Ad Amsterdam c’è un museo che promuove la moda responsabile


Fashion For Good è il nuovo museo interattivo che promuove la moda responsabile.

Un luogo che intende insegnare ai visitatori le innovazioni del settore, incentrando tutto sull’utilizzo dei materiali e del tessile.

Progettato dallo studio Local Projects e inaugurato il 5 ottobre scorso, Fashion for Good è nato per cambiare le abitudini di acquisto delle persone dimostrando le pratiche dispendiose dell’industria della moda e il loro stesso impatto.

Si tratta di un’iniziativa globale per incentivare innovazioni che possono guidare il settore Fashion verso un modello sempre più circolare.

Un percorso in cinque step (Considera, Scegli, Usa, Riutilizza, Agisci) che invita a riflettere. I visitatori potranno ammirare i vestiti sostenibili realizzati da Kings of Indigo, Ecoalf, Adidas x Parley, Karün, solo per citarne alcuni.

L’Innovation Lounge

All’interno della lounge dedicata all’innovazione troviamo delle installazioni rivoluzionarie, tra queste quella con il Colorfix, il materiale fatto di microrganismi ingegnerizzati e utilizzato per tingere un abito della collezione di Stella McCartney, ambasciatrice ufficiale del museo insieme ad Arizona Muse e Lily Cole; ma anche Mycotex, che ha creato un vestito di micelio, un materiale trovato nelle radici dei funghi.

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Le novità di Fashion For Good

In mostra ci sono anche la “pelle” fatta di mele, i glitter biodegradabili e la tecnologia blockchain, che mira a rendere l’industria della moda ancora più trasparente.

Una “cascata d’impatto”, nella lounge ospita le singole citazioni di ogni innovatore, riguardo un particolare problema insieme alla soluzione per poterlo risolvere.

Ad esempio: “Il poliestere, uno dei tessuti più utilizzati, può impiegare oltre 200 anni per decomporsi: Mango Materials ha creato un’alternativa in poliestere completamente biodegradabile“.

Il museo Fashion For Good di Amsterdam promuove la moda responsabile

I visitatori potranno sostenere la causa della moda sostenibile scattandosi un selfie caleidoscopico nello stand dedicato, che farà poi parte di un’installazione composta da tutti i contenuti fotografici raccolti. All’interno del Design Studio vengono invece progettare t-shirt sostenibili da stampare direttamente dal sito. Mentre i visitatori creano il design, le immagini sono proiettate sui muri dello studio.

All’ingresso del museo i visitatori ricevono un braccialetto di identificazione a radiofrequenza (RFID) in plastica riciclata da indossare durante l’experience.

Il museo Fashion For Good di Amsterdam promuove la moda responsabile

Il braccialetto

Una guida che raccoglie le informazioni legate alle azioni pratiche da intraprendere. Rappresentano un piano d’azione digitale personalizzato fatto di suggerimenti utili a cambiare il proprio comportamento d’acquisto, infatti può essere utilizzato anche per comprare all’interno del negozio.

Lo shop del museo, seguendo il concept del luogo, offre solo articoli certificati sostenibili, molti dei quali sono evidenziati nell’Innovation Lounge. Il tema delle collezioni in vendita cambierà ogni tre mesi, il primo round avrà un focus sul ruolo dell’acqua nella moda.

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Jake Barton, fondatore di Local Projects, ritiene essenziale che “i consumatori guidino la conversazione” per garantire che moda e sostenibilità possano coesistere in futuro.

Quando abbiamo avviato questo progetto, siamo rimasti scioccati nell’apprendere che l’industria dell’abbigliamento è tra i maggiori contributori industriali ai cambiamenti climatici, tra cui una stima di 1,2 miliardi di tonnellate di emissioni di gas serra ogni anno“, ha affermato.

Nella realizzazione dell’edificio, il museo ha cercato materiali più puliti, progettati per più di un uso e più sicuri rispetto alle alternative convenzionali. Le esposizioni sono illuminate dalla luce solare naturale che consente di ridurre l’uso dell’elettricità.

I nostri spazi di co-working e meeting sono arredati con un mix di mobili trovati, di seconda mano e di noleggio per mostrare diversi modelli di approvvigionamento che contribuiscono a un’economia sostenibile“, si legge in una dichiarazione sul sito web del museo.

