Maker Faire Rome 2018 – In diretta dalla Opening Conference


Maker che costruiscono il futuro ogni giorno, unendo ingegno e passione. I Pionieri del futuro. Sono loro i protagonisti della Opening Conference della Maker Faire Rome, edizione 2018 (la sesta), iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

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Quest’anno per la prima volta Ninjamarketing avrà un suo spazio all’interno della Fiera, ci spostiamo con tutta la redazione al Padiglione 6 in uno spazio con un grande videowall e un’area per le interviste, dove il direttore Aldo Pecora incontrerà gli appassionati di tecnologia. Seguiremo la tre giorni alla Fiera di Roma anche sui nostri social: l’hashtag è #ninjamaker. Appuntamento alle 10.30 alla Fiera di Roma, anche in live streaming QUI.

Nel corso dell’evento, presentato da Riccardo Luna, intervengono Massimo Banzi, curatore di Maker Faire Rome, che parlerà di Democratizing Industry 4.0, Don Eyles, il programmatore che scrisse il codice sorgente delle missioni Apollo e che portò l’uomo sulla Luna, David Baker, editor della rivista Spaceflight che ripercorrerà le soluzioni tecniche che consentirono queste imprese. Ma anche Bruno Siciliano, curatore dell’Area Robotica e Professore dell’Università Federico II di Napoli. E poi ancora Sara Roversi, del Future Food Institute. Sul palco due generazioni di pionieri, che parleranno di viaggi spaziali, di robotica per la salute, di intelligenza artificiale e anche di arte, di nuove frontiere dell’industria e del mondo maker.
Gli italiani e i processi innovativi. Spazio anche all’economia circolare, con la presentazione del 5° rapporto Agi-Censis “Perché all’Italia conviene l’economia circolare”, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

Gli apripista, i pionieri del futuro, sono quelli che lavorano nel presente con ciò che costituirà la nostra normalità di domani. Alla Opening Conference è prevista la presenza di Cristina Cipriano, Independent Researcher – Binomica Labs, con uno speech su Makers vs scientists: clever instruments for complex challenges. Di Joseph Puglisi, Professore presso il Dipartimento di Biologia Strutturale dell’Università di Stanford. Domenico Prattichizzo, Professore di Robotica e Haptics dell’Università di Siena, che interverrà insieme ad Alessandro Bondi, protagonista del video Sixth Finger. Alberto Arezzo, Professore associato dell’Università di Torino presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche e Presidente del board International Society for Medical Innovation and Technology. Francisco Gomez Paz, Compasso d’Oro, Raffaele Imbò, videomaker, la Gaudats Junk Band, band che suona con strumenti riciclati, Marco Gori, Professore di Computer Science dell’Università di Siena, Lorenzo Bruscio con Musi-co (AI generative music). E poi ancora A-MINT_Artificial_Musical_Intelligence, progetto creato con l’Università di Roma Tre, di Alex Braga, che duetterà con il pianista e compositore Francesco Tristano.

Padiglione 6

Tra i temi della sesta edizione della Maker Faire Rome, un intero padiglione (il 6) sarà dedicato all’economia circolare una sintesi sulla radicale trasformazione sociale ed economica che sta cambiando, rapidamente, i nostri stili di vita. Lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a giovanissime startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività.
Percorsi virtuosi. Nel padiglione ci sarà chi riesce a trasformare la canapa in bioplastica per stampare, con tecnologie 3D, oggetti indispensabili alla nostra vita o chi produce tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, o chi realizza prodotti farmaceutici dagli insetti o offre soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o chi, infine, offre una bioraffineria in scatola per usi domestici.

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#NinjaMaker

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I progetti che abbiamo raccontato (finora)

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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D


Dalla sua nascita la stampa 3D ha visto le più svariate applicazioni, da quelle biomedicali a quelle nel fashion, ma soprattutto in Italia c’è un ambito nel quale questa tecnologia si sta dimostrando sempre più utile e versatile, quello dei beni culturali.

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Che cos’è la stampa 3D applicata al restauro

Nasce così l’esperienza di 3DiTALY e Formlabs sulla stampa 3D applicata al restauro di opere d’arte presenti nei musei.

Grazie a questi processi i visitatori possono vedere statue, reperti, oggetti, nel loro antico splendore e non solo immaginarli. Strumenti digitali come scanner 3D, software 3D CAD e la stampante 3D Formlabs Form 2 aiutano il restauratore a portare a termine progetti che altrimenti avrebbe dovuto abbandonare.

Il restauratore può così ricostruire velocemente e con precisione parti mancanti dell’opera d’arte, senza doversi affidare a servizi professionali esterni.

