Gli smartphone stanno mettendo il turbo al mercato del gaming


Gli amanti dei video giochi devono dire addio alla vecchia console per lasciare spazio al mobile phone gaming? A quanto pare nel futuro non ci saranno solo console e computer ma soprattutto dispositivi mobili.

È una svolta molto importante nel settore: prima del 2008, l’industria dei giochi per cellulare lottava per ottenere credibilità da parte dei player di tutto il mondo. Il lancio di iPhone e App Store hanno dato una piccola spinta iniziale, ma la situazione non è realmente esplosa fino al 2012. Improvvisamente giochi free-to-play come Clash of Clans e Puzzle & Dragons hanno iniziato a generare milioni di dollari al giorno.

È stata una sorpresa per tutti, compresi gli sviluppatori di quei giochi.

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Il mercato delle app di gaming

Secondo la società di intelligence Newzoo, alla fine del 2018 i giochi mobile avranno generato maggiori entrate rispetto a tutti gli altri tipi di giochi su console.

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Fonte @Newzoo

Nel 2012 sempre Newzoo calcolava, invece, che i giochi mobile avevano una quota del 18% del totale del mercato. Il 2018, tuttavia, vedrà per la prima volta rompere la barriera del 50%, con una quota del mercato in aumento fino al 59% (del valore di 106 miliardi di dollari) entro il 2021. Al contrario, si prevede che i giochi da console raggiungeranno solo il 22% e i giochi per PC una quota del 19%.

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Un gioco sempre in tasca

Forse sarai rimasto sorpreso anche tu da questi risultati: dopo tutto, i giochi per console e PC stanno conoscendo un periodo di rinascita, con nuovi titoli entusiasmanti come Fortnite ad esempio, che si uniscono a veterani come FIFA, Call of Duty e Battlefield, senza dimenticare le inarrestabili vendite di hardware come Nintendo Switch e PlayStation.

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La ricerca di Newzoo riflette in effetti tutto questo e prevede infatti che sia i giochi su console che quelli su PC continueranno a crescere ad un ritmo di circa il 4% all’anno, ma i giochi mobili continueranno a crescere molto più velocemente. Il motivo principale è la vastità del mercato della telefonia mobile – ci sono miliardi di giocatori mobili – e la sua accessibilità. Senza dimenticare la prossima diffusione del 5G.

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Fonte @Candy Crush Saga

Il telefono è sempre con noi e tutti trascorriamo almeno un paio d’ore al giorno controllando i social media, i messaggi e giocando a Candy Crush Saga o Pokémon Go.

Secondo una ricerca condotta dall’agenzia britannica Tappable su un campione di giocatori sia di sesso maschile che femminile, lo smartphone è il dispositivo di gioco preferito dal 42% delle persone intervistate, il 32 % sceglie la console e il 26% ama giocare da PC.

Sam Furr, founder dell’agenzia ha dichiarato a Forbes: “Uno dei fattori chiave del successo del mobile phone gaming è sicuramente la convenienza, i giocatori possono portare facilmente i propri dispositivi in qualsiasi luogo e immergersi ovunque essi siano nel mondo dei videogiochi. D’altra parte abbiamo avuto la prova di quanto detto con il Nintendo Switch, un ibrido tra console e mobile, in grado di offrire il meglio di entrambi i mondi.

Anche l‘evoluzione dei device mobile moderni gioca un ruolo fondamentale, pensate che negli ultimi cinque anni il mondo dei giochi mobile ha subito una rapida trasformazione che ha coinvolto le nuove tecnologie come la realtà virtuale in grado di rendere avvincente e immersiva l’esperienza di gioco. Un altro elemento importante da non sottovalutare è il prezzo, per poche sterline i giochi mobile possono regalarci esperienze uniche”.

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Contrapposizione o sovrapposizione tra device?

Quello che stiamo vedendo è dunque in realtà un’enorme espansione del settore gaming: tra gli smartphone, i tablet, le console e il PC c’è sovrapposizione, piuttosto che una contrapposizione tra i diversi dispositivi. E il numero di giocatori è proprio per questo in continua crescita. Oggi, in pratica, gioca anche chi prima non avrebbe mai sognato di comprare appositamente una console.

