossibile ripulirli. Nel 2012 Boyan è riuscito a ideare un sistema passivo, usando la circolazione delle correnti oceaniche, che ha presentato durante una TEDx talk a Delft. L’anno successivo ha creato la fondazione, The Ocean Cleanup, che è diventata poi una startup, riuscendo ad ottenere dei finanziamenti, oltre 2 milioni di dollari e, successivamente, anche il sostegno del governo olandese.

Con l’aiuto di 80 studiosi, tra biologi ed ingegneri, ha brevettato un sistema per ripulire le acque degli oceani da tutta la plastica, una tecnologia nuova, sostenibile e capace di resistere alle correnti del mare.

Come funziona?

La piattaforma sfrutta le correnti dell’acqua che non devono essere viste come un problema, qualcosa da arginare, ma come la soluzione. L’impatto ambientale del macchinario è minimo, perché sfruttando le correnti non necessita di energia.

È composto da un tubo galleggiante lungo 600 metri a cui è collegata una barriera di poliestere profonda 3 metri.

Avete presente Pac-Man, il mangiatore di puntini più famoso del mondo dei videogame? Beh, questa struttura si comporta allo stesso modo, “ingurgita” più plastica possibile, anche oggetti grandi un millimetro, muovendosi velocemente, mossa appunto dalle onde e dal vento, spingendo i rifiuti al centro, verso la barriera galleggiante. E una volta raccolto tutto, che fine farà questo “bottino”? L’idea, ovviamente, è quella di riciclare, dar vita ad oggetti nuovi, senza dover sprecare altro materiale.

La struttura ha lasciato il porto di San Francisco ed è diretta verso l’oceano Pacifico, per raccogliere quanta più spazzatura possibile entro un anno. Ogni sei settimane arriverà una nave a ritirare tutto il carico. L’obiettivo è quello di ripulire l’oceano del 50% in 5 anni, con una riduzione del 90% entro il 2040.

Per raggiungere questi numeri, la flotta deve tirar su circa 14 mila tonnellate l’anno.  Tutta la struttura è circondata di luci, ha un sistema di anti-collisione, telecamere, sensori e satelliti che controlleranno gli spostamenti ed eviteranno possibili scontri con le navi di passaggio.

Idea geniale o possibile flop?

La sfida è ardua, il progetto è grande ed è d’ispirazione per tante persone, considerando che ogni anno vengono riversati 8 milioni di tonnellate di plastica nei nostri mari. Tutti abbiamo dei sogni, e quello di ripulire il nostro pianeta, le nostre acque è qualcosa di nobile. Se tutto dovesse andare secondi i piani, il prossimo step sarà quello di installare sessanta piattaforme galleggianti in varie zone della Terra, entro il 2020.

La creazione del giovane ventiquattrenne è stata inserita tra le migliori invenzioni del 2015 dal Time e lo stesso Boyan è stato definito da Forbes tra i più brillanti “Uder 30” del mondo. Il suo motto è “Possiamo farlo. Dobbiamo farlo. E lo faremo”. Pur essendoci tutti i presupposti per vincere una battaglia che va oltre i sogni di tutti noi, le critiche non sono mancate.

La pulizia degli oceani, per quanto efficace, da sola non può bastare, molti scienziati sono scettici, sia per il possibile impatto sulla vita marina, ma soprattutto perché il progetto ignora la prevenzione, ossia che non si tratta di pulire ma di non sporcare, il che ci riporta a tutto ciò che, negli anni, abbiamo imparato sull’ecologia, l’inquinamento ma soprattutto sull’amor proprio. Lo stesso Boyan ha affermato che qualcuno deve pur ripulire tutti i rifiuti dell’oceano, che sono lì già dagli anni Sessanta, ma è fondamentale prevenire che la plastica continui a finire in mare.





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Milano torna centro della singolarità e dell’innovazione con il SingularityU Italy Summit


La seconda edizione italiana di SingularityU Italy Summit sarà ospitata a Milano presso il MiCo Milano Congressi il 2 e 3 ottobre prossimi, organizzata da SingularityU Italy, country partner di Singularity University, per favorire e incoraggiare lo sviluppo di una cultura locale dell’innovazione e delle tecnologie esponenziali.

Limitless Opportunities. Positive Impact è il claim dell’edizione 2018 che trasmette con energia l’obiettivo del Summit: supportare i leader di ciascun paese a comprendere come applicare le illimitate opportunità offerte dalle tecnologie esponenziali per realizzare un vero cambiamento e un impatto positivo all’interno della propria comunità di riferimento.

Tra gli speaker annunciati: Hod Lipson, docente di Ingegneria e Data Science presso la Columbia University ed esperto di roboticaself-aware car e self-replicating carMark Post, preside della facoltà di Fisiologia presso l’Università di Maastricht e inventore del primo hamburger “in vitro” derivato direttamente da cellule staminali animali; Stacey Ferreira, imprenditrice, speaker, autrice, co-fondatrice, giovanissima, di MySocialCloud. 

