5 startup che ci faranno arrivare su Marte


Quando pensiamo allo spazio, a tutto ciò che circonda la Terra e agli uomini che da eroi senza paura esplorano spazi sconosciuti, ci viene naturale pensare all’enormità delle distanze, eppure, rimpicciolire un po’ lo sguardo può rivelare grandi sorprese. Non ci sono solo NASA e le grandi agenzie: senza il lavoro di molte startup, la corsa allo spazio non sarebbe così rapida.

Spazio alle startup

All’insaputa di molti, notevoli innovazioni e tecnologie che rendono possibili le spedizioni aerospaziali sono opera di piccole startup e non delle aziende più note che storicamente hanno dominato il settore.

Secondo la società di investimento Space Angels, gli investitori privati di 120 società di venture capital hanno investito quasi $ 4 miliardi in startup spaziali nel 2017, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Siamo lontani dalla definizione di novità transitorie e molte di queste startup stanno apportando contributi preziosi che saranno fondamentali per realizzare un futuro multiplanetario.

Trattandosi di un trend mondiale, la NASA non poteva farsi sfuggire l’occasione di fiutare idee veramente innovative e per questo ha avviato un programma, già da 3 anni, chiamato iTech per supportare e identificare nuove realtà meritevoli.

La NASA sta inoltre conducendo un contest per l’ideazione di una nuova tipologia di habitat stampato in 3D che mira a far avanzare le tecnologie e le tecniche di costruzione additiva per le missioni con equipaggio su Marte.

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Il team SEArch+/Apis Cor di New York che ha partecipato al bando della NASA per la realizzazione di habitat sostenibili per l’uomo nello spazio.

Gli inventori e le startup che partecipano a queste competizioni stanno dimostrando che la costruzione dell’infrastruttura necessaria per stabilire una presenza umana permanente su altri pianeti richiede il coinvolgimento di tutte le realtà aziendali, sviluppatrici e creative del settore tecnologico, da quelle più grandi alle più piccole.

Abbiamo dato un’occhiata ai vincitori del progetto iTech della NASA per scoprire più da vicino le startup che ci permetteranno di vivere domani su un altro pianeta.

SpaceFactory A.I

MARSHA di SpaceFactory ha vinto il secondo posto nell’ultima fase del bando indetto dalla NASA. MARSHA è una struttura realizzata verticalmente anziché orizzontalmente per ottenere il massimo dell’efficienza dello spazio e una stabilità superiore. Il progetto dimostra molta attenzione all’esperienza umana e al benessere, un aspetto troppo spesso ignorato ma assolutamente critico della progettazione dell’habitat.

Apptronik

Apptronik sviluppa robot bipedi simili a quelli umani che possono operare all’interno di ambienti progettati per l’uomo. Lo sviluppo di robot che possano lavorare a fianco di persone senza un’occupazione specifica sarà la chiave in futuro per garantire che le macchine siano effettivamente un aiuto e non un peso per gli esploratori marziani.

Cemvita Factory

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Un esempio di estrazione dell’acqua dal suolo marziano (Fonte @NASA)

La tecnologia di Cemvita imita la fotosintesi per creare ossigeno, integratori nutrizionali, probiotici e altri prodotti chimici utili dalla luce solare. Ciò consente agli astronauti di generare risorse importanti in loco con pochissime materie prime: una capacità preziosa poiché inviare disposizioni in eccesso con un equipaggio su Marte sarà probabilmente proibitivo.

Danish Aerospace Company

Danish Aerospace  ha presentato un progetto per purificare l’acqua utilizzando membrane passive per consentire una filtrazione naturale, leggera ed energeticamente efficiente. Avere metodi semplici per purificare l’acqua, sia che si tratti di acque reflue umane o di acqua estratte da Marte, è essenziale per la sostenibilità a lungo termine di qualsiasi avamposto o colonia marziana.

Ion Power Group

La tecnologia di Ion Power Group converte gli ioni caricati elettricamente nell’atmosfera marziana in energia utilizzabile. Questi ioni vengono costantemente creati dai raggi cosmici galattici e sono abbondanti su Marte, fornendo una fonte di energia rinnovabile per i coloni marziani.

Sebbene le agenzie spaziali come la NASA e le principali compagnie aerospaziali di tutto il mondo continuino ad essere le forze trainanti del viaggio dell’umanità su Marte, un numero crescente di startup sta collaborando con i propri progetti per fornire tecnologie di supporto fondamentali, che ci permetteranno di vivere su Marte in un futuro non troppo lontano.





