fra algoritmi e manipolazione. Il punto con il super esperto Menny Barzilay


I nostri dati possono essere utilizzati per manipolare il nostro processo decisionale? Può un’agenzia russa top-secret influenzare l’esito delle elezioni presidenziali americane? I sistemi oggi possono analizzare il nostro comportamento fino al punto in cui possono prevedere ogni mossa che faremo? Privacy e Cybersecurity, i nostri dati. Di questo parlerà  l’esperto di sicurezza informatica di fama internazionale e divulgatore dell’innovazione Menny Barzilay, nel corso di un talk in programma il 30 ottobre alla Camera di Commercio di Roma, in piazza di Pietra, alle 17.30 (Sala del Tempio di Adriano). QUI per registrarsi e partecipare.

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Algoritmi e private data mining

Nel corso dell’appuntamento, organizzato in collaborazione con l’Ambasciata d’Israele e l’Università Roma Tre, Barzilay entrerà nel dettaglio degli algoritmi, lo sviluppo dei quali permette di prevedere ciò che le persone faranno negli scenari più diversi, delle società di private data mining in costante crescita, e di come tanti aspetti privati delle nostre vite stanno diventando, trasparenti.

Privacy e cybersecurity

Menny Barzilay è uno dei maggiori esperti israeliani di privacy e cybersecurity. Consulente strategico per le principali aziende di tutto il mondo e per Stati e governi, è membro del comitato consultivo di diverse società di startup tra cui Cycruro (Automotive cyber security) e DDay Labs (Ai Cyber Security). E’ anche co-founder e CEO di FortyTwo Global, Cyber Security Professional Global Services (Israele) e partner e co-founder di FortyTwo R & D Labs (India). E’ anche CTO del Centro interdisciplinare di ricerca sul Cyber dell’Università di Tel Aviv e il presidente di Cympire, startup di sicurezza informatica focalizzata sulle tecnologie per lo sviluppo delle capacità. Non solo. È un ex CISO nei servizi di intelligence delle Forze di Difesa israeliane e ha lavorato presso il Gruppo Bank Hapoalim in varie posizioni, tra cui Capo del dipartimento IT Audit.





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in Italia siamo bravi, ma non lo sappiamo ancora (dice il rapporto AGI/Censis)


Siamo un Paese di trasformazione privo di risorse naturali con il più basso consumo di materiali grezzi in Europa. Tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate. Al primo posto per circolazione di materiali recuperati all’interno dei processi produttivi e, non da ultimo, l’industria del riciclo si stima produca circa l’1% del Pil nazionale. Il tema è l’economia circolare. Secondo la Ellen MacArthur Foundation «un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola», un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi. E proprio sull’economia circolare l’Italia può giocare un ruolo rilevante per le ragioni sopra indicate. Anche se il tema è ancora poco discusso. È quanto emerge dal quinto rapporto Agi/Censis Perché all’Italia conviene l’economia circolare, realizzato nell’ambito del programma Diario dell’Innovazione della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi, e che è stato presentato oggi nel corso dell’Opening Event GroundBreakers Pioneers of the future della edizione 2018 della Maker Faire Rome, iniziativa dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera. 

Creatività. Proprio all’economia circolare la fiera degli innovatori dedicherà un intero padiglione (il 6) curato da ENI: lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività.

Perché siamo virtuosi in 8 punti

Dall’analisi risulta che abbiamo il più basso consumo domestico di materiali grezzi (8,5 tonnellate pro-capite contro 13,5 media UE). Siamo tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate (3,34 euro di PIL per ogni kg di risorse, contro un valore medio europeo di 2,2 €/kg). Siamo al 1° posto per “circolazione” di materiali recuperati all’interno dei processi produttivi (18,5% di riutilizzo contro il 10,7% della Germania).

Rifiuti urbani, riciclo e carsharing. Tra le altre ragioni che fanno del nostro Paese un punto di riferimento per l’Europa in tema di economia circolare ci sono i numeri sulla totalità dei rifiuti prodotti (129 milioni di tonnellate): solo il 21% viene avviato a smaltimento (contro il 49% della media europea). Sulla totalità dei rifiuti trattati, l’Italia ne avvia al riciclo il 76,9% (36,2% la media UE). In tema di rifiuti urbani nel 1999 il 68% veniva mandato direttamente a smaltimento. Oggi questa percentuale è scesa all’8% circa. La sola industria del riciclo si stima produca 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto (circa l’1% dell’intero PIL italiano).  E poi ci sono gli iscritti al car sharing, raddoppiati in due anni: da 630 mila nel 2015 a 1 milione e 310 mila nel 2017.

Il sentiment

La rilevazione ha consentito anche di cogliere gli orientamenti e il sentiment sull’economia circolare da parte di 1073 soggetti che occupano posizioni e svolgono ruoli rilevanti nel panorama socio economico del paese: imprenditori, liberi professionisti, docenti universitari, dirigenti d’impresa e funzionari pubblici.·

I numeri. Dall’analisi risulta che il 40% degli intervistati sa bene di cosa si tratta. Il 70% ritiene che non riguardi solo recupero riciclaggio e riuso, ma la produzione di tutti i beni. Il principale vantaggio per il 77,8% sarà la salvaguardia dell’ambiente, mentre pochissimi ritengono che possa avere un impatto su PIL e occupazione. Inoltre, il 73% di quelli che conoscono l’economia circolare dice che si imporrà solo se la politica creerà le condizioni abilitanti (i giovani chiedono vantaggi economici evidenti, mentre dopo i 65 anni si privilegiano azioni che incidano sulla sensibilità collettiva). Una percentuale analoga dice poi che il principale ostacolo sarà l’incapacità della politica di favorire il cambiamento. Per il 60% spetta all’Unione Europea guidare questo cambiamento. Menttre la sharing economy (40%) e la decarbonizzazione (36%) risultano come i processi innovativi maggiormente correlati.