L’evento conta su una rosa di partner di eccezione: PwC in veste di Title Sponsor, Eni e IBM Cloud in qualità di Main Sponsor, mentre Bmw ne è il Mobility Partner, e The Adecco Group è Future of Work Partner. Anche quest’anno Connexia è Media Partner dell’evento, che ha inoltre il Patrocinio dell’Istituto Italiano di Tecnologia e vede RDS come Official Radio.

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SingularityU Italy è “neonata” ma sta crescendo rapidamente: lo scorso giugno ha portato a Milano il Disruption Workshop di Singularity University e i prossimi 28 e 29 novembre organizzerà un workshop su Exponential Leadership, seminario intensivo su come motivare e sviluppare i leader per ottenere risultati esponenziali.

 Cos’è SingularityU Italy Summit

SingularityU Italy Summit è una conferenza annuale che concentra in due dense giornate infinite occasioni di incontro e confronto tra le menti più brillanti del vasto e articolato panorama dell’innovazione, offrendo ai partecipanti momenti di riflessione e ispirazione rilevanti, particolarmente significativi per quanti ricoprono posizioni di responsabilità all’interno di aziende, istituzioni e comunità.

SingularityU Italy Summit 2017, con più di 1.000 partecipanti e 21 speaker internazionali con esperienze in diverse aree di competenza, ha rappresentato un esclusivo momento di confronto e di scambio per un pubblico eterogeneo, ponendo le basi per una seconda edizione italiana altrettanto stimolante e ricca di contenuti.

Fil rouge dell’edizione 2018 il «cambiamento», inteso come processo abilitato dai nuovi prototipi tecnologici e dai progressi della ricerca scientifica. Partendo dal concetto di cambiamento, il Summit offrirà differenti punti di vista sui tre ambiti in cui l’impatto delle tecnologie esponenziali produce conseguenze rilevanti: persone, mondo, business.

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A conferma della vocazione inclusiva del Summit – contenitore di idee, sperimentazioni, esperienze – ritorna arricchita AREA EXPO TECH, uno spazio espositivo aperto ad aziende, istituti di ricerca, mondo accademico, startup, dove mostrare e condividere progetti sperimentali, prototipi, soluzioni tecnologiche dall’aspetto avveniristico, ma già insospettate realtà.

“Siamo molto soddisfatti dell’interesse riscontrato dalle tecnologie esponenziali e dell’ottima accoglienza ricevuta dal Summit nel 2017 – dichiara Diego Gil HermidaManaging Director SingularityU Italy – Proseguiamo con rinnovato entusiasmo nel progetto, felici di poter contribuire a estendere la rete di innovatori, imprenditori e professionisti pronti a collaborare insieme e di poter costruire anche in Italia nuove occasioni di confronto e condivisione dello spirito disruptive che anima la comunità di Singularity University”

Accelerazione tecnologica come base dei successi della civiltà

L’accelerazione del cambiamento tecnologico è sia alla base dei successi della civiltà che abbiamo costruito a livello planetario, sia la fonte naturale della complessità che dobbiamo analizzare e capire”, ha detto David Orban, Presidente SingularityU Italy Summit. “Singularity University studia e insegna come usare la forza dirompente delle tecnologie esponenziali e SingularityU Italy Summit è un appuntamento imperdibile per imparare a riconoscerla e applicarla nella propria vita, anche professionale“.

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Come in Black Mirror, presto potremo scaricare e rivedere i nostri ricordi


Vi ricordate il film atto di forza con Schwarzenegger? Tratto da un racconto di Philip K. Dick (che ancora una volta, potremmo dire, aveva previsto tutto) descrive un futuro in cui una azienda, la Total Recall, con una tecnologia non troppo invasiva, permette ai suoi clienti di ricordare certe esperienze, senza mai averle vissute nella realtà.

Elon Musk ha annunciato di recente una interfaccia creata dalla Neuralink che potrà trasformarci in cyborg, interfacciando il nostro cervello con dispositivi esterni.

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Anche un’altra azienda, la Openwater guidata dall’inventrice Mary Lou Jepsen, si pone un obbiettivo simile.

Le due realtà hanno adottato approcci diversi. La Neuralink sta sviluppando elettrodi in scala nanometrica, che una volta iniettati creerebbero una maglia intorno al cervello con cui interfacciarsi. La Openwater invece prevede di utilizzare la luce rossa e quasi infrarossa per leggere (ed eventualmente scrivere) direttamente dal cervello di chi indossi il suo dispositivo, non più grande di un piccolo berretto o bandana.

I primi utilizzatori di Neuralink: i soldati

Entrambe le aziende sono attualmente finanziate dalla DARPA, l’agenzia del dipartimento della difesa statunitense che segue lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

La scansione ad alta risoluzione del cervello dei soldati non è un progetto nuovo per la DARPA: in passato se ne erano occupati, però, per creare interfacce che permettessero ai soldati feriti e mutilati in battaglia di riprendere una vita normale con delle protesi avanzate.

Queste ricerche invece si focalizzano sul soldato perfettamente capace, che però grazie alle nuove interfacce potrebbe interagire hands-free con sistemi d’arma autonomi o semi-autonomi, e in futuro, con sistemi d’arma controllati da una AI.

