Anche in Italia c’è chi progetta un servizio di consegne suborbitali con i razzi


Il delivery è uno dei grandi campi di innovazione tecnologica su cui si gioca la battaglia competitiva tra big company. Amazon ha fatto della sperimentazione in questo campo un suo elemento distintivo, ma non è la sola a cercare soluzioni di consegna più veloci efficaci.

In effetti la tecnologia delle spedizioni è oggi la stessa di quarant’anni fa, nulla è cambiato se non una domanda crescente, più che in quantità, in velocità.

“E se si potesse spedire ad un costo minore qualsiasi pacco da ogni punto del mondo in 40 minuti?”. È questa la domanda a cui sta cercando di dare risposta un gruppo di giovani makers che potremo incontrare durante la  Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

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Che cosa sono i Corrieri Espressi Suborbitali

Il loro progetto punta, in sostanza, a creare un programma di razzi sonda ed una futura startup per mandare pacchi in 40 minuti in tutto il mondo, usando razzi suborbitali.

Utilizzando razzi suborbitali stampati in 3D, infatti, è possibile ipotizzare un nuovo modello di delivery, completamente sostenibile, si a livello economico che di materiali.

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Credits: ESA

Come nasce il progetto

Mattia Barbarossa, Francesco Renzulli, Ludovico Rainone sono tre ragazzi con la passione per l’esplorazione spaziale e con l’obiettivo di renderla molto presto una realtà di tutti. Con il programma di razzi sonda BarRen Rocketry Program e il loro progetto di startup, la Logistic Dynamics, puntano rendere lo spazio sempre più parte della nostra vita quotidiana, per poterci spingere oltre l’orbita bassa della Terra prima di quanto si possa pensare.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.

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5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup

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Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque





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5 anni di Maker Faire Rome in 15 cartoline


Stampanti 3D, robot, razzi, circuiti elettronici, luci led, fili elettrici, giochi, strumenti di lavoro, suoni e rumori. L’avventura della Maker Faire Rome è iniziata così, nel 2013 al Palazzo dei Congressi il 4 ottobre. In un palazzone squadrato e serioso, anche grigio, che per tre giorni si è riempito di colore e bambini. Un’invasione. Sono dovuti intervenire i pompieri. Troppa gente. Ma non starò qui a fare una cronaca delle 5 edizioni della Maker Faire a Roma, piuttosto mi piacerebbe mettere accanto, una a una, le 15 cose viste più interessanti. 5 edizioni: solo nella prima ci sono stati 35 mila i visitatori, 250 i progetti, 6 mila gli studenti, 200 le performance live e decine di workshop educativi. Nella seconda, all’Auditorium – Parco della Musica, 600 invenzioni, 90 mila visitatori. Ed è stato un crescendo di numeri, fino al 2015. 11o mila nel 2016 (la prima edizione alla Fiera di Roma, 700 invenzioni da 65 paesi, 6 padiglioni, 100mila metri quadrati). Compito peggio che complicato. Siete mai stati in una fiera? Vi ricordate di tutti gli stand di utensileria per la casa, vestiti, gastronomia varia che avete incrociato? Di una fiera ti resta addosso un’atmosfera, un mood, sensazioni, al massimo qualche istantanea. Ci provo con le 15 cose top. Ecco quindi un elenco parziale, parzialissimo e partigiano, che pesca qui e là nei ricordi, invenzioni sì, ma non solo.

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1. Io ballo con la Robot Band

Sulla spianata del Palazzo dei Congressi nel 2013 dribblò tutti: una band di robot (la One Love Machine Band) che suona heavy metal. Più precisamente a conquistare (e far ballare) grandi e piccoli l’esibizione del robot bassista di Kolja Kugler, artista di Berlino. Nel 2014, all’Auditorium ha fatto il bis. Protagonista anche all’Università La Sapienza nel 2015. Si farà sentire anche quest’anno.

