Le intelligenze artificiali non sono il male (ma dipende da come le useremo)


L’intelligenza artificiale in tutte le sue forme sta entrando sempre più nelle nostre vite, tanto che questa buzzword è spesso usata a sproposito: c’è la vera intelligenza artificiale e quella che sembra una AI, ma non lo è.

Possiamo includere in quest’ultima categoria tutte quelle tecnologie e dispositivi che fanno un uso intelligente di sensori e logiche programmate per portare a termine il loro compito. Sono dispositivi tecnologici e smart ma non hanno nulla a che fare con l’intelligenza artificiale.

Un esempio di device smart ma tutt’altro che intelligente è il forno a microonde che pesa il cibo inserito al suo interno e, in base alla vostra indicazione sul tipo, decide il tempo di scongelamento, o in base alla ricetta scelta, effettua la successione di tempi e potenza di cottura, indicandovi cosa fare e quando farlo.

L’intelligenza artificiale artificiale, o Fauxtomation

Astra Taylor (@astradisastra), scrittrice e documentarista,  ha battezzato questo fenomeno fauxtomation, falsa automazione, o anche “intelligenza artificiale artificiale”.

Secondo la definizione da lei lanciata poco più di un anno fa su Twitter, fauxtomation è quando i lavoratori sono resi invisibili per mantenere l’illusione che le macchine e i sistemi sono più intelligenti di quanto lo siano effettivamente.

Un fenomeno che è sempre esistito, basti ricordare l’automa capace di giocare a scacchi, il turco meccanico. Sì, quello che poi ha ispirato nel nome il servizio Amazon, Mechanical Turk. E con buona ragione. 

Nel 1800, Wolfgang Von Kempelen creò questo robot, con le sembianze di un turco, e girava il mondo stupendo le persone con le sue capacità di giocare a scacchi.

fiducia IA

Ma c’era il trucco: dentro il meccanismo si nascondeva una persona. Era quella a decidere le mosse.

Se pensiamo che nessuno oggi potrebbe farsi raggirare da un trucco tanto semplice, siamo in errore.

Spesso e volentieri le aziende, anche giganti come Facebook, sfruttano la magia che desta l’espressione “intelligenza artificiale” per magnificare nuove feature o servizi, o per giustificare certe imperfezioni in essi, dato che sarebbe una tecnologia in fase di sviluppo e miglioramento.

  “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Si parla spesso, per esempio, di quanto e come gli algoritmi intelligenti di Facebook siano capaci di gestire e moderare notizie, foto e segnalazioni, dimenticando che la decisione è in realtà presa da un umano.

Il documentario “The Moderators” di Field of Vision, girato l’anno scorso, mostra proprio il primo giorni di addestramento e lavoro di un gruppo di persone che decideranno se un contenuto dovrà trovare posto sui social oppure no.

Attenzione! Le immagini, per la natura stessa del soggetto, potrebbero disturbare la sensibilità di alcuni.

La fiducia nei confronti dell’intelligenza artificiale

Ma cosa c’entra tutto questo con la fiducia nelle intelligenza artificiale? 

Il tentativo di mascherare l’intervento umano e presentare i successi come aspetti positivi di una implementazione di sistemi di AI non mette però al riparo dalle ricadute degli errori commessi.

Tanto per citare uno, il più famoso ma non l’unico, la fotografia della bambina vietnamita che scappa, spogliata dai suoi vestiti dalle bombe al napalm, e che i sistemi di Facebook hanno censurato, perché mostrava nudità.

Ma non sono solo le ricadute negative della faxutomation a provocare sfiducia nelle intelligenze artificiali.

Un altro aspetto critico e fondamentale per istillare fiducia è l’eliminazione del Bias negli algoritmi.

Non importa quale sistema si utilizzi per creare e addestrare una AI, i suoi algoritmi (e quindi i suoi risultati) saranno influenzati dai bias cognitivi degli umani che la creano e addestrano, e difficilmente potranno essere migliori. 

Senza dimenticare quanto afferma James Hender, direttore dell’istituto per l’esplorazione dei dati e applicazioni al politecnico Rensselaer, che, interpellato da IBM, dichiara: “Le AI possono essere utilizzate per il bene della società.

Ma possono essere usate per produrre altri tipi di impatto sociale, in cui il bene di un uomo è il male per un altro. Dobbiamo rimanere consapevoli di questo”.

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Sono ben 188 i bias cognitivi che affliggono noi esseri umani e i rischi qualcuno venga trasmesso sono elevati.fiducia IA

Se non bastassero questi due aspetti, occorre considerare anche l’etica. 

Automobili che si guidano da sole, sistemi d’arma intelligenti e altri dispositivi dotati di AI devono spesso prendere decisioni difficili anche per un essere umano.

Decisioni etiche che è ancora più difficile trasmettere ad una macchina poiché, come dichiara Vijay Saraswat, scienziato capo della IBM compliance solutions: “Che significato ha la nozione di etica per una macchina a cui non importa se quelli intorno continuano ad esistere, che non ha sentimenti, che non può soffrire, che non sa cosa siano i diritti fondamentali?”

Secondo gli scienziati interpellati da IBM per il suo studio “Building trust in AI”, instillare una morale nei sistemi di intelligenza artificiale non è facile, perché l’umanità non condivide un unico sistema di valori. Quale andrebbe insegnato, dunque?

Esiste un test predisposto dal MIT di Boston, nel quale dovreste decidere cosa dovrebbe fare una automobile a guida autonoma in diverse condizioni critiche. Alla fine del test della moral machine, così l’hanno battezzata al MIT, potrete confrontare quanto le vostre decisioni siano condivise da chi vi ha preceduto nel test.

Falsa automazione, bias e sistema etico però non bastano a spiegare perché in molti non si fidino delle intelligenze artificiali.

Un ultimo aspetto riguarda la mancata trasparenza degli algoritmi: come delle scatole nere, i sistemi prendono decisioni di cui non è dato sapere il fondamento.

Questo aspetto ha causato il fallimento di un progetto di diagnostica precoce del cancro, creato da IBM, Watson for oncology.

Nonostante i 14 mila pazienti trattati, quando i dottori dovevano interagire col sistema, c’erano due situazioni possibili: il sistema confermava la diagnosi del dottore oppure la contraddiceva.

Nel primo caso i dottori percepivano che il sistema fosse inutile e non producesse alcun valore aggiunto, nel secondo lo bollavano, semplicemente come incompetente, dato che il sistema non era in grado di spiegare come, analizzando la mole di dati a disposizione, fosse arrivato ad una conclusione diversa.

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Un problema, quello della oscurità degli algoritmi, che mina la fiducia nei sistemi che prendono decisioni di altro genere, per esempio, i sistemi che valutano se concedere un prestito a qualcuno, o che decidono se vendere o acquistare titoli azionari, o se l’aereo in avvicinamento è amico o nemico o, ancora, se l’aero passeggeri è in volo stabile e livellato oppure no.

Sono molti i casi in cui questi algoritmi per ragioni diverse, hanno fallito o, per assurdo, proprio perché non lo hanno fatto, creano timore e sfiducia nelle persone. 

E non sempre sono persone qualunque: sono oltre 3mila gli scienziati e personaggi, tra cui Elon Musk e il team di sviluppo di Google Deep Mind che hanno firmato, insieme con 241 organizzazioni, una petizione presentata all’ONU contro lo sviluppo di sistemi di arma autonomi, i cosiddetti Robot killer. 

Una petizione identica a quella presentata da ben 26 nazioni: Algeria, Argentina, Austria, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Djibouti, Ecuador, Egitto, Ghana, Guatemala, Vaticano, Iraq, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Peru, Palestina, Uganda, Venezuela, Zimbabwe.





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Il primo tunnel di Boring Company aprirà a dicembre (ha detto Elon Musk)


Il CEO di Tesla e SpaceX Elon Musk ha annunciato in un tweet domenica che la sua Boring Company ha quasi completato il primo tunnel, che sarà inaugurato il 10 dicembre e correrà sotto Hawthorne nella zona di Los Angeles. Sempre domenica, l’amministratore delegato ha twittato che l’evento di apertura prevede corse gratuite per il pubblico il giorno seguente, con partenza dal quartier generale di SpaceX a Hawthorne, in California. La velocità massima nel tunnel, secondo il CEO, sarà di 250 Km/h. A giugno, Musk ha anche vinto un bando per la costruzione di un treno ad alta velocità dall’aeroporto internazionale O’Hare di Chicago fino al centro della città. La nuova linea ferroviaria, anche Chicago Express Loop, prevede viaggi di 12 minuti in veicoli elettrici chiamati skates.

