Flickr elimina il caricamento gratuito fino a un terabyte e porta il limite a mille foto o video


Flickr ha appena annunciato una serie di novità sia per gli account Free che per quelli Pro, segnando così ancora una volta il suo focus sulla community dei fotografi a livello mondiale.

Per cominciare Flickr non offrirà più un terabyte gratuito di archiviazione, ma consentirà di caricare al massimo 1.000 foto o video per ogni utente, indipendentemente dalle dimensioni.

C’è tempo fino all’8 gennaio 2019 per eseguire l’aggiornamento alla versione Pro del servizio o per scaricare le foto che eccedono il limite. Dopo questa data per chi eccede i mille contenuti caricati non sarà più possibile effettuare upload nella versione gratuita.

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I motivi dell’aggiornamento

Flickr ha giustificato il cambiamento sottolineando che “Sfortunatamente, i servizi ‘gratuiti’ sono raramente effettivamente gratuiti per gli utenti. I membri infatti pagano con i loro dati o con il loro tempo. Preferiremmo che questo accordo fosse trasparente”.

Ad aprile, SmugMug aveva annunciato l’acquisizione di Flickr e si era impegnata a rivitalizzare la community, anche ascoltando i pareri dei membri per capire di cosa Flickr avesse bisogno per  evolvere.

Uno dei cambiamenti più richiesti è stato un accesso più semplice: dal prossimo gennaio non ci sarà bisogno di un account Yahoo! per accedere a Flickr.

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Le novità della versione Pro

Anche per i membri di Flickr Pro ci sono novità, dato che oltre a poter archiviare senza limiti foto e video, e navigare senza pubblicità, avranno a disposizione statistiche avanzate, assistenza prioritaria di un team di supporto a livello mondiale e una community globale di oltre 100 milioni di fotografi, ad un costo di 49,99 dollari all’anno.

Il nuovo servizio, inoltre, garantirà una nuova dimensione per le foto 5K per ottimizzare le immagini su qualsiasi schermo e un aumento della riproduzione video, da tre minuti a dieci minuti (in arrivo all’inizio del 2019).

 

Secondo quando annunciato dalla società questi aggiornamenti sono solo la prima fase degli sforzi del CEO di Flickr per garantire che l’azienda fornisca un’esperienza di alta qualità alla sua community “per definire il futuro della fotografia”.





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I cinesi che hanno investito in Kenya sono accusati di discriminazioni


L’imperialismo non è morto ma vive e prospera anche nel ventunesimo secolo. Cambiano gli attori ma non il copione: il ricco alla ricerca di nuovi mondi da invadere e il povero usurpato e privato di terre e diritti e, spesso, anche della propria dignità.

È una storia vecchia come il mondo che l’essere umano ha imparato, metabolizzato ma dalla quale non riesce a uscire vincitore.

Il debole in terra straniera fa notizia mentre il popolo sottomesso dall’ospite straniero rimane spesso in un angolo invisibile all’opinione pubblica.

È quello che sta succedendo in Kenya, o meglio, in molti Paesi del continente africano che negli ultimi anni hanno conosciuto l’oscuro lato di un “nuovo neo-colonialismo”, stavolta non europeo bensì cinese.

Il video dello scandalo

Circa un mese fa iniziò a circolare in rete un video: protagonista il proprietario cinese di un’azienda a Nairobi immortalato di nascosto da un suo dipendente, Richard Ochieng’, mentre insulta il popolo keniota e il suo presidente definendoli delle scimmie.

Subito dopo la diffusione del video le forze dell’ordine hanno arrestato e processato Liu Jiaqi, come riportato anche in un tweet dell’Ufficio Immigrazione del Kenya.

Non si tratta di un episodio isolato ma di fatti, anche non direttamente legati a episodi di razzismo, che spesso degenerano in cronaca sgradevole che non fa onore a una super potenza mondiale come la Cina.

Come il caso dei quindici cinesi arrestati con l’accusa di sfruttamento della prostituzione o quello di un altro piccolo gruppo di connazionali accusati di detenere oggetti che rappresentavano una minaccia per la sicurezza nazionale (radio trasmittenti, uniformi militari, laptop e metal detector).