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I tempi previsti per lo sviluppo di queste interfacce non sono poi così lunghi: tra 18 mesi dovrebbero già essere disponbili i primi componenti con capacità di leggere (e scrivere) nel cervello del soldato, per oltre due ore di uso continuo.

Tra altri 18 mesi (quindi nel 2021) le interfacce saranno più piccole, sicure e con un volume di scambio dati maggiore. I segnali trasmessi ricadranno in più categorie, come per esempio  la rilevazione di un obiettivo, o la segnalazione di un pericolo.

Nella fase finale, prevista per il 2023, i segnali ricadranno in più di sei categorie con maggiore affidabilità e, sopratutto, indipendenza tra i canali. Niente interferenze tra udito e vista, ad esempio.

I pro e i contro

Lo sviluppo di queste interfacce, ricordiamo, impiantabili in maniera non invasiva, hanno creato molto entusiasmo ma anche preoccupazione.

Chi ne è entusiasta prevede un futuro in cui con questi sistemi, resi indossabili, sarà facile diagnosticare e prevenire certe malattie, conservare memorie e ricordi di una persona in eterno o ridurre (se non annullare) i tempi di apprendimento di nuove abilità.

Vi ricordate il film Matrix? La scena in cui Neo, prevedendo di dover combattere fisicamente con gli avversari, scarica direttamente nel suo cervello l’abilità di un maestro di Kung-Fu.

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Alcuni esperimenti già effettuati nell’addestramento di piloti di aereo hanno dimostrato come i tempi per acquisire le capacità necessarie si riducano del 33% se i candidati piloti indossano una interfaccia cerebrale che trasmette le nozioni di piloti esperti mentre loro stessi usano un simulatore di volo.

Oppure, semplicemente, potremo solo pensare per controllare ogni dispositivo della nostra casa. Meraviglioso, no? 

Secondo molti entusiasti, Elon Musk tra questi, questa evoluzione del genere umano, maggiormente integrato con le macchine e i sistemi di intelligenza artificiale è un passo verso la singolarità, un modo per il genere umano di non scomparire in un mondo dominato da robot e AI.

Per dirla con Musk, quella della fusione con l’intelligenza artificiale sembra la migliore ipotesi possibile. Se non la puoi sconfiggere, unisciti a lei.

Altri invece si preoccupano. E forse tanto torto non ce l’hanno.

Dopo gli scandali come quello di Cambridge Analytica, il data harvesting sfrenato e, spesso, il conseguente utilizzo non autorizzato dei nostri dati, non è forse giustificato il loro timore?

Cadrebbe l’ultimo baluardo della nostra privacy, i nostri pensieri potrebbero essere monitorati facilmente e con il nostro consenso, nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi, cioè senza il nostro consenso, potrebbe significare davvero vivere una distopia peggiore del grande fratello orwelliano, un minority report dove i criminali potrebbero essere scoperti e perseguiti senza bisogno di precog (i tre veggenti che grazie ai loro poteri potevano prevedere, appunto chi avrebbe commesso un crimine), basterebbe leggere e rilevare le loro intenzioni criminali grazie a queste interfacce.

Se sistemi di social scoring come quello già in uso in Cina si estendessero ad altre nazioni, non sarebbe da temere che un punteggio sociale sia assegnato (o tolto) in base ai pensieri, magari di dissenso politico, che attraversassero la nostra mente?

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Se poi il dispositivo indossato o impiantato in maniera non invasiva potesse (come previsto dai piani di ricerca) anche caricare nelle mente degli utenti pensieri e ricordi, oltre alla privacy sarebbe in pericolo la nostra libertà, il nostro libero arbitrio.

Robert McIntyre, co-fondatore di Nectome, azienda che si propone di preservare il vostro cervello con una accuratezza tale che si possa, in futuro, leggere tutti i pensieri e ricordi in dettaglio e caricarli nel cloud, è (naturalmente) un sostenitore di queste tecniche.

Uno dei vantaggi, secondo lui, è la possibilità di preservare tutto il sapere e la saggezza che altrimenti andrebbero persi con la morte delle persone che lo detengono.

“Oggigiorno”, afferma, “quando una generazione muore, porta con sé la saggezza collettiva. Si può trasmettere il sapere, ma non la saggezza, che va imparata. Ciò va bene per un po’, ma ogni generazione è sempre più potente. E l’immenso potenziale di cose che possiamo fare aumenta, ma non la saggezza”.





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La NASA vuole usare polvere lunare per costruire direttamente sulla Luna con la stampa 3D


La NASA ha intenzione di inviare nuovamente degli astronauti sulla Luna, questa volta in modo più sostenibile. Questa l’affermazione di un amministratore dell’agenzia spaziale, Jim Bridenstine che dice che l’interesse è completamente diverso dal lasciare impronte e bandierine sulla superficie. “Questa volta andremo per rimanere” ha detto in un incontro con i consulenti della NASA ad agosto.

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Non è ancora chiaro se verrà creata una sorta di base lunare di lunga durata ma, se così sarà, avremo bisogno di utilizzare il più possibile le risorse reperibili in loco, per mantenere in vita gli astronauti ma anche per costruire. In questo senso, la Luna potrebbe avere molto da offrire.

