Le intelligenze artificiali non sono il male (ma dipende da come le useremo)


L’intelligenza artificiale in tutte le sue forme sta entrando sempre più nelle nostre vite, tanto che questa buzzword è spesso usata a sproposito: c’è la vera intelligenza artificiale e quella che sembra una AI, ma non lo è.

Possiamo includere in quest’ultima categoria tutte quelle tecnologie e dispositivi che fanno un uso intelligente di sensori e logiche programmate per portare a termine il loro compito. Sono dispositivi tecnologici e smart ma non hanno nulla a che fare con l’intelligenza artificiale.

Un esempio di device smart ma tutt’altro che intelligente è il forno a microonde che pesa il cibo inserito al suo interno e, in base alla vostra indicazione sul tipo, decide il tempo di scongelamento, o in base alla ricetta scelta, effettua la successione di tempi e potenza di cottura, indicandovi cosa fare e quando farlo.

L’intelligenza artificiale artificiale, o Fauxtomation

Astra Taylor (@astradisastra), scrittrice e documentarista,  ha battezzato questo fenomeno fauxtomation, falsa automazione, o anche “intelligenza artificiale artificiale”.

Secondo la definizione da lei lanciata poco più di un anno fa su Twitter, fauxtomation è quando i lavoratori sono resi invisibili per mantenere l’illusione che le macchine e i sistemi sono più intelligenti di quanto lo siano effettivamente.

Un fenomeno che è sempre esistito, basti ricordare l’automa capace di giocare a scacchi, il turco meccanico. Sì, quello che poi ha ispirato nel nome il servizio Amazon, Mechanical Turk. E con buona ragione. 

Nel 1800, Wolfgang Von Kempelen creò questo robot, con le sembianze di un turco, e girava il mondo stupendo le persone con le sue capacità di giocare a scacchi.

fiducia IA

Ma c’era il trucco: dentro il meccanismo si nascondeva una persona. Era quella a decidere le mosse.

Se pensiamo che nessuno oggi potrebbe farsi raggirare da un trucco tanto semplice, siamo in errore.

Spesso e volentieri le aziende, anche giganti come Facebook, sfruttano la magia che desta l’espressione “intelligenza artificiale” per magnificare nuove feature o servizi, o per giustificare certe imperfezioni in essi, dato che sarebbe una tecnologia in fase di sviluppo e miglioramento.

  “Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia”. Così recita la terza legge sulla tecnologia del famoso scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke.

Si parla spesso, per esempio, di quanto e come gli algoritmi intelligenti di Facebook siano capaci di gestire e moderare notizie, foto e segnalazioni, dimenticando che la decisione è in realtà presa da un umano.

Il documentario “The Moderators” di Field of Vision, girato l’anno scorso, mostra proprio il primo giorni di addestramento e lavoro di un gruppo di persone che decideranno se un contenuto dovrà trovare posto sui social oppure no.

Attenzione! Le immagini, per la natura stessa del soggetto, potrebbero disturbare la sensibilità di alcuni.

La fiducia nei confronti dell’intelligenza artificiale

Ma cosa c’entra tutto questo con la fiducia nelle intelligenza artificiale? 

Il tentativo di mascherare l’intervento umano e presentare i successi come aspetti positivi di una implementazione di sistemi di AI non mette però al riparo dalle ricadute degli errori commessi.

Tanto per citare uno, il più famoso ma non l’unico, la fotografia della bambina vietnamita che scappa, spogliata dai suoi vestiti dalle bombe al napalm, e che i sistemi di Facebook hanno censurato, perché mostrava nudità.

Ma non sono solo le ricadute negative della faxutomation a provocare sfiducia nelle intelligenze artificiali.

Un altro aspetto critico e fondamentale per istillare fiducia è l’eliminazione del Bias negli algoritmi.

Non importa quale sistema si utilizzi per creare e addestrare una AI, i suoi algoritmi (e quindi i suoi risultati) saranno influenzati dai bias cognitivi degli umani che la creano e addestrano, e difficilmente potranno essere migliori. 

Senza dimenticare quanto afferma James Hender, direttore dell’istituto per l’esplorazione dei dati e applicazioni al politecnico Rensselaer, che, interpellato da IBM, dichiara: “Le AI possono essere utilizzate per il bene della società.

Ma possono essere usate per produrre altri tipi di impatto sociale, in cui il bene di un uomo è il male per un altro. Dobbiamo rimanere consapevoli di questo”.

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Sono ben 188 i bias cognitivi che affliggono noi esseri umani e i rischi qualcuno venga trasmesso sono elevati.fiducia IA

Se non bastassero questi due aspetti, occorre considerare anche l’etica. 

Automobili che si guidano da sole, sistemi d’arma intelligenti e altri dispositivi dotati di AI devono spesso prendere decisioni difficili anche per un essere umano.

Decisioni etiche che è ancora più difficile trasmettere ad una macchina poiché, come dichiara Vijay Saraswat, scienziato capo della IBM compliance solutions: “Che significato ha la nozione di etica per una macchina a cui non importa se quelli intorno continuano ad esistere, che non ha sentimenti, che non può soffrire, che non sa cosa siano i diritti fondamentali?”

Secondo gli scienziati interpellati da IBM per il suo studio “Building trust in AI”, instillare una morale nei sistemi di intelligenza artificiale non è facile, perché l’umanità non condivide un unico sistema di valori. Quale andrebbe insegnato, dunque?