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2. Cesare, Jack e Joey

Nessuno può sapere se saranno mai veramente i Leonardo da Vinci del XXI Secolo, ma le premesse ci sono o quantomeno c’erano. Portatori sani di innovazione. Giovanissimi. Alla Maker Faire Rome 2013 i protagonisti sono stati anche loro: Cesare Cacitti, (nel 2013 aveva 14 anni) e creatore di una stampante 3D, Jack Andraka, ideatore di un test non invasivo per la diagnosi di tumori al pancreas, Joey Hudy, inventore che, neanche sedicenne, ha già all’attivo brevetti e una presenza alla White House Science Fair. Jack Andraka continua a lavorare alla sperimentazione del suo test, nonostante i dubbi sollevati dalla comunità scientifica. Cesare Cacitti è stato anche protagonista dell’Opening Conference della Maker Faire Rome 2015 all’Università La Sapienza.

3. Emilia 2, il bolide che va con il sole

Alla Maker Faire Rome 2013 c’era anche Emilia 2, la vettura alimentata a pannelli fotovoltaici sviluppata dal team Onda Solare in collaborazione con l’università di Bologna e la Scuola di Maranello. La Ferrari solare, l’hanno chiamata così, si è presentata con il corpo in carbonio e un’armatura di 6 metri quadrati di celle fotovoltaiche al silicio. Nel 2011 ha partecipato al World Solar Challenge, la gara internazionale riservata alle automobili elettriche e prototipi a celle fotovoltaiche da tutto il mondo.

4. Il concerto a pedali dei Tetes De Bois

Dovevano suonare sul tetto del Palazzo dei Congressi, ma prometteva pioggia. Alla fine il concerto a pedali (in omaggio a Margherita Hack) i Tetes De Bois lo hanno fatto all’interno. Fra mille difficoltà e qualche ritardo, per evitare che il pubblico si spazientisse, a organizzare un live, o meglio un instant live, ci hanno pensato i ragazzi del FabLab Roma Makers. Vedere per credere.

5. Il robot para-rigori

Alla fine che fai, non li tiri due calci ad un pallone? Anche alla Maker Faire. Peccato che in porta c’era un robot che nel 2013 ha fatto fare una pessima figura pure a Vincent Candela (in gol dopo 11 tentativi). E non se l’era cavata benissimo neanche Pancaro. Una consolazione? L’automa, nato in Giappone, aveva messo in difficoltà pure Messi.

6. In mostra mezzo secolo di invenzioni

A 50 anni dall’invenzione del primo personal computer della storia, la Programma 101 di Olivetti, la Fondazione Make in Italy ha allestito una mostra-installazione ospitata nel Foyer della Sala Sinopoli dell’Auditorium – Parco della Musica per celebrare mezzo secolo di invenzioni. E’ il 2014, seconda edizione della Maker Faire Rome.

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7. Dale Dougherty

Ok, ok, lo conoscete tutti e lo incontrate tutti i giorni. Voi. Io, confesso, pur accanito lettore di Make Magazine, l’ho incrociato dal vivo, per la prima volta, nei corridoi dell’Auditorium – Parco della Musica, mentre girava tra gli stand come un curioso qualunque. Sto parlando di Dale Doughertyfondatore, president e CEO di Maker Media, l’editore di Make Magazine, lanciato nel 2005. Il papà delle Maker Faire (la prima si è tenuta nell’area di San Francisco nel 2006). Non esattamente una persona qualunque. L’anno dopo l’ho rivisto sul palco insieme a Riccardo Luna e Massimo Banzi, all’Università La Sapienza nel corso degli ultimi momenti della terza edizione. Incontri felici.

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8. La BigDelta di WASP

12 metri. Era così alta che per fotografarla tutta dovevi sdraiarti in terra. Però che effetto che faceva. La BigDelta di WASP (che sta per World Advanced Saving Project), la mega stampante 3D di Massimo Moretti, che ha già iniziato a stampare case a basso costo.

Dai blocchi di argilla escono abitazioni per chi non se le può permettere. Addio bidonville e baracche. Nel 2015 la BigDelta svettava dietro gli archi dell’Università La Sapienza di Roma, edizione numero tre della Maker Faire.

