Perché la formazione aziendale non è un optional, ma una necessità per ogni business


Una donna, che lavora come grafica in una grossa agenzia di comunicazione, è tanto brava quanto poco coraggiosa. Incontra un uomo vestito da Babbo Natale, che le offre un biglietto: dentro c’è scritto che può esprimere un desiderio e vederlo realizzato. La donna sceglie di avere più coraggio in azienda, sorprendendo il suo benefattore: “Altri, nella tua posizione, avrebbero chiesto un milione di dollari”.

Questa è la trama di un film intitolato A Wish for Christmas: il resto non lo spoileriamo. Lo prendiamo come esempio perché ci aiuta a introdurre un argomento caldo, quello della formazione aziendale.

Molti imprenditori pensano che il migliore incentivo che possano offrire ai talenti della loro azienda sia di tipo economico. Senza arrivare alle cifre astronomiche del film, anche poche migliaia di euro in più in busta paga a fine anno sono una soluzione per diminuire il turnover, e i costi altissimi a esso legati.

Ma lo sono davvero? Non sempre, o almeno non in tutti i casi. Lo dimostrano alcune indagini. Tutte rispondono a una domanda: come fare ad attrarre i migliori talenti in azienda e a trattenerli nel tempo?

Partiamo da una ricerca di AMP. La società finanziaria ha interrogato sul tema dipendenti da ogni parte del mondo. Cosa emerge? Che, per esempio, chi gode dell’incentivo della formazione ha il 21% in più di probabilità di restare in azienda, rispetto a chi non ha questa opportunità

Altre ricerche, come quelle della società di consulenza PWC, indagano su cosa vogliono i Millennial: i nati negli anni ’80 mettono la formazione al primo posto nella lista dei desideri in ufficio, al pari della flessibilità e della leva dei benefit di natura economica.

E per completare il quadro, c’è un altro studio interessante, realizzato dalla britannica Middlesex University, da cui emerge che il 74% dei lavoratori intervistati ritiene che la mancanza di formazione continua sia una delle cause che gli impedisce di raggiungere il “pieno potenziale” sul lavoro.

La formazione in Airbnb ed Etsy

Tra le società più all’avanguardia sul tema formazione, ci sono due case history che possono insegnare tanto: Airbnb ed Etsy.

Airbnb, leader negli affitti brevi (31 miliardi di valutazione, secondo Statista) lega il tema formazione alla contaminazione dei saperi.

L’azienda organizza dei “Fireside Chat”, eventi nei quali i leader di diversi settori offrono il loro punto di vista su un determinato argomento di tendenza: «Dai CEO ai musicisti, ognuno di questi leader ha qualcosa da insegnarci», si legge sul sito di Airbnb.

Etsy, celebre eCommerce per prodotti artigianali (quotata in Borsa, 6 miliardi di market cap), sposa il tema della formazione con le attività di team building.

Etsy School è un’iniziativa nella quale i dipendenti dell’azienda si improvvisano “docenti” e creano dei corsi per i loro colleghi su un argomento sul quale sono particolarmente ferrati: dalla cucina alla programmazione, alla creazione di gioielli fino al ciclismo «ogni dipendente condivide il suo know how con gli altri, questo dà valore a lui e a tutto il team e rafforza lo spirito di squadra», spiega il sito dell’azienda.

L’università di Mediolanum

L’attenzione alla formazione dei dipendenti non è una prerogativa delle aziende americane. Anche in Italia, ci sono imprese molto sensibili al tema. Una case history interessante è quella che vede come protagonista, Mediolanum. La banca, proprietà della famiglia Doris, ha lanciato un progetto formativo, chiamato BIMEX, acronimo di Banking & Innovation Management Executive Master.

Il percorso formativo nasce all’interno di Mediolanum Corporate University, l’istituto di formazione che la banca ha avviato per formare i suoi collaboratori e tramandare i valori dell’azienda. Per la realizzazione dei suoi corsi, Mediolanum collabora con altre università, professionisti o società di formazione.

Nello specifico, BIMEX è frutto di una collaborazione tra l’istituto e l’Università del Sacro Cuore. I corsi hanno coinvolto i manager della banca su temi come macroeconomia, economia degli intermediari finanziari, diritti dei mercati finanziari, credito, protezione e assicurazione, passaggio generazionale e fiscalità. Con un’attenzione anche alle soft skill, come intelligenza emotiva, pianificazione, organizzazione e problem solving, per un totale di 73mila ore formative.

In totale, solo nel 2017, l’azienda ha erogato 740mila ore di formazione, come si legge nel suo Bilancio di Sostenibilità.

