Breve storia di Boston Dynamics e dei suoi sbalorditivi robot


Non bisogna essere complottisti o paranoici per rimanere meravigliati dall’ultimo video rilasciato dalla Boston Dynamics, “Parkour Atlas“. Atlas, il protagonista della clip, non è uno sportivo, né tanto meno una persona: è un robot, fatto di metallo e circuiti, e sì, nel video fa proprio parkour.

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Con una fluidità di movimenti che farebbe invidia a molti di noi, lo vediamo correre, saltare un tronco d’albero, saltare su scalini di 40cm ciascuno, utilizzare un solo piede per bilanciarsi, e i muscoli di una sola gamba per saltare di gradino in gradino fino alla cima. Manca solo un inchino finale per il pubblico, ma i robot non hanno bisogno di applausi: Atlas salta perché è stato programmato per farlo, non per impressionare i suoi fan.

Guardarlo in questa performance ha un effetto straniante: da una parte il nostro cervello lo osserva come guarderebbe uno film di fantascienza di un passato non troppo lontano, in cui i robot fanno cose straordinarie. Dall’altra parte ci rendiamo conto con un po’ di sconcerto del fatto che in realtà non è un film di fantascienza. La scienza ha superato la fantasia. Ed è solo l’inizio, dato che un nuovo capitolo della Boston Dynamics è appena iniziato, con l’acquisizione della società nel 2017 da parte di un’azienda giapponese, la SoftBank.

Come siamo arrivati fin qui e dove stiamo andando? Ecco, per rispondere a queste domande è interessante guardare all’albero genealogico della famiglia robotica Boston Dynamics.

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Boston Dynamics: dalla preistoria a Parkour Atlas

Era il lontano 2005 quando la Boston Dynamics sfornò il suo primo nato. Si chiamava BigDog ed era più un quadrupede (come tutti i bambini, anche i robot di Boston Dynamics hanno iniziato gattonando).

Il suo scopo era quella di fare il “mulo”, ovvero aiutare i soldati nel trasporto di oggetti su terreni accidentati dove robot tradizionali con ruote o cingoli non sarebbero potuti arrivare.

È stato salutato come “il robot con le gambe più ambizioso del mondo”, e in effetti non avevano tutti i torti, visto che trasportava 150 kg ad un massimo di 6 km/h e su pendenze fino a 35 gradi. Se pensiamo che stiamo parlando dello stesso periodo della nascita di Facebook, siamo veramente nella preistoria per la nostra percezione tecnologica.

La secondogenita fu Cheetah, che dal fratello più grande aveva ereditato il numero di gambe, ma che lo batteva in velocità: era in grado di correre a 45 km/h (ovvero 13 m/s), galoppando ad una velocità che gli occhi fanno fatica a seguire.

Poi arrivò LittleDog, che prendeva tutte le caratteristiche del primogenito ma le conteneva in un corpo molto più piccolo: un concentrato di tecnologia e innovazione.

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Nel 2016 alla famiglia quadrupede si è aggiunto un altro elemento, SpotMini, un mini-robot che pesa solo 25 kg e che ricorda in modo inquietante i cagnolini robotici comparsi in Black Mirror, nella puntata “MetalHead”. Quest’ultimo modello ha battuto tutti anche in abilità social, visto che il suo video ha raggiunto in poco tempo la prima posizione su YouTube, con oltre 2 milioni di views.

Da lì, il grande salto. La Boston Dynamics ha lanciato il suo primo bipede. Dalla scimmia all’uomo, verrebbe da dire.

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Uomini robotici e robot umanoidi

Si chiama PETMAN ed è un manichino creato per testare le tute di protezione da agenti chimici, ma in realtà vedendolo camminare tutto bardato la cosa pazzesca è proprio che potrebbe tranquillamente sembrare un uomo, solo con qualche difficoltà di deambulazione.

