5 consigli per emergere su Instagram con i tuoi contenuti di Food & Beverage


Questo articolo è stato scritto da Susana Alonso, Blogger, Sommelier e docente del Corso Digital Marketing per il Food & Wine di Ninja Academy.

Ormai Instagram è una vera forza della natura online. La piattaforma è ben consapevole della sua grandezza e delle sue potenzialità, e continua a sviluppare nuovi strumenti dedicati agli account Business. I suoi analytics sono sempre più avanzati, le Instagram Stories sono una grande opportunità di business e gli shoppable Instagram post chiudono per ora un circolo virtuoso che potrebbe presto arricchirsi di nuovi elementi.

Se ciò non basta a convincerti, considera le ultime statistiche, pubblicate da Knowledge enthusiast: Instagram ha più di un miliardo di utenti attivi al mese, e ognuno passa in media 55 minuti al giorno sulla piattaforma. In Italia, le cifre non sono meno sorprendenti: parliamo infatti di 19 milioni di utenti attivi al mese.

Se il tuo business rientra nel settore del Food & Beverage, allora la tua presenza in questo social è certamente d’obbligo. Vediamo dunque come mettersi in regola per emergere in questo interessante social in continua crescita.

1. Crea un richiamo estetico che ti renda unico e riconoscibile

Credo che la chiave per avere successo su Instagram sia riuscire a creare un’immagine del brand riconoscibile e consistente.

Dunque, innanzitutto dovrai capire che cosa rende unico il tuo brand, stabilire il tipo di messaggio che intendi diffondere su questa piattaforma, e avere chiari i tuoi obiettivi di business.

Quando si parte con una nuova azione di comunicazione, è fondamentale cercare di parlare da subito alle persone giuste. Identifica dunque le tue buyer personas e scegli con cura un tono di voce aziendale che rifletta l’anima del brand.

Ma una brand image ben distinguibile è fatta anche di consistenza. Perciò dovrai identificare e seguire un filo conduttore che leghi i post del tuo feed. Puoi puntare sul soggetto delle foto, sui filtri, sugli schemi di colori o sullo stile dei tuoi sfondi: scegli un elemento unificante e fanne il perno della tua comunicazione.

Da qualche giorno su Instagram sono disponibili i Nametag. Io li sto ancora testando, ma è già chiaro che possono essere molto utili per diffondere il tuo account Instagram su altri social, sul tuo sito o anche su del materiale cartaceo.

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2. Usa foto di qualità (e cura la messa in scena)

Le fotografie improvvisate, senza filtri o editing danno spesso un’idea di poca professionalità. Bisogna curare al massimo la qualità delle foto, e usarle per trasmettere visivamente e immediatamente la cura e l’attenzione che l’azienda pone in tutto ciò che fa.

Per esempio, puoi mostrare la cura che metti nel realizzare i tuoi piatti, o testimoniare un evento che hai organizzato nella tua location, o condividere vedute degli angoli più particolari del tuo locale (ristorante, wine bar, cantina, azienda, ecc.). Includi queste idee nel piano editoriale di Instagram e sperimenta scattando.

Se proprio non trovi in tempo o non riesci a fare il lavoro visual da solo, allora contatta un professionista. Puoi accordarti per realizzare degli scatti con una scadenza programmata. Per esempio, se hai una vigna, un uliveto, o un frutteto, puoi programmare una sessione di scatti ogni due mesi, per riuscire ad avere una testimonianza in tempo reale dell’evoluzione delle piante e dei frutti.

Dedica tempo alla fase di styling, per esaltare i colori e le forme e riuscire così a trasmettere gli aromi e i sapori. Bisogna cercare di proiettare, per così dire, i piatti fuori dalla cornice dell’immagine, e stimolare al massimo il desiderio dell’osservatore.

Una parte importante della buona riuscita delle foto è data dall’allestimento che decidi di usare per lo sfondo. Basta poco: assi di legno, meglio ancora se usate e rovinate, per comunicare un’atmosfera rustica e familiare; un corredo di tovaglie e altre stoffe; se hai bisogno di colori, con poca spesa puoi acquistare carte e cartoncini fantasia.

instagram food & beverage

3. Ama le Stories e sarai amato

Confesso che all’inizio non comprendevo le opportunità di business delle Stories. Mi sembrava che lo sforzo per produrre contenuti coinvolgenti fosse esagerato rispetto alla durata effimera di questi strumenti. Ma da quando è possibile mettere le Stories in evidenzia, ho cambiato radicalmente opinione.

Le Storie sono contenitori ideali per scene del backstage o per gli scatti spontanei. Puoi includere brevi filmati che raccontano il lavoro dietro le quinte: la mis en place, la ricezione delle materie prime, la scelta del menù del giorno, ecc. E ricorda che puoi sempre personalizzare le foto usando i filtri, le menzioni, gli hashtag, il luogo e la data. Ovviamente, puoi anche aggiungere dei testi.

