Oltre 8 milioni di utenti raggiunti e altri numeri social di Maker Faire Rome 2018


Come fa un evento a trasformarsi in una grandissima occasione di interazione social? Innanzitutto pensando all’hashtag giusto per coinvolgere e tracciare post, condivisioni e commenti. Quindi pensando a tutti i possibili touch point fisici che ogni evento può offrire.

Dal maxi-schermo ai totem, tutti questi supporti sono generalmente utilizzati per diffondere messaggi di carattere informativo o promozionale, ma possono essere sfruttati anche in maniera innovativa e trasformarsi in strumenti preziosi per costruire relazioni con i partecipanti e gli Influencer, potenziando la cosiddetta customer experience attraverso campagne di engagement e data visualization.

Come coinvolgere sui social il pubblico di un evento dal vivo

Attraverso la trasmissione su maxi-schermi di un Social Wall o di un’infografica real-time è possibile, ad esempio, aumentare il valore dei touch point fisici, facendoli diventare interattivi e dunque utilizzandoli come leve e call-to-action per invogliare i partecipati alla produzione e condivisione di contenuti sulle piattaforme di user generated content.

In questo modo, sia l’evento che i diversi brand sponsor possono generare un alto volume di conversazioni online, aumentando la brand awareness e migliorando la web reputation.

Post su Facebook, tweet, foto su Instagram, contribuiranno a catapultare anche chi non è fisicamente presente direttamente nell’evento, diffondendo tra amici e follower della rete social degli utenti l’esperienza vissuta.

Questo si traduce non solo in una maggiore esposizione all’evento, ma anche in possibili campagne di “monetizzazione” dell’engagement attraverso il coinvolgimento diretto dei partecipanti con i canali online delle aziende sponsor legate all’evento e dunque alla campagna di engagement selezionata.

Grazie a soluzioni di engagement in tempo reale, infatti, gli organizzatori di eventi hanno l’opportunità di sfruttare tre grandi leve del valore:

  • Interazione – aumentare engagement dei partecipanti con hashtag dedicati.
  • Conversione – reindirizzare i partecipanti verso landing page e touch point digitali.
  • Monetizzazione – sponsorizzare un contenuto e generare lead durante gli eventi.

ninja wall

Il Social Wall di Ninja

In occasione della Maker Faire Rome 2018, la sesta edizione del grande evento sull’innovazione, ad esempio, Ninja ha lanciato una dashboard personalizzata che ha trasmesso alcuni dati social della fiera.

Il led wall allestito nella newsroom della redazione, ha trasmesso un’infografica dinamica real-time con alcune metriche di performance e un Social Wall con il flusso di foto e video pubblicati, che invitava i partecipanti a condividere sui social network.

La soluzione di customer engagement e data visualization, è stata realizzata da Datalytics, specializzata in soluzioni per eventi adatte a ingaggiare e coinvolgere i partecipanti.

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I dati social dalla Maker Faire Rome 2018

Per la Maker Faire Rome 2018 l’evento è stato monitorato in tempo reale con una piattaforma avanzata di social media monitoring collegata ad una dashboard di Dataviz proiettabile su qualunque tipo di dispositivo (led-wall, maxi-schermi, sito web, web app).

NinjaWall

L’analisi ha misurato il traffico social durante le tre giornate sui canali Twitter e Instagram, contando un totale di circa 7.2 mila commenti contenenti l’hashtag ufficiale dell’evento #MFR18, e 8.3 milioni di utenti raggiunti (Reach). La fiera è riuscita a coinvolgere oltre duemila utenti unici (Contributors), registrando un picco di commenti durante il primo giorno alle ore 12:30 circa, in cui è stato possibile contare 354 tweet.

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L’analisi ha rilevato anche gli influencer che sui social network hanno parlato dell’evento, individuando al primo posto su Twitter il profilo ufficiale di RDS con ben 842.1 mila followers.

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Mentre su Instagram si qualifica in vetta l’account di Arduino, che con una foto ha invitato i suoi 208 mila seguaci a venire alla Maker Faire Rome, raggiungendo i 2.766 likes. Il contenuto che ha generato più interazioni su Twitter è quello di MATLAB che mostra l’invenzione di Arduino esposta alla fiera, ottenendo 328 likes e 100 retweet.

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Come far crescere il tuo account Instagram senza advertising


Se ti dicessimo che è possibile portare il tuo account Instagram da poche centinaia a migliaia di follower in meno di un anno, cosa penseresti? Forse immagineresti l’account di qualche Influencer diventato all’improvviso popolare. Invece, ci sono molti profili business che riescono nell’impresa, grazie a contenuti coinvolgenti e coerenti.

Come riescono nell’impresa queste aziende? Per far crescere la propria community non puntano (solo) sull’advertising. Ragionando sulla natura di Instagram e su quello che gli utenti si aspettano di vedere, puntano su contenuti in linea con il loro lavoro, tratti dal mondo della grafica, dell’arte, dell’illustrazione e della moda.

Questo non significa che l’advertising non serva, ma ci insegna come adottare una digital strategy efficace possa dare risultati altrettanto importanti.

Ecco quindi alcuni suggerimenti importanti per impostare al meglio la tua strategia sul social visuale per eccellenza, quello su cui oggi non puoi proprio mancare.

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Immagine, composizione e tema

Il soggetto dell’immagine, lo stile e la composizione sono elementi cruciali per il tuo feed. Lo è ancora di più il colore.

Un tema cromatico, applicato a ogni fotografia, crea una piacevole esperienza visiva per chi scorre il tuo feed, e costringe gli utenti a guardare l’insieme, e a non soffermarsi sulla singola immagine.

Certo, mantenere una certa coerenza estetica ti richiederà del tempo. Ti serviranno non più di qualche ora a settimana per pianificare il flusso del tuo feed, e ragionare su blocchi di post che renderanno riconoscibile il tuo account.

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Tone of voice e didascalie

Le didascalie delle foto, lo sappiamo, permettono di contestualizzare e attribuire un significato all’immagine. E questa regola non scritta vale soprattutto nei casi in cui si cura un feed con immagini di altri.

Nel caso di una rivista ad esempio, si può mantenere un tone of voice amichevole, che dia risalto ai protagonisti degli articoli condivisi, ma mantenendo uno stile informativo, orientato all’approfondimento.

La scelta migliore sono didascalie sintetiche, che includano i credit e tagghino le persone ritratte.

Ovviamente puoi sperimentare anche didascalie più lunghe. Testa e trova il formato più adatto al tuo target.

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Tag e hashtag

Gli hashtag sono fondamentali per massimizzare la copertura di un post. Quando un post utilizza un hashtag, diventa visibile all’interno del flusso legato a quel determinato hashtag, tanto più se riesce a ottenere le prime posizioni del feed.

Pochi, tanti, quanti hashtag dovresti usare? Per fare in modo che gli hashtag siano efficaci all’awareness del tuo account, ti consigliamo di identificarne almeno 50 e non oltre il centinaio, per iniziare, di dimensioni diverse, evitando di usarli tutti insieme e di usare sempre gli stessi.

Insomma il giusto mix prevede un uso moderato e variegato di hashtag, con dimensioni diverse, ovvero di 1M, 500k, 250k, 10k, 2k, 900 post, ecc. Scoprire quanti post sono associati a un hashtag è semplicissimo. Basta digitare # seguito dalla parola chiave che ti interessa, e il motore di ricerca interno a Instagram ti mostrerà quante persone, hashtag o luoghi sono collegati alla parola chiave.