E qualche anno dopo, è nato anche il membro più maturo della famiglia: lui, Atlas. Oggi (dopo circa due anni) lo vediamo fare esercizi ginnici con estrema scioltezza, ma ci sono voluti anni e anni di studi, sperimentazioni, piccoli miglioramenti per arrivare a questo risultato. All’inizio anche Atlas doveva fermarsi prima di ogni passo difficile, per capire come superare un ostacolo con la sua serie di calcoli matematici.

Poi è arrivato a fare salti pazzeschi, persino un perfettamente eseguito backflip con tanto di gesto di vittoria alla fine, ma sempre con la spinta di entrambe le gambe.

Oggi invece Atlas è adulto e ha imparato a bilanciare il peso del suo corpo, a ragionare già mentre esegue i movimenti, senza fermarsi, a superare ostacoli saltando con solo una parte del suo corpo. Non gattona, anzi, insegna le basi della ginnastica ritmica a tutti.

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I prossimi sviluppi dei robot

Abbiamo capito chi sono, da dove vengono e come sono arrivati qui. Quello che non ha ancora risposta è dove stiano andando.

A cosa serve un robot che fa parkour o che sa fare un backflip? O un cane che solleva 150 kg?

Il primo utilizzo – è ovvio – è quello militare. Solo dopo potranno venire le più disparate applicazioni civili e magari ludiche. Così come per i droni, queste creature hanno una propensione naturale per la guerra. Ma, per questo scopo, saper fare un salto mortale o meno non cambia molto.

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Allora perché la Boston Dynamics continua a dilettarci con questi video? Perché insegnare ad Atlas trucchi più da circo che da battaglia? Non lo sappiamo, così come non sappiamo quale sia la cifra a cui Boston Dynamics è stata venduta ai giapponesi. Possiamo solo ipotizzare che per ora si tratti di una sorta di addestramento verso calcoli e funzioni sempre più complesse, ma non ci resta che aspettare e stare a vedere per scoprirlo.

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Anche in Italia c’è chi progetta un servizio di consegne suborbitali con i razzi


Il delivery è uno dei grandi campi di innovazione tecnologica su cui si gioca la battaglia competitiva tra big company. Amazon ha fatto della sperimentazione in questo campo un suo elemento distintivo, ma non è la sola a cercare soluzioni di consegna più veloci efficaci.

In effetti la tecnologia delle spedizioni è oggi la stessa di quarant’anni fa, nulla è cambiato se non una domanda crescente, più che in quantità, in velocità.

“E se si potesse spedire ad un costo minore qualsiasi pacco da ogni punto del mondo in 40 minuti?”. È questa la domanda a cui sta cercando di dare risposta un gruppo di giovani makers che potremo incontrare durante la  Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

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Che cosa sono i Corrieri Espressi Suborbitali

Il loro progetto punta, in sostanza, a creare un programma di razzi sonda ed una futura startup per mandare pacchi in 40 minuti in tutto il mondo, usando razzi suborbitali.

Utilizzando razzi suborbitali stampati in 3D, infatti, è possibile ipotizzare un nuovo modello di delivery, completamente sostenibile, si a livello economico che di materiali.

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Credits: ESA

Come nasce il progetto

Mattia Barbarossa, Francesco Renzulli, Ludovico Rainone sono tre ragazzi con la passione per l’esplorazione spaziale e con l’obiettivo di renderla molto presto una realtà di tutti. Con il programma di razzi sonda BarRen Rocketry Program e il loro progetto di startup, la Logistic Dynamics, puntano rendere lo spazio sempre più parte della nostra vita quotidiana, per poterci spingere oltre l’orbita bassa della Terra prima di quanto si possa pensare.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.

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Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team


Le abbiamo viste spesso nei lanci su altri pianeti, camminare lentamente con i loro cingoli, per poi perdersi sul suolo di Marte, ad esempio. La “Sapienza Aerospace Student Association” ha ideato un progetto che consiste nella simulazione di una sonda terrestre, ispirata a quelle lanciate dalle varie agenzie spaziali internazionali sugli altri corpi celesti.

