Facebook ci assegna un punteggio in base alla credibilità dei contenuti che condividiamo


 

Una scala da 0 a 1, un marker per analizzare i comportamenti degli utenti, intelligenza artificiale e machine learnig. Di cosa si tratta? Del modo in cui Facebook assegnerà un punteggio di credibilità ai propri iscritti.

Sì, proprio così. Questa novità rappresenta è l’ultima trovata di Facebook per ostacolare il propagarsi di notizie false e disinformazione. Lo ha spiegato la product manager Tessa Lyons dell’azienda, in un’intervista al Washington Post.

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In realtà, il punteggio non indica la credibilità e l’affidabilità personale di ogni singolo utente, ma serve per comprendere, in base al loro comportamento, se si tratta di individui capaci di interpretare in modo giusto le notizie che incontrano nel proprio feed.

Le procedure di machine learning e AI analizzano il punteggio degli utenti, espresso in codice binario, e ne restituiscono un indicatore di comportamento.

Un’analisi che va ben oltre l’origine della bufala e ne segue l’andamento e la propagazione, attraverso le reazioni degli utenti e la loro propensione ad accettarle come notizie vere.

Un’evoluzione che parte da lontano

Era il 2015 quando Facebook cominciò a dare la possibilità ai suoi utenti di segnalare i contenuti falsi e le notizie distorte. I tre puntini posti in alto a destra di un post comprendevano un menù che permetteva di inviare un feedback al social network, ma – come si può intuire – non tutti gli utenti ancora esercitano questa facoltà.

Tendenzialmente, l’essere umano, in un contesto così ampio come Facebook, è portato a pensare che non sia tenuto a segnalare o eliminare contenuti nocivi perché tanto ci sarà qualcuno che lo farà al posto suo. È la distribuzione della responsabilità di cui parla Piero Bocchiaro nella sua Psicologia del Male.

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Nel 2018, invece, il social di Menlo Park ha investito i suoi utenti del ruolo di veri e propri giudici della qualità dei contenuti, premiando con una maggiore visibilità nel news feed i post ritenuti veritieri.

Un’evoluzione che parte da lontano, dunque, e diventa sempre più efficace.

Il propagarsi di notizie false, alterate o ingