Ecco come stanno cambiando la letteratura e i lettori con i social


Qualche giorno fa è uscito in libreria un’interessante raccolta di testi trascritti da Vladimir Nabokov, Lezioni di letteratura, ristampato da Adelphi. Di questo autore o ci si innamora perdutamente al primo verso o lo si odia, ma spesso non se ne coglie il genio, o meglio non gli si da il giusto valore. Il capolavoro per cui è conosciuto in tutto il mondo e, in un certo senso, temuto, è Lolita. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1955, tra non poche controversie: c’è chi lo definisce un’opera d’arte estrema, che smuove i terrificanti abissi della società moderna, ma è la giovane ninfetta la vera forza della natura, che capisce, mira e colpisce una società in cui niente provoca nessun tipo di turbamento negli animi umani.

A distanza di decenni il personaggio di Nabokov continua a far discutere e affascinare i lettori, ma non tutti sanno che Nabokov è stato anche un’insegnante. Nel 1948 divenne professore associato di letteratura alla Cornell University, aveva già insegnato negli anni precedenti e, dopo la pubblicazione di Lolita, poté abbandonare l’insegnamento per dedicarsi pienamente alla scrittura.

Tutte quelle lezioni, formate da svariati appunti e annotazioni, sono state raccolte in due volumi: uno sui vari capolavori della narrativa europea e un altro sulla letteratura russa.

Via Giphy

Buoni lettori e bravi scrittori

Le Lezioni di letteratura sono quelle che tenne nelle università americane tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, sono tutte pubblicazioni postume, non riviste dall’autore e tratte dai minuziosi appunti che preparava prima di presentarsi ai suoi studenti. Non sono saggi critici, ma hanno uno scopo preciso: aiutare gli allievi a diventare o a scoprirsi buoni lettori.

A Nabokov non interessavano le grandi idee, ma era affascinato dai particolari, dal rapporto tra la narrazione e l’autore, dal modo di raccontare una storia e il mondo dell’autore all’interno della storia stessa. Infatti diceva che “un libro è un mondo”.

Quella che fa durante le sue lezioni, è una sorte di indagine poliziesca sul mistero delle strutture letterarie: non è un discorso sul testo, non è guardare solo le storie, ma è investigare su come sono raccontate, è riconoscere il genio dello scrittore perché un’opera è sempre una creazione di un mondo nuovo e il lettore esplora quel mondo.

Che cosa deve fare, quindi, uno scrittore? Ricreare quel mondo, reinventarlo.

Cosa deve fare, invece, una bravo lettore? Il buon lettore è colui che possiede immaginazione, memoria, conoscenza della lingua e un po’ di senso artistico; è attivo e creativo ma soprattutto è un ri-lettore, perché chi legge davvero non lo fa mai una sola volta, ma deve avere il tempo di fare conoscenza con quella storia. “Quando si legge, bisogna cogliere e accarezzare i particolari”, diceva.

libri letteratura social 2

Inoltre Nabakov ci parla di una differenza importante tra due tipi di lettura: la lettura emotiva, dove sentiamo intensamente una situazione perché ci ricorda qualcosa che abbiamo vissuto o che ci ricorda qualcosa a cui siamo legati, magari un posto in cui siamo stati, oppure – e per Nabokov è la cosa peggiore – ci fa identificare con un personaggio del libro.

L’altro tipo di lettura, è l’immaginazione impersonale e il piacere artistico. Si dovrebbe tendere ad un equilibrio tra la mente del lettore e quella dell’autore. Restare quindi distaccati e assaporare ogni frase del libro. Bisogna avvicinarsi all’opera con passione e pazienza, la passione di un artista e la pazienza di uno scienziato, altrimenti sarà impossibile godere davvero della grande letteratura. Insomma, il buon lettore non legge con gli occhi, con la mente o con il cuore, ma con la spina dorsale, perché è lì che si manifesta il fremito rivelatore.

E oggi, è difficile parlare di letteratura? Beh, certamente aveva un peso diverso ai tempi di Nabokov , anche se alla fine delle sue lezioni, l’autore confida ai suoi alunni un segreto: studiarla, studiarne la forma, lo stile, non darà nessun insegnamento pratico nella vita reale.

Se adesso state strizzando gli occhi, tranquilli! Intendeva dire che ha un valore maggiore, è’ il senso di appagamento puro e assoluto, è quella sensazione di serenità e benessere che raggiungiamo quando siamo consapevoli che, nonostante le amarezze e le nefandezze della vita, in fondo è tutta una questione di ispirazione.

La realtà è solo un serbatoio di possibilità da riorganizzare, ricreare, è il caos a cui lo scrittore riesce a dare senso, e il lettore ne resta affascinato.

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Letteratura oggi: il rapporto con i social

Si parla spesso di libri, di come è cambiato il modo di vederli, di leggerli. Con la possibilità di leggerli tramite dei lettori digitali, è come avere una specie di enorme libreria a portata di mano, in tutti i sensi, ma ci sono ancora tante persone che non riescono a resistere al richiamo della carta, al suo odore, a quella voglia irrefrenabile di sentire le pagine sotto i propri polpastrelli. Avere un libro poggiato sulle ginocchia, magari con lo sguardo verso il mare, ha qualcosa di magico, di eterno.

Lo sa ad esempio IKEA, che ha recentemente sentito la necessità di aprire una reading room in alcuni dei suoi store.

E anche i social possono essere un bel posto per di parlare di libri. Negli ultimi anni abbiamo assistito alla nascita di book blogger, dei veri e propri esploratori alla ricerca di libri da recensire e raccontare, perché la passione per la lettura, la curiosità e la voglia di rendere partecipi una comunità di lettori, in crescita, è alla base di tutto. Oltre ai blog, c’è tanta voglia di confrontarsi, scambiare pareri e opinioni, anche su Facebook ma soprattutto su Instagram, dove ad esempio è bello assaporare la letteratura riletta in chiave social dalla New York Public Library.

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Stiamo assistendo ad una rivoluzione della critica letteraria, più semplice, immediata e alla portata di tutti. Il libro non è un bene di lusso, è un mondo scritto da persone per parlare alle persone, è qualcosa di universale che aiuta a ragionare, a porsi domande, ad aprirsi e a scoprire cose nuove, ma soprattutto a leggersi dentro.

Il fatto che sono tantissimi i ragazzi e le ragazze a parlare di libri ci conferma che anche oggi è possibile la letteratura,. Magari in modo differente, in una versione 2.0, ma la passione per i classici non tramonterà mai, qualunque sia il supporto utilizzato. Specialmente su Instagram è davvero facile imbattersi in foto di libri, dalle letture serali e leggere a testi più impegnativi.

Tramite i giusti hashtag è possibile trovare le informazioni precise su un testo, un autore, il titolo del momento o scovare delle letture semisconosciute ed interessanti, e ovviamente i classici intramontabili.

Il fascino del libro stesso inteso come oggetto lo rende così adatto allo scatto, così “instagrammabile”, con quella particolare copertina, ciò che rappresenta, e a volte come l’emblema di una generazione.

Fotografare i libri è qualcosa che va al di fuori del testo stesso, e reinterpretandolo con delle composizioni uniche e personalizzate, il libro diventa protagonista della foto.

Se con uno scatto non è (ancora) possibile leggere un testo, la strada della letteratura si articola verso nuovi orizzonti, anch’essa, come noi, muta, si evolve, ma  in fondo, come diceva Nabokov, è tutta una questione di ispirazione.





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