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Che cos’è il progetto di simulazione di sonda terrestre

Il Sapienza Technology Team ha creato un rover da esplorazione in grado di muoversi autonomamente, raggiungere determinati obiettivi e svolgere particolari funzioni, a seconda di ciò che gli viene comandato.

SSRP è programmato per muoversi sia da solo che su comando a distanza dalla ground station (un computer), e deve saper riconoscere quando si presentano ostacoli davanti o dietro, fornendo continuamente dati di sensoristica al suo controllore. È inoltre previsto che sia in grado di ricaricarsi attraverso due pannelli solari e che, se richiesto, possa catturare immagini e video dalla telecamera montata a bordo.

Per raggiungere questi obiettivi, il team è partito da una base con cingoli prefabbricata, sulla quale ha montato la struttura elettromeccanica, interamente progettata e stampata in 3D. Il rover è gestito dal single-board-computer Raspberry Pi3 (in pratica un computer con sistema operativo Linux) a cui si può accedere tramite wifi.

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I sensori più importanti presenti sul rover, sono:

  • sensori di distanza: due in totale, uno davanti e uno dietro, trasmettono costantemente la distanza registrata con dei segnali ad ultrasuoni. Con un’opportuna funzione, se il rover è in movimento e se questa distanza diminuisce oltre un valore minimo, è anche in grado di fermarsi e cambiare strada;
  • l’IMU (Inertial Measurement Unit), è un complesso di sensori costituito da un accelerometro, una bussola e un giroscopio, cui si aggiunge un sensore di temperatura, e permette al rover di capire in che modo è orientato e verso che direzione si sta muovendo;
  • il pan-tilt e il servo-driver sono l’insieme della struttura e dei controlli che sorreggono e dirigono la telecamera in ogni direzione. Essa può essere diretta in alto o in basso e a destra o sinistra, attraverso l’impostazione di due servomotori (ad angolo programmabile), con un’apertura per entrambe le direzioni di 180°;
  • la telecamera (12 MP) è in grado di catturare immagini e video (ad un limitato fps) ed inviarli in tempo reale alla ground station.

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Come nasce il progetto

La AIAA-Student Branch “Sapienza Aerospace Student Association” (SASA) è l’organo locale dell’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics), formata da soli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, promossa e voluta dal Consiglio d’Area di Ingegneria Aerospaziale.

SASA è nata nel 2012 per dare agli studenti la possibilità di sviluppare le proprie idee ed approfondire argomenti di interesse tramite seminari, convegni, visite guidate, laboratori. Come esperienza di punta, offre la partecipazione a gruppi di lavoro che gareggiano in competizioni internazionali: questa attività garantisce l’opportunità di progettare un sistema ingegneristico complesso in tutte le sue fasi (ideazione, progettazione, testing), produrre report preliminari e critici per il committente e testare in volo il sistema, utilizzando metodologie professionali ed applicabili nel mondo del lavoro e della ricerca.

Tramite queste esperienze SASA vuole intervenire nel processo formativo che garantisce una corretta acquisizione di competenze per la crescita di future figure professionali tecniche e dirigenziali spese nel miglioramento del sistema universitario e del Paese. L’azione è volta a garantire una commistione tra competenze teoriche e pratiche, sviluppo di capacità secondarie proprie dell’educazione non formale (teamwork) e creazione di un network di conoscenze e scambio di competenze con gli altri Paesi.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D


Dalla sua nascita la stampa 3D ha visto le più svariate applicazioni, da quelle biomedicali a quelle nel fashion, ma soprattutto in Italia c’è un ambito nel quale questa tecnologia si sta dimostrando sempre più utile e versatile, quello dei beni culturali.

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Che cos’è la stampa 3D applicata al restauro

Nasce così l’esperienza di 3DiTALY e Formlabs sulla stampa 3D applicata al restauro di opere d’arte presenti nei musei.

Grazie a questi processi i visitatori possono vedere statue, reperti, oggetti, nel loro antico splendore e non solo immaginarli. Strumenti digitali come scanner 3D, software 3D CAD e la stampante 3D Formlabs Form 2 aiutano il restauratore a portare a termine progetti che altrimenti avrebbe dovuto abbandonare.