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La scoperta fu importantissima, dal momento che l’acqua è indispensabile alla sopravvivenza umana, ma le applicazioni possibili dipendono anche dalle possibilità di separare gli elementi di base in ossigeno e idrogeno per produrre carburante. Non si tratta quindi, semplicisticamente, di fare il bucato e innaffiare le piante.

Gli scienziati della NASA vogliono trasformare la polvere lunare da problema in opportunità

Uno dei problemi maggiori all’abitabilità del pianeta è l’abbondanza di polvere sulla superficie lunare.

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Gli scienziati hanno pensato a diversi modi in cui impiegare il suolo lunare, trasformandolo in una sorta di materiale da costruzione. La regolite, di cui è composto il suolo del pianeta potrebbe essere lavorato per diventare materia prima per la stampa 3D, consentendo di alleggerire il peso delle spedizioni spaziali. Invece che lanciare tutte le forniture necessarie per realizzare una base lunare dalla Terra, la NASA potrebbe inviare un robot da scavo e stampanti 3D da utilizzare per realizzare strutture anche molto complesse. Attualmente il materiale viene sviluppato presso gli Swamp Works della NASA nel Kennedy Space Center.





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Col Biotech avremo medicina personalizzata e agricoltura sostenibile (e un mercato enorme su cui investire)


Secondo la definizione di Assobiotech (Associazione italiana per lo sviluppo delle biotecnologie) con il termine biotecnologie (biotech) definiamo le “tecnologie che utilizzano organismi viventi come batteri, lieviti, cellule vegetali e animali o parti di essi per sviluppare prodotti e processi”.

Il termine biotech è recente rispetto alla nascita effettiva delle prime biotecnologie, è stato infatti coniato solo nel 1919 dall’ingegnere Károly Ereky, mentre le prime biotecnologie risalgono a quando l’uomo iniziò a coltivare e allevare animali.

biotech agricoltura

Da quella data le scoperte e i progressi del biotech sono state sempre in crescendo e hanno cambiato il destino di popoli e nazioni: dal primo vaccino contro il vaiolo, alla penicillina, all’insulina, alla pecora Dolly fino alle più recenti terapie avanzate, stampa di organoidi, bioenergia, “genome editing”.

In Italia a fine 2017 si contano 571 imprese biotecnologiche prevalentemente di piccole dimensioni e per il 57% specializzate in R&S. Il fatturato del Biotech in Italia è aumentato del 22% tra il 2014 e il 2016, un trend che non accenna a calare.

Il biotech dimostra insomma grandi potenzialità non solo in termini di innovazione, ma anche di opportunità economiche, di crescita e di occupazione. Molte startup stanno nascendo nel campo biotecnologico e altrettante grandi aziende vi stanno investendo.

Il biotech influisce su diversi settori: agricoltura, salute, industria, alimentazione, veterinaria, energia. Ma quali innovazioni sta portando?

 

 

Biotech

Fonte: https://assobiotec.federchimica.it/biotecnologie/le-biotecnologie

Biotech per la salute: terapia genica, farmaci, organoidi

Uno dei settori a cui il biotech dà un grande contributo è quello della salute.

La medicina personalizzata è un modello medico che prevede l’assegnazione di una terapia su misura per il singolo paziente secondo sue peculiarità non solo biologiche ma anche sociali, psicologiche e familiari. La terapia genica ha fortemente contribuito allo sviluppo della medicina personalizzata, in particolare a partire dal Progetto Genoma umano che ha sequenziato tutti i geni umani e la loro posizione.

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Il biotech supporta la terapia genica, ossia la sostituzione di un gene difettoso con uno normale direttamente nelle cellule del paziente. Ad oggi grazie alla terapia genica trovano cura malattie genetiche rare. Un esempio di ricerca italiana è stata la cura di un bambino affetto da epidermolisi bollosa,  una grave malattia che provoca gravi lesioni sulla pelle e non permette lo svolgimento di una vita normale se non persino la morte del paziente. Con il trapianto di pelle transgenica, ottenuta da modifica genetica di cellule staminali, oggi il paziente può condurre una vita normale.

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Il biotech contribuisce anche alla ricerca di farmaci. Il contributo non è nuovo, infatti il primo farmaco biotech è stata l’insulina nel 1982.

Oggi ci sono diversi farmaci e vaccini biotech in circolazione contro Epatite B, meningite, in area oncologica ecc. Aziende farmaceutiche e non solo stanno investendo molto nei farmaci e nella ricerca biotech, che risulta abbiano maggiore efficacia e minori effetti collaterali.

Di questi giorni la notizia dell’approvazione FDA per il primo farmaco biotech al mondo contro la cheratite neurotrofica prodotto da Dompè L’Aquila.

Anche oltreoceano investono nel biotech pharma, Bill e Amanda Gates lo scorso giugno hanno presentato una società biotech no profit per la ricerca su malattie endemiche (tubercolosi, malaria) nei paesi più poveri.