LEGGI ANCHE: 5 consigli per emergere su Instagram con i tuoi contenuti di Food & Beverage

Costanza nella pubblicazione

Per aumentare il numero di follower è importante postare con frequenza e costanza. Quando un feed è silente o ha una scarsa attività, potrebbe perdere follower o avere un engagement estremamente basso.

Per ottenere dati attendibili sul rendimento dell’account, prova ad esempio a pubblicare due volte al giorno, sei volte alla settimana, e poi riduci la pubblicazione a un post al giorno. Infine diminuisci il numero di giorni nei quali pubblicare.

Per occupare il primo posto, restarci, ed essere fonte d’ispirazione per gli utenti, la chiave è lavorare a tutti gli elementi che abbiamo affrontato finora.

Qualche altro consiglio? Cura il tuo avatar e la bio, personalizza e condividi il tuo nametag, partecipa alla vita della community, e non dimenticare di misurare il rendimento dell’attività, per capire in che modo migliorare la tua strategia visual su Instagram.





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Tips e dati per scegliere le immagini giuste da condividere sui social


Arrivano dritte al cuore e al cervello. Questo è il potere delle immagini. Prima colpiscono e poi (forse) vengono elaborate, anche grazie al testo. Per questo quando si pubblica un post sui social media la scelta dell’immagine gioca un ruolo cruciale, anche quando il focus del contenuto è un altro.

Tutti già usano le immagini sui social network, ma ecco alcuni consigli utili per sfruttarle al meglio.

immagini giuste sui social

L’immagine giusta per condividere un articolo

È duro da accettare, ma quando si parla di long form da leggere e condividere online, una prosa dantesca o dei dati eclatanti possono contare meno di una buona immagine di testa. Che immagine inserire, dunque, nell’Open Graph di un articolo per poi linkarlo?

  • Facce familiari: i volti, le persone, indicano interazione, e questo è esattamente quello che vogliamo stimolare.
  • Forme non familiari: un’immagine non deve spiegare tutto, ma incuriosire e stimolare.
  • Scrivere visivamente:  leggere il titolo, scrivere le parole chiave su Google e lasciarsi ispirare dai risultati.
  • Inferenze: visualizzare non solo il tema principale di un articolo, ma anche il contesto in cui agisce e le sensazioni che evoca.
  • Uscire dal mucchio: cerca articoli simili, guarda le immagini che li presentano e trovane una pertinente, ma con uno stile completamente diverso.

Se poi i link nel post non danno risultati, un’alternativa è quella di pubblicare una foto, inserendo un link nel testo del post. A questo punto, per dare risalto al tema dell’articolo, è consigliabile inserire in grafica il titolo o magari una call to action.

LEGGI ANCHE: Su Google Immagini ora c’è il tag con le informazioni sul proprietario e la licenza d’uso

Le immagini più cliccate di Facebook

Facebook è ancora il social network più generalista, usato e trafficato. Per questo ogni dettaglio può fare la differenza nel catturare l’interesse degli utenti. Tra i consigli più interessanti, eccone due supportati da recenti ricerche.

  • Mostra una parte del corpo. La ricerca di Convince e Convert mostra che su Facebook le immagini ottengono maggior attenzione quando mostrano una parte di una persona che interagisce con un oggetto. Le mani sono le più gettonate, ma in generale questo tipo di immagini ottiene il 29% di interazioni in più in più rispetto alle foto di una persona completa e il 10% in più rispetto ai visual senza elementi umani. Questo dato suggerisce che le persone sono in grado di sentire come proprie le azioni di un singolo elemento del corpo piuttosto che quelle di una persona intera. Fanno eccezione i volti, che tendono invece a limitare la capacità di immedesimarsi, limitando le condivisioni. In controtendenza, le immagini senza una persona o parte del corpo ricevono il maggior numero di commenti.
  • Sii semplice e diretto. La ricerca presentata all’edizione 2018 della Conferenza Internazionale sulla Gestione delle Informazioni (ICIM) ha rilevato che le immagini più apprezzate su Facebook tendono a convergere su quattro attributi: luminosità, chiarezza, vivacità e spontaneità. Nella pratica, questo significa che le immagini dei post devono essere facili da interpretare, oppure presentare qualcosa di giocoso e creativo.

Se un’immagine ci lascia qualche dubbio, la soluzione è nel proprio Facebook newsfeed: ciò che vi appare è un buon campione di post che vengono condivisi.

Dove l’immagine è di casa: Pinterest e Instagram

I post di successo su Pinterest e Instagram differiscono da quelli che rendono bene su Facebook. Secondo la ricerca di Curalate, i post di successo su Instagram tendono a presentare immagini con le seguenti proprietà:

  • sono luminose
  • presentano molto spazio bianco o spazio di sfondo
  • hanno una bassa saturazione, con colori relativamente grigi, sbiaditi o pastello
  • presentano una texture
  • usano colori che tendono verso la fine blu dello spettro
  • hanno un singolo colore dominante

Oltre a questo, i profili aziendali di Instagram e Pinterest sono più di altri social delle vetrine per i prodotti e i valori del marchio, nelle quali i visual dei post dovrebbero essere non sono coerenti, ma coordinati tra loro. È dunque più importante che mai determinare quali colori, font, stile grafico e caratteri tipografici utilizzare creando e selezionando le immagini in base a questi criteri.

I contenuti devono diventare molto più che un messaggio di marketing, ma un’esperienza di viaggio digitale nel brand, che deve offrire una comunicazione coerente.

LEGGI ANCHE: Le ricerche ci dicono quali sono le immagini giuste da postare su Facebook e su Instagram

Archivi di immagini gratuite (CC-0)

Quando una richiesta dell’ultimo momento non permette di confezionare un’immagine da zero, o il budget non consente di attingere ai più blasonati archivi a pagamento, è possibile cercare qualche immagine “contrassegnata per essere riutilizzata” su Google, oppure sui siti che le offrono gratuitamente. Ecco qualche esempio:

  • Pexels: immagini con vari filtri e spazio all’estro dei fotografi.
  • Photopin: direttamente dalle API di Flickr.
  • Pixabay: un vasto archivio di foto e immagini molto variegate.
  • Public Domain Pictures: anche qui, molti risultati diversi.
  • Unsplash: c’è quasi sempre un tocco vintage in queste foto.
  • Stocksnap: un buon archivio con molti filtri.
  • Wikimedia Commons: le immagini che appaiono nelle voci di Wikipedia e molte altre.





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Facebook ha lanciato Premiere, la nuova funzionalità per le video dirette


Chi è un utilizzatore abituale di Facebook, per passione, per svago o per lavoro, sa che è difficile trovare qualcosa che faccia impennare l’engagement all’interno degli insight meglio delle dirette, senza dover ricorrere necessariamente all’advertising. Tramite la notifica solita che arriva alla community, per cui tutti vengono a conoscenza della diretta appena iniziata, si può raggiungere un buon tasso di engagement e dialogare veramente con la community, senza dover fare i conti con il rumore di Facebook, tra un aggiornamento di feed e l’altro.

Facebook ultimamente sta quindi introducendo una serie di nuovi strumenti che puntano proprio allo sviluppo di questa possibilità: stiamo parlando dell’opzione Premiere, annunciata per la prima volta in aprile.

