I lavoratori di Google scioperano per come l’azienda gestisce le molestie


Circa 200 dipendenti di Google hanno annunciato una “passeggiata per donne” (uno sciopero, in realtà) per protestare contro i comportamenti inappropriati dal punto di vista sessuale, al lavoro.

Come ha risposto Google

La manifestazione fa seguito anche alle dichiarazioni dell’amministratore delegato di Google, Sundar Pichai e del suo vice presidente Eileen Naughton, che hanno co-firmato un promemoria della società ammettendo che 48 persone sono state licenziate in azienda per molestie sessuali negli ultimi due anni, 13 delle quali hanno tenuto un posizione di senior management o superiore.

fearless girl1

LEGGI ANCHE: Google cerca nuovi progetti da finanziare per innovare le news

Nessuno di loro ha ricevuto una “buonuscita d’oro” da parte dell’azienda.

Precisazione  in risposta a un rapporto del New York Times che spiega in dettaglio in che modo Google ha trattato le accuse di cattiva condotta sessuale nei confronti dei suoi dipendenti.

Il rapporto descrive incidenti che coinvolgono diversi dirigenti attuali ed ex, in particolare il creatore di Android Andy Rubin, che ha lasciato Google con un pacchetto di uscita da 90 milioni di dollari anche dopo se un’indagine ha scoperto che le accuse contro di lui erano “credibili”.

Lo sciopero, o “passeggiata per donne”, come è stato indicato nei forum interni delle aziende, è previsto per giovedì.

Un posto sicuro in cui lavorare

“La storia di oggi sul New York Times era difficile da leggere”, hanno scritto. “Siamo seriamente intenzionati a garantire che mettiamo a disposizione un luogo di lavoro sicuro e inclusivo. Desideriamo assicurare che esaminiamo ogni singolo reclamo relativo a molestie sessuali o condotta inappropriata, investighiamo e prendiamo provvedimenti “.

Fearless girl: business woman

LEGGI ANCHE: Al colmo, 5 milioni di multa ai paladini del gender gap. Le autorità: “pagano le donne meno degli uomini”

Durante il fine settimana, i dipendenti di Google si sono confrontati in un forum interno per esprimere la propria frustrazione, ed è lì che l’idea di organizzare un walkout ha guadagnato consensi fino a trasformarsi in realtà.





Source link

Come diventare più competitivi nel mondo del lavoro con un MBA


Sempre più digitale e specializzato. Sono queste le caratteristiche del lavoro oggi, che forniscono importanti informazioni anche a chi oggi si sta formando o vuole rinnovare le proprie competenze e la propria preparazione per essere più competitivo nel mondo del lavoro.

Tra le possibili risposte al bisogno di migliorare il proprio curriculum e quindi il proprio valore di mercato, c’è quella dell’MBA, per progredire più velocemente in campo professionale, aumentare le aspettative di retribuzione o sviluppare nuove competenze imprenditoriali per lanciare un proprio business.

Per capire il valore di questo tipo di formazione, può essere utile un semplice paragone: come la pubblicità è un investimento utile per promuovere la qualità della propria attività, l’investimento temporale ed economico compiuto per avere la migliore formazione possibile con un MBA è uno strumento altrettanto rilevante della propria volontà di crescere professionalmente.

Non si tratta solo delle nuove capacità che questo percorso permette di acquisire, ma la scelta di un MBA denota anche un elevato grado di determinazione nel raggiungere gli obiettivi, la volontà di migliorare ulteriormente le proprie competenze. e una certa ambizione all’eccellenza. Tutti elementi tipici di una mentalità vincente che è (o dovrebbe essere) la spina dorsale di qualsiasi realtà aziendale.

Per chi è già orientato verso questa scelta. tuttavia, non è sempre semplice scegliere la migliore soluzione tra quelle a disposizione. Ecco perché un evento come QS World MBA Tour – Il Salone dell’Alta Formazione Manageriale, consente di scoprire le opportunità che un corso MBA può offrire, ma anche di incontrare ex Alumni delle Top Ranked Universities e chiedere maggiori informazioni su come raggiungere posizioni lavorative di rilievo in aziende internazionali o come costruire un’azienda di successo.

