Il ritratto dipinto da una intelligenza artificiale è stato venduto all’asta per una cifra record


Un dipinto creato dall’intelligenza artificiale è stato venduto per 432 mila dollari all’asta d’arte di Christie’s a New York. Il pezzo, dal titolo “Ritratto di Edmond Belamy”, è la prima opera realizzata interamente da una intelligenza artificiale per la vendita in un’importante asta d’arte.

Il collettivo artistico dietro l’AI, Obvious, si aspettava di ricavare tra 7 mila e 10 mila dollari dalla vendita, mentre la cifra record raggiunta durante l’asta ha lasciato tutti scioccati.

intelligenza artificiale ritratto

Come è stato realizzato il dipinto

Il dipinto è frutto del lavoro di un algoritmo noto come Generative Adversarial Networks (GAN), che è stato ideato dal collettivo d’arte con sede a Parigi. Il gruppo ha fornito all’algoritmo un set di dati di circa 15.000 ritratti dipinti da veri artisti tra il XIV e il XX secolo.

La parte dell’algoritmo deputato all’apprendimento (il Generator) ha iniziato a comprendere caratteristiche, tecniche e stili di quelle opere d’arte per iniziare a creare i suoi dipinti, mentre un’altra parte del sistema, il Discriminator, ha avuto il compito di determinare la differenza tra l’arte creata dall’uomo e l’arte prodotta dal Generatore. Questo processo è continuato fino a quando il Discriminatore non è stato più in grado di distinguere le opere.

A quel punto il collettivo artistico ha stabilito che il lavoro era abbastanza buono da poter essere venduto.

ai dipinto

Gli altri quadri dell’intelligenza artificiale in vendita

Il “Ritratto di Edmond Belamy“, a metà strada tra un’opera di Velazquez e un dipinto di de Kooning, è uno degli undici dipinti di una serie di ritratti di persone non reali creati dall’intelligenza artificiale.

Tutte le opere sono stampate su tela con getto d’inchiostro, incorniciate e firmate con la formula matematica che mostra la relazione tra generatore e discriminatore.

Gli altri ritratti di Obvious sono ora in vendita per circa 10 mila euro sul sito web del collettivo, anche se il prezzo potrebbe essere ritoccato dopo i risultati incredibili dell’asta.





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Le intelligenze artificiali non sono il male (ma dipende da come le useremo)


L’intelligenza artificiale in tutte le sue forme sta entrando sempre più nelle nostre vite, tanto che questa buzzword è spesso usata a sproposito: c’è la vera intelligenza artificiale e quella che sembra una AI, ma non lo è.

Possiamo includere in quest’ultima categoria tutte quelle tecnologie e dispositivi che fanno un uso intelligente di sensori e logiche programmate per portare a termine il loro compito. Sono dispositivi tecnologici e smart ma non hanno nulla a che fare con l’intelligenza artificiale.

Un esempio di device smart ma tutt’altro che intelligente è il forno a microonde che pesa il cibo inserito al suo interno e, in base alla vostra indicazione sul tipo, decide il tempo di scongelamento, o in base alla ricetta scelta, effettua la successione di tempi e potenza di cottura, indicandovi cosa fare e quando farlo.

L’intelligenza artificiale artificiale, o Fauxtomation

Astra Taylor (@astradisastra), scrittrice e documentarista,  ha battezzato questo fenomeno fauxtomation, falsa automazione, o anche “intelligenza artificiale artificiale”.

Secondo la definizione da lei lanciata poco più di un anno fa su Twitter, fauxtomation è quando i lavoratori sono resi invisibili per mantenere l’illusione che le macchine e i sistemi sono più intelligenti di quanto lo siano effettivamente.

Un fenomeno che è sempre esistito, basti ricordare l’automa capace di giocare a scacchi, il turco meccanico. Sì, quello che poi ha ispirato nel nome il servizio Amazon, Mechanical Turk. E con buona ragione. 

Nel 1800, Wolfgang Von Kempelen creò questo robot, con le sembianze di un turco, e girava il mondo stupendo le persone con le sue capacità di giocare a scacchi.

fiducia IA

Ma c’era il trucco: dentro il meccanismo si nascondeva una persona. Era quella a decidere le mosse.

Se pensiamo che nessuno oggi potrebbe farsi raggirare da un trucco tanto semplice, siamo in errore.

Spesso e volentieri le aziende, anche giganti come Facebook, sfruttano la magia che desta l’espressione “intelligenza artificiale” per magnificare nuove feature o servizi, o per giustificare certe imperfezioni in essi, dato che sarebbe una tecnologia in fase di sviluppo e miglioramento.

  “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Si parla spesso, per esempio, di quanto e come gli algoritmi intelligenti di Facebook siano capaci di gestire e moderare notizie, foto e segnalazioni, dimenticando che la decisione è in realtà presa da un umano.

