Anche in Italia c’è chi progetta un servizio di consegne suborbitali con i razzi


Il delivery è uno dei grandi campi di innovazione tecnologica su cui si gioca la battaglia competitiva tra big company. Amazon ha fatto della sperimentazione in questo campo un suo elemento distintivo, ma non è la sola a cercare soluzioni di consegna più veloci efficaci.

In effetti la tecnologia delle spedizioni è oggi la stessa di quarant’anni fa, nulla è cambiato se non una domanda crescente, più che in quantità, in velocità.

“E se si potesse spedire ad un costo minore qualsiasi pacco da ogni punto del mondo in 40 minuti?”. È questa la domanda a cui sta cercando di dare risposta un gruppo di giovani makers che potremo incontrare durante la  Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

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Che cosa sono i Corrieri Espressi Suborbitali

Il loro progetto punta, in sostanza, a creare un programma di razzi sonda ed una futura startup per mandare pacchi in 40 minuti in tutto il mondo, usando razzi suborbitali.

Utilizzando razzi suborbitali stampati in 3D, infatti, è possibile ipotizzare un nuovo modello di delivery, completamente sostenibile, si a livello economico che di materiali.

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Credits: ESA

Come nasce il progetto

Mattia Barbarossa, Francesco Renzulli, Ludovico Rainone sono tre ragazzi con la passione per l’esplorazione spaziale e con l’obiettivo di renderla molto presto una realtà di tutti. Con il programma di razzi sonda BarRen Rocketry Program e il loro progetto di startup, la Logistic Dynamics, puntano rendere lo spazio sempre più parte della nostra vita quotidiana, per poterci spingere oltre l’orbita bassa della Terra prima di quanto si possa pensare.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.

SCOPRI I PROTAGONISTI DELLA MAKER FAIRE ROME 2018:

5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup

Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio

Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team

«Così vogliamo aiutare i pendolari di Genova a spostarsi in città»

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«I robot? Qui i bambini ci giocano, per loro è come sfidare la tecnologia»

Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D

Grazie al fog computing nasce un progetto IoT per industria 4.0 e smart building

Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti

Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque





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5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup


Recycling, Upcycling e Bioeconomy non sono termini new age né una moda passeggera: esistono da sempre e oggi, grazie alle innovazioni tecnologiche, rendono concretamente il nostro pianeta migliore e lo sviluppo più sostenibile, preservando ambienti naturali e non tenendo presente la capacità di assorbimento di scarti e rifiuti.

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La differenza sostanziale tra recycling e upcycling è il primo riutilizza i materiali allo stato grezzo, mentre le discipline legate all’upcycling assegnano una nuova funzione o un diverso utilizzo a oggetti già realizzati. Per esempio, prendiamo una bottiglia di vetro:  con un processo di recycling possiamo fondere il vetro e realizzare un paralume; oppure, possiamo lavare la bottiglia, decorarla e usarla come base per la nostra lampada, in perfetto upcycling.

upcyclyng, recycling

Per bioeconomia  intendiamo l’uso delle risorse biologicamente rinnovabili dalla terra e dal mare allo scopo di produrre cibo, materiali ed energia. La bioeconomia interessa diversi settori tra cui agricoltura, silvicoltura, pesca, alimentare, industria chimica, biotecnologica ed energetica, e rientra in quel sistema che viene definito economia circolare, che prevede il riutilizzo della risorse riducendo o eliminando la quantità di scarto e di rifiuti.

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Le sfide che oggi la bioeconomia si trova ad affrontare sono:

  • garantire la sicurezza alimentare a seguito del costante aumento di popolazione mondiale
  • gestire le risorse naturali in modo sostenibile
  • superare le limitazioni prestazionali e gli impatti di questo modello
  • affrontare le ripercussioni che lo sviluppo delle biotecnologie e delle bioenergie hanno sul nostro sistema sociale
  • ridurre la dipendenza dalle risorse non rinnovabili
  • mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici
  • creazione di posti di lavoro e mantenimento della competitività
recycling

Fonte: http://www.regionieambiente.it/economia_circolare_rapporto_aea/

Il tema di Recycling, Upcycling e Bioeconomy saranno affrontati alla Maker Faire Roma 2018 con talk e workshop, laboratori, dimostrazioni pratiche, stand e innovazioni tecnologiche. Vediamone alcune.

Moda e design possono essere sostenibili

Siamo abituati a rovistare nell’armadio della nonna e girare tra mercatini in cerca di pezzi vintage, unici, antichi ai quali con un occhio diverso possiamo donare nuova vita, facendo quindi upcycling.

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La moda e il design sono del resto due settori creativi che spontaneamente si prestano al riutilizzo di materiali e alla scoperta di nuovi per la realizzazione di oggetti, tessuti e abiti d’arte. In Italia ci sono diverse realtà che hanno fatto della moda e del design sostenibile la loro filosofia.

recycling, upcycling

Officine Frida è un laboratorio di Matera che produce artigianalmente abbigliamento, accessori e complementi tessili di interni recuperando materiali selezionati al termine del ciclo produttivo da aziende locali, come vecchie cravatte di seta, così come altri materiali di qualità non più di “moda” appartenenti a vecchie collezioni.

Un altro progetto interessante è quello di BiOlogic, laboratorio di biomanifattura e centro di ricerca e sviluppo del Sud Italia, che utilizza tecnologie di biological fabrication per la realizzazione di materiali a matrice bio e nuovi processi di lavorazione in ambito manifatturiero.

pannelli

BiOlogic è riuscita a creare un tessuto con caratteristiche simili a quelle della pelle partendo da una matrice batterica di prodotti a largo consumo (tè, acqua, zucchero, ecc.). Il tessuto sviluppato, attraverso un processo di recycling, può avere diverse applicazioni da moda e design a settore biomedicale; inoltre, i tessuti a matrice batterica si propongono come alternativi alla filiera industriale della produzione di cellulosa da alberi, abbassando quasi a zero l’impatto ambientale.

