Le donne Business Angel sono poche e possiedono solo il 9% dei capitali aziendali


In un settore innovativo come quello delle startup la staticità dei ruoli non dovrebbe esistere, eppure ancora oggi è evidente: da recenti studi le donne che posseggono la maggioranza dei capitali aziendali si attestano solo ad uno scarsissimo 9%.

Quali sono i motivi di questa disparità? L’organizzazione #Angels con la sua ricerca #TheGapTable tenta di spiegarlo. Sicuramente il basso numero di donne a capo di startup influisce sul fatto che ci siano poche donne mentori di imprenditrici in erba e, di conseguenza, pochi capitali femminili nell’investimento su nuove realtà.

Le startup al femminile, però, ottengono i risultati migliori sul campo, nonostante i pochi investimenti.

Credits: Depositphotos #60035979

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Cause e conseguenze della disparità di genere tra i Business Angel

9% è questo il volume medio di capitale di investimento e di leadership in mano femminile in campo startup e questo è un dato rilevante in quanto chi investe in un’azienda è anche colui che ne detiene il potere decisionale e di rappresentanza.

La disparità uomo e donna risiede in un motivo fondamentale, sembra di capire: la percentuale di donne impiegate con un ruolo manageriale o di ricerca e sviluppo è irrisoria con la conseguente impossibilità di raggiungere guadagni importanti da reinvestire in new business e startup.

Dal censimento (The Cap Table) che viene realizzato ogni anno indagando nel panorama startup della Silicon Valley, che rivela la divisione dei poteri e del mercato nella ‘valle dell’innovazione’, emerge la persistente disparità tra uomini e donne a capo delle aziende.

#Angels, l’associazione al femminile che si occupa di dar voce ai soci di capitale donne, ha voluto analizzare le quote rosa sia per quanto riguarda gli stakeholders che gli shareholders tra le startup americane, confermando il fatto che soltanto il 33% dei fondatori e degli shareholders è donna, con un 9% di capitale detenuto.

Una volta ottenuto il risultato, però, è necessario andare a fondo dei motivi e dei fattori che determinano questa situazione di fatto. Analizziamoli insieme:

  • valutazione aziendale più bassa – Le startup al femminile vengono percepite come società di minor valore rispetto a quelle maschili e si trovano, quindi, a dover vendere più quote sul mercato per continuare a crescere. Quote che la maggior parte delle volte vengono acquisite da investitori uomini.
  • Investimenti inferiori da parte del mercato – Una startup fondata da donne fa più fatica nell’ottenere credibilità di fronte ai business angel.
  • Discriminazione (a tutti gli effetti) – Non c’è fondatrice o settore che tenga, una startup guidata da una donna viene considerata di poco conto.
  • Poche investitrici equivalgono a pochi capitali alle startup in rosa – Questo è dovuto al fatto che una startup al femminile, per sopravvivere, ha bisogno di più soci, soprattutto uomini, che portino più credibilità al mercato e che attirino investimenti con una conseguente perdita di capitali da parte della donna fondatrice e minor successo di mercato.

L’unica vera soluzione per migliorare questo scenario potrebbe essere il dialogo.

Ciò di cui necessita il mercato delle startup e delle aziende è, infatti, che gli attuali leader diano il buon esempio, imparando a convivere e dialogare con le donne imprenditrici per preparare le nuove generazioni a una situazione di parità tra investitori, qualunque sia il loro sesso.

Casi di in-successo

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Il settore in cui questa disparità di trattamento è più evidente è quello noto come Women in Tech.

Anche se le girls in Tech sanno di essere brave e vincenti, sono ben noti i casi in cui a causa del proprio genere hanno dovuto rinunciare al loro sogno, a causa della disparità di trattamento o di avance un po’ troppo spinte.

I casi di sessismo registrati nella Silicon Valley vanno da inviti a cena superflui, a complimenti fisici non necessari e fraintendibili, fino alla paura di parlare per non essere licenziate o declassate.

Com’è possibile che ancora oggi esistano queste differenze?

Innanzitutto, anche se le startup in rosa statisticamente raggiungano migliori risultati, vengono discriminate in quanto secondo un dogma ormai radicato le startup di successo sono guidate da uomini, mentre le donne non possono avere successo.

Il secondo motivo riguarda la difficoltà di lavorare a fianco di donne, ritenute – sempre secondo gli stereotipi – più volubili, aggressive o lunatiche.