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La NASA usa la Realtà Aumentata per costruire il suo nuovo veicolo spaziale


La NASA ha scelto di utilizzare gli HoloLens di Microsoft per costruire il nuovo veicolo spaziale più velocemente. Come riportato dal MIT Technology Review, gli ingegneri incaricati della Lockheed Martin indosserebbero proprio gli HoloLens per assemblare parti della nuova capsula dell’equipaggio di Orion: una tecnologia in grado di sostituire un manuale di istruzioni da 1500 pagine.

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At the NASA Michoud Assembly Facility in Louisiana, Lockheed Martin technicians have completed construction of the first Orion capsule structure that will carry humans to deep space on Exploration Mission-2. Image courtesy of NASA (PRNewsfoto/Lockheed Martin)

Viti, bulloni e capsula finita

Nei visori, si spiega, gli addetti vedono scorrere gli ologrammi che mostrano i modelli creati tramite il software di progettazione tecnica. I modelli sono sovrapposti a pezzi già assemblati e le informazioni, come le istruzioni di serraggio, si spiega ancora, possono essere visualizzate proprio sopra i fori a cui sono pertinenti. Non da ultimo, gli addetti possono vedere come sarà il prodotto finito. I modelli virtuali attorno ai lavoratori sono anche codificati secondo i colori in base al ruolo della persona che utilizza l’auricolare.

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credits LOCKHEED MARTIN

Anche nello spazio

In realtà l’obiettivo finale è portare la realtà aumenta nello spazio, per fare in modo che gli astronauti svolgano in modo più intuitivo le operazioni di manutenzione.

Fra 5 anni

Secondo Brian O’Conner, Vice President of Production at Lockheed Martin Space Systems, è necessario che Microsoft apporti alcuni adattamenti di sviluppo della piattaforma e della portabilità degli HoloLens (utilizzati dai lavoratori per un massimo di 3 ore, poi diventano scomodi) ma ritiene anche che tra 5 anni “non credo si troverà una produzione efficiente che non abbia questo tipo di realtà aumentata ad assistere gli addetti”.





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Ninja Morning, il buongiorno di martedì 9 ottobre 2018


Google

Google ha nascosto un difetto di sicurezza nel suo Google+ che avrebbe rivelato alcune informazioni degli utenti, come nome, indirizzo email, professione, sesso ed età, anche quando questi dati erano stati classificati come privati. La notizia è stata riportata dal Wall Street Journal prima dell’annuncio della società di Mountain View, avvenuto ieri mattina con un post sul proprio blog aziendale. Google ha precisato di non avere prove che suggeriscano che gli sviluppatori di terze parti fossero a conoscenza del bug, attivo tra il 2015 e il 2018, o che ne abbiano abusato. La compagnia ha detto anche che ha risolto il bug a marzo 2018 poco dopo averne appreso l’esistenza. Secondo il WSJ che l’azienda ha scelto di non segnalarlo a causa del timore di sanzioni che avrebbero assimilato Google a Facebook (era appena scoppiato il caso Cambridge Analytica).

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Microsoft

Microsoft ha sospeso l’aggiornamento di ottobre del suo sistema operativo Windows 10. Sembra che, una volta installato, cancelli alcuni dati e file di malcapitati utenti. “Abbiamo sospeso la distribuzione dell’October 2018 Update per Windows 10 (versione 1809) per tutti gli utenti mentre indaghiamo sulle segnalazioni isolate ricevuti da utenti che lamentano la perdita di file a seguito dell’aggiornamento”, si legge sulla pagina di supporto per l’October Update. L’aggiornamento aveva presentato in precedenza altri problemi, come l’incompatibilità con i più recenti processori di Intel.

Intel

Intel ha presentato i nuovi Core di nona generazione, microprocessori per PC fissi che si rivolgono a chi desidera assemblarsi da solo un computer per giocare o lavorare, ma anche a tutti i produttori di PC già assemblati che sono pronti a rinnovare la propria offerta. Fiore all’occhiello di questa nuova famiglia di CP è il modello Core i9-9900K, che porta a otto il numero di unità di elaborazione integrate nel processore.

Nasa

A violare il sito della Nasa nel 2013, sfruttando alcune falle del sistema per sostituire la home page, fu un ragazzino italiano appena ventenne. Lo hanno scoperto gli investigatori della Polizia Postale al termine di una lunga indagine coordinata dalla procura di Brescia che ha portato all’iscrizione nel registro di un disoccupato di Salò, che oggi ha 25 anni e che ha ammesso il suo ruolo e le sue responsabilità. Le accuse nei suoi confronti sono di accesso abusivo e danneggiamento a sistema informatico.