Investimenti e razzismo

Quando in un Paese dalle scarse risorse economiche arriva lo straniero carico di promesse di investimenti lo si accoglie a braccia aperte, ma insieme ai soldi entrerà anche molto altro.

Fu proprio il presidente cinese Deng Xiaoping (leader dal 1978 al 1992) a pronunciare la celebre frase “Se la Cina apre le sue porte, entreranno inevitabilmente delle mosche” per giustificare l’apertura del paese a un nuovo e del tutto inaspettato sistema economico che avrebbe, dagli anni ’80, condotto la Cina a diventare il colosso economico che tutti conosciamo oggi.

Oggi quelle “mosche” sono proprio i cinesi e trasmettono valori che poco servono allo sviluppo sociale del Kenya. Ad accorgersene sono soprattutto le nuove generazioni, il futuro del Paese.

Già colonia britannica dal 1920 al 1963, il Kenya visse sotto la supremazia inglese uno dei periodi più bui della sua storia, un periodo durante il quale la popolazione era costretta a circolare con dei documenti identificativi al collo.

Ma il Kenya è anche riuscito a liberarsi dal fardello imperialista divenendo una stabile e orgogliosa democrazia. Le nuove generazioni di kenioti conoscevano solo indirettamente l’esistenza o la possibilità di tali atti di razzismo domestico.

Ora invece sempre più spesso sono protagonisti di episodi di razzismo da parte della comunità cinese radicata nel paese grazie ad accordi economico-finanziari firmati tra il governo locale e quello di Pechino, sempre pronto a inondare di contanti chiunque lo accolga.

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Negli ultimi dieci anni la Cina ha investito moltissimo in diversi paesi africani creando infrastrutture e industrie in cambio di risorse naturali o riserve di gas e petrolio.

Il prezzo da pagare è stato in realtà molto più alto visto che ha causato un innalzamento del debito e spesso l’aumento di episodi di sfruttamento dei lavoratori locali da parte di aziende cinesi.

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L’amara realtà della discriminazione in Kenya

Secondo alcune testimonianze riportate in un’inchiesta del New York Times del 15 ottobre, ci sono stati gravi episodi denunciati alle autorità locali che vedono protagonisti boss cinesi in preda a deliri di onnipotenza razziale.

Come quello descritto da chi sul posto di lavoro si è visto separare i bagni dei kenioti da quelli dei cinesi o la storia degli impiegati costretti a liberare un orinatoio intasato da mozziconi di sigarette che solo i dipendenti cinesi erano autorizzati a fumare.

La popolazione cinese in Kenya è stimata intorno alle 40 mila unità, un numero non semplice da calcolare con esattezza, in parte per via del continuo viavai di persone che soggiornano per periodi relativamente brevi.

Alcuni di loro arrivano e rimangono solo pochi anni lavorando in molte aziende con ruoli dirigenziali, vivono con altri cinesi concedendosi pochissimi episodi di interazione sociale con i kenioti.

Molti di loro arrivano già con una visione gerarchica della cultura e della razza che tende a collocare gli africani in una posizione subalterna e inferiore.

Il razzismo arriva direttamente dalla Terra di Mezzo

Ma la Cina non è razzista da quando ha messo piede in Africa: si tratta di un Paese storicamente chiuso e molto spesso poco interessato, culturalmente parlando, a mettere il naso fuori dai propri confini.

Chiunque abbia visitato la Cina sa bene che – anche vivendoci per anni – agli occhi dei cinesi sarà sempre un laowai (termine colloquiale cinese per definire un forestiero, ndr.).

Non è un caso che l’immagine stereotipata dello straniero africano sia per loro ancora quella dell’uomo nero della tribù. A dimostrazione di ciò, un episodio di cui pochi sono a conoscenza che riguarda lo spettacolo serale della vigilia del capodanno cinese di quest’anno.

Si tratta dello show trasmesso ogni anno dalla CCTV che tiene incollati tutti i cinesi (circa 800 milioni) alla TV nazionale e che alterna canti, balli e giochi a premi. Il programma quest’anno ha dedicato un episodio a un pietoso teatrino ambientato in Africa.