Anche i sondaggi funzionano bene come Stories. Oltre che a illustrare momenti più spensierati della vita aziendale, le Instagram Stories sono ideali per mostrare una ricetta o un processo produttivo. Il risultato può essere una specie di foto-tutorial o di mini-video che spiega passo a passo il procedimento per realizzare un piatto o un drink.

Questo negozio di frutta e verdura, che ha un numero notevole di follower, usa le sue stories per comunicare i suoi traguardi, come per esempio i primi venti anni di attività. Ma le storie sono usate dal brand anche per sensibilizzare il proprio pubblico a donare a chi ha bisogno (un breve video incluso nelle Stories rimanda alla landing page della donazione).

donate

4. Fai storytelling in ogni pubblicazione

Anche se forse non ne sei consapevole, quando parli di cibo o di bevande, stai già facendo dello storytelling. Infatti, fare storytelling del cibo e del vino non significa produrre una fiction letteraria, o in generale una storia inventata. Ricorda che non dovresti mai smettere di essere sincero o realista solo per cercare di risultare più accattivante.

Quando parliamo di Instagram, parliamo della piattaforma visual per eccellenza per il Food & Beverage. Ma usare il visual non significa che non puoi anche sfruttare efficacemente dei testi di accompagnamento.

Anzi, i testi ti permettono di dare tante sfumature diverse alle tue storie. Perciò è bene dedicare una sezione distinta del Calendario Editoriale a Instagram.

Nella tua pianificazione per questo canale dovresti includere le foto che andrai a pubblicare, le didascalie che aggiungerai (eventualmente specificando bene gli emoji da usare), e gli hashtag.

Ecco alcuni temi da sviluppare nei tuoi racconti visuali e testuali:

  • puoi raccontare come è nata una certa ricetta (idea di fondo, scelta delle materie prime, aggiunta di particolari, modifiche finali, variazioni successive).
  • Se hai un birrificio, puoi raccontare l’arrivo dei luppoli e del malto che userai per rendere la tua birra inconfondibile.
  • Se sei un sommelier, puoi mostrare i ferri del mestiere: bicchieri, bottiglie, collezioni, libri che consulti per aggiornarti, foto che ti ritraggono mentre fai servizio, ecc.

Nella pianificazione delle pubblicazioni, ricordati di lasciare spazio anche alla promozione degli eventi: incontri, fiere di settore, presentazioni di prodotti, degustazioni, ecc. Spesso nel racconto degli eventi less is more: non pubblicare troppo scatti; invece scegline pochi, di qualità e rappresentativi di momenti notevoli del meeting.

Spesso gli storytelling migliori sono quelli di vita vissuta: racconta le esperienze, sia con le foto sia con le didascalie e con gli hashtag.

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5. Metti le persone al centro della tua strategia

Follower, clienti, dipendenti e Influencer: sono loro il vero fulcro della tua comunicazione, anche su Instagram.

Su una piattaforma social, è fondamentale pubblicare ciò che interessa al tuo pubblico e, in generale, alle persone che sono coinvolte nelle attività della tua azienda.

Per riuscirci, è necessario fare analisi e listening periodici. Così potrai capire quali post hanno avuto più successo, controllare l’adeguatezza del tuo target e migliorare i tuoi contenuti.
Bisogna monitorare sempre il lavoro. Oltre alle statistiche dell’account aziendale, bisognerebbe tenere sotto controllo anche le menzioni al tuo brand e i tuoi hashtag.

Generalmente il repost degli UGC (User Generated Content) è molto gradito. Riposta dunque i contenuti che ti riguardano pubblicati dai tuoi clienti e avventori: chi ha mangiato nel tuo ristorante, chi ha bevuto la tua birra, chi ha degustato i tuoi prodotti biologici. È un ottimo modo per dimostrare la tua riconoscenza, oltre che una vera e propria tipologia distinta di contenuti.

I dipendenti sono i primi testimonial dei brand. Nel Food & Beverage, le persone sono un ingrediente fondamentale della ricetta!
Pensa alle fotografie di chi prepara le tagliatelle a mano; agli operai che raccolgono l’uva durante la vendemmia; ai dipendenti che mungono le mucche all’alba. Dedicare spazio alle persone che collaborano con te significa dedicare spazio alla faccia più nobile e sensibile del business. Ed è certamente un contenuto sempre più apprezzato e diffuso.

Fra le persone che possono contribuire alla comunicazione del tuo brand, non bisogna dimenticare gli Influencer. Se sei interessato a implementare una campagna di Influencer Marketing nella tua strategia digitale (e credo che tu lo debba fare presto), allora dovresti iniziare con un lavoro di selezione delle voci più importanti, interessanti, o simpatiche.
Non dovresti guardare solo al numero di follower di un certo Influencer, ma anche analizzare il suo stile, e capire se è in linea con il tuo stile, e se davvero può esserti utile.
Nel mondo del vino puoi trovare tanti “wine influencer”. Ce ne sono di molto famosi e di meno noti, di più o meno competenti, di più o meno capaci di influenzare con immagini o parole una certa audience. Studia le personalità, tieni conto dei tuoi obiettivi e del tuo budget, e solo dopo decidi chi coinvolgere.