Recycling e Upcycling nell’edilizia

“Solo case su case, catrame e cemento”, così cantava Adriano Celentano nel Ragazzo della via Gluck. Era il 1966 e, ancora oggi, l’edilizia non è un settore propriamente green e a basso impatto ambientale.

Tuttavia, la sinergia tra innovazione tecnologica e sostenibilità oggi riguarda anche l’edilizia, prospettando case del futuro progettate nel rispetto e secondo la morfologia dell’ambiente, realizzate con materiali bio e alimentate completamente da fonti rinnovabili.

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Un team di studenti dell’Università La Sapienza di Roma ha progettato e realizzato un prototipo di abitazione del futuro completamente sostenibile ed energicamente autosufficiente. Il progetto Restart4Smart verrà presentato il prossimo Novembre alla competizione Solar Decathlon Middle East 2018, dove l’Italia affronterà altre 16 Nazioni.

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La Smart Solar House sarà in grado di garantire la massima efficienza ed efficacia nell’uso delle risorse naturali, garantire un ambiente confortevole, accessibile, sicuro e competitivo in termini di costi. La casa del futuro sfrutterà tecnologie avanzate come sistemi di Home Automation (machine learning, virtual assistant, inteligent app) e le potenzialità offerte dalla modellazione digitale (BIM), dalla mixed reality (realtà virtuale e realtà aumentata) e dalla stampa 3D.

Anche nell’utilizzo di materiali è possibile sfruttare il processo di recycling. RECO2 è una startup che realizza prodotti funzionali per l’isolamento termoacustico e la pavimentazione bio-compatibile di interni ed esterni, con il 100% di materiali riciclati (vetro, scarti di acciaieia e altri materiali) e un processo produttivo che permette di ridurre dell’80% i costi di produzione e il 90% di emissioni CO2.

Il Mare in 3D: progetto di recupero e riciclo

Secondo un’analisi di Legambiente sull’inquinamento marino Italia,  il 48% dei mari è inquinato e la causa principale è una cattiva depurazione, oltre a una notevole quantità di rifiuti che ogni anno vengono abbandonati sulle spiagge italiane e in mare.

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La scuola di Robotica, finanziata da Costa Crociere Foundation, ha avviato dal 2016 nella Regione Liguria il progetto Mare in 3D. Lo scopo è quello di recuperare rifiuti nel mare e sulle spiagge (materiale plastico, attrezzi da pesca dismessi, ecc.), riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti grazie all’utilizzo di stampanti 3D.

Il progetto mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie e la trasformazione di rifiuti in oggetti utili, come kit didattici per le scuole e per ipovedenti, vuole sensibilizzare sulla fragilità dell’ambiente marino e l’importanza della sua conoscenza e tutela.  Il recycling avviene con un processo di raccolta rifiuti, tritatura della plastica per la trasformazione in filamento avvolto in bobine e infine l’utilizzo di quest’ultimo per la creazione di nuovi oggetti con stampante 3D.





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Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio


Un’intera area dedicata allo Spazio progettata in collaborazione con la Sezione Italiana della British Interplanetary Society e della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università Sapienza di Roma. Ci sarà l’Apollo Guidance Computer, una delle più grandi innovazioni del programma Apollo (del quale si celebrerà il 50° anniversario), un razzo Saturno V in scala 1:10, un satellite San Marco con uno stadio del razzo Scout che lo ha portato in orbita. Saranno esposti altri originali reperti storici e disponibili simulatori di volo spaziale con cui il pubblico potrà interagire. La sesta edizione della Maker Faire Rome, iniziativa organizzata dal 12 al 14 ottobre dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera, dedica uno sguardo speciale allo spazio. L’area si chiama Maker for Space ed è stata ideata con l’obiettivo di dare una visione unica e comprensibile dei molti degli aspetti pratici dell’ingegneria spaziale. Non solo manufatti. Di spazio se ne discuterà anche, in termini pratici, incontrando i protagonisti di ieri e scoprendo gli inventori di oggi. Don Eyles e Mark Hempsell, due super protagonisti dello spazio, parteciperanno da groundbreakers, da pionieri del futuro, alla opening conference in programma il 12 ottobre (alle 10.30, Padiglione 10, sala Alibrandi).

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Maker dello spazio

Don Eyles, programmatore e ingegnere del MIT, ha creato come un vero maker parte del software di tutte le missioni Apollo atterrate sulla Luna, lavorando sull’allora appena inventato Apollo Guidance Computer. Nel corso della opening conference spiegherà anche la complessità del controllo via software di veicoli. Oltre a Eyles, Maker Faire Rome ospiterà anche Mark Hempsell, ingegnere britannico e attuale presidente di The British Interplanetary Society, per anni editor del Journal of British Interplanetary Society.

La mostra

Molti dei protagonisti agli albori dell’astronautica erano makers: da Hermann Oberth, a Wernher Von Braun, a Robert Goddard, alle loro controparti russe, senza dimenticare i primi sperimentatori italiani come Fenoglio, Gussalli, Cicogna e altri. La loro eredità sarà presentata nella mostra che fa parte dell’area di Makers for Space mentre i makers di oggi, i moderni artigiani delle invenzioni spaziali, saranno raccolti in postazioni intorno alla stessa.