Esiste un test predisposto dal MIT di Boston, nel quale dovreste decidere cosa dovrebbe fare una automobile a guida autonoma in diverse condizioni critiche. Alla fine del test della moral machine, così l’hanno battezzata al MIT, potrete confrontare quanto le vostre decisioni siano condivise da chi vi ha preceduto nel test.

Falsa automazione, bias e sistema etico però non bastano a spiegare perché in molti non si fidino delle intelligenze artificiali.

Un ultimo aspetto riguarda la mancata trasparenza degli algoritmi: come delle scatole nere, i sistemi prendono decisioni di cui non è dato sapere il fondamento.

Questo aspetto ha causato il fallimento di un progetto di diagnostica precoce del cancro, creato da IBM, Watson for oncology.

Nonostante i 14 mila pazienti trattati, quando i dottori dovevano interagire col sistema, c’erano due situazioni possibili: il sistema confermava la diagnosi del dottore oppure la contraddiceva.

Nel primo caso i dottori percepivano che il sistema fosse inutile e non producesse alcun valore aggiunto, nel secondo lo bollavano, semplicemente come incompetente, dato che il sistema non era in grado di spiegare come, analizzando la mole di dati a disposizione, fosse arrivato ad una conclusione diversa.

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Un problema, quello della oscurità degli algoritmi, che mina la fiducia nei sistemi che prendono decisioni di altro genere, per esempio, i sistemi che valutano se concedere un prestito a qualcuno, o che decidono se vendere o acquistare titoli azionari, o se l’aereo in avvicinamento è amico o nemico o, ancora, se l’aero passeggeri è in volo stabile e livellato oppure no.

Sono molti i casi in cui questi algoritmi per ragioni diverse, hanno fallito o, per assurdo, proprio perché non lo hanno fatto, creano timore e sfiducia nelle persone. 

E non sempre sono persone qualunque: sono oltre 3mila gli scienziati e personaggi, tra cui Elon Musk e il team di sviluppo di Google Deep Mind che hanno firmato, insieme con 241 organizzazioni, una petizione presentata all’ONU contro lo sviluppo di sistemi di arma autonomi, i cosiddetti Robot killer. 

Una petizione identica a quella presentata da ben 26 nazioni: Algeria, Argentina, Austria, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Colombia, Costa Rica, Cuba, Djibouti, Ecuador, Egitto, Ghana, Guatemala, Vaticano, Iraq, Messico, Nicaragua, Pakistan, Panama, Peru, Palestina, Uganda, Venezuela, Zimbabwe.





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Breve storia di Boston Dynamics e dei suoi sbalorditivi robot


Non bisogna essere complottisti o paranoici per rimanere meravigliati dall’ultimo video rilasciato dalla Boston Dynamics, “Parkour Atlas“. Atlas, il protagonista della clip, non è uno sportivo, né tanto meno una persona: è un robot, fatto di metallo e circuiti, e sì, nel video fa proprio parkour.

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Con una fluidità di movimenti che farebbe invidia a molti di noi, lo vediamo correre, saltare un tronco d’albero, saltare su scalini di 40cm ciascuno, utilizzare un solo piede per bilanciarsi, e i muscoli di una sola gamba per saltare di gradino in gradino fino alla cima. Manca solo un inchino finale per il pubblico, ma i robot non hanno bisogno di applausi: Atlas salta perché è stato programmato per farlo, non per impressionare i suoi fan.

Guardarlo in questa performance ha un effetto straniante: da una parte il nostro cervello lo osserva come guarderebbe uno film di fantascienza di un passato non troppo lontano, in cui i robot fanno cose straordinarie. Dall’altra parte ci rendiamo conto con un po’ di sconcerto del fatto che in realtà non è un film di fantascienza. La scienza ha superato la fantasia. Ed è solo l’inizio, dato che un nuovo capitolo della Boston Dynamics è appena iniziato, con l’acquisizione della società nel 2017 da parte di un’azienda giapponese, la SoftBank.

Come siamo arrivati fin qui e dove stiamo andando? Ecco, per rispondere a queste domande è interessante guardare all’albero genealogico della famiglia robotica Boston Dynamics.

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Boston Dynamics: dalla preistoria a Parkour Atlas

Era il lontano 2005 quando la Boston Dynamics sfornò il suo primo nato. Si chiamava BigDog ed era più un quadrupede (come tutti i bambini, anche i robot di Boston Dynamics hanno iniziato gattonando).

Il suo scopo era quella di fare il “mulo”, ovvero aiutare i soldati nel trasporto di oggetti su terreni accidentati dove robot tradizionali con ruote o cingoli non sarebbero potuti arrivare.

È stato salutato come “il robot con le gambe più ambizioso del mondo”, e in effetti non avevano tutti i torti, visto che trasportava 150 kg ad un massimo di 6 km/h e su pendenze fino a 35 gradi. Se pensiamo che stiamo parlando dello stesso periodo della nascita di Facebook, siamo veramente nella preistoria per la nostra percezione tecnologica.

La secondogenita fu Cheetah, che dal fratello più grande aveva ereditato il numero di gambe, ma che lo batteva in velocità: era in grado di correre a 45 km/h (ovvero 13 m/s), galoppando ad una velocità che gli occhi fanno fatica a seguire.

Poi arrivò LittleDog, che prendeva tutte le caratteristiche del primogenito ma le conteneva in un corpo molto più piccolo: un concentrato di tecnologia e innovazione.

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Nel 2016 alla famiglia quadrupede si è aggiunto un altro elemento, SpotMini, un mini-robot che pesa solo 25 kg e che ricorda in modo inquietante i cagnolini robotici comparsi in Black Mirror, nella puntata “MetalHead”. Quest’ultimo modello ha battuto tutti anche in abilità social, visto che il suo video ha raggiunto in poco tempo la prima posizione su YouTube, con oltre 2 milioni di views.

Da lì, il grande salto. La Boston Dynamics ha lanciato il suo primo bipede. Dalla scimmia all’uomo, verrebbe da dire.

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Uomini robotici e robot umanoidi

Si chiama PETMAN ed è un manichino creato per testare le tute di protezione da agenti chimici, ma in realtà vedendolo camminare tutto bardato la cosa pazzesca è proprio che potrebbe tranquillamente sembrare un uomo, solo con qualche difficoltà di deambulazione.

E qualche anno dopo, è nato anche il membro più maturo della famiglia: lui, Atlas. Oggi (dopo circa due anni) lo vediamo fare esercizi ginnici con estrema scioltezza, ma ci sono voluti anni e anni di studi, sperimentazioni, piccoli miglioramenti per arrivare a questo risultato. All’inizio anche Atlas doveva fermarsi prima di ogni passo difficile, per capire come superare un ostacolo con la sua serie di calcoli matematici.

Poi è arrivato a fare salti pazzeschi, persino un perfettamente eseguito backflip con tanto di gesto di vittoria alla fine, ma sempre con la spinta di entrambe le gambe.

Oggi invece Atlas è adulto e ha imparato a bilanciare il peso del suo corpo, a ragionare già mentre esegue i movimenti, senza fermarsi, a superare ostacoli saltando con solo una parte del suo corpo. Non gattona, anzi, insegna le basi della ginnastica ritmica a tutti.

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I prossimi sviluppi dei robot

Abbiamo capito chi sono, da dove vengono e come sono arrivati qui. Quello che non ha ancora risposta è dove stiano andando.

A cosa serve un robot che fa parkour o che sa fare un backflip? O un cane che solleva 150 kg?

Il primo utilizzo – è ovvio – è quello militare. Solo dopo potranno venire le più disparate applicazioni civili e magari ludiche. Così come per i droni, queste creature hanno una propensione naturale per la guerra. Ma, per questo scopo, saper fare un salto mortale o meno non cambia molto.

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Allora perché la Boston Dynamics continua a dilettarci con questi video? Perché insegnare ad Atlas trucchi più da circo che da battaglia? Non lo sappiamo, così come non sappiamo quale sia la cifra a cui Boston Dynamics è stata venduta ai giapponesi. Possiamo solo ipotizzare che per ora si tratti di una sorta di addestramento verso calcoli e funzioni sempre più complesse, ma non ci resta che aspettare e stare a vedere per scoprirlo.

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La Cina vuole sostituire i lampioni con una luna artificiale entro il 2020


La Cina sta progettando di lanciare la propria “luna artificiale” entro il 2020.

La città di Chengdu ha svelato i piani per sostituire i lampioni della città con un satellite che aumenterà il bagliore della luna reale: la luna artificiale sarà in grado di illuminare un’area con un diametro compreso tra 10 e 80 chilometri.

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Il satellite da illuminazione è progettato per essere complementare alla luce solare di notte.

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Più luminosa della luna vera

Wu Chunfeng, presidente dell’istituto di ricerca sui sistemi di microelettronica e scienza aerospaziale di Chengdu, ha annunciato la notizia e ha affermato che la luna artificiale sarebbe otto volte più luminosa della luna reale, secondo il People’s Daily.

Ha aggiunto anche che i test dell’illuminazione sono iniziati anni fa ed ora sono pronti.

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La luna artificiale avrà un rivestimento che può riflettere la luce del sole, ma non sono stati rivelati i dettagli esatti sul satellite, sulla data di lancio e sul modo in cui la luna artificiale si alimenterebbe.

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L’idea della luna artificiale

L’idea della luna artificiale proviene da un artista francese, che immaginava di appendere una collana di specchi sopra la terra, in modo che potesse riflettere il sole lungo le strade di Parigi per tutto l’anno.

Le perplessità della gente

Qualcuno ha sollevato dubbi esprimendo perplessità e preoccupazione che le luci riflesse dallo spazio possano avere effetti negativi sulle abitudini di alcuni animali e anche sull’osservazione astronomica.

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Kang Weimin, direttore dell’Istituto di ottica, School of Aerospace, Harbin Institute of Technology, ha invece rassicurato tutti spiegando che la luce prodotta dal satellite sarà un bagliore simile al crepuscolo, quindi non dovrebbe influire sulla routine degli animali.

via GIPHY

Quello cinese non è però il primo tentativo nel suo genere: la Russia aveva già provato a realizzare uno specchio spaziale in grado di riflettere la luce del sole con una potenza di tre o quattro “lune piene”. Il progetto è stato però abbandonato nel 1999.





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Bill Gates e l’UE annunciano un fondo da 100 milioni per combattere i cambiamenti climatici


Bill Gates e l’UE hanno annunciato che il Breakthrough Energy – un gruppo di investitori guidato da Gates – lanceranno insieme un fondo di investimento per l’energia pulita da 100 milioni di euro per combattere i cambiamenti climatici nel 2019.

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Gates è attualmente a Bruxelles per lavorare al progetto pilota per conto del gruppo degli investitori, che conta altri miliardari di fama mondiale come Jeff Bezos, Michael Bloomberg, Jack Ma e Richard Branson.

Gates ha incontrato Carlos Moedas, commissario europeo per la ricerca, la scienza e l’innovazione, per firmare un accordo epocale che creerà “un fondo comune di investimento per aiutare le società europee innovative a sviluppare e portare sul mercato nuove tecnologie energetiche pulite”.

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Durante l’incontro per la firma, Gates ha parlato dell’importanza della tecnologia nella battaglia contro il cambiamento climatico e ha elogiato la leadership dell’UE nel settore, specialmente quando si tratta di investimenti in ricerca e sviluppo.

“Gli scienziati e gli imprenditori che stanno sviluppando innovazioni per affrontare i cambiamenti climatici hanno bisogno di capitali per costruire aziende in grado di fornire tali innovazioni al mercato globale. Breakthrough Energy Europe è progettata per fornire quel capitale “, ha affermato Gates.

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Secondo un recente post sul blog di Gates, la coalizione di super miliardari di Breakthrough Energy mira a mettere sul tavolo oltre 1 miliardo di dollari per aiutare le aziende che stanno combattendo il cambiamento climatico a “portare grandi idee dal laboratorio al mercato, su larga scala”.

Ciò significa che questi 100 milioni di euro sono solo l’inizio.

Anche se molte delle aziende di chi fa parte del gruppo è inquinante, il fatto che grandi nomi si uniscano alle iniziative sui cambiamenti climatici crea un buzz necessario per far riflettere la gente sulla questione.





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5 startup che ci faranno arrivare su Marte


Quando pensiamo allo spazio, a tutto ciò che circonda la Terra e agli uomini che da eroi senza paura esplorano spazi sconosciuti, ci viene naturale pensare all’enormità delle distanze, eppure, rimpicciolire un po’ lo sguardo può rivelare grandi sorprese. Non ci sono solo NASA e le grandi agenzie: senza il lavoro di molte startup, la corsa allo spazio non sarebbe così rapida.

Spazio alle startup

All’insaputa di molti, notevoli innovazioni e tecnologie che rendono possibili le spedizioni aerospaziali sono opera di piccole startup e non delle aziende più note che storicamente hanno dominato il settore.

Secondo la società di investimento Space Angels, gli investitori privati di 120 società di venture capital hanno investito quasi $ 4 miliardi in startup spaziali nel 2017, con un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Siamo lontani dalla definizione di novità transitorie e molte di queste startup stanno apportando contributi preziosi che saranno fondamentali per realizzare un futuro multiplanetario.

Trattandosi di un trend mondiale, la NASA non poteva farsi sfuggire l’occasione di fiutare idee veramente innovative e per questo ha avviato un programma, già da 3 anni, chiamato iTech per supportare e identificare nuove realtà meritevoli.

La NASA sta inoltre conducendo un contest per l’ideazione di una nuova tipologia di habitat stampato in 3D che mira a far avanzare le tecnologie e le tecniche di costruzione additiva per le missioni con equipaggio su Marte.

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Il team SEArch+/Apis Cor di New York che ha partecipato al bando della NASA per la realizzazione di habitat sostenibili per l’uomo nello spazio.

Gli inventori e le startup che partecipano a queste competizioni stanno dimostrando che la costruzione dell’infrastruttura necessaria per stabilire una presenza umana permanente su altri pianeti richiede il coinvolgimento di tutte le realtà aziendali, sviluppatrici e creative del settore tecnologico, da quelle più grandi alle più piccole.

Abbiamo dato un’occhiata ai vincitori del progetto iTech della NASA per scoprire più da vicino le startup che ci permetteranno di vivere domani su un altro pianeta.

SpaceFactory A.I

MARSHA di SpaceFactory ha vinto il secondo posto nell’ultima fase del bando indetto dalla NASA. MARSHA è una struttura realizzata verticalmente anziché orizzontalmente per ottenere il massimo dell’efficienza dello spazio e una stabilità superiore. Il progetto dimostra molta attenzione all’esperienza umana e al benessere, un aspetto troppo spesso ignorato ma assolutamente critico della progettazione dell’habitat.

Apptronik

Apptronik sviluppa robot bipedi simili a quelli umani che possono operare all’interno di ambienti progettati per l’uomo. Lo sviluppo di robot che possano lavorare a fianco di persone senza un’occupazione specifica sarà la chiave in futuro per garantire che le macchine siano effettivamente un aiuto e non un peso per gli esploratori marziani.

Cemvita Factory

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Un esempio di estrazione dell’acqua dal suolo marziano (Fonte @NASA)

La tecnologia di Cemvita imita la fotosintesi per creare ossigeno, integratori nutrizionali, probiotici e altri prodotti chimici utili dalla luce solare. Ciò consente agli astronauti di generare risorse importanti in loco con pochissime materie prime: una capacità preziosa poiché inviare disposizioni in eccesso con un equipaggio su Marte sarà probabilmente proibitivo.

Danish Aerospace Company

Danish Aerospace  ha presentato un progetto per purificare l’acqua utilizzando membrane passive per consentire una filtrazione naturale, leggera ed energeticamente efficiente. Avere metodi semplici per purificare l’acqua, sia che si tratti di acque reflue umane o di acqua estratte da Marte, è essenziale per la sostenibilità a lungo termine di qualsiasi avamposto o colonia marziana.

Ion Power Group

La tecnologia di Ion Power Group converte gli ioni caricati elettricamente nell’atmosfera marziana in energia utilizzabile. Questi ioni vengono costantemente creati dai raggi cosmici galattici e sono abbondanti su Marte, fornendo una fonte di energia rinnovabile per i coloni marziani.

Sebbene le agenzie spaziali come la NASA e le principali compagnie aerospaziali di tutto il mondo continuino ad essere le forze trainanti del viaggio dell’umanità su Marte, un numero crescente di startup sta collaborando con i propri progetti per fornire tecnologie di supporto fondamentali, che ci permetteranno di vivere su Marte in un futuro non troppo lontano.





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Maker Faire Rome 2018 – In diretta dalla Opening Conference


Maker che costruiscono il futuro ogni giorno, unendo ingegno e passione. I Pionieri del futuro. Sono loro i protagonisti della Opening Conference della Maker Faire Rome, edizione 2018 (la sesta), iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.

maker faire rome

Quest’anno per la prima volta Ninjamarketing avrà un suo spazio all’interno della Fiera, ci spostiamo con tutta la redazione al Padiglione 6 in uno spazio con un grande videowall e un’area per le interviste, dove il direttore Aldo Pecora incontrerà gli appassionati di tecnologia. Seguiremo la tre giorni alla Fiera di Roma anche sui nostri social: l’hashtag è #ninjamaker. Appuntamento alle 10.30 alla Fiera di Roma, anche in live streaming QUI.

Nel corso dell’evento, presentato da Riccardo Luna, intervengono Massimo Banzi, curatore di Maker Faire Rome, che parlerà di Democratizing Industry 4.0, Don Eyles, il programmatore che scrisse il codice sorgente delle missioni Apollo e che portò l’uomo sulla Luna, David Baker, editor della rivista Spaceflight che ripercorrerà le soluzioni tecniche che consentirono queste imprese. Ma anche Bruno Siciliano, curatore dell’Area Robotica e Professore dell’Università Federico II di Napoli. E poi ancora Sara Roversi, del Future Food Institute. Sul palco due generazioni di pionieri, che parleranno di viaggi spaziali, di robotica per la salute, di intelligenza artificiale e anche di arte, di nuove frontiere dell’industria e del mondo maker.
Gli italiani e i processi innovativi. Spazio anche all’economia circolare, con la presentazione del 5° rapporto Agi-Censis “Perché all’Italia conviene l’economia circolare”, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della Fondazione Cotec, che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi.

Gli apripista, i pionieri del futuro, sono quelli che lavorano nel presente con ciò che costituirà la nostra normalità di domani. Alla Opening Conference è prevista la presenza di Cristina Cipriano, Independent Researcher – Binomica Labs, con uno speech su Makers vs scientists: clever instruments for complex challenges. Di Joseph Puglisi, Professore presso il Dipartimento di Biologia Strutturale dell’Università di Stanford. Domenico Prattichizzo, Professore di Robotica e Haptics dell’Università di Siena, che interverrà insieme ad Alessandro Bondi, protagonista del video Sixth Finger. Alberto Arezzo, Professore associato dell’Università di Torino presso il Dipartimento di Scienze chirurgiche e Presidente del board International Society for Medical Innovation and Technology. Francisco Gomez Paz, Compasso d’Oro, Raffaele Imbò, videomaker, la Gaudats Junk Band, band che suona con strumenti riciclati, Marco Gori, Professore di Computer Science dell’Università di Siena, Lorenzo Bruscio con Musi-co (AI generative music). E poi ancora A-MINT_Artificial_Musical_Intelligence, progetto creato con l’Università di Roma Tre, di Alex Braga, che duetterà con il pianista e compositore Francesco Tristano.

Padiglione 6

Tra i temi della sesta edizione della Maker Faire Rome, un intero padiglione (il 6) sarà dedicato all’economia circolare una sintesi sulla radicale trasformazione sociale ed economica che sta cambiando, rapidamente, i nostri stili di vita. Lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a giovanissime startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività.
Percorsi virtuosi. Nel padiglione ci sarà chi riesce a trasformare la canapa in bioplastica per stampare, con tecnologie 3D, oggetti indispensabili alla nostra vita o chi produce tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, o chi realizza prodotti farmaceutici dagli insetti o offre soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o chi, infine, offre una bioraffineria in scatola per usi domestici.

Maker Faire Rome

#NinjaMaker

Maker Faire Rome
maker faire rome
Maker Faire Rome

I progetti che abbiamo raccontato (finora)

Maker Faire Rome





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Anche in Italia c’è chi progetta un servizio di consegne suborbitali con i razzi


Il delivery è uno dei grandi campi di innovazione tecnologica su cui si gioca la battaglia competitiva tra big company. Amazon ha fatto della sperimentazione in questo campo un suo elemento distintivo, ma non è la sola a cercare soluzioni di consegna più veloci efficaci.

In effetti la tecnologia delle spedizioni è oggi la stessa di quarant’anni fa, nulla è cambiato se non una domanda crescente, più che in quantità, in velocità.

“E se si potesse spedire ad un costo minore qualsiasi pacco da ogni punto del mondo in 40 minuti?”. È questa la domanda a cui sta cercando di dare risposta un gruppo di giovani makers che potremo incontrare durante la  Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

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Che cosa sono i Corrieri Espressi Suborbitali

Il loro progetto punta, in sostanza, a creare un programma di razzi sonda ed una futura startup per mandare pacchi in 40 minuti in tutto il mondo, usando razzi suborbitali.

Utilizzando razzi suborbitali stampati in 3D, infatti, è possibile ipotizzare un nuovo modello di delivery, completamente sostenibile, si a livello economico che di materiali.

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Credits: ESA

Come nasce il progetto

Mattia Barbarossa, Francesco Renzulli, Ludovico Rainone sono tre ragazzi con la passione per l’esplorazione spaziale e con l’obiettivo di renderla molto presto una realtà di tutti. Con il programma di razzi sonda BarRen Rocketry Program e il loro progetto di startup, la Logistic Dynamics, puntano rendere lo spazio sempre più parte della nostra vita quotidiana, per poterci spingere oltre l’orbita bassa della Terra prima di quanto si possa pensare.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.

SCOPRI I PROTAGONISTI DELLA MAKER FAIRE ROME 2018:

5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup

Dai satelliti al software dell’Apollo, così i maker hanno conquistato lo spazio

Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team

«Così vogliamo aiutare i pendolari di Genova a spostarsi in città»

«L’Intelligenza Artificiale? Per la musica è una rivoluzione cosmica»

«I robot? Qui i bambini ci giocano, per loro è come sfidare la tecnologia»

Un progetto riporta in vita le antichità con la stampa 3D

Grazie al fog computing nasce un progetto IoT per industria 4.0 e smart building

Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti

Da una scuola di Roma una piattaforma open source che analizza la qualità delle acque





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5 esempi di riuso creativo che sono diventati startup


Recycling, Upcycling e Bioeconomy non sono termini new age né una moda passeggera: esistono da sempre e oggi, grazie alle innovazioni tecnologiche, rendono concretamente il nostro pianeta migliore e lo sviluppo più sostenibile, preservando ambienti naturali e non tenendo presente la capacità di assorbimento di scarti e rifiuti.

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La differenza sostanziale tra recycling e upcycling è il primo riutilizza i materiali allo stato grezzo, mentre le discipline legate all’upcycling assegnano una nuova funzione o un diverso utilizzo a oggetti già realizzati. Per esempio, prendiamo una bottiglia di vetro:  con un processo di recycling possiamo fondere il vetro e realizzare un paralume; oppure, possiamo lavare la bottiglia, decorarla e usarla come base per la nostra lampada, in perfetto upcycling.

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Per bioeconomia  intendiamo l’uso delle risorse biologicamente rinnovabili dalla terra e dal mare allo scopo di produrre cibo, materiali ed energia. La bioeconomia interessa diversi settori tra cui agricoltura, silvicoltura, pesca, alimentare, industria chimica, biotecnologica ed energetica, e rientra in quel sistema che viene definito economia circolare, che prevede il riutilizzo della risorse riducendo o eliminando la quantità di scarto e di rifiuti.

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Le sfide che oggi la bioeconomia si trova ad affrontare sono:

  • garantire la sicurezza alimentare a seguito del costante aumento di popolazione mondiale
  • gestire le risorse naturali in modo sostenibile
  • superare le limitazioni prestazionali e gli impatti di questo modello
  • affrontare le ripercussioni che lo sviluppo delle biotecnologie e delle bioenergie hanno sul nostro sistema sociale
  • ridurre la dipendenza dalle risorse non rinnovabili
  • mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici
  • creazione di posti di lavoro e mantenimento della competitività
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Fonte: http://www.regionieambiente.it/economia_circolare_rapporto_aea/

Il tema di Recycling, Upcycling e Bioeconomy saranno affrontati alla Maker Faire Roma 2018 con talk e workshop, laboratori, dimostrazioni pratiche, stand e innovazioni tecnologiche. Vediamone alcune.

Moda e design possono essere sostenibili

Siamo abituati a rovistare nell’armadio della nonna e girare tra mercatini in cerca di pezzi vintage, unici, antichi ai quali con un occhio diverso possiamo donare nuova vita, facendo quindi upcycling.

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La moda e il design sono del resto due settori creativi che spontaneamente si prestano al riutilizzo di materiali e alla scoperta di nuovi per la realizzazione di oggetti, tessuti e abiti d’arte. In Italia ci sono diverse realtà che hanno fatto della moda e del design sostenibile la loro filosofia.

recycling, upcycling

Officine Frida è un laboratorio di Matera che produce artigianalmente abbigliamento, accessori e complementi tessili di interni recuperando materiali selezionati al termine del ciclo produttivo da aziende locali, come vecchie cravatte di seta, così come altri materiali di qualità non più di “moda” appartenenti a vecchie collezioni.

Un altro progetto interessante è quello di BiOlogic, laboratorio di biomanifattura e centro di ricerca e sviluppo del Sud Italia, che utilizza tecnologie di biological fabrication per la realizzazione di materiali a matrice bio e nuovi processi di lavorazione in ambito manifatturiero.

pannelli

BiOlogic è riuscita a creare un tessuto con caratteristiche simili a quelle della pelle partendo da una matrice batterica di prodotti a largo consumo (tè, acqua, zucchero, ecc.). Il tessuto sviluppato, attraverso un processo di recycling, può avere diverse applicazioni da moda e design a settore biomedicale; inoltre, i tessuti a matrice batterica si propongono come alternativi alla filiera industriale della produzione di cellulosa da alberi, abbassando quasi a zero l’impatto ambientale.