Come funziona Facebook Premiere (Prime Visioni)

Tramite questa feauture è possibile trasmettere un video pre-registrato con tutte le funzionalità proprie di Facebook Live. Benché sia sempre presente il tassello “In diretta”, è possibile utilizzare all’interno di questo streaming un contenuto che in realtà non è in diretta, beneficiando però lo stesso di tutto quello che il live comporta: notifica, buon engagement e dialogo diretto con la community, in tempo reale.

Stiamo forse barando? Sembrerebbe di sì, ma Facebook si lava la coscienza con il tag “Premieres”, appunto, per indicare che si tratta di una prima visione.

È possibile quindi pianificare la diretta con addirittura una settimana d’anticipo. La cosa migliore di questa funzionalità è che la pianificazione della diretta non resta fra il proprietario della pagina e la sua personale agenda, ma genera un vero e proprio post che annuncia l’avvento della diretta, una sorta di teasing insomma, che può essere condiviso, legato ad un promemoria per gli utenti che lo riterranno necessario e che è soggetto a tutte le reaction del caso. Il post, una volta finita la diretta, diventa il classico on-demand, dove gli utenti possono rivedere ciò che è successo, senza perdersi niente.

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Gli sviluppi futuri

Un’altra funzionalità molto interessante legata a questa novità, è senza dubbio la possibilità di implementazione, per cui all’interno del video in diretta sarà possibile in un futuro legare i sondaggi. Questo significa che saranno proprio gli utenti a decidere che piega far prendere al contenuto, sentendosi al centro di tutto e di fronte a un qualcosa che rispetta le loro volontà ed esigenze, rendendoli parte attiva e non meri spettatori.

Sarà possibile avere una sezione dedicata ai “top fan”, per cui verranno identificati gli spettatori più fedeli e attivi durante la trasmissione, consentendo alla pagina di dar priorità proprio a questi utenti, interagendo direttamente con loro, in modo da poter consolidare e costruire sempre meglio il rapporto di fiducia e interazione con la community.

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Questo tipo di implementazione sarà però possibile solo alle pagine con oltre 10.000 fan, un po’ come la possibilità di inserimento di link su Instagram.

Al di là della curiosità per la nuova funzionalità, ciò che emerge maggiormente è come cambi sempre di più la fruizione dei contenuti grazie a Facebook. Se dai tempi della televisione siamo stati abituati ad essere dei telespettatori passivi, esposti ad un messaggio che sicuramente poteva generare poi uno specifico output, attraverso le dirette e addirittura le Premiere su Facebook, la centralità dell’utente sposta completamente il flusso di comunicazione al quale siamo abituati: adesso l’utente è al centro, può interagire direttamente con il contenuto.

Basti pensare alle reaction in tempo reale che vengono messe durante le dirette e che in uno scambio alla pari con il produttore della diretta possono assolutamente influenzare l’andamento della stessa. Le persone possono parlare di quel che vedono su una piattaforma differente mantenendo la contemporaneità dei fatti – pensiamo ad esempio al Live Twitting dei programmi tv -, e possono infine diffondere un contenuto che sta per essere trasmesso con la sua community, generando aggregazione e condivisione.





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Hashtag e bot esistevano già su mIRC, il papà (o forse il nonno) dei social network


Questo articolo è stato scritto da Fabiano Farina, Copywriter & Social Media Specialist.

Un’intera generazione di nerd, ma anche di ragazzi in cerca di conoscenza, prima di approdare a MSN e al mondo di Facebook, negli anni ’90 aveva inserito sulla propria barra di Start l’icona di mIRC, quello che potremmo definire come il nonno dei social network. Questo strumento aveva in sé un nuovo modo di pensare il digitale e la rete Internet.

Cos’è mIRC

È stato creato nel 1995 e sviluppato da Khaled Mardam-Bey, un informatico palestinese naturalizzato inglese. Tecnicamente era un client IRC, che sarebbe un protocollo di messaggistica istantanea su Internet che consente la comunicazione diretta fra due utenti ma anche la comunicazione fra più utenti presenti nella stessa ‘stanza’ (canale).

Ogni canale aveva un ‘topic’, cioè un argomento di discussione. Inoltre è presente una gerarchia fra gli utenti che, in maniera del tutto autoregolativa, gestivano il canale con diversi poteri, fra cui anche quello di poter assegnare il ‘ban’, ossia allontanare gli utenti che non rispettavano le regole o che discutevano ‘off topic’.

Ogni utente sceglieva un nickname e le informazioni che mIRC consentiva di ottenere di ciascun utente erano pochissime ma anche pericolose. Infatti si poteva ottenere il codice IP di un utente con il comando ‘who is’ e i più maliziosi e smanettoni riuscivano ad entrare nei PC di questi poveri sfortunati attraverso dei software chiamati Trojan.

mirc

Come si usava mIRC

mIRC nel 2004 divenne un software molto popolare, con oltre sette milioni di download. Ciò fu possibile soprattutto grazie alla divulgazione in rete di tantissimi script: versioni diverse del software che contenevano nuovi comandi, facilitazioni e altro. Insomma mIRC era un programma di carattere sostanzialmente open source che offriva la possibilità di modificare e scrivere codice utilizzando un vero linguaggio di programmazione.

Connettendosi al server giusto era possibile entrare nei canali: delle stanze con un nome e un topic ben definiti. I canali più famosi erano quelli con i nomi delle città più importanti: chi era di Napoli, ad esempio, poteva entrare nel canale #napoli (ecco il primo uso degli hashtag!) e interagire con tutti gli utenti della propria città.

Si poteva interagire con tutti gli utenti del canale scrivendo sulla bacheca principale, possibilmente senza andare off topic, pena l’allontanamento. Oppure si poteva contattare singolarmente un utente per discutere o chiedere un appuntamento per il mondo reale. Spesso si tenevano i raduni di un canale e negli ultimi anni si iniziavano a rilevare i primi casi di pubblicità delle aziende locali di carattere diretto.

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mirc social network

Le affinità con i moderni social network

mIRC era un software totalmente testuale: solo alcuni script avevano delle immagini e gli utenti non avevano le moderne foto profilo o di copertina, tantomeno c’era la possibilità di postare foto e album. Questo problema fu ovviato da MSN con la creazione dei blog, i quali segnarono il declino di mIRC.

Anche il proliferare dei forum, dove avvenivano le maggiori discussioni in target riguardo prodotti, servizi, ma anche cultura e società, contribuirono al suo abbandono graduale e misero le basi per la creazione di sistemi e reti sociali dove sintetizzare la richiesta di vita web che proveniva dagli utenti.

Tuttavia è possibile riscontrare alcune affinità fra mIRC e i moderni social, in particolare con Facebook.

  • I canali di mIRC concettualmente hanno lo stesso funzionamento degli hashtag, oltre che lo stesso segno grafico (#);
  • I canali Facebook prevedono anch’essi amministratori e regole in modo da gestire al meglio gli utenti e da far rispettare i topic;
  • Messenger e tanti altri servizi di chat hanno preso in prestito da mIRC le maggiori e strutturali caratteristiche di discussione istantanea;
  • Su mIRC nasce il concetto di viral: i canali con le discussioni più popolari si diffondevano a macchia d’olio, ottenendo tantissimi utenti in pochissimo tempo;
  • Come già scritto, le aziende locali utilizzavano mIRC per campagne di direct marketing, essendo lo strumento del tempo più semplice e partecipato, così come avviene oggi su Messenger o sulla chat di Instagram.