ninja

In agenda

COMUNICAZIONE DIGITALE – A circa un anno dalla presentazione ufficiale della prima edizione, Unicom insieme ad Assocom, FCP-Assointernet, Fedoweb, Fieg, IAB Italia, Netcomm e Upa presenta a Milano la seconda edizione del Libro Bianco sulla comunicazione digitale. Tra gli aggiornamenti è stato implementato ed approfondito il capitolo “Brand Safety e Brand Policy”. Sono stati inoltre inseriti i nuovi dati sugli investimenti pubblicitari nel capitolo “Trasparenza su investimenti pubblicitari” e ampliata la lista delle società di ad-verification nel capitolo “Viewability”.
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Potrebbe essere il Regno Unito il primo Paese in cui Amazon aprirà i suoi supermercati senza casse e cassieri. Lo ha scoperto il Sunday Times

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Piaggio sceglie il Web per lanciare la vendita della Vespa Elettrica
La Vespa in versione green si può prenotare da oggi in due siti. Sarà nei concessionari da novembre: 100 km di autonomia con una ricarica di 4 ore

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Una scuola di IPO per 11 (ex) startup italiane
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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D
Tra le tante applicazioni della stampa 3D, oggi in Italia una delle più interessanti è legata al restauro dei beni cultura

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Un rover da esplorazione che registra dati e li trasmette: dall’Università La Sapienza di Roma un esempio di come si sviluppano nuove competenze

Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio
Maker Faire Rome 2018 dedica allo Spazio un intero padiglione e una mostra. Alla opening conference interviene Don Eyles, il papà del software dell’Apollo

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Abbiamo visitato la Milan Games Week 2018 e vi raccontiamo le ultime novità tra eSport e innovazione
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Facebook ha lanciato un display per le videochat da salotto
Portal di Facebook è una sorta di smart display, simile all’Echo Show di Amazon, equipaggiato con una videocamera dotata di intelligenza artificiale





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La NASA vuole usare polvere lunare per costruire direttamente sulla Luna con la stampa 3D


La NASA ha intenzione di inviare nuovamente degli astronauti sulla Luna, questa volta in modo più sostenibile. Questa l’affermazione di un amministratore dell’agenzia spaziale, Jim Bridenstine che dice che l’interesse è completamente diverso dal lasciare impronte e bandierine sulla superficie. “Questa volta andremo per rimanere” ha detto in un incontro con i consulenti della NASA ad agosto.

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Non è ancora chiaro se verrà creata una sorta di base lunare di lunga durata ma, se così sarà, avremo bisogno di utilizzare il più possibile le risorse reperibili in loco, per mantenere in vita gli astronauti ma anche per costruire. In questo senso, la Luna potrebbe avere molto da offrire.

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La scoperta fu importantissima, dal momento che l’acqua è indispensabile alla sopravvivenza umana, ma le applicazioni possibili dipendono anche dalle possibilità di separare gli elementi di base in ossigeno e idrogeno per produrre carburante. Non si tratta quindi, semplicisticamente, di fare il bucato e innaffiare le piante.

Gli scienziati della NASA vogliono trasformare la polvere lunare da problema in opportunità

Uno dei problemi maggiori all’abitabilità del pianeta è l’abbondanza di polvere sulla superficie lunare.

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Gli scienziati hanno pensato a diversi modi in cui impiegare il suolo lunare, trasformandolo in una sorta di materiale da costruzione. La regolite, di cui è composto il suolo del pianeta potrebbe essere lavorato per diventare materia prima per la stampa 3D, consentendo di alleggerire il peso delle spedizioni spaziali. Invece che lanciare tutte le forniture necessarie per realizzare una base lunare dalla Terra, la NASA potrebbe inviare un robot da scavo e stampanti 3D da utilizzare per realizzare strutture anche molto complesse. Attualmente il materiale viene sviluppato presso gli Swamp Works della NASA nel Kennedy Space Center.





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La Cina è il leader mondiale dei droni ma due startup USA tentano la rimonta


Le startup di droni statunitensi non hanno mai avuto vita troppo facile, in un mercato dominato dalle aziende di servizi, ma due startup americane sono certe adesso di poter dare un sostanzioso contributo alla competizione con la Cina, leader del mercato mondiale.

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Impossible Aerospace, una startup della Silicon Valley fondata da Tesla e alcuni membri di SpaceX, ha annunciato che metterà in vendita un drone con un’autonomia di volo pari a due ore, disponibile per dipartimenti di polizia, squadre di vigili del fuoco o di assistenza e soccorso. Si tratta di un significativo progresso, considerando che la maggior parte dei droni adesso in uso non supera i 30 minuti di autonomia in volo con una singola carica.

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Un’altra startup, Skydio, ha progettato droni follower che seguono autonomamente i proprietari evitando gli ostacoli. Un traguardo ancora non tagliato dai competitor. Nelle scorse settimane ha lanciato alcune nuove funzionalità legate alla registrazione video che li rendono sempre più adatti alla registrazione e alla condivisione di questi contenuti.