Apertura mentale ed economica, insomma, non vanno di pari passo. Il Dragone avanza e rispolvera vecchi e – ahimè – ancora non superati valori di stampo imperialista che poco si addicono al ventunesimo secolo.

Eppure c’è un’altra famosa citazione attribuita al presidente Deng Xiaoping che forse spiega (e cerca di giustificare) con devastante cinismo questo inaccettabile comportamento: “Non importa che sia un gatto bianco o un gatto nero, finché cattura topi è un buon gatto”.





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Tutti i nuovi dispositivi presentati da Google


Forse un po’ oscurato dalla notizia della chiusura del suo social, Google ha annunciato ieri sera, in diretta su YouTube durante l’annuale evento Made By Google, i nuovi device a marchio, tra novità annunciate e conferme dei rumors, in particolare riguardo al nuovo Google Home Hub.

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Pixel 3 e Pixel 3 XL

Nessuna sorpresa per la prima e più grande rivelazione della giornata: il nuovo telefono di punta di Google, il Pixel 3 e il suo fratello maggiore, XL. Uno smartphone dal design rinnovato con ricarica wireless e una fotocamera frontale grandangolare.

 

Entrambi i Pixel 3 hanno subito numerosi miglioramenti in particolare al software della fotocamera, che ora utilizza l’intelligenza artificiale per evitare inconvenienti come la sfocatura delle immagini; il Night Sight, invece, elimina la necessità di flash anche in condizioni di scarsa illuminazione; e il Super Res Zoom è progettato per mantenere le immagini nitide anche con effetti di zoom estremi.

Entrambi i dispositivi saranno disponibili il 18 ottobre.

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Google Home Hub

La novità più attesa dell’evento è stato probabilmente il nuovo Google Home, nella sua versione con tablet touchscreen. Se ne era parlato molto, tra previsioni e anticipazioni, anche a seguito del lancio di Portal da parte di Facebook. Ma la versione aggiornata dell’altoparlante Home di Google ha davvero stupito il pubblico in sala: l’Hub è progettato per essere una sorta di nodo attraverso il quale è possibile controllare tutti i dispositivi di smart home, nelle singole stanze. Per garantire che gli utenti si sentano completamente a proprio agio usandolo in qualsiasi stanza, non ha fotocamera e regola automaticamente la sua illuminazione.

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Pixel Slate

Pixel Slate è il primo tablet 2 in 1 di Google e il primo a eseguire Chrome OS. Il sistema operativo aggiornato passa senza interruzioni tra le modalità desktop e tablet e offre una suite completa di app Android tramite Play Store.

Google ha anche sfoggiato la nuova tastiera Slate, un sottilissimo “foglio” rimovibile, con pulsanti rotondi, completo di trackpad, che unziona anche con la penna Pixelbook.

LEGGI ANCHE: “Vi racconto il mio primo mese con Google Home”

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Pixel Stand

Il Pixel Stand di Google è una presa diversa dal classico caricabatterie wireless, infatti può trasformare lo smartphone in un piccolo hub: una volta inserito nel supporto di ricarica, l’interfaccia utente di Pixel diventa leggibile a distanza. Il telefono può essere controllato tramite comandi vocali e può fungere da cornice fotografica smart quando non è in uso. Ha anche una modalità sveglia che aiuta un risveglio lento e sereno, il “Sunrise Alarm”.

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L’AI per evitare il telemarketing

Google ha anche annunciato che la sua intelligenza artificiale Duplex sarà in grado di evitare le chiamate di telemarketing.  Se abilitata, l’AI risponderà alle chiamata al posto nostro e consentirà a chi chiama di indicare i motivi della chiamata, fornendo il nome e un messaggio, che potrà essere letto prima di decidere se rispondere o ignorare le chiamate. una specie di segreteria telefonica, ma in versione smart.





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Come organizzare le promo per il Black Friday e il Cyber Monday del tuo eCommerce


Il periodo che va dalla fine di novembre alla fine di dicembre può essere davvero esplosivo per un eCommerce, in termini di vendite. Naturalmente, bisogna aver organizzato le promo in modo efficiente, per sfruttare al massimo il potenziale di giornate ormai consacrate allo shopping online come il Black Friday o il Cyber Monday.

Se lavori nell’eCommerce dovrai progettare campagne coinvolgenti e offerte esclusive coerenti con gli obiettivi di business. Per questo, la Free Masterclass di giovedì 25 ottobre dalle 13 alle 14 è dedicata a te. Giovanni Cappellotto, docente del Corso Online eCommerce Start, ti fornirà una “Guida last minute per Black Friday e Cyber Monday”, per approfondire in maniera operativa e pratica come mettere in piedi la tua strategia promozionale.

Rispettivamente il venerdì dopo il giorno del Ringraziamento e il lunedì immediatamente successivo, queste due giornate di ispirazione statunitense danno vita alla settimana più attesa da chi compra online: promozioni, sconti ed offerte esclusive, in una finestra temporale così limitata, attirano moltissimi clienti potenziali sia sul web che nel retail.

Quest’anno Black Friday e Cyber Monday cadranno rispettivamente il 24 e il 27 novembre 2018, ma è anche vero che si tratta di due giornate che si trasformano per molti merchant nell’apice delle vendite di un intero periodo, quello che ci accompagna verso il Natale, durante il quale la parola d’ordine è “essere preparati”.

>>ISCRIVITI SUBITO ALLA FREE MASTERCLASS “Guida last minute per Black Friday e Cyber Monday”

Come organizzare le promo per il Black Friday e il Cyber Monday del tuo eCommerce

Cosa imparerai durante la Free Masterclass

Questo è il momento giusto per convertire il traffico di un negozio online in una clientela rinnovata e più ampia e mettere il turbo alle tue vendite online e durante la Free Masterclass capirai come:

  • strutturare in maniera pratica le attività del Black Friday e del Cyber Monday
  • pianificare i risultati delle promozioni in termini di conversione
  • prendere spunto dalle case history di successo

Iscriviti subito alla Free Masterclass, i posti per la diretta sono limitati! Ma se proprio non ce la fai a seguire la lezione del 25 ottobre, potrai sempre riguardare la lezione on demand a distanza di pochi giorni nella tua area utente su Ninja Academy.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
eCommerce Start

giovedì 25 ottobre dalle ore 13 alle 14

“Guida last minute per Black Friday e Cyber Monday”
con
Giovanni Cappellotto

ISCRIVITI ALLA MASTERCLASS

E tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!

Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

Knowledge for Change!
BE NINJA





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IKEA punta sulla sharing economy, presto ci farà affittare i mobili


Anche i mobili IKEA saranno in affitto. L’azienda starebbe studiando infatti un modo semplice per permettere alle categorie di persone sempre in movimento, in particolare studenti e fuori sede ma anche famiglie, di affittare i mobili.

Questo è quello che ha dichiarato l’amministratore delegato di IKEA, Jesper Brodin su “NZZ am Sonntag”, un quotidiano svizzero. L’azienda starebbe quindi lavorando alacremente al progetto e, anche se non sono stati svelati ulteriori dettagli, il target di riferimento del nuovo servizio sembra ben individuato: si rivolge a soggetti poco abbienti o con la necessità di spostarsi spesso. Chi si adegua agli spostamenti, prevalentemente per ragioni lavorative, trova molti ostacoli nelle spese di trasloco e nello smaltimento di arredamento non più necessario nelle diverse destinazioni.

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La soluzione potrebbe arrivare proprio da IKEA per giovani, studenti, precari e famiglie, che non intendono investire in arredamenti completi. Per esempio, secondo quanto detto da Brodin, uno studente avrà bisogno molto probabilmente di un tavolo o un divano, non di un soggiorno attrezzato.

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Renting e Sharing Economy per i Millennial

Le generazioni più giovani sono meno interessate al possesso delle cose ma mirano a ottenere i servizi che i beni offrono. Secondo Christian Fichter, psicologo presso l’Università di Scienze Applicate di Kalaidos, le formule che prevedono l’affitto sono le più ampiamente accettate, rispetto al passato. Tilman Slembeck, professore di economia all’Università di Scienze Applicate di Zurigo ha dichiarato: “Sono sorpreso che ci sia voluto così tanto tempo. Negli Stati Uniti il servizio di noleggio dei mobili è attivo da decenni. Le persone oggi si spostano con più facilità, quindi hanno bisogno di maggiore flessibilità”, continua convinto che IKEA risponderà a una grande esigenza del cliente e aprirà nuovi mercati. Chi lascia un appartamento saprà che farne dei mobili usati.

LEGGI ANCHE: IKEA lancia il nuovo catalogo 2019, ma la vera novità è la matita in edizione limitata

Resta da vedere se il modello potrà essere sostenibile anche per chi prevede di utilizzare il servizio per affitto di lunga durata, ma tutto dipenderà dal modello di business che applicherà l’azienda. Qualcuno sottolinea che il rischio di non poter restituire mobili usurati o danneggiati potrebbe limitare lo sviluppo del servizio: se l’oggetto non ti appartiene, rischi di non goderlo al cento per cento, senza restrizioni.

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Chi può permettersi, compra. Gli altri affittano

Di solito, chi ha un tenore di vita più alto preferisce acquistare invece che affittare. Chi ha uno stile di vita dinamico o, in generale, meno risorse, sarà meno attento all’abbinamento tra il divano e le poltrone, perché le sue esigenze sono altre. Attualmente IKEA offre già un servizio di restituzione mobili usati dietro compenso e la tendenza sembra in aumento. Secondo l’amministratore delegato Brodin l’iniziativa sarà subito un successo.





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Le sfide e i trend che ci portiamo a casa dal PrestaShop Day 2018


Anche quest’anno il PrestaShop Day ha riunito a Milano la community, per una giornata dedicata al mondo eCommerce. Un’occasione per parlare delle sfide di oggi, ma anche delle novità e dei trend da seguire, per conoscere le storie di successo dei merchant, prendere parte ai workshop formativi, fare networking e lasciarsi ispirare.

Strategia e business planning, UX e UI, gestione logistica, analytics, SEO e social media marketing sono stati solo alcuni degli aspetti affrontati il 27 settembre scorso a Milano.

Per fare il punto su quanto è emerso al PrestaShop Day 2018 e per avere ancora qualche anteprima, abbiamo fatto qualche domanda a Luca Mastroianni, Country Manager Italia di PrestaShop.

prestashop day 2018

Omnicanalità, internazionalizzazione e mobile

Al PrestaShop Day 2018 si è parlato molto del futuro del retail. Quali sono i maggiori trend da considerare oggi?

«Sta emergendo sempre più consapevolezza circa l’esigenza di offrire un’esperienza omnicanale. Molteplici sono le iniziative di retail fisici che aprono negozi online ma soprattutto mi colpisce positivamente l’opposto: gli online pure players che aprono negozi fisici. Lo store fisico, spesso concepito come pop-up o temporary, diventa l’occasione per pubblicizzare e spingere gli acquisti online. Un esempio interessante è quello di Westwing, operatore leader nell’arredamento online, che ha recentemente aperto un pop-up store nel centro di Milano. In tale scenario, assumono particolare rilevanza gli strumenti di IoT, image recognition ed AI per il tracciamento del comportamento del consumatore per la personalizzazione dell’esperienza».

E per il mercato italiano, quali sono le sfide che secondo te sono più urgenti da affrontare?

«Il mercato italiano sta dimostrando un notevole dinamismo come testimoniano gli importanti tassi di crescita e l’interesse di molti operatori internazionali. Rimane però un mercato relativamente piccolo e pertanto è importante che gli operatori comincino a guardare anche ad altri mercati, in primis l’Europa, per poter raggiungere la scala per competere in questo mercato. Purtroppo sono ancora troppi i negozi online solo in italiano o che vendono solo in Italia».

Il Mobile Commerce è un punto chiave per la crescita delle vendite online. In che modo la giusta piattaforma può aiutare le performance?

«I dispositivi mobile rappresentano in molti casi la prima fonte di traffico per numerosi negozi online. La piattaforma tecnologica deve pertanto favorirne l’esperienza attraverso un design concepito nativamente per il mobile e non adattato dal desktop. Il mobile first è una realtà e non più una tendenza o una novità. Dovremmo considerare inoltre che altre modelli di interazione stanno emergendo come i chat bot ed il riconoscimento vocale».