Sarebbero tantissime altre le affinità. Ciò che importa tuttavia è capire quanto anche un passato recente come quello di mIRC possa essere interessante per capire le dinamiche attuali della comunicazione digitale e, perché no, anche quelle future.

LEGGI ANCHE: Come scegliere il chatbot giusto (perché i chatbot non sono tutti uguali)

mirc canali

Privacy velata o violata

In primo luogo c’è il discorso della privacy: come detto, con mIRC non si potevano ottenere informazioni di base come nome e cognome, età, sesso, foto profilo. Ogni utente aveva un nickname personale e basta. Tuttavia era possibile risalire all’indirizzo IP, che forse in alcuni casi, una volta imbattuti in utenti esperti, ai limiti dell’hacking, era cosa assai più pericolosa. Infatti attraverso l’indirizzo IP si poteva entrare direttamente all’interno delle directory del proprio pc e consultare documenti anche importanti.

Oggi i social network dal primo momento dell’iscrizione fino alle impostazioni di condivisione dei post ci interrogano sulla nostra consapevolezza riguardo il diritto alla privacy e ci mettono a disposizione degli strumenti per proteggerci e per segnalare eventuali violazioni. Un fattore che mIRC non prevedeva assolutamente: il suo standard di programmazione open source presumeva una libertà a volte smisurata e, oltre ai credits di ciascuno script, non vi erano molte avvertenze.

Tuttavia dopo i recenti casi che hanno coinvolto Facebook, in particolare il caso di Cambridge Analytica in cui 87 milioni di utenti hanno subito violazioni alla privacy, ci fa riflettere su quanto ancora ci sia da lavorare per i nostri diritti di utenti e quanto la privacy talvolta risulti soltanto velata e non sostanziale.

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I Bot? I primi prototipi erano su IRC

I servizi di messaggistica istantanea si sono evoluti tantissimo nel corso degli anni. Oltre alle (a volte fastidiose) inserzioni pubblicitarie, alle emoticon sempre più numerose e alle funzioni di rilevazione del volto per ottenere selfie sempre più colorati e particolari, si ritiene che la più grande innovazione degli ultimi tempi siano i Bot.

Il Bot non è nient’altro che un programma che accede alla rete attraverso i medesimi canali degli utenti normali per svolgere funzioni automatizzate. Volgarmente è l’equivalente di un robot che parla e agisce autonomamente con gli umani. Sono in crescita ad oggi i servizi di messaggistica istantanea con i Bot per accedere a servizi ed acquistare prodotti.

I primi esempi di Bot che certamente ricorderanno i millennials sono quelli presenti sui server IRC. Anch’essi avevano la funzione di svolgere azioni automatizzate, di gestire un database di informazioni e di essere quasi impenetrabili. La maggior parte di essi avevano la funzione di proteggere i canali da intrusioni, da eventuali scalate e da irregolarità.

Ed ecco, sarebbe proprio qui l’innovazione: si potrebbero affidare ai Bot questi sistemi di protezione automatizzata dalle violazioni di privacy e da tutte le violazioni degli standard dei social network. Tenendo presente che l’occhio di un essere umano vedrà sempre meglio di una macchina, oggi come vent’anni fa.





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5 consigli per emergere su Instagram con i tuoi contenuti di Food & Beverage


Questo articolo è stato scritto da Susana Alonso, Blogger, Sommelier e docente del Corso Digital Marketing per il Food & Wine di Ninja Academy.

Ormai Instagram è una vera forza della natura online. La piattaforma è ben consapevole della sua grandezza e delle sue potenzialità, e continua a sviluppare nuovi strumenti dedicati agli account Business. I suoi analytics sono sempre più avanzati, le Instagram Stories sono una grande opportunità di business e gli shoppable Instagram post chiudono per ora un circolo virtuoso che potrebbe presto arricchirsi di nuovi elementi.

Se ciò non basta a convincerti, considera le ultime statistiche, pubblicate da Knowledge enthusiast: Instagram ha più di un miliardo di utenti attivi al mese, e ognuno passa in media 55 minuti al giorno sulla piattaforma. In Italia, le cifre non sono meno sorprendenti: parliamo infatti di 19 milioni di utenti attivi al mese.

Se il tuo business rientra nel settore del Food & Beverage, allora la tua presenza in questo social è certamente d’obbligo. Vediamo dunque come mettersi in regola per emergere in questo interessante social in continua crescita.

1. Crea un richiamo estetico che ti renda unico e riconoscibile

Credo che la chiave per avere successo su Instagram sia riuscire a creare un’immagine del brand riconoscibile e consistente.

Dunque, innanzitutto dovrai capire che cosa rende unico il tuo brand, stabilire il tipo di messaggio che intendi diffondere su questa piattaforma, e avere chiari i tuoi obiettivi di business.

Quando si parte con una nuova azione di comunicazione, è fondamentale cercare di parlare da subito alle persone giuste. Identifica dunque le tue buyer personas e scegli con cura un tono di voce aziendale che rifletta l’anima del brand.

Ma una brand image ben distinguibile è fatta anche di consistenza. Perciò dovrai identificare e seguire un filo conduttore che leghi i post del tuo feed. Puoi puntare sul soggetto delle foto, sui filtri, sugli schemi di colori o sullo stile dei tuoi sfondi: scegli un elemento unificante e fanne il perno della tua comunicazione.

Da qualche giorno su Instagram sono disponibili i Nametag. Io li sto ancora testando, ma è già chiaro che possono essere molto utili per diffondere il tuo account Instagram su altri social, sul tuo sito o anche su del materiale cartaceo.

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2. Usa foto di qualità (e cura la messa in scena)

Le fotografie improvvisate, senza filtri o editing danno spesso un’idea di poca professionalità. Bisogna curare al massimo la qualità delle foto, e usarle per trasmettere visivamente e immediatamente la cura e l’attenzione che l’azienda pone in tutto ciò che fa.

Per esempio, puoi mostrare la cura che metti nel realizzare i tuoi piatti, o testimoniare un evento che hai organizzato nella tua location, o condividere vedute degli angoli più particolari del tuo locale (ristorante, wine bar, cantina, azienda, ecc.). Includi queste idee nel piano editoriale di Instagram e sperimenta scattando.

Se proprio non trovi in tempo o non riesci a fare il lavoro visual da solo, allora contatta un professionista. Puoi accordarti per realizzare degli scatti con una scadenza programmata. Per esempio, se hai una vigna, un uliveto, o un frutteto, puoi programmare una sessione di scatti ogni due mesi, per riuscire ad avere una testimonianza in tempo reale dell’evoluzione delle piante e dei frutti.

Dedica tempo alla fase di styling, per esaltare i colori e le forme e riuscire così a trasmettere gli aromi e i sapori. Bisogna cercare di proiettare, per così dire, i piatti fuori dalla cornice dell’immagine, e stimolare al massimo il desiderio dell’osservatore.

Una parte importante della buona riuscita delle foto è data dall’allestimento che decidi di usare per lo sfondo. Basta poco: assi di legno, meglio ancora se usate e rovinate, per comunicare un’atmosfera rustica e familiare; un corredo di tovaglie e altre stoffe; se hai bisogno di colori, con poca spesa puoi acquistare carte e cartoncini fantasia.

instagram food & beverage

3. Ama le Stories e sarai amato

Confesso che all’inizio non comprendevo le opportunità di business delle Stories. Mi sembrava che lo sforzo per produrre contenuti coinvolgenti fosse esagerato rispetto alla durata effimera di questi strumenti. Ma da quando è possibile mettere le Stories in evidenzia, ho cambiato radicalmente opinione.

Le Storie sono contenitori ideali per scene del backstage o per gli scatti spontanei. Puoi includere brevi filmati che raccontano il lavoro dietro le quinte: la mis en place, la ricezione delle materie prime, la scelta del menù del giorno, ecc. E ricorda che puoi sempre personalizzare le foto usando i filtri, le menzioni, gli hashtag, il luogo e la data. Ovviamente, puoi anche aggiungere dei testi.

Anche i sondaggi funzionano bene come Stories. Oltre che a illustrare momenti più spensierati della vita aziendale, le Instagram Stories sono ideali per mostrare una ricetta o un processo produttivo. Il risultato può essere una specie di foto-tutorial o di mini-video che spiega passo a passo il procedimento per realizzare un piatto o un drink.

Questo negozio di frutta e verdura, che ha un numero notevole di follower, usa le sue stories per comunicare i suoi traguardi, come per esempio i primi venti anni di attività. Ma le storie sono usate dal brand anche per sensibilizzare il proprio pubblico a donare a chi ha bisogno (un breve video incluso nelle Stories rimanda alla landing page della donazione).

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4. Fai storytelling in ogni pubblicazione

Anche se forse non ne sei consapevole, quando parli di cibo o di bevande, stai già facendo dello storytelling. Infatti, fare storytelling del cibo e del vino non significa produrre una fiction letteraria, o in generale una storia inventata. Ricorda che non dovresti mai smettere di essere sincero o realista solo per cercare di risultare più accattivante.

Quando parliamo di Instagram, parliamo della piattaforma visual per eccellenza per il Food & Beverage. Ma usare il visual non significa che non puoi anche sfruttare efficacemente dei testi di accompagnamento.

Anzi, i testi ti permettono di dare tante sfumature diverse alle tue storie. Perciò è bene dedicare una sezione distinta del Calendario Editoriale a Instagram.

Nella tua pianificazione per questo canale dovresti includere le foto che andrai a pubblicare, le didascalie che aggiungerai (eventualmente specificando bene gli emoji da usare), e gli hashtag.

Ecco alcuni temi da sviluppare nei tuoi racconti visuali e testuali:

  • puoi raccontare come è nata una certa ricetta (idea di fondo, scelta delle materie prime, aggiunta di particolari, modifiche finali, variazioni successive).
  • Se hai un birrificio, puoi raccontare l’arrivo dei luppoli e del malto che userai per rendere la tua birra inconfondibile.
  • Se sei un sommelier, puoi mostrare i ferri del mestiere: bicchieri, bottiglie, collezioni, libri che consulti per aggiornarti, foto che ti ritraggono mentre fai servizio, ecc.

Nella pianificazione delle pubblicazioni, ricordati di lasciare spazio anche alla promozione degli eventi: incontri, fiere di settore, presentazioni di prodotti, degustazioni, ecc. Spesso nel racconto degli eventi less is more: non pubblicare troppo scatti; invece scegline pochi, di qualità e rappresentativi di momenti notevoli del meeting.

Spesso gli storytelling migliori sono quelli di vita vissuta: racconta le esperienze, sia con le foto sia con le didascalie e con gli hashtag.

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5. Metti le persone al centro della tua strategia

Follower, clienti, dipendenti e Influencer: sono loro il vero fulcro della tua comunicazione, anche su Instagram.

Su una piattaforma social, è fondamentale pubblicare ciò che interessa al tuo pubblico e, in generale, alle persone che sono coinvolte nelle attività della tua azienda.

Per riuscirci, è necessario fare analisi e listening periodici. Così potrai capire quali post hanno avuto più successo, controllare l’adeguatezza del tuo target e migliorare i tuoi contenuti.
Bisogna monitorare sempre il lavoro. Oltre alle statistiche dell’account aziendale, bisognerebbe tenere sotto controllo anche le menzioni al tuo brand e i tuoi hashtag.

Generalmente il repost degli UGC (User Generated Content) è molto gradito. Riposta dunque i contenuti che ti riguardano pubblicati dai tuoi clienti e avventori: chi ha mangiato nel tuo ristorante, chi ha bevuto la tua birra, chi ha degustato i tuoi prodotti biologici. È un ottimo modo per dimostrare la tua riconoscenza, oltre che una vera e propria tipologia distinta di contenuti.

I dipendenti sono i primi testimonial dei brand. Nel Food & Beverage, le persone sono un ingrediente fondamentale della ricetta!
Pensa alle fotografie di chi prepara le tagliatelle a mano; agli operai che raccolgono l’uva durante la vendemmia; ai dipendenti che mungono le mucche all’alba. Dedicare spazio alle persone che collaborano con te significa dedicare spazio alla faccia più nobile e sensibile del business. Ed è certamente un contenuto sempre più apprezzato e diffuso.

Fra le persone che possono contribuire alla comunicazione del tuo brand, non bisogna dimenticare gli Influencer. Se sei interessato a implementare una campagna di Influencer Marketing nella tua strategia digitale (e credo che tu lo debba fare presto), allora dovresti iniziare con un lavoro di selezione delle voci più importanti, interessanti, o simpatiche.
Non dovresti guardare solo al numero di follower di un certo Influencer, ma anche analizzare il suo stile, e capire se è in linea con il tuo stile, e se davvero può esserti utile.
Nel mondo del vino puoi trovare tanti “wine influencer”. Ce ne sono di molto famosi e di meno noti, di più o meno competenti, di più o meno capaci di influenzare con immagini o parole una certa audience. Studia le personalità, tieni conto dei tuoi obiettivi e del tuo budget, e solo dopo decidi chi coinvolgere.

LEGGI ANCHE: Food, eCommerce, Moda, Turismo e Tech, a ogni settore la sua campagna di marketing

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Conclusioni

Magari ci avevi provato, ma poi hai pensato che Instagram non era adatto al tuo brand. Spero che questi cinque tips ti abbiano fatto cambiare idea!

Come in ogni altro canale social, per emergere bisogna lavorare con ordine e costanza: stabilire obiettivi chiari e realistici, seguire un calendario preciso, allocare un budget (includendo gli ads), identificare i KPI (Key Performance Indicator, cioè le metriche di controllo del lavoro).

Ascolta, crea e pubblica. E non dimenticarti di partecipare alle discussioni: i tuoi follower saranno sempre felici di ricevere risposta ai loro commenti e apprezzamenti.





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4 tattiche (basate sui dati) per capire se per il tuo sito web è meglio la SEO o il PPC


Il panorama dei motori di ricerca è cambiato notevolmente negli ultimi decenni. Ti ricordi che aspetto aveva la SERP di Google 20 anni fa? C’è un trucchetto nascosto che rivela come appariva graficamente il motore di ricerca quando vide la luce per la prima volta. Digita “Google nel 1998” nel campo di ricerca e viaggerai letteralmente nel tempo. Il motore di ricerca acquisirà il design che aveva nel 1998 quando fu lanciato.

SEO o PPC come scegliere

E questo è quello che si vede adesso se cerchi, per esempio, “iPhone X”.

SEO o PPC come scegliere 2

Guardare questa SERP “preistorica” e l’attuale SERP di Google è come paragonare un vecchio cellulare, con funzioni e memoria limitate, ad un elegante smartphone multifunzione, pieno zeppo di app.

I risultati di ricerca sono diventati molto più dinamici e personalizzati. Di conseguenza, ritagliarsi un posticino nella SERP di Google è diventato più difficile che mai. Se prima Google era principalmente composto da 10 link blu, oggi la sua pagina dei risultati di ricerca è costituita da più elementi, maggiore vitalità e più contesti anticipati.

Man mano che il motore di ricerca si evolve, anche i professionisti dell’inbound marketing e della SEO si evolvono, combinando strategie SEO (search engine optimization) e PPC (pay per click): non ci si concentra più solo sull’essere il numero uno, ma piuttosto si cerca di conquistare più caselle nella prima pagina di Google. Sia SEO che PPC, dunque, aiutano i proprietari di siti web ad incrementare la loro visibilità sulla SERP.

Ma come scegliere la giusta strategia adatta al tuo sito? Come trovare e mantenere il giusto equilibrio tra tattiche organiche e retribuite?

Per abbracciare tutti questi cambiamenti e adattarsi a loro, è più che mai importante capire come si presentino le SERP nel nostro specifico settore. In questo post, scopriremo insieme come esplorare il mercato e valutare il panorama di ricerca competitivo nella nostra nicchia in modo da scegliere la strategia giusta, che funzioni al meglio per il nostro business e ci aiuti a superare i nostri diretti concorrenti.

1. Esplora la concorrenza locale nel SEO e nel PPC

Sia PPC che SEO possono essere un’arma potente per indirizzare il traffico mirato al nostro sito web. Ma su quale di queste strategie dovresti concentrarti per prima?

Per un approccio basato sui dati, ad esempio, puoi utilizzare il nuovo strumento CPC Map di SEMrush. Si tratta di una mappa che mostra il costo medio per clic in una particolare regione per una determinata nicchia. Con il suo aiuto puoi analizzare i costi pubblicitari in diversi stati e confrontare sia il CPC medio che il volume di ricerca medio in 17 differenti settori.

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2. Scopri le funzionalità della SERP utili nella tua nicchia

Oltre alle normali inserzioni organiche, le pagine dei risultati di ricerca possono contenere altre varianti di contenuto, come le funzionalità SERP. Queste funzionalità sono elementi speciali che aggiungono più informazioni e vanno oltre i risultati di ricerca standard.

Di seguito sono solo alcune delle più popolari funzionalità di Google SERP:

  • Featured Snippet. Un tipo speciale di risultati di ricerca che mirano a rispondere alla domanda dell’utente. Questo frammento viene visualizzato in una casella sopra i risultati organici, offrendo alla tua pagina una maggiore visibilità e aumentando la tua autorevolezza come esperto del settore, il che può generare molto traffico sul tuo sito. In genere, gli “snippet” in primo piano rappresentano un’opportunità per le pagine che si collocano nelle prime cinque posizioni.

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  • Local Pack. Questa funzione offre un coinvolgimento dell’utente e un CTR significativamente elevati. Il local pack è un insieme di tre risultati locali sotto una mappa di Google con segnaposto che indicano la posizione dell’attività. Quando si tratta di aziende fisiche, questa funzione non può essere ignorata.

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  • Sitelinks. Collegamenti a singole pagine del tuo sito web sotto il principale risultato di ricerca organica. I sitelink si basano sulla struttura del tuo sito. Questi elementi aiutano le persone a trovare rapidamente ciò che stanno cercando e quindi a creare un CTR migliore rispetto agli elenchi standard.

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  • Recensioni. Osserva le stelle che a volte vengono visualizzate per prodotti, ricette e altri elementi pertinenti. Le recensioni arricchiscono gli snippet standard con stelle gialle sotto l’URL, rendendo i risultati di ricerca abituali più evidenti e aiutano la tua attività a catturare l’attenzione di un utente.

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Quindi se non stai capitalizzando sulle SERP feature che sono rilevanti per il tuo sito web, potresti perdere una buona opportunità per avere più spazio su Google. Anche se il sito web si classifica nei risultati di ricerca a pagamento, vale la pena provare a raggiungere quella posizione zero che può aiutarti a migliorare la tua visibilità e credibilità agli occhi degli utenti.

3. Scopri quanto sono popolari gli annunci PLA nel tuo settore

I Product Listing Ads (PLA) vengono visualizzati in un blocco speciale di annunci Google progettato per vendere direttamente i prodotti. Questi risultati vengono visualizzati con informazioni dettagliate, come un nome di dominio, un link che indirizza alla pagina del prodotto, il prezzo e l’immagine dello stesso prodotto. I risultati della ricerca shopping sono posizionamenti a pagamento, ma rispetto ai normali frammenti di annunci Google, sono decisamente più accattivanti.

I risultati di Google Shopping ti consentono di posizionare i tuoi prodotti sotto i riflettori — in alto o in alto a destra di una SERP sopra i normali frammenti di annunci Google – e come  risultati in primo piano aiutano a spingere i consumatori ad acquistare i tuoi prodotti.

Gli annunci di Google Shopping di solito portano a percentuali di clic più elevate rispetto agli annunci di testo normali. D’altra parte, mentre il traffico aumenta, più clic significano spendere più budget nella pubblicità. Quindi, come decidere se utilizzare i PLA o attenersi alla strategia organica e potenziarla con annunci Google standard?

Prima di tutto, vale la pena di ricercare l’uso dei PLA tra i tuoi concorrenti per capire meglio come gli altri eCommerce player della tua nicchia preparino il loro percorso verso il successo.

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Se il tuo settore è poco competitivo in Google Shopping e c’è un piccolo numero di aziende che utilizzano i PLA, forse ha senso cogliere l’opportunità di indirizzare il traffico al tuo sito attraverso questo canale. In questo caso, gli annunci di Google Shopping potrebbero essere meno costosi per conversione rispetto ai risultati di ricerca a pagamento e agli annunci visualizzati.

Tuttavia, i PLA funzionano solo per le attività degli eCommerce che utilizzano Google Merchant Center. Innanzitutto, devi specificare i dati prodotto nell’account Google Merchant e configurare i tuoi PLA.

D’altra parte, se operate in una nicchia con molti concorrenti che utilizzano i PLA, ridistribuire il tuo budget ad altri canali può essere una buona idea, soprattutto se possiedi un’attività di eCommerce di ridotte dimensioni. Non c’è praticamente alcun vantaggio per le piccole aziende con budget limitati nel competere con gli squali dell’eCommerce su Google Shopping.

4. Analizza le strategie dei tuoi concorrenti, a pagamento e organiche, in riferimento alle branded keywords

In genere si tende ad utilizzare le cosiddette branded keywords solo nelle loro strategie di ricerca organica: perché spendere soldi per mostrare il nome della tua azienda, se i termini inclusi nel marchio sono già attivi nei risultati organici?

D’altra parte, se non stai posizionando il nome del tuo prodotto potresti perdere alcune opportunità eccezionali per il tuo sito web quando gli utenti cercano direttamente il brand. Anche per un’azienda con un budget limitato, ha senso investire almeno una piccola cifra in branded keywords. Ecco perché:

  1. per dominare la tua SERP e costruire la tua credibilità. Se il brand compare a sia nei risultati di ricerca organici che in quelli a pagamento, aumenterai naturalmente la tua visibilità nella SERP. Inoltre, questo ti aiuterà a mostrare alle persone che sei un player importante nella tua attività. Adidas, per esempio, domina la metà superiore della SERP, creando maggiore credibilità e fiducia nel marchio.