Tutte le ricerche e gli studi trovano un’unica soluzione possibile: offrire più spazio alle donne, credendo più nelle loro capacità. Quindi anche con una maggior rappresentazione tra le file degli investitori per poter a loro volta puntare su idee vincenti di altre donne.

LEGGI ANCHE: Le donne nelle professioni digitali sono ancora troppo poche, lo dice una ricerca

WA4E, un’iniziativa per le Business Angel europee

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Il tema della disparità di numeri tra i business men e le business women è un tema caldo per tutti e, oltre alle organizzazioni dedicate come #Angels, anche le istituzioni hanno espresso la necessità di organizzare iniziative in grado di rendere meno radicato il problema. Prima tra tutti l’Unione Europea con il suo progetto WA4E.

L’iniziativa è dedicata a Belgio, Francia, Italia, Portogallo, Spagna e Regno Unito ed è realizzata in collaborazione con le più importanti associazioni di Business Angel locali, come la BAE (Business Angel Europe) e la ​IBAN (Italian Business Angels Network Association).

L’obiettivo da raggiungere è importante: tra il 2017 e il 2018 incrementare il numero di Business Angel femminili del 10% con un conseguente aumento degli investimenti in campo startup di due milioni e mezzo.

LEGGI ANCHEPiù donne al comando nel report annuale di Facebook sulla diversità

Il programma WA4E è diretto ad un pubblico femminile già operante nel mondo business con un livello di esperienza elevato, tra i 30 e i 50 anni e che, grazie al capitale posseduto o all’esperienza maturata come fondatrice o AD di una startup, voglia approcciarsi al mondo delle Business Angel.

Una volta individuato il target, il programma mira a supportare le future Business Angel con consigli e informazioni in merito a come, dove, quanto investire; business class per trasferire esperienze e best practice di altre business women guida; sessioni informative in merito a leggi ed economia aziendale.

WA4E vuole, infine, andare a stimolare gli stati sovrani con iniziative a livello regionale per favorire l’integrazione delle nuove business angels negli investimenti sui mercati locali.

La versione completa della misura è disponibile qui.





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Come puoi prepararti al meglio alle selezioni del tuo MBA


Chi vuole frequentare un corso MBA in genere non si ferma alla prima proposta che incontra, ma valuta le possibilità, per scegliere con consapevolezza il percorso che gli consenta di formarsi al meglio.

The MBA Tour offre proprio questa possibilità: attraverso la piattaforma si possono conoscere tutte le informazioni sulle business school più rinomate del mondo e valutare ulteriormente le offerte delle scuole sulla tua lista di preferenze.

Non bisogna dimenticarsi però, che la scelta nel caso di un Master in Business Administration è a doppio senso, e dunque anche i selezionatori in commissione valuteranno il tuo possibile accesso al corso. Ecco perché è sempre utile arrivare a questi incontri prepararti, dopo aver condotto ricerche approfondite sulla scuola, compilando un elenco di domande che mostreranno la tua conoscenza e il tuo entusiasmo per programmi specifici. Senza tralasciare di parlare anche di sé e delle proprie esperienze.

Sono anche queste che possono fare la differenza durante una selezione.

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Come scegliere l’MBA più adatto a te ed arrivare preparato alle selezioni

The MBA Tour è un ottimo modo per incontrare simultaneamente più rappresentanti delle commissioni di ammissione. Ciò non solo ti consentirà di comunicare il tuo interesse per una determinata scuola, ma sarà estremamente utile anche quando scegli il discorso di presentazione per la selezione: avrai l’opportunità di ascoltare consigli gratuiti sul processo di candidatura, imparando così quali sono gli errori da non commettere.

Inoltre avrai la possibilità di cominciare a costruire un network con altri alunni con cui restare in contatto anche in futuro. Imparerai di più sulle scuole che ti interessano maggiormente e potrai indirizzare in modo più efficace le tue candidature.

Per arrivare davvero preparato, ecco una serie di consigli utili da tenere presenti prima di cliccare invia e sottoporre la tua application.

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1. Aggiorna il tuo CV

Probabilmente è un passaggio che hai già completato, ma prima di inviare la candidatura, assicurati che il tuo ultimo curriculum includa davvero tutti i tuoi ultimi risultati professionali, sottolineando obiettivi raggiunti e impatto che hanno avuto sull’azienda.

Cerca, inoltre, di comunicare in modo semplice, senza tecnicismi, in modo che anche chi non appartiene al tuo settore possa comprendere ciò che davvero hai fatto durane il tuo ultimo impiego. In genere si dice che “se non sai spiegarlo in parole semplici non lo hai capito veramente”, ed i selezionatori valuteranno anche la tua capacità di semplificare la spiegazione per rendere comprensibile un problema o una situazione anche a tutti gli altri.