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Partita per scherzo

Musk ha precedentemente affermato che la sua società di tunneling “è partita per scherzo” e ha ammesso anche che il progetto potrebbe fallire. Musk, che si è tenuto abbottonato sui progressi della compagnia, ha usato diverse acrobazie finanziarie tra cui la vendita di lanciafiamme da 500 dollari per finanziare i test e lo sviluppo del progetto.





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Elon Musk vuole entro 6 mesi un (suo) chip di intelligenza artificiale per le Tesla


Un chip di intelligenza artificiale prodotto in casa e con tanta potenza di calcolo in grado di dare il boost alla Tesla e accelerare i progressi dello sviluppo delle sue soluzioni di guida autonoma. E’ questa la nuova idea di Elon Musk, che potrebbe essere realizzata nel giro di sei mesi ed essere disponibile con un ‘semplice’ upgrade. A riportarlo il magazine di settore electrek.co, a pochi giorni di distanza dal debutto della nuova versione 9 del software di gestione delle Tesla che ha portato già miglioramenti alla gestione delle auto.

Il CEO di Tesla Elon Musk ha confermato tramite Twitter l’imminente arrivo di un chip di nuova generazione per il sistema di guida assistita Autopilot. Lo ha fatto in risposta proprio al tweet di Elecktrek che riportava alcune anticipazioni in merito al nuovo processore, in grado di garantire prestazioni superiori grazie ad un sistema di reti neurali.

Ma non basta. Musk vuole di più: secondo il miliardario il nuovo chip offrirà un aumento delle prestazioni in termini di capacità di calcolo: si parla di performance superiori dal 500% al 2000% in più rispetto a quanto avvenga attualmente. Ecco nel dettaglio cosa può significare.

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Upgrade

Il super chip permetterà a Tesla di sviluppare nuove soluzioni tecniche e sfruttare al massimo i sensori presenti sulle auto. Elon Musk ha fatto sapere che tutti coloro che hanno acquistato un’auto con l’optional “guida autonoma al massimo potenziale” potranno effettuare l’upgrade gratuitamente alla nuova piattaforma hardware. Per gli altri, invece, il costo sarà di circa 5 mila dollari. Le nuove auto prodotte avranno da subito a bordo il nuovo chip.

Coast to coast in autonomia

Tesla ha iniziato a sviluppare il proprio chip due anni fa e la nuova piattaforma hardware e il software 9 delle Tesla potrebbero consentire all’azienda di riuscire a pianificare quel viaggio coast-to-coast in autonomia, più volte annunciato ma mai concretizzato.

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…E Musk ha registrato anche un brevetto per la TeslaTequila


Dopo essersi dato alle auto elettriche con Tesla, al trasporto nello spazio con SpaceX, ai tunnel sotterranei di treni super veloci con Boring Company e ai lanciafiamme, Elon Musk continua a far parlare di sé ed è uno spasso (fatevelo dire) stargli dietro. E’ notizia di stamattina che vuole costruire un robot tipo Mazinga Z, ma pochi sanno che il miliardario (eccentrico, sì) vuole darsi anche alla tequila. No, non ha deciso di affogare i giorni nell’alcol e, sì, anche questo l’aveva annunciato in un tweet il primo aprile scorso.

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Pesce d’aprile

Il CEO di Tesla ha registrato un brevetto per il marchio Teslaquila. Si tratta di quello che è stato al centro di un tweet scritto il primo aprile scorso dal fondatore del produttore di auto elettriche. Secondo CNBC, Tesla lunedì scorso ha depositato presso il Patent and Trademark Office americano il marchio per un “liquore distillato di agave” e per un “liquore distillato di agave blu”. La parola “Teslaquila”, come detto, è stata per la prima volta da Musk l’1 aprile 2018, quando schernì tutti dicendo che il gruppo di auto stava finendo in bancarotta. Uno dei tweet recitava: “Elon è stato trovato svenuto appoggiato a una Model 3, circondato da bottiglie ‘Teslaquilla” e con i segni di lacrime ormai seccate sulle sue guance”. Qualche giorno dopo pubblicò su Instagram la foto di una bottiglia di tequila con il logo Teslaquila. Non c’è nessuna certezza che la bottiglia arrivi sul mercato ma il gruppo ha segnalato “l’intento d’uso” del marchio.





