i numeri del Q2 2018 dei colossi cinesi


L’estate volge al termine e con essa, in termini aziendali, anche il “secondo quarto” dell’anno. E visto che a noi piacciono le cifre da capogiro, analizzeremo il Q2 delle più grandi aziende di eCommerce e digital media cinesi, ovvero, Alibaba, JD.com e Tencent. Cosa aspettarci da questi dati? Un bel cambio di rotta che vede protagonista una netta frenata all’incessante crescita degli ultimi anni oppure uno status quo?

Difficile da stabilire con precisione visto che in alcuni business, come quello del lusso ad esempio, il boom del mercato eCommerce cinese sembrava essere un luogo ameno ricco di opportunità in grado di mettere in contatto brand multinazionali con un mercato ancora molto sconosciuto ai più. Tuttavia nel 2018 tali brand sono sempre più restii a intraprendere partnership con i colossi digitali locali e iniziano a optare, piuttosto, per un proprio sito con dominio .cn o un’app mobile.

Il Q2 2018 di Alibaba

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Nel mercato globale Alibaba è ancora molto amato, soprattutto a Wall Street dove di 39 analisti tracciati da FactSet che coprono il titolo, tutti e 39 lo considerano un acquisto. La media del target price è di 234.62,36 dollari, il 36 percento sopra i livelli attuali.

Secondo le previsioni di eMarketer Alibaba si aggiudicherà la più grossa fetta dell’intera torta del mercato eCommerce cinese, ossia circa il 58%, seguita dal 16% di JD.com. A dare credito al colosso eCommerce è l’abnorme quantità di dati posseduta (e che nessun’altra piattaforma è mai riuscita ad accumulare negli anni) a favorire una customer experience molto più mirata e personalizzata.

Il Q2 2018 di Tencent

Nell prima metà di agosto i numeri riportati da Tencent avevano scosso il mercato domestico: in un report redatto dalla compagnia veniva sì indicata una crescita del 30% (rispetto all’anno precedente) favorita principalmente a servizi a pagamento, vendite e iscrizioni a servizi, pubblicità sui social ecc., ma soprattutto a dare nell’occhio è stata la segnalazione di una leggera decrescita dei profitti pari al 2%.

La più grande azienda in ambito social media cinese ha registrato tra aprile e giugno di quest’anno una revenue di circa 17,87 miliardi di RMB (circa 2,26 miliardi di Euro), circa 2 miliardi di RMB in meno rispetto alle previsioni.

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La colpa per questo risultato è stata addossata, in parte, al lento sviluppo del settore gaming a causa dell’avvento di una serie di regolamentazioni governative di marzo scorso che hanno vietato a Tencent la possibilità di monetizzare molti giochi online tra cui PlayerUnknowns’ Battlegrounds (un gioco con più di 400 milioni di utenti in tutto il mondo).

Per quanto riguarda il mercato del lusso Tencent ha puntato tutto sulla partnership con grandi piattaforme eCommerce come VIPshop e JD.com. Partnership che per quanto proficue hanno costretto Tencent a rimuovere il suo flagship store sul Tmall di Alibaba 24 ore dopo il suo lancio. Eppure Tencent ha deciso di schierarsi dal lato opposto di Jack Ma.

Ma non ci sono solo brutte notizie per questo Q2 di Tencent: il più grande successo di questo ultimo anno sembra essere dovuto ai Mini Program con i quali il colosso dei social media cinese sembra aver costruito un vero e proprio ecosistema (con circa 200 milioni di utenti attivi al giorno). Molti brand di lusso come Burberry, Dior, Gucci e Givenchy hanno approfittato dei questa tecnologia già in occasione della festa degli innamorati cinese.

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Secondo il presidente di Tencent Martin Lau “nell’ambito dello smart retail i Mini Program aiutano i marketer a ridurre i tempi di checkout, a facilitare il recapito dell’ordine e a fornire promozioni mirate di prodotti attraverso link collegati agli account ufficiali”.

Il Q2 2018 di JD.com

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I risultati per JD.com in questo secondo quarto sono piuttosto eterogenei: il secondo eCommerce della Cina riporta una crescita annua del 31,2% ma non riesce a soddisfare le stime di consenso di circa 23 miliardi di RMB (fonte 22 analisti Thomson Reuters).

Le vendite di JD.com sono solitamente più alte nel Q2 dell’anno per via dell’evento618” (18 giugno), lo shopping festival di metà anno che quest’anno ha registrato una revenue record di 159,2 miliardi di RMB.

Inoltre, JD.com investe sempre più denaro in logistica per essere in grado di consegnare la merce in tutto il paese in 1-2 giorni, una tempistica di consegna molto appetibile che i suoi competitor faticano a ottenere, specialmente quando si tratta di beni di lusso. Infatti brand come Balenciaga si affidano a JD.com proprio perché il suo servizio di logistica sembra non avere rivali. Ciò significa che anche i suoi partner stranieri Toplife e Farfetch saranno in grado di fornire una quantità significativa di supporto operativo dietro le quinte affinché i brand possano concentrarsi su ciò che sanno fare meglio.