Superare il modello lineare

La ricerca contiene anche un’intervista esclusiva realizzata da AGI ad Ellen MacArthur, fondatrice dell’omonima Fondazione nata nel 2009 con l’obiettivo di accelerare la transizione da un’economia lineare verso un modello circolare. “L’economia circolare rappresenta un’opportunità, significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione. Significa superare il modello lineare, che per quanto lo si possa rendere efficiente alla fine ti fa cadere nel precipizio” ha spiegato Ellen MacArthur.

Un nuovo modello economico

“Nel febbraio 2017, a Lisbona, il capo dello Stato Sergio Mattarella aveva guardato avanti invitandoci a riflettere su un nuovo modello economico, l’economia circolare – ha dichiarato Riccardo Luna, direttore AGI – se ne parla ormai da qualche lustro, ma è solo di recente che l’innovazione tecnologica lo ha reso non solo auspicabile ed etico, ma conveniente e quindi possibile. Del resto anche papa Francesco, nell’enciclica Laudato Sì, invoca l’adozione di un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti”. E ha osservato: «Era insomma inevitabile che Agi e Censis si misurassero con questo argomento così importante eppure ancora sostanzialmente fuori dal dibattito politico e sconosciuto al grande pubblico, come dimostrano i risultati dell’indagine».





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Maker Faire Rome 2018 – In diretta dalla Opening Conference


Maker che costruiscono il futuro ogni giorno, unendo ingegno e passione. I Pionieri del futuro. Sono loro i protagonisti della Opening Conference della Maker Faire Rome, edizione 2018 (la sesta), iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

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Quest’anno per la prima volta Ninjamarketing avrà un suo spazio all’interno della Fiera, ci spostiamo con tutta la redazione al Padiglione 6 in uno spazio con un grande videowall e un’area per le interviste, dove il direttore Aldo Pecora incontrerà gli appassionati di tecnologia. Seguiremo la tre giorni alla Fiera di Roma anche sui nostri social: l’hashtag è #ninjamaker. Appuntamento alle 10.30 alla Fiera di Roma, anche in live streaming QUI.

Nel corso dell’evento, presentato da Riccardo Luna, intervengono Massimo Banzi, curatore di Maker Faire Rome, che parlerà di Democratizing Industry 4.0, Don Eyles, il programmatore che scrisse il codice sorgente delle missioni Apollo e che portò l’uomo sulla Luna, David Baker, editor della rivista Spaceflight che ripercorrerà le soluzioni tecniche che consentirono queste imprese. Ma anche Bruno Siciliano, curatore dell’Area Robotica e Professore dell’Università Federico II di Napoli. E poi ancora Sara Roversi, del Future Food Institute. Sul palco due generazioni di pionieri, che parleranno di viaggi spaziali, di robotica per la salute, di intelligenza artificiale e anche di arte, di nuove frontiere dell’industria e del mondo maker.
Gli italiani e i processi innovativi. Spazio anche all’economia circolare, con la presentazione del 5° rapporto Agi-Censis “Perché all’Italia conviene l’economia circolare”, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

Gli apripista, i pionieri del futuro, sono quelli che lavorano nel presente con ciò che costituirà la nostra normalità di domani. Alla Opening Conference è prevista la presenza di Cristina Cipriano, Independent Researcher – Binomica Labs, con uno speech su Makers vs scientists: clever instruments for complex challenges. Di Joseph Puglisi, Professore presso il Dipartimento di Biologia Strutturale dell’Università di Stanford. Domenico Prattichizzo, Professore di Robotica e Haptics dell’Università di Siena, che interverrà insieme ad Alessandro Bondi, protagonista del video Sixth Finger. Alberto Arezzo, Professore associato dell’Università di Torino presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche e Presidente del board International Society for Medical Innovation and Technology. Francisco Gomez Paz, Compasso d’Oro, Raffaele Imbò, videomaker, la Gaudats Junk Band, band che suona con strumenti riciclati, Marco Gori, Professore di Computer Science dell’Università di Siena, Lorenzo Bruscio con Musi-co (AI generative music). E poi ancora A-MINT_Artificial_Musical_Intelligence, progetto creato con l’Università di Roma Tre, di Alex Braga, che duetterà con il pianista e compositore Francesco Tristano.

Padiglione 6

Tra i temi della sesta edizione della Maker Faire Rome, un intero padiglione (il 6) sarà dedicato all’economia circolare una sintesi sulla radicale trasformazione sociale ed economica che sta cambiando, rapidamente, i nostri stili di vita. Lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a giovanissime startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività.
Percorsi virtuosi. Nel padiglione ci sarà chi riesce a trasformare la canapa in bioplastica per stampare, con tecnologie 3D, oggetti indispensabili alla nostra vita o chi produce tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, o chi realizza prodotti farmaceutici dagli insetti o offre soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o chi, infine, offre una bioraffineria in scatola per usi domestici.

