La limited edition di Hennessy e il sapore della street art di Vhils


di Silvia Scardapane

Lungo tutto il 2018 abbiamo assistito ad interessanti collaborazioni che hanno creato importanti precedenti nel campo della creazione di limited edition. Tra queste, è doveroso citare la collaborazione tra Hennessy e lo street artista portoghese Vhils, un innesto tra storia secolare e street art che potrebbe particolarmente colpirvi.

L’esperienza artistica di Vhils

Alexandre Farto, classe 1987, è conosciuto nel mondo con lo pseudonimo Vhils. Ha mosso i primi passi nel graffiti writing durante gli anni Novanta e successivamente ha iniziato ad interagire con il contesto urbano utilizzando una delle tecniche scultoree più tradizionali e complesse dell’arte, il bassorilievo, che produce direttamente su intonaco oppure su mattoncini. Se da un lato la forma poetica ha favorito il consenso verso una tecnica elegante e delicata, dall’altra l’approccio dell’artista risulta più brutale e perciò più vicino alla complessità delle metropoli: Vhils, infatti, lavorando per sottrazione, crea bassorilievi che finiscono per disorientare gli spettatori perché sembrano essere nati da fenomeni naturali di erosione o di abrasione.

Un ritratto di Vhils ad Hong Kong

La sua persona è stata paragonata a quella di un archeologo urbano e più precisamente, in riferimento alla sua tecnica, si è parlato di distruzione creativa: Vhils non conserva la materia, al contrario la spolpa per mostrare crudezza e verità. Questo sgretolamento, per l’artista, caratterizza la società odierna ed è per questo motivo che la sua tecnica risulta meno artificiosa di qualsiasi altra forma espressiva. Del resto, Vhils è stato profondamente influenzato dalle trasformazioni provocate dallo sviluppo urbano intensivo che il Portogallo ha subito negli anni Ottanta e Novanta: ciò che nasce da queste lesioni superficiali non è altro che la verità che soprattutto l’artista ha sempre veduto.

LEGGI ANCHE: La collaborazione tra Swatch e Boa Mistura nel segno della street art

Attualmente i suoi interventi si trovano in oltre trenta Paesi del mondo e numerosissime sono le sue mostre collettive e personali.

La collaborazione con Hennessy

Non abbandonando mai la ricerca, non stupisce che abbia voluto mettersi alla prova collaborando con Hennessy, il più grande produttore di cognac al mondo. Vhils ha difatti creato una Very Special Limited Edition dal titolo “Making The Invisible Visible”: cento bottiglie con packaging realizzate a mano e sempre diverse tra loro.

Per il processo creativo, Vhils ha selezionato i tratti distintivi degli archivi Hennessy e ha riprodotto le tonalità dell’ambra di cognac attraverso una serie di sperimentazioni tra carta, calore e acido. Per celebrare questa collaborazione, l’artista si è anche imbarcato in un tour mondiale con Hennessy, non solo per presentare la nuova bottiglia, ma anche per creare nuove esperienze artistiche site specific.

“Da quando ho iniziato a realizzare questi giganteschi ritratti con strati di pittura e carta, pietra e acciaio, legno e cemento, ho tagliato e cesellato; ho persino usato piccole esplosioni. Per tutto questo ci vuole molta pazienza! Conoscevo Hennessy da tempo perché ha sempre sostenuto la scena della musica hip-hop e, in fondo, facciamo un lavoro molto simile: bisogna sapere aspettare e lasciare che il tempo dia sapore e forma ad ogni cosa”  Vhils

Così come magistralmente racconta la storia delle città che ha visto mutare sotto i suoi occhi, Vhils ha voluto raccontare, con estrema eleganza, duecentocinquanta anni di storia aziendale, confermando la Maison Hennessy come caposaldo anche per ciò che riguarda le partnership artistiche: dopo Futura, Shepard Fairey, Ryan McGinness, Marc Newso e A $ AP abbiamo ragione di credere che il legame con la street art possa continuare anche per l’anno appena iniziato.





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dal World Record Egg, al lancio del nuovo Messenger


È stata una settimana ricca di sfide, record e novità nel mondo dei social media. Vi siete persi qualcosa e non sapete, per esempio, perché l’immagine di un normalissimo uovo è comparsa nel vostro feed? O non avete ancora capito perché i vostri amici stiano postando le loro foto a confronto con quelle di dieci anni fa?

Niente paura, anche oggi copriamo insieme le principali novità e news social della settimana.

Facebook testa la promozione degli eventi nelle Storie

Il 2018 sarà sicuramente ricordato nel mondo dei social media come l’anno in cui le Storie sono diventate un fenomeno di massa. Quasi tutte le piattaforme social hanno infatti inserito questa tipologia di post a scomparsa, anche se su Facebook il loro utilizzo è stato meno impattante del previsto.

Per questo Facebook ha iniziato a testare negli Stati Uniti, in Messico e Brasile una nuova opzione che consentirà agli utenti di condividere gli eventi nelle Storie.

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Con questa nuova funzione basterà infatti condividere un determinato evento in una Storia per consentire ai propri contatti di conoscerlo e di dimostrare il loro interesse attraverso il pulsante parteciperò.

Da Menlo Park puntano sempre più con maggiore insistenza sulle Storie, con la convinzione che queste ultime rappresentino il futuro dell’interazione sui social.

Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa, docente del Social Media LIVE Program di Ninja Academy:

Mi piace particolarmente la possibilità di promuovere gli eventi perché ad oggi su Facebook non funzionano ancora come potrebbero. La colpa secondo me non è della piattaforma ma di tutti coloro che in passato hanno usato impropriamente gli eventi inviando inviti di massa. Speriamo che questa nuova funzionalità verrà usata in maniera corretta e sensata a vantaggio di tutti.

Arriva il nuovo Messenger

Dopo varie news e indiscrezioni circolate negli scorsi mesi, ormai è ufficiale l’arrivo del nuovo Facebook Messenger.

La conferma ieri dell’inizio del rollout anche in Italia della nuova versione dell’app di messaggistica che rinnova completamente la grafica interna.

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Un’interfaccia grafica semplificata che ora presenta solo tre tab nella parte inferiore: quella per la chat, quello per i contatti e il tab Esplora, in cui sarà possibile chattare con le aziende, scoprire le ultime offerte, ricevere assistenza e seguire le notizie che ci interessano.

Sono state inoltre introdotte delle nuove personalizzazioni di colore per il layout. Ad esempio sarà possibile scegliere varie sfumature e colorazioni della chat, modificabili dalle impostazioni.

È stato invece posticipato l’aggiornamento relativo al tema scuro dell’app che sarà modificato successivamente insieme all’introduzione di altre novità.

LEGGI ANCHE: Week in Social: la versione dark di Messenger e la Bird Box Challenge su Instagram

Instagram consente la pubblicazione di un contenuto su più account

Da qualche giorno Instagram ha iniziato ad implementare in molti account la possibilità di condividere un contenuto su più profili contemporaneamente.

Una nuova funzione che sicuramente aiuterà tutti gli utenti che gestiscono più account, ottimizzando in questo modo i tempi di pubblicazione.

