Vodafone presenta una rete che si auto-aggiorna con AI e Big Data


Vodafone ha annunciato delle importanti novità in tema di reti: la Giga NetworkTM  4.5G, una nuova generazione di rete che anticipa il 5G, e supera la soglia di 1 Gigabit al secondo. 

La Giga Network fa leva su Big Data, AI e algoritmi intelligenti per ottimizzare e adattare dinamicamente performance, velocità e coperture alle esigenze e ai flussi di traffico.

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La rete, progettata dal centro di Ricerca e Sviluppo di Vodafone, può contare sul know how internazionale del Gruppo Vodafone, sull’integrazione di quattro centri di ingegneria di rete di eccellenza a Milano, Dusseldorf, Londra e Madrid.

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Ninja era presente alla presentazione per conoscere da vicino le tecnologie più avanzate, come la VoLTE (Voice over Long Term Evolution), che rende possibile effettuare chiamate e contemporaneamente navigare su rete 4G e 4.5GMIMO (Multiple Input Multiple Output), che consente di raddoppiare la capacità e la velocità di trasmissione, la Carrier Aggregation, grazie alla quale gli apparati di rete combinano più frequenze all’interno di una stessa connessione e il Narrowband IoT, che può ridurre considerevolmente i costi energetici.

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A cosa serve la nuova rete di Vodafone

Le implicazioni più interessanti sono le applicazioni avanzate di analisi di Big Data e di Intelligenza Artificiale.

Proprio in termini di big data, infatti, la rete si avvale di algoritmi di intelligenza artificiale per potenziare la rete laddove c’è più richiesta, sulla base dell’analisi di 28 miliardi di parametri tecnici di rete.

Dopo l’ultima indagine Istat del 2016, che vedeva un testa a testa tra rete e fissa e mobile nel consumo di dati, con uno scarto in favore della fissa di circa il 17%, quest’anno per la prima volta la rete mobile si attesta come il canale preferito per il consumo di dati da parte delle persone.

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Come si auto-aggiorna la rete

Ne ha parlato Andrea Rossini, Consumer Business Unit Director, evidenziando quanto sia importante investire nelle reti mobili e rendere sempre più avanzata la tecnologia per offrire prestazioni sempre maggiori a chi usa lo smartphone sia che l’uso sia business, sia che si parli di streaming o gaming.

La rete impara e si auto-ottimizza, con oltre 100.000 aggiornamenti di parametri giornalieri per il miglioramento delle prestazioni, soprattutto in mobilità, e capace di adattarsi dinamicamente ai carichi di traffico, per evitare fenomeni di congestioni.

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Cosa cambia per noi

Per gli amanti di smartphone e tablet la differenza rispetto al passato appare forte con una riduzione del tempo di latenza del 60% in due anni, velocità di 1 Gigabit al secondo con conseguenza diminuzione del fenomeno del buffering del 99,9%.

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Inoltre sarà possibile navigare a 4G e a 4.5G mentre si è al telefono, senza perdere efficacia in termini di navigazione e di udibilità della chiamata, senza falle in termini di sicurezza del traffico dei dati, aspetto ulteriormente potenziato con il Secure Control.

Vodafone, che si è recentemente aggiudicata blocchi di frequenze in tutte le bande disponibili nell’ambito dell’asta 5G indetta dal Mise,è capofila della sperimentazione 5G a Milano e area metropolitana, con l’obiettivo di coprire l’80% della popolazione entro dicembre 2018 per trasformarla nella capitale europea del 5G.





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Annunciati i finalisti dei Lovie Awards, il premio dedicato al meglio di Internet in Europa


Il Lovie Awards ha appena annunciato i finalisti candidati all’ottavo premio annuale.

L’evento punta come sempre a celebrare il meglio della comunità Internet europea, dalle migliori agenzie creative agli editori e ai brand, dalle organizzazioni culturali e politiche ai singoli creator, che si esprimono oggi attraverso siti web, pubblicità online, video internet, app, siti mobili e podcast.

I nomi dei finalisti sono il frutto del processo di selezione dei giudici e portano finalmente alle votazioni online aperte per i People’s Lovie Awards, fino al 27 settembre. Il pubblico ha infatti la possibilità di esprimere la propria opinione e premiare le migliori espressioni di Internet in tutta Europa.

lovie awards

I finalisti

Circa 1.500 i candidati, provenienti da un totale di 33 Paesi, con lavori presentati in sette lingue differenti, mentre tra i finalisti troviamo oggi alcuni dei servizi internet più grandi e popolari d’Europa, come Skyscanner e WeTransfer, o celebrità e personaggi come Andy Murray, nonché enti di beneficenza come PETA, The International Rescue Committee e Reporters Without Borders.