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  1. I tuoi rivali potrebbero rubarti da sotto il naso i termini collegati al tuo brand. Ci sono state molte discussioni riguardo a questa pratica. Ad ogni modo, alcune aziende usano efficacemente la strategia di puntare sui termini di marca dei loro concorrenti. Quindi è meglio assicurarti di avere il controllo delle parole chiave legate al tuo marchio per salvare la tua posizione in SERP e scoraggiare i click verso il sito web dei concorrenti.
  2. Puoi avere più opportunità per creare il tuo messaggio. Gli annunci ti offrono un buon mezzo per essere creativo e conquistare il cuore dei tuoi clienti con un messaggio accattivante che li convincerà a dirigersi verso il tuo sito. Inoltre, puoi indirizzarli alle tue migliori landing page tramite meccanismi di ricerca a pagamento.

Se non sei sicuro di voler provare questa strategia, inizia con la ricerca per scoprire quale tattica è più popolare nella tua nicchia specifica usando ad esempio Keyword Gap.

Per confrontare le parole chiave a pagamento e quelle organiche del tuo competitor, inserisci due volte lo stesso dominio, seleziona le parole chiave organiche e a pagamento e clicca su “Parole chiave comuni” come tipo di intersezione. Nei risultati puoi vedere quali strategie sono più usate tra i concorrenti.

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Come conciliare SEO e PPC

Come abbiamo visto, la visibilità in SERP oggi è una scienza molto più complessa del 1998. La diversità delle SERP è diventata la naturale evoluzione di Google e l’aspetto effettivo di una pagina dei risultati di ricerca dipende in larga misura dal settore in cui lavori. Ciò significa che la ricerca della tua nicchia specifica continua ad essere di fondamentale importanza per il tuo successo.

Guarda quali pratiche usano i tuoi concorrenti e se quelle tattiche funzionano. Scopri quali feauture della SERP sono più rilevanti nel tuo settore e quali trucchi usano gli altri siti per raggiungere i risultati desiderati. Utilizza questa miniera d’oro di dati e osserva i risultati da ogni prospettiva per avere un’idea esatta di ciò che sia meglio per il tuo sito web. Assicurati, infine, che le tue strategie organiche e a pagamento non interferiscano l’una con l’altra, ma si completino a vicenda e cerca di determinare il mix ottimale di SEO e PPC per il tuo brand.





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Affiliate Marketing, come funziona e perché sempre più gruppi editoriali lo usano


12 ore.

È questo il tempo che l’utente medio dedica ogni giorno alla fruizione di contenuti. Un tempo destinato ad aumentare di soli 18 minuti nei prossimi 5 anni, il che significa che l’attenzione umana, già praticamente satura, è il nuovo terreno di competizione per tutti i player, fuori e dentro la rete.

Per descrivere il fenomeno in USA si è arrivato a parlare addirittura di “peak media”.

Il digitale è ovviamente il mezzo più usato per la fruizione del contenuto: un cambiamento reso possibile dall’ascesa di internet, che ha costretto non solo i merchant e i service provider ma anche i gruppi editoriali a ripensare il proprio modo di fare business.

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Perché quindi l’affiliate marketing?

Il fatturato pubblicitario derivante dalla stampa è infatti in calo costante dal 2012 e il duopolio di Facebook e Google ha reso necessario trovare strategie pubblicitarie alternative.

Ecco quindi perché sono sempre di più i gruppi editoriali che potremmo definire “tradizionali” che si stanno rivolgendo all’affiliazione, un business in continua crescita che vale oggi 13 miliardi di euro a livello globale (fonte: The Awin Report 2017/2018), per aumentare le entrate. Una scelta fatta anche per compensare l’inefficienza e la mancanza di risultati di altri metodi di monetizzazione standard, quali ad esempio gli annunci display, e in grado di arginare anche il crescente utilizzo degli ad blocker da parte degli utenti.

Tutto questo grazie a un semplice principio: la non invasività. Il lettore è sempre al primo posto e quello che gli si offre è un vero e proprio servizio; una lettura non solo interessante ma anche utile grazie a review di prodotto, gallerie di immagini e link ai siti dei brand che vendono l’oggetto del desiderio (il 43% delle vendite è influenzato da consigli e promozioni). L’obiettivo è trovare i prodotti giusti per i propri clienti, non viceversa. Lettori soddisfatti si trasformano in clienti felici e in una vittoria sia per il merchant che per il publisher. Grazie a tecnologie di tracciamento, il sito che ha originato il click dell’utente, l’editore appunto, riceverà una commissione commisurata alla vendita che ha generato.

Importante è ovviamente piena trasparenza e dichiarare quindi la finalità commerciale dietro questa attività, all’inizio o alla fine dell’articolo in questione: a differenza di quanto si pensa, gli utenti non hanno alcun problema a riguardo e anzi apprezzano contenuti ben fatti che aiutano a rimuovere quell’alone di incertezza che aleggia tutti gli acquisti effettuati online (“il prodotto che ho ordinato sarà come quello della foto? E se fosse di scarsa qualità?”). Il lettore saprà cosa compra ancora prima di ricevere il prodotto davanti alla porta di casa.

Gli stessi influencer d’altronde ci stanno abituando ormai agli hashtag #ad, #adv e #advertising all’interno di post e story.

All’estero troviamo tanti importanti nomi dell’editoria che già lavorano con network d’affiliazione come il Time, Telegraph, DailyMail, Independent e Business Insider. Grazie all’expertise acquisita sul mercato USA e UK infatti, da sempre precursori delle tendenze del digitale europeo, il network di affiliazione internazionale Awin ha già raccolto interessanti insight e best practice.

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 I dati dell’affiliazione

I gruppi editoriali che hanno iniziato a lavorare con l’affiliate marketing hanno registrato un aumento del 31% del traffico e una crescita del 53% delle vendite che hanno contribuito a generare tra gennaio – aprile 2017 vs. gennaio – aprile 2018. Un altro fattore rilevante è come l’utilizzo dei codici sconto all’interno dei propri contenuti aumenti notevolmente i tassi di conversione, che hanno raggiunto il 2,28%, a differenza di una media di settore dell’1% -2%. Interessante anche notare come lo share delle vendite effettuate via desktop e mobile sia praticamente 50-50 (con rispettivamente il 54% vs. il 46%), che aiuta a contestualizzare come vengono fruiti digitalmente i contenuti dei grandi editori. Per finire, i contenuti non conoscono limiti di tempo: gli articoli contribuiscono a generare revenue fino a 33 mesi dopo la loro pubblicazione, e senza costi aggiuntivi (SEO, baby!).

Anche in Italia ci si prepara a seguire queste orme e sono già attive le partnership con ViviMilano, Notizie.it, Consigli.it, Today.it e Il Post. Proprio con Il Post ad esempio è stato realizzato un articolo in occasione del Black Friday 2017, che ha coinvolto, tra gli altri, alcuni clienti del network Awin (Unieuro, eDreams, Euronics, La Feltrinelli), che hanno registrato un AOV di 131 euro.