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9. House of drones

300 metri quadrati protetti da una rete di 22 metri. Uno spazio solo per i droni. Una voliera? Più o meno. Il sogno di Paolo Mirabelli, founder di DroniLab e vero riferimento in materia. La casa dei droni ha debuttato nel 2015 alla Maker Faire Rome alla Sapienza e dalla edizione alla Fiera di Roma ha raddoppiato gli spazi. Che si fa nella voliera? Nel rispetto delle norme di sicurezza, si fanno volare i droni, si prendono lezioni di volo, si fanno gare di droni.

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I vincitori del R.O.M.E. Prize 2016 Francesco Pezzuoli e Dario Corona (LiMiX) insieme a Neil Gershenfeld, Bruce Sterling e Simona Maschi – credits Makerfairerome.eu

10. Le mappe e i palloncini della Fiera di Roma

La quarta edizione è stata quella della Fiera di Roma (una superficie espositiva triplicata rispetto alla Sapienza), dei padiglioni con i palloncini, e dei corridoi della struttura prese d’assalto dai 25 mila ragazzi dell’open day dedicato alle scuole. Un’invasione arrivata dai parcheggi e dai prati. E’ stata l’edizione delle mappe per orientarsi e del R.O.M.E. Prize, il premio da 100 mila euro al miglior progetto maker europeo con il più alto impatto sociale: lo ha portato a casa un team delle Marche con un progetto che si chiamava Talking Hands, un guanto capace di tradurre in parole il linguaggio dei segni. Ma è stato anche l’anno della Opening Conference aperta sulle note di Bob Dylan, allora fresco di Nobel, e dell’omaggio a Dario Fo. “Ogni anno – disse allora Massimo Banzi  continuo a stupirmi piacevolmente del fatto che tanta gente aderisca al nostro invito a partecipare alla Maker Faire. Questo vuol dire che il desiderio di innovazione in Italia è di gran lunga superiore a quello che si pensa».

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11. Energia per l’acqua

Alla fine, imponente, alla Fiera c’era anche Watly, sistema di purificazione dell’acqua in grado anche di produrre energia elettrica e permettere la connessione ad internet, grande quanto due pullman messi in fila. Un progetto pensato soprattutto per le zone più povere del mondo, per dare la possibilità alle popolazioni del terzo mondo di avere un accesso più semplice alle fonti di acqua pulita ed energia gratuita. Al Padiglione 5 della Maker Faire c’era anche lui, l’ideatore, Marco Attisani.

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12. Neil Gershenfeld – Maker Hero

Sì, la sua biografia la conoscono tutti. Scrittore, fisico, direttore del MIT’s Center for Bits and Atoms e tantissime altre cose. Genio sì, e pure gentile. Ecco alla vigilia della Maker Faire Rome 2016 era in un fablab di Roma a mangiare pizza e panini e a discutere insieme a tutti, ma proprio a tutti. Venerdì era sul palco della Maker Faire Rome, per la Opening Conference. Sabato era nella giuria del R.O.M.E. Prize dopo aver discusso con i FabLab italiani di strategie condivise.

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13. Il Wall con i fantasmini al Padiglione 10

Maker Faire Rome 2016: una parete interattiva da Guinness lunga 16 metri. Al Padiglione 10 è stata la felicità dei bambini. Mentre i grandi discutevano nelle aule, loro si divertivano con i fantasmini della parete. Uno spettacolo.

14. Boldrini incontra i maker

Non so voi, ma io un presidente della Camera in una Maker Faire non me lo ricordo. Piaccia o non piaccia, Laura Boldrini lo ha fatto. Si è presentata a sorpresa il 2 dicembre 2017 (secondo giorno di Fiera), ha visitato il Padiglione 4, dedicato all’innovazione nel food, e poi il Padiglione 7 (Interaction) dove, nello spazio Arduino, ha incontrato Massimo Banzi, curatore della Maker Faire Rome. “Che i bambini e le bambine imparino a fare i programmatori e le programmatrici – ha detto mentre visitava gli stand – è importante per superare il gender gap e anche il digital divide, il divario digitale”. Ha anche ricordato con emozione il Coderdojo (la palestra di coding per piccoli programmatori) che si è tenuto 2 anni fa a Montecitorio.