Come diventare più competitivi nel mondo del lavoro con un MBA

Credits: Depositphotos #73477451

Un po’ di dati sugli MBA a livello mondiale

Oggi i posti di lavoro che richiedono un MBA sono cresciuti del 13% a livello mondiale, mentre gli Stati Uniti, l’India e il Brasile rimangono i maggiori mercati mondiali per assumere MBA, seguiti da Canada, Singapore e Cina.

La crescita della domanda mondiale MBA dimostra, inoltre, che siamo a livelli record – oltre tre volte il livello prima della crisi finanziaria del 2007. L’Asia guida a livello mondiale la crescita della domanda con un + 18% anno dopo anno in termini di posti di lavoro affidati a titolari MBA, con una domanda negli Stati Uniti ed in Europa di + 10% anno dopo anno – il migliore anno in un decennio per la crescita della domanda MBA.

E se la finanza rimane il settore leader nell’assunzione MBA, anche il settore IT / Computer Services ha visto la maggiore crescita della domanda MBA nel 2015/16 diventando il secondo settore più con maggiore domanda seguito da Consulting / Professional Services.

I livelli salariali dell’MBA, infine, sono in aumento nei mercati più giovani del mondo, con la maggiore spinta registrata in America Latina. L’Australia è davanti agli USA e al Canada per gli stipendi più alti offerti ai laureati, mentre in Europa occidentale la crescita del 4% è migliore di quanto previsto.
Secondo il GMAC Corporate Recruiters Survey Report 2017, l’86% dei 959 datori di lavoro intervistati in tutto il mondo intende assumere i laureati MBA nei prossimi 12 mesi e il 52% intende aumentare i loro stipendi iniziali.

Come diventare più competitivi nel mondo del lavoro con un MBA

Come scoprire tutte le opportunità di un MBA

QS World MBA Tour è l’occasione giusta per scoprire di più su MBA ROI, corsi, tendenze, stipendi, sviluppo / variazione di prospettive professionali, opportunità di finanziamento e borse di studio, e incontrare oltre 30 dirigenti di ammissione delle scuole di business.

L’evento è gratuito e per partecipare basta registrarsi. Un’ottima opportunità per incontrare professionisti dalle mentalità di diversa provenienza e seguire il seminario dedicato ai consigli su come assicurarsi un posto in prestigiose istituzioni internazionali.





Source link

Amazon indaga su recensioni negative cancellate e dati venduti da dipendenti corrotti


Secondo un rapporto del Wall Street Journal pubblicato domenica, alcuni seller su Amazon avrebbero corrotto alcuni dipendenti di Amazon per ottenere dati privati dell’azienda o cancellare recensioni negative. La piattaforma eCommerce starebbe indagando internamente.

Amazon: i Dash Button disponibili anche Italia

Secondo il rapporto, gli intermediari rintracciano online i dipendenti di Amazon, offrendo loro denaro con la richiesta di avere accesso a informazioni interne o per eliminare recensioni sgradite. Alcuni dettagli sono stati svelati dal report: sarebbero sufficienti 300 dollari per cancellare una recensione negativa, con un minimo di cinque transazioni.

LEGGI ANCHE: Anche Amazon ora vale mille miliardi. E la folle corsa di Bezos non si ferma

Quali dati sono stati venduti dai dipendenti di Amazon

Ai dipendenti di Amazon è stato anche chiesto di fornire gli indirizzi email dei clienti che hanno lasciato recensioni negative su alcuni prodotti, in modo da ottimizzare le strategie di recall e retargeting.

Per combattere questo tipo di comportamenti, Amazon ha già annunciato di aver adottato contromisure valide, come la limitazione di accesso a pacchetti di dati per alcuni dipendenti.