Kingsley OBE, co-fondatore di Rebellion e sviluppatore indipendente di giochi, sostiene che la tendenza del mobile gaming sia una conseguenza della crescita del mercato dei dispositivi mobile: “Nello scenario attuale non possiamo dire che ci sia una perdita di giocatori da una parte che passa all’altra, parlerei piuttosto di una sovrapposizione. Molte persone si stanno rendendo conto che i dispositivi mobile offrono una comodità che le console non sono in grado di dare. Si sta inoltre delineando un nuovo pubblico di giocatori, che preferisce passare ore sul proprio smartphone a giocare ad un gioco poco costoso, piuttosto che trascorrere il tempo a casa con una console molto cara”.

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Il gioco “The Walking Dead Our World” su tablet (Fonte @Next Games)

Console e mobile experience si stanno sempre più fondendo tra loro, sottolinea Saara Bergström, Chief Marketing Officer di Next Game: “Uno degli elementi chiave nella crescita dei ricavi nel mondo del gaming, sono le esperienze di gioco. Bisogna innovare: la tendenza negli ultimi anni ha visto esperienze di gioco sempre più social e competitive“.

Con Sony che annuncia grandi novità in arrivo con Playstation 5, possiamo affermare che il mobile delle console sta per svanire? Una cosa è certa, sarà la crescente community di giocatori a decidere quale dispositivo diventerà protagonista del futuro.





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Android story, dall’inizio incerto a vero (e unico) rivale del sistema operativo di Apple


Il 23 settembre del 2008, Google annuncia il primo smartphone con a bordo il sistema operativo Android, che viene prodotto da HTC e commercializzato da T-Mobile negli Stati Uniti, chiamato appunto T-Mobile G1 (in Europa noto anche come HTC Dream).

Ed è questo il momento in cui tutto ha avuto inizio.

Il G1, lanciato 10 anni fa in una domenica qualunque, ha segnato l’inizio di un’era che oggi coinvolge la vita di milioni di persone in tutto il mondo. Con oltre 2 miliardi di dispositivi Android attivi oggi e nove dispositivi su dieci che eseguono il software del robottino verde, si può dire che Android è, senza dubbio, un colosso del settore tecnologico, che ha contribuito a rivoluzionare il concetto di smartphone moderno, rendendolo un fenomeno di massa.

T-Mobile G1, il primo smartphone con Android

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Fonte @Androidofficial – Facebook

Il form factor era quello di uno smartphone con tastiera fisica scorrevole QWERTY e display touch capacitivo da 3,2″.
Lo smartphone usciva con la prima versione di Android rilasciata pubblicamente (v1.1), a cui mancavano alcune importanti funzionalità come un lettore video nativo e una tastiera virtuale QWERTY, che venne però aggiunta con l’ aggiornamento ad Android 1.5 Cupcake. Il sistema era allora equipaggiato con l’Android Market, antenato dell’attuale Play Store. Ma la cosa importante era che Android offriva personalizzazioni non disponibili su iPhone 3G (seconda generazione del device della concorrente Apple).

Ad oggi, dato il suo successo, è facile dimenticare la forte dose di scetticismo che Android ha dovuto affrontare all’inizio. Il sistema operativo, all’epoca sconosciuto, veniva visto come un progetto coraggioso dai sostenitori di Nokia, Windows Mobile e BlackBerry, mentre l’iPhone di Apple, che aveva catturato l’attenzione di tutti, sembrava ormai di un’altra categoria.

Il G1, infatti, ebbe un successo moderato e Android non raggiunse subito le cime delle classifiche. Se da un lato, questo nuovo dispositivo fu molto criticato per quanto riguarda il design, dall’altro, il sistema operativo iniziò a destare curiosità e consensi.

Il ri-lancio con Motorola Droid

Fonte @Androidofficial - Facebook

Fonte @Androidofficial – Facebook

Il vero successo arrivò esattamente un anno dopo, quando Google, in collaborazione con Verizon e Motorola, lanciò il Droid, con una campagna di marketing da circa 100 milioni di dollari e con l’unione di più forze: il potenziale marketing e vendita di Verizon, il know-how di Motorola e persino un piccolo aiuto da Star Wars. Sí, avete capito bene: Verizon dovette pagare Lucasfilm per poter usare il nome “Droid”.