Recycling e Upcycling nell’edilizia

“Solo case su case, catrame e cemento”, così cantava Adriano Celentano nel Ragazzo della via Gluck. Era il 1966 e, ancora oggi, l’edilizia non è un settore propriamente green e a basso impatto ambientale.

Tuttavia, la sinergia tra innovazione tecnologica e sostenibilità oggi riguarda anche l’edilizia, prospettando case del futuro progettate nel rispetto e secondo la morfologia dell’ambiente, realizzate con materiali bio e alimentate completamente da fonti rinnovabili.

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Un team di studenti dell’Università La Sapienza di Roma ha progettato e realizzato un prototipo di abitazione del futuro completamente sostenibile ed energicamente autosufficiente. Il progetto Restart4Smart verrà presentato il prossimo Novembre alla competizione Solar Decathlon Middle East 2018, dove l’Italia affronterà altre 16 Nazioni.

casa

La Smart Solar House sarà in grado di garantire la massima efficienza ed efficacia nell’uso delle risorse naturali, garantire un ambiente confortevole, accessibile, sicuro e competitivo in termini di costi. La casa del futuro sfrutterà tecnologie avanzate come sistemi di Home Automation (machine learning, virtual assistant, inteligent app) e le potenzialità offerte dalla modellazione digitale (BIM), dalla mixed reality (realtà virtuale e realtà aumentata) e dalla stampa 3D.

Anche nell’utilizzo di materiali è possibile sfruttare il processo di recycling. RECO2 è una startup che realizza prodotti funzionali per l’isolamento termoacustico e la pavimentazione bio-compatibile di interni ed esterni, con il 100% di materiali riciclati (vetro, scarti di acciaieia e altri materiali) e un processo produttivo che permette di ridurre dell’80% i costi di produzione e il 90% di emissioni CO2.

Il Mare in 3D: progetto di recupero e riciclo

Secondo un’analisi di Legambiente sull’inquinamento marino Italia,  il 48% dei mari è inquinato e la causa principale è una cattiva depurazione, oltre a una notevole quantità di rifiuti che ogni anno vengono abbandonati sulle spiagge italiane e in mare.

delfino recycling upcycling

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La scuola di Robotica, finanziata da Costa Crociere Foundation, ha avviato dal 2016 nella Regione Liguria il progetto Mare in 3D. Lo scopo è quello di recuperare rifiuti nel mare e sulle spiagge (materiale plastico, attrezzi da pesca dismessi, ecc.), riciclarli e trasformarli in nuovi oggetti grazie all’utilizzo di stampanti 3D.

Il progetto mediante l’utilizzo delle nuove tecnologie e la trasformazione di rifiuti in oggetti utili, come kit didattici per le scuole e per ipovedenti, vuole sensibilizzare sulla fragilità dell’ambiente marino e l’importanza della sua conoscenza e tutela.  Il recycling avviene con un processo di raccolta rifiuti, tritatura della plastica per la trasformazione in filamento avvolto in bobine e infine l’utilizzo di quest’ultimo per la creazione di nuovi oggetti con stampante 3D.





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Come funziona il rover da esplorazione progettato dai makers del Sapienza Technology Team


Le abbiamo viste spesso nei lanci su altri pianeti, camminare lentamente con i loro cingoli, per poi perdersi sul suolo di Marte, ad esempio. La “Sapienza Aerospace Student Association” ha ideato un progetto che consiste nella simulazione di una sonda terrestre, ispirata a quelle lanciate dalle varie agenzie spaziali internazionali sugli altri corpi celesti.

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rover

Che cos’è il progetto di simulazione di sonda terrestre

Il Sapienza Technology Team ha creato un rover da esplorazione in grado di muoversi autonomamente, raggiungere determinati obiettivi e svolgere particolari funzioni, a seconda di ciò che gli viene comandato.

SSRP è programmato per muoversi sia da solo che su comando a distanza dalla ground station (un computer), e deve saper riconoscere quando si presentano ostacoli davanti o dietro, fornendo continuamente dati di sensoristica al suo controllore. È inoltre previsto che sia in grado di ricaricarsi attraverso due pannelli solari e che, se richiesto, possa catturare immagini e video dalla telecamera montata a bordo.

Per raggiungere questi obiettivi, il team è partito da una base con cingoli prefabbricata, sulla quale ha montato la struttura elettromeccanica, interamente progettata e stampata in 3D. Il rover è gestito dal single-board-computer Raspberry Pi3 (in pratica un computer con sistema operativo Linux) a cui si può accedere tramite wifi.

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I sensori più importanti presenti sul rover, sono:

  • sensori di distanza: due in totale, uno davanti e uno dietro, trasmettono costantemente la distanza registrata con dei segnali ad ultrasuoni. Con un’opportuna funzione, se il rover è in movimento e se questa distanza diminuisce oltre un valore minimo, è anche in grado di fermarsi e cambiare strada;
  • l’IMU (Inertial Measurement Unit), è un complesso di sensori costituito da un accelerometro, una bussola e un giroscopio, cui si aggiunge un sensore di temperatura, e permette al rover di capire in che modo è orientato e verso che direzione si sta muovendo;
  • il pan-tilt e il servo-driver sono l’insieme della struttura e dei controlli che sorreggono e dirigono la telecamera in ogni direzione. Essa può essere diretta in alto o in basso e a destra o sinistra, attraverso l’impostazione di due servomotori (ad angolo programmabile), con un’apertura per entrambe le direzioni di 180°;
  • la telecamera (12 MP) è in grado di catturare immagini e video (ad un limitato fps) ed inviarli in tempo reale alla ground station.