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15. Da qui si riparte

Alla fine, l’ultimo slot me lo prendo come concessione. Nessuna invenzione, niente robot che fanno cose o stampanti 3D, né soluzioni che cambiano il mondo, ma parole. Solo un’istantanea. Uno. Riccardo Luna, 6 ottobre 2014, all’Auditorium: la cavea di una delle opere contemporanee più belle di Roma, l’agorà dei nostri tempi, in tripudio. Il sole di Roma, i bambini sulle spalle, i cappellini rossi. «Questo è l’ultimo giorno della Maker Faire, da qui si riparte per un’altra nuova stagione». Da qui si riparte.





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Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team


Le abbiamo viste spesso nei lanci su altri pianeti, camminare lentamente con i loro cingoli, per poi perdersi sul suolo di Marte, ad esempio. La “Sapienza Aerospace Student Association” ha ideato un progetto che consiste nella simulazione di una sonda terrestre, ispirata a quelle lanciate dalle varie agenzie spaziali internazionali sugli altri corpi celesti.

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Che cos’è il progetto di simulazione di sonda terrestre

Il Sapienza Technology Team ha creato un rover da esplorazione in grado di muoversi autonomamente, raggiungere determinati obiettivi e svolgere particolari funzioni, a seconda di ciò che gli viene comandato.

SSRP è programmato per muoversi sia da solo che su comando a distanza dalla ground station (un computer), e deve saper riconoscere quando si presentano ostacoli davanti o dietro, fornendo continuamente dati di sensoristica al suo controllore. È inoltre previsto che sia in grado di ricaricarsi attraverso due pannelli solari e che, se richiesto, possa catturare immagini e video dalla telecamera montata a bordo.

Per raggiungere questi obiettivi, il team è partito da una base con cingoli prefabbricata, sulla quale ha montato la struttura elettromeccanica, interamente progettata e stampata in 3D. Il rover è gestito dal single-board-computer Raspberry Pi3 (in pratica un computer con sistema operativo Linux) a cui si può accedere tramite wifi.

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I sensori più importanti presenti sul rover, sono:

  • sensori di distanza: due in totale, uno davanti e uno dietro, trasmettono costantemente la distanza registrata con dei segnali ad ultrasuoni. Con un’opportuna funzione, se il rover è in movimento e se questa distanza diminuisce oltre un valore minimo, è anche in grado di fermarsi e cambiare strada;
  • l’IMU (Inertial Measurement Unit), è un complesso di sensori costituito da un accelerometro, una bussola e un giroscopio, cui si aggiunge un sensore di temperatura, e permette al rover di capire in che modo è orientato e verso che direzione si sta muovendo;
  • il pan-tilt e il servo-driver sono l’insieme della struttura e dei controlli che sorreggono e dirigono la telecamera in ogni direzione. Essa può essere diretta in alto o in basso e a destra o sinistra, attraverso l’impostazione di due servomotori (ad angolo programmabile), con un’apertura per entrambe le direzioni di 180°;
  • la telecamera (12 MP) è in grado di catturare immagini e video (ad un limitato fps) ed inviarli in tempo reale alla ground station.

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Come nasce il progetto

La AIAA-Student Branch “Sapienza Aerospace Student Association” (SASA) è l’organo locale dell’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics), formata da soli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, promossa e voluta dal Consiglio d’Area di Ingegneria Aerospaziale.

SASA è nata nel 2012 per dare agli studenti la possibilità di sviluppare le proprie idee ed approfondire argomenti di interesse tramite seminari, convegni, visite guidate, laboratori. Come esperienza di punta, offre la partecipazione a gruppi di lavoro che gareggiano in competizioni internazionali: questa attività garantisce l’opportunità di progettare un sistema ingegneristico complesso in tutte le sue fasi (ideazione, progettazione, testing), produrre report preliminari e critici per il committente e testare in volo il sistema, utilizzando metodologie professionali ed applicabili nel mondo del lavoro e della ricerca.