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Elon Musk ti porta la Tesla a casa gratis e mobilita anche i volontari


E’ una corsa contro il tempo: consegnare più Tesla Model 3 possibile entro la fine del trimestre estivo. Per raggiungere questo obiettivo, la società di Elon Musk ha deciso di offrire  ai suoi clienti la consegna porta a porta (door to door service) per evitare di costringerli ad un noioso viaggio, anche se breve, per andare a ritirare le loro nuove autovetture. Secondo il magazine Electrek, Tesla ha lanciato un servizio chiamato “Tesla Direct” che offre, appunto, le consegne delle Model 3 “porta a porta”. E gratis. Per portare a buon fine le consegne il miliardario ha mobilitato anche gruppi di volontari per orientare chi aveva prenotato la Tesla. Come riportano i quotidiani locali, Musk ha mobilitato la comunità della zona di Los Angelese, sabato, i centri di consegna di Tesla c’erano volontari pronti ad aiutare i nuovi proprietari. Si dice che persino lo stesso Elon Musk fosse in un centro di Fremont (500 km da Los Angeles) a dare una mano. 

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Che sta succedendo

I clienti di Los Angeles stanno ricevendo un’email da parte della società di Elon Musk in cui è evidenziata la disponibilità di questo particolare di consegna che permette di ricevere l’auto comodamente a casa o in ufficio. Il servizio di consegna sarà, come dicevamo gratuito. Non è ancora chiaro quanto andrà avanti nel tempo ma si tratta di una buona idea per rendere più spedite le consegne delle Model 3 e di fidelizzare maggiormente i clienti.

 

Obiettivi ambiziosi

Ma Tesla è solo a metà strada nella consegna del Modello 3. Questo terzo trimestre, Tesla mira a produrre 50.000-55.000 Model 3 (un numero record di veicoli, ma ancora solo una parte della produzione pianificata di 10 mila a settimana). Alla fine, Tesla prevede di produrre 500 mila Model 3 l’anno, mentre l’obiettivo per il SUV crossover, il Modello Y , si attesta su un 1 milione di unità all’anno.

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Come in Black Mirror, presto potremo scaricare e rivedere i nostri ricordi


Vi ricordate il film atto di forza con Schwarzenegger? Tratto da un racconto di Philip K. Dick (che ancora una volta, potremmo dire, aveva previsto tutto) descrive un futuro in cui una azienda, la Total Recall, con una tecnologia non troppo invasiva, permette ai suoi clienti di ricordare certe esperienze, senza mai averle vissute nella realtà.

Elon Musk ha annunciato di recente una interfaccia creata dalla Neuralink che potrà trasformarci in cyborg, interfacciando il nostro cervello con dispositivi esterni.

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Anche un’altra azienda, la Openwater guidata dall’inventrice Mary Lou Jepsen, si pone un obbiettivo simile.

Le due realtà hanno adottato approcci diversi. La Neuralink sta sviluppando elettrodi in scala nanometrica, che una volta iniettati creerebbero una maglia intorno al cervello con cui interfacciarsi. La Openwater invece prevede di utilizzare la luce rossa e quasi infrarossa per leggere (ed eventualmente scrivere) direttamente dal cervello di chi indossi il suo dispositivo, non più grande di un piccolo berretto o bandana.

I primi utilizzatori di Neuralink: i soldati

Entrambe le aziende sono attualmente finanziate dalla DARPA, l’agenzia del dipartimento della difesa statunitense che segue lo sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

La scansione ad alta risoluzione del cervello dei soldati non è un progetto nuovo per la DARPA: in passato se ne erano occupati, però, per creare interfacce che permettessero ai soldati feriti e mutilati in battaglia di riprendere una vita normale con delle protesi avanzate.

Queste ricerche invece si focalizzano sul soldato perfettamente capace, che però grazie alle nuove interfacce potrebbe interagire hands-free con sistemi d’arma autonomi o semi-autonomi, e in futuro, con sistemi d’arma controllati da una AI.

neuralink

I tempi previsti per lo sviluppo di queste interfacce non sono poi così lunghi: tra 18 mesi dovrebbero già essere disponbili i primi componenti con capacità di leggere (e scrivere) nel cervello del soldato, per oltre due ore di uso continuo.

Tra altri 18 mesi (quindi nel 2021) le interfacce saranno più piccole, sicure e con un volume di scambio dati maggiore. I segnali trasmessi ricadranno in più categorie, come per esempio  la rilevazione di un obiettivo, o la segnalazione di un pericolo.

Nella fase finale, prevista per il 2023, i segnali ricadranno in più di sei categorie con maggiore affidabilità e, sopratutto, indipendenza tra i canali. Niente interferenze tra udito e vista, ad esempio.