Ma effettivamente siamo sicuri che sia una funzione utile considerando il meccanismo di funzionamento di Instagram? In realtà si tratterebbe di condividere uno stesso contenuto su due pagine differenti, che molto probabilmente hanno pubblici e contenuti completamente differenti.

Sarà quindi una novità le cui potenzialità dovranno essere valutate sui singoli account.

Ecco cosa ne pensa Luca La Mesa:

All’interno del Social Media LIVE Program abbiamo approfondito i vari errori famosi di post pubblicati per sbaglio su account diversi da quelli previsti e sicuramente questa nuova funzionalità può essere utile a qualcuno ma è sicuramente rischiosa per coloro che non prestano attenzione in fase di pubblicazione. Ricordo un caso di un famoso calciatore che per sbaglio parlò di una grande vittoria di una squadra rivale, semplicemente perché erano gestiti dallo stesso social media manager che aveva invertito gli account.

Il post con più like della storia di Instagram

A meno che non abbiate passato gli ultimi giorni chiusi in bunker, sarete sicuramente a conoscenza dell’uovo che in pochi giorni è diventato il contenuto più apprezzato della storia di Instagram.

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Se così non fosse proviamo a riassumere brevemente quello che è successo.

Ogni giorno le aziende di tutto il Mondo impiegano centinaia di migliaia di risorse marketing e creative per raggiungere i loro utenti e farli innamorare dei loro contenuti.

Poi il 4 Gennaio 2019 un ragazzo londinese, mentre legge un articolo sulle tendenze di Instagram, si pone come obiettivo quello di provare a battere l’attuale record mondiale per il post più apprezzato detenuto da Kylie Jenner (18 milioni di like). E ci riesce utilizzando una semplice foto di un uovo su uno sfondo bianco e un profilo dal nome @world_record_egg.

Il risultato? Più di 47 milioni di like e circa 7,5 milioni di follower. Numeri da capogiro che dimostrano come a volte la qualità dei contenuti sui social non conta.

Dall’account più famoso al mondo è nato prontamente un eCommerce. Ecco cosa ha scoperto il nostro Luca La Mesa:

Spesso ci appassioniamo ai casi che sembrano nascere spontaneamente dal basso senza però riflettere sul grande valore che tutti insieme stiamo creando quando condividiamo in migliaia lo stesso account. Non a caso gli ideatori di questa iniziativa hanno rapidamente collegato al profilo un portale eCommerce – del quale abbiamo tracciato i click ricevuti dal profilo Instagram – e hanno superato l’incredibile cifra di 2.000.000 di click.

I complottisti della #10yearsChallenge

La settimana che si conclude si è anche caratterizzata per una nuova challenge, la #10Yearschallenge.

Una sfida molto popolare sui social, che prevede la pubblicazione di una foto che ci ritrae oggi affianco ad una foto di dieci anni fa. Tantissime star e non, hanno postato queste due immagini tanto che solo su Instagram sono state condivise circa 2,5 milioni di foto con l’hashtag dell’iniziativa.

Ma è stato un semplice gioco o anche uno strumento per allenare gli algoritmi del riconoscimento facciale? È stata la domanda che si è posta la scrittrice Kate O’Neill, che è arrivata a ipotizzare che lo scopo di questa sfida potrebbe essere quella di ottenere una grandissima quantità di dati fotografici per addestrare algoritmi a capire come le persone invecchiano nel tempo.

Week in social: Novità del mondo dei social media

Fantascienza complottista? Con molta probabilità si. Difficile infatti poterne valutare il vero fondamento della teoria visto che i fenomeno è nato e si è diffuso in maniera spontanea sui social. 

Ma a onor del vero, ha fatto notare la scrittrice, anche l’app thisisyourdigitallife sembrava essere solo una simpatica e innocente app, prima di essere al centro dello scandalo di Cambridge Analytica.

Inoltre molte delle foto pubblicate erano già state postate sui vari social network e quindi già disponibili per un’analisi degli algoritmi. Anche se, come sostenuto dalla scrittrice, fornendo due immagini una a fianco ad un’altra, il lavoro dell’intelligenza artificiale può essere comunque facilitato.

Quello che rimane reale è il fortissimo interessamento delle aziende nei confronti del riconoscimento facciale e delle sue varie applicazioni. Ne è un emblema Amazon che ha venduto la sua tecnologia alla polizia causando una valanga di polemiche.

Cosa pensa della questione l’esperto Luca La Mesa?

È affascinante e inquietante la versione che ipotizza che l’esperimento serva per profilarci ma credo che ormai i social abbiano sufficienti dati per profilare i nostri volti, anche senza ripubblicare vecchie foto, che spesso sono già nella piattaforma. Può avere senso per coloro che sono entrati più di recente ma resto perplesso, e incuriosito, da queste interpretazioni.





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Come sfruttare IGTV, Stories e Live nella tua Social Media Strategy? Iscriviti alla Free Masterclass


Il video marketing non è solo un trend in crescita, ma è oggi lo strumento più immediato per raggiungere il nostro target.

IGTV, le Stories e le dirette Live rappresentano i nuovi formati della comunicazione video sui principali social ed è essenziale saperli integrare nelle proprie attività di social media marketing, per coinvolgere l’audience digitale.

Per sfruttare al meglio questi formati innovativi nella propria strategia di web marketing è necessario comprenderne le dinamiche comunicative e di contenuto. Lo faremo mercoledì 6 febbraio, dalle 13 alle 14, insieme a Claudio Gagliardini e Tommaso Sorchiotti, docenti del Master in Social Media Marketing di Ninja Academy, durante la Free Masterclass “IGTV, Stories & Live – Il ruolo dei video nel futuro di Instagram e Facebook”.

I video sono oggi tra i formati privilegiati per rilevanza sui principali social network, per questo è utile capire  come sfruttarli per ottimizzare la propria social media strategy, inserendoli nel proprio piano editoriale per sperimentare nuovi canali di social media engagement.

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Se sei un Social Media Manager, un Content Manager o un Digital Strategist sempre alla ricerca di soluzioni utili per il tuo business o per quello dei tuoi clienti, durante la Free Masterclass potrai imparare a:

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Cosa aspettarsi da Instagram nel 2019 e come fare per non restare indietro


Migliorare il rendimento di un accout Instagram senza navigare alla cieca è possibile. Soprattutto se sai già quali saranno i digital trend dei prossimi mesi.

E allora, per non disperdere le energie abbiamo provato a scovare gli Instagram trend del nuovo anno.

Più engagement: dai like agli sticker

C’è una cosa che tutti i Social Media Manager vogliono: aumentare l’engagement dei propri account social.

Questo desiderio si scontra periodicamente con vertiginosi aggiornamenti degli algoritmi, che spesso penalizzano i nostri contenuti buttandoci nello sconforto più totale.

Se ti stai chiedendo se nel 2019 per Instagram sarà diverso, la risposta è no. E allora che si fa? Innanzitutto, dovrai aggiornare la definizione che dai al concetto di engagement e concentrarti sulle Instagram Stories.

In pratica: proprio come fai per gli altri social, nel 2019 dovrai lavorare a un calendario editoriale per le tue Instagram Stories e focalizzarti non solo e non più sull’aumento dei Mi piace ai tuoi post nel feed.