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Conclusioni

Magari ci avevi provato, ma poi hai pensato che Instagram non era adatto al tuo brand. Spero che questi cinque tips ti abbiano fatto cambiare idea!

Come in ogni altro canale social, per emergere bisogna lavorare con ordine e costanza: stabilire obiettivi chiari e realistici, seguire un calendario preciso, allocare un budget (includendo gli ads), identificare i KPI (Key Performance Indicator, cioè le metriche di controllo del lavoro).

Ascolta, crea e pubblica. E non dimenticarti di partecipare alle discussioni: i tuoi follower saranno sempre felici di ricevere risposta ai loro commenti e apprezzamenti.





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«Vi racconto il mio giro del Mondo alla ricerca del cibo che ci curerà»


La “ferma convinzione che il food (identità, cultura, energia, vita) possa essere uno strumento chiave per curare il mondo” e “la volontà di non essere solo un divulgatore di questo pensiero ma un attore attivo, capace di cooperare all’interno dell’ecosistema e capace di generare impatti tangibili”. Se potessimo partire da un principio, uno che sia veramente utile, per iniziare a raccontare Sara Roversi, potremmo partire da qui. Dal cibo come strumento di cura, intesa come riequilibrio e ripartenza, forse salvezza. La volontà di essere parte attiva in questa ricerca, invece, è scritta nelle cose, magari anche in una biografia. Bolognese, classe 1980, sposata, imprenditrice con il vizio della serialità e la passione per il cibo. Sempre in viaggio tra la via Emilia e il West (passateci la citazione), tra Bologna e gli States, (qui c’è una bio molto dettagliata) nel 2014 fonda il Future Food Institute, organizzazione no-profit impegnata nell’innovazione alimentare. Da maggio è stata impegnata in una Global Mission nei principali tech food hub del mondo: aziende, startup, università, centri di ricerca, cluster scientifici e tecnologici che danno impulso alla ricerca tecnologica applicata al settore alimentare, per promuovere un approccio all’alimentazione più sostenibile e consapevole e sviluppare nuove tecnologie e innovazioni nel settore alimentare.
Il 12 ottobre sarà tra i Pionieri del Futuro, protagonisti alle 10.30 all’Opening Conference della Maker Faire Rome, iniziativa, organizzata dalla Camera di Commercio di Roma, attraverso la sua Azienda speciale Innova Camera.  

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Maker Faire Rome

Sara Roversi, founder e presidente del Future Food Institute, organizzazione no-profit italiana impegnata nell’innovazione alimentare

Roversi, più due mesi di viaggio in 11 città. Com’è stare lontano da Bologna per 60 giorni?

«Per chi, come me, va alla caccia di talenti, innovazioni e parte con l’idea di tornare e portare valore all’Italia, è sempre un’avventura entusiasmante. Bologna è casa: è il luogo dove sono cresciuta, dove è nato Future Food, ma è soprattutto il cuore dell’Italian Food Valley, in cui si gustano, si discutono e si conservano le tradizioni gastronomiche che hanno reso famoso il nostro Paese nel Mondo».

E’ appena tornata da Tokyo…

«Sì, ed è una grande soddisfazione esserci tornata già due volte in poche settimane. La nostra Global Mission è davvero uno strumento potentissimo per creare relazioni che poi spesso danno vita a progetti concreti. L’Oriente ora rientra tra i nostri progetti di sviluppo strategico, è una fonte inesauribile di conoscenza e presenta grandi sfide ed al contempo grandi opportunità. Oltre a Tokyo anche Shanghai sta diventando un hub estremamente rilevante. La scorsa settimana sono intervenuta al 2050 China Food Tech Summit, che ha coinvolto alcuni tra i player mondiali più rilevanti della Food Innovation e tutte le grandi Food Corp, ma già da tre anni stiamo investendo energie per costruire solide relazioni nel paese del Sol Levante. Dal 2016 sono advisor del primo Food Tech Accelerator Cinese BitsxBites, abbiamo appena stretto un accordo con FoodTalk di Hangzhou, realtà che si occupa di educazione alimentare, e nel 2019 porteremo partirà proprio a Shanghai il nostro programma Future Food 4 Climate Change».

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Un tour all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità alimentare: quale città le ha dato di più? 

«Difficile sceglierne solo una. Posso pensare ai progetti e alle realtà a cui sono più legata. Per esempio Green Bronx Machine di Stephen Ritz, che ha trasformato le scuole dei quartieri degradati di New York in vere e proprie “farm” dove si insegna ai ragazzi a far crescere il proprio orto, in una prospettiva di social improvement. Poi mi viene in mente San Francisco, la seconda casa di Future Food, dove tra tutte le startup che affrontano il tema delle proteine del futuro è anche Beyond Meat, una realtà che riesce a creare fantastici burger vegani da proteine vegetali riproducendo colore e sapore della carne con ingredienti naturali e che noi abbiamo portato in Italia nei nostri ristoranti WellDone!». Ma poi soprattutto l’Asia: un concentrato di ispirazioni, insegnamenti, nuovi modelli, tecnologie avanzatissime, grandi sfide ambientali e sociali e opportunità. 

Si torna da un viaggio sempre con tantissime idee. Che cosa ha portato a casa?

«Una discovery Mission in compagnia di ricercatori provenienti da 13 paesi diversi ti fa davvero leggere il mondo con tante lenti differenti, un dono davvero prezioso che mi ha dato ancora una volta l’opportunità di apprezzare il valore della diversità. Questo viaggio mi ha fatto capire quanto sia fondamentale creare nuovi modelli che mettano uomo e cultura al centro, che dobbiamo trovare soluzioni innovative per far diventare le nostre città degli “ecosistemi” smart, che gli insetti non sono l’unica alternativa a cui pensare per il futuro delle proteine, ma soprattutto che dobbiamo continuare a ricercare nuovi metodi e strumenti per prevenire lo spreco e il consumo eccessivo di cibo».

Insieme a lei hanno viaggiato anche 15 studenti-ricercatori del master Food Innovation Program 3.0. Dopo tanti km insieme che tipo di legame si è creato?

«Un legame forte, davvero speciale, ma soprattutto ricco di stimoli e suggestioni. Il fatto che i ragazzi del Food Innovation Program vengano da tutto il mondo e da background completamente differenti l’uno dall’altro ti fa comprendere quanto le food solutions siano frutto di tanti contributi e di un caleidoscopio di visioni intrecciati: c’è chi studia il cibo nelle sue materie prime, chi lo sa raccontare sui social, chi lo rende arte e chi sperimenta le sue connessioni con la scienza. La food innovation è davvero una chiave efficace per generare impatti sulla comunità allargata, e per realizzarla il nostro motto è cooperare».

L’economia circolare è fra i trend del momento. La spieghiamo bene?

«L’economia circolare è il sistema che ha cominciato a diffondersi da quando abbiamo compreso i limiti dell’economia lineare, in cui la catena di produzione e consumo di qualsiasi materia finisce inesorabilmente con lo smaltimento dei rifiuti. In un mondo in cui il food waste è diventato, in termini di emissioni di CO2, il terzo Paese più grande al mondo dopo USA e Cina, è necessario un cambiamento radicale. Per questo si sono sviluppati sistemi circolari, in cui i rifiuti di oggi possono avere nuova vita, rientrare pienamente nella catena produttiva ed essere le risorse del domani. Ciò che cambia nell’economia circolare è proprio il disegno di produzione: non esiste più una vera tappa finale, tutto si reinserisce in un ciclo continuo».

Come facciamo a far sì che l’economia circolare non resti solo una moda?

«Non parlando soltanto di sensibilizzazione o facendo puro greenwashing, ma coinvolgendo soprattutto la grande distribuzione in processi integrati e responsabilizzanti. Noi di Future Food abbiamo “posato la prima pietra” con Waste2Value, un progetto creato da noi assieme all’associazione Impronta Etica e con la collaborazione di Coop Alleanza 3.0, Camst e IGD SIIQ. Waste2Value è nato con l’intento di sfruttare gli scarti alimentari di un centro commerciale (in modo particolare fondi di caffé e bucce d’arancia) in ottica di riutilizzo e di rivalutazione. Da questo progetto (sviluppatosi tra hackathon e incontri con esperti) è nato il prototipo RePOD, un fertilizzante in capsule per la coltivazione di un orto in casa. Cosa si può fare ancora? Curare il lato educational. Proprio a Maker Faire Rome stiamo organizzando l’Ocean Lab, una grande area con esperti internazionali che spiegheranno come far diventare i rifiuti marini (in primis la plastica) delle risorse per un futuro sostenibile. Questi sono solo piccoli passi, ma è una grande conquista poter collaborare e unire le nostre forze di tutti gli stakeholders per dare vita a un’idea completamente nuova in Italia».

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Food identities, è stata tra le parole chiave del tour del Future Food Institute. Come siamo messi in Italia?

«In Italia c’è tantissima voglia di preservare le nostre tradizioni, ma forse si guarda davvero poco a come veniamo percepiti all’estero e a come la nostra gastronomia viene comunicata. Non dimentichiamoci dello spinoso problema dell’Italian sounding: 6 prodotti su 10 all’estero sono falsi d’autore, il fake Made in Italy fattura 60 miliardi di euro in tutto il mondo e in Italia, per colpa di questo problema, abbiamo già perso 300 mila posti di lavoro. Dobbiamo conservare la nostra tradizione, ma dobbiamo promuoverla al meglio (come abbiamo fatto al Festival del Ragù appena passato a Bologna) e partire da noi con nuove soluzioni. Abbiamo ad esempio scoperto Authentico, un’app tutta italiana che consente di segnalare i prodotti fake facendo una foto geo-localizzata e scansionare codici a barre e loghi dei prodotti originali. La tradizione da sola ci chiude, abbiamo bisogno di aprirci ad un mondo di possibilità da scoprire ed opportunità tutte da cogliere».