I pro e i contro

Lo sviluppo di queste interfacce, ricordiamo, impiantabili in maniera non invasiva, hanno creato molto entusiasmo ma anche preoccupazione.

Chi ne è entusiasta prevede un futuro in cui con questi sistemi, resi indossabili, sarà facile diagnosticare e prevenire certe malattie, conservare memorie e ricordi di una persona in eterno o ridurre (se non annullare) i tempi di apprendimento di nuove abilità.

Vi ricordate il film Matrix? La scena in cui Neo, prevedendo di dover combattere fisicamente con gli avversari, scarica direttamente nel suo cervello l’abilità di un maestro di Kung-Fu.

neuralink matrix

Alcuni esperimenti già effettuati nell’addestramento di piloti di aereo hanno dimostrato come i tempi per acquisire le capacità necessarie si riducano del 33% se i candidati piloti indossano una interfaccia cerebrale che trasmette le nozioni di piloti esperti mentre loro stessi usano un simulatore di volo.

Oppure, semplicemente, potremo solo pensare per controllare ogni dispositivo della nostra casa. Meraviglioso, no? 

Secondo molti entusiasti, Elon Musk tra questi, questa evoluzione del genere umano, maggiormente integrato con le macchine e i sistemi di intelligenza artificiale è un passo verso la singolarità, un modo per il genere umano di non scomparire in un mondo dominato da robot e AI.

Per dirla con Musk, quella della fusione con l’intelligenza artificiale sembra la migliore ipotesi possibile. Se non la puoi sconfiggere, unisciti a lei.

Altri invece si preoccupano. E forse tanto torto non ce l’hanno.

Dopo gli scandali come quello di Cambridge Analytica, il data harvesting sfrenato e, spesso, il conseguente utilizzo non autorizzato dei nostri dati, non è forse giustificato il loro timore?

Cadrebbe l’ultimo baluardo della nostra privacy, i nostri pensieri potrebbero essere monitorati facilmente e con il nostro consenso, nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi, cioè senza il nostro consenso, potrebbe significare davvero vivere una distopia peggiore del grande fratello orwelliano, un minority report dove i criminali potrebbero essere scoperti e perseguiti senza bisogno di precog (i tre veggenti che grazie ai loro poteri potevano prevedere, appunto chi avrebbe commesso un crimine), basterebbe leggere e rilevare le loro intenzioni criminali grazie a queste interfacce.

Se sistemi di social scoring come quello già in uso in Cina si estendessero ad altre nazioni, non sarebbe da temere che un punteggio sociale sia assegnato (o tolto) in base ai pensieri, magari di dissenso politico, che attraversassero la nostra mente?

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Se poi il dispositivo indossato o impiantato in maniera non invasiva potesse (come previsto dai piani di ricerca) anche caricare nelle mente degli utenti pensieri e ricordi, oltre alla privacy sarebbe in pericolo la nostra libertà, il nostro libero arbitrio.

Robert McIntyre, co-fondatore di Nectome, azienda che si propone di preservare il vostro cervello con una accuratezza tale che si possa, in futuro, leggere tutti i pensieri e ricordi in dettaglio e caricarli nel cloud, è (naturalmente) un sostenitore di queste tecniche.

Uno dei vantaggi, secondo lui, è la possibilità di preservare tutto il sapere e la saggezza che altrimenti andrebbero persi con la morte delle persone che lo detengono.

“Oggigiorno”, afferma, “quando una generazione muore, porta con sé la saggezza collettiva. Si può trasmettere il sapere, ma non la saggezza, che va imparata. Ciò va bene per un po’, ma ogni generazione è sempre più potente. E l’immenso potenziale di cose che possiamo fare aumenta, ma non la saggezza”.





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 Internet dai satelliti, Facebook ci (ri)prova con Athena


Facebook vuole connettere tutti attraverso l’utilizzo di satelliti, o meglio ci riprova con Athena. Questo il nome scelto dalla società di Zuckerberg, che appena poche settimane fa aveva annunciato la chiusura di Aquila, progetto che aveva l’obiettivo di portare Internet a banda larga (ovviamente) in zone non servite, grazie a droni alimentati ad energia solare. Un progetto che non era decollato, ma l’esperienza di Aquila potrebbe tornare utile per Athena. Facebook, infatti, ci lavorerà con Airbus (e altre Big). Magari stavolta puntando sui satelliti: sicuramente un’idea meno innovativa, ma più efficace rispetto ai droni. Athena è il nome del progetto, ma anche del satellite, che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere lanciato il prossimo anno.