Tramite queste esperienze SASA vuole intervenire nel processo formativo che garantisce una corretta acquisizione di competenze per la crescita di future figure professionali tecniche e dirigenziali spese nel miglioramento del sistema universitario e del Paese. L’azione è volta a garantire una commistione tra competenze teoriche e pratiche, sviluppo di capacità secondarie proprie dell’educazione non formale (teamwork) e creazione di un network di conoscenze e scambio di competenze con gli altri Paesi.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D


Dalla sua nascita la stampa 3D ha visto le più svariate applicazioni, da quelle biomedicali a quelle nel fashion, ma soprattutto in Italia c’è un ambito nel quale questa tecnologia si sta dimostrando sempre più utile e versatile, quello dei beni culturali.

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Che cos’è la stampa 3D applicata al restauro

Nasce così l’esperienza di 3DiTALY e Formlabs sulla stampa 3D applicata al restauro di opere d’arte presenti nei musei.

Grazie a questi processi i visitatori possono vedere statue, reperti, oggetti, nel loro antico splendore e non solo immaginarli. Strumenti digitali come scanner 3D, software 3D CAD e la stampante 3D Formlabs Form 2 aiutano il restauratore a portare a termine progetti che altrimenti avrebbe dovuto abbandonare.

Il restauratore può così ricostruire velocemente e con precisione parti mancanti dell’opera d’arte, senza doversi affidare a servizi professionali esterni.

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Credits: 3ditaly.it

Come nasce il progetto

3DiTALY e Formlabs sono leader in Europa nel settore della stampa 3D professionale. Oltre a produrre e vendere stampanti 3D si occupano anche della divulgazione dei nuovi metodi produttivi dell’Industria 4.0 in tutti i campi di applicazione.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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«Vi racconto il mio giro del Mondo alla ricerca del cibo che ci curerà»


La “ferma convinzione che il food (identità, cultura, energia, vita) possa essere uno strumento chiave per curare il mondo” e “la volontà di non essere solo un divulgatore di questo pensiero ma un attore attivo, capace di cooperare all’interno dell’ecosistema e capace di generare impatti tangibili”. Se potessimo partire da un principio, uno che sia veramente utile, per iniziare a raccontare Sara Roversi, potremmo partire da qui. Dal cibo come strumento di cura, intesa come riequilibrio e ripartenza, forse salvezza. La volontà di essere parte attiva in questa ricerca, invece, è scritta nelle cose, magari anche in una biografia. Bolognese, classe 1980, sposata, imprenditrice con il vizio della serialità e la passione per il cibo. Sempre in viaggio tra la via Emilia e il West (passateci la citazione), tra Bologna e gli States, (qui c’è una bio molto dettagliata) nel 2014 fonda il Future Food Institute, organizzazione no-profit impegnata nell’innovazione alimentare. Da maggio è stata impegnata in una Global Mission nei principali tech food hub del mondo: aziende, startup, università, centri di ricerca, cluster scientifici e tecnologici che danno impulso alla ricerca tecnologica applicata al settore alimentare, per promuovere un approccio all’alimentazione più sostenibile e consapevole e sviluppare nuove tecnologie e innovazioni nel settore alimentare.
Il 12 ottobre sarà tra i Pionieri del Futuro, protagonisti alle 10.30 all’Opening Conference della Maker Faire Rome, iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.  

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Maker Faire Rome

Sara Roversi, founder e presidente del Future Food Institute, organizzazione no-profit italiana impegnata nell’innovazione alimentare

Roversi, più due mesi di viaggio in 11 città. Com’è stare lontano da Bologna per 60 giorni?

«Per chi, come me, va alla caccia di talenti, innovazioni e parte con l’idea di tornare e portare valore all’Italia, è sempre un’avventura entusiasmante. Bologna è casa: è il luogo dove sono cresciuta, dove è nato Future Food, ma è soprattutto il cuore dell’Italian Food Valley, in cui si gustano, si discutono e si conservano le tradizioni gastronomiche che hanno reso famoso il nostro Paese nel Mondo».