Future Food Institute, che bolle in pentola?

«Il Future Food Institute sta diventando sempre più internazionale e dopo la sede a San Francisco attiva da oltre due anni e la branch a Madrid inaugurata a Maggio, è la volta dell’asia con Tokyo, Shanghai e Bangkok dove quest anno partiranno summer school ed bootcamp del programma Future Food 4 Climate Change. In Italia la nostra Future Farm da gennaio comincerà ad ospitare startup agritech; mentre parallelamente due nuovi progetti ci vedranno impegnati con un focus all’innovazione agritech nei paesi emergenti, il Premio UNIDO ed il progetto Rediscovered Food che ha l’obiettivo di scoprire e valorizzare 25 “crops” dimenticate».

Ci sarà anche lei tra i protagonisti dell’Opening Conference delle Maker Faire 2018. Come si diventa un pioniere del futuro?

«Non credo ci sia una ricetta per diventare pionieri. Credo che però questa mia incessante voglia di scoprire di più, sia dovuta al senso di responsabilità che abbiamo nei confronti del mondo che ci accoglie; alla preoccupazione nel vedere come questa evoluzione repentina stia danneggiano la salute dell’uomo e del pianeta».

 





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McDonald’s rimuove conservanti e aromi artificiali dagli hamburger


Il collosso mondiale del fast-food McDonald’s ha annunciato modifiche importanti ai suoi prodotti.

I sette hamburger classici saranno prodotti senza l’utilizzo di conservanti artificiali, aromi o coloranti. Il cambiamento riguarda ogni parte del sandwich, dal pane al formaggio, alla salsa.

 

McDonald’s ha dichiarato di aver eliminato i conservanti artificiali dai suoi panini e l’acido sorbico dal suo formaggio americano.

Via gli additivi artificiali dagli hamburger

Anche l’iconica Salsa Speciale Big Mac verrà servita con una nuova formula senza conservanti artificiali ma l’azienda rassicura che tutti i prodotti manterranno il loro caratteristico gusto.

L’unico ingrediente sfuggito all’epurazione da health food è il sottaceto, che contiene ancora un conservante artificiale.

mcdonald's salutare

“Questo sviluppo dimostra il nostro impegno ad adeguarci alle richieste delle persone e costruire un McDonald’s migliore”, ha dichiarato il presidente per gli USA Chris Kempczinski in una nota.

LEGGI ANCHE: McDonald’s è pronto alla svolta del fast food salutare, dice

McDonald’s segue il trend delle altre big del settore verso la svolta health del mercato del food: l’obiettivo è vendere cibo più sano. Già altri come Taco Bell e Subway stanno eliminando tutti gli ingredienti artificiali contenuti nei loro menu.

I panini non conterranno più calcio propionato, un conservante artificiale. In generale, il propionato di calcio  è un antifungino che aiuta a prevenire la crescita di muffa sul pane. McDonald’s potrebbe essersene liberato perché una ricerca precedente ha scoperto che questo conservante potrebbe influenzare negativamente il comportamento dei bambini. Lo studio, pubblicato sul Journal of Pediatrics and Child Health, ha mostrato che il propionato di calcio potrebbe causare “irritabilità, irrequietezza, disattenzione e disturbi del sonno in alcuni bambini”. La rimozione del conservante potrebbe evitare il verificarsi di questi problemi comportamentali.

McDonald’s si sta anche sbarazzando dell’acido sorbico, un altro conservante artificiale nel formaggio che impedisce il formarsi di muffe. Studi su ratti, topi e cani hanno dimostrato che questo conservante era “praticamente non tossico” e non cancerogeno. Tuttavia, il database HSDB della National Library of Medicine rivela che alcune persone possono avere reazioni allergiche a quest’acido.

Nel 2016, McDonald’s aveva già eliminato i conservanti artificiali dai McNuggets e lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio nei panini.

All’inizio di quest’anno, la società ha sostituito la carne congelata con carne fresca nei suoi Quarter Pounders e ha ridimensionato le sue offerte Happy Meal con opzioni più salutari, aggiungendo il latte.





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Cosa vedremo alla Maker Faire Rome 2018 (dove il futuro si tocca)


Economia circolare, innovazioni robotiche, intelligenza artificiale, sette padiglioni a tema (fra cui Makers for space, Food e agritech, Kids & education), 100 mila metri quadrati di esposizione. Con questi numeri inizia il conto alla rovescia per l’edizione 2018 della Maker Faire Rome, in programma alla Fiera di Roma dal 12 al 14 ottobre, promossa dalla Camera di Commercio di Roma, organizzata dalla sua Azienda speciale Innova Camera e giunta alla sesta edizione. Ninja é digital media partner ufficiale dell’evento e sarà presente con tutta la sua newsroom all’evento.

Il team della Maker Faire Rome. Curatore della sesta edizione è Massimo Banzi, co-founder di Arduino, indicato dal settimanale “The Economist” come uno dei fautori della “nuova rivoluzione industriale” messa in atto dal movimento Maker, coadiuvato da Riccardo Luna, direttore dell’AGI, che torna a collaborare con la Maker Faire curando, in particolar modo, il tema dell’economia circolare. Ad affiancarli c’è Alessandro Ranellucci, coordinatore esecutivo di tutti i contenuti. Insieme a loro, un team di responsabili di area: Bruno Siciliano (area robots), Paolo Mirabelli (area droni), Sara Roversi e Carlo Hausmann (area food e agritech), Mauro Spagnolo e Susanna Albertini (area greentech e bioeconomia).

maker faire rome

La rivoluzione digitale che anticipa il futuro

Con 7 padiglioni a disposizione Maker Faire Rome si conferma la fiera dove prende forma la rivoluzione digitale e si anticipa il futuro, il luogo della ribalta dedicato alle famiglie, ai bambini e a tutti gli appassionati di innovazione, ma anche il format consolidato per le aziende e gli innovatori di professione che utilizzano la cultura digitale come mezzo per affrontare le nuove sfide dei mercati.

Economia Circolare

Tanti i temi della sesta edizione che presenta diverse novità tra cui un intero padiglione dedicato all’economia circolare ovvero una sintesi sulla radicale trasformazione sociale ed economica che sta cambiando, rapidamente, i nostri stili di vita. Lo spazio mostrerà i percorsi virtuosi che sono stati sviluppati dalle aziende dotate di una particolare visione a giovanissime startup che presenteranno come l’innovazione tecnologica, nel modo dell’economia circolare, sia sempre sinonimo di creatività. Nel padiglione ci sarà chi riesce a trasformare la canapa in bioplastica per stampare, con tecnologie 3D, oggetti indispensabili alla nostra vita o chi produce tessuti utilizzando lo scarto delle lavorazioni casearie o fibre tessili e lane riciclate, o chi realizza prodotti farmaceutici dagli insetti o offre soluzioni al risanamento edilizio con colture microbiche o chi, infine, offre una bioraffineria in scatola per usi domestici.

Il progetto di Carlo Ratti. In agenda giochi interattivi per i più giovani e un programma di talk e incontri dove i protagonisti dell’economia circolare esporranno ai visitatori le loro innovazioni. ENI, in particolare, avrà a disposizione uno spazio espositivo di circa 500 metri quadrati, progettato con lo studio Carlo Ratti Associati, dove sarà allestito un grande ristorante circolare che mostrerà l’impatto concreto sulla vita quotidiana delle persone di tre tecnologie Eni: Valorizzazione della Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano (FORSU) per trasformarla in energia e in un biocarburante di seconda generazione; Produzione di biodiesel da oli di frittura esausti e Riciclo di polistirene per la produzione di polistirene espandibile destinato al settore dell’isolamento termico.

Attori virtuosi del ciclo di trasformazione. Nel ristorante, infatti, i visitatori, dopo aver consumato pietanze fritte oppure bevuto bevande centrifugate, diventeranno loro stessi attori virtuosi del ciclo di trasformazione, all’interno dei processi industriali Eni, degli scarti generati dalla cucina in nuove risorse.

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Dall’IoT al cibo del futuro fino allo spazio

Si spazia, poi, dall’Internet delle cose e dall’intelligenza artificiale alla manifattura digitale, passando per il cibo del futuro a sensoristica, mobilità smart, riciclo e riuso, realtà virtuale e aumentata, salute e benessere, scienza e biotecnologie e droni. Non mancherà, poi uno “spazio” per parlare di spazio, ovvero un’area dedicata alla celebrazione del Programma Apollo, un’anteprima assoluta del cinquantennale del primo sbarco sulla Luna che si celebrerà nel 2019. Protagonisti di quest’area i pionieri che realizzarono i primi satelliti della serie San Marco. Confermata l’area della robotica (curata da Bruno Siciliano docente di Robotica all’Università Federico II di Napoli e autore del libro “Handbook of Robotics”, manuale di riferimento per la robotica mondiale) che, dopo il grande exploit del 2017 con la presenza delle migliori realtà italiane, quest’anno cresce di importanza e si arricchisce di set up dimostrativi provenienti da tutta Europa.

Si parte con l’Educational Day

La sesta edizione della Maker Faire Rome parte anche quest’anno con l’Educational Day. Venerdì 12 ottobre, dalle 9 alle 13, c’è la tradizionale mattinata di formazione gratuita dedicata alla visita delle scolaresche (l’anno scorso hanno partecipato 25 mila studenti) prima dell’apertura al pubblico, per vedere da vicino tutte le invenzioni dei makers. Il pomeriggio di venerdì, dalle 14, “Maker Faire Rome – The European Edition” si apre al pubblico fino a domenica 14 ottobre. Sempre venerdì, alle 10.30, anche in live streaming, l’Opening Conference della sesta edizione presentata da Riccardo Luna.