Non mancano le istituzioni culturali di livello mondiale come la Royal Academy di Londra, il Wallraf-Richartz-Museum di Colonia, il Kunsthistorisches Museum (KHM) di Vienna e il Rijksmuseum di Amsterdam; e brand locali e globali come ASICS, Audi, Baviera, BBC, Burberry, Diesel, Google, KLM, Lufthansa, Samsung e Volkswagen.

Le categorie Branded Content e Branded Entertainment

Tra le novità dei Lovie Awards di quest’anno, alcune nuove categorie di Branded Content e Branded Entertainment che includono tra i finalisti per questo ambito “BMW.com: il sito web sull’automotive più veloce al mondo”, “Patrick Dempsey e Mark Webber – Retired Racers”, “Re-issued, with Burberry” e il podcast originale di KLM “The Journey”.

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KLM Podcast – The Journey from Born05 on Vimeo.

VR, AR, video 360°

Nella nuova categoria dedicata a realtà virtuale e video 360°, i finalisti hanno mostrato usi inventivi e stimolanti di queste tecnologie per offrire nuove esperienze, come le esplorazioni di opere della storia dell’arte in Austria con “The Art of Discovery” (Ufficio nazionale austriaco del turismo), le “conversazioni da uomo ad animale” di PETA, la superficie di nuovi pianeti in “Exoplanet Explorer” dell’Università di Exeter, l’esperienza di guida autonoma in una Waymo del  Google Creative Lab.

Tra i finalisti per il miglior uso della realtà aumentata, la brutale realtà della guerra rivelata con “Enter the Room” (Comitato Internazionale della Croce Rossa), e non poteva mancare “IKEA Place”. Ma c’è anche la possibilità di conoscere da vicino gli antichi manufatti con” BBC – Civilizations AR “(Nexus Studios).

ikea place lovie awards

Intelligenza artificiale e machine learning

I finalisti di quest’anno dimostrano anche come integrare con successo l’intelligenza artificiale, la realtà aumentata e il machine learning nella comunicazione di marca. Tra i finalisti del Best Use of Messaging & Bots è stato infatti incluso un test tra umani e Android con “Humans 3 Voice Experience”, l’avventura di “Doctor Who Skype Bot” e l’aiuto dell’impiegato virtuale di KLM con “Il Bot BB”.

doctor who bbc

E il premio per l’agenzia dell’anno

Tra le agenzie candidate al The Lovie Agency of the Year Award troviamo, infine, BBDO Berlin, CODE D’AZUR (Amsterdam), denwerk (Colonia), Grabarz & Partner (Amburgo) e Jung von Matt (Amburgo).

“Ci è piaciuto guardare Internet europeo maturo negli ultimi otto anni dal lancio di The Lovie Awards”, ha dichiarato Nicolas Roope, IADAS Jury Chairman di The Lovie Awards. Ha continuato, “Ogni anno, The Lovie Awards fornisce un’istantanea dei migliori pensatori, creatori, ingegneri e immaginatori d’Europa. Esistiamo per far brillare la nostra torcia sulle iniziative positive e positive, le imprese, le campagne e i mestieri su Internet che stanno contribuendo a far progredire il mondo.

Tutti i finalisti sono visibili sul sito dei Lovie Awards 2018.





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 Internet dai satelliti, Facebook ci (ri)prova con Athena


Facebook vuole connettere tutti attraverso l’utilizzo di satelliti, o meglio ci riprova con Athena. Questo il nome scelto dalla società di Zuckerberg, che appena poche settimane fa aveva annunciato la chiusura di Aquila, progetto che aveva l’obiettivo di portare Internet a banda larga (ovviamente) in zone non servite, grazie a droni alimentati ad energia solare. Un progetto che non era decollato, ma l’esperienza di Aquila potrebbe tornare utile per Athena. Facebook, infatti, ci lavorerà con Airbus (e altre Big). Magari stavolta puntando sui satelliti: sicuramente un’idea meno innovativa, ma più efficace rispetto ai droni. Athena è il nome del progetto, ma anche del satellite, che, secondo indiscrezioni, dovrebbe essere lanciato il prossimo anno.