Via libera agli sticker, che offrono un modo gratuito, rapido e facile per interagire con la tua community. Aspettiamocene di nuovi. E aspettiamoci anche branded Instagram Stories sticker personalizzati.

Nell’attesa, stupisci i tuoi clienti con le Instagram Stories gif.

Sia che tu decida di creare dei sondaggi online o avviare una sessione di domande e risposte con i tuoi fan, il 2019 sarà l’anno degli sticker nelle Instagram Stories, che hanno già dimostrato di essere un modo divertente e creativo di interagire con il pubblico. È lì che dovrai giocarti l’engagement del tuo account.

La ricerca dell’autenticità


L’autenticità, nei prossimi mesi, sarà un Instagram trend. I tempi dei fotoritocchi e della (falsa) crescita tramite bot sono finiti.

LEGGI ANCHE: Instagram rimuoverà like e follower falsi dai nostri account

Nel 2019 ad avere la meglio saranno esperienze, persone e relazioni autentiche. Se sei attento, avrai notato come già nel 2018 l’influencer marketing abbia virato un poco dai grandi e famosi personaggi a influencer più di nicchia, ma non per questo meno amati. E avrai notato anche che qualche Influencer ha già iniziato a ringraziare i propri follower per aver sostenuto i propri post sponsorizzati, spiegando quanto del reddito dipenda dall’advertising. Se non è trasparenza questa!

Se hai intenzione di lavorare con gli Influencer su Instagram nel 2019, fa’ che siano autentici e crea relazioni a lungo termine. Pensa agli Influencer come ambassador del tuo brand e pianifica contratti che includano contenuti pubblicati con regolarità, ad esempio un post nel feed e almeno due Stories al mese.

Affianca il tuo brand a Influncer che amino i tuoi prodotti o servizi, e sposino i tuoi obiettivi. Collaborare con Influencer coerenti con il tuo brand per un lungo periodo non solo aumenterà la brand recall, ma aiuterà i follower a collegare il tuo brand con quella specifica persona: otterrai più engagement e risultati migliori.

LEGGI ANCHE: Chi sono i nano Influencer e perché i brand cominciano a collaborare con loro

Instagram trend

Micro-Influencer e micro-brand

Non hai anche tu la sensazione che al giorno d’oggi tutti vogliano fare gli Influencer? Nel 2019 i “micro-influencer” continueranno ad aumentare e i brand sceglieranno di collaborare con utenti “medi”, a partire da un minimo di 1000 follower, a dispetto di influencer con numeri da capogiro.

Nel 2019, non saranno solo i micro-Influencer a beneficiare di un pubblico più coinvolto: anche i micro-brand avranno il loro momento di gloria. Già su Instagram sono in competizione con i grandi rivenditori e in grado di generare milioni di dollari di fatturato nonostante dotati di piccoli team; grazie a ottime visual strategy e al basso costo di acquisizione dei clienti.

Insomma, ci troviamo di fronte all’avanzata di piccoli brand che utilizzano i social media nel modo in cui andrebbero usati e ne ricavano awareness e profitto.

Grazie alla targetizzazione degli annunci Instagram, i micro brand sono anche in grado di progettare e vendere prodotti pensati per un pubblico molto specifico.

Nel 2019, quindi, le persone prediligeranno contenuti sempre più personalizzati e mirati a specifici target, e smetteranno di seguire gli account che non sono in sintonia con i loro interessi.

A questo proposito, usa gli analytics di Instagram per analizzare il tuo target. E se il tuo è un grande brand, potresti prendere in considerazione l’idea di aprire account Instagram per un pubblico più esiguo, targetizzando per genere, stile, età, luoghi, etc.

Return on investment

Fino al 2018 e alla dipartita dei fondatori di Instagram, Kevin Systrom e Mike Krieger, la parola che ha contraddistinto la piattaforma è stata “semplicità”. Dimenticala!

Nel 2019 le cose cambieranno: sembra che Instagram diventerà più simile a Facebook, e forse sarà più immediato per le aziende commercializzare e vendere prodotti sulla piattaforma.

Probabilmente vedrà la luce un’app per lo shopping su Instagram, il che renderà più facile acquistare da Influencer e brand, ed eleggerà Instagram a vero e proprio canale di conversione.

LEGGI ANCHE: Week in Social: dal crollo in borsa di Facebook allo shopping su Instagram

Tracciare il ROI della tua attività sarà un’immancabile Instagram trend. Per il successo del tuo brand, risulterà infatti indispensabile monitorare i singoli post, i risultati delle Stories, e tracciare i contenuti che hanno generato il maggior numero di vendite.

Con l’account Analytics di Instagram, attualmente in fase beta, avrai accesso a una serie di dati avanzati, e potrai creare migliori reportistiche con l’ausilio di piattaforme di terze parti.

Sono finiti i tempi in cui postare su Instagram solo quando ne hai tempo o voglia. Non solo: potresti dover sviluppare nuove skill, perché con la diffusione delle Instagram Stories, i Social Media Manager dovranno essere anche grafici, produttori di video, editor di foto e copywriter.

Dark Social e Instagram Direct

Dark social” può sembrare il nickname di una nuova serie Netflix dedicata ai pericoli del web; in realtà si riferisce ai contenuti privati che le persone si scambiano sui social media, ma a cui non abbiamo accesso; come i link o post condivisi tramite direct message.

Nel 2018 Instagram Direct è migliorato molto, aggiungendo man mano gif, chat video, audio messaggi, e l’app, a partire da una primordiale piattaforma di messaggistica one-to-one, si è aperta alle chat di gruppo.

Sembra che il numero delle persone che la usa stia aumentando, e che, anche per le aziende, stia diventando una valida alternativa ai più popolari Messenger e WhatsApp.

LEGGI ANCHE: Instagram, arrivano le videochat e altre funzionalità

Nel corso del 2019, con più accurati analytics, potrai ottenere dati più raffinati, e ad esempio sapere quanti salvataggi e condivisioni hanno ottenuto i tuoi post.

Aspettiamoci anche un’evoluzione della messaggistica privata. Chissà se potremo rispondere ai messaggi da desktop, se sarà più immediato usare i direct message, o se ci saranno più funzioni per il salvataggio e la condivisione dei contenuti, o la creazione di liste di desideri per gli acquisti, se IGTV sopravvivrà, o quale sarà la prossima big thing da rincorrere per conquistare il tuo pubblico.





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Come funziona l’algoritmo di LinkedIn?


Una delle domande che mi viene fatta più spesso è “come funziona l’algoritmo di LinkedIn?”.

Osservando la resa e i KPI sugli account personali e aziendali gestiti dalla mia agenzia digital, ho sintetizzato per voi l’elenco completo dei fattori on post che influenzano il ranking e l’engagement del vostro post organico su LinkedIn.

Definiamo fattore di ranking ogni singolo parametro utilizzato da LinkedIn per decidere se dare più o meno visibilità al vostro post una volta pubblicato. I fattori di ranking descritti si applicano sia ai post personali sia a quelli aziendali che hanno come impostazione la divulgazione pubblica (è possibile, infatti, circoscriverla ai soli collegamenti di primo grado).