Maker Faire Rome

#NinjaMaker

Maker Faire Rome
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Maker Faire Rome

I progetti che abbiamo raccontato (finora)

Maker Faire Rome





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Anche in Italia c’è chi progetta un servizio di consegne suborbitali con i razzi


Il delivery è uno dei grandi campi di innovazione tecnologica su cui si gioca la battaglia competitiva tra big company. Amazon ha fatto della sperimentazione in questo campo un suo elemento distintivo, ma non è la sola a cercare soluzioni di consegna più veloci efficaci.

In effetti la tecnologia delle spedizioni è oggi la stessa di quarant’anni fa, nulla è cambiato se non una domanda crescente, più che in quantità, in velocità.

“E se si potesse spedire ad un costo minore qualsiasi pacco da ogni punto del mondo in 40 minuti?”. È questa la domanda a cui sta cercando di dare risposta un gruppo di giovani makers che potremo incontrare durante la  Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

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Che cosa sono i Corrieri Espressi Suborbitali

Il loro progetto punta, in sostanza, a creare un programma di razzi sonda ed una futura startup per mandare pacchi in 40 minuti in tutto il mondo, usando razzi suborbitali.

Utilizzando razzi suborbitali stampati in 3D, infatti, è possibile ipotizzare un nuovo modello di delivery, completamente sostenibile, si a livello economico che di materiali.

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Credits: ESA

Come nasce il progetto

Mattia Barbarossa, Francesco Renzulli, Ludovico Rainone sono tre ragazzi con la passione per l’esplorazione spaziale e con l’obiettivo di renderla molto presto una realtà di tutti. Con il programma di razzi sonda BarRen Rocketry Program e il loro progetto di startup, la Logistic Dynamics, puntano rendere lo spazio sempre più parte della nostra vita quotidiana, per poterci spingere oltre l’orbita bassa della Terra prima di quanto si possa pensare.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.

SCOPRI I PROTAGONISTI DELLA MAKER FAIRE ROME 2018:

5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup

Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio

Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team

«Così vogliamo aiutare i pendolari di Genova a spostarsi in città»

«L’Intelligenza Artificiale? Per la musica è una rivoluzione cosmica»

«I robot? Qui i bambini ci giocano, per loro è come sfidare la tecnologia»

Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D

Grazie al fog computing nasce un progetto IoT per industria 4.0 e smart building

Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti

Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque





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5 anni di Maker Faire Rome in 15 cartoline


Stampanti 3D, robot, razzi, circuiti elettronici, luci led, fili elettrici, giochi, strumenti di lavoro, suoni e rumori. L’avventura della Maker Faire Rome è iniziata così, nel 2013 al Palazzo dei Congressi il 4 ottobre. In un palazzone squadrato e serioso, anche grigio, che per tre giorni si è riempito di colore e bambini. Un’invasione. Sono dovuti intervenire i pompieri. Troppa gente. Ma non starò qui a fare una cronaca delle 5 edizioni della Maker Faire a Roma, piuttosto mi piacerebbe mettere accanto, una a una, le 15 cose viste più interessanti. 5 edizioni: solo nella prima ci sono stati 35 mila i visitatori, 250 i progetti, 6 mila gli studenti, 200 le performance live e decine di workshop educativi. Nella seconda, all’Auditorium – Parco della Musica, 600 invenzioni, 90 mila visitatori. Ed è stato un crescendo di numeri, fino al 2015. 11o mila nel 2016 (la prima edizione alla Fiera di Roma, 700 invenzioni da 65 paesi, 6 padiglioni, 100mila metri quadrati). Compito peggio che complicato. Siete mai stati in una fiera? Vi ricordate di tutti gli stand di utensileria per la casa, vestiti, gastronomia varia che avete incrociato? Di una fiera ti resta addosso un’atmosfera, un mood, sensazioni, al massimo qualche istantanea. Ci provo con le 15 cose top. Ecco quindi un elenco parziale, parzialissimo e partigiano, che pesca qui e là nei ricordi, invenzioni sì, ma non solo.

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1. Io ballo con la Robot Band

Sulla spianata del Palazzo dei Congressi nel 2013 dribblò tutti: una band di robot (la One Love Machine Band) che suona heavy metal. Più precisamente a conquistare (e far ballare) grandi e piccoli l’esibizione del robot bassista di Kolja Kugler, artista di Berlino. Nel 2014, all’Auditorium ha fatto il bis. Protagonista anche all’Università La Sapienza nel 2015. Si farà sentire anche quest’anno.

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2. Cesare, Jack e Joey

Nessuno può sapere se saranno mai veramente i Leonardo da Vinci del XXI Secolo, ma le premesse ci sono o quantomeno c’erano. Portatori sani di innovazione. Giovanissimi. Alla Maker Faire Rome 2013 i protagonisti sono stati anche loro: Cesare Cacitti, (nel 2013 aveva 14 anni) e creatore di una stampante 3D, Jack Andraka, ideatore di un test non invasivo per la diagnosi di tumori al pancreas, Joey Hudy, inventore che, neanche sedicenne, ha già all’attivo brevetti e una presenza alla White House Science Fair. Jack Andraka continua a lavorare alla sperimentazione del suo test, nonostante i dubbi sollevati dalla comunità scientifica. Cesare Cacitti è stato anche protagonista dell’Opening Conference della Maker Faire Rome 2015 all’Università La Sapienza.