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Satellite, fattore abilitante

A rivelare le intenzioni del social di Menlo Park è stato Wired, senza però conferme. Facebook ha semplicemente dichiarato che non ha, per il momento, nulla di specifico da condividere. Però ha sottolineato che la tecnologia satellitare sarà un importante fattore abilitante della prossima generazione di infrastrutture a banda larga in quanto permetterà di portare connettività nei Paese dove Internet è poco presente o inesistente. Ma se Facebook non ha confermato o smentito, ci sono i documenti a dare una direzione. Qualche settimana fa è stata depositata un’applicazione presso la Federal Communications Commission (FCC) degli Stati Uniti sotto il nome PointView Tech LLC, dove viene chiarito che il progetto è stato realizzato per “fornire in modo efficiente l’accesso a banda larga a aree non servite e poco servite in tutto il mondo”. Ecco PointView Tech LLC sarebbe collegata in qualche modo a Facebook.

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Anche Space X e OneWeb

Oltre a Facebook, anche SpaceX sta già lavorando ad una sua galassia di satelliti in grado di offrire connettività Internet. L’azienda di Elon Musk ha già lanciato i primi satelliti lo scorso mese di febbraio. Molte aziende tecnologiche credono che il futuro di Internet sia orbitale. Circa la metà delle persone sul Pianeta non ha una connessione Internet a banda larga, in particolare quelli che vivono nelle zone rurali e nelle nazioni in via di sviluppo. SpaceX mira a mettere quasi 12 mila Starlinks in orbita terrestre bassa (LEO), per fornire Internet a velocità gigabit alla maggior parte della superficie terrestre. Stanno lavorando a progetti simili anche OneWeb , finanziato dalla giapponese SoftBank, il produttore di chip Qualcomm e il Virgin Group di Richard Branson.



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Internet e droni diventano società


Loon and Wing,  due dei progetti di Google X (laboratorio di Mountain View su the next thing), stanno per trasformarsi in società e si muoveranno autonomamente, sempre sotto Alphabet. WaymoChronicle, e Verily hanno seguito lo stesso percorso: cresce insomma la famiglia di quelle che nella stessa Alphabet sono chiamate Other Bets, grandi scommesse. Se da una parte i due progetti si trasformano, il loro lavoro però rimane in gran parte lo stesso. Loon continuerà a lavorare sull’uso dei palloni aerostatici per portare Internet nelle zone più impervie e difficilmente accessibili, e Wing continuerà a costruire droni per le consegne. I due progetti sono destinate a diventare società reali, con l’obiettivo di diventare aziende di successo. Entrambi i progetti hanno anche annunciato una nuova gestione: Alastair Westgarth è stato nominato nuovo CEO di Loon, mentre James Ryan Burgess è il nuovo CEO di Wing.

google

Operativi a Puerto Rico e in Australia

Loon diventa indipendente, fra l’altro, neanche una settimana dalla decisione di Facebook si mettere fine al suo esperimento per portare di Internet nelle zone rurali via cielo: il suo successo è legato all’aver portato Internet a Puerto Rico dopo l’uragano Maria. Wing, nata nel 2012, è attiva invece nei servizi di consegna di generi alimentari e medicinali nelle aree rurali in Australia, nell’area di Canberra.



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Il Presidente cinese vuole liberare il Paese dal dominio tecnologico dell’Occidente


Durante la National Cybersecurity and Informatization Work Conference tenutasi a Pechino a fine aprile di quest’anno, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha tenuto un lungo e importante discorso: parte integrante di questo è stata lasciata alla sua volontà di veder diventare la Cina una cyber superpotenza.

Nel il suo discorso, il presidente, oltre a elencare una serie di nuovi provvedimenti e politiche in ambito tecnologico, ha enfatizzato l’ambizione del suo governo non solo di trasformare la Cina in una nazione indipendente dalle tecnologie “straniere” ma anche, e soprattutto, riscrivere le regole della cyber governance globale. Regole finora dettate dall’occidente.

La Cina vuole riscrivere le regole della cyber governance globale

Ma come si diventa tecnologicamente indipendenti dall’Occidente? Secondo il governo cinese l’alternativa includerebbe nuovi standard tecnici che costringerebbero le aziende straniere a costruire i propri prodotti in conformità a quelli cinesi e pesanti regole per conformarsi alle politiche di sorveglianza del governo.

La Cina vuole riscrivere le regole della cyber governance globale

I dati dovrebbero essere conservati all’interno di server nazionali e non trasferibili fuori dal paese senza il permesso di Pechino e permetterebbe, inoltre, alle agenzie e ai sistemi di infrastrutture critiche di utilizzare solo fornitori domestici.