Il museo Fashion For Good di Amsterdam promuove la moda responsabile

Spazio di co-working

Le cabine telefoniche all’interno sono realizzate in cartongesso certificato, il che significa che è conforme ai principi dell’economia circolare. Le cabine contengono anche del feltro di lana rinnovabile e sono chiuse con porte in acciaio e vetro riciclabili.

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I pannelli di legno utilizzati in tutto il museo provengono da foreste gestite in modo sostenibile, e gli appendiabiti su cui sono esposti gli oggetti esposti sono stati realizzati su misura con il 100% di fibre riciclate. Questa settimana Nicolas Roope ha sottolineato l’importanza degli stilisti di moda che usano la loro influenza per cambiare l’opinione pubblica e lodare Louis Vuitton per l’utilizzo di pannelli solari nelle loro vetrine.





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3 lezioni per i marchi del lusso dal boom tecnologico in Cina


Se qualche anno fa avessimo chiesto a un qualsiasi cinese benestante e istruito quale fosse l’azienda per cui avrebbe desiderato lavorare, avrebbe probabilmente pescato una della lista Fortune Global 500.

La stessa domanda, oggi, non darebbe lo stesso risultato: l’attuale generazione sembrerebbe molto più orientata a propendere per piccole startup ad alto potenziale.

La stessa percezione non è cambiata soltanto per i dipendenti, ma anche per i modelli di comportamento e le icone di stile della tecnologia, che hanno radicalmente modificato l’immagine del mondo del lavoro.

Se l’idea di base di una carriera di successo è ormai cambiata (dal lavorare in un grattacielo con vista nel centro città fino a rimboccarsi le maniche in un magazzino trasformato in open space), anche il concetto di lusso (in ambito fashion) è cambiato, accentuando prima il trend del dressing-down e più recentemente l’ascesa della moda streetwear.

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Per i luxury brand tutto si riassume in un approccio pragmatico e snello allo stile che molto riflette il modello new-tech che ha invaso la Cina e il mondo intero.

Siamo nell’era di Google e Amazon, di Tencent e Alibaba, e l’influenza delle società tech può portare grandi cambiamenti nel business dei fashion brand del lusso.

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Imparare dalle startup tech

La febbre per le startup ha ormai contagiato il mondo intero, e soprattutto quelle in ambito tech le sembrano avere maggiori possibilità di successo rispetto a quelle delle industrie tradizionali. La Cina non è stata affatto immune al fenomeno.

L’approccio ROI-driven, diffuso nelle aziende tech, fa sì che raramente si utilizzino strategie troppo costose come endorsement di celebrità o eventi marketing offline tradizionali: le informazioni digitali permettono di quantificare l’impatto di ogni centesimo speso.

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Mantenere è meglio che acquisire è un mantra spesso recitato e applicato sia dalle startup tech che dai marketplace eCommerce (le stesse piattaforme CRM utilizzate da Alibaba si concentrano moltissimo sulle conversioni di vecchi acquirenti).

Questo concetto è stato anche assimilato gradualmente dai fashion brand di lusso che durante eventi chiave come il Single’s Day o il Natale, hanno iniziato una massiccia attività di retargeting su clienti già acquisiti offrendo sconti esclusivi, vendite private e omaggi.

Puntare su partnership (local) vincenti

Seconda grande lezioni per i fashion brand di lusso che vogliono sfondare nel mercato cinese: iniziare il loro percorso creando partnership con piattaforme eCommerce e tech locali.

Da quella di Audemars Piguet con JD.com, in grado di offrire supporto tecnico dall’e-store su WeChat fino a quella più famosa dell’acquisizione di CuriosityChina da parte del colosso fashion Farfetch, le partnership sembrano rappresentare la chiave di volta nel processo verso un innesto di successo nell’ambiente digitale cinese.

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Costruire un personale ecosistema

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Alibaba e Tencent sono famose per aver creato un loro ecosistema a circuito chiuso e, come i due grandi colossi del tech, anche i più piccoli come Xiaomi o Netease’s Yanxuan stanno mettendo in atto lo stesso pattern.

Questi brand tech hanno modificato enormemente il moderno user journey: sia che si tratti di “See now, buy now” o “Social commerce” l’idea dietro entrambe le definizioni è quella di abbattere gli ostacoli attorno a una conversione.

Sistemi CRM, piattaforme data management e strumenti di eCommerce management mirano tutti alla finalità di mantenere l’esperienza di acquisto il più semplice e snella possibile. Almeno per ora, le aziende tech sono maggiormente in grado di creare soluzioni a questa nuova esigenza.