I fattori di ranking on-post sono connessi strettamente alle modalità con cui il post viene creato e quindi sono spesso sotto il nostro controllo diretto.

Ecco i Top 10 che ho analizzato e che è bene tenere d’occhio.

linkedin

1. Lunghezza del testo

A parità di altri fattori di ranking, i post testuali senza link o immagini e con una lunghezza compresa tra 130 e 190 parole hanno una maggiore probabilità di uscire nello stream LinkedIn.

2. Entità presenti nel contenuto

A parità di altro, la presenza di entità strutturate nel testo e nel riconoscimento delle immagini aumenta la visibilità del post se queste entità sono presenti su specifici profili. Se non sapete cosa è un’entità strutturata visitate schema.org.

3. Attinenza linguistica del post

A parità di altri fattori, la coerenza tra la lingua del post e la lingua del browser dell’utente aumenta la visibilità nello stream LinkedIn. Ciò implica la necessità di definire una lingua principale in cui postare (anche se come sapete ora LinkedIn propone una traduzione automatica).

Linkedin

4. Correlazione semantica tra testo del post e ambito lavorativo profilo

A parità di altri fattori di ranking (di seguito darò per scontata questa premessa), la visibilità in stream aumenta al crescere della correlazione semantica tra il contenuto testuale del post e il contenuto semantico del profilo utente (inteso sia come elementi statici del profilo, sia come tipo di contenuti che pubblica e/o con cui interagisce).

5. Tipologia di contenuto

Il testo vince per ora su immagini, video e link. Nel merito, la combinazione migliore è un’immagine più testo e senza link esterni che potrebbero fare uscire l’utente dal social LinkedIn. Sui video il comportamento dell’algoritmo è in fase di cambiamento radicale (probabilmente in relazione alla disponibilità di banda sui server LinkedIn), quindi al momento non ho sufficienti dati per fornire un’opinione realistica.

6. Correlazione semantica degli hashtag

A parità di altro, la visibilità in stream aumenta all’aumentare della co-presenza tra hashtag nel post (o nell’articolo Pulse) e hashtag seguiti dall’utente target.

7. Momento di pubblicazione

Il momento in cui si pubblica ha un impatto sull’abilità di raggiungere più o meno persone nello stream LinkedIn. Potete stimare il numero di persone presenti in un certo momento su LinkedIn usando strumenti di pubblicazione tipo Hootsuite; oppure semplicemente indagare quando il vostro target usa di più LinkedIn e postare solo in quelle fasce orarie/giorni definiti.

8. Capacità del post di tenere l’utente nella piattaforma LinkedIn

L’obiettivo di tutti i social network è mantenere incollato l’utente in piattaforma in modo tale da monetizzare con pubblicità o servizi. Per questo inserire nel post qualsiasi fattore che porti “fuori”, come link che puntano all’esterno, danneggia la distribuzione nello stream. Al contrario la presenza di interazioni (fattori off-post) è positiva per la visibilità del post. I commenti lunghi e semanticamente rilevanti sono da preferire a quelli di una sola parola.

9. Fit con l’organizzazione

Se un utente viene correlato con una specifica organizzazione o entità strutturata (azienda, istituzioni, Università), allora i post tendono a raggiungere meglio i membri di quella organizzazione.

10. Fit con l’utente

A parità di altro, la presenza di scambio di messaggi tra l’utente che posta e quello che accede allo stream aumenta la visibilità del post. Nei messaggi sono inclusi sia quelli organici che quelli a pagamento (Inmail).

Tutti questi fattori on-post contribuiscono a plasmare il feed organico proposto da LinkedIn nel tempo. Per quanto concerne i fattori off-post stiamo conducendo ora uno studio che sarà reso noto a febbraio sulla pagina LinkedIn di AvantGrade.





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Le più belle pubblicità del Super Bowl dal 1972 al 2018


Domenica 3 febbraio, al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, avrà luogo la 53esima edizione del Super Bowl, la finale di campionato della National Football League.

Un evento di portata mondiale che – ogni anno – attira cifre spropositate e tre particolari “cluster” di spettatori: i tifosi delle squadre finaliste, i fanbase delle popstar e ogni pubblicitario del pianeta.

Le tre macro categorie sono state scritte in un ordine crescente, valutando un attento mix di emozioni tra cui adrenalina, gioia, isteria collettiva e pensieri di autoflagellazione.

In questo, caso i tifosi sono quelli che presentano i sintomi meno invasivi: alla fine rimarranno due team e solo uno prevarrà, ma questo si saprà appena pochi giorni prima dell’ora fatale.

Halftime Show: un evento nell’evento

Sei arrivato fino a qui senza chiederti il perché abbia citato le parole fanbase e popostar? Nel caso non lo sapessi, a metà partita si svolge un evento nell’evento: l’Halftime Show. 15 minuti in cui intere carriere di cantanti possono essere distrutte o consacrate.

E per loro – i fan – il countdown  parte molto prima. Già con i primi venti autunnali si scatenano i rumors, i fanbase si scaldano, incitano, twittano, postano. In quei 15 minuti potranno vedere un’esibizione speciale dei loro beniamini, un mini show (“mini” è solo ed esclusivamente riferito alla durata limitata della performance) in cui, da ormai 30 anni, ci si scatena per concentrare i migliori giochi pirotecnici giocandosi l’opportunità di una vita.

Madonna Super Bowl 2012

Halftime Super Bowl 2012: l’entrata in campo di Madonna

Nella storia dell’umanità entrano di diritto gli halftime show di Madonna, cheerleader faraonica, Michael Jackson, il precursore dei grandi effetti speciali, il seno sfuggevole della sorella Janet che in feat. con Justin Timberlake si è riscattata da anni di oblio mediatico, Lady Gaga che si lancia da una paratia, Bruce Springsteen E Street Band, Prince, The Who, U2 e tantissimi altri.

Arriviamo quindi al livello estremo di paranoia: i pubblicitari. Perché sì signori, un evento che catalizza centinaia di milioni di spettatori è la corte suprema di ogni creativo, l’arena in cui combattono come gladiatori alla mercè del pollice alzato o abbassato dato dall’Imperatore Consumatore. E in questi anni, abbiamo davvero visto il meglio del meglio, solo lì, per pochi secondi che cambiano la storia di brand, agenzie e team.

Il Super Bowl in numeri

Per suffragare la mia definizione di “evento di portata mondiale”, vi porto qualche numero. Stando a Forbes, la finale NFL è l‘evento più ricco al mondo, superando di numero i Giochi Olimpici e la Coppa del Mondo di calcio110 milioni di spettatori solo negli U.S.A., 50 milioni nel resto del mondo.

Il Mercedes-Benza Stadium, la location che ospiterà il Super Bowl 2019

Senza contare che uno stadio contiene una media di altri 70 mila spettatori profumatamente paganti, che spendono fino a 22.000 dollari (vi assicuro che non ho sbagliato, sono ventiduemila) per un biglietto. Lo scorso anno, 30 secondi di pubblicità sono costati più di 5 milioni di dollari.

40 anni di commercial al Super Bowl

Come i normali tifoni americani affrontano il Super Bowl secondo il Dipartimento dell’Agricoltura.