3. Emilia 2, il bolide che va con il sole

Alla Maker Faire Rome 2013 c’era anche Emilia 2, la vettura alimentata a pannelli fotovoltaici sviluppata dal team Onda Solare in collaborazione con l’università di Bologna e la Scuola di Maranello. La Ferrari solare, l’hanno chiamata così, si è presentata con il corpo in carbonio e un’armatura di 6 metri quadrati di celle fotovoltaiche al silicio. Nel 2011 ha partecipato al World Solar Challenge, la gara internazionale riservata alle automobili elettriche e prototipi a celle fotovoltaiche da tutto il mondo.

4. Il concerto a pedali dei Tetes De Bois

Dovevano suonare sul tetto del Palazzo dei Congressi, ma prometteva pioggia. Alla fine il concerto a pedali (in omaggio a Margherita Hack) i Tetes De Bois lo hanno fatto all’interno. Fra mille difficoltà e qualche ritardo, per evitare che il pubblico si spazientisse, a organizzare un live, o meglio un instant live, ci hanno pensato i ragazzi del FabLab Roma Makers. Vedere per credere.

5. Il robot para-rigori

Alla fine che fai, non li tiri due calci ad un pallone? Anche alla Maker Faire. Peccato che in porta c’era un robot che nel 2013 ha fatto fare una pessima figura pure a Vincent Candela (in gol dopo 11 tentativi). E non se l’era cavata benissimo neanche Pancaro. Una consolazione? L’automa, nato in Giappone, aveva messo in difficoltà pure Messi.

6. In mostra mezzo secolo di invenzioni

A 50 anni dall’invenzione del primo personal computer della storia, la Programma 101 di Olivetti, la Fondazione Make in Italy ha allestito una mostra-installazione ospitata nel Foyer della Sala Sinopoli dell’Auditorium – Parco della Musica per celebrare mezzo secolo di invenzioni. E’ il 2014, seconda edizione della Maker Faire Rome.

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7. Dale Dougherty

Ok, ok, lo conoscete tutti e lo incontrate tutti i giorni. Voi. Io, confesso, pur accanito lettore di Make Magazine, l’ho incrociato dal vivo, per la prima volta, nei corridoi dell’Auditorium – Parco della Musica, mentre girava tra gli stand come un curioso qualunque. Sto parlando di Dale Doughertyfondatore, president e CEO di Maker Media, l’editore di Make Magazine, lanciato nel 2005. Il papà delle Maker Faire (la prima si è tenuta nell’area di San Francisco nel 2006). Non esattamente una persona qualunque. L’anno dopo l’ho rivisto sul palco insieme a Riccardo Luna e Massimo Banzi, all’Università La Sapienza nel corso degli ultimi momenti della terza edizione. Incontri felici.

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8. La BigDelta di WASP

12 metri. Era così alta che per fotografarla tutta dovevi sdraiarti in terra. Però che effetto che faceva. La BigDelta di WASP (che sta per World Advanced Saving Project), la mega stampante 3D di Massimo Moretti, che ha già iniziato a stampare case a basso costo.

Dai blocchi di argilla escono abitazioni per chi non se le può permettere. Addio bidonville e baracche. Nel 2015 la BigDelta svettava dietro gli archi dell’Università La Sapienza di Roma, edizione numero tre della Maker Faire.

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9. House of drones

300 metri quadrati protetti da una rete di 22 metri. Uno spazio solo per i droni. Una voliera? Più o meno. Il sogno di Paolo Mirabelli, founder di DroniLab e vero riferimento in materia. La casa dei droni ha debuttato nel 2015 alla Maker Faire Rome alla Sapienza e dalla edizione alla Fiera di Roma ha raddoppiato gli spazi. Che si fa nella voliera? Nel rispetto delle norme di sicurezza, si fanno volare i droni, si prendono lezioni di volo, si fanno gare di droni.

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I vincitori del R.O.M.E. Prize 2016 Francesco Pezzuoli e Dario Corona (LiMiX) insieme a Neil Gershenfeld, Bruce Sterling e Simona Maschi – credits Makerfairerome.eu

10. Le mappe e i palloncini della Fiera di Roma

La quarta edizione è stata quella della Fiera di Roma (una superficie espositiva triplicata rispetto alla Sapienza), dei padiglioni con i palloncini, e dei corridoi della struttura prese d’assalto dai 25 mila ragazzi dell’open day dedicato alle scuole. Un’invasione arrivata dai parcheggi e dai prati. E’ stata l’edizione delle mappe per orientarsi e del R.O.M.E. Prize, il premio da 100 mila euro al miglior progetto maker europeo con il più alto impatto sociale: lo ha portato a casa un team delle Marche con un progetto che si chiamava Talking Hands, un guanto capace di tradurre in parole il linguaggio dei segni. Ma è stato anche l’anno della Opening Conference aperta sulle note di Bob Dylan, allora fresco di Nobel, e dell’omaggio a Dario Fo. “Ogni anno – disse allora Massimo Banzi  continuo a stupirmi piacevolmente del fatto che tanta gente aderisca al nostro invito a partecipare alla Maker Faire. Questo vuol dire che il desiderio di innovazione in Italia è di gran lunga superiore a quello che si pensa».