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Satellite, fattore abilitante

A rivelare le intenzioni del social di Menlo Park è stato Wired, senza però conferme. Facebook ha semplicemente dichiarato che non ha, per il momento, nulla di specifico da condividere. Però ha sottolineato che la tecnologia satellitare sarà un importante fattore abilitante della prossima generazione di infrastrutture a banda larga in quanto permetterà di portare connettività nei Paese dove Internet è poco presente o inesistente. Ma se Facebook non ha confermato o smentito, ci sono i documenti a dare una direzione. Qualche settimana fa è stata depositata un’applicazione presso la Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti sotto il nome PointView Tech LLC, dove viene chiarito che il progetto è stato realizzato per “fornire in modo efficiente l’accesso a banda larga a aree non servite e poco servite in tutto il mondo”. Ecco PointView Tech LLC sarebbe collegata in qualche modo a Facebook.

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Anche Space X e OneWeb

Oltre a Facebook, anche SpaceX sta già lavorando ad una sua galassia di satelliti in grado di offrire connettività Internet. L’azienda di Elon Musk ha già lanciato i primi satelliti lo scorso mese di febbraio. Molte aziende tecnologiche credono che il futuro di Internet sia orbitale. Circa la metà delle persone sul Pianeta non ha una connessione Internet a banda larga, in particolare quelli che vivono nelle zone rurali e nelle nazioni in via di sviluppo. SpaceX mira a mettere quasi 12 mila Starlinks in orbita terrestre bassa (LEO), per fornire Internet a velocità gigabit alla maggior parte della superficie terrestre. Stanno lavorando a progetti simili anche OneWeb , finanziato dalla giapponese SoftBank, il produttore di chip Qualcomm e il Virgin Group di Richard Branson.



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Thailandia, così gli ingegneri di Elon Musk proveranno a salvare i ragazzi


L’amministratore delegato di Tesla Elon Musk vuole mandare una squadra di suo ingegneri per aiutare i ragazzi intrappolati in una grotta della Thailandia. Lo ha dichiarato lo stesso Musk su Twitter, precisando che gli ingegneri della società di esplorazione spaziale Space X e di perforazione The Boring Company saranno sul posto sabato, domani. Musk aveva già espresso la sua intenzione di sostenere il governo thailandese all’inizio di questa settimana, dicendo che è “felice di aiutare se c’è un modo per farlo”.

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Ossigeno basso

Intanto, è notizia di queste ore, il livello dell’ossigeno nella grotta Tham Luang dove sono intrappolati i 12 ragazzi thailandesi con il loro allenatore è sceso al 15%, ben sotto al valore normale del 21%, ma non è chiaro quanta autonomia di respirazione abbia il gruppo intrappolato circa quattro chilometri all’interno. Si continua intanto a lavorare senza sosta nella posa di un tubo lungo, quasi cinque chilometri, che possa immettere ossigeno nella cavità dove sono prigionieri i giovani calciatori.

 

Radar e scavatori

L’amministratore delegato di Tesla ha anche suggerito il modo in cui aiuterà i soccorsi: metterà a disposizione la tecnologia delle sue aziende per individuare l’esatta posizione dei ragazzi e pompare via l’acqua per raggiungerli. “Boring Company ha a disposizione un avanzato radar di penetrazione del terreno ed è in grado di scavare buche” ha detto Musk su Twitter. “Gli ingegneri di Space X e Boring Company sono diretti in Thailandia domani per capire se possiamo essere d’aiuto al governo. Ci sono probabilmente molte complessità che sono difficili da valutare senza essere lì in persona”.

Bloccati nella grotta

Il gruppo è stato trovato a 400 metri dalla cavità di “Pattaya Beach”, rimasta asciutta durante le inondazioni, e apparentemente i ragazzi con il loro allenatore non si sono mossi da lì per per tutta la durata della loro scomparsa. I soccorritori avevano da giorni identificato l’area come l’unica possibile via di salvezza per i dispersi, di cui non si avevano notizia da ormai nove giorni.

Le operazioni di soccorso

In un primo momento il governatore Osatanakorn aveva dichiarato che ci sarebbero volute alcune alcune ore per riportare i 13 dispersi all’esterno della grotta. Il 3 luglio è stato invece precisato che l’attesa potrebbe durare mesi.



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