Il Dipartimento dell’Agricoltura statunitense dichiara che in America si mangia di più solo per la festa del Ringraziamento: nello specifico, lo scorso anno si parlava di 1,035 milioni di alette di pollo consumate insieme a 14 milioni di patate fritte, tutto annegato in 52 milioni di litri di birra.

La storia dei migliori commercial del Super Bowl

Narra la leggenda che Mr. Big non si sia presentato al primo matrimonio con Carrie perché voleva sposarsi durante la finale del Super Bowl.

Il lunedì successivo, il 10% degli impiegati americani chiamerà il suo capo per darsi malato (di questi, almeno il 15% non avrà alcun problema, perché il capo stesso userà la stessa scusa).

E se in Italia “nè di Venere nè di Marte, non si sposa e non si parte”, in America invece la domenica del Super Bowl è quella in cui statisticamente si celebrano meno matrimoni. Ecco, intendevo questo.

Oreo, l’instant marketing come non ce l’hanno insegnato su Facebook

Nell’economia di questo post, e a distanza di 4 anni, doveva trovare posto una piccola digressione sul “Caso Oreo”, la genesi dell’instant marketing.

Cosa accadde la notte del 4 febbraio 2013? Al Superdome di New Orleans, durante la partita delle partite, un blackout generale costrinse a sospendere la partita per ben 34 minuti. Ed è proprio in quei 34 minuti che l’instant advertising (che già stava muovendo i suoi primi passi) diventò il protagonista della scena, alle 20.48 della Louisiana, le 3.48 in Italia. Con milioni di persone incredule, che si riversarono su Twitter e Facebook per postare la loro frustrazione, sorse Oreo. Con questo post.

La nascita dell'instant marketing, il caso oreo

Il sogno della vita di ogni Social Media Manager.

E se gli altri sborsano almeno 5 milioni per pochi secondi di Super Bowl, Oreo con un tweet – quello giusto e al momento giusto – e 5 minuti di lavoro, ha generato un traffico di 15mila retweet e 20 mila like Facebook nelle 14 ore successive all’evento.

LEGGI ANCHE: La differenza tra tattica e strategia nel Content Marketing.

ATTENZIONE: Sì, le fonti dichiarano che ci siano voluti solo 5 minuti per concepire e produrre questo post, ma l’agenzia digitale 360i, che in quel momento si occupava del brand, aveva messo in campo un’intera squadra per monitorare ogni singola azione, momento, minima espressione della partita.

Questo va sottolineato, sempre nell’ottica di difendere con tutte le mie forze il fatto che niente si possa fare in 5 minuti, nemmeno mettere una firma su un foglio. I 5 minuti di Oreo erano frutto di una strategia mirata, alla quale è venuta incontro forse un briciolo di fortuna.

Gli Spot che hanno fatto la storia del Super Bowl

Abbiamo parlato dell’evento, delle sue cifre, delle persone che sono sentimentalmente coinvolte. Adesso parliamo dei prodotti, cioè dei migliori spot che hanno debuttato sul campo da football, portandosi a casa la vittoria.

Nessuno dovrebbe poterne fare una classifica, sono tutti spot eccelsi in ogni fase, dal concept, al copywriting all’esecuzione. Per questo ho deciso di selezionarne solo alcuni e presentarli in ordine puramente cronologico. Ci sarà da imparare.

Coca Cola: “Hilltop”, 1972

L’America del 1972 è un paese in guerra su due fronti: da una parte c’è il Vietnam, dall’altra i dissidi interni, le proteste di massa i figli dei fiori che invocano la pace a gran voce.

In questo contesto arriva Coca-Cola, producendo uno spot che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ogni attore del mondo dell’advertising.

Hilltop, pubblicato un anno prima e firmato da McCann Erickson, rappresenta un esempio di presa di posizione netta (e furba), dove è l’unità dell’essere umano ad essere protagonista.

Che è un po’ quello che succede durante il Super Bowl: l’America intera si unisce davanti ad uno schermo, in questo caso, invece, è il mondo intero che si riunisce con una bevanda. Ma non una qualsiasi, perché di Coca-Cola si può dire tutto e niente, ma non che non sia un pilastro dell’intera cultura umana.

LEGGI ANCHE: L’autenticità paga, 10 casi di pubblicità che lo dimostrano

Tanto forte da essere diventata una parte cruciale di Mad Men (dopo tutti questi anni, se non l’hai ancora visto, lo spoiler lo meriteresti eccome, ma ti concedo ancora un po’ di tempo).

Apple: “1984”, 1984

60 secondi, quasi 35 anni di miti e leggende.

1984 non è solo uno spot visionario, girato da un regista al culmine del suo talento creativo, Ridley Scott ( quello che nel ’79 ha firmato Alien e nel 1984 aveva mandato nelle sale qualcosa come Blade Runner) ma un manuale di stile per le generazioni a venire.

Ispirato al capolavoro di Orwell, chissà come e quanto influenzato da Steve Jobs, se non sei ancora in piena sindrome di Stendhal, vorrei farti notare come il prodotto che dovrebbe sponsorizzare (il Macintosh) non appaia minimamente nel girato, e sia solo nominato nell’epico copy finale.

FedEx: “We Apologize”, 1998

FedEx già da tempo aveva scelto un tone of voice ironico ma nel ’98, ha deciso di sorprendere tutti con uno spot di 30 secondi (abbiamo già parlato delle cifre che ci vogliono) fatto dalle barre colorate dei televisori fuori uso e un copy eccezionale, surreale.

Uno spot che sembra gridare “ho sprecato milioni” e che invece apre la porta ad un’inception di meta concetti. Il primo su tutti: la semplicità spesso paga.

Budweiser: “Wassup – Girlfriend”, 2000

Da puro servizio di messaggistica si sta trasformando in un vero e proprio Social Network.

Grandi teorici (e pratici) del marketing lo inquadrano come il futuro dell’advertising, il grande driver per superare la cecità data dal sovraffollamento dei messaggi. Eppure per me, poco più che 30enne (cof, cof, un pò di più), oltre a non aver ancora imparato solidamente a scriverlo, riesce spesso a strapparmi una risata.

Ogni volta che qualcuno mi dice: “Ti mando un Whatsapp”, le mie sinapsi vanno in fibrillazione, nella recondita speranza di ripetere questo spot. Tutta colpa di Budweiser.

Lo spot originale era di due anni prima, ma nel 2000 Bud sceglie di percorrere la strada del sequel per la sua presenza al Super Bowl, strizzando l’occhio alla cultura dei meme che stava già sviluppandosi nel sottobosco della prima era di iternet e che sarebbe poi esplosa qualche anno più tardi con i Social Network.

Per un mondo fatto di poesia, vi riporto anche l’originale.

ETrade: “Monkey”, 2000

Facile fare spot iconici quando il tuo prodotto si chiama Coca Cola o Apple, direte voi. E anche con una certa dose di ragione.

Provate invece a tirare fuori qualcosa di iconico dovendo comunicare prodotti finanziari. Ecco, se lavori per questa particolare industry, e tutte le volte che ti chiedono qualcosa di interessante ti metti le mani nei capelli, guarda cosa è riuscita a fare 19 anni fa Goodby, Silverstein & Partners.