Il restauratore può così ricostruire velocemente e con precisione parti mancanti dell’opera d’arte, senza doversi affidare a servizi professionali esterni.

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Credits: 3ditaly.it

Come nasce il progetto

3DiTALY e Formlabs sono leader in Europa nel settore della stampa 3D professionale. Oltre a produrre e vendere stampanti 3D si occupano anche della divulgazione dei nuovi metodi produttivi dell’Industria 4.0 in tutti i campi di applicazione.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Grazie al fog computing nasce un progetto IoT per industria 4.0 e smart building


L’automazione industriale si fonde oggi anche con soluzioni di fog computing, cioè con sistemi in grado di fondere le informazioni a livello locale per determinare strategie di controllo distribuite.

Il fog computing, in pratica, estende il paradigma del cloud computing ai margini della rete, consentendo così una nuova generazione di applicazioni e servizi grazie ad una serie di caratteristiche come:

  • bassa latenza;
  • distribuzione geografica diffusa;
  • mobilità;
  • numero di nodi molto elevato;
  • ruolo predominante dell’accesso wireless;
  • forte presenza di streaming e applicazioni in tempo reale;
  • eterogeneità.

Si tratta cioè di ottimizzare l’uso della banda dati operando una prima scrematura dei dati provenienti dai sensori. Di questo tipo di tecnologia beneficiano soprattutto applicazioni come veicoli connessi, smart grid, smart cities e in generale per i sensori wireless.

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Credits: ResearchGate

Che cos’è IoT per industria 4.0 e smart building

Grazie allo sviluppo di sensori low-cost e alla loro integrazione in sistemi di automazione industriali e per smart building, il progetto IoT per industria 4.0 e smart building, presentato alla Call for Universities di  Maker Faire Rome 2018, punta allo sviluppo di una piattaforma multisensoriale basata su microcontrollore e interfacciata con il gateway KosmoServer dedicato al fog computing, mentre per le applicazioni di analytics più complesse i dati vengono memorizzati su piattaforma MongoDB ed elaborati in modo asincrono.

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Come nasce il progetto

Quello che per molti potrà sembrare arabo, è pane quotidiano per gli ideatori del progetto, Stefano Panzieri, Chiara Foglietta, Cosimo Palazzo, Dario Masucci e Riccardo Colelli, docenti e ricercatori provenienti dall’Università di “Roma Tre”.

Il progetto nasce dalla loro esperienza di ricerca nell’ambito dei sistemi di controllo industriale, della robotica e della fusione sensoriale, della protezione delle infrastrutture critiche, specialmente reti elettriche e smart grids, nello sviluppo di strumenti per il supporto alle decisioni, negli algoritmi di ottimizzazione multi-obiettivo e nella sostenibilità energetica.

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La Call for Universities di Maker Fair Rome 2018

La Call for Universities and Research Insitutes, rivolta alle Università statali e agli Istituti di Ricerca pubblici, si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i migliori progetti saranno presenti tra quelli esposti durante l’evento, dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Saranno tanti i visitatori, curiosi, makers provenienti da tutto il mondo che si confronteranno davanti a queste invenzioni.





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Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque


L’inquinamento, anche della acque, diventerà presto uno dei grandi temi da affrontare per l’intero pianeta. Da questo spunto, offerto in occasione della Giornata mondiale dell’acqua indetta dall’ONU, nasce Making Water Techs 4.0, il progetto per una piattaforma open source in grado di analizzare la qualità delle acque per definirne il livello di inquinamento, all’interno della Call for Schools di Maker Faire Rome 2018.

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inquinamento acque maker faire

Che cos’è Making Water Techs 4.0

Le innovative piattaforme, progettate e assemblate durante il corso extracurricolare organizzato dall’Istituto Massimo di Roma offrono una possibile risposta al problema: 1,8 miliardi di persone nel mondo bevono acqua contaminata e 800 bambini muoiono ogni giorno per malattie intestinali.