E’ appena tornata da Tokyo…

«Sì, ed è una grande soddisfazione esserci tornata già due volte in poche settimane. La nostra Global Mission è davvero uno strumento potentissimo per creare relazioni che poi spesso danno vita a progetti concreti. L’Oriente ora rientra tra i nostri progetti di sviluppo strategico, è una fonte inesauribile di conoscenza e presenta grandi sfide ed al contempo grandi opportunità. Oltre a Tokyo anche Shanghai sta diventando un hub estremamente rilevante. La scorsa settimana sono intervenuta al 2050 China Food Tech Summit, che ha coinvolto alcuni tra i player mondiali più rilevanti della Food Innovation e tutte le grandi Food Corp, ma già da tre anni stiamo investendo energie per costruire solide relazioni nel paese del Sol Levante. Dal 2016 sono advisor del primo Food Tech Accelerator Cinese BitsxBites, abbiamo appena stretto un accordo con FoodTalk di Hangzhou, realtà che si occupa di educazione alimentare, e nel 2019 porteremo partirà proprio a Shanghai il nostro programma Future Food 4 Climate Change».

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Un tour all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità alimentare: quale città le ha dato di più? 

«Difficile sceglierne solo una. Posso pensare ai progetti e alle realtà a cui sono più legata. Per esempio Green Bronx Machine di Stephen Ritz, che ha trasformato le scuole dei quartieri degradati di New York in vere e proprie “farm” dove si insegna ai ragazzi a far crescere il proprio orto, in una prospettiva di social improvement. Poi mi viene in mente San Francisco, la seconda casa di Future Food, dove tra tutte le startup che affrontano il tema delle proteine del futuro è anche Beyond Meat, una realtà che riesce a creare fantastici burger vegani da proteine vegetali riproducendo colore e sapore della carne con ingredienti naturali e che noi abbiamo portato in Italia nei nostri ristoranti WellDone!». Ma poi soprattutto l’Asia: un concentrato di ispirazioni, insegnamenti, nuovi modelli, tecnologie avanzatissime, grandi sfide ambientali e sociali e opportunità. 

Si torna da un viaggio sempre con tantissime idee. Che cosa ha portato a casa?

«Una discovery Mission in compagnia di ricercatori provenienti da 13 paesi diversi ti fa davvero leggere il mondo con tante lenti differenti, un dono davvero prezioso che mi ha dato ancora una volta l’opportunità di apprezzare il valore della diversità. Questo viaggio mi ha fatto capire quanto sia fondamentale creare nuovi modelli che mettano uomo e cultura al centro, che dobbiamo trovare soluzioni innovative per far diventare le nostre città degli “ecosistemi” smart, che gli insetti non sono l’unica alternativa a cui pensare per il futuro delle proteine, ma soprattutto che dobbiamo continuare a ricercare nuovi metodi e strumenti per prevenire lo spreco e il consumo eccessivo di cibo».

Insieme a lei hanno viaggiato anche 15 studenti-ricercatori del master Food Innovation Program 3.0. Dopo tanti km insieme che tipo di legame si è creato?

«Un legame forte, davvero speciale, ma soprattutto ricco di stimoli e suggestioni. Il fatto che i ragazzi del Food Innovation Program vengano da tutto il mondo e da background completamente differenti l’uno dall’altro ti fa comprendere quanto le food solutions siano frutto di tanti contributi e di un caleidoscopio di visioni intrecciati: c’è chi studia il cibo nelle sue materie prime, chi lo sa raccontare sui social, chi lo rende arte e chi sperimenta le sue connessioni con la scienza. La food innovation è davvero una chiave efficace per generare impatti sulla comunità allargata, e per realizzarla il nostro motto è cooperare».

L’economia circolare è fra i trend del momento. La spieghiamo bene?