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11. Energia per l’acqua

Alla fine, imponente, alla Fiera c’era anche Watly, sistema di purificazione dell’acqua in grado anche di produrre energia elettrica e permettere la connessione ad internet, grande quanto due pullman messi in fila. Un progetto pensato soprattutto per le zone più povere del mondo, per dare la possibilità alle popolazioni del terzo mondo di avere un accesso più semplice alle fonti di acqua pulita ed energia gratuita. Al Padiglione 5 della Maker Faire c’era anche lui, l’ideatore, Marco Attisani.

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12. Neil Gershenfeld – Maker Hero

Sì, la sua biografia la conoscono tutti. Scrittore, fisico, direttore del MIT’s Center for Bits and Atoms e tantissime altre cose. Genio sì, e pure gentile. Ecco alla vigilia della Maker Faire Rome 2016 era in un fablab di Roma a mangiare pizza e panini e a discutere insieme a tutti, ma proprio a tutti. Venerdì era sul palco della Maker Faire Rome, per la Opening Conference. Sabato era nella giuria del R.O.M.E. Prize dopo aver discusso con i FabLab italiani di strategie condivise.

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13. Il Wall con i fantasmini al Padiglione 10

Maker Faire Rome 2016: una parete interattiva da Guinness lunga 16 metri. Al Padiglione 10 è stata la felicità dei bambini. Mentre i grandi discutevano nelle aule, loro si divertivano con i fantasmini della parete. Uno spettacolo.

14. Boldrini incontra i maker

Non so voi, ma io un presidente della Camera in una Maker Faire non me lo ricordo. Piaccia o non piaccia, Laura Boldrini lo ha fatto. Si è presentata a sorpresa il 2 dicembre 2017 (secondo giorno di Fiera), ha visitato il Padiglione 4, dedicato all’innovazione nel food, e poi il Padiglione 7 (Interaction) dove, nello spazio Arduino, ha incontrato Massimo Banzi, curatore della Maker Faire Rome. “Che i bambini e le bambine imparino a fare i programmatori e le programmatrici – ha detto mentre visitava gli stand – è importante per superare il gender gap e anche il digital divide, il divario digitale”. Ha anche ricordato con emozione il Coderdojo (la palestra di coding per piccoli programmatori) che si è tenuto 2 anni fa a Montecitorio.

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15. Da qui si riparte

Alla fine, l’ultimo slot me lo prendo come concessione. Nessuna invenzione, niente robot che fanno cose o stampanti 3D, né soluzioni che cambiano il mondo, ma parole. Solo un’istantanea. Uno. Riccardo Luna, 6 ottobre 2014, all’Auditorium: la cavea di una delle opere contemporanee più belle di Roma, l’agorà dei nostri tempi, in tripudio. Il sole di Roma, i bambini sulle spalle, i cappellini rossi. «Questo è l’ultimo giorno della Maker Faire, da qui si riparte per un’altra nuova stagione». Da qui si riparte.





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Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio


Un’intera area dedicata allo Spazio progettata in collaborazione con la Sezione Italiana della British Interplanetary Society e della Scuola di Ingegneria Aerospaziale dell’Università Sapienza di Roma. Ci sarà l’Apollo Guidance Computer, una delle più grandi innovazioni del programma Apollo (del quale si celebrerà il 50° anniversario), un razzo Saturno V in scala 1:10, un satellite San Marco con uno stadio del razzo Scout che lo ha portato in orbita. Saranno esposti altri originali reperti storici e disponibili simulatori di volo spaziale con cui il pubblico potrà interagire. La sesta edizione della Maker Faire Rome, iniziativa organizzata dal 12 al 14 ottobre dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera, dedica uno sguardo speciale allo spazio. L’area si chiama Maker for Space ed è stata ideata con l’obiettivo di dare una visione unica e comprensibile dei molti degli aspetti pratici dell’ingegneria spaziale. Non solo manufatti. Di spazio se ne discuterà anche, in termini pratici, incontrando i protagonisti di ieri e scoprendo gli inventori di oggi. Don Eyles e Mark Hempsell, due super protagonisti dello spazio, parteciperanno da groundbreakers, da pionieri del futuro, alla opening conference in programma il 12 ottobre (alle 10.30, Padiglione 10, sala Alibrandi).

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Maker dello spazio

Don Eyles, programmatore e ingegnere del MIT, ha creato come un vero maker parte del software di tutte le missioni Apollo atterrate sulla Luna, lavorando sull’allora appena inventato Apollo Guidance Computer. Nel corso della opening conference spiegherà anche la complessità del controllo via software di veicoli. Oltre a Eyles, Maker Faire Rome ospiterà anche Mark Hempsell, ingegnere britannico e attuale presidente di The British Interplanetary Society, per anni editor del Journal of British Interplanetary Society.

La mostra

Molti dei protagonisti agli albori dell’astronautica erano makers: da Hermann Oberth, a Wernher Von Braun, a Robert Goddard, alle loro controparti russe, senza dimenticare i primi sperimentatori italiani come Fenoglio, Gussalli, Cicogna e altri. La loro eredità sarà presentata nella mostra che fa parte dell’area di Makers for Space mentre i makers di oggi, i moderni artigiani delle invenzioni spaziali, saranno raccolti in postazioni intorno alla stessa.