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Versace Story, dalla piccola sartoria di famiglia alla vendita a Michael Kors


Chi si innamora della Medusa non ha scampo. Il messaggio di Gianni Versace sembra risuonare più forte che mai in queste ore. Cosa significano queste parole? Chiunque indossasse un suo abito o ammirasse la bellezza delle sue vetrine doveva rimanere “pietrificato” tanto da non poter più tornare indietro. La notizia della vendita è ovunque, le domande erano tante e molti si sono chiesti: Gianni avrebbe venduto l’azienda?

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Il genio Versace

Era il 15 Luglio 1997 quando due colpi di pistola spazzarono via uno degli uomini più eclettici del mondo.Una morte che lasciò un vuoto incolmabile nel campo della moda. Potrà mai nascere di nuovo un genio come Gianni Versace?Aveva 51 anni, era all’apice del successo, all’apice delle idee.

Tutta la magia comincia in una piccola sartoria di paese, la sartoria di famiglia, dove già da piccolo amava lavorare con sua madre. Nato e cresciuto immerso nell’arte, ha portato con sé tutte le cose con le quali aveva convissuto fin da bambino: quando nasci in un posto come la Calabria, e tutto intorno c’è la bellezza delle terme romane e dei monumenti greci, non puoi fare a meno di essere influenzato dalla classicità.

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Nelle sue collezioni ricorrono simbologie etrusche, elementi della Grecia antica e del Barocco italiano, che si fondono con la musica punk, con la street art, con materiali apparentemente inconciliabili tra loro, come la plastica e il metallo.

Avanguardia pura, creazioni appariscenti e, per il periodo, poco raffinate, come le cinghie di pelle. Stupire, essere indimenticabile: mai dimenticato, Gianni rivive in tutte le collezioni, sfilata dopo sfilata.

Donatella Versace, da musa a legittima erede

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Donatella, la sua prima musa e la sua erede. Nelle sue mani le redini di una società edi una scuola di pensiero: come si segue la via di un pioniere senza andare fuori strada?

In un periodo in cui lo stilista non è più solo un artista ma deve tener conto di bilanci, introiti, la gestione di una società, come si va avanti? Donatella e Santo Versace, i suoi fratelli, la sua famiglia, i primi a credere in lui, si sono rimboccati le maniche e per anni hanno gestito, con l’aiuto necessario di vari manager, tutta l’azienda.

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Da Giancarlo Di Risio, che ha guidato l’azienda Versace dal 2004 al 2009, a Gian Giacomo Ferraris, che si è occupato dell’entrata del fondo Blackstone, riuscendo a risanare gli affari, fino ad arrivare a Jonathan Ackroid. Gianni, come sempre, aveva visto lungo, perché è stata Donatella la nuova anima Versace. Sempre più creativa, sempre più innovatrice, anziché sentire il peso di un lascito così forte, si rafforza, acquista sempre più tocco magico, visione e gusto.

La vendita a Michael Kors 

Non è la prima e nemmeno l’ultima azienda italiana ad essere incorporata nelle mani di un colosso straniero. Vendita non vuol dire fine: è invece una rivoluzione, una nuova sfida, con la resilienza di sempre, quella che scorre nel sangue vorace di Versace.

In famiglia non brilla una nuova generazione particolarmente incline a questo business e si sa: i tempi cambiano. Ma la moda resta e Donatella sarà ancora presente nella sua maison. Ha recentemente dichiarato: “Santo, Allegra ed io riconosciamo che la prossima fase consentirà a Versace di raggiungere il suo pieno potenziale”. Poi incalza: “La mia famiglia crede che far parte di questo gruppo sia essenziale per il successo a lungo termine di Versace”. Michael Kors Holdings ha infatti annunciato l’ accordo definitivo per l’acquisizione di tutte le azioni della Gianni Versace SpA, per 1,83 miliardi di Euro.

Il Gruppo prenderà il nome di Capri Holding Limited, ma attenzione, come ha ricordato tempo fa Donatella sul profilo Instagram della pagina, si pronuncia Versace!