LEGGI ANCHE: Jeff Bezos lancia il suo fondo per non profit, varrà 2 miliardi e includerà le scuole

ninja

La pratica sarebbe particolarmente consolidata tra dipendenti e venditori asiatici, anche se l’indagine si estende anche agli statunitensi. un portavoce di Amazon ha confermato a The Verge che stanno indagando sulla situazione: “Abbiamo politiche severe e un Codice di condotta ed etica aziendale valido per tutti i nostri dipendenti. Implementiamo sistemi sofisticati per limitare e controllare l’accesso alle informazioni. Manteniamo i nostri dipendenti ad un livello etico elevato e chiunque contravvenga al nostro Codice è soggetto a sanzioni, incluso il licenziamento e le potenziali sanzioni legali e penali. Inoltre, abbiamo zero tolleranza per l’abuso dei nostri sistemi e se troviamo venditori o collaboratori che mettono in atto questi comportamenti, siamo tempestivi nel prendere provvedimenti”.





Source link

Come aumenta la produttività aziendale con lo smart working


Dal telelavoro, al nomadismo digitale, allo smart working, nuovi modi di lavorare nati grazie alla diffusione della tecnologia che permettono al lavoratore di poter lavorare a casa o su una spiaggia caraibica responsabilizzandosi nell’organizzazione del tempo.

Prima di aprire il tema smart working chiariamo la differenza tra le tre diverse pratiche lavorative che abbiamo appena citato.

La prima, il telelavoro, fa riferimento alla pratica in cui il lavoratore lavora principalmente da casa o da una filiale dell’ufficio grazie all’utilizzo della tecnologia.

Quando, invece, si parla di nomadismo digitale, non possiamo non citare il manifesto di questo movimento indipendente, che definisce i nomadi digitali come: “tutte le persone che desiderano rendersi indipendenti per lavorare ovunque nel mondo”.

Infine si parla di smart working quando esiste un rapporto lavorativo normato che risponde alle regole di un contratto di lavoro vero e proprio in cui il lavoratore subordinato può lavorare senza vincoli tempo-spaziali per il raggiungimento dell’obiettivo aziendale.

Il curriculum dello smart worker (e i dati di crescita)

smart working1

Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività”. Così inizia la legge n. 81/2017 che in Italia regolamenta in modo definito il rapporto di lavoro definito, appunto, come smart working; una norma che impone al datore di lavoro, in contatto con uno smart worker, di garantire lui lo stesso trattamento rispetto ai lavoratori tradizionali sia a livello di compenso che di tempistica contrattuale.

Lo smart worker, quindi, potremmo definirlo come un collaboratore a distanza, che, grazie alla tecnologia 2.0, è in grado di svolgere i suoi compiti fuori dal classico ufficio potendo organizzarsi al meglio il tempo, gli spazi e l’orario di lavoro con vantaggi a livello di gestione del tempo e della produttività, oltre che ad un risparmio di costi in ambito spostamenti e trasferte e ad un miglioramento della vita personale.

Se questa modalità di lavoro è partita un po’ in sordina, anche a causa della diffidenza delle consolidate gerarchie aziendali, nel 2017, in Italia, lo smart working ha subito una crescita del 14% degli impiegati raggiungendo quota 300 mila addetti.

In ambito europeo, Olanda ed Inghilterra sono stati i Paesi pionieri soprattutto, ovviamente, se si guarda alle big company; ad oggi in tutta Europa la percentuale dei lavoratori smart si attesta al 17%.

Infine, per la zona Extra Europa gli Stati Uniti vincono il premio come stato più smart con una percentuale di lavoratori impiegati in questa modalità del 20%, percentuale cresciuta in termini di ore lavorate in modo flessibile del 78% tra il 2007 e il 2014.

Ovviamente la pratica di smart working non può essere applicata a tutti i settori e a tutti i lavoratori: in alcuni casi la componente fisica del lavoro è ancora maggioritaria e non tutti i membri di un team possono realisticamente essere coinvolti in un sistema di lavoro agile ed indipendente. Ecco perché la dose di organizzazione e autogestione è fondamentale.

