7 metriche per misurare l’efficacia della strategia di content


Il mondo del web, ce lo diciamo spesso, pullula di informazioni e per questo motivo occorre sapere su cosa fare leva affinché il proprio business abbia successo. Quali contenuti possono essere più efficaci? Per saperlo, basta esplorare un po’ e imparare a interpretare metriche e dati che, necessariamente, un content manager o un inserzionista deve conoscere.

1. Cost Per Acquisition

Ci si concentra spesso sul costo per click, ma bisogna tenere anche conto del costo per acquisizione. Si tiene così traccia dell’ammontare delle entrate dell’intera campagna di marketing confrontando direttamente il costo con le vendite generate.

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Il costo per click corrisponde al costo di ogni singola interazione, ma è fondamentale capire se una campagna di content marketing può essere o meno vantaggiosa dal punto di vista economico ed è qui che il CPA subentra fornendo le informazioni necessarie. È proprio da questa metrica che si può individuare il successo o meno di una campagna poiché fornisce il dato generale dell’andamento dell’efficacia,

2. ROI

Alle basi di qualsiasi lezione di economia, il ROI è un dato fondamentale per capire l’andamento del business ed è fortemente legato al CPA. La maggior parte delle metriche del marketing misurano la lead generation, tuttavia il cd ritorno sull’investimento è un dato interessante da studiare. Concentrarsi sul ROI, quindi sui costi, il valore e la performance è necessario: in poche parole, dal capitale investito, quanto si guadagna? Senza questi dati, non si va da nessuna parte.

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3. Visite totali del sito

Un dato che spesso viene trascurato e che è invece è molto importante è il numero dei visitatori di un sito. Già da questo semplice numero, si piò capire se la campagna di content marketing è efficace o meno.

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Facendo una prova sui contenuti pubblicati, si può capire se i nuovi post sono stati ‘graditi’, se i contenuti sono seguiti da un nuovo pubblico e se vi è stato un calo. Insomma, se aumenta il numero, i contenuti sono sicuramente efficaci.

4. Traffico per canale

Ogni contenuto ha il suo canale: indirizzare lo stesso messaggio sui vari canali, si sa, è sbagliato. In poche parole, lo stesso post non può e non deve essere pubblicato, per esempio, su LinkedIn o su Twitter. Per sviluppare una visione d’insieme, un’azienda deve sapere  che cosa genera traffico e da dove proviene. Misurare le interazioni, il traffico e la provenienza aiuta a capire quale social media è più adatto per il proprio business. In questo modo si possono creare contenuti adatti per ogni pubblico e canale senza buttare nella mischia contenuti a caso.

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5. Sticky Visitors

Si parla dei dati analitici del traffico generale: i cosiddetti ‘visitatori appiccicosi’ sono coloro i quali tornano una seconda volta sul sito per visionarne nuovamente il contenuto. Nonostante le metriche e i dati dettagliati, di fatto, ciò che non si può mai sapere è se agli utenti del sito piacciano o meno i contenuti. I dati dei sticky visitors sono però in grado di fornire questo dato. Come?

Identificando un indirizzo IP ripetuto nel tempo. Se un’azienda nota un numero elevato di nuovi visitatori… beh, sì. Sta raggiungendo un nuovo pubblico, ma cosa spinge gli altri a non tornarvi più? Viva i visitatori appiccicosi!

6. Frequenza di rimbalzo

Una delle informazioni più importanti è quella della frequenza di rimbalzo. Fornisce informazioni utili sulla qualità dell’esperienza di un visitatore sul sito (un po’ come il dato sullo sticky visitor).

La frequenza di rimbalzo indica se qualcuno ha fatto clic sul contenuto all’interno del sito o se è uscito dal sito prima di fare clic su qualsiasi altro contenuto. Un’alta frequenza di rimbalzo significa che qualcuno ha cliccato sul sito, ma immediatamente scappato via. Auguriamoci che sia sempre bassa!

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7. Tasso di uscita

A differenza della frequenza di rimbalzo, una frequenza di uscita evidenzia quale pagina è stata abbandonata Leggere e comprendere il tasso di uscita può indicare quali pagine hanno un buon rendimento e quali pagine mandano via i visitatori.

Il monitoraggio del tasso di uscita evidenzia i contenuti non performanti del sito, consentendo così di correggere il problema e migliorare la qualità dell’efficacia dei contenuti.

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