La storia della tecnologia spaziale

La mostra Makers for Space celebrerà due grandi trionfi nella storia della tecnologia spaziale: il Programma Apollo e il Progetto San Marco. Una sezione dell’area espositiva sarà dedicata al 50° Anniversario del Programma Apollo: il primissimo volo con equipaggio è avvenuto nell’ottobre 1968, ed il programma è culminato nel luglio 1969 con il primo sbarco umano sulla Luna. Il nucleo della sezione celebrerà l’Apollo Guidance Computer, uno dei computer più importanti della storia, e uno dei successi di maggior successo dell’intero programma lunare. La prima replica completamente funzionante del computer verrà svelata durante l’evento a cui parteciperanno anche Don Eyles e Mark Hempsell. Manufatti aggiuntivi del programma Apollo completeranno la mostra, così come un razzo Saturno V in scala 1:10 che dominerà la mostra, mentre pannelli con dettagli tecnici spiegheranno la sua complessità e l’ingegno dei suoi costruttori.

Il Progetto San Marco

Il talento dei Makers for Space italiani saranno svelati grazie all’hardware in mostra del progetto San Marco, per spiegare non solo la tecnologia, ma anche l’arte dietro il successo dei satelliti artificiali italiani, allora creati dal team di ingegneri e tecnici uniti da Luigi Broglio negli stessi anni della corsa per la Luna. Molte delle soluzioni innovative inventate all’epoca, soluzioni nello spirito dei veri makers, sono ancora validi esempi al giorno d’oggi.

In questa sezione espositiva verrà mostrato un satellite completo San Marco, così come il quarto stadio del razzo Scout utilizzato per trasportare in orbita i veicoli di quella serie. Il pubblico sarà libero di vedere i dettagli di questi veicoli per capire come sono stati costruiti. Verranno esposti anche artefatti del programma per comprendere il modo di lavorare, e la disposizione da Makers, che hanno caratterizzato lo sviluppo. La serie dei satelliti di San Marco ha fornito dati critici e indispensabili sulle tenui tracce di atmosfera a cui sono soggetti i satelliti in orbita bassa intorno alla Terra. A complemento di questo, il modello ingegneristico del Tethered Satellite System, gentilmente fornito da Thales Alenia Space Torino, sarà anch’esso in mostra come esempio di un altro satellite unico e innovativo sviluppato in Italia e portato in orbita da due diverse missioni Space Shuttle.

I tre simulatori spaziali auto-costruiti

L’area espositiva di Makers for Space ospiterà la postazione della British Interplanetary Society, rappresentata in Italia dalla sezione nazionale BIS-Italia. I suoi membri saranno a disposizione per accogliere il pubblico, e soprattutto per guidarlo spiegando molti degli aspetti dei programmi San Marco e Apollo, o altri argomenti relativi allo Spazio.

Come ulteriore attività interattiva, la BIS offrirà accesso ai tre simulatori spaziali auto-costruiti che permetteranno a chi lo desidera di dimostrare la propria abilità nel volare sia i veicoli Apollo (il CSM ed il LM), che un veicolo Soyuz in avvicinamento ad una stazione spaziale. Questi simulatori sono un’altra soluzione da Makers equivalente ai dispositivi più complessi usati per l’addestramento dei piloti astronauti o per la verifica di aspetti tecnici dei veicoli.

Ci sono sempre makers che cercano soluzioni

«Non ci sono dubbi che il settore aerospaziale susciti emozioni che trascendono la semplice passione per la tecnologia e l’ingegneria – ha spiegato Fabrizio Bernardini, curatore dell’area Spazio e membro del Consiglio della BIS – volare nell’area e poi nello spazio non è solo la promessa di un diverso punto di vista, ma anche quello di nuove destinazioni, sia fisiche che intellettuali. In molti degli aspetti dell’ingegneria per lo spazio, sia agli albori che ai giorni nostri – ha spiegato – ci sono sempre dei makers che cercano soluzioni a problemi particolari. E quando nello spazio, una rapida soluzione in stile Makers è spesso richiesta in situazioni non prevedibili, basti considerare ad esempio il salvataggio di Apollo 13 o alcuni dei problemi che si incontrano oggi sulla Stazione Spaziale Internazionale».





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Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team


Le abbiamo viste spesso nei lanci su altri pianeti, camminare lentamente con i loro cingoli, per poi perdersi sul suolo di Marte, ad esempio. La “Sapienza Aerospace Student Association” ha ideato un progetto che consiste nella simulazione di una sonda terrestre, ispirata a quelle lanciate dalle varie agenzie spaziali internazionali sugli altri corpi celesti.

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Che cos’è il progetto di simulazione di sonda terrestre

Il Sapienza Technology Team ha creato un rover da esplorazione in grado di muoversi autonomamente, raggiungere determinati obiettivi e svolgere particolari funzioni, a seconda di ciò che gli viene comandato.

SSRP è programmato per muoversi sia da solo che su comando a distanza dalla ground station (un computer), e deve saper riconoscere quando si presentano ostacoli davanti o dietro, fornendo continuamente dati di sensoristica al suo controllore. È inoltre previsto che sia in grado di ricaricarsi attraverso due pannelli solari e che, se richiesto, possa catturare immagini e video dalla telecamera montata a bordo.

Per raggiungere questi obiettivi, il team è partito da una base con cingoli prefabbricata, sulla quale ha montato la struttura elettromeccanica, interamente progettata e stampata in 3D. Il rover è gestito dal single-board-computer Raspberry Pi3 (in pratica un computer con sistema operativo Linux) a cui si può accedere tramite wifi.