Grazie all’expertise del gruppo, Awin fornisce consulenza a tutte le realtà che desiderano avvicinarsi al mondo della pubblicità personalizzata, aiutandoli a stabilire che tipo di contenuto scegliere e quali strumenti utilizzare per rendere più efficace l’attività di promozione.





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5 strumenti utili per diversificare la promozione dei tuoi contenuti online


La famosa frase content is king risuona negli ultimi anni come un mantra tra i marketer. Pronunciata per la prima volta da Bill Gates nel 1996, esprime il concetto che sia sufficiente creare dei buoni contenuti per generare audience e quindi, di riflesso, per incrementare il proprio business. Spesso però, nel mondo del web sovraffollato di testi, immagini e video, creare un buon contenuto non è più sufficiente. 

Se è sensato pensare che per far emergere il proprio brand sia non solo consigliato, bensì necessario, pubblicare contenuti d’alta qualità, oggi c’è di più: è fondamentale assicurarsi che questi contenuti arrivino di fronte a quante più persone (interessate) possibili. E come succede nella maggior parte delle cose della vita, l’obiettivo sarà tanto più semplice da raggiungere quanto più si utilizzeranno i giusti strumenti per ottenerlo.

Ecco perché abbiamo cercato cinque strumenti utili per la promozione dei contenuti sul web. Prova ad utilizzarli: potrebbero aprirsi delle porte verso il tuo pubblico che finora non avevi preso in considerazione.

LEGGI ANCHE: La differenza tra branded content e content marketing spiegata attraverso un esempio concreto

Sumo, per le condivisioni social dei contenuti

Sumo offre parecchi strumenti per i content marketer, tra i quali due particolarmente interessanti:

  • un generatore di elenchi che consente di impostare con molta facilità dei popup di acquisizione contatti all’interno del sito web o blog;
  • pulsanti di condivisione social che vengono visualizzati in ogni pagina consentendo ai lettori di fare sharing con immediatezza e facilità e al contempo mostrando quante volte è stato condiviso il post.

Sumo esiste sia in versione free che a pagamento.

Content marketing, nove consigli per la tua strategia

Sniply, per creare call to action accattivanti

Sniply è uno strumento che consente di migliorare ogni link condiviso. Oltre ad essere un URL shortener, aggiunge al link generato un box con una call to action.
Quando gli utenti faranno click sul link creato da Sniply, vedranno non solo l’articolo, ma anche la CTA. Ed è proprio questo ad essere interessante. La call to action, infatti, è ampiamente personalizzabile: potrà essere ad esempio un pulsante che rimanda al sito, un link testuale, un banner o un form che permette agli utenti di iscriversi alla newsletter; si potrà anche sceglierne il colore, la posizione e il testo. Inoltre Sniply si integra con i browser Firefox e Chrome grazie a delle comode estensioni, rendendo il processo di creazione ancora più immediato.

Lo strumento non è gratuito, ma il prezzo non è proibitivo.

LEGGI ANCHE: 4 modi per promuovere i tuoi contenuti online rendendoli più interessanti

Medium, per raggiungere un pubblico più ampio

Medium è una piattaforma di pubblicazione di contenuti aperta che consente di pubblicare articoli su quasi tutti gli argomenti possibili ed immaginabili. Nata per offrire agli utenti di Twitter uno spazio più ampio di quello dedicato dal sito di microblogging, Medium importa dai social network il sistema di like e commenti.

Medium si differenzia dalle altre piattaforme di blogging per l’organizzazione interna simile a un giornale. “Medium non si basa su chi sei o cosa sai, ma su ciò che hai da dire”, aveva sintetizzato il fondatore della piattaforma al suo debutto.
Pubblicando articoli su Medium si otterrà l’accesso immediato ad un pubblico nuovo e soprattutto molto ampio: SimilarWeb segnala che il sito si avvicina ai 100 milioni di visitatori mensili!

Il prezzo? Medium è gratuito.

Come creare la strategia di content marketing in lingua straniera 2

Ahrefs, per sapere tutto su link e backlink

Ahrefs è uno strumento SEO molto utile per i content marketers. Questo tool ha il più grande database di pagine e link indicizzati, il ché significa che si possono carpire moltissime informazioni sui backlink della concorrenza e lasciarsi così ispirare.

Per i link-builders Ahrefs è un must assoluto, anche se non è gratuito.

Quuu Promote, per allargare il pubblico

Se il nostro obiettivo è quello di promuovere i contenuti, allora è probabile che ciò che Quuu Promote ha da offrire ci farà cadere in tentazione.
Inviando un articolo a Quuu Promote questo verrà automaticamente condiviso da centinaia di account Twitter, Facebook, Pinterest e Linkedin reali.

Ma come funziona? Gli utenti registrati si iscrivono in maniera gratuita per mantenere attivi i loro profili social condividendo contenuti di qualità e pertinenti al loro settore d’interesse creati da persone che pagano per distribuire i loro contenuti tramite questi account. Un win-win semplice ed efficace per aumentare le condivisioni dei contenuti.

Quuu Promote non è gratuito. Ne vale la pena? Se vuoi promuovere contenuti in modo più ampio possibile, sì, fa al caso tuo.





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Le funzionalità di Google Analytics che non puoi non usare


Un buon Marketer lo sa: saper scrivere bene e con attenzione alla SEO non è abbastanza per riuscire a conquistare le prime posizioni sui motori di ricerca, oggi.

Serve molto di più, soprattutto la capacità di analizzare i dati con occhio attento e critico, per scovare informazioni utili e scoprire possibili margini di miglioramento. E il migliore amico di ogni esperto SEO & SEM, in questo senso, è sempre lui, l’unico e il solo: Google Analytics.

Un mondo fatto di infinite variabili, che si possono combinare insieme in mille modi diversi per ottenere una mole di informazioni pazzesca: dal monitoraggio della provenienza del traffico alla comprensione dei percorsi di navigazione, ecco il mondo in cui si deve muovere l’esperto SEO e SEM oggi.

Durante la Free Masterclass “Google Analytics Ninja” del 30 ottobre Gianpaolo Lorusso, docente del corso SEO&SEM Energy (formula online + LAB) condividerà con noi alcuni dei segreti per conquistare Google Analytics e far cantare i dati come usignoli.

Scopriremo il potere dei dati per la SEO e la SEM, imparando quali sono le funzioni avanzate di Google Analytics da conoscere e come si può far evolvere il valore di Google Analytics per il proprio business.

>> ISCRIVITI SUBITO ALLA FREE MASTERCLASS “Google Analytics Ninja”

google analytics

Cosa imparerai durante la Free Masterclass

La maggior parte degli utenti conoscono e utilizzano solo la punta dell’iceberg di Google Analytics, lasciandosi sfuggire una quantità di informazioni fondamentali per il successo delle proprie campagne di Search Engine marketing e Inbound marketing.

Dopo la Free Masterclass, invece, saprai:

  • migliorare il tracciamento delle tue conversioni
  • scoprire nuovi insight analizzando il comportamento dei visitatori
  • intervenire in tempo reale per ottimizzare le tue campagne

Iscriviti subito alla Free Masterclass, i posti per la diretta sono limitati! Ma se proprio non ce la fai a seguire la lezione del 30 ottobre, potrai sempre riguardare la lezione on demand a distanza di pochi giorni nella tua area utente su Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
SEO&SEM Energy

martedì 30 ottobre dalle ore 13 alle 14

“Google Analytics Ninja”
con
Gianpaolo Lorusso

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E tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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