La storia della tecnologia spaziale

La mostra Makers for Space celebrerà due grandi trionfi nella storia della tecnologia spaziale: il Programma Apollo e il Progetto San Marco. Una sezione dell’area espositiva sarà dedicata al 50° Anniversario del Programma Apollo: il primissimo volo con equipaggio è avvenuto nell’ottobre 1968, ed il programma è culminato nel luglio 1969 con il primo sbarco umano sulla Luna. Il nucleo della sezione celebrerà l’Apollo Guidance Computer, uno dei computer più importanti della storia, e uno dei successi di maggior successo dell’intero programma lunare. La prima replica completamente funzionante del computer verrà svelata durante l’evento a cui parteciperanno anche Don Eyles e Mark Hempsell. Manufatti aggiuntivi del programma Apollo completeranno la mostra, così come un razzo Saturno V in scala 1:10 che dominerà la mostra, mentre pannelli con dettagli tecnici spiegheranno la sua complessità e l’ingegno dei suoi costruttori.

Il Progetto San Marco

Il talento dei Makers for Space italiani saranno svelati grazie all’hardware in mostra del progetto San Marco, per spiegare non solo la tecnologia, ma anche l’arte dietro il successo dei satelliti artificiali italiani, allora creati dal team di ingegneri e tecnici uniti da Luigi Broglio negli stessi anni della corsa per la Luna. Molte delle soluzioni innovative inventate all’epoca, soluzioni nello spirito dei veri makers, sono ancora validi esempi al giorno d’oggi.

In questa sezione espositiva verrà mostrato un satellite completo San Marco, così come il quarto stadio del razzo Scout utilizzato per trasportare in orbita i veicoli di quella serie. Il pubblico sarà libero di vedere i dettagli di questi veicoli per capire come sono stati costruiti. Verranno esposti anche artefatti del programma per comprendere il modo di lavorare, e la disposizione da Makers, che hanno caratterizzato lo sviluppo. La serie dei satelliti di San Marco ha fornito dati critici e indispensabili sulle tenui tracce di atmosfera a cui sono soggetti i satelliti in orbita bassa intorno alla Terra. A complemento di questo, il modello ingegneristico del Tethered Satellite System, gentilmente fornito da Thales Alenia Space Torino, sarà anch’esso in mostra come esempio di un altro satellite unico e innovativo sviluppato in Italia e portato in orbita da due diverse missioni Space Shuttle.

I tre simulatori spaziali auto-costruiti

L’area espositiva di Makers for Space ospiterà la postazione della British Interplanetary Society, rappresentata in Italia dalla sezione nazionale BIS-Italia. I suoi membri saranno a disposizione per accogliere il pubblico, e soprattutto per guidarlo spiegando molti degli aspetti dei programmi San Marco e Apollo, o altri argomenti relativi allo Spazio.

Come ulteriore attività interattiva, la BIS offrirà accesso ai tre simulatori spaziali auto-costruiti che permetteranno a chi lo desidera di dimostrare la propria abilità nel volare sia i veicoli Apollo (il CSM ed il LM), che un veicolo Soyuz in avvicinamento ad una stazione spaziale. Questi simulatori sono un’altra soluzione da Makers equivalente ai dispositivi più complessi usati per l’addestramento dei piloti astronauti o per la verifica di aspetti tecnici dei veicoli.

Ci sono sempre makers che cercano soluzioni

«Non ci sono dubbi che il settore aerospaziale susciti emozioni che trascendono la semplice passione per la tecnologia e l’ingegneria – ha spiegato Fabrizio Bernardini, curatore dell’area Spazio e membro del Consiglio della BIS – volare nell’area e poi nello spazio non è solo la promessa di un diverso punto di vista, ma anche quello di nuove destinazioni, sia fisiche che intellettuali. In molti degli aspetti dell’ingegneria per lo spazio, sia agli albori che ai giorni nostri – ha spiegato – ci sono sempre dei makers che cercano soluzioni a problemi particolari. E quando nello spazio, una rapida soluzione in stile Makers è spesso richiesta in situazioni non prevedibili, basti considerare ad esempio il salvataggio di Apollo 13 o alcuni dei problemi che si incontrano oggi sulla Stazione Spaziale Internazionale».





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Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team


Le abbiamo viste spesso nei lanci su altri pianeti, camminare lentamente con i loro cingoli, per poi perdersi sul suolo di Marte, ad esempio. La “Sapienza Aerospace Student Association” ha ideato un progetto che consiste nella simulazione di una sonda terrestre, ispirata a quelle lanciate dalle varie agenzie spaziali internazionali sugli altri corpi celesti.

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Che cos’è il progetto di simulazione di sonda terrestre

Il Sapienza Technology Team ha creato un rover da esplorazione in grado di muoversi autonomamente, raggiungere determinati obiettivi e svolgere particolari funzioni, a seconda di ciò che gli viene comandato.

SSRP è programmato per muoversi sia da solo che su comando a distanza dalla ground station (un computer), e deve saper riconoscere quando si presentano ostacoli davanti o dietro, fornendo continuamente dati di sensoristica al suo controllore. È inoltre previsto che sia in grado di ricaricarsi attraverso due pannelli solari e che, se richiesto, possa catturare immagini e video dalla telecamera montata a bordo.

Per raggiungere questi obiettivi, il team è partito da una base con cingoli prefabbricata, sulla quale ha montato la struttura elettromeccanica, interamente progettata e stampata in 3D. Il rover è gestito dal single-board-computer Raspberry Pi3 (in pratica un computer con sistema operativo Linux) a cui si può accedere tramite wifi.

