Bandersnatch è una metafora sul libero arbitrio o un’enorme raccolta di dati?


Tutti abbiamo guardato con plauso all’episodio speciale di Black Mirror, Bandersnatchche ha permesso – per la prima volta in questo formato – allo spettatore di interagire direttamente con l’episodio customizzandone gli sviluppi e il relativo finale.

Insomma, si è trattato di una versione multimediale dei celebri libri di fiabe interattive che a un certo punto negli anni ’90 sono diventati la dolce ossessione dei bambini, o dei libri game degli anni ’80.

Il ragionamento dei creatori della serie è seducente: visto che la serie parla dell’evoluzione della tecnologia, produciamo un episodio che segua l’innovazione tecnologica. Quello che potrebbe derivarne è, però, proprio come nella serie, un’innovazione tecnologica distopica che ci porta in uno degli scenari peggiori del nostro mondo di domani.

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Scelte, preferenze e dati

Non è passato molto tempo dal caso di Cambridge Analytica, eppure non sono in molti ad essersi posti il problema della raccolta dei dati da parte di Netflix a seguito dell’episodio di Bandersnatch. In altre parole Netflix, attraverso le vostre scelte, raccoglie qualcosa in più rispetto alle nostre preferenze di visione e cioè raccoglie dati sulle nostre emozioni, il nostro orientamento a decidere su tematiche sensibili, come se accettare o meno droga, se uccidere e quale marca di cereali preferiamo mangiare.

Non solo, ha anche una metrica di quanto ci vuole a persuaderci a scegliere diversamente se ci ripropone la stessa scelta. Anche la più estrema.

Dove sono finiti tutti questi dati sulla nostra propensione a drogarci e a uccidere? Insieme a tutti gli altri che Netflix già colleziona sui nostri gusti, che vengono utilizzati – assicurano – solo per migliorare la fruizione della piattaforma.

Dunque sono stati trattati in conformità alle loro norme sul trattamento dei dati. Leggendo però la policy sul trattamento dei dati di Netflix non è esattamente chiaro se le informazioni sulle scelte effettuate dagli utenti all’interno di Bandersnatch verranno utilizzate solo all’interno del gioco interattivo oppure no.

Certo le norme di questo tipo sono sempre piuttosto generiche perché non si può avere previsione iper-specifica di ogni singolo data collezionato. Questi tuttavia non sono dati relativi alla nostra insana passione per Una mamma per amica, questi sono i nostri gusti musicali, le preferenze di marca, e la nostra propensione alla violenza.

Netflix li considera come diversi rispetto a quelli sul nostro binge watching? Cioè ha deciso di trattarli con più accortezza o di venderli a terzi? No. Possiamo rispondere con una certa franchezza a questo inquietante interrogativo perché dopo il GDPR nei paesi UE, Netflix sarebbe stata tenuta a comunicare agli utenti il cambiamento del trattamento dei dati per quelli collezionati attraverso l’interazione con Bandersnatch.

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Da esperimento a realtà?

Ora giustamente qualcuno potrà argomentare che comunque le scelte relative a una puntata di una serie interattiva non corrispondono all’effettiva opinione del video-giocatore su un determinato tema. E certamente avrebbe ragione, ma questo è pur vero perché collegato a una puntata di fantascienza distopica: e se invece la prossima puntata interattiva fosse su una serie che racconta le prossime elezioni politiche in Italia facendoci scegliere schieramenti, slogan, campagne di comunicazione, vincitori?

Poco importerebbe se vogliamo vedere cosa succede a far vincere qualcuno che non voteremmo effettivamente, noi staremmo fornendo informazioni importanti su cosa influenza proprio noi nel nostro meccanismo di scelta del voto. E, in aggiunta, Netflix a quel punto potrebbe sistematicamente proporci contenuti video allineati con il nostro credo politico.

Inoltre, potrebbe non farlo Netflix che ha altri interessi di business, ma nulla vieterebbe di farlo a piattaforme che già utilizzano i dati con finalità di indagine e vendita a terzi come YouTube e Facebook.

Del resto abbiamo già visto il loro potenziale attraverso l’utilizzo dei quiz di personalità e le elezioni americane; perché non tentare anche un bel gioco interattivo? Un bel gioco in cui dobbiamo scegliere i nostri ingredienti per una gara di cucina? Barilla o De Cecco? Nutella o crema Pan di Stelle? Cosa scegli?

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Il nostro ruolo

Bandersnatch parla della mancanza di libero arbitrio, secondo chi scrive. Tutte le scelte, qualsiasi esse siano, conducono infondo a un solo finale obbligato.

E noi abbiamo mai scelto liberamente chi votare, cosa mangiare, cosa indossare? Non siamo infondo stati il frutto di altrui scelte, la risposta ai loro stimoli a loro volta influenzati da quelli di altri. Come dice Don Draper, “l’amore è stato inventato per vendere calze di nylon”.

Quello che è cambiato negli anni è stato cercare di ottenere le informazioni quanto più accurate possibili circa la relazione tra stimolo e scelta.

Scegliamo.





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