Completo dadaismo pubblicitario, concretizzato in un copy conclusivo ancora più spudorato.

Well, we just wasted two milion bucks
What are you doing with your money?

Reebok: “Terry Tate: Office Linebacker”, 2003

Anche il contributo di Reebok all’adverting della nuova era è stato decisamente significativo.

Con “Terry Tate, official Linebacker” del 2003, nel panorama nascente dei video online, questa è di fatto una delle prime campagne virali della storia. Divertente, con alle spalle una scrittura solida, a distanza di 16 anni è ancora un video che condividerei volentieri.

Snickers: “You’re not you when you’re Hungry”, 2010

Betty White e Abe Vigoda, rispettivamente classe 1922 e 1921, protagonisti di uno spot del Super Bowl nel 2010…per una merendina cioccolatosa, iper calorica (ma si dice energetica e poi è buonissima).

Può sembrare tutto un po’ stonato. Invece, le sagge penne di BBDO partendo da un insight forte come “Non sei tu quando hai fame” hanno tirato fuori 30 secondi esplosivi, divertenti e, anche in questo caso, il prodotto appare solo marginalmente.

Volkswagen: “The Force”, 2011

Questo spot è semplicemente bello. se vogliamo spenderci qualche parola in più possiamo raccontare che, nel 2011, fu lanciato in anteprima online rispetto alla messa in onda durante la finale NFL.

Insomma, Dart Fener, marcia imperiale, e il sogno di ogni bambino che si trasforma in realtà. Che la forza sia con te, Volkswagen.

Old Milwaukee: Will Ferrell, campagne locali 2012

Will Ferrel cammina in boxer come Russel Crowe nei Campi Elisi, accompagnato da un sottofondo musicale che cresce fino a quando il protagonista prende in mano il prodotto, lo apre. E Stop! Taglio.

Non potevamo aspettarci davvero qualcosa di sexy da lui, ma la vera scintilla vincente di quella che è stata una serie di campagne, arrivate al culmine con la trasmissione durante il Super Bowl, è stata la sua diffusione su canali locali, come quelli di North Platte in Nebraska. In questo modo Ferrell e l’agenzia Funny od Die, sono riusciti ad hackerare in modo creativo il sistema milionario delle sponsorship del Super Bowl.

E facendo anche un gran favore al marketing locale di cittadine delle quali si è sentito parlare solo per la campagna di Old Milwaukee.

Chrysler: Halftime in America, 2012

La storia recente è spesso la più difficile da raccontare.

Il 2012 era un anno in cui le parole che si sentivano più spesso erano solo “recessione”, “Mutui Subprime” “disoccupazione alle stelle”, e tutto è partito proprio dall’America.

Non è questo il post(o) dove metterci a dissertare sui perché, ma la crisi economica che si è abbattuta su tutto il mondo, e dal quale molti ancora devono riprendersi, è la leva che Chrysler ha deciso di utilizzare nel suo “Halftime in America”, dove il tono dello spot è tutt’altro che ironico, si respira una solida aria di patriottismo born in the U.S.A., amplificato dalla recitazione di Clint “Eroe Nazionale” Eastwood. E tutte queste caratteristiche, unite ad un’esecuzione magistrale degna di un lungometraggio, lo rendono uno spot memorabile, con il preciso scopo di motivare la Nazione a guardare avanti.

“È solo la fine del primo tempo America”

Procter & Gamble: “Like a Girl”, 2015

Procter & Gamble è – di fatto – il padre del Branded Entertainment. In questo caso, l’onore di rappresentare un nuovo stile di comunicazione all’interno del Super Bowl è spettato a Always (brand che produce assorbenti), e che con “Like a Girl”, contribuisce ad identificare e combattere gli stereotipi di genere, mostrando chiaramente come il seme della discriminazione si sia così radicato da diventare “normale” persino per una donna stessa.

LEGGI ANCHE: L’advertising è morto. Lunga vita al Branded Content!

Questo spot ha però contribuito non solo a dare una speranza (rappresentata come sempre dai più piccoli) ma anche ad aprire il dibattito sull’utilizzo della donna nella pubblicità. L’esecuzione è semplice, il vero protagonista rimane il messaggio. Da menzionare in questa lista proprio per la sua diversità.

Airbnb: “We Accept”, 2017

Il biennio 2016-17 è stato quello delle elezioni presidenziali con il candidato più discusso del pianeta. Una figura che ha fatto mobilitare tutti, ma proprio tutti. Donald Trump decide di percorrere la strada dell’aggressione, della supremazia, del ritorno al claim usato quasi quarant’anni prima da Reagan “Make America Great Again”.

LEGGI ANCHE: Politicizzare un Brand: istruzioni per l’uso

E per dimostrare (se ancora ce ne fosse bisogno) che la pubblicità è parte integrante della nostra cultura, la plasma e la influenza, nel bene o nel male, il commercial di Airbnb lanciato per il Super Bowl del 2017, gioca sulla sfida al potere. Se sei un host Airbnb sposi la sua politica, e accetti tutti, indipendentemente dal colore della pelle, da chi ama o in chi crede. Pochi fronzoli, un messaggio diretto, conciso, preciso.

Dundee: “Tourism Australia”, 2018

Nostalgia Canaglia, direbbero Albano e Romina. E, in effetti, arrivati praticamente alla fine di questa lunga lista di spot memorabili trasmessi durante il Super Bowl, quello che mi pare emergere è che, in quanto a memoria e/o memorabilità, stiamo nettamente peggiorando.

Se prodotti come Hilltop, 1984 o Wassup, sono ben saldi nella memoria, è chiaro come man mano le certezze vadano scemando. Ma questo non inficia sulla qualità di alcuni commercial. E quando il prodotto da promuovere è un intero continente, si va a ripescare quanto di più memorabile abbiamo prodotto, anche se significa affidarsi al successo di un film, Crocodile Dundee, e ad un ipotetico terzo capitolo della saga.

Ma se – notizia di pochi giorni fa – Eddie Murphy ha davvero annunciato il sequel de “Il Principe cerca moglie” in questo caso, l’amico dei coccodrilli più cool del grande schermo, non tornerà davvero. Dundee, uno dei protagonisti delle line del 2018, è solo un grande commercial per l’ente del turismo australiano.

Ci siamo, fra tre settimane lo show andrà in onda, di nuovo. Aspettiamo con ansia di vedere cosa ci proporranno quest’anno i più grandi player mondiali.

P.s. Nel caso ve lo steste chiedendo, il mio preferito sarà per sempre 1984.





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Ninja Morning, il buongiorno di venerdì 18 gennaio 2019


Huawei

Il ministero degli Esteri cinese ha chiesto di porre fine “all’isteria” che ha portato negli Usa a una proposta di legge bipartisan al Congresso che introduca il bando alla vendita di microchip e altri componenti americani a compagnie cinesi che violino sanzioni e leggi di controllo sull’export. Lo ha detto in conferenza stampa la portavoce Hua Chunying, all’indomani dell’iniziativa che cita esplicitamente Huawei e ZTE, due dei colossi sospettati di mettere a punto prodotti utilizzabili per lo spionaggio.