Il documentario “The Moderators” di Field of Vision, girato l’anno scorso, mostra proprio il primo giorni di addestramento e lavoro di un gruppo di persone che decideranno se un contenuto dovrà trovare posto sui social oppure no.

Attenzione! Le immagini, per la natura stessa del soggetto, potrebbero disturbare la sensibilità di alcuni.

La fiducia nei confronti dell’intelligenza artificiale

Ma cosa c’entra tutto questo con la fiducia nelle intelligenza artificiale? 

Il tentativo di mascherare l’intervento umano e presentare i successi come aspetti positivi di una implementazione di sistemi di AI non mette però al riparo dalle ricadute degli errori commessi.

Tanto per citare uno, il più famoso ma non l’unico, la fotografia della bambina vietnamita che scappa, spogliata dai suoi vestiti dalle bombe al napalm, e che i sistemi di Facebook hanno censurato, perché mostrava nudità.

Ma non sono solo le ricadute negative della faxutomation a provocare sfiducia nelle intelligenze artificiali.

Un altro aspetto critico e fondamentale per istillare fiducia è l’eliminazione del Bias negli algoritmi.

Non importa quale sistema si utilizzi per creare e addestrare una AI, i suoi algoritmi (e quindi i suoi risultati) saranno influenzati dai bias cognitivi degli umani che la creano e addestrano, e difficilmente potranno essere migliori. 

Senza dimenticare quanto afferma James Hender, direttore dell’istituto per l’esplorazione dei dati e applicazioni al politecnico Rensselaer, che, interpellato da IBM, dichiara: “Le AI possono essere utilizzate per il bene della società.

Ma possono essere usate per produrre altri tipi di impatto sociale, in cui il bene di un uomo è il male per un altro. Dobbiamo rimanere consapevoli di questo”.

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Sono ben 188 i bias cognitivi che affliggono noi esseri umani e i rischi qualcuno venga trasmesso sono elevati.fiducia IA

Se non bastassero questi due aspetti, occorre considerare anche l’etica. 

Automobili che si guidano da sole, sistemi d’arma intelligenti e altri dispositivi dotati di AI devono spesso prendere decisioni difficili anche per un essere umano.

Decisioni etiche che è ancora più difficile trasmettere ad una macchina poiché, come dichiara Vijay Saraswat, scienziato capo della IBM compliance solutions: “Che significato ha la nozione di etica per una macchina a cui non importa se quelli intorno continuano ad esistere, che non ha sentimenti, che non può soffrire, che non sa cosa siano i diritti fondamentali?”

Secondo gli scienziati interpellati da IBM per il suo studio “Building trust in AI”, instillare una morale nei sistemi di intelligenza artificiale non è facile, perché l’umanità non condivide un unico sistema di valori. Quale andrebbe insegnato, dunque?

Esiste un test predisposto dal MIT di Boston, nel quale dovreste decidere cosa dovrebbe fare una automobile a guida autonoma in diverse condizioni critiche. Alla fine del test della moral machine, così l’hanno battezzata al MIT, potrete confrontare quanto le vostre decisioni siano condivise da chi vi ha preceduto nel test.

Falsa automazione, bias e sistema etico però non bastano a spiegare perché in molti non si fidino delle intelligenze artificiali.

Un ultimo aspetto riguarda la mancata trasparenza degli algoritmi: come delle scatole nere, i sistemi prendono decisioni di cui non è dato sapere il fondamento.

Questo aspetto ha causato il fallimento di un progetto di diagnostica precoce del cancro, creato da IBM, Watson for oncology.

Nonostante i 14 mila pazienti trattati, quando i dottori dovevano interagire col sistema, c’erano due situazioni possibili: il sistema confermava la diagnosi del dottore oppure la contraddiceva.

Nel primo caso i dottori percepivano che il sistema fosse inutile e non producesse alcun valore aggiunto, nel secondo lo bollavano, semplicemente come incompetente, dato che il sistema non era in grado di spiegare come, analizzando la mole di dati a disposizione, fosse arrivato ad una conclusione diversa.

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Un problema, quello della oscurità degli algoritmi, che mina la fiducia nei sistemi che prendono decisioni di altro genere, per esempio, i sistemi che valutano se concedere un prestito a qualcuno, o che decidono se vendere o acquistare titoli azionari, o se l’aereo in avvicinamento è amico o nemico o, ancora, se l’aero passeggeri è in volo stabile e livellato oppure no.

Sono molti i casi in cui questi algoritmi per ragioni diverse, hanno fallito o, per assurdo, proprio perché non lo hanno fatto, creano timore e sfiducia nelle persone. 

E non sempre sono persone qualunque: sono oltre 3mila gli scienziati e personaggi, tra cui Elon Musk e il team di sviluppo di Google Deep Mind che hanno firmato, insieme con 241 organizzazioni, una petizione presentata all’ONU contro lo sviluppo di sistemi di arma autonomi, i cosiddetti Robot killer. 

Una petizione identica a quella presentata da ben 26 nazioni: Algeria, Argentina, Austria, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Djibouti, Ecuador, Egitto, Ghana, Guatemala, Vaticano, Iraq, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Peru, Palestina, Uganda, Venezuela, Zimbabwe.





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Elon Musk vuole entro 6 mesi un (suo) chip di intelligenza artificiale per le Tesla


Un chip di intelligenza artificiale prodotto in casa e con tanta potenza di calcolo in grado di dare il boost alla Tesla e accelerare i progressi dello sviluppo delle sue soluzioni di guida autonoma. E’ questa la nuova idea di Elon Musk, che potrebbe essere realizzata nel giro di sei mesi ed essere disponibile con un ‘semplice’ upgrade. A riportarlo il magazine di settore electrek.co, a pochi giorni di distanza dal debutto della nuova versione 9 del software di gestione delle Tesla che ha portato già miglioramenti alla gestione delle auto.

Il CEO di Tesla Elon Musk ha confermato tramite Twitter l’imminente arrivo di un chip di nuova generazione per il sistema di guida assistita Autopilot. Lo ha fatto in risposta proprio al tweet di Elecktrek che riportava alcune anticipazioni in merito al nuovo processore, in grado di garantire prestazioni superiori grazie ad un sistema di reti neurali.

Ma non basta. Musk vuole di più: secondo il miliardario il nuovo chip offrirà un aumento delle prestazioni in termini di capacità di calcolo: si parla di performance superiori dal 500% al 2000% in più rispetto a quanto avvenga attualmente. Ecco nel dettaglio cosa può significare.

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Upgrade

Il super chip permetterà a Tesla di sviluppare nuove soluzioni tecniche e sfruttare al massimo i sensori presenti sulle auto. Elon Musk ha fatto sapere che tutti coloro che hanno acquistato un’auto con l’optional “guida autonoma al massimo potenziale” potranno effettuare l’upgrade gratuitamente alla nuova piattaforma hardware. Per gli altri, invece, il costo sarà di circa 5 mila dollari. Le nuove auto prodotte avranno da subito a bordo il nuovo chip.

Coast to coast in autonomia

Tesla ha iniziato a sviluppare il proprio chip due anni fa e la nuova piattaforma hardware e il software 9 delle Tesla potrebbero consentire all’azienda di riuscire a pianificare quel viaggio coast-to-coast in autonomia, più volte annunciato ma mai concretizzato.

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AQuest vince il premio Engage Your Customers all’Inspire 2018 di Microsoft


La collaborazione tra AQuest e Microsoft è nuovamente fonte di soddisfazione e successo. A luglio di quest’anno, il progetto Peekabeat, realizzato da AQuest per Pollso Ltd. con il supporto delle tecnologie Microsoft, è stato premiato nella categoria “Engage Your Customers – GOLD AWARD”. Il premio è stato ritirato da Michele Mormile, Senior Partner e Vice President dell’agenzia, durante l’evento “Inspire 2018” che si è tenuto a Las Vegas.

microsoft

Inspire 2018

L’incontro annuale di Microsoft con i suoi partner ha puntato un faro sui più innovativi elementi di digital transformation che stanno letteralmente rivoluzionando i business e la società: cloud computing, intelligenza artificiale, sicurezza, mixed reality e Internet of Things. In prima linea ad adottare queste tecnologie ci sono le aziende Microsoft partner, una selezione delle quali ha avuto l’onore di partecipare a questo evento e tra di esse c’era anche AQuest, certificata Microsoft Gold Partner e Partner Microsoft Azure. 

Coinvolgimento dell’utente

AQuest è stata l’unica azienda partner di Microsoft Italia ad aver ricevuto il premio “Engage Your Customers”, particolarmente distintivo in quanto non si sofferma su un merito puramente commerciale, ma di coinvolgimento dell’utente. Non solo l’atto in sé di ritirare il premio, ma la partecipazione stessa a Inspire è stata fonte di orgoglio per AQuest, che ha potuto accedere all’evento alla presenza di tutti gli executive Microsoft, con oltre 700 sessioni di approfondimento sulle nuove soluzioni MS, sentendosi ancor più parte della “grande famiglia” di Redmond.

Peekabeat, il progetto vincitore

Il progetto vincitore, Peekabeat, è un’app sviluppata per iOS che, grazie all’intelligenza artificiale (Microsoft Azure AI), è in grado di generare una playlist musicale in base al mood della persona che si scatta un selfie. In pochi secondi l’app analizza oltre 200 punti sul viso immortalato dalla fotocamera dello smartphone (Microsoft Cognitive Services Emotion Recognition Client Library); i dati vengono quindi processati nel cloud (Microsoft Azure) e il risultato restituito è una serie di valori associati a 13 tag, che a sua volta Spotify usa per classificare i brani.

La nuova unit lab di AQuest

Peekabeat si rivolge al target dei millennial, che usano già abitualmente app e strumenti incentrati su intelligenza artificiale e gamification. Proprio quest’ultimo aspetto è uno di quelli su cui AQuest sta puntando maggiormente, grazie alla recente creazione di Lab: la nuova unit si occupa di prototipare nuove fome di comunicazione, attraverso progetti R&D che si traducono in un concreto ed innovativo impatto sulle aziende clienti.

Le testimonianze

Il commento di Michele Mormile dopo aver ascoltato il keynote di Satya Nadella, CEO di Microsoft, focalizzato sull’impegno dell’azienda ad accelerare il cambiamento digitale delle imprese: “La digital transformation impatta su ogni momento della nostra vita e AQuest è fiera di essere artefice attiva del cambiamento. Mi piace pensare in particolare che Azure costituisca per noi una grande scatola di mattoncini Lego, fatta di tecnologie e tools pronti ad essere plasmati sulle esigenze dei nostri clienti. Le potenzialità dell’intelligenza artificiale sono straordinarie: per le aziende è uno strumento per migliorare efficienza, qualità delle interazioni, sostenibilità e valore generato. Ma l’AI è anche occasione per creare valore umano, evolvere le professionalità esistenti, rendere migliore il luogo di lavoro e accorciare la distanza tra Brand e persone.”

Accesso alle potenzialità della tecnologia

Mormile ha ricevuto il premio da Vincenzo Esposito, Direttore Divisione Enterprise Commercial, e Fabio Santini, Direttore Divisione One Commercial Partner & Small, Medium and Corporate di Microsoft Italia. “Siamo particolarmente felici di questo riconoscimento per AQuest, che testimonia la capacità di innovazione del nostro partner”, ha dichiarato Fabio Santini. “Microsoft ha l’obiettivo di ampliare i vantaggi dell’Artificial Intelligence a tutti i livelli e grazie all’applicazione sviluppata da AQuest è possibile in maniera semplice e divertente accedere alle grandi potenzialità che oggi le tecnologie offrono.”  





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Anche Facebook ora ha il suo altoparlante come Google Home e Amazon Echo


Portal è la prima incursione di Facebook – dopo Oculus – nella tecnologia consumer. Simile all’Echo Show di Amazon, è un display con altoparlanti e microfono, che farà da assistente digitale nelle nostre case e sarà integrato proprio con Alexa di Amazon come intelligenza artificiale.

facebook portal week in social

Cosa farà Portal, il nuovo smart device di Facebook

Portal è integrato con un assistente virtuale che si occuperà di rispondere alle richieste degli utenti, farà ascoltare della musica e guardare dei video, darà delle gustose ricette per cucinare e fornirà indicazioni meteo, notizie e informazioni utili sulla giornata in arrivo.

Sarà disponibile in due dimensioni di schermo e costerà circa 400 dollari per le dimensioni maggiori, mentre la versione più piccola potrebbe avere un prezzo di 300 dollari. Si posiziona quindi con un pricing superiore ai 229,99 dollari dell’Echo Show di Amazon.

Il device avrà anche una videocamera. Portal ha infatti la volontà di mantenere in comunicazione i contatti iscritti a Facebook facilitando conversazioni e video chiamate tra loro: è dotato di un obiettivo grandangolare che permetterà d riprendere completamente anche i salotti più spaziosi, e grazie all’intelligenza artificiale, riconoscerà le persone inquadrate seguendole attraverso la stanza e concentrando l’attenzione dei microfoni su di loro durante le chiamate, una vera rivoluzione per il mondo delle videocall. La videocamera potrà essere oscurata in qualsiasi momento per tutelare la privacy di chi è in casa. Il microfono invece resterà sempre accesso, questo potrebbe infatti far storcere il naso ai garanti delle privacy.

LEGGI ANCHE: La nuova idea di Microsoft per Cortana: il kit per le aziende

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Altoparlanti intelligenti: la nuova tendenza digitale

Zuckerberg avrebbe dovuto presentare il device durante la conferenza F8 di maggio, ma lo scandalo di Cambridge Analytica potrebbe aver causato un rallentamento dell’uscita sul mercato.

Il mercato degli altoparlanti smart, diventa sempre più interessante per il mondo digital. Facebook e Amazon non sono gli unici colossi a competere nel mercato, il 9 ottobre Google finalmente mostrerà a tutto il mondo i suoi nuovi prodotti smart per casa e ufficio. Tra questi potrebbe esserci anche il tanto atteso Google Home Hub, lo smart display di cui tanto si parla e di cui possiamo avere qualche anticipazione grazie alle nuove immagini trapelate in rete.

LEGGI ANCHE: Vi racconto il mio primo mese con Google Home

Il 2019 sarà l’anno in cui gli altoparlanti smart arriveranno probabilmente anche nelle nostre case come dispositivi comuni, mentre in America sono ormai diventati di famiglia, dei veri assistenti digitali pronti ad aiutarci nella quotidianità.





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“Ciao, sono crystal”, il consulente virtuale made in Italy per le aziende


Poter contare su una miniera di dati ma non avere il tempo, le competenze o il budget per trarne valore è un problema condiviso da tantissime realtà, dalla grande azienda alla micro-impresa.

L’obiettivo di Uljan Sharka, fondatore e CEO iGenius, è quello di semplificare il rapporto tra dati e persone rivoluzionando il modo di fare business. Come? Grazie a crystal, l’advisor virtuale a portata di smartphone, che sfrutta i dati di diversi canali digitali permettendo di ottenere consigli e insight sull’andamento del proprio business attraverso il linguaggio naturale.

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Come funziona crystal

crystal funziona in modo molto semplice: basta che l’utente colleghi il proprio sito web, l’eCommerce e i canali social della propria attività e ponga semplici domande come “A che ora devo postare sulla mia pagina Facebook?” e l’advisor risponde a voce o in chat.

L’utente, in pratica, connette a crystal tutti i canali online legati alla propria attività; dopo pochi secondi può subito parlare con crystal, scrivendogli, parlandogli o utilizzando comode domande cliccabili, pensate per aiutare chi è alle prime armi a capire meglio quali tipi di insight si possono ottenere da crystal, che con il tempo apprende dai dati dell’utente, imparando a dare consigli e suggerimenti sempre più precisi.

Si tratta di una notevole rivoluzione, perché risolve il problema di poter sfruttare in maniera semplice la miniera di dati in possesso da parte delle aziende.

Attualmente è possibile provare le funzionalità di crystal gratuitamente sia su dispositivi iOS e Android che su desktop. Invece per le aziende che vogliono connettere altre fonti di dati è disponibile una versione enterprise del tutto personalizzabile.

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Come nasce iGenius

La startup ha percorso diverse tappe, seguendo un percorso che ha portato sviluppo, crescita e nuove relazioni. Dall’uscita di crystal in versione beta nel settembre 2016 si è subito scatenato un buzz che ha portato l’iscrizione di 1500 brand in due settimane.

Nel novembre dello stesso anno la società ha raggiunto la sesta posizione nella top 10 delle startup AI al Web Summit di Lisbona ed è stata nominata tra le top startup da Facebook, Google, Startup Grind e TechCrunch. L’azienda è stata anche selezionata per partecipare al Facebook Accelerator, una grande spinta nella direzione delle PMI.

Infine a febbraio 2018 iGenius è entrata a far parte della Silicon Valley Organization.

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Per saperne di più

iGenius è un’AI Company made in Italy selezionata come top startup a livello internazionale: conta un team di 100 persone e sedi in Italia, California, Regno Unito e un centro di Ricerca e Sviluppo in Svizzera.

crystal è il primo prodotto di iGenius ed è stato scelto come top AI product da Facebook e Google.

iGenius sarà presente anche alla tappa internazionale di Smau, che si terrà a Milano il 23 – 24 – 25 ottobre: grazie a un workshop dedicato aperto a tutti sarà possibile conoscere meglio le funzionalità di crystal.





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il kit per le aziende


Un sistema per addestrare l’assistente vocale a portare a termine compiti all’interno dell’azienda, e con Bot Framework Sdk V4 rendere ancora più naturale l’interazione fra chatbot ed esseri umani. In chiave business. Si chiama Cortana Skills Kit per Enterprise e Microsoft l’ha presentato oggi nel corso della conferenza per professionisti It Ignite 2018, a Orlando.

IA, IoT e sicurezza. Oltre al kit business di Cortana l’azienda di Redmond ha svelato una serie di soluzioni tecnologiche che hanno al centro tre temi: la sicurezza, l’intelligenza artificiale e l’Internet delle Cose. Con migliaia di organizzazioni che ogni giorno devono difendersi da attacchi informatici sempre più subdoli, la cybersecurity oggi è un aspetto prioritario. Considerando che quasi tutti i data breach hanno origine dalla compromissione delle chiavi segrete, Microsoft ha presentato una nuova modalità di autenticazione senza password tramite l’applicazione Authenticator, ora compatibile con le applicazioni integrate con Azure Active Directory.

microsoft

Il progetto

Nel giro di pochi anni, la voce ha preso il centro della scena nella smart home. Grazie ai progressi nell’elaborazione in linguaggio naturale che hanno generato assistenti digitali come Siri e Amazon Echo, ora è una cosa normale comunicare con i nostri device in casa. Sul posto di lavoro però siamo indietro. Un recente sondaggio, citato da Mashable, ha rilevato che solo il 28% delle aziende utilizza la voce nei propri flussi di lavoro. Lo stesso sondaggio afferma che l’85% delle aziende prevede di integrare la voce entro il prossimo anno. E mentre Alexa e Google Assistant dominano il mercato degli altoparlanti intelligenti per i consumatori, le aziende sembrano guardare con grande aspettativa Cortana e alle nuove possibilità per il business.

Per fare cosa

Cortana Skills Kit per Enterprise consente alle aziende di sfruttare l’elaborazione in lingua naturale dell’assistente digitale per sviluppare competenze personalizzate per il proprio business: consente cioè ai flussi di lavoro aziendali di esprimersi attraverso la voce naturale. Con Cortana potrebbe diventare semplice settare un  comando vocale anche per fare in modo che un bot prenda il controllo della conversazione e determini se l’utente ha bisogno di attenzione da parte di un umano. Cortana può anche semplificare le cose come pianificare le riunioni con i colleghi coordinando i tempi su diversi calendari.

Microsoft

Javier Soltero, Microsoft’s corporate vice president che supervisiona lo sviluppo di Cortana – Photo by John Brecher for Microsoft

Come gli smartphone. Il kit di Cortana per le aziende sono uno dei primi aggiornamenti importanti dell’assistente vocale, da quando Javier Soltero è entrato a far parte del team di sviluppo. “L’obiettivo è rendere le competenze di Cortana e il computing conversazionale sul posto di lavoro di facile utilizzo come lo sono oggi gli smartphone, senza lunghe presentazioni o manuali dell’utente” ha detto Soltero QUI.





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Negli Stati Uniti si sperimenta un software di AI per prevenire i suicidi adolescenziali


Vivere momenti difficili ed apparentemente insormontabili è abbastanza frequente nella vita di ognuno di noi, ma per alcuni affrontare e superare i problemi che la vita quotidiana ci offre non è affatto semplice, soprattutto durante l’adolescenza, quando una certa ipersensibilità ai traumi, alle difficoltà e più in generale agli stimoli quotidiani espone ragazzi sempre più giovani al rischio suicidio.

Un problema che spesso passa inosservato anche quando i campanelli di allarme risultano più o meno chiari. Ad offrire un aiuto concreto ad insegnanti e psicologi nella prevenzione e nella lotta al suicidio in età sopratutto adolescenziale ci ha pensato GoGuardian, un’azienda produttrice di software scolastici che negli USA conta circa 4,5 milioni di consumatori in 4000 differenti distretti scolastici.

Il progetto Beacon

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L’azienda americana ha presentato proprio in questi giorni un nuovo strumento chiamato Beacon, per identificare i ragazzi più soggetti al rischio suicidio e per offrire in maniera repentina, tutto l’aiuto e il sostegno psicologico di cui hanno bisogno.

Beacon è stato installato nei computer in dotazione agli studenti e, grazie all’intelligenza artificiale analizza, mediante una complessa operazione di calcolo, la navigazione in rete degli allievi per scovare anomalie comportamentali e/o turbe psicologiche preoccupanti. In caso di esito positivo Beacon (in completa autonomia) allerta le figure di riferimento e quando l’avviso viene letto è possibile scoprire l’identità del ragazzo segnalato, ma soprattutto analizzare l’atteggiamento evidenziato dall’applicativo come “sospetto”.

Beacon classifica le attitudini dell’alunno in quattro tipologie:

  1. ricerca generale sul suicidio;
  2. idea generale del suicidio;
  3. aiuto e supporto;
  4. autolesionismo e pianificazione attiva.

A questo punto è compito del consulente scolastico contattare le autorità competenti, i genitori dell’allievo e procedere secondo il protocollo prestabilito per la riabilitazione del ragazzo segnalato.

Infine, grazie alle analisi di Beacon è possibile assegnare allo studente un livello di rischio per tracciare eventuali miglioramenti o peggioramenti dell’assistito.

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2000 casi a settimana

Beacon è attivo da circa un anno su numerosissimi pc negli USA nei distretti scolastici di competenza del GoGardian e dall’attivazione del software per la prevenzione al suicidio sono stati circa 2000 i casi a settimana segnalati, prontamente verificati ed analizzati dal personale specializzato.

Negli USA ogni anno 45.000 americani muoiono di suicidio. Un numero che evidenzia quanto sia importante questo servizio nel contribuire attivamente alla lotta ed alla prevenzione al suicidio in una delle fasce d’età nelle quali il fenomeno è in continua ascesa, purtroppo non solo negli States.