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Come nasce il progetto

La AIAA-Student Branch “Sapienza Aerospace Student Association” (SASA) è l’organo locale dell’AIAA (American Institute of Aeronautics and Astronautics), formata da soli studenti dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, promossa e voluta dal Consiglio d’Area di Ingegneria Aerospaziale.

SASA è nata nel 2012 per dare agli studenti la possibilità di sviluppare le proprie idee ed approfondire argomenti di interesse tramite seminari, convegni, visite guidate, laboratori. Come esperienza di punta, offre la partecipazione a gruppi di lavoro che gareggiano in competizioni internazionali: questa attività garantisce l’opportunità di progettare un sistema ingegneristico complesso in tutte le sue fasi (ideazione, progettazione, testing), produrre report preliminari e critici per il committente e testare in volo il sistema, utilizzando metodologie professionali ed applicabili nel mondo del lavoro e della ricerca.

Tramite queste esperienze SASA vuole intervenire nel processo formativo che garantisce una corretta acquisizione di competenze per la crescita di future figure professionali tecniche e dirigenziali spese nel miglioramento del sistema universitario e del Paese. L’azione è volta a garantire una commistione tra competenze teoriche e pratiche, sviluppo di capacità secondarie proprie dell’educazione non formale (teamwork) e creazione di un network di conoscenze e scambio di competenze con gli altri Paesi.

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La Call for Makers di Maker Fair Rome 2018

La call for Makers si è ufficialmente chiusa il 7 luglio  2018 e i progetti migliori saranno ospitati nei padiglioni della Maker Faire Rome 2018 dal 12 al 14 ottobre a Roma.

Visitatori, curiosi, famiglie e appassionati potranno conoscere dal vivo i protagonisti dell’innovazione durante l’evento.





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Una scuola di Assisi sperimenta un sistema di rilevazione che prova a prevedere i terremoti


Per Assisi il termine terremoto ha un significato tutt’altro che lontano. Proprio da questa esperienza, tramautica per territorio e popolazione, nasce l’idea di creare una rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico da usare come precursore sismico, che sarà presentato alla prossima Maker Faire Rome 2018, dal 12 al 14 ottobre.

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Che cos’è il rilevatore di variazioni di campo elettromagnetico

Il sistema di rilevazione delle onde elettromagnetiche è costituito da un sensibile sensore di campo magnetico, da un circuito di condizionamento del segnale e da un sistema di acquisizione e conversione A/D basato sulla tecnologia Arduino. I dati rilevati vengono memorizzati in un archivio, cioè un vero e proprio database che ne permette poi l’analisi per la creazione di grafici di rilevamento.

Il termine precursore sismico elettromagnetico (Seismic Electromagnetic Precursor o SEP in anglosassone) fa riferimento ad una ipotesi per cui un forte terremoto potrebbe essere previsto osservando una forte emissione elettromagnetica locale. In diverse occasioni, infatti, si è riscontrato che terremoti e attività vulcanica sono associati alla emissione o alla variazione di segnali elettrici ed elettromagnetici (segnali EM) di origine naturale.

Negli ultimi decenni osservazioni effettuate in molte aree del mondo hanno permesso di raccogliere una grande quantità di segnali che mostrano variazioni EM associabili a eventi tettonici e vulcanici. Il mondo della ricerca è impegnata a trovare meccanismi teorici per studiare la correlazione tra questi segnali EM con gli eventi tettonici e vulcanici che li genererebbero.

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Come nasce il progetto

L’Istituto di Istruzione Superiore M.Polo – R. Bonghi – Assisi (PG), coinvolto direttamente negli eventi sismici del 1997 e del 2016, ha sviluppato una sensibilità ed un interesse al fenomeno dei terremoti. Già nell’anno 2000, quando erano attivi i corsi di Elettronica ed Elettrotecnica, si è dotato di due stazioni sismografiche a pendolo verticale. Con l’accorpamento degli Istituti e la presenza del corso CAT (Costruzione Ambiente e Territorio), poi, questa sensibilità allo studio dei terremoti e al comportamento degli edifici si è rafforzata anche con nozioni teoriche più pertinenti.

Lo scorso anno l’Istituto ha partecipato alla Maker Faire Rome con il progetto Tavola Vibrante, in grado di simulare le oscillazioni proprie dei terremoti per meglio comprenderne le azioni sulle strutture degli edifici.

Quest’anno ha deciso di allargare le proprie competenze anche con lo studio dei cosiddetti “precursori sismici”.

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La Call for Schools di Maker Fair Rome 2018

La Call for Schools, organizzata da Innova Camera, in collaborazione con il MIUR – Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, si è chiusa il 30 Giugno e ha visto la partecipazione delle scuole secondarie di secondo grado nazionali e appartenenti ai Paesi dell’Unione Europea.

Tantissimi i progetti arrivati ma soprattutto altissima la qualità dei contenuti proposti, che saranno esposti all’interno di uno dei padiglioni della Fiera di Roma.





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