Al progetto hanno preso parte circa 30 studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado, guidati dall’Ing. Claudio Becchetti e da un team di volontari provenienti da vari settori: industria, scuola, università, medicina e imprenditoria.

L’obiettivo del progetto è sviluppare una nuova piattaforma costruita con materiali riciclabili che, trainata da barche a vela, sia in grado di analizzare la qualità delle acque per definire e monitorare il livello di inquinamento, conoscere ed applicare le nuove tecnologie al monitoraggio dell’acqua.

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Caboto

Come nasce l’idea

Dal punto di vista didattico, questo è servito ai ragazzi per imparare a governare modelli radiocomandanti di barche a vela sulle quali saranno installati i sensori di monitoraggio come strumento per consolidare le competenze trasversali (problem solving, team working, comunicazione efficace, perseveranza, etica, STEM), con un metodo centrato sull’apprendimento attraverso il gioco attivo, grazie alla centralità degli studenti che, attraverso l’esperienza e l’applicazione, apprendono ed utilizzano nuove tecnologie (Internet of Thimgs, sensori, software) per un uso responsabile dell’acqua.

Il progetto, che rientra nello studio delle low technologies (tecnologie semplici per bassi investimenti e massima resa) per il monitoraggio digitale tramite soluzioni Internet of Things applicate direttamente all’acqua (sensori, GPS, data-analytics software, smartphone) per conoscere in tempo reale stato di salute dell’acqua, ha l’obiettivo di far utilizzare ai ragazzi le nuove tecnologie che consentono l’analisi di parametri come la temperatura, la conducibilità, il PH e la torbidità.

Il progetto fa parte di un percorso avviato dall’Istituto Massimo già negli anni passati, con altre attività come Making Drones, Making 3D Printers, Crowd4Africa, Making RoboMagis, e ha lo scopo di rafforzare competenze determinanti nel contesto del lavoro e della vita, promuovendo lo sviluppo e la diffusione di Tecnologia Appropriata Open Source per la salute, l’educazione e lo sviluppo sostenibile.

qualità delle acque piattaforma

La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.
Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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La NASA rende pubbliche per la prima volta le registrazioni dell’Apollo 11


Quando l’Apollo 11 scese dal buio dello spazio, toccando il suolo lunare per la prima volta il 20 luglio 1969, tre uomini coraggiosi divennero immortali, tre astronauti ricordati per sempre per un singolo atto che consegnava le loro carriere alla storia. Erano Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, nomi che tutti associamo a quella prima missione sulla luna. Dietro di loro, però, sulla Terra, c’era una squadra di ingegneri, scienziati, supervisori ed esperti che alla fine hanno consentito il successo della missione spaziale.

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apollo 11 nasa

19.000 ore di audio dell’Apollo 11

Oggi, per la prima volta, la NASA ha rilasciato oltre 19.000 ore di audio di questa missione storica, con la registrazione originale di ogni voce su quelle tracce.

Nella versione rilasciata dalla NASA sono incluse le versioni digitalizzate di ogni conversazione, dal banale suono del conto alla rovescia, alla famosissima frase di Armstrong: “Questo è un piccolo passo per l’uomo; un grande passo per l’umanità”.

Le registrazioni sono disponibili sul sito dedicato all’archivio della missione della NASA e ora anche su Archive.org.

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Il progetto

Il lavoro di digitalizzazione delle registrazioni, che rappresentano ancora solo il 25% di tutte quelle del progetto Apollo, è durato cinque anni e ha visti impegnati i ricercatori e i volontari della University of Texas di Dallas e del NASA Johnson Space Center. Per ascoltare integralmente le 19.000 ore di audio, sarebbero necessari più di due anni.

Alcune di queste conversazioni erano già state diffuse, ma quelle in cui gli esperti discutevano di dettagli tecnici e a volte anche delle loro vite erano rimaste conservate in camere di sicurezza climatizzate, dove potevano essere riprodotte solo grazie a un registratore a nastro conservato presso il Johnson Space Center della NASA.