Impossible Aerospace e Skydio si troveranno a competere contro DJI, il leader mondiale dei droni, che ha registrato entrate per 2,7 miliardi di dollari l’anno scorso, ed è molto conosciuto per il famoso drone Phantom: è il drone commerciale più popolare sul mercato.

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Può essere utilizzato per tutto anche per le operazioni di ricerca e soccorso. Anche il prezzo è abbordabile: in 1.500 dollari racchiude funzionalità avanzate come hovering preciso e streaming video live.

DJI è così prolifico che, essenzialmente, elimina i potenziali concorrenti. All’inizio di quest’anno, GoPro ha abbandonato il mercato dei droni, citando problemi di concorrenza. Nel frattempo, 3DR, un’altra compagnia americana di droni, ha smesso di vendere il suo prodotto l’anno scorso.

Il CEO di Impossible Aerospace, Spencer Gore, non è però preoccupato: “La gente dice che le compagnie di droni americani non possono essere competitive perché è difficile produrre un prodotto qui”, ha detto Gore a CNNMoney. “Direi che è l’esatto opposto, non penso che i droni fossero abbastanza americani”.

I droni verranno prodotti in USA

Impossible Aerospace progetterà e assemblerà i suoi droni nel Paese, rompendo la tendenza delle aziende tecnologiche statunitensi che fabbricano all’estero. Gore, che in precedenza ha lavorato come ingegnere sulle batterie presso Tesla, ha visto in prima persona i vantaggi di un’azienda che produce un prodotto insieme ai suoi ingegneri. Ha detto che la vicinanza rende i dipendenti più responsabili l’un l’altro e stimola l’innovazione.

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Molti elementi del team hanno esperienza di questo tipo di produzione interna e anche Skydio sta adottando un approccio simile. Il drone base di Impossible Aerospace ha un costo di 7.500 dollari, mentre il modello entry level di Skydio costa 1.999 dollari.

Le restrizioni sui droni DJI

Queste aziende hanno un vantaggio si DJI: nel 2017, l’esercito americano ha vietato l’utilizzo di droni della compagnia cinese, sospettando una raccolta di dati sensibili.

DJI ha respinto l’accusa e assunto un investigatore forense, che ha dimostrato come le trasmissioni di dati possano essere disattivate, ma le agenzie governative statunitensi non hanno mai revocato le restrizioni sui droni.

Il divieto è arrivato mentre le agenzie statunitensi estendevano rapidamente il loro uso di droni, trovando un po’ di difficoltà nel reperire abbastanza droni made in USA.

I partner governativi, tra cui la NASA, il Dipartimento per la Sicurezza Interna e la Difesa, stanno lavorando per confermare se i nuovi droni DJI soddisfino gli standard di sicurezza dei dati. La decisione dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.





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La NASA rende pubbliche per la prima volta le registrazioni dell’Apollo 11


Quando l’Apollo 11 scese dal buio dello spazio, toccando il suolo lunare per la prima volta il 20 luglio 1969, tre uomini coraggiosi divennero immortali, tre astronauti ricordati per sempre per un singolo atto che consegnava le loro carriere alla storia. Erano Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, nomi che tutti associamo a quella prima missione sulla luna. Dietro di loro, però, sulla Terra, c’era una squadra di ingegneri, scienziati, supervisori ed esperti che alla fine hanno consentito il successo della missione spaziale.

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19.000 ore di audio dell’Apollo 11

Oggi, per la prima volta, la NASA ha rilasciato oltre 19.000 ore di audio di questa missione storica, con la registrazione originale di ogni voce su quelle tracce.

Nella versione rilasciata dalla NASA sono incluse le versioni digitalizzate di ogni conversazione, dal banale suono del conto alla rovescia, alla famosissima frase di Armstrong: “Questo è un piccolo passo per l’uomo; un grande passo per l’umanità”.

Le registrazioni sono disponibili sul sito dedicato all’archivio della missione della NASA e ora anche su Archive.org.

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Il progetto

Il lavoro di digitalizzazione delle registrazioni, che rappresentano ancora solo il 25% di tutte quelle del progetto Apollo, è durato cinque anni e ha visti impegnati i ricercatori e i volontari della University of Texas di Dallas e del NASA Johnson Space Center. Per ascoltare integralmente le 19.000 ore di audio, sarebbero necessari più di due anni.

Alcune di queste conversazioni erano già state diffuse, ma quelle in cui gli esperti discutevano di dettagli tecnici e a volte anche delle loro vite erano rimaste conservate in camere di sicurezza climatizzate, dove potevano essere riprodotte solo grazie a un registratore a nastro conservato presso il Johnson Space Center della NASA.

Oltre alle 19.000 ore di audio digitalizzato, i ricercatori hanno reso disponibili anche le trascrizioni di ogni conversazione, caricandole sul database e arricchendole di metadati per facilitare le future ricerche.



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