Amazon

Una riunione delle menti più brillanti nel campo della scienza, del mondo accademico e delle imprese, per esplorare l’innovazione, i progressi scientifici e le applicazioni pratiche dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning. Si chiama re:MARS, ed è la prima conferenza annuale globale di Amazon dedicata ai temi dell’Automazione, della Robotica e dello Spazio. E in programma dal 4 al 7 giugno 2019 a Las Vegas.

Facebook

Negli Stati Uniti il 74% di chi ha un profilo Facebook non sa che la piattaforma tiene traccia di scelte e preferenze per indirizzare messaggi pubblicitari privati. Lo afferma una ricerca del Pew Research Center, secondo cui metà delle persone “non è a suo agio” con questa pratica. L’indagine è stata condotta su circa mille utenti a settembre 2018. Una volta mostrata loro la pagina “ad preferences”, cioè le preferenze pubblicitarie, la gran parte degli utenti ha trovato che il social aveva generato materiale sui propri interessi. Nel 59% dei casi le categorie riflettevano gli interessi reali, mentre il 27% degli intervistati ha affermato che Facebook era stato poco o per niente accurato nel descriverli.

Microsoft

Microsoft sta lavorando a una nuova piattaforma online che metta a disposizione degli utenti un catalogo contenente numerosi titoli a cui giocare, una sorta di Netflix dei videogiochi. A coniare la definizione è stato il CEO della compagnia di Redmond, Satya Nadella, che ha anche spiegato come lo sviluppo di Project xCloud sia facilitato dal solido background di Microsoft in ambito di gaming, grazie all’esperienza maturata con Xbox.

Agcom

Facebook resta il social più gettonato dagli italiani. E’ quanto risulta dai dati dell’Osservatorio dell’Agcom. Per quanto riguarda l’utilizzo di Internet, nel mese di settembre 2018, 42,7 milioni di utenti medi giornalieri si sono collegati ad Internet, per un totale di 70 ore di navigazione mensile a persona. Continua a crescere l’audience dei principali social network, dove Facebook con 35,7 milioni di utenti unici si conferma il social maggiormente frequentato, seguito da Instagram (22,3 mln) e LinkedIn (15,3 mln).

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In agenda oggi

I GIOVANI E LA LORO IDEA DI FUTURO – Alle 11 a La Sapienza – CORIS, nell’aula Oriana, in via Salaria 113, a Roma, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma in collaborazione con l’Eurispes presentano i risultati di una ricerca sociale internazionale, svolta nel corso del 2018, tra i giovani di Russia, Polonia, Germania, Italia. L’incontro è promosso nell’ambito del programma di iniziative del Dottorato di Ricerca in Comunicazione, Ricerca Sociale e Marketing.

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Le notizie che forse ieri ti sei perso

H-Farm esce da Depop e incassa più di 2,5 milioni
L’operazione segue una prima cessione parziale di quote avvenuta a gennaio 2018 e ha generato un ritorno pari a 6 volte l’investimento iniziale

StarBoost Academy trasforma la tua idea in una startup
Parte in tutta Italia la nuova edizione del corso di Company Creation di StarBoost Academy, 15 borse di studio per ogni città offerte da Planet

IMC Toys e Giochi Preziosi vincono la Top Brands Giocattoli di Blogmeter
Secondo l’indagine di Blogmeter l’azienda italiana si impone su Facebook, Twitter, Instagram mentre il gruppo spagnolo stravince su YouTube

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3 milioni di km risparmiati all’ambiente e gli altri numeri 2018 del carpooling
Secondo il Rapporto sulla Mobilità Sostenibile Aziendale 2018 di Jojob il 2018 è stato un anno da record per il carpooling

Come parlare in pubblico restando sé stessi? Il primo discorso Papa Francesco
Ecco cosa possiamo imparare analizzando il discorso di insediamento del Papa

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Slack cambia logo con una versione più semplice e flat
Anche se la community sembra non aver apprezzato, la nuova immagine si presenta semplice e pulita

Le lezioni di business che possiamo imparare dai 50 anni di successi dei Led Zeppelin
Analisi di un caso di successo nella storia della musica, letto in chiave aziendale





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H-Farm esce da Depop e incassa più di 2,5 milioni


Nuova exit per H-Farm, che ha ceduto la sua partecipazione residua in Depop, l’app per gli acquisti e vendite di moda e accessori online di seconda mano, con oltre 15 milioni di utenti in tutto il mondo. La cessione ha generato un incasso di oltre 2,5 milioni di euro.

Exit totale. L’operazione segue una prima cessione parziale di quote del capitale di Depop avvenuta a gennaio 2018: l’operazione nel suo complesso ha generato un ritorno pari a 6 volte l’investimento iniziale.

depop

Dai creativi ai nuovi influencer della moda

Depop, nata nel 2011 in H-Farm grazie all’intuizione del suo fondatore Simon Beckerman, oggi conta una community di utenti che spaziano dai creativi ai nuovi influencer della moda, del design, dell’arte e della musica di tutto il mondo, come le italiane Chiara Ferragni e Bianca Balti.

4 milioni di utilizzatori. Depop nel 2018 ha registrato oltre 4 milioni di nuovi utilizzatori, 500 milioni di ricerche, più di un milione al giorno con una media di un nuovo oggetto in vendita ogni secondo. Il team di Depop si suddivide tra le sedi di Londra, Milano, New York e Los Angeles, che è diventata la seconda città per numero di registrazioni dopo la capitale inglese. Dal 2012 Depop ha sede principale a Shoreditch, nel quartiere tecnologico di Londra.





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StarBoost Academy trasforma la tua idea in una startup


Dopo il successo delle precedenti edizioni, con oltre 950 partecipanti raggiunti in meno di due anni di attività, StarBoost Academy inaugura la nuova linea di programmi di “Company Creation”, portando, a partire dal 19 febbraio 2019, il proprio corso di 10 settimane in numerose città italiane: Torino, Milano, Verona, San Marino, Rimini, Napoli, Salerno e Cagliari.

A chi è rivolto il corso

Ogni corso si rivolge a imprenditori e potenziali imprenditori, quali innovatori, studenti, ricercatori, lavoratori e professionisti, con un’idea da sviluppare o desiderosi di valorizzare il proprio talento all’interno di un team imprenditoriale.

Grazie al supporto di Planet, che sponsorizza e sostiene l’iniziativa sull’intero territorio nazionale, sono a disposizione 15 borse di studio per ogni città, che permetteranno ai talenti e ai team selezionati di partecipare gratuitamente e dare vita ad una possibile successiva collaborazione con il gruppo Planet.

Le borse di studio sono rivolte a coloro che desiderano elaborare idee o soluzioni intelligenti dedicate allo sviluppo di ambienti urbani per integrare la tecnologia con l’attenzione agli aspetti sociali e ambientali.

Come si sviluppa il corso

All’interno dell’offerta StarBoost Academy si distinguono due corsi che, in aggiunta al percorso di Company Creation, offriranno lezioni verticali di approfondimento e mentoring dedicati ad ambiti specifici della creazione di impresa:

  • Company Creation for BlockChain, in collaborazione con San Marino International, che vedrà la partecipazione dei docenti di DoubleBit e si terrà a San Marino a partire da martedì 19 Febbraio.
  • Company Creation for Sport, docenti Felice Biancardi e Tommaso Guerra, fondatori di Golee, applicazione gestionale sportiva, con la partecipazione di Calciatori Brutti, community Facebook legata la mondo del calcio. Il corso si terrà a Milano a partire da mercoledì 20 Febbraio.