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Versace va agli americani (per quasi 2 miliardi). Chi è il nuovo proprietario


Versace è entrata a far parte del Gruppo Michael Kors con una valutazione 2,12 miliardi di dollari, circa 1,83 miliardi di euro. Michael Kors Holdings Limited, società quotata a New York, cambierà nome in Capri Holdings Limited, che sotto di sé avrà i tre marchi Michael Kors, Jimmy Choo e Versace. La famiglia Versace (Allegra, Donatella e Santo) reinvestirà parte di quanto incassato dalla vendita nella neo-capogruppo Capri Holdings Limited. Ad annunciarlo questa mattina lo stesso Gruppo Usa.

Donatella continuerà a guidare la vision creativa dell’azienda. “Michael Kors Holdings Limited – spiega la società – ha annunciato oggi di aver siglato un accordo definitivo per rilevare tutte le azioni rimaste della maison di alta moda Gianni Versace S.p.A. per un valore aziendale complessivo di 1,83 miliardi di euro (circa 2,12 miliardi di dollari USA). Versace, da anni riconosciuta come una delle più importanti aziende della moda e del lusso al mondo, è sinonimo di glamour e stile italiano. John D. Idol, Presidente e Amministratore Delegato di Michael Kors Holdings Limited”. John Idol, amministratore delegato del gruppo, ha aggiunto: “Lo stile iconico di Donatella è al centro dell’estetica stilistica di Versace. Donatella continuerà a guidare la vision creativa dell’azienda. Sono entusiasta di avere l’opportunità di lavorare con lei al prossimo capitolo della crescita di Versace”.

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Le parole di Donatella

“È un momento molto entusiasmante per Versace – ha detto Donatella Versace, Co-fondatrice, Capo Stilista e Vice Presidente del Gruppo Versace – sono passati più di 20 anni da quando ho preso in mano le redini dell’azienda assieme a mio fratello Santo e a mia figlia Allegra. Sono orgogliosa del fatto che Versace rimanga un’azienda molto solida sia nella moda che nella cultura moderna. Versace non è soltanto sinonimo di uno stile iconico e inconfondibile, ma anche di spirito inclusivo, che abbraccia la diversità, oltre a rendere possibile alle persone una maggiore libertà di espressione. Santo, Allegra ed io riconosciamo che la prossima fase consentirà a Versace di raggiungere il suo pieno potenziale. Siamo tutti molto entusiasti di entrare a far parte di un gruppo diretto da John Idol – ha aggiunto – che ho sempre ammirato come un visionario oltre che un leader forte e appassionato. La mia famiglia crede che far parte di questo gruppo sia essenziale per il successo a lungo termine di Versace. La mia passione non è mai stata così forte come adesso. È il momento perfetto per la nostra azienda, che mette la creatività e l’innovazione al centro di tutto ciò che fa, per crescere”.

I nuovi obiettivi di Versace

Michael Kors ha anche fissato una serie di obiettivi chiave per Versace. Punta a fare crescere il fatturato globale a 2 miliardi di dollari, aumentare il numero di store mondiali da 200 a 300, accelerare lo sviluppo multicanale e dell’e-commerce, migliorare il marketing di Versace ed espandere il peso di accessori e calzature per uomo e donna dal 35 al 60% del fatturato. L’acquisizione dovrebbe aiutare Michael Kors a fare salire il fatturato a 8 miliardi di dollari nel lungo termine e a espandere i brand del gruppo, diversificare il portafoglio geografico (Americhe dal 66 al 57%, Europa dal 23 al 24% e Asia dall’11 al 19%).

Chi è Michael Kors

Versace non è il primo nome di lusso associato a quello dello stilista americano: nel novembre del 2017, Michael Kors ha concluso l’acquisizione della maggioranza di Jimmy Choo, un’azienda di calzature di lusso che ha fatto la sua fortuna con per 1.2 miliardi di dollari.

Chi è. Classe 1959, Michael Kors  inizia la sua carriera come imprenditore nella moda a 19 anni, quando lancia la sua prima linea di abbigliamento femminile sotto il suo nome. Uno dei suoi primi incarichi importanti è presso un brand simbolo dello stile francese, Céline. In Italia Kors inizia a farsi conoscere quando impazza la moda delle sue borse a marchio Michael Kors: il loro costo oscilla tra i 200 e i 400€, le forme e le decorazioni sono piuttosto semplici, ma si possono acquistare in store molto simili a quelli delle maison di lusso.