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Un altra innovazione apportata dal biotech è la stampa di organoidi, ossia riproduzioni in scala di organi umani partendo dalle cellule umane. L’estrema utilità degli organoidi è oggi per verificare con test gli effetti di una terapia sul paziente prima della somministrazione effettiva. Ciò comporta non solo la scelta di terapie più mirate ed efficaci per il singolo paziente, ma anche una diminuzione dei costi sanitari per l’utilizzo di terapie inefficaci.

In Olanda per esempio prima di somministrare una determinata terapia per la fibrosi cistica vengono effettuati test sugli organoidi dei pazienti e il farmaco viene prescritto solo se efficace sull’avatar.

Biotech per la food security e un’agricoltura sostenibile

Il biotech incide fortemente nel settore agroalimentare attraverso tecnologie in grado di rendere le piante più forti e produttive preservandone la biodiversità  e senza estendere le coltivazioni, inquinare l’ambiente e riducendo i consumi di acqua.

Ciò è possibile attraverso metodi di indagine genomica, il sequenziamento/risequenziamento dell’intero genoma della specie e alla possibilità di intervenire modificando il genoma (genome editing) delle piante rendendole più forti e resistenti.

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Il tema della modifica genetica nell’agroalimentare è alquanto scottante in Europa, ci sono fronti che lo sostengono anche a seguito dei cambiamenti climatici repentini causa perdite ingenti nel settore agroalimentare e chi invece lo ostracizza per rischi su salute e ambiente.

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Il panorama attuale vede una popolazione denutrita in crescita da 777 milioni nel 2015 a 815 milioni nel 2016, colture massive distruttive per l’ambiente, come il caso dell’olio di palma o l’avocado, e cambiamenti climatici difficili da sostenere.

La biotecnologia in questo caso soprattutto attraverso il genome editing permetterebbe una concentrazione della produzione in spazi minori e maggiore quantità e resistenza della pianta eliminando anche antibiotici e altri prodotti chimici antiparassitari.

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I leader mondiale delle coltivazioni GM sono Stati Uniti, Brasile, Argentina soprattutto per soia, cotone e mais.  In Italia le imprese dedicate all’agricoltura biotech e zootecnica sono 50, di cui 24 dedicate a ricerca e sviluppo.

Biomasse e biocombustibili

Per biocombustibili si intendono quei combustibili ottenuti da biomasse (grano, barbietola, mais, canna da zucchero,ecc.) come biodiesel, bioetanolo, biometanolo.

I biocombustibili sono un tema molto discusso, poiché produrre bioenergia richiede grandi spazi e risorse maggiori rispetto a quelle prodotte. Le critiche sollevate sono quindi quelle di togliere spazio all’agricoltura e sprecare risorse preziose come l’acqua.

I combustibili fossili attuali del resto non sono infiniti e secondo il rapporto IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change) per limitare l’aumento di temperatura del pianeta per il 2050 più della metà dell’energia dovrà essere prodotta da fonti a basso tasso di inquinamento e nel 2100 i combustibili fossili dovranno essere completamente sostituiti.

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Cosa fare quindi? Una strada potrebbe essere l’utilizzo delle microalghe, organismi che producono una grande quantità di biocombustibile. Le microalghe possono essere coltivate utilizzando acqua di mare o acque salmastre e in spazi non occupati dall’agricoltura e possono essere prodotte in laboratorio o piccole industrie. Inoltre i residui di microalghe possono essere riutilizzati come nutrimento per animali e biofertilizzante oltre che per la produzione di biogas.

Nel 2017 Eni ha avviato a Ragusa un impianto sperimentale per produrre bio-olio con microalghe e CO2. È stato uno dei primi esempi al mondo nel settore Oil&Gas.





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La tecnologia sta rivoluzionando la ricerca scientifica (ma il vero nemico è la burocrazia)


Intelligenza artificiale, stampa 3d, dispositivi medici indossabili, telemedicina, studi clinici a distanza, farmaci intelligenti, digiceutici sono solo alcune delle innovazioni tecnologiche che stanno rivoluzionando il mondo healthcare e la ricerca scientifica.

Le tecnologie supportano la ricerca scientifica e sono parte attiva nei trattamenti medici, tuttavia non sempre le idee innovative la spuntano o hanno una vita facile davanti gli enti regolatori, che giocano un ruolo determinate sulla loro realizzazione.

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In questo contesto succede che invenzioni nate in piccole startup vengano inglobate da grandi gruppi in grado di finanziarle e portarle sul mercato. Dall’altra parte i grandi gruppi a fronte della crescente concorrenza sul mercato (un esempio è il caso dei generici per le Big Pharma), stanno finanziando molto la ricerca scientifica per accaparrarsi nuovi brevetti e quindi esclusive di mercato.

Intelligenza artificiale nella ricerca scientifica

Nel rapporto “Progression 2018. Life Science 4.0: securing value through data-driven platform” EY definisce “data company” e quindi aziende tecnologiche tutte quelle che sviluppano prodotti e servizi healthcare. Al contrario tutte le aziende tecnologiche che hanno accesso a informazioni relative alla salute sono healthcare.

Tra le tecnologie relative al mondo della salute, l’intelligenza artificiale, per il monitoraggio del paziente, il supporto al medico nella diagnosi e la scoperta di nuovi farmaci, sembra essere più di altre quella in grado di far compiere al mondo healthcare un salto di qualità.