PrestaShop Day 2018

Numeri e novità dal PrestaShop Day

Il PrestaShop Day è ogni anno occasione di incontro per la community. Quali sono stati i numeri di quest’anno?

«Siamo orgogliosi di vedere la nostra community superare stabilmente il milione di membri in tutto il mondo. L’Italia rappresenta il terzo paese per PrestaShop e sperimentiamo importanti tassi di crescita».

E per il prossimo anno cosa ci riserverà l’evento? Puoi già darci qualche anticipazione?

«Ok vi do un’anticipazione :). Dato il successo del format PrestaShop Day, stiamo considerando di replicarlo con maggior frequenza in più città italiane. Stay tuned!».





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Gli investitori internazionali cercano idee, startup e brevetti innovativi in Italia


Lo scouting di nuovi talenti nel settore della tecnologia e dell’innovazione è sempre in atto, anche da parte di operatori internazionali e provenienti da altri continenti.

L’ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane è in continuo contatto con Business Angel, Venture Capitalist, fondi d’investimento, acceleratori e incubatori, e quest’anno ha selezionato oltre 100 operatori internazionali per la partecipazione alla  Maker Faire Rome 2018.

Un luogo di incontro per realtà tecnologicamente all’avanguardia e per startup che si affacciano ora in un settore in cui esiste ancora la possibilità di raggiungere vantaggi competitivi anche in assenza di rilevanti capitali.

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I fondi internazionali e gli acceleratori presenti alla Maker Faire

Tra gli operatori che finanziano startup e progetti di innovazione e che sono alla ricerca di giovani talenti, ci saranno Quest Ventures (Singapore), un fondo leader per le aziende che hanno scalabilità e replicabilità nelle grandi comunità di internet; la società di gestione degli investimenti quali la sudafricana Adinah Capital Partners, o la svizzera BackBone Ventures che rivolge la propria attenzione agli investimenti iniziali e di avviamento, principalmente nel settore dei progetti innovativi di TIC, FoodTech e tecnologie dirompenti.

Parteciperanno inoltre, aziende e acceleratori in cerca di brevetti come la francese Manifesto Innovation Accelerator di Danone e About Communications (bluArc), compagnia telefonica Canadese in crescente espansione territoriale; incubatori come lo Zagreb Entrepreneurship Incubator, che nel 2014 è stato premiato come il miglior istituto di sostegno all’imprenditorialità in Croazia dal Ministero dell’imprenditoria e dell’artigianato.

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investitori internazionali in Italia

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Come far conoscere i progetti innovativi

Fare networking è ancora il primo passo per lo scambio di competenze, ma sono necessari soprattutto luoghi in cui le imprese possano affacciarsi per mettere in mostra i propri prodotti tecnologici, a cominciare dalle piccole e medie imprese, ma anche da quelle piccolissime.

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“Maker Faire si conferma anche come uno straordinario palcoscenico che ospita talk, seminari e incontri scientifici grazie ai quali si può vivere appieno l’esperienza delle grandi trasformazioni tecnologiche in atto”, ha dichiarato Lorenzo Tagliavanti, Presidente della Camera di Commercio di Roma.





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Come diventare più competitivi nel mondo del lavoro con un MBA


Sempre più digitale e specializzato. Sono queste le caratteristiche del lavoro oggi, che forniscono importanti informazioni anche a chi oggi si sta formando o vuole rinnovare le proprie competenze e la propria preparazione per essere più competitivo nel mondo del lavoro.

Tra le possibili risposte al bisogno di migliorare il proprio curriculum e quindi il proprio valore di mercato, c’è quella dell’MBA, per progredire più velocemente in campo professionale, aumentare le aspettative di retribuzione o sviluppare nuove competenze imprenditoriali per lanciare un proprio business.

Per capire il valore di questo tipo di formazione, può essere utile un semplice paragone: come la pubblicità è un investimento utile per promuovere la qualità della propria attività, l’investimento temporale ed economico compiuto per avere la migliore formazione possibile con un MBA è uno strumento altrettanto rilevante della propria volontà di crescere professionalmente.