800 negozi in tutto il mondo. Michael Kors fa parte della generazione successiva a quella di Calvin Klein e Ralph Lauren. I suoi 800 negozi sono sparsi in tutto il pianeta, e lui ha fatto del digital il suo asso nella manica. Molto note sono le campagne di marketing finalizzate alla promozione dei suoi prodotti, a cui si aggiunge un’ottima strategia di comunicazione sui social. Anche l’e-commerce è uno dei suoi punti di forza. Dal 2003 Michael Kors si occupa a tempo pieno dello sviluppo e della crescita del suo marchio che è anche quotato in Borsa.





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Versace potrebbe diventare americana. Chi vuole la maison italiana


Versace, la maison fondata da Gianni Versace nel 1978, potrebbe diventare un marchio Usa. Secondo WWD, magazine di moda, e come riporta anche il Corriere della Sera, potrebbe essere venduta ad un acquirente americano. Anche se non c’è alcuna conferma ufficiale e solo domani ci potrebbe essere l’annuncio di Donatella ai dipendenti del gruppo, pare che le discussioni sarebbero arrivate alla fase finale. Sembra inoltre che sia Donatella che sua figlia Allegra resterebbero nella società.

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I pretendenti

Negli ultimi mesi numerosi marchi hanno manifestato il proprio interesse per la maison italiana, dai giganti francesi del lusso LVMH e Kering a gruppi americani come PVH e Tapestry. E proprio tra questi ultimi, tra marchi statunitensi, ci potrebbe essere il futuro proprietario di Versace.

Michael Kors o Tiffany. Tra gli acquirenti più papabili ci sarebbe Michael Kors, che appena un anno fa ha acquisito per quasi un miliardo di dollari il marchio londinese di scarpe Jimmy Choo. Come riferisce sempre WDD, l’amministratore delegato della società globale del lusso, John D. Idol, non ha mai nascosto il desiderio di ampliare il portfolio dell’azienda dichiarando pubblicamente di essere alla ricerca di ulteriori acquisizioni. Ma fra i nomi si fa anche quello di Tiffany.

L’attuale assetto

Attualmente la società è controllata all’80% dalla famiglia Versace attraverso la holding Givi (dove sono presenti il presidente Santo Versace, la sorella vicepresidente Donatella e la figlia di Donatella, Allegra Versace Beck) e al 20% da Blackstone. Il gruppo finanziario statunitense ha infatti raggiunto un accordo con la casa di moda nel 2014, un accordo che, all’epoca, valutava la società con sede a Milano a circa 1 miliardo di euro. Le azioni rimanenti invece sono nelle mani dei fratelli Donatella e Santo Versace e della figlia del direttore creativo Allegra Versace Beck. Per quanto riguarda il prezzo dell’imminente cessione, la casa di moda dovrebbe essere valorizzata circa il doppio rispetto alla valutazione di quattro anni fa, aggirandosi intorno ai due miliardi di dollari.

Un po’ di storia

Dal 1997 Donatella Versace è alla guida della direzione artistica della maison. Nel 2000 Versace ha aperto Palazzo Versace, il primo hotel con il marchio di una maison del lusso, per offrire a turisti e viaggiatori l’opportunità di sperimentare e abbracciare completamente il lifestyle Versace. Il secondo Palazzo Versace è stato inaugurato nel 2015 a Dubai. Nel febbraio 2014, è stato annunciato l’accordo con Blackstone per partecipare alla fase successiva dell’espansione societaria. A maggio 2016, il Gruppo ha nominato Jonathan Akeroyd Amministratore Delegato e membro del Consiglio di Amministrazione.





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Gucci e Cattelan celebrano l’arte di copiare con quattro murales


Milano, New York, Londra e Hong Kong sono queste le quattro città scelte da Gucci per presentare la nuova mostra The Artist Is Present in programma dall’11 al 16 dicembre allo Yuz Museum di Shanghai.

Continuano le operazioni di ambient marketing della maison che questa volta collabora con l’irriverente artista Maurizio Cattelan.

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Gucci e l’arte del copiare

I murales ricreano il manifesto della mostra stessa, un’opera d’arte risalente al 2010 realizzata per la personale di Marina Abramovic The Artist Is Present al MoMA di New York. Un frammento della famosa performance in cui l’artista trascorse 700 ore immobile seduta, invitando i visitatori ad accomodarsi di fronte a lei.

Il progetto espositivo promosso da Gucci esplora l’arte della copia e dell’appropriazione culturale, il titolo stesso della mostra è copiato.

“Copiare è come una bestemmia: potrebbe sembrare non rispettoso verso Dio, ma allo stesso tempo è il riconoscimento significativo della sua esistenza” sostiene Cattelan.