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I sensori più importanti presenti sul rover, sono:

  • sensori di distanza: due in totale, uno davanti e uno dietro, trasmettono costantemente la distanza registrata con dei segnali ad ultrasuoni. Con un’opportuna funzione, se il rover è in movimento e se questa distanza diminuisce oltre un valore minimo, è anche in grado di fermarsi e cambiare strada;
  • l’IMU (Inertial Measurement Unit), è un complesso di sensori costituito da un accelerometro, una bussola e un giroscopio, cui si aggiunge un sensore di temperatura, e permette al rover di capire in che modo è orientato e verso che direzione si sta muovendo;
  • il pan-tilt e il servo-driver sono l’insieme della struttura e dei controlli che sorreggono e dirigono la telecamera in ogni direzione. Essa può essere diretta in alto o in basso e a destra o sinistra, attraverso l’impostazione di due servomotori (ad angolo programmabile), con un’apertura per entrambe le direzioni di 180°;
  • la telecamera (12 MP) è in grado di catturare immagini e video (ad un limitato fps) ed inviarli in tempo reale alla ground station.

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Come nasce il progetto

La AIAA-Student Branch “Sapienza Aerospace Student Association” (SASA) è l’organo locale dell’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics), formata da soli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, promossa e voluta dal Consiglio d’Area di Ingegneria Aerospaziale.

SASA è nata nel 2012 per dare agli studenti la possibilità di sviluppare le proprie idee ed approfondire argomenti di interesse tramite seminari, convegni, visite guidate, laboratori. Come esperienza di punta, offre la partecipazione a gruppi di lavoro che gareggiano in competizioni internazionali: questa attività garantisce l’opportunità di progettare un sistema ingegneristico complesso in tutte le sue fasi (ideazione, progettazione, testing), produrre report preliminari e critici per il committente e testare in volo il sistema, utilizzando metodologie professionali ed applicabili nel mondo del lavoro e della ricerca.

Tramite queste esperienze SASA vuole intervenire nel processo formativo che garantisce una corretta acquisizione di competenze per la crescita di future figure professionali tecniche e dirigenziali spese nel miglioramento del sistema universitario e del Paese. L’azione è volta a garantire una commistione tra competenze teoriche e pratiche, sviluppo di capacità secondarie proprie dell’educazione non formale (teamwork) e creazione di un network di conoscenze e scambio di competenze con gli altri Paesi.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D


Dalla sua nascita la stampa 3D ha visto le più svariate applicazioni, da quelle biomedicali a quelle nel fashion, ma soprattutto in Italia c’è un ambito nel quale questa tecnologia si sta dimostrando sempre più utile e versatile, quello dei beni culturali.

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Che cos’è la stampa 3D applicata al restauro

Nasce così l’esperienza di 3DiTALY e Formlabs sulla stampa 3D applicata al restauro di opere d’arte presenti nei musei.

Grazie a questi processi i visitatori possono vedere statue, reperti, oggetti, nel loro antico splendore e non solo immaginarli. Strumenti digitali come scanner 3D, software 3D CAD e la stampante 3D Formlabs Form 2 aiutano il restauratore a portare a termine progetti che altrimenti avrebbe dovuto abbandonare.

Il restauratore può così ricostruire velocemente e con precisione parti mancanti dell’opera d’arte, senza doversi affidare a servizi professionali esterni.

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Credits: 3ditaly.it

Come nasce il progetto

3DiTALY e Formlabs sono leader in Europa nel settore della stampa 3D professionale. Oltre a produrre e vendere stampanti 3D si occupano anche della divulgazione dei nuovi metodi produttivi dell’Industria 4.0 in tutti i campi di applicazione.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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COUPON Con Ninja entri alla Maker Faire Rome col 50% di sconto


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Dal 12 al 14 ottobre ti aspettiamo a Roma per partecipare insieme al più grande evento europeo sull’innovazione. Grazie alla partnership tra Ninja e Maker Faire Rome 2018 puoi acquistare i biglietti a partire da € 6, con uno sconto del 50%!

Uno straordinario weekend di tecnologia, creatività, divertimento e spettacolo!
Fai un viaggio nel futuro tra robotica, intelligenza artificiale, manifattura digitale, aerospazio, agritech, food 4.0, energie rinnovabili, sostenibilità, riciclo, salute e qualità della vita.

Una particolare attenzione sarà dedicata alla formazione con conferenze, seminari e workshop in cui i protagonisti della rivoluzione digitale condivideranno le loro esperienze e conoscenze con il pubblico presente.

Spazio anche per i giovani tra i 4 ed i 15 anni con tantissimi laboratori per sperimentare in prima persona lo spirito innovativo dei maker!

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Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque


L’inquinamento, anche della acque, diventerà presto uno dei grandi temi da affrontare per l’intero pianeta. Da questo spunto, offerto in occasione della Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’ONU, nasce Making Water Techs 4.0, il progetto per una piattaforma open source in grado di analizzare la qualità delle acque per definirne il livello di inquinamento, all’interno della Call for Schools di Maker Faire Rome 2018.

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inquinamento acque maker faire

Che cos’è Making Water Techs 4.0

Le innovative piattaforme, progettate e assemblate durante il corso extracurricolare organizzato dall’Istituto Massimo di Roma offrono una possibile risposta al problema: 1,8 miliardi di persone nel mondo bevono acqua contaminata e 800 bambini muoiono ogni giorno per malattie intestinali.

Al progetto hanno preso parte circa 30 studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, guidati dall’Ing. Claudio Becchetti e da un team di volontari provenienti da vari settori: industria, scuola, università, medicina e imprenditoria.

L’obiettivo del progetto è sviluppare una nuova piattaforma costruita con materiali riciclabili che, trainata da barche a vela, sia in grado di analizzare la qualità delle acque per definire e monitorare il livello di inquinamento, conoscere ed applicare le nuove tecnologie al monitoraggio dell’acqua.

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Caboto

Come nasce l’idea

Dal punto di vista didattico, questo è servito ai ragazzi per imparare a governare modelli radiocomandanti di barche a vela sulle quali saranno installati i sensori di monitoraggio come strumento per consolidare le competenze trasversali (problem solving, team working, comunicazione efficace, perseveranza, etica, STEM), con un metodo centrato sull’apprendimento attraverso il gioco attivo, grazie alla centralità degli studenti che, attraverso l’esperienza e l’applicazione, apprendono ed utilizzano nuove tecnologie (Internet of Thimgs, sensori, software) per un uso responsabile dell’acqua.

Il progetto, che rientra nello studio delle low technologies (tecnologie semplici per bassi investimenti e massima resa) per il monitoraggio digitale tramite soluzioni Internet of Things applicate direttamente all’acqua (sensori, GPS, data-analytics software, smartphone) per conoscere in tempo reale stato di salute dell’acqua, ha l’obiettivo di far utilizzare ai ragazzi le nuove tecnologie che consentono l’analisi di parametri come la temperatura, la conducibilità, il PH e la torbidità.

Il progetto fa parte di un percorso avviato dall’Istituto Massimo già negli anni passati, con altre attività come Making Drones, Making 3D Printers, Crowd4Africa, Making RoboMagis, e ha lo scopo di rafforzare competenze determinanti nel contesto del lavoro e della vita, promuovendo lo sviluppo e la diffusione di Tecnologia Appropriata Open Source per la salute, l’educazione e lo sviluppo sostenibile.

qualità delle acque piattaforma

La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.
Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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«Vi racconto il mio giro del Mondo alla ricerca del cibo che ci curerà»


La “ferma convinzione che il food (identità, cultura, energia, vita) possa essere uno strumento chiave per curare il mondo” e “la volontà di non essere solo un divulgatore di questo pensiero ma un attore attivo, capace di cooperare all’interno dell’ecosistema e capace di generare impatti tangibili”. Se potessimo partire da un principio, uno che sia veramente utile, per iniziare a raccontare Sara Roversi, potremmo partire da qui. Dal cibo come strumento di cura, intesa come riequilibrio e ripartenza, forse salvezza. La volontà di essere parte attiva in questa ricerca, invece, è scritta nelle cose, magari anche in una biografia. Bolognese, classe 1980, sposata, imprenditrice con il vizio della serialità e la passione per il cibo. Sempre in viaggio tra la via Emilia e il West (passateci la citazione), tra Bologna e gli States, (qui c’è una bio molto dettagliata) nel 2014 fonda il Future Food Institute, organizzazione no-profit impegnata nell’innovazione alimentare. Da maggio è stata impegnata in una Global Mission nei principali tech food hub del mondo: aziende, startup, università, centri di ricerca, cluster scientifici e tecnologici che danno impulso alla ricerca tecnologica applicata al settore alimentare, per promuovere un approccio all’alimentazione più sostenibile e consapevole e sviluppare nuove tecnologie e innovazioni nel settore alimentare.
Il 12 ottobre sarà tra i Pionieri del Futuro, protagonisti alle 10.30 all’Opening Conference della Maker Faire Rome, iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.  

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Maker Faire Rome

Sara Roversi, founder e presidente del Future Food Institute, organizzazione no-profit italiana impegnata nell’innovazione alimentare

Roversi, più due mesi di viaggio in 11 città. Com’è stare lontano da Bologna per 60 giorni?

«Per chi, come me, va alla caccia di talenti, innovazioni e parte con l’idea di tornare e portare valore all’Italia, è sempre un’avventura entusiasmante. Bologna è casa: è il luogo dove sono cresciuta, dove è nato Future Food, ma è soprattutto il cuore dell’Italian Food Valley, in cui si gustano, si discutono e si conservano le tradizioni gastronomiche che hanno reso famoso il nostro Paese nel Mondo».

E’ appena tornata da Tokyo…

«Sì, ed è una grande soddisfazione esserci tornata già due volte in poche settimane. La nostra Global Mission è davvero uno strumento potentissimo per creare relazioni che poi spesso danno vita a progetti concreti. L’Oriente ora rientra tra i nostri progetti di sviluppo strategico, è una fonte inesauribile di conoscenza e presenta grandi sfide ed al contempo grandi opportunità. Oltre a Tokyo anche Shanghai sta diventando un hub estremamente rilevante. La scorsa settimana sono intervenuta al 2050 China Food Tech Summit, che ha coinvolto alcuni tra i player mondiali più rilevanti della Food Innovation e tutte le grandi Food Corp, ma già da tre anni stiamo investendo energie per costruire solide relazioni nel paese del Sol Levante. Dal 2016 sono advisor del primo Food Tech Accelerator Cinese BitsxBites, abbiamo appena stretto un accordo con FoodTalk di Hangzhou, realtà che si occupa di educazione alimentare, e nel 2019 porteremo partirà proprio a Shanghai il nostro programma Future Food 4 Climate Change».

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Un tour all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità alimentare: quale città le ha dato di più? 

«Difficile sceglierne solo una. Posso pensare ai progetti e alle realtà a cui sono più legata. Per esempio Green Bronx Machine di Stephen Ritz, che ha trasformato le scuole dei quartieri degradati di New York in vere e proprie “farm” dove si insegna ai ragazzi a far crescere il proprio orto, in una prospettiva di social improvement. Poi mi viene in mente San Francisco, la seconda casa di Future Food, dove tra tutte le startup che affrontano il tema delle proteine del futuro è anche Beyond Meat, una realtà che riesce a creare fantastici burger vegani da proteine vegetali riproducendo colore e sapore della carne con ingredienti naturali e che noi abbiamo portato in Italia nei nostri ristoranti WellDone!». Ma poi soprattutto l’Asia: un concentrato di ispirazioni, insegnamenti, nuovi modelli, tecnologie avanzatissime, grandi sfide ambientali e sociali e opportunità. 

Si torna da un viaggio sempre con tantissime idee. Che cosa ha portato a casa?

«Una discovery Mission in compagnia di ricercatori provenienti da 13 paesi diversi ti fa davvero leggere il mondo con tante lenti differenti, un dono davvero prezioso che mi ha dato ancora una volta l’opportunità di apprezzare il valore della diversità. Questo viaggio mi ha fatto capire quanto sia fondamentale creare nuovi modelli che mettano uomo e cultura al centro, che dobbiamo trovare soluzioni innovative per far diventare le nostre città degli “ecosistemi” smart, che gli insetti non sono l’unica alternativa a cui pensare per il futuro delle proteine, ma soprattutto che dobbiamo continuare a ricercare nuovi metodi e strumenti per prevenire lo spreco e il consumo eccessivo di cibo».

Insieme a lei hanno viaggiato anche 15 studenti-ricercatori del master Food Innovation Program 3.0. Dopo tanti km insieme che tipo di legame si è creato?

«Un legame forte, davvero speciale, ma soprattutto ricco di stimoli e suggestioni. Il fatto che i ragazzi del Food Innovation Program vengano da tutto il mondo e da background completamente differenti l’uno dall’altro ti fa comprendere quanto le food solutions siano frutto di tanti contributi e di un caleidoscopio di visioni intrecciati: c’è chi studia il cibo nelle sue materie prime, chi lo sa raccontare sui social, chi lo rende arte e chi sperimenta le sue connessioni con la scienza. La food innovation è davvero una chiave efficace per generare impatti sulla comunità allargata, e per realizzarla il nostro motto è cooperare».

L’economia circolare è fra i trend del momento. La spieghiamo bene?

«L’economia circolare è il sistema che ha cominciato a diffondersi da quando abbiamo compreso i limiti dell’economia lineare, in cui la catena di produzione e consumo di qualsiasi materia finisce inesorabilmente con lo smaltimento dei rifiuti. In un mondo in cui il food waste è diventato, in termini di emissioni di CO2, il terzo Paese più grande al mondo dopo USA e Cina, è necessario un cambiamento radicale. Per questo si sono sviluppati sistemi circolari, in cui i rifiuti di oggi possono avere nuova vita, rientrare pienamente nella catena produttiva ed essere le risorse del domani. Ciò che cambia nell’economia circolare è proprio il disegno di produzione: non esiste più una vera tappa finale, tutto si reinserisce in un ciclo continuo».

Come facciamo a far sì che l’economia circolare non resti solo una moda?

«Non parlando soltanto di sensibilizzazione o facendo puro greenwashing, ma coinvolgendo soprattutto la grande distribuzione in processi integrati e responsabilizzanti. Noi di Future Food abbiamo “posato la prima pietra” con Waste2Value, un progetto creato da noi assieme all’associazione Impronta Etica e con la collaborazione di Coop Alleanza 3.0, Camst e IGD SIIQ. Waste2Value è nato con l’intento di sfruttare gli scarti alimentari di un centro commerciale (in modo particolare fondi di caffé e bucce d’arancia) in ottica di riutilizzo e di rivalutazione. Da questo progetto (sviluppatosi tra hackathon e incontri con esperti) è nato il prototipo RePOD, un fertilizzante in capsule per la coltivazione di un orto in casa. Cosa si può fare ancora? Curare il lato educational. Proprio a Maker Faire Rome stiamo organizzando l’Ocean Lab, una grande area con esperti internazionali che spiegheranno come far diventare i rifiuti marini (in primis la plastica) delle risorse per un futuro sostenibile. Questi sono solo piccoli passi, ma è una grande conquista poter collaborare e unire le nostre forze di tutti gli stakeholders per dare vita a un’idea completamente nuova in Italia».

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Food identities, è stata tra le parole chiave del tour del Future Food Institute. Come siamo messi in Italia?

«In Italia c’è tantissima voglia di preservare le nostre tradizioni, ma forse si guarda davvero poco a come veniamo percepiti all’estero e a come la nostra gastronomia viene comunicata. Non dimentichiamoci dello spinoso problema dell’Italian sounding: 6 prodotti su 10 all’estero sono falsi d’autore, il fake Made in Italy fattura 60 miliardi di euro in tutto il mondo e in Italia, per colpa di questo problema, abbiamo già perso 300 mila posti di lavoro. Dobbiamo conservare la nostra tradizione, ma dobbiamo promuoverla al meglio (come abbiamo fatto al Festival del Ragù appena passato a Bologna) e partire da noi con nuove soluzioni. Abbiamo ad esempio scoperto Authentico, un’app tutta italiana che consente di segnalare i prodotti fake facendo una foto geo-localizzata e scansionare codici a barre e loghi dei prodotti originali. La tradizione da sola ci chiude, abbiamo bisogno di aprirci ad un mondo di possibilità da scoprire ed opportunità tutte da cogliere».

Future Food Institute, che bolle in pentola?

«Il Future Food Institute sta diventando sempre più internazionale e dopo la sede a San Francisco attiva da oltre due anni e la branch a Madrid inaugurata a Maggio, è la volta dell’asia con Tokyo, Shanghai e Bangkok dove quest anno partiranno summer school ed bootcamp del programma Future Food 4 Climate Change. In Italia la nostra Future Farm da gennaio comincerà ad ospitare startup agritech; mentre parallelamente due nuovi progetti ci vedranno impegnati con un focus all’innovazione agritech nei paesi emergenti, il Premio UNIDO ed il progetto Rediscovered Food che ha l’obiettivo di scoprire e valorizzare 25 “crops” dimenticate».

Ci sarà anche lei tra i protagonisti dell’Opening Conference delle Maker Faire 2018. Come si diventa un pioniere del futuro?

«Non credo ci sia una ricetta per diventare pionieri. Credo che però questa mia incessante voglia di scoprire di più, sia dovuta al senso di responsabilità che abbiamo nei confronti del mondo che ci accoglie; alla preoccupazione nel vedere come questa evoluzione repentina stia danneggiano la salute dell’uomo e del pianeta».

 





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Da dove cominciare per capire le opportunità della quarta rivoluzione industriale


Ci muoviamo velocemente nella direzione dell’automazione e della digitalizzazione dei processi produttivi. In questo senso la quarta rivoluzione industriale è già cominciata da tempo e va affrontata come una grande opportunità di crescita, grazie all’utilizzo mirato dei big data, dell’Internet of Things, del machine-to-machine e del cloud computing.

Il tema della fabbricazione digitale diventa sempre più importante anche per le PMI e le attività artigianali italiane, ma spesso non si sa da che parte cominciare per capire le possibilità di sviluppo effettivamente offerte dalla quarta rivoluzione industriale.

Durante la prossima Maker Faire Rome 2018, aziende, PMI, artigiani, startupper e maker potranno approfondire le modalità per intraprendere percorsi di innovazione e di crescita grazie alle nuove tecnologie digitali attraversi due tipologie di corsi: uno più divulgativo e di contesto, l’altro più pratico e sperimentale.

Dall’artigianato alla biomedicina, dai beni culturali al fashion, robotica, stampa 3D, realtà virtuale e realtà aumentata stanno già cambiando le pratiche di produzione anche nel Made in Italy.

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I corsi divulgativi

Le attività di divulgazione sono attuate grazie a corsi di scenario e affrontano i temi delle tecnologie di fabbricazione digitale raccontandone le possibilità e gli utilizzi in vari ambiti.

I corsi, dureranno 45 minuti ciascuno e cercheranno di tracciare le opportunità che le lavorazioni digitali offrono a tutto il settore manifatturiero, dal design, all’architettura, dal medicale, al fashion anche attraverso case-history di aziende, artigiani o professionisti che racconteranno la loro personale esperienza d’innovazione.

Stampa 3D: la rivoluzione della manifattura additiva

Il corso traccia un quadro complessivo sulle possibilità tecnologiche e d’innovazione offerte dalla stampa 3D in differenti settori della produzione manifatturiera, mostrando differenti tecnologie di stampa additiva e i vantaggi di questa tecnologia di fabbricazione digitale nel realizzare nuovi manufatti e nel supportare e innovare i gli attuali processi di produzione.

Manifattura sottrattiva: milling machine e laser cut

Il corso racconta le possibilità di lavorazione e d’innovazione offerte dalla manifattura sottrattiva, tracciando lo stato dell’arte della tecnologia e fornendo una panoramica relativa al suo utilizzo nei vari settori manifatturieri. Attraverso esempi e applicazioni verranno mostrati gli approcci progettuali nuovi che queste tecnologie favoriscono, mettendone in evidenza vantaggi e criticità.

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Manifattura robotica: la rivoluzione dei robot nella produzione per artigiani e PMI

L’utilizzo di lavorazioni robotiche nelle produzioni manifatturiere introduce notevoli opportunità sia riferite alla flessibilità della produzione seriale sia inerenti la riduzione dei costi dei prodotti, favorendo la competitività delle industrie manifatturiere. Durante sarà possibile capire come i pericoli di riduzione dei posti di lavoro possono essere tramutati in nuove opportunità occupazionali, attraverso esempi pratici e case history.

Modellazione tridimensionale: gli strumenti di disegno per la digitalizzazione di prodotti e processi

Le tecniche di modellazione 3D, sono indispensabili per poter utilizzare le tecnologie di fabbricazione digitale e cogliere nel profondo le opportunità che esse offrono e il corso racconterà quali sono gli strumenti di modellazione 3D e progettazione digitali più comuni, per quali ambiti manifatturieri sono più utilizzati e quali possibilità di modellazione offrono.

Disegno 3D avanzato: i sistemi di modellazione parametrica

I sistemi di disegno parametrico e generativo sono utili per la progettazione di prodotti dalle forme complesse e dal design personalizzabile. Scopriremo quali sono le opportunità offerte dall’utilizzo di questi software.

Bio manifattura: come far “crescere” oggetti invece di costruirli

Il corso traccia una panoramica delle tecniche di fabbricazione digitale (stampa 3D, robot fabrication, grow fabrication) che utilizzano materia viva (batteri, alghe, funghi etc.) e che realizzano oggetti per diversi settori industriali, dal design all’architettura e dal biomedicale all’elettronica.

La realtà virtuale e la realtà aumentata per la nuova manifattura

Gli strumenti di realtà aumentata e di realtà virtuale stanno velocemente arrivando sul mercato della grande distribuzione. Questi dispositivi, conosciuti già da qualche anno ed utilizzati per scopi ludici, didattici o divulgativi, stanno trovando spazio nei comuni processi industriali e anche nel settore manifatturiero la realtà virtuale e quella aumentata rappresentano strumenti utili sia in fase progettuale, sia in fase di lavorazione che in quella di controllo.