Prima di partecipare a The MBA Tour, puoi anche inserire sulla piattaforma il tuo CV, in modo che le scuole possano esaminarlo e inviarti inviti per MeetUp e School Presentation. Potrebbe risultare molto utile per prendere in considerazioni opportunità che ancora non conoscevi.

2. Poniti degli obiettivi chiari

Frequentare un MBA solo per frequentarlo e possedere un altro titolo non è molto utile neanche nella scelta della scuola più adatta a te. Poniti invece degli obiettivi chiari e cerca il programma più adatto per raggiungerli.

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3. Prepara il tuo elevator pitch

Proprio come si fa per le startup, sarà utile preparare un breve discorso (di circa tre minuti), in questo caso per presentare te stesso alla commissione.

Potrai fornire così ai selezionatori una visione del tuo punto di partenza e dei tuoi obiettivi futuri, includendovi anche qualche elemento delle tue esperienze personali.

Provalo per un po’ di tempo in modo da sentirti a tuo agio nel ripeterlo e non sembrare eccessivamente impostato. Al contrario il tuo discorso dovrà risultare naturale, anche se ricco di informazioni.

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Lasciati ispirare in una delle scelte più significative per la tua carriera

Partecipa al The MBA Tour e ricorda che sarà un’esperienza significativa e informativa che potrebbe ispirarti in una delle tue decisioni professionali più importanti.

Scopri maggiori informazioni per partecipare qui e iscriviti subito gratuitamente all’evento che si terrà a Milano il prossimo 24 settembre, presso il Westin Palace.





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3 consigli per essere uno startupper di successo (e non fallire subito)


Fallire non è sempre uno svantaggio o una pecca sul curriculum, a volte ci concede l’opportunità di ripartire, ma ovviamente ogni startupper sogna di diventare il nuovo businessman di grido della scena economica.

Secondo le più note teorie di business, però, il leader non è tutto e soprattutto non è la startup, anzi, un vero capo deve saper scegliere e conciliare un team solido cucito su misura per la propria azienda, la propria idea e vision aziendale e se stesso per ottenere il tanto sognato successo.

LEGGI ANCHE: La lezione del fallimento di una startup (e di Shark Tank)

Un vero startupper deve conoscersi per valorizzarsi al meglio

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Ogni leader ha delle caratteristiche che lo contraddistinguono, pregi e difetti che dovrebbe essere in grado di sfruttare al meglio, ma soprattutto un vero startupper sa che fare startup non significa dare tutto subito e raggiungere immediatamente i traguardi prefissati, quanto piuttosto razionare le energie ed il capitale per percorrere un percorso solido e progressivo, rimanendo concentrati sulla meta nonostante gli imprevisti.

Il fallimento fa parte della natura umana e nemmeno lo startupper ne è esente, mettersi nei panni “del perdente” non è sempre un aspetto negativo, né tanto meno un momento da sottovalutare. Certo, è un colpo al cuore, ma può rappresentare un nuovo inizio e la possibilità di riflettere sui propri errori per individuare il sentiero giusto da percorrere, come si dice “ciò che non uccide, fortifica!”.

Fare focus sull’obiettivo non significa non cambiare idea, uno startupper di successo deve essere in grado di capire quando bisogna apportare dei cambiamenti per rimanere al passo con i tempi e rendere più efficiente la propria azienda.

Infine, startupper non è sinonimo di perfezione e questo va ricordato per non incappare nell’egocetrismo e nel fallimento più facile che ci può essere: la presunzione. Un leader, al contrario, deve essere il primo in grado di ammettere i propri errori, prima di veder fallire la propria startup.

LEGGI ANCHE: 5 qualità per diventare un vero leader secondo un famoso coach 

L’idea vincente non può mancare

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Scontato, ma non troppo, alla base di una startup di successo deve esserci un’idea di business vincente e per far ciò lo startupper è necessario che si concentri sul risolvere un problema e non pensare solo ad una soluzione, se il nostro target non sente il problema la nostra azienda avrà vita breve.

Per decidere quindi qual è il business da intraprendere, è necessario fare tutto secondo i più basilari dogmi non dimenticando l’indagine di mercato, parenti e amici non possono bastare e se il pubblico dovrà muovere critiche costruttive è necessario coglierle per adattare la propria strategia.