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I sensori più importanti presenti sul rover, sono:

  • sensori di distanza: due in totale, uno davanti e uno dietro, trasmettono costantemente la distanza registrata con dei segnali ad ultrasuoni. Con un’opportuna funzione, se il rover è in movimento e se questa distanza diminuisce oltre un valore minimo, è anche in grado di fermarsi e cambiare strada;
  • l’IMU (Inertial Measurement Unit), è un complesso di sensori costituito da un accelerometro, una bussola e un giroscopio, cui si aggiunge un sensore di temperatura, e permette al rover di capire in che modo è orientato e verso che direzione si sta muovendo;
  • il pan-tilt e il servo-driver sono l’insieme della struttura e dei controlli che sorreggono e dirigono la telecamera in ogni direzione. Essa può essere diretta in alto o in basso e a destra o sinistra, attraverso l’impostazione di due servomotori (ad angolo programmabile), con un’apertura per entrambe le direzioni di 180°;
  • la telecamera (12 MP) è in grado di catturare immagini e video (ad un limitato fps) ed inviarli in tempo reale alla ground station.

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Come nasce il progetto

La AIAA-Student Branch “Sapienza Aerospace Student Association” (SASA) è l’organo locale dell’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics), formata da soli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, promossa e voluta dal Consiglio d’Area di Ingegneria Aerospaziale.

SASA è nata nel 2012 per dare agli studenti la possibilità di sviluppare le proprie idee ed approfondire argomenti di interesse tramite seminari, convegni, visite guidate, laboratori. Come esperienza di punta, offre la partecipazione a gruppi di lavoro che gareggiano in competizioni internazionali: questa attività garantisce l’opportunità di progettare un sistema ingegneristico complesso in tutte le sue fasi (ideazione, progettazione, testing), produrre report preliminari e critici per il committente e testare in volo il sistema, utilizzando metodologie professionali ed applicabili nel mondo del lavoro e della ricerca.

Tramite queste esperienze SASA vuole intervenire nel processo formativo che garantisce una corretta acquisizione di competenze per la crescita di future figure professionali tecniche e dirigenziali spese nel miglioramento del sistema universitario e del Paese. L’azione è volta a garantire una commistione tra competenze teoriche e pratiche, sviluppo di capacità secondarie proprie dell’educazione non formale (teamwork) e creazione di un network di conoscenze e scambio di competenze con gli altri Paesi.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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«L’Intelligenza Artificiale? Per la musica è una rivoluzione cosmica»


«Un anno fa ho avuto l’idea di proseguire la mia ricerca artistica buttandomi a capofitto nell’intelligenza artificiale. Tutti ne hanno un po’ paura. Io sono sempre stato un nerd affascinato dalla tecnologia e sono convinto che uomo e macchine a braccetto possono arrivare dove singolarmente l’uno e l’altro non potrebbero». Quando lo abbiamo incontrato all’Università Roma Tre, Alex Braga, musicista, conduttore e autore per la televisione e la radio, ricercatore di nuovi linguaggi, sperimentatore, utilizzò queste parole per dare un quadro ad una delle prime uscite del suo dispositivo di intelligenza artificiale. Era la fine di maggio e per l’ultimo giorno del Data Driven Innovation, Braga aveva in programma un concerto con il pianista Danilo Rea. Un dialogo, unico e irripetibile, da una parte il talento e l’anima, dall’altra la risposta della macchina. Alex Braga il 12 ottobre sarà tra i Pionieri del Futuro, protagonisti alle 10.30 all’Opening Conference della Maker Faire Rome, iniziativa organizzata dalla Camera di Commercio di Roma attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera. Con il suo A-MINT_Artificial_Musical_Intelligence, duetterà con il pianista e compositore Francesco Tristano. Ecco cosa ci ha detto a pochi giorni dalla performance su musica e futuro. 

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intelligenza artificiale

Danilo Rea e Alex Braga nel corso della loro performance di improvvisazione musicale all’Università Roma Tre

Alex, lei è un appassionato di innovazione, tecnologia e musica, perché ha deciso di occuparsi di intelligenza artificiale?

«Credo che sia uno dei cambiamenti più radicali e importanti dopo l’avvento di Internet. Ma penso anche che la sua portata sarà molto più profonda e strutturale in termini di cambiamento epocale. Diciamo che, se mi passate il paragone, il Web è stata una rivoluzione di “forma”, l’intelligenza artificiale è una rivoluzione di “sostanza”. E quindi, con una fermento così eccitante, con un magma così pronto a esplodere, come si fa a non mettersi in gioco? Sarebbe stato come essere nel 1700 e non dedicarsi anima e corpo al Pianoforte, che per l’epoca fu una rivoluzione cosmica».

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Perché secondo lei la musica ha bisogno di futuro? 

«Nessuno sopravvive senza prospettiva, senza futuro. Tutti ne hanno bisogno, del futuro: uomini, animali, teorie, filosofie, politica. E musica. Senza futuro non esiste il sogno, la visione. Senza sogno non esiste la speranza e senza visione non esiste la creatività. Non esiste la vita».

Perché l’Intelligenza Artificiale fa paura?

«Scommetto che anche quando hanno scoperto il fuoco hanno avuto paura.  Se metti l’umanità davanti all’ignoto, puoi classificare la popolazione in 3 categorie. Quelli a cui non gliene frega nulla. Quelli che hanno paura. Quelli che sono terribilmente eccitati. E’ nella natura umana. Siamo tutti diversi e questo è il nostro bello ma anche il nostro limite.  Io comunque sto nella terza categoria».