LEGGI ANCHE: Cosa significa (davvero) smart working e quali dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali

I motivi del sì e del no

smart working2

Covo di stimoli e di autorealizzazione con una forte base di tecnologia applicata, ecco come potremmo definire lo smart working in poche parole; sì perché aver la possibilità di lavorare a casa o in un qualsiasi altro luogo fuori dall’ufficio potendo gestire al meglio il tempo e gli impegni è il sogno di ogni lavoratore.

Come in ogni cosa, però, non va dimenticato che anche in questo ambito ci saranno due facce della medaglia che dividono le platee tra il sì e il no quando si parla di questa modalità di lavoro.

Partiamo con i punti a favore.

  • Incremento di flessibilità ed auto organizzazione del tempo: la facoltà di poter conciliare al meglio impegni e lavoro. L’unica cosa richiesta è il mantenimento del focus sull’obiettivo e sul risultato.
  • Risparmio dei costi di trasferta e di trasporto, sia da parte del collaboratore che dell’azienda che a questo punto avrebbe bisogno di una sede più piccola.
  • Miglioramento della qualità della vita del lavoratore e del profitto aziendale, si sa che un collaboratore più motivato e felice è anche una risorsa più produttiva.
  • La possibilità per un’azienda alla ricerca di nuove figure da inserire in organico di poter ampliare il range delle ricerche dei candidati potendo interloquire con loro anche a distanza.
  • Riduzione dello stress lavorativo e del traffico.

Ma, ovviamente, non possiamo dimenticare le pecche che lo smart working può portare con sé, timori che per tante aziende diventano il motivo per non cominciare ad attuare lo smart working.

  • Fine della demarcazione del confine tra vita personale e vita lavorativa, senza un orario di lavoro definito il rischio di “invasioni di campo” a livello temporale è molto alto, si rischia di non staccare mai.
  • Solitudine, senza colleghi intorno ed in pigiama tutto il giorno si rischia di perdere la propria capacità empatica e sociale stimolata, invece, nell’avere colleghi intorno.
  • Mancanza di controllo da parte dell’azienda sulla qualità e quantità di lavoro del collaboratore.
  • Difficoltà nello scegliere uno spazio di lavoro consono, quindi tranquillo in cui potersi concentrare, e possibili problemi con la connessione Internet o con i device tecnologici necessari.
  • Voler essere smart a tutti i costi. Come accennavamo prima non tutti i lavori e tutti i lavoratori possono collocarsi all’interno di un contesto di smart working e farsi attrarre soltanto dal vantaggio nella libertà della gestione del tempo potrebbe essere un grave errore.

LEGGI ANCHESmart Working: tutto quello che abbiamo scoperto visitando i nuovi uffici di Zurich a Milano

Gli strumenti necessari, oltre alla forma mentis

smart working3

Lo smart working è diventato realtà quando la tecnologia è stata in grado di supportarlo a pieno e senza ostacoli; ecco quindi che partendo da un buon pc o da un performante smartphone si è passati alla creazione di piattaforme di condivisione di informazioni e dati a sistemi di video-conference o di chiamata virtuale in grado di rendere più coesa anche l’organizzazione più ramificata.

LEGGI ANCHE: Smart working: le app e i tips per il lavoro agile

La tecnologia scende in campo non solo per favorire lo scambio di informazioni e la gestione del team di lavoro, ma anche, in modo fondamentale nel supporto allo smart working: no tecnologia no party, potremmo ironizzare.

Infine la vera rivoluzione è stato il passaggio dall’avere un pc (detto appunto Personal Computer) scrigno di dati ed elaborazioni personalissime, all’avere un computer che permettesse al lavoratore di accedere ad uno spazio cloud, sicuro e condiviso, a cui potersi connettere da ogni device ed in ogni luogo.



Source link

show