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Sulla ricerca scientifica, secondo le statistiche di Global Insight, la quota di mercato per la scoperta di nuovi farmaci attraverso l’uso di intelligenza artificiale è oggi oltre il 35%.

L’AI gioca un ruolo importante nel drug design, scoperta, identificazione e screening delle molecole, permettendo di identificare modelli non possibili agli esseri umani. Tra i vantaggi la velocità dei risultati, un minor impatto economico e un processo di sviluppo più efficiente grazie all’identificazione di una popolazione di pazienti appropriata, la riduzione (se non eliminazione) di alcuni studi e persino (anche se per adesso è una possibilità remota) la previsione degli effetti in un paziente virtuale.

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Le Big Pharma hanno già avviato collaborazioni con aziende guidate dall’intelligenza artificiale per la ricerca scientifica. Esempi sono GSK e Sanofi con l’azienda Exscientia e Genentech, la divisione farmaceutica della Holding Hoffmann-La Roche, in partnership con Gns Healthcare per la ricerca scientifica sul cancro attraverso l’uso della piattaforma Refs.

Da un punto di vista regolatorio, FDA incentiva l’utilizzo di intelligenza artificiale e digital Health. Lo scorso aprile Scott Gottlieb, commissario FDA, ha annunciato inoltre che l’agenzia sta implementando un nuovo approccio per la revisione dell’intelligenza artificiale e ha già approvato tecnologie, come il software dell’azienda Viz.ai per il riconoscimento preventivo di ictus.

In ogni caso gli aspetti regolatori hanno un impatto notevole sull’implementazione di nuove idee sia rispetto all’esigenza clinica che all’impegno tecnologico e scientifico per la loro realizzazione. Ciò potrebbe porre limiti pratici alla ricerca scientifica supportata da nuove tecnologie. Quindi è opportuno fin dall’inizio di un progetto tenere sempre a mente quali saranno le implicazioni regolatorie.

Studi clinici virtuali

Gli studi clinici virtuali, ossia la conduzione di una sperimentazione clinica a distanza per raccogliere dati sulla sicurezza e efficacia di una molecola o dispositivo medico, non sono una novità. Il primo studio parzialmente a distanza è stato condotto infatti nel 2001 da Ely Lilly sul tadalfil.

Ai pazienti veniva chiesto di recarsi presso il centro di ricerca e anche di compilare un questionario online. Nel 2011 Pfizer è pioniera del primo studio clinico totalmente virtuale. Dal reclutamento dei pazienti al monitoraggio e raccolta dati la sperimentazione si è svolta online. L’obiettivo di Pfizer, che parallelamente aveva avviato una sperimentazione tradizionale, era quello di sperimentare la fattibilità del virtuale in vista di futuri studi.

Sfortunatamente la sperimentazione virtuale di Pfizer per l’età avanzata dei pazienti reclutati e la poca praticità nell’uso delle nuove tecnologie non si è dimostrata efficace quanto la tradizionale.

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Nel 2017 Sanofi manifesta la sua intenzione di utilizzare i virtual trial per le sperimentazioni cliniche e stringe un accordo con Science 37, azienda che utlizza la tecnologia mobile e la telemedicina per la raccolta dati e il monitoraggio del paziente  a distanza.

Nel 2018 anche Norvatis stringe un accordo con Science 37 con l’obiettivo di lanciare fino a 10 sperimentazioni virtuali nei prossimi tre anni.

Per la ricerca scientifica, i vantaggi dei virtual trial sono notevoli.:

  • Il reclutamento dei pazienti è più semplice e il loro numero maggiore, poichè non ci sono più limiti geografici o fisici;
  • il monitoraggio e la raccolta dei dati è continuo e personalizzato al dettaglio;
  • i tempi di sperimentazione sono più veloci poichè il numero dei pazienti è maggiore e eterogeneo, inoltre eventuali fallimenti sono subito individuabili;
  • i costi rispetto al metodo tradizionale sono contenuti.

Possibili scetticismi sono relativi invece all’età dei pazienti, non sempre reclutabili tramite social network o campagne online, alla sensibilità e sicurezza dei dati trattati da applicazioni online e alla mancanza di contatto umano tra paziente e medico ricercatore, ciò presuppone un coinvolgimento costante del paziente e una sua forte motivazione nello studio.

ricerca scientifica: telemedicina

Da un punto di vista regolatorio FDA ha manifestato giudizi positivi su un appropiato uso della tecnologia per le sperimentazioni virtuali, tuttavia siamo ancora nella fase di apprendimento. In particolare, l’ente governativo cerca input per quattro specifici punti: come incoraggiare l’adozione di strumenti tecnologici per studi clinici; quali sono le barriere; come nuovi modelli di ricerca influenzeranno i pazienti e l’eventuale azione limitante dei requisiti regolatori.

FDA si dimostra in ogni caso a favore di test virtuali, lo dimostra l’approvazione per la startup di Boston Trasparency Life Science di un protocollo prova completamente telemonitorato in soli 30 giorni.