In altre parole la Cina ha appena scelto la sua alternativa all’open internet, un modello già largamente diffuso in tutto il mondo. E mentre questo nuovo modello cinese si diffonde, sia attraverso gli sforzi di Pechino o attraverso l’attrazione intrinseca del modello verso alcuni paesi in via di sviluppo più simili alla Cina che all’Occidente, non possiamo dare per scontato che Internet rimarrà un luogo di libera espressione dove i mercati aperti possano prosperare.

Il desiderio della Cina è quello di cambiare il modo in cui il mondo ha sempre affrontato lo sviluppo mettendo in atto una nuova vision che i suoi leader chiamano “sovranità del cyberspazio” che ambisce a ristabilire il ruolo degli attori a livello globale tra cui gli USA, l’Europa e il Giappone.

Per realizzare il proprio modello Xi Jinping ha creato un nuovo organo governativo all’interno del quale vengono gestiti i problemi inerenti alle politiche tecnologiche. La Cina ha infatti già varato un’importante legge sulla cybersecurity e tutta una serie di regolamentazioni e standard tecnici a sostegno del controllo diretto del governo su internet e i flussi di dati: dalle informazioni personali fino all’eCommerce e ai sistemi di controllo industriali.

Il buon vecchio Great Firewall of China non crolla, dunque. Si alza, si rafforza e intimorisce anche le superpotenze straniere.

Nuovi obiettivi: cybersecurity, indipendenza tecnologica e più controllo sui contenuti online

La nuova cyber governance cinese sembra avere tre obiettivi: il primo riguarda il desiderio legittimo di affrontare sfide sostanziali in materia di sicurezza, come la difesa dagli attacchi informatici e il furto di dati personali rubati dal mercato nero.

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Il secondo riguarda l’impulso a proteggere e sostenere le industrie domestiche al fine di svezzare il governo dalla sua dipendenza da componenti tecnologici stranieri per determinati prodotti IT ritenuti essenziali per la sicurezza economica e nazionale. Last but not least c’è il desiderio di ingrandire il potere di sorveglianza e controllo da parte di Pechino su tutte le informazioni online politiche, economiche e sociali.

Come ottenere questi ambiziosi risultati? Istituendo standard che costringano le aziende straniere a costruire una versione dei loro prodotti customizzata ad hoc per la Cina e di attenersi alle sue politiche di sorveglianza. I controlli di sicurezza governativi consentono a Pechino di aprire i prodotti di queste società e riesaminare il loro codice sorgente, mettendone a rischio la proprietà intellettuale.

L’articolo 37 della legge sulla sicurezza informatica aumenta anche il controllo governativo sul tipo di dati che possono essere trasferiti fuori dal paese, mentre alcune regole non scritte premiano le società che memorizzano i dati sui server locali.

La guerra all’Occidente per la cyber governance arriva fino in Africa

L’ambizione di Pechino non è solo quella di evitate che gli USA interferiscano con le loro politiche interne su internet e tecnologia, bensì c’è anche la volontà di istruire, secondo le proprie modalità di pensiero, altre nazioni in via di sviluppo. E chi meglio dei nuovi figli economici cinesi, ossia, le nazioni africane nuove “colonie” cinesi?

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Già nel 2015 la Cina scelse la Tanzania (la Cina è il più grande partner commerciale della nazione africana) come una sorta di stato pilota per i propri interessi e business tra cui l’incoraggiamento di una collaborazione in tema di cyber governance.

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La Tanzania varò lo stesso anno una legge per i cyber crimini con conseguente controllo sui contenuti online come blog e social simili a quelli cinesi. E come la Tanzania anche in altre nazioni africane a cui Pechino ha portato massicci investimenti come la Nigeria, l’Etiopia, il Sudan e l’Egitto, stanno avvenendo importanti cambiamenti sulla gestione di internet e delle limitazioni al suo utilizzo.

La caratteristica più allettante del modello cinese sembra essere il controllo dei contenuti, visto che moltissimi suoi partner si stanno impegnando a bloccare, filtrare e manipolare il materiale indesiderato. Altrettanto allettanti sono le sue regole per la memorizzazione dei dati sui server domestici in grado di aiutare le forze dell’ordine e i funzionari dei servizi segreti a ottenere libero accesso alle informazioni degli utenti.

Il problema del modello cinese è che si scontra pesantemente con i principi fondamentali su cui internet è stato costruito nelle democrazie market-based: libertà online, privacy, mercati internazionali liberi e un’ampia cooperazione internazionale.



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