In un’intervista a Wired Italia lei ha detto che il futuro della musica “è nel restituire un’anima alla musica elettronica e farla diventare sostenibile e organica”. Ci spiega?

«Bhe diciamo che la musica elettronica, per definizione, è basta su sequenze, pattern, schemi, griglie, basi, stems e tutto quanto di preprodotto uno si può portare sul palco per una esibizione. Nei djset, si suonano brani interi, o loops e pezzi di canzoni, quindi l’improvvisazione diventa praticamente impossibile. Un musicista elettronico non può salire su un palco e improvvisare un concerto con dei musicisti senza conoscersi o sapere prima cosa si suonerà. Questo toglie spontaneità, anima, calore. Grazie ad A-MINT, invece, questo per la prima volta è possibile. Qualsiasi musicista può suonare improvvisando con un musicista elettronico senza nemmeno aver bisogno di parlare. Basta l’energia, l’alchimia, la magia. Questo per me è il concetto sacro della musica. Ecco perché ritengo che A-MINT faccia diventare “organica” e “sostenibile” la musica elettronica, perché la porta per la prima volta in una dimensione umana al 100%. Il palco diventa un organismo vivente dove succede l’inaspettato».

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Che cos’è (A-Mint)Artificial Musical Intelligence?

«A-MINT è una speciale forma di Intelligenza Artificiale che abbiamo sviluppato insieme ai professor Riganti Fulginei e Laudani e Salvini dell’Università di RomaTre che permette di poter decodificare il codice di improvvisazione di qualsiasi musicista dopo una manciata di note. E di poter creare infinite tracce alternative che improvvisano insieme a lui, senza problemi di melodia, armonia o tempo. Il tutto in tempo reale. A-MINT permette di salire su un palco senza alcuna base, traccia, stem o pattern preimpostato e di poter suonare improvvisando con qualsiasi musicista ed avere a disposizione infiniti strumenti, infinite tracce, infiniti “orchestrali virtuali” che seguono melodia, armonia e tempo, improvvisando in tempo reale e seguendo qualsiasi musicista voi vogliate. Creando in tempo reale un’orchestrazione elettronica che voi potete dirigere in punta di dita».

Lei ha definito Danilo Rea, uno dei più grandi improvvisatori e vero fenomeno pianistico vivente, come giudica il suo nuovo partner Francesco Tristano?

«Tristano è una mia anima gemella. Una di quelle persone che quando la incontri la conosci da sempre. E dal punto di vista artistico, un talento puro e assoluto, che spazia dalla classica alla techno senza soluzione di continuità con una classe che non ho mai visto».

Qual è il futuro di A-Mint?

«Spero quello di emozionare quante più persone possibile».

 A questo punto definirla musicista può anche risultare riduttivo. E’ più corretto artista contemporaneo?

«”Ragazzo inesauribilmente curioso” forse mi si addice di più».

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Alex, uomo e macchine a possono lavorare insieme?

«Devono. L’uomo da solo non può arrivare che fino ad un certo punto. Le macchine da sole nemmeno si accendono. Insieme, l’uomo e la macchina, costruiscono il futuro».

Che musica ascolta di solito?

«Qualsiasi cosa. Dai Beatles ad Aphex Twin passando per Bach e Whisky il Ragnetto, visto che mia figlia Ada ha 5 anni e dopo un po’ si stufa della musica sperimentale».

L’ultimo cd che ha comprato o che ha scaricato?

«Comprato. Piano Circle Songs di Tristano. Ovvio».

Ci sarà anche lei tra i protagonisti dell’Opening Conference delle Maker Faire 2018. Come si diventa un pioniere del futuro?

«Non lo so, bisognerebbe chiederlo ad un pioniere del futuro. Così, a naso, direi: spingendosi sempre oltre. Senza accontentarsi. Senza fermarsi. E cercando di rappresentare al meglio le proprie visioni. La linea sottile che divide il pazzo dal visionario è la linea di orizzonte dove si scorge il futuro».





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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D


Dalla sua nascita la stampa 3D ha visto le più svariate applicazioni, da quelle biomedicali a quelle nel fashion, ma soprattutto in Italia c’è un ambito nel quale questa tecnologia si sta dimostrando sempre più utile e versatile, quello dei beni culturali.

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Che cos’è la stampa 3D applicata al restauro

Nasce così l’esperienza di 3DiTALY e Formlabs sulla stampa 3D applicata al restauro di opere d’arte presenti nei musei.

Grazie a questi processi i visitatori possono vedere statue, reperti, oggetti, nel loro antico splendore e non solo immaginarli. Strumenti digitali come scanner 3D, software 3D CAD e la stampante 3D Formlabs Form 2 aiutano il restauratore a portare a termine progetti che altrimenti avrebbe dovuto abbandonare.

Il restauratore può così ricostruire velocemente e con precisione parti mancanti dell’opera d’arte, senza doversi affidare a servizi professionali esterni.

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Credits: 3ditaly.it

Come nasce il progetto

3DiTALY e Formlabs sono leader in Europa nel settore della stampa 3D professionale. Oltre a produrre e vendere stampanti 3D si occupano anche della divulgazione dei nuovi metodi produttivi dell’Industria 4.0 in tutti i campi di applicazione.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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