Stampanti 3d per integratori e farmaci

Le stampanti 3d nel settore medico-scientifico mostrano notevoli applicazioni. Posso essere infatti utilizzate per la realizzazione di protesi personalizzate, stampa di tessuti, cute, organi e organoidi sia per la sperimentazione che per il trapianto, produzione di farmaci e strumentazioni i mediche.

Tra i maggiori vantaggi: la personalizzazione della cura, del dispositivo o trattamento e la diminuzione dei costi (con una maggiore copertura sanitaria).

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In ambito farmacologico, alcuni ricercatori in Inghilterra hanno già testato una pillola prodotta con stampante 3d contenente più farmaci all’interno e diversi tempi di rilascio, ma non ancora sul mercato.

Già in commercio invece per il nutraceutico, il primo integratore personalizzato realizzato con stampante 3d. L’integratore è prodotto dalla startup Multiply Labs, fondata a San Francisco da due ricercatori italiani Alice Menocchi e Federico Parietti.

Sul sito ufficiale di Multiply Labs è possibile “progettare l’integratore” secondo le esigenze specifiche del consumatore. Vengono poste una serie di domande come ad esempio l’obiettivo che si vuole raggiungere con l’assunzione dell’integratore (es. salute della vista, aumntare l’energia, salute del cuore, ecc.), il tempo di rilascio del supplemento, il tipo di alimentazione, allergie o intolleranze, ecc.

L’integratore si compone automaticamente dalle risposte del consumatore con quantità dei componenti e tempi di rilascio e una volta completato è possibile ricevere il prodotto confezionato direttamente a casa.

La struttura di produzione di Multiply Labs è certificata dal dipartimento di Sanità Pubblica della California e segue gli standard GMP. (norme di buona fabbricazione). I due ricercatori italiani hanno da sempre avuto l’obiettivo di implementare la capsula 3D sui farmaci, ma la scelta di applicarla prima agli integratori alimentari si è rivelata strategica per la regolamentazione, infatti per gli integratori non sono previsti studi clinici e essere sul mercato significa attrarre investitori più facilmente.

ricerca scientifica: farmaci

Come afferma Alice Menocchi infatti: “I nutraceutici sono stati il modo più veloce per portare la nostra piattaforma tecnologica sul mercato, poichè meno regolamentati rispetto ai farmaci viste le diverse implicazioni sulla salute: la piattaforma di delivery per integratori ci permette di produrre capsule personalizzate in termini di quantità del supplemento e tempo di rilascio. L’idea è nata dal farmacetico ed è lì che vorremmo tornare”.

Il prossimo passo sarà quindi quello di iniziare un dialogo con la Food & Drugs Administration (FDA) per sviluppare la tecnologia sul fronte farmaceutico.





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L’alimentazione del futuro sarà accessibile e salutare grazie alla tecnologia

“Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo” così diceva Alberto Sordi davanti un bel piatto di pasta nella famosa scena di “Un Americano a Roma”.

Era il 1954 quando il regista Steno girava questa scena e ancora oggi un bel piatto di “maccaroni” si può mangiare con gusto, ma in porzione ridotta. Nell’alimentazione del futuro, il Maccarone potresti addirittura immaginarlo grazie alla realtà aumentata, ma al suo posto inforchettare un’ipocalorica insalata.

Tecnologia e Alimentazione del futuro

L’alimentazione del futuro sarà sempre più dipendente dalla tecnologia. Già oggi l’attenzione verso l’estetica dei piatti è aumentata a dismisura da parte dei ristoratori, a volte senza la giusta sostanza a seguito.

Perché? Una delle ragioni è il #foodporn di Instagram, cioè la corsa alla condivisione social del piatto prima del consumo. Poco importa poi se il sapore non era granché o se per mantenere la linea lo si è appena assaggiato: conta, più di tutto, il numero degli apprezzamenti sui social network.

alimentazione del futuro

Realtà aumentata per un’alimentazione sana e nutriente

In futuro con la realtà aumentata potremo percepire un piatto, vederlo e sentirne l’odore, ma in realtà mangiarne un altro.

Il dottor Katsunori Okajima, professore di Scienze dell’ambiente e dell’informazione all’Università di Yokohama, sostiene che la realtà aumentata possa essere sfruttata per incoraggiare una nutrizione sana e allo stesso tempo attrattiva per l’occhio umano. Il suo studio ha infatti dimostrato che alterando il colore e la struttura visiva di un piatto, la eating experience percepita dal cervello cambia completamente. Quello che vediamo è quindi intrinsecamente legato al sapore che percepiamo.

L’uso della realtà aumentata per l’alterazione delle abitudini alimentari non è del resto una novità. Nel 2016 infatti è stata sviluppata l’app Habit.at per bambini affetti da obesità. L’app crea scenari stimolanti intorno al piatto salutare, così che il bambino possa associarlo a una sensazione positiva e di conseguenza assumerlo più facilmente.

Dispositivi indossabili per il tracciamento delle abitudini alimentari

Aumenteranno e andranno a specializzarsi i dispositivi indossabili, che oggi sono diffusi per tracciare le attività di fitness come contapassi o cardiofrequenzimetro.