Industria e Impresa 4.0

L’evoluzione da industria e impresa 4.0 non riguarda il significativo ampliamento del bacino di imprese a cui sono rivolte le misure di incentivo, ma mette al centro della discussione la necessità di un’evoluzione delle competenze a tutti i livelli dell’impresa, dal management all’operatore di produzione. Se ne parlerà a Industria e Impresa 4.0, la rivoluzione delle competenze, convegno moderato da Franco Canna, direttore del web magazine Innovation Post. Nel corso delle due mezze giornate, il pomeriggio di venerdì 12 e la mattina di sabato 13 ottobre, si alterneranno sul palco rappresentanti di istituzioni, università e imprese, facendo il punto sulle politiche e le tecnologie in grado di favorire la digital transformation di imprese manifatturiere e non.

Lo spazio ENI

All’interno del padiglione dedicato all’Economia circolare, lo spazio ENI ospiterà un programma di talk monotematici e tre tavole rotonde. La prima, venerdì 12 alle ore 15, sul tema La grande scommessa dell’economia circolare, in cui i protagonisti del sistema economico di settore si confronteranno per fare il punto sui limiti e sulle potenzialità delle loro attività, la seconda, sabato 13 alle ore 12, su la Bioeconomia e l’avvento dei neomateriali, e infine la terza, domenica 14  alle ore 12, su l’Economia circolare: tra innovazione tecnologica e nuovi modelli sociali in cui parteciperanno numerose start up che racconteranno le loro storie virtuose e come, di conseguenza, saranno modificati gli attuali modelli sociali.





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Food, eCommerce, Moda, Turismo e Tech, a ogni settore la sua campagna di marketing


Generare engagement attraverso i contenuti. Scegliere il giusto influencer. Ragionare su dati e insight concreti. Sfruttare i trend emergenti.

Sono queste le componenti chiave di ogni campagna di marketing che si rispetti e un recente report fornisce tutte le indicazioni utili per costruire campagne di successo per le principali industry: food, e-commerce, moda, turismo e tech.

Scopriamole insieme.

Settore Food

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Food, engagement e content marketing. Se ti chiedessero di lavorare a una campagna di content marketing nel settore food, da dove partiresti? No, non basta postare un’immagine su Instagram usando l’hashtag #foodporn.

Innanzitutto, si parte dall’analisi dei competitor. Poi si procedere raccogliendo dati sui principali argomenti del settore, sulle tendenze e il sentiment generato dalle discussioni intorno alla keyword scelta. Definito il trend, si procede con un’analisi dei principali temi legati a quell’argomento, scendendo a livelli sempre più approfonditi di analisi, fino a definire i contenuti che condividerai sui canali scelti per la tua campagna di marketing.

L’analisi dei temi visivi (quali contenuti visual, quali emoji, sono associati al tuo topic?) e delle pubblicazioni di maggior successo sul tema individuato, concluderanno la tua analisi.

Non manca qualcosa? Una volta progettata e lanciata la campagna, non dimenticare di analizzare le principali metriche, tra cui i dati di brand engagement.

Ti stupisce che l’engagement sia tra le metriche a cui prestare attenzione? Nonostante sia definita una vanity metric, capire quali messaggi hanno generato più impatto sulla tua audience ti sarà utile a identificare i contenuti su cui fare leva.

LEGGI ANCHE: Quali sono le metriche che contano davvero sui social media (e come misurarle)

Settore eCommerce

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di eCommerce e influencer marketing. Banalmente, la prima cosa da dire sull’eCommerce è che se lavori in questa industry, la tua audience è molto presente sul web e questo è un dato da non trascurare nell’impostazione della tua campagna di marketing. Ma quali sono i dati che ti dicono se la tua campagna sta portando i risultati sperati?

Le principali indicazioni da seguire, secondo il report, sono queste: non scegliere gli influencer solo sulla base della visibilità che hanno in rete (ad esempio Asos, famoso per essere uno dei brand che riesce a sfruttare le attività di influencer marketing nel modo più efficace possibile, ha scelto, tra gli Influencer, Freelyfall, che ha una reach media, ma ottiene un altissimo engagement).

Valuta la qualità dei loro contenuti e il coinvolgimento che ottengono; rifletti sul messaggio che vuoi mandare alla tua audience, su quale sarà l’impatto dei contenuti che trasmetterai, e scegli la persona che rappresenta di più i tuoi valori o quelli del tuo brand.

LEGGI ANCHE: 5 modi efficaci per collaborare con gli Influencer (e far crescere il tuo brand)

Settore Moda

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Moda e trend. Quando si imposta una campagna di marketing, analizzare i trend e gli interessi del target a cui vogliamo parlare è un passaggio obbligato.