La formazione diventa sapere condiviso: i manager formati mettono a loro volta a disposizione dei propri collaboratori in azienda quello che hanno imparato. Lo ha spiegato il presidente di Mediolanum, Ennio Doris, all’evento di presentazione dei risultati dell’iniziativa: «Dovete offrire il meglio di voi stessi per garantire il miglioramento di tutto l’ecosistema. Condividere con gli altri quello che avete appreso con i vostri sforzi, è fondamentale per tramandare i valori e le competenze dell’azienda. Quando mettete a disposizione quello che sapete, fate un atto di generosità, che fa di voi delle persone migliori. Quando messa in moto, la generosità diventa un bagaglio, una seconda anima».

Perché un programma di formazione

Qual è l’impatto reale della formazione su un business? Sono quattro gli ambiti che vengono più interessati dall’inserimento di un programma di training in azienda.

Il primo, più diretto, riguarda l’aumento del coinvolgimento emotivo dei collaboratori. Un brand che si occupa di formare i suoi dipendenti, si mostra attento alla loro crescita professionale e personale, motiva di più e attira più talenti.

L’aumento del coinvolgimento emotivo porta con sé anche una riduzione del turnover in azienda e dei costi che comporta. In altre parole, sapere che c’è un’evoluzione aumenta la fedeltà dei collaboratori all’azienda. Sanno che è stata messa in campo una programmazione che accompagna il loro percorso in azienda e che nulla è frutto del caso.

Una maggiore motivazione porta poi come conseguenza un miglioramento delle performance complessive dei collaboratori e, più in generale, incrementa anche il grado di soddisfazione dei clienti che si rapportano a un personale più competente, entusiasta e motivato.

A tal proposito, uno studio pubblicato dall’International Journal of Academic Research in Business and Social Sciences, evidenzia che le organizzazioni che formano e sviluppano i propri dipendenti hanno una maggiore redditività.

Come costruire il tuo programma di formazione

La formazione non è solo per le grandi aziende. Anche una piccola e media impresa può progettare un suo percorso. Per riuscirci, tuttavia, ci sono tre step da seguire.

Il primo passo è vincere i tuoi pregiudizi. Quali sono le più grandi paure di un imprenditore che deve decidere se offrire o meno formazione ai suoi collaboratori? La prima è che forma persone che poi potrebbero lasciare l’azienda (ma tutte le statistiche e i numeri dicono proprio il contrario, come abbiamo visto).

E la seconda è che la formazione è un investimento senza un ritorno certo. Anche questo pregiudizio viene smentito dai fatti: l’aumento delle performance copre i costi della formazione, a patto che questa venga fornita in modo efficace.

Per costruire un programma di formazione efficace, poi, occorre una buona pianificazione. Uno dei rischi che corri è creare un percorso che non interessi né i tuoi manager, né i tuoi dipendenti. Per evitare questo pericolo, dovrai confrontarti con i reparti della tua azienda (HR, amministrazione, marketing, vendite, ecc.) e ragionare su due aspetti: comprendere i reali bisogni formativi dei tuoi dipendenti e individuare le inefficienze della tua azienda.

Questi due aspetti ti daranno info utili per costruire il tuo programma di formazione.

Infine, da buon imprenditore, devi imparare a misurare il ROI della tua formazione, analizzando per esempio, variabili come la reazione dei dipendenti, l’effettivo apprendimento delle tecniche e degli strumenti, e altri fattori sia quantitativi e qualitativi, che sono raccontati in questo articolo, che elenca quattro metriche che puoi utilizzare per misurare i tuoi sforzi.

I trend della formazione aziendale del 2019

Forbes elenca alcuni dei trend della formazione aziendale del 2019. Eccone alcuni su cui dovresti puntare, per essere al passo con i tempi.

  • Soft skill, prima di tutto. Lo sviluppo delle soft skill è considerato una priorità anche dai dipendenti. Lo dice una ricerca di Deloittesecondo cui formare soft skill come l’intelligenza emotiva, la collaborazione e la negoziazione, è fondamentale per il 90% dei lavoratori sottoposti al sondaggio.
  • Gamification. Il gioco applicato all’ambito education è uno dei trend della formazione aziendale del futuro. In termini pratici, significa inserire un sistema di ricompense, “reward”, all’interno del percorso, con classifiche e punti. Tutti incentivi che migliorano l’esperienza formativa.
  • Digitalizzazione dei contenuti. Per consentire anche ai dipendenti più impegnati di accedere ai contenuti formativi, Forbes consiglia di metterli a disposizione su delle piattaforme online, facendo attenzione che siano fruibili anche da mobile.

 

Questo contenuto è stato realizzato con il supporto di Banca Mediolanum





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