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5 applicazioni delle reti neurali che già utilizziamo (senza saperlo)


Sono le reti neurali che alimentano la conoscenza dell’Intelligenza Artificiale: l’apprendimento automatico è lo strumento attraverso il quale l’intelligenza artificiale elabora e immagazzina tutte le informazioni. Ciò permette che le macchine siano più veloci degli esseri umani nel fornire un certo tipo di risposte.

Reti neurali e le loro applicazioni

La rete neurale è un concetto molto più vicino a noi di quanto possiamo pensare. Secondo Robert Hecht-Nielsen, una rete neurale può essere considerata “… un sistema di elaborazione costituito da una serie di elementi semplici e altamente interconnessi, che elaborano le informazioni mediante la loro risposta di stato dinamica agli input esterni”.

In pratica i circuiti neurali artificiali sono la base di sofisticate forme di intelligenza artificiale, sempre più evolute, che riescono ad apprendere sfruttando meccanismi simili a quelli dell’intelligenza umana.

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Ora approfondiamo 5 casi in cui viene utilizzata la rete neurale nella vita di tutti i giorni.

Auto che si guidano da sole

In quale altro modo quei veicoli potrebbero imparare a guidare se non attraverso l’apprendimento automatico? I veicoli autonomi non sono più solo un sogno. Anche se la maggior parte di loro sono ancora solo prototipi, rappresentano comunque una realtà in rapido sviluppo.
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Molte sono le aziende che hanno investito per approfondire gli studi in merito a questa ricerca. Gli algoritmi di apprendimento vengono utilizzati dagli sviluppatori di software per potenziare la visione artificiale, capire tutti i dettagli sull’ambiente circostante e prendere decisioni intelligenti e… umane.

Sono già diversi anni che le auto sono state dotate di una serie di telecamere e sensori che registrano tutto, dagli ostacoli, ai semafori e ai segnali stradali. Oggi, questi dati sono utilizzati per “insegnare” ai sistemi autonomi come riconoscere questi oggetti e come reagire agli stimoli esterni mentre si guida su una strada reale.

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Efficienza della rete

Le tecnologie moderne hanno compiuto passi da gigante e gli algoritmi di apprendimento automatico possono eseguire in modo semplice compiti complessi, come ad esempio la previsione di guasti e le correzioni di pianificazione.

L’intelligenza artificiale è estremamente efficiente nell’assegnare le risorse dove sono maggiormente necessarie, analizzando autonomamente i dati sul traffico, e possiedono la capacità necessaria per integrarsi con i numerosi dispositivi Internet of Things (IoT) connessi all’architettura di rete.

Cybersecurity

cybersecurity phishing

Le reti neurali possono anche essere utilizzate per proteggere le organizzazioni da diversi tipi di attacchi, come software dannosi. Il malware è un grosso problema, con almeno 325.000 nuovi file dannosi generati ogni giorno. Tuttavia, non più del 10% dei file passa da iterazione a iterazione, quindi i modelli di apprendimento basati su algoritmi in grado di prevedere queste variazioni sono ogni giorno più precisi e performanti.

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L’intelligenza artificiale per la sicurezza informatica è più precisa rispetto all’uomo, perché automatizza i processi più complessi necessari per rilevare gli attacchi e analizzare il modo migliore per reagire alle violazioni. Più in generale, le reti neurali potrebbero essere utilizzate per rilevare eventuali modifiche o anomalie nel traffico di rete per identificare attività potenzialmente dannose quali attacchi a forza bruta, accessi non riusciti e file exfiltration.

Costruire un mondo migliore

Il timore di molti è che alla lunga la tecnologia finirà per sostituire completamente il lavoro dell’uomo, lasciandolo in condizioni precarie. In realtà le applicazioni delle reti neurali stanno aiutando i governi a costruire una società migliore.

Ecco alcuni esempi:

  • In Belgio, un’agenzia per l’occupazione e la formazione professionale ha creato una soluzione basata su software per ridurre la disoccupazione per i giovani lavoratori. Il modello basato sull’apprendimento automatico è in grado di analizzare i dati passati per prevedere la durata della disoccupazione per ciascun potenziale candidato, mentre escogita nuovi modi per indirizzare le risorse limitate del governo dove sono veramente necessarie per rilanciare l’economia.
  • In Colombia, l’Instituto Colombiano de Bienestar Familiar è un’organizzazione di assistenza locale che fa beneficenza e offre servizi per proteggere famiglie indigenti e bambini poveri. Il loro budget è limitato, eppure sono riusciti a fornire oltre cinque milioni di integratori alimentari e razioni alimentari a decine di migliaia di bambini malnutriti. Come? Attraverso l’analisi predittiva e il software di micro-targeting che è in grado di fornire il grado di ottimizzazione necessario per aiutare questa organizzazione a raggiungere le aree più povere e remote della Colombia.