Oltre alle 19.000 ore di audio digitalizzato, i ricercatori hanno reso disponibili anche le trascrizioni di ogni conversazione, caricandole sul database e arricchendole di metadati per facilitare le future ricerche.



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L’alimentazione del futuro sarà accessibile e salutare grazie alla tecnologia

“Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo” così diceva Alberto Sordi davanti un bel piatto di pasta nella famosa scena di “Un Americano a Roma”.

Era il 1954 quando il regista Steno girava questa scena e ancora oggi un bel piatto di “maccaroni” si può mangiare con gusto, ma in porzione ridotta. Nell’alimentazione del futuro, il Maccarone potresti addirittura immaginarlo grazie alla realtà aumentata, ma al suo posto inforchettare un’ipocalorica insalata.

Tecnologia e Alimentazione del futuro

L’alimentazione del futuro sarà sempre più dipendente dalla tecnologia. Già oggi l’attenzione verso l’estetica dei piatti è aumentata a dismisura da parte dei ristoratori, a volte senza la giusta sostanza a seguito.

Perché? Una delle ragioni è il #foodporn di Instagram, cioè la corsa alla condivisione social del piatto prima del consumo. Poco importa poi se il sapore non era granché o se per mantenere la linea lo si è appena assaggiato: conta, più di tutto, il numero degli apprezzamenti sui social network.

alimentazione del futuro

Realtà aumentata per un’alimentazione sana e nutriente

In futuro con la realtà aumentata potremo percepire un piatto, vederlo e sentirne l’odore, ma in realtà mangiarne un altro.

Il dottor Katsunori Okajima, professore di Scienze dell’ambiente e dell’informazione all’Università di Yokohama, sostiene che la realtà aumentata possa essere sfruttata per incoraggiare una nutrizione sana e allo stesso tempo attrattiva per l’occhio umano. Il suo studio ha infatti dimostrato che alterando il colore e la struttura visiva di un piatto, la eating experience percepita dal cervello cambia completamente. Quello che vediamo è quindi intrinsecamente legato al sapore che percepiamo.

L’uso della realtà aumentata per l’alterazione delle abitudini alimentari non è del resto una novità. Nel 2016 infatti è stata sviluppata l’app Habit.at per bambini affetti da obesità. L’app crea scenari stimolanti intorno al piatto salutare, così che il bambino possa associarlo a una sensazione positiva e di conseguenza assumerlo più facilmente.

Dispositivi indossabili per il tracciamento delle abitudini alimentari

Aumenteranno e andranno a specializzarsi i dispositivi indossabili, che oggi sono diffusi per tracciare le attività di fitness come contapassi o cardiofrequenzimetro.

In futuro, i dispositivi indossabili potranno persino tracciare i cibi nel momento stesso in cui li stiamo mangiando e calcolarne le calorie in real time. L’azienda Gadgets & Wearables, sta sviluppando in proposito una collana che riconosce attraverso il suono di inghiottimento quale cibo stiamo ingerendo e le sue calorie.

Questo ci restituirà una figura precisa delle nostre abitudini alimentari e stile di vita, correggendola se poco salutare.

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Nutraceutica

Il mercato degli integratori alimentari è ormai da anni in continua crescita, solo in Italia le vendite sono aumentate del 7,3% nel 2017.

I medici li consigliano spesso come alternative ai medicinali e i consumatori attenti alla salute ne fanno uso per il loro benessere e per prevenire piccoli problemi di salute. 

Le ricerche scientifiche si stanno concentrando molto sull’effetto benefico dei componenti nutritivi per la cura delle patologie; solo recentemente una ricerca ha dimostrato gli effetti benefici del melograno per la prevenzione di malattie metaboliche.

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L’utilizzo e l’analisi dei Big Data così come la condivisione delle informazioni in campo di ricerca permetterà di sviluppare maggiormente il campo della nutraceutica e aumenterà la nostra consapevolezza e utilizzo degli integratori come forma di prevenzione e benessere.