Dieci anni dopo, il panorama degli smartphone è drasticamente cambiato. A quei tempi, non tutti potevano permettersi un costoso smartphone, o comunque era un dispositivo diffuso tra gli esperti di tecnologia. Oggi, probabilmente, la maggior parte di voi ci sta leggendo dal proprio device.

Nel 2017 sono stati venduti circa 1,5 miliardi di smartphone. Di questi, oltre l’85% aveva come sistema operativo Android. Con il passare degli anni Google ha praticamente divorato i propri concorrenti, addirittura in alcuni casi qualcuno ha dovuto persino alzare bandiera bianca. È il caso di Microsoft con il suo Windows Phone, un progetto che ha riscosso un certo successo anche in Italia, ma che poi non ha saputo tenere il passo, fino a essere praticamente accantonato.

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Il Microsoft Windows Mobile (in seguito rinominato Windows Phone), il sistema operativo BlackBerry e il software Symbian di Nokia sono spariti, dato che ogni competitor si è mosso troppo lentamente per poter raggiungere il livello imposto da Apple e Google. Entrambe queste aziende, sono basate sull’idea di un app store, che ha assunto un ruolo guida per lo sviluppo e il supporto agli sviluppatori che altri concorrenti non potevano eguagliare.

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Oggi, nove smartphone su ogni 10 venduti sono device Android, mentre Apple interpreta la parte del leone dei profitti del settore rivolgendosi ai consumatori di fascia alta. È ormai una corsa a due cavalli.

Sul mercato ci sono ancora nuovi cellulari BlackBerry e Nokia in uscita, ma tutti funzionano su Android, e non sono nemmeno costruiti dalle aziende originali. Una società cinese, TCL, ha pagato i diritti per utilizzare il nome BlackBerry, mentre una startup formata da veterani Nokia, denominata HMD Global, costruisce i nuovi dispositivi Nokia.

Da Android Cupcake a Android Pie

HTC Dream è arrivato sul mercato equipaggiato con Android 1.0, si chiamava solo così. Dalla versione successiva, ovvero la 1.5, Google ha deciso di aggiungere alla numerazione, un vero e proprio nome, ispirato ai tipici dolci degli States, in rigoroso ordine alfabetico:

  1. Android 1.5 – Cupcake (2009)
  2. Android 1.6 – Donut (2009)
  3. Android 2.0 / 2.1 – Eclair (2009)
  4. Android 2.2 – Froyo (2010)
  5. Android 2.3 – Gingerbread (2010)
  6. Android 3.0 – Honeycomb (2011)
  7. Android 4.0 – Ice Cream Sandwich (2011)
  8. Android 4.1 / 4.2 / 4.3 – Jelly Bean (2012)
  9. Android 4.4 – KitKat (2013)
  10. Android 5.0 / 5.1 – Lollipop (2014)
  11. Android 6.0 – Marshmallow (2015)
  12. Android 7.0 / 7.1 – Nougat (2016)
  13. Android 8.0 / 8.1 – Oreo (2017)
  14. Android 9.0 – Pie (2018)

I sistemi operativi mobili, hanno raggiunto una tale maturità in termini di completezza e affidabilità, nonché in funzionalità, da essersi ormai quasi bloccati in quanto a novità davvero rivoluzionarie. Google e Apple continuano a cercare di migliorare quelli che potremmo definire piccoli dettagli di Android e iOS, la cui esperienza utente è a questo punto sostanzialmente la stessa da diverse versioni.

Google, da parte sua, non si è fermato solo agli smartphone. Ha creato una variante di Android chiamata Wear OS per potenziare i dispositivi indossabili, nonché Android Auto per le automobili, e si è tuffata in altre aree, come gli Smart Speaker (Google Home) abbinati al suo Assistente Google.

Il mercato, tuttavia, aspetta una ventata di vera novità, qualcosa di davvero originale e innovativo che possa migliorare ancora un po’ tutte le nostre vite.

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Google sembra essere già al lavoro su quello che potrebbe diventare il proprio cavallo di battaglia per i prossimi anni. Ci riferiamo a Fuchsia OS, ovvero l’erede designato di Android.

A differenza dei precedenti sistemi operativi sviluppati da Google, ovvero Android e Chrome OS, basati su kernel Linux, Fuchsia OS è basato su un nuovo microkernel denominato Magenta, che gli permetterà di essere il primo sistema operativo modulare cioè il primo OS ad essere progettato per funzionare su qualsiasi tipologia di dispositivo.