«L’economia circolare è il sistema che ha cominciato a diffondersi da quando abbiamo compreso i limiti dell’economia lineare, in cui la catena di produzione e consumo di qualsiasi materia finisce inesorabilmente con lo smaltimento dei rifiuti. In un mondo in cui il food waste è diventato, in termini di emissioni di CO2, il terzo Paese più grande al mondo dopo USA e Cina, è necessario un cambiamento radicale. Per questo si sono sviluppati sistemi circolari, in cui i rifiuti di oggi possono avere nuova vita, rientrare pienamente nella catena produttiva ed essere le risorse del domani. Ciò che cambia nell’economia circolare è proprio il disegno di produzione: non esiste più una vera tappa finale, tutto si reinserisce in un ciclo continuo».

Come facciamo a far sì che l’economia circolare non resti solo una moda?

«Non parlando soltanto di sensibilizzazione o facendo puro greenwashing, ma coinvolgendo soprattutto la grande distribuzione in processi integrati e responsabilizzanti. Noi di Future Food abbiamo “posato la prima pietra” con Waste2Value, un progetto creato da noi assieme all’associazione Impronta Etica e con la collaborazione di Coop Alleanza 3.0, Camst e IGD SIIQ. Waste2Value è nato con l’intento di sfruttare gli scarti alimentari di un centro commerciale (in modo particolare fondi di caffé e bucce d’arancia) in ottica di riutilizzo e di rivalutazione. Da questo progetto (sviluppatosi tra hackathon e incontri con esperti) è nato il prototipo RePOD, un fertilizzante in capsule per la coltivazione di un orto in casa. Cosa si può fare ancora? Curare il lato educational. Proprio a Maker Faire Rome stiamo organizzando l’Ocean Lab, una grande area con esperti internazionali che spiegheranno come far diventare i rifiuti marini (in primis la plastica) delle risorse per un futuro sostenibile. Questi sono solo piccoli passi, ma è una grande conquista poter collaborare e unire le nostre forze di tutti gli stakeholders per dare vita a un’idea completamente nuova in Italia».

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Food identities, è stata tra le parole chiave del tour del Future Food Institute. Come siamo messi in Italia?

«In Italia c’è tantissima voglia di preservare le nostre tradizioni, ma forse si guarda davvero poco a come veniamo percepiti all’estero e a come la nostra gastronomia viene comunicata. Non dimentichiamoci dello spinoso problema dell’Italian sounding: 6 prodotti su 10 all’estero sono falsi d’autore, il fake Made in Italy fattura 60 miliardi di euro in tutto il mondo e in Italia, per colpa di questo problema, abbiamo già perso 300 mila posti di lavoro. Dobbiamo conservare la nostra tradizione, ma dobbiamo promuoverla al meglio (come abbiamo fatto al Festival del Ragù appena passato a Bologna) e partire da noi con nuove soluzioni. Abbiamo ad esempio scoperto Authentico, un’app tutta italiana che consente di segnalare i prodotti fake facendo una foto geo-localizzata e scansionare codici a barre e loghi dei prodotti originali. La tradizione da sola ci chiude, abbiamo bisogno di aprirci ad un mondo di possibilità da scoprire ed opportunità tutte da cogliere».

Future Food Institute, che bolle in pentola?

«Il Future Food Institute sta diventando sempre più internazionale e dopo la sede a San Francisco attiva da oltre due anni e la branch a Madrid inaugurata a Maggio, è la volta dell’asia con Tokyo, Shanghai e Bangkok dove quest anno partiranno summer school ed bootcamp del programma Future Food 4 Climate Change. In Italia la nostra Future Farm da gennaio comincerà ad ospitare startup agritech; mentre parallelamente due nuovi progetti ci vedranno impegnati con un focus all’innovazione agritech nei paesi emergenti, il Premio UNIDO ed il progetto Rediscovered Food che ha l’obiettivo di scoprire e valorizzare 25 “crops” dimenticate».

Ci sarà anche lei tra i protagonisti dell’Opening Conference delle Maker Faire 2018. Come si diventa un pioniere del futuro?

«Non credo ci sia una ricetta per diventare pionieri. Credo che però questa mia incessante voglia di scoprire di più, sia dovuta al senso di responsabilità che abbiamo nei confronti del mondo che ci accoglie; alla preoccupazione nel vedere come questa evoluzione repentina stia danneggiano la salute dell’uomo e del pianeta».

 





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