Nella industry della moda, quali parole chiave si cercano online, quali sono i brand e i temi più menzionati in relazione a queste parole, e quali sono i motivi che spingono all’acquisto? Sono tutte domande a cui dovrai trovare una risposta, e se ti stai chiedendo a cosa ti serve sapere che, solitamente, l’acquisto delle scarpe è legato all’emotività, mentre la scelta delle borse a istinti più pragmatici, o l’acquisto dei cappotti alla stagionalità, la risposta è che i contenuti che produrrai dovranno essere in linea con questi trend.

Quindi, trova il tuo target di riferimento, raccogli dati dall’ascolto dei clienti, e sfrutta queste informazioni per creare una campagna che risponda ai loro bisogni e interessi.

Settore Turismo

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Turismo e sentiment. Sapere quali sono i contenuti maggiormente associati a questa industry, ti permetterà di ottimizzare la tua campagna marketing, scegliere immagini e copy efficaci, individuare gli scenari su cui posizionarti e le mete da promuovere.

Certo, non basta sapere che negli ultimi 13 mesi il paesaggio più fotografato è stato la spiaggia, o quali sono gli hashtag più usati, per impostare una campagna di successo. Ma seguire la logica delle parole chiave più cercate, e capire come gli utenti parlano di una destinazione (sentiment), di un prodotto o di un’azienda, ti permetterà di strutturare messaggi efficaci, in linea con i trend del mercato, e sapere cosa dicono (sì, anche di te) gli utenti nei commenti, o attraverso i video, le foto, o gli articoli presenti in rete.

Monitora le conversazioni e, una volta stabilito cosa raccontare, come e su quali canali, lancia la tua campagna, e ricorda di monitorarne l’andamento.

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Settore Tech

Come creare una campagna marketing di successo

Parliamo di Tech e posizionamento dei prodotti. Come riesci a mantenere alta l’attenzione dei consumatori sui prodotti del tuo brand?

Una delle prime cose da fare è osservare come si muovono il mercato di riferimento e la concorrenza. Possiamo prendere ispirazione da Google e Amazon, che forniscono sempre nuove informazioni e soluzioni ai propri clienti, e mantengono alte engagement e mention attraverso il lancio di nuovi prodotti; nonché collaborando con altri brand, come Samsung, GE, Ford, Whirlpool, Phillips e tanti altri.

Per concludere con le parole di Ron Blake, presidente e CEO di Rewards Network “Riuscire a coinvolgere in modo autentico i consumatori attraverso conversazioni rilevanti è la chiave per il successo e la crescita del brand”.



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“Estetico Quotidianoh”, le perle di Pinna contaminano il design di Seletti


Andrea Pinna, il fenomeno del Web che con i suoi aforismi irriverenti ha fatto ridere migliaia di follower, contamina il design di Seletti. Il risultato è “Estetico Quotidianoh”, una linea per la tavola che gioca sulla rappresentazione dell’inaspettato.

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La nuova collezione nasce dall’evoluzione di Estetico Quotidiano, la serie di contenitori per alimenti e bevande realizzati riproducendo fedelmente le forme dei contenitori usa e getta in materiali duraturi. In quest’ottica, l’avventura dell’ordinario che diventa straordinario continua. 

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Una special capsule irriverente interamente ispirata al cibo

Una limited edition di 9 piatti da collezionare, dove la porcellana diventa per la prima volta il materiale su cui le frasi divertenti di Pinna prendono forma, giocando con humour su temi legati alla tavola, al cibo, all’attenzione alla linea.

Ecco alcune “perle” raffigurate:
In ricchezza e in povertà, in salute e in malattia, finché DIETA non ci separi. 
Di MAGRA ti è rimasta solo la CONSOLAZIONE.
E anche oggi si DIMAGRISCE domani.
Le ossa grosse NON ESISTONO.

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Seletti e Pinna, l’opinion maker del web

L’obiettivo della strategia di Seletti è quello di migliorare la brand awareness e aumentare la visibilità grazie ad un grande nome del web. “Pinna è divertente, giocoso, pop, democratico proprio come Seletti”,  afferma Stefano Seletti, direttore artistico del brand. “Condividiamo lo stesso mood, pur esprimendolo attraverso media diversi. È la prima contaminazione che vede protagonista Estetico Quotidiano ed è la prima volta che Seletti realizza una capsule in collaborazione con un opinion maker del web: è un esperimento inedito e interessante per noi”.

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Alle parole del direttore artistico di Seletti si aggiungono quelle di Andrea Pinna: “Sono onorato di poter mettere il mio nome e le mie frasi sulle creazioni di un brand figo, pop e moderno come Seletti. Mai avrei pensato di riuscire, solo con la mia ironia, ad arrivare così lontano. Sono entusiasta”.

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Estetico Quotidianoh è acquistabile presso il flagship store milanese di Seletti e sull’e-commerce. Le frasi, rappresentate con il font tipico de Le Perle di Pinna, sono accompagnate da elementi decorativi realizzati dallo studio di progettazione grafica Bertero Projects.

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