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Big Data, automation e intelligenza artificiale ci ruberanno davvero il lavoro

In questo caso si parla del motivo per cui, se cerchiamo determinati prodotti su internet, neanche 24 ore dopo siamo bombardati da pubblicità riguardanti proprio gli stessi prodotti. Come è possibile che il software capisca così bene quali sono i nostri interessi da indurci ad acquistare quei beni?

La risposta, anche questa volta è l’apprendimento approfondito: questi programmi altamente reattivi imparano osservando i nostri comportamenti. Ad esempio, quando saltiamo alla pagina due dei risultati della ricerca se nessuno di quelli trovati nella prima pagina soddisfa i nostri bisogni. Le macchine possono carpire dati demografici sulle abitudini e le preferenze dei clienti a una velocità altissima.

Sono moltissimi i casi in cui le reti neurali sono al giorno d’oggi indispensabili, i settori in cui si applicano sono i più disparati, dal settore dei trasporti, al sociale, al marketing, ma questa è ancora una disciplina in pieno sviluppo.





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Questo simpatico robottino trasporta i tuoi bagagli in aeroporto (se voli con KLM)


Tempo di vacanze, tempo di viaggi. Che la tua meta sia a due ore da casa o che tu debba fare un volo transoceanico, c’è una cosa di cui non potrai fare a meno: la valigia, croce e delizia di ogni viaggiatore.

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo dovuto scorrazzare i bagagli attraverso l’aeroporto alla ricerca del gate giusto. Ma, anche in questo caso, la tecnologia ci viene in aiuto. Almeno per quanto riguarda i clienti della Royal Dutch Airways (o KLM). Questa compagnia aerea ha, infatti, messo a punto il Care-E, un vero e proprio robot per il trasporto dei bagagli.

Il Care-E, che per ora rimarrà un prototipo in via di sperimentazione presso l’aeroporto JFK di New York e SFO di San Francisco, si presenta come un carrello autoguidato con tecnologia autonoma e intelligenza artificiale.

La compagnia aerea, in realtà, prevedeva di presentare il Care-E l’11 Luglio in occasione di un evento a Brooklyn, ma ha annullato tutto all’ultimo minuto (circa 12 ore prima). Questa scelta ha fatto aumentare lo scetticismo che già avvolgeva questo prototipo, ma rimaniamo fiduciosi riguardo la possibilità di vederlo in azione già da quest’estate.

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Un carrello per i bagagli dotato di intelligenza artificiale

robot-bagagli

Come funzionerà? KLM prevede di posizionare questi robot subito dopo i controlli di sicurezza in modo che i carrelli possano avvicinarsi ai clienti per scansionare le carte d’imbarco. Fatto ciò sarà possibile caricare fino a due bagagli da circa 38 chili sul Care-E e questo li porterà direttamente verso il gate giusto. Potrà persino fermarsi nei negozi duty-free o aspettare mentre si usa il bagno.

Inoltre, Care-E sarà collegato a una API proprietaria per le informazioni sui voli e avrà accesso a un database GPS completo dell’aeroporto. Ciò significa che se il gate dovesse cambiare, il carrello lo saprà in tempo e modificherà il suo percorso.

Ovviamente questo test non è importante solo al fine di migliorare l’esperienza dei viaggiatori all’interno dell’aeroporto ma sarà un ottimo esperimento per quanto riguarda le interazioni non verbali tra macchine e umani. Infatti il Care-E, piuttosto che parlare, comunicherà tramite un’animazione facciale sul suo display a LED 4K.

Care-E si presenta come un concentrato di tecnologia. Infatti, un array di sensori LiDAR permette di evitare gli ostacoli annullando il rischio di urti con cose e/o persone. E dato che la KLM voleva garantire la totale sicurezza del suo carrello, sono stati inseriti un totale di 8 telemetri ad ultrasuoni (cinque sulla parte anteriore e tre sulla parte posteriore) per evitare collisioni periferiche.
A completare il tutto, una telecamera RGB-D che funge da scanner per la carta d’imbarco e gestisce il rilevamento e il tracciamento del corpo.

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La fase di test

La compagnia aerea olandese afferma che inizierà a testare il Care-E presso l’aeroporto internazionale di San Francisco in luglio e all’aeroporto internazionale John F. Kennedy in agosto. Purtroppo non ci sono ancora informazioni riguardo un lancio completo del Care-E, quindi, se sei impaziente di vedere in azione questo adorabile e intelligentissimo carrello, ti consigliamo di affrettarti per organizzare un viaggio oltreoceano.



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