L’approccio learning by doing

Il percorso di “Company Creation” StarBoost, attraverso l’approccio “learning by doing”, supporta talenti, imprenditori e team imprenditoriali in pre-costituzione ad affrontare il processo di creazione di una nuova iniziativa imprenditoriale, risolvendo le tematiche più importanti grazie ad una metodologia innovativa basata sulla cooperazione e al supporto di una solida infrastruttura legale, framework di lavoro e documenti esclusivi.

Il percorso illustrerà l’innovativo modello di creazione di impresa elaborato da StarBoost, fondato su una forte base valoriale che promuove la cooperazione tra talenti, imprenditori e investitori per validare l’idea e il team in piena sicurezza e a ridotto investimento, aumentando così concretamente le possibilità di successo delle future aziende.

Un modello che permette di strutturare team multidisciplinari e cross-generazionali, fortemente coesi, e limitare sensibilmente la necessità di investimenti economici attraverso la valorizzazione in equity degli apporti di lavoro, di asset o di capitale erogati durante il processo di creazione d’impresa, suddividendo le quote societarie tra tutti coloro che partecipano allo sviluppo dell’iniziativa imprenditoriale secondo parametri trasparenti, equi e meritocratici.

Chi sono i docenti

Il corso è tenuto da docenti con background imprenditoriale e accademico che hanno vissuto in prima persona l’esperienza di essere imprenditore e che porteranno all’attenzione degli iscritti le migliori strategie e strumenti utili a superare le tante difficoltà che il processo di creazione di un iniziativa nasconde.

Il corso vedrà alternarsi gli interventi di Sergio Mottola, Executive Chairman di San Marino Innovation, Daniele Alberti, co-founder di Bakeca.it, co-founder di Planet Holding e Planet Idea, Presidente e Fondatore di StarBoost, Stiven Muccioli, CTO di Ventis.it e Mario Cola, founder e CEO di Anypark.

Gli approfondimenti sul tema Blockchain ad opera dei co-founder di DoubleBit Giacomo Barbieri, Riccardo Linares e Jacopo Pontone, il corso Company Creation for Sport sarà tenuto da Felice Biancardi e Tommaso Guerra, entrambi co-founder di Golee.

Partecipa con il codice sconto di Ninja

Tutti abbiamo grandi idee, ma non tutte le idee possono trasformarsi in realtà imprenditoriali. Per scoprire se hai nel cassetto la prossima startup di successo partecipa ai corsi di Company Creation di StarBoost Academy.

Iscriviti utilizzando il codice ninja per usufruire dello sconto del 10% dedicato ai lettori di Ninja.it.

Per maggiori informazioni sul corso è possibile visitare il sito academy.starboost.it o scrivere all’indirizzo academy@starboost.it





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Giochi Preziosi e IMC Toys e vincono la Top Brands Giocattoli di Blogmeter


Giocattoli e giochi in scatola. E’ questo il primo tema della Top Brands di Blogmeter per il 2019. L’indagine ha utilizzato la piattaforma integrata di social intelligence Blogmeter Suite per analizzare le performance di tutte le pagine ufficiali di Facebook, Twitter, Instagram e YouTube dei brand del settore Giocattoli presenti sul mercato italiano. Con una novità.

Il canale YouTube. Oltre alla tradizionale classifica per total engagement, la Top Brands ha voluto inaugurare una seconda classifica dedicata esclusivamente al canale YouTube. Quindi, per i 28 brand presi in esame nel trimestre che va dal 1° ottobre al 31 dicembre 2018 sono stati creati due rating: il primo con i cinque brand risultati migliori per interazioni totali su Facebook, Instagram e Twitter e l’altro riportante i cinque brand migliori per engagement su YouTube.

blogmeter

I brand vincenti sui tre social

Sul gradino più alto della prima classifica si piazza Giochi Preziosi, l’azienda italiana produttrice di giochi per bambini dal 1979. Con quasi 450 post pubblicati sui suoi canali social nel periodo di riferimento e un engagement complessivo pari a 70 mila interazioni, Giochi Preziosi può vantare una strategia social vincente. Tra i contenuti più apprezzati del brand svettano i give aways di giocattoli pubblicati su Facebook.

Giochi da tavolo. Secondo posto per Cranio Creations, l’azienda milanese specializzata nella produzione e commercializzazione di giochi da tavolo. Grazie ad una comunicazione principalmente veicolata tramite la sua pagina Facebook, Cranio ottiene oltre 54 mila interazioni. L’hashtag più engaging del periodo è #thisisbarrage dedicato al nuovo gioco da tavolo lanciato dal marchio milanese sulla piattaforma di crowfunding, Kickstater. In terza posizione si classifica il famoso marchio danese di mattoncini assemblabili Lego.

Lego. Con oltre 51 mila interazioni, raccolte pubblicando appena 24 post sui suoi canali, Lego conferma il suo indiscusso primato nelle costruzioni per bambini anche sui social. Il contenuto più apprezzato dagli utenti del brand è il video che mostra come nascono i mattoncini Lego, un viaggio all’interno della fabbrica delle costruzioni più famose del mondo, condiviso ben 12 mila volte dai fan della pagina Facebook.

Trudi e Hasbro Gaming. Quarta posizione per Trudi, il produttore di peluche nato nel 1954 a Tarcento. Trudi, che nell’anno passato è balzato ad onor di cronaca grazie alle mascotte prodotte per il matrimonio dei Ferragnez, ha raccolto 32 mila interazioni. In quinta posizione si attesta, invece, Hasbro Gaming, il marchio americano produttore di giocattoli e giochi in scatola, che con solo 26 post pubblicati sul suo canale Facebook ottiene oltre 25 mila interazioni.

Il rating di Youtube

Su YouTube ad aggiudicarsi la medaglia d’oro è IMC Toys Italia, il gruppo spagnolo che produce e distribuisce giocattoli in tutto il mondo. Grazie al video dedicato alla bambola Baby WOW, IMC Toys si aggiudica anche il premio per il most viewed content, con oltre 626 mila visualizzazioni, su un totale di quattro milioni di interazioni raccolte nel periodo di analisi sul solo canale YouTube. Con un milione di engagement è Sbabam a salire sul secondo gradino del podio. Grazie ai video dedicati alle sue linee collezionabili, commercializzate in edicola, Sbabam guadagna oltre cinque mila nuovi iscritti sul canale YouTube, nel periodo di riferimento. Clementoni, lo storico produttore di giocattoli di Recanati, si piazza terzo con 346 mila interazioni, la maggior parte ottenute con il singolo video dedicato alla sua Linea Baby, che raccoglie oltre 300 mila views. In quarta posizione si attesta Crayola, l’azienda americana specializzata in articoli per il disegno, che guadagna ben 293 mila interazioni. Quinta posizione, infine, per la già citata Giochi Preziosi, che con i suoi cartoni ad episodi con protagonisti i personaggi più amati del marchio, conquista anche YouTube.





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