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Credits: 3ditaly.it

Come nasce il progetto

3DiTALY e Formlabs sono leader in Europa nel settore della stampa 3D professionale. Oltre a produrre e vendere stampanti 3D si occupano anche della divulgazione dei nuovi metodi produttivi dell’Industria 4.0 in tutti i campi di applicazione.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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«Vi spiego cos’è un fablab e cosa fanno davvero i makers»


Il movimento makers c’è, esiste, cresce e si trasforma: modelli di business più efficaci, strutture societarie più solide, un rapporto meno amatoriale con i grandi player del mercato. Ma senza perdere l’identità che ha reso i fablab qualcosa di speciale, non un’officina, non un’associazione, non un service, non un coworking, ma tutte queste cose insieme e molto di più. Si diventa grandi, anche a costo di qualche perdita eccellente: come la chiusura di Fablab Manchester. A voler fare a tutti i costi una sintesi, è questo quello che succede quando si incontra Massimo Menichinelli, un designer prima di tutto, che ha insegnato Digital Fabrication e Open Design presso l’Aalto University (Helsinki, Finlandia), Open Design alla SUPSI (Lugano, Svizzera) e Digital Fabrication per la Fab Academy (WeMake – Opendot, Milano). Ha lavorato allo sviluppo di diversi fablab in Italia (ha progettato il MUSE FabLab di Trento) e all’estero. E’ project manager all’interno dello IAAC | Fab Lab Barcelona e si occupa anche di Fablabs.io, il sito della Fab Foundation che si occupa, tra l’altro, di diffondere le linee guida sui fablab e che tiene aggiornato l’elenco dei fablab nel mondo. Menichinelli è anche autore di FabLab e Maker (Edizioni Quodlibet), volume pubblicato nel 2016 e presentato nel corso della Maker Faire di quell’anno. Due anni dopo ecco cosa ci ha detto dei fablab, dei makers, del movimento e della Maker Faire Rome: in attesa di incontrarlo durante la manifestazione (in programma dal 12 al 14 ottobre alla Fiera di Roma, un’ iniziativa organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera). “Rispetto a quando il libro è stato scritto – ha detto a proposito del rapporto tra makers, big player e corporate – ci stanno conoscendo di più”. Anche se “è ancora un momento in cui dobbiamo farci capire”.

La definizione più articolata di Maker viene da Chris Anderson: un maker è chiunque utilizzi strumenti digitali con un comune computer per sviluppare progetti e prototiparli da sé. Inoltre un maker normalmente condivide i propri progetti online e collabora con la comunità dei maker (Massimo Menichinelli, FabLab e Maker – Edizioni Quodlibet)

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credits fablab.io

Dal MIT a Torino

Un passaggio prezioso per fare il punto con l’autore su cosa sia un fablab, quali tecnologie utilizza, sulla storia della community in Italia, sugli aspetti economici e sociali, e soprattutto la relazione tra fablab, maker e design. “E’ un po’ il punto su anni di studio, di lavoro, di progettazione, in giro per il mondo e per fablab. Non è un libro che solo uno specialista può capire”, così l’ha delineato il suo autore, che, non è inutile ricordarlo, è prima di tutto un designer. “Il fablab? E’ una sorta di esperimento”, ha detto. “E lo spirito interessante è proprio farlo in un modo sempre diverso”, in base anche al rapporto con il territorio e alla rete che si viene a creare. “Non in modo automatico, non è un club. La rete si costruisce con eventi, progetti comuni, riunioni”.

 Anche per Chris Anderson  chiunque può essere un maker, ma la dimensione digitale e di comunità sono un punto fondamentale, che non tutti i creatori di artefatti condividono.

 Gli anni dei pionieri

Ecco, Maker Faire Rome 2016 (il libro è stato presentato alla prima edizione che si è tenuta alla Nuova Fiera di Roma, ma è stato pensato a partire da luglio 2015) e Maker Faire Rome 2018, due date, più o meno due anni. Eppure per i makers (e per l’economia digitale nel suo complesso) si è trattato di 24 mesi con un peso specifico molto più elevato di quanto non lo sia dal punto di vista strettamente cronologico. Dunque gli artigiani digitali e l’esplosione del fenomeno in Italia: tardi, rispetto agli altri Paesi. Stati Uniti, Spagna, Olanda, Francia. Poi nel 2011 FablabItalia a Torino e da lì gli artigiani digitali sono diventati protagonisti anche nel nostro Paese.

I fablab sono spazi dentro i quali i maker possono lavorare principalmente con tecnologie e processi di fabbricazione digitale, con una cultura  della condivisione e della collaborazione, sia per progetti profit che no-profit. I fablab nascono per democratizzare la fabbricazione digitale.

Il modello di business, la vera selezione

Un libro prezioso. Sì, prezioso perché per la prima volta cerca di delineare il perimetro, di definire un movimento, quello dei makers, per sua natura fluido. “Molti dei temi sono stati trattati in modo che resistessero il più possibile” ha detto in apertura Menichinelli. Un tentativo ambizioso, che sconta il peccato originale: quando cerchi di fotografare qualcosa, può succedere che quel qualcosa cambi faccia, muti, cresca o si riduca, o non ci sia semplicemente più, appena domani. Ecco il libro di Massimo Menichinelli è uno di quelli che andrebbe letto ieri, meglio anche prima. O scritto (una speranza?) una volta ogni sei mesi.

E’ ormai riconosciuto dalla comunità globale dei fablab che ci sono 4 condizioni perché un laboratorio possa essere considerato un fablab. 1. L’accesso al laboratorio deve essere pubblico, anche se per un periodo limitato della settimana. 2. Il laboratorio deve sottoscrivere ed esibire al proprio interno la Fab Charter, il manifesto dei fablab scritto da Neil Ghershenfeld. 3. Il laboratorio deve avere un insieme di strumenti e dei processi condivisi con tutta la rete dei fablab. 4. Il laboratorio deve essere attivo e partecipe della rete globale dei fablab, non può isolarsi dagli altri laboratori o negare collaborazione.

 





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