Nanotecnologie

Come cambiare il sapore o la consistenza delle rape rosse in una patatina croccante? Con la nanotecnologia, cioè con la  manipolazione della materia su scala atomica e molecolare.

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Cos’è la nanotecnologia? La nanotecnologia è il campo delle scienze e tecnologie applicate che si occupa del controllo della materia su scala atomica e molecolare.

La manipolazione del cibo con le nanotecnologie, potrebbe rivelarsi una vera e propria rivoluzione per il settore alimentare, poiché permetterebbe per esempio di cambiare il valore nutrizionale di un alimento nocivo ma gustoso e al contrario trasformare il sapore di un alimento salutare ma poco saporito.

Molte aziende e istituti di ricerca oggi stanno sviluppando proprio in questa direzione applicazioni come il trattamento delle proprietà meccanico-sensoriali degli alimenti come per esempio cambiarne il sapore o la consistenza del cibo e la modifica dei valori nutrizionali. Resta in ogni caso ancora da valutare quali potrebbero essere gli eventuali impatti della manipolazione del cibo sulla salute.

Perché l’alimentazione del futuro sarà tecnologica?

La tecnologia sta già cambiando la nostra alimentazione e, come per altri settori, impatterà massivamente anche quello alimentare permettendo a una grossa fetta di popolazione mondiale di raggiungere uno standard nutrizionale adeguato e guadagnare una maggiore aspettativa di vita. In particolare la tecnologia cambierà l’alimentazione del futuro per maggiore consapevolezza sull’alimentazione riguardo ad accessibilità e sostenibilità.

alimentazione del futuro

Maggiore consapevolezza da parte del consumatore e investimenti dei governi a favore di uno stile di vita sano sono trend diffusi in tutto il globo.

La generazione dei Millennials, già oggi, dimostra un comportamento attento al benessere, con esercizio fisico regolare, alimentazione biologica e funzionale (per esempio preferenza di barrette nutrienti al posto di pillole) e attenzione alle etichette.

Per l’alimentazione del futuro il trend proseguirà e ci sarà maggior consapevolezza del consumatore, maggiori informazioni sulla provenienza e tracciamento degli alimenti (pensiamo alla blockchain nel settore alimentare) e un contributo dei governi per la prevenzione e finanziamento dell’alimentazione e stile di vita corretto ali fine di ridurre le spese del settore sanitario.

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Estinzione di alcuni cibi. Già oggi assistiamo drammaticamente al cambiamento climatico, alla scarsità di acqua ina lcune zone e alla riduzione della della biodiversità, tanto da far parlare di sesta estinzione di massa.

In futuro, la situazione potrebbe non migliorare e portare all’estinzione di cibi sulla nostra tavola. Pesce, caffè, avocado, grano duro, vino e cioccolato nella lista dei possibili estinti. La tecnologia (torniamo alla realtà aumentata) e le nanotecnologie potranno invece lasciarci il piacere e il gusto dei nostri cibi preferiti in tavola, anche se solo percettivi.

alimentazione del futuro

Sostenibilità e accessibilità al cibo. Il numero della popolazione denutrita è in crescita allarmante nel 2016  con 815 milioni rispetto al decennio precedente con 777 milioni nel 2015.

L’utilizzo di tecnologie come la biologia sintetica, l’internet delle cose, l’intelligenza artificiale, l’ingegneria genetica, la stampa 3d, i droni e la robotica permetteranno di raggiungere le food security e abbassare drasticamente  i numeri fornendo un supporto sostenibile ad agricoltori e allevatori, così come a ridurre i costi e le risorse per favorire una migliore nutrizione alla gran parte della popolazione.

Un esempio è la biofortificazione: la creazione di cibi con livelli più elevati di micronutrienti, attraverso il miglioramento genetico. Oggi la biofortificazione è stata applicata su una patata arricchita di Vitamina A e Vitamina E, che ha già dimostrato risultati positivi su 10.000 persone.

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