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Trimestrale deludente e crollo in borsa: Facebook non è invicibile


Facebook ha chiuso il secondo trimestre con ricavi in aumento del 42% a 13,2 miliardi di dollari, ma sotto le attese degli analisti, che scommettevano su 13,4 miliardi. Ha deluso anche la crescita degli utenti, saliti dell’11% a 1,47 miliardi di amici al giorni, meno delle attese del mercato che prevedeva un aumento del 13% a 1,48 miliardi. L’utile netto si è attestato a 5,1 miliardi di dollari. I risultati sotto le attese hanno affondato il titolo Facebook in Borsa che è arrivato a perdere oltre il 24%: un record, in fumo 145 miliardi di dollari di capitalizzazione.

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Secondo trimestre fatale

Facebook non aveva risentito degli scandali sulla privacy, delle bufere sulle pratiche di gestione dei dati e sulle fake news nel primo trimestre dell’anno. Ma nei secondi tre mesi, nel pieno della controversia, i conti del colosso dei social network hanno pagato lo scotto. Mark Zuckerberg e il suo modello di business non sono risultati immuni alle polemiche: bruciato da delusioni su fatturato e utenti finiti sotto pressione, e da un outlook fattosi meno roseo, il titolo sotto il simbolo Fb nel dopo mercato a Wall Street di ieri ha perso fino al 24% per poi attestarsi ad un calo del 20%. Da ricordare che da inizio anno aveva finora guadagnato il 23%.

Ma c’è ottimismo per il futuro

Nonostante i dati dell trimestrale, gli analisti restano ottimisti sulla tenuta del gruppo e della sua presa sulla pubblicità digitale nonostante la delusione d’insieme degli ultimi tre mesi.





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Google va come un treno, nonostante la multa UE


Nonostante la multa da quasi 5 miliardi di dollari arrivata dall’Unione Europea, Alphabet, la società madre di Google, ha chiuso il suo secondo trimestre del 2018, battendo le stime degli analisti sia nei ricavi che negli utili. La maxi-multa dell’Unione Europea per abuso di posizione dominante con il suo sistema operativo Android e la nuova legge di protezione della privacy (Gdpr) nel Vecchio continente, non hanno fermato Mountain View. Il colosso che controlla il motore di ricerca Google ha riportato profitti, anche sottratta la multa record da cinque miliardi della Ue, per 3,2 miliardi di dollari nel secondo trimestre. Un risultato che ha battuto le attese: al netto della multa gli utili sono stati di 11,75 dollari per azione contro i 9,64 previsti.

Anche le entrate sono state superiori alle stime. I 26,24 miliardi di ricavi, esclusi i costi legati a pagamenti a parti terze, hanno mostrato una continua, robusta crescita rispetto ai 20,91 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso e si sono lasciati alle spalle pronostici fermi a 25,58 miliardi. E il titolo ha guadagnato fino al 6% prima di ridimensionare il rialzo al 3,6 %. Da inizio anno è salito ormai del 15%.

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Entrate pubblicitarie

Sono le entrate pubblicitarie a fare la parte del leone: sono state pari a 22,39 miliardi, una volta tolti i Traffick acquisition (TAC), in rialzo del 24% rispetto ai 17,58 miliardi dell’anno scorso. Le attività non legate alle inserzioni, dal cloud al Play Store, hanno rastrellato ricavi per 4,43 miliardi, in rialzo del 37% da 3,09 miliardi.

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La divisione chiave per la performance rimane Google, che ha messo a segno complessivamente ricavi per 32,5 miliardi, dai quali sottrarre i costi di cosiddetta traffick acquisition (Tac) – cioè versati a siti e partner che distribuiscono pubblicità e motore di ricerca di Google – pari a 6,4 miliardi. Le entrate depurate da simili costi, che sono oltretutto scesi al 23% dal 24% dei ricavi, sono state pari a 26,11 miliardi, a loro volta migliori delle aspettative.



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Netflix continua a crescere (ma non abbastanza). E crolla in borsa

Ricavi sì, ma sotto le attese e utili netti sopra di poco alle previsioni. Nel secondo trimestre dell’anno Netflix non è riuscita a battere le stime del mercato sulla crescita del numero di abbonati e ha presentato conti non del tutto convincenti. Per questo il titolo del gruppo di contenuti video in streaming è crollato cedendo oltre il 14%. Nel trimestre che è terminato il 30 giugno Netflix ha registrato ricavi per 3,91 miliardi di dollari, contro attese per 3,94 miliardi di dollari e in rialzo del 40,3% rispetto ai 2,78 miliardi di dollari dello stesso periodo di un anno fa.

Un milione in meno delle attese

Non bene neanche la crescita degli utenti: a livello globale sono cresciuti di 5,2 milioni contro 6,2 milioni delle attese. Alla fine del secondo trimestre erano in tutto 130 milioni. Per quanto riguarda previsioni per il trimestre in corso: Netflix si attende una crescita di utenti di 5 milioni, contro attese per oltre 6 milioni.

Netflix

Reed Hastings, co-founder, chairman e CEO Netflix

Gli altri servizi

A farsi sentire è l’avanzata di altri servizi e in particolare di Disney, AT&T e Amazon, che stanno ampliando l’offerta. Amazon ha rafforzato la sua offerta di video in streaming, mentre AT&T ha appena acquistato Time Warner. Disney e Comcast invece continuano a essere interessati agli asset di 21st Century Fox. In tutto questo il gruppo continua a investire: entro la fine del 2018 Netflix prevede di spendere 8 miliardi in contenuti originali, creando 700 serie.

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