Un progetto di street art ha celebrato a Londra il centenario del voto alle donne


Che cosa vuol dire, oggi, raccontare le donne? Parlare di loro non è mai stato un compito facile.

Ma la storia ci ha insegnato che, in un passato non troppo lontano, tutti sapevano esattamente cosa le donne dovessero fare, chi dovessero essere, come dovessero comportarsi. Cosa era meglio, tutti lo sapevano. Eccetto loro.

“Sii gentile, comportati bene, sorridi. Non essere impertinente, sii educata, non rispondere. Studia, lavora sodo, trova un marito. Diventa madre, puoi anche smettere di lavorare, cresci i tuoi figli. Sei una casalinga perché non hai concluso nulla nella vita, pensi solo alla famiglia, sei apprensiva. Lavori troppo, pensi solo alla carriera, sei egoista. Hai 30 anni smettila di rincorrere stupidi sogni, devi sposarti e avere figli”.

Le donne, in realtà, a volte non lo sanno cosa vogliono. Magari vogliono semplicemente essere lasciate in pace.

Essere donna è un diritto, non è solo un dovere.

Raccontare le donne è difficile. Magari hanno bisogno di respirare ed essere ascoltate. Ascoltare le loro parole e i loro silenzi. Guardare le loro gesta, la loro forza, perché le donne sono forti, solo che a volte lo dimenticano. Raccontare le donne per il loro talento, celebrarle per la loro fierezza e il coraggio con cui si sono addossate il peso di una causa, in un momento in cui le loro azioni hanno superato l’oppressione, il potere di un dato momento storico.

E quale momento migliore per celebrarle, se non a chiusura dell’anno del centenario del primo voto delle donne? Lo hanno fatto in Inghilterra, dove il 2018 è stato l’anno del ricordo delle suffragette.

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Feminists Don’t Wear Pink

Londra, 2018. La città è piena di murales raffiguranti 50 donne straordinarie, in bianco e nero, con un’unica nota di colore, il rosa. Un colore come un altro, che però ha un peso, ha un passato.

Etichettato come un colore da femmina, rispecchia in realtà uno stereotipo di genere recente, visto che precedentemente era considerato il colore maschile per eccellenza, essendo più vicino al rosso; al contrario, il blu era visto come un colore più adatto alle donne, poiché una tonalità più delicata.

Ma verso la metà del ‘900, a cavallo della seconda guerra mondiale, le cose cominciarono a cambiare, e il rosa fu associato alla femminilità, e soprattutto, fu considerato un colore infantile.

Per questo negli anni ’60-’70, le femministe, odiavano tanto questa nuance. La donna non era più l’angelo della casa. Tutto stava cambiando, e le donne forti, dall’inizio dei tempi, ci sono sempre state.

Prima delle femministe, prima delle lotte per i diritti, prima del rosa. Il messaggio delle nuove femministe è proprio questo: puoi far valere il tuo essere donna, anche con un completo rosa shocking.

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Il progetto

Cosa prevede il progetto Feminists Don’t Wear Pink? È un’iniziativa per celebrare il centesimo anniversario dalle prime elezioni in cui le donne, non tutte però, solo le mogli dei capifamiglia con età superiore ai 30 anni, hanno potuto votare nel Regno Unito.

50 murales sparsi per Londra, realizzati a cura di Scarlett Curtis, una delle più giovani femministe della generazione Z. Ragazze più consapevoli della loro forza, che vogliono conoscere e far conoscere, la storia delle donne che, prima di loro, indomite, hanno fatto valere i propri diritti.

La Curtis è anche curatrice dell’omonimo libro: Feminists Don’t Wear Pink (and other lies), che raccoglie gli aneddoti di donne e della loro relazione con il femminismo. Scritto da 52 donne, il libro esplora cosa significa essere una donna sotto ogni punto di vista.

Tra le autrici che hanno fatto parte del progetto, spicca il nome di Alice Wroe, fondatrice del progetto Her Story. Le due giovani attiviste si sono conosciute a New York, per il libro, e Scarlett è rimasta davvero entusiasta per le ricerche condotte da Alice, per tirar fuori più storie possibili riguardo alle donne che, probabilmente, nessuno ha mai sentito nominare, ma che hanno fatto cose straordinarie.

Secondo Alice Wroe, è fondamentale utilizzare lo spazio sociale per questi progetti, per esporre le opere sotto gli occhi di tutti, incuriosire i passanti, farli interrogare su chi siano queste donne e perché sono disegnate sui muri delle città, vestite di rosa.

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Le eroine rappresentate

Tra le donne raffigurate troviamo: il premio Nobel per la pace Malala Yousafzai, la regina Elisabetta I, l’attivista Gloria Steinem, la suffragetta Emmeline Pankhurst, la scrittrice Virginia Woolf, Audre Lorde e tutte le altre, che possono essere ammirate per le strade londinesi come vere e proprie opere d’arte.

I murales sono stati molto apprezzati, specialmente dalle giovani ragazze, accorse incuriosite per capire di cosa si trattasse.

Nel Regno Unito ci sono 828 statue raffiguranti personaggi famosi, solo 80 rappresentano personaggi femminili. Perché? Come abbiamo già detto, parare di donne è complicato, è un argomento sul quale si potrebbe discutere all’infinito ma, adesso più che mai, è arrivato il momento che il cosiddetto “gentil sesso”, si riappropri della propria identità, che finalmente si possa riconoscere in posizioni di comando, di potere, non perché superiore, ma perché uguale all’uomo. La parità è questo, sentirsi forti entrambi.

Essere donna non è un dovere imposto dalla società, è il diritto di vivere la propria vita, senza se e senza ma. Quindi donne, celebratevi tutti i giorni, se ne avete voglia, imparate dalle vostre eroine e diventate le eroine di voi stesse.





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