Nella strada verso il successo lo startupper non può essere da solo né un improvvisato, se cerchiamo chi può credere in fondo nell’idea di business su di lui si può contare, ma per essere la startup che cambierà il mondo è necessario coinvolgere il mondo, partendo dagli stakeholder, i possibili soci di capitale che, credendo nella nostra idea con noi, possono supportarci anche economicamente nello sviluppo, quindi niente paura a lanciarsi sul mercato.

Lanciare la propria idea, però, non è come tapparsi il naso e tuffarsi, ma è predisporre un percorso ed un business plan, né troppo lento né troppo veloce, che permetta allo startupper di creare un business solido e con lo sguardo al futuro che conduca ad un incremento del pubblico pagante, vero introito della startup e di qualsiasi altra azienda.

Trova qualcuno che possa sopperire alle tue mancanze: il team

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Partire con l’ammettere le proprie debolezze è il punto di partenza per delineare il profilo del team da scegliere per affiancarci nella nostra startup, solo la Marvel è in grado di creare uomini dai super poteri, per il resto è necessario unirsi con chi ha dei talenti complementari ai nostri e cuciti sulla startup che stiamo mettendo in piedi.

Per talenti si intendono persone capaci, in grado di muoversi nel loro campo e che devono avere la possibilità di crescere in azienda e avere sempre lo spazio giusto di manovra per essere dei partner perfetti.

LEGGI ANCHERegole di sopravvivenza per il lavoro in team

Ecco perchè assumere la persona giusta al momento giusto è uno dei segreti per il successo di un’azienda.
La risorsa migliore, oltre che ad avere le competenze ricercate, deve avere tutte le soft skill necessarie ad integrarsi nel team; in particolare è necessario che condivida la cultura e la visione aziendale, deve credere per primo nell’idea per supportare al meglio lo startupper.



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come includere sui luoghi di lavoro


La diversità, anche sul posto di lavoro, è un valore. Molto facile a dirsi. Un po’ più difficile da mettere in pratica, soprattutto quando si parla di disabilità.

C’è voluta una legge, la 68 del 1999 per cercare di obbligare in qualche modo le aziende anche ad assumere gli appartenenti alle cosiddette categorie protette. E anche in questo caso, spesso, i datori di lavoro hanno preferito pagare delle sanzioni piuttosto che mettere in discussione la loro organizzazione e i loro ritmi produttivi per cercare di integrare queste persone.

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Un lavoro per tutti al di là degli obblighi

L’altra faccia della medaglia, comunque, è che l’imposizione senza un adeguamento intelligente si è tradotta spesso in assunzioni che non hanno rappresentato nessun vantaggio professionale né per l’interessato né per l’azienda.

In altre parole, più crude, spesso alcuni impiegati sono finiti ad occupare una scrivania solo per rispettare gli obblighi di legge, ma non sono stati messi nelle condizioni di svolgere delle mansioni a loro adeguate dal punto di vista tecnico e relazionale.

LEGGI ANCHE: In ufficio o a casa, l’ambiente di lavoro conta per aumentare la produttività

L’integrazione lavorativa

Il legislatore si è reso conto di queste storture e con la legge 99 del 2013 ha cercato di mettere in risalto l’obiettivo principale del collocamento mirato per le persone disabili: l’integrazione lavorativa.

Ulteriori correttivi arrivati nel 2015 hanno cercato di incentivare ancora di più le assunzioni tramite sgravi contributivi, l’integrazione con le reti sanitarie e formative, la riduzione della percentuale minima di invalidità richiesta. Questi provvedimenti puntano ad aumentare il numero di persone con disabilità impiegate.

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Il management plurale

Dal punto di vista del datore di lavoro esistono degli strumenti che è possibile utilizzare per fare dei passi in avanti su questo tema.

Innanzitutto, è necessaria la formazione per un management plurale per cercare di capire e gestire le diverse situazioni che si possono presentare.

Viene consigliata una consulenza organizzativa per l’inserimento lavorativo di queste persone e viene suggerito un percorso di empowerment della persona con disabilità.

Infine anche il gruppo di lavoro deve relazionarsi in maniera appropriata e per questo fondamentale è il lavoro di team building.

Il management plurale passa quindi per la valutazione delle competenze, per l’individuazione delle posizioni adatte alle persone con disabilità e per la costruzione di una cultura dell’inclusione. In questo modo si arriva a considerare l’altro come una risorsa con le sue peculiarità che sono complementari ad altre nella quotidianità lavorativa.



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