LEGGI ANCHE: La collaborazione tra Uniqlo e il MoMa per la street art

Operazione street art

La mostra presenterà opere site-specific e già esistenti di oltre 30 artisti cinesi e stranieri tra cui Philippe Parreno, Yan Pei-Ming, Damon Zucconi, Christopher Williams, Aleksandra Mir, Sayre Gomez e molti altri. Sebbene Marina Abramovic non sia coinvolta nel progetto, i lavori dell’artista hanno rappresentato per Cattelan una fonte di ispirazione per la creazione delle opere.

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Non è la prima volta che Gucci si lega alla street art per sostenere una sua campagna di comunicazione, lo scorso anno il brand ha collaborato con Angelica Hicks e Coco Capitán.

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I nuovi murales nel quartiere di SoHo di New York, in Corso Garibaldi a Milano, nella D’Anguilar Street di Hong Kong e a pochi passi da Brick Lane a Londra saranno affiancati da un ulteriore murales nel distretto Jingan di Shanghai che sarà rivelato nelle prossime settimane per promuovere l’apertura della mostra in città.

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L’ArtWall milanese in Largo la Foppa – Corso Garibaldi

Nell’esposizione riecheggeranno i temi del falso e della simulazione come paradigmi della era digitale e della riproduzione mediatica. Del resto come “in ogni falso si nasconde sempre qualcosa di autentico”,  anche in una copia l’artista è presente.





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Il round da 2,5 milioni di Velasca, la startup delle scarpe di alta qualità


Velasca, startup che ha sviluppato una piattaforma di ecommerce di scarpe di alta qualità Made in Italy, ha chiuso un round di investimento con P101 SGR, venture capital specializzato in investimenti in società digitali e technology driven (lead investor), Milano Investment Partners (MIP), società di gestione di fondi specializzata in investimenti in Venture Growth, e con un pool di investitori privati.  La società, già a break-even da fine 2017, grazie a questo aumento di capitale, si pone come obiettivo l’espansione su scala nazionale ed internazionale, con particolare focus sullo sviluppo commerciale in modalità omnichannel. L’investimento di P101 è il secondo nella società, dopo il primo round effettuato nel novembre 2016. Fondata nel 2013 da Enrico Casati e Jacopo SebastioVelasca punta a rispondere all’esigenza del consumatore amante del lusso di poter calzare un pezzo unico della tradizione artigianale italiana ad un prezzo accessibile e ovunque nel mondo attraverso i canali digitali.

Velasca

Enrico Casati e Jacopo Sebastio, co-founder di Velasca credits velasca.com

Accelerare l’espansione internazionale

“Siamo particolarmente orgogliosi di aver raccolto il nuovo capitale che ci permetterà di accelerare l’espansione internazionale – ha dichiarato Jacopo Sebastio, co-founder di Velasca – grazie a questo investimento potremo infatti sviluppare il segmento delle vendite online e implementare la nostra presenza fisica sia in Italia, che in Europa e nel Nord America. Questa operazione, inoltre, conferma ancora una volta come l’Italia sia un terreno fertile per le società, come la nostra, che dimostrano di avere un’energica spinta all’innovazione”.

All’estero

Con una crescita costante del fatturato (+100% nel 2017 vs 2016, con un run rate di fatturato nel 2018 già superiore a 5 milioni di Euro), Velasca genera già il 20% del proprio business all’estero, con una particolare preminenza al momento dei mercati francese, inglese e del Nord-Europa. Il segmento vendita online (e-commerce) ha contribuito al fatturato 2017 per ca. 35% versus un 65% del fatturato generato offline (negozi monomarca).

Online fashion

La società si inserisce in un settore, quello dell’online fashion, che solo in Italia vale oltre 2,5 miliardi di Euro ed ha un tasso di crescita annuo pari al 28% (come risulta dai dati dell’Osservatorio eCommerce B2c di Netcomm e Politecnico di Milano a ottobre 2017). Il business model Velasca si fonda sull’unione di tradizione e innovazione: per realizzare un prodotto di ottima qualità, la società si affida ad abili artigiani marchigiani, che accompagnano la startup nella produzione di calzature dai modelli classici rivisitate in chiave contemporanea. Per gestire la comunicazione e il rapporto con il consumatore, oltre che per garantire qualità e rapidità di consegna al cliente finale, Velasca sfrutta il potenziale del canale digitale.