Non si tratta solo delle nuove capacità che questo percorso permette di acquisire, ma la scelta di un MBA denota anche un elevato grado di determinazione nel raggiungere gli obiettivi, la volontà di migliorare ulteriormente le proprie competenze. e una certa ambizione all’eccellenza. Tutti elementi tipici di una mentalità vincente che è (o dovrebbe essere) la spina dorsale di qualsiasi realtà aziendale.

Per chi è già orientato verso questa scelta. tuttavia, non è sempre semplice scegliere la migliore soluzione tra quelle a disposizione. Ecco perché un evento come QS World MBA Tour – Il Salone dell’Alta Formazione Manageriale, consente di scoprire le opportunità che un corso MBA può offrire, ma anche di incontrare ex Alumni delle Top Ranked Universities e chiedere maggiori informazioni su come raggiungere posizioni lavorative di rilievo in aziende internazionali o come costruire un’azienda di successo.

Come diventare più competitivi nel mondo del lavoro con un MBA

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Un po’ di dati sugli MBA a livello mondiale

Oggi i posti di lavoro che richiedono un MBA sono cresciuti del 13% a livello mondiale, mentre gli Stati Uniti, l’India e il Brasile rimangono i maggiori mercati mondiali per assumere MBA, seguiti da Canada, Singapore e Cina.

La crescita della domanda mondiale MBA dimostra, inoltre, che siamo a livelli record – oltre tre volte il livello prima della crisi finanziaria del 2007. L’Asia guida a livello mondiale la crescita della domanda con un + 18% anno dopo anno in termini di posti di lavoro affidati a titolari MBA, con una domanda negli Stati Uniti ed in Europa di + 10% anno dopo anno – il migliore anno in un decennio per la crescita della domanda MBA.

E se la finanza rimane il settore leader nell’assunzione MBA, anche il settore IT / Computer Services ha visto la maggiore crescita della domanda MBA nel 2015/16 diventando il secondo settore più con maggiore domanda seguito da Consulting / Professional Services.

I livelli salariali dell’MBA, infine, sono in aumento nei mercati più giovani del mondo, con la maggiore spinta registrata in America Latina. L’Australia è davanti agli USA e al Canada per gli stipendi più alti offerti ai laureati, mentre in Europa occidentale la crescita del 4% è migliore di quanto previsto.
Secondo il GMAC Corporate Recruiters Survey Report 2017, l’86% dei 959 datori di lavoro intervistati in tutto il mondo intende assumere i laureati MBA nei prossimi 12 mesi e il 52% intende aumentare i loro stipendi iniziali.

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Come scoprire tutte le opportunità di un MBA

QS World MBA Tour è l’occasione giusta per scoprire di più su MBA ROI, corsi, tendenze, stipendi, sviluppo / variazione di prospettive professionali, opportunità di finanziamento e borse di studio, e incontrare oltre 30 dirigenti di ammissione delle scuole di business.

L’evento è gratuito e per partecipare basta registrarsi. Un’ottima opportunità per incontrare professionisti dalle mentalità di diversa provenienza e seguire il seminario dedicato ai consigli su come assicurarsi un posto in prestigiose istituzioni internazionali.





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McDonald’s rimuove conservanti e aromi artificiali dagli hamburger


Il collosso mondiale del fast-food McDonald’s ha annunciato modifiche importanti ai suoi prodotti.

I sette hamburger classici saranno prodotti senza l’utilizzo di conservanti artificiali, aromi o coloranti. Il cambiamento riguarda ogni parte del sandwich, dal pane al formaggio, alla salsa.

 

McDonald’s ha dichiarato di aver eliminato i conservanti artificiali dai suoi panini e l’acido sorbico dal suo formaggio americano.

Via gli additivi artificiali dagli hamburger

Anche l’iconica Salsa Speciale Big Mac verrà servita con una nuova formula senza conservanti artificiali ma l’azienda rassicura che tutti i prodotti manterranno il loro caratteristico gusto.