Il lavoro necessario a dare alla luce un sistema del genere, che possa anche solo pensare di rimpiazzare Android, sarà davvero immenso. Non tanto per l’importanza che l’OS del robottino verde ha ormai acquisito, ma perché l’ecosistema del Market con tutte le applicazioni che gli ruotano attorno, è troppo grande e troppo diffuso per essere messo da parte, al punto che solo un OS compatibile potrebbe un giorno pensare di sostituire Android.





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Consigli utili per posizionare e promuovere la tua app per il fitness


Nel corso degli anni l’attenzione alla salute, al benessere psico-fisico e al mangiare correttamente è andata aumentando. La frase “muoversi fa bene” è probabilmente una delle poche frasi che riesce a mettere d’accordo tutti, a tutti i livelli.

Ad aver incrementato l’interesse per una vita sana da una parte ci sono le frequenti campagne informative promosse sia in tv che online e dall’altra la possibilità di usufruire di strumenti tecnologici, oggi economicamente più accessibili, che fungono un po’ da “personal trainer privati”.

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Wearable e app, il report

A tale proposito pensiamo ai wearable e alle numerose applicazioni mobile della categoria fitness, una categoria che, è il caso di dirlo, scoppia di salute.

A dirlo è un recente report e relativa infografica realizzati da GlobalWebIndex, intitolati “Fitness Fanatics”.

Per citare giusto qualche numero che però rende bene l’idea della popolarità dell’argomento, tenete presente che il 18% della popolazione globale di internet (12% in Europa) ammette di essere “fitness fanatics”, e di questi:

  • l’81% dichiara di essere d’accordo con la frase: “mi piace mettermi alla prova per dare il meglio di me”
  • 4 su 10 utilizzano funzionalità mobile e/o applicazioni mobile per organizzare la propria vita
  • il 17% possiede un proprio wristband per il fitness

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Il mercato

Se da una parte l’euforia per l’allenamento può rappresentare una nota positiva della società in cui viviamo e addirittura incoraggiare i più pigri ad abbandonare il divano, dall’altra, a guardare la prospettiva dal punto di vista dell’azienda che vuole immettersi adesso nel mercato delle applicazioni mobile sul fitness,  la situazione potrebbe essere tutt’altro che euforica.

La presenza di una domanda così importante proveniente per altro da un target informato e preparato determina la necessità di un’offerta il più competitiva possibile.

Per cui, facendo un esempio, pensare di posizionare sul mercato la propria applicazione mobile conta-calorie in modo che abbia un successo pari o (si spera) superiore a quelle già ampiamente utilizzate, significa allocare un budget consistente che preveda tutte le strategie di promozione dell’app, online e offline.

Nel mio corso sulla ASO (App Store Optimization) ho deciso di dare un ampio spazio infatti all’analisi della competitività del settore perché troppo spesso ci facciamo stuzzicare dall’idea di fare un’applicazione solo perché “va di moda” con il rischio di perdere tempo e soldi.

Analisi competitiva e strategia

Per iniziare può essere già utile dare anche solo un’occhiata al tool di AppAnnie nella funzionalità gratuita Top Charts che permette di ottenere risultati dai diversi store (iOS, apple Tv, Mac, Google Play, Amazon, Windows Phone e Windows ) filtrando per device, paese, categoria, tipologia (in-app purchases o no in-app purchase) e tra tutte le app oppure: free, paid e grossing (più redditizie).

Una volta ottenuti i risultati sarà bene andare a vedere non tanto quanti sono i potenziali concorrenti ma cosa hanno fatto e cosa fanno per promuovere la loro applicazione e nel caso del fitness: nervi saldi e respiro profondo!

Se parliamo di fitness una citazione obbligatoria va fatta anche per YouTube (nell’articolo intitolato Come utilizzare i video per far conoscere la tua applicazione mobile trovate informazioni specifiche) pensate anche solo alla ricerca “esercizi fitness”: in questo caso lo “user intent” è trovare esercizi per esempio da fare a casa.

Sarebbe bello se cercando queste informazioni sul secondo sito più visto al mondo (YouTube) le persone trovassero magari proprio il canale della vostra applicazione. 😊



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