Fashion-tech

“Il fashion-tech ha un impatto sempre più disruptive nel mondo della moda, settore in cui l’Italia è protagonista indiscussa – ha detto Giuseppe Donvito, Partner di P101 SGR – con Velasca, l’innovazione della fashion industry inizia proprio in rete, ciò ha permesso a questa giovane azienda di disintermediare la tradizionale filiera distributiva andando direttamente incontro alle esigenze del cliente finale, che sempre di più richiede alta qualità a prezzi competitivi ma con un servizio coerente con i nuovi modelli di consumo. Crediamo che Velasca e l’eccezionale team che la sta sviluppando abbiano tutte le carte in regola per diventare un caso di successo internazionale in questo ambito”.



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Nintendo lancia il set da viaggio dedicato a Super Mario


Un viaggio, che sia di breve o lunga durata, è scandito da momenti precisi e da sensazioni contrastanti: c’è l’ansia della partenza, la fretta che ti fa dimenticare le cose, l’emozione dell’avventura, la voglia di tornare o quella di non ritornare mai più.

Ognuno di noi lo affronta diversamente e si sa, uno dei rituali più importanti è quello di preparare la valigia. Ecco, la scelta della valigia è una sorta di cerimonia, un ballo tra “questo si” e “questo no”, un continuo oscillare tra “ho tutto” e “non ce la farò mai”. Un viaggio è un’avventura e gli accessori giusti ti daranno la carica per affrontare qualsiasi tragitto e raggiungere la tua meta.

Super Mario alla riscossa…sulle tue valigie!

Era la fine degli anni ’80, erano gli anni della musica pop, dei blue jeans ma soprattutto erano gli anni dei videogames. Super Mario è uno di quei giochi-simbolo per un’intera generazione di ragazzi e ragazze, una storia che è andata oltre il tempo e che abbiamo ritrovato nei decenni successivi, è sinonimo di divertimento, di avventura e di scoperta.

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Un videogame ha già qualcosa di speciale: è vivere delle vicende fantastiche attraverso personaggi con poteri eccezionali, è guidare i protagonisti alla riscossa verso mondi sconosciuti, è essere partecipi di una narrazione che prende vita attraverso lo schermo. Mario è tutto questo, un coraggioso idraulico, con quegli iconici baffetti e la sua salopette blu, che saltella sul guscio di ogni tartaruga che incontra e si sposta da una parte all’altra del mondo attraverso dei magici tubi verdi.

La sua missione è nobile ma pericolosa: salvare la principessa Peach, l’unica in grado di spezzare l’incantesimo che grava sui Toad per poi riportare la pace a Mushroom KingdomMa Mario non è solo perchè suo fratello Luigi, lo accompagnerà in questa imprevedibile avventura.

La domanda che a questo punto sorge spontanea è: cosa centra tutto questo con il viaggio? Semplice, Nintendo ha deciso di dedicare al suo impavido idraulico una collezione speciale, un set da viaggio per aiutarti a superare ogni ostacolo, anche se la tua meta non sarà un castello sperduto.

super mario

La serie è composta da 16 pezzi e riunisce proprio tutti i personaggi del videogame più amato di sempre, troverai un trolley giallo sgargiante e resistente ad ogni urto, con la forma di un blocco e un gigante punto di domanda stampato al centro.

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super mario

Delle simpatiche ciabatte da camera a forma di fungo, così tenere che allieteranno ogni rientro in albergo, magari dopo una lunga giornata in giro per musei e negozi: come si fa a resistere a quegli occhietti dolci?

super mario

Il porta passaporto rivestito da una copertina trasparente che rappresenta una scena del gioco, qui l’agilità di Super Mario trasmette la voglia di non fermarsi mai.

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Dei cuscini morbidi e reversibili, perfetti per i tuoi spostamenti, a forma di Toad e di punto interrogativo, così comodi da rendere qualsiasi itinerario una vera passeggiata.

super mario

Per non parlare delle comode targhette da fissare vicino la tua valigia, per personalizzare e rendere unico il tuo set.

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Questi e molti altri componenti saranno disponibili nei prossimi giorni in Giappone e speriamo che questo set delle meraviglie arrivi presto anche in Italia. Intanto dai uno sguardo sul sito Nintendo e comincia a scegliere i tuoi accessori per il prossimo viaggio, chi è il tuo personaggio preferito?



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