L’unico ingrediente sfuggito all’epurazione da health food è il sottaceto, che contiene ancora un conservante artificiale.

mcdonald's salutare

“Questo sviluppo dimostra il nostro impegno ad adeguarci alle richieste delle persone e costruire un McDonald’s migliore”, ha dichiarato il presidente per gli USA Chris Kempczinski in una nota.

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McDonald’s segue il trend delle altre big del settore verso la svolta health del mercato del food: l’obiettivo è vendere cibo più sano. Già altri come Taco Bell e Subway stanno eliminando tutti gli ingredienti artificiali contenuti nei loro menu.

I panini non conterranno più calcio propionato, un conservante artificiale. In generale, il propionato di calcio  è un antifungino che aiuta a prevenire la crescita di muffa sul pane. McDonald’s potrebbe essersene liberato perché una ricerca precedente ha scoperto che questo conservante potrebbe influenzare negativamente il comportamento dei bambini. Lo studio, pubblicato sul Journal of Pediatrics and Child Health, ha mostrato che il propionato di calcio potrebbe causare “irritabilità, irrequietezza, disattenzione e disturbi del sonno in alcuni bambini”. La rimozione del conservante potrebbe evitare il verificarsi di questi problemi comportamentali.

McDonald’s si sta anche sbarazzando dell’acido sorbico, un altro conservante artificiale nel formaggio che impedisce il formarsi di muffe. Studi su ratti, topi e cani hanno dimostrato che questo conservante era “praticamente non tossico” e non cancerogeno. Tuttavia, il database HSDB della National Library of Medicine rivela che alcune persone possono avere reazioni allergiche a quest’acido.

Nel 2016, McDonald’s aveva già eliminato i conservanti artificiali dai McNuggets e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio nei panini.

All’inizio di quest’anno, la società ha sostituito la carne congelata con carne fresca nei suoi Quarter Pounders e ha ridimensionato le sue offerte Happy Meal con opzioni più salutari, aggiungendo il latte.





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Elon Musk nei guai, accusato di frode dalla commissione di sicurezza della Borsa


Il tweet di Musk di qualche settimana fa sulla possibilità di ricomprare tutte le azioni di Tesla aveva già fatto discutere e aveva causato la sospensione del titolo alla Borsa americana. Ma oggi arriva anche una seconda e dura reazione ufficiale da parte della SEC (Securities and Exchange Commission), l’ente regolatore della sicurezza della Borsa.

Le motivazioni della denuncia

“Le dichiarazioni di Musk, diffuse tramite Twitter, indicavano erroneamente che era virtualmente certo che avrebbe potuto ritirare Tesla dal mercato azionario a un prezzo di acquisto che rifletteva un premio considerevole rispetto al prezzo delle azioni del titolo, che il fondo per questa transazione era assicurato e che l’unica variabile da tenere in considerazione sarebbe stata il voto degli azionisti. In realtà, infatti, Musk non aveva nemmeno discusso, né tanto meno confermato, i termini chiave dell’accordo, incluso il prezzo, con qualsiasi potenziale fonte di finanziamento”.

Questi motivi alla base della denuncia della SEC, che parla, appunto, di “affermazioni false e fuorvianti” sulla possibile idea di rendere privata la società.

Secondo la SEC, Musk ha twittato tutto questo sapendo che non era vero, e senza l’input degli altri dirigenti di Tesla. In tal modo, “ha causato notevole confusione e la sospensione delle azioni di Tesla dal mercato, con un conseguente danno per gli investitori”.

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La posizione di Musk e della società

Musk ha rivelato poche settimane dopo questi tweet che il piano di privatizzare della compagnia era stato scartato, affermando che sebbene la maggior parte degli azionisti con cui avesse parlato gli avesse confermato che sarebbe rimasto con Tesla in una eventuale uscita dal mercato azionario, il sentimento comune era di dissenso dall’operazione.

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Elon Musk è diventato un personaggio profondamente criticato e controverso negli ultimi mesi a causa dei suoi tweet e mentre Tesla non è stata chiamata in causa nella denuncia della SEC, una fonte ha riferito alla CNBC che la società si aspetta comunque di essere citata in giudizio.

Intanto, in risposta alle notizie di oggi, Tesla ha subito un rapido crollo in borsa, con le azioni che sono diminuite di almeno il 10%.





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