Made in Italy Digitale: artigianato digitale

Il corso avrà come obiettivo quello di mostrare come il lavoro artigiano può ritrovare nuovo impulso grazie alle tecnologie di fabbricazione digitale. Si mostreranno i principali strumenti tecnologici e di marketing dedicati agli artigiani e si mostrerà attraverso casi aziendali in che modo sono stati applicati per il rilancio del Made in Italy.

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I corsi sperimentali

Le attività sperimentali saranno attuate grazie a laboratori di fabbricazione, focus incentrati su differenti settori artigianali (oreficeria, falegnameria, lavorazione metalli, pasticcieria, ceramica, fashion, prodotti d’arredo, etc.) che illustrano nello specifico come le tecnologie di fabbricazione digitale sono utilizzate per le singole produzioni e lavorazioni manifatturiere.

I laboratori di fabbricazione dureranno 45 minuti ciascuno e prevedono l’utilizzo di macchine e tecnologie di fabbricazione digitale per una piccola dimostrazione di lavorazione.

Artigianato digitale per orafi

Dal disegno iniziale al progetto definitivo, fino alla prototipazione rapida: il corso mostrerà le possibilità di modellazione 3D e le strategie migliori per le realizzazioni di piccoli monili e saranno illustrate le comuni tecniche di stampa 3D utilizzate per la produzione di gioielli e monili.  La parte finale del corso sarà dedicata alla dimostrazione di un processo di stampa 3D per il settore orafo.

Ceramica e stampa 3D

Un corso rivolto alle aziende e agli artigiani che lavorano materiali argillosi, durante il quale, una volta esplorate le possibilità della modellazione tridimensionale attraverso l’utilizzo del software Rhinoceros 3D, si mostreranno le opportunità della stampa 3D per la prototipazione rapida dei progetti.

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Calchi per ceramisti e scultori

Dai calchi in gomma siliconica, fino alla colata di gesso o gomme siliconiche, saranno illustrate le diverse possibilità di lavorazione e i partecipanti avranno la possibilità di conoscere le tecniche di disegno da utilizzare in Rhinoceros 3D e di assistere alla simulazione della fresatura con Rhino Cam per la fabbricazione dei calchi.

Digital decoration per la ceramica e il painting

Il corso parte dalla progettazione di maschere per realizzare stencil utili per il disegno in ceramica o per il painting in generale. Attraverso l’utilizzo di una laser cut sarà mostrato come arrivare dall’idea alla realizzazione del decoro per ceramica e altri materiali.

Farmaceutica e stampa 3D per la realizzazione di compresse per la nautricetica

Durante il corso, verrà illustrata l’innovazione di processo che la stampante 3D apporta nei settori dell’integrazione alimentare e dell’agricoltura e verrà presentata Galeno, la neonata stampante 3D per capsule multivolumetriche a rilascio controllato, che apporta interessanti prospettive sulla possibilità di creare integrazione vitaminica a rilascio controllato di sostanze in ambienti organici e non organici.

Stampa 3D di apparati biomedicali per l’accessibilità

Un modulo che fornisce conoscenze tecniche e progettuali di stampa 3D finalizzate alla biomedica, in un percorso che dà l’opportunità ai partecipanti di imparare a lavorare con strumenti a basso costo e all’avanguardia che possono rappresentare la risposta futura per la ricerca di soluzioni in campo biomedicale. I partecipanti avranno la possibilità di sperimentare l’assemblaggio pratico di protesi biomedicali per l’arto superiore.

Digital wood: modellazione 3D e fresatura per il legno

Saranno affrontate le nozioni generali di fabbricazione digitale e le sue applicazioni nel settore del legno, per passare poi ad analizzare il modo migliore con cui progettare e modellare una geometria in vista della sua realizzazione. Saranno illustrati i concetti di lavorazione attraverso l’utilizzo di macchine CNC e i possibili vantaggi derivanti da essi per la realizzazione di geometrie nuove e complesse.

Modellazione 3D e fresatura di metalli e leghe

Il corso fornirà ai partecipanti una conoscenza di base nell’utilizzo del software di disegno tridimensionale Rhinoceros 3D per la modellazione di oggetti in metallo che verranno successivamente realizzati attraverso un processo di fresatura. La seconda parte del corso fornirà una descrizione dell’utilizzo del software Rhino Cam, e per la generazione del percorso utensile. In questa fase si mostreranno i limiti e le possibilità offerte da questo tipo di lavorazione.

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Progettazione, scansione e stampa 3D per il restauro e i beni culturali

Un corso che punta a trasferire conoscenze utili per progettare e realizzare sistemi di salvaguardia di beni culturali ed archeologici, con l’obiettivo di fornire ai partecipanti uno scenario su quali sono i principali strumenti e le tecniche di lavoro più comuni, ma darà anche una dimostrazione di una scansione di piccoli reperti archeologici e illustrerà la varie fasi che possono portare ad una riproduzione con tecniche di fabbricazione digitale.

Progettazione e fabbricazione digitale per il settore moda

Le possibilità d’innovazione legate alla fabbricazione digitale offerte agli artigiani e alle aziende di moda sono moltissime. Nello specifico il corso indagherà le possibilità realizzative di tecnologie CNC come laser-cut, stampanti 3D o sistemi robotici, per conoscere i principali programmi di disegno utilizzati nella modellazione di nuovi abiti ed accessori.





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