In futuro, i dispositivi indossabili potranno persino tracciare i cibi nel momento stesso in cui li stiamo mangiando e calcolarne le calorie in real time. L’azienda Gadgets & Wearables, sta sviluppando in proposito una collana che riconosce attraverso il suono di inghiottimento quale cibo stiamo ingerendo e le sue calorie.

Questo ci restituirà una figura precisa delle nostre abitudini alimentari e stile di vita, correggendola se poco salutare.

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Nutraceutica

Il mercato degli integratori alimentari è ormai da anni in continua crescita, solo in Italia le vendite sono aumentate del 7,3% nel 2017.

I medici li consigliano spesso come alternative ai medicinali e i consumatori attenti alla salute ne fanno uso per il loro benessere e per prevenire piccoli problemi di salute. 

Le ricerche scientifiche si stanno concentrando molto sull’effetto benefico dei componenti nutritivi per la cura delle patologie; solo recentemente una ricerca ha dimostrato gli effetti benefici del melograno per la prevenzione di malattie metaboliche.

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L’utilizzo e l’analisi dei Big Data così come la condivisione delle informazioni in campo di ricerca permetterà di sviluppare maggiormente il campo della nutraceutica e aumenterà la nostra consapevolezza e utilizzo degli integratori come forma di prevenzione e benessere.

Nanotecnologie

Come cambiare il sapore o la consistenza delle rape rosse in una patatina croccante? Con la nanotecnologia, cioè con la  manipolazione della materia su scala atomica e molecolare.

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Cos’è la nanotecnologia? La nanotecnologia è il campo delle scienze e tecnologie applicate che si occupa del controllo della materia su scala atomica e molecolare.

La manipolazione del cibo con le nanotecnologie, potrebbe rivelarsi una vera e propria rivoluzione per il settore alimentare, poiché permetterebbe per esempio di cambiare il valore nutrizionale di un alimento nocivo ma gustoso e al contrario trasformare il sapore di un alimento salutare ma poco saporito.

Molte aziende e istituti di ricerca oggi stanno sviluppando proprio in questa direzione applicazioni come il trattamento delle proprietà meccanico-sensoriali degli alimenti come per esempio cambiarne il sapore o la consistenza del cibo e la modifica dei valori nutrizionali. Resta in ogni caso ancora da valutare quali potrebbero essere gli eventuali impatti della manipolazione del cibo sulla salute.

Perché l’alimentazione del futuro sarà tecnologica?

La tecnologia sta già cambiando la nostra alimentazione e, come per altri settori, impatterà massivamente anche quello alimentare permettendo a una grossa fetta di popolazione mondiale di raggiungere uno standard nutrizionale adeguato e guadagnare una maggiore aspettativa di vita. In particolare la tecnologia cambierà l’alimentazione del futuro per maggiore consapevolezza sull’alimentazione riguardo ad accessibilità e sostenibilità.

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Maggiore consapevolezza da parte del consumatore e investimenti dei governi a favore di uno stile di vita sano sono trend diffusi in tutto il globo.

La generazione dei Millennials, già oggi, dimostra un comportamento attento al benessere, con esercizio fisico regolare, alimentazione biologica e funzionale (per esempio preferenza di barrette nutrienti al posto di pillole) e attenzione alle etichette.

Per l’alimentazione del futuro il trend proseguirà e ci sarà maggior consapevolezza del consumatore, maggiori informazioni sulla provenienza e tracciamento degli alimenti (pensiamo alla blockchain nel settore alimentare) e un contributo dei governi per la prevenzione e finanziamento dell’alimentazione e stile di vita corretto ali fine di ridurre le spese del settore sanitario.

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Estinzione di alcuni cibi. Già oggi assistiamo drammaticamente al cambiamento climatico, alla scarsità di acqua ina lcune zone e alla riduzione della della biodiversità, tanto da far parlare di sesta estinzione di massa.

In futuro, la situazione potrebbe non migliorare e portare all’estinzione di cibi sulla nostra tavola. Pesce, caffè, avocado, grano duro, vino e cioccolato nella lista dei possibili estinti. La tecnologia (torniamo alla realtà aumentata) e le nanotecnologie potranno invece lasciarci il piacere e il gusto dei nostri cibi preferiti in tavola, anche se solo percettivi.

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Sostenibilità e accessibilità al cibo. Il numero della popolazione denutrita è in crescita allarmante nel 2016  con 815 milioni rispetto al decennio precedente con 777 milioni nel 2015.

L’utilizzo di tecnologie come la biologia sintetica, l’internet delle cose, l’intelligenza artificiale, l’ingegneria genetica, la stampa 3d, i droni e la robotica permetteranno di raggiungere le food security e abbassare drasticamente  i numeri fornendo un supporto sostenibile ad agricoltori e allevatori, così come a ridurre i costi e le risorse per favorire una migliore nutrizione alla gran parte della popolazione.

Un esempio è la biofortificazione: la creazione di cibi con livelli più elevati di micronutrienti, attraverso il miglioramento genetico. Oggi la biofortificazione è stata applicata su una patata arricchita di Vitamina A e Vitamina E, che ha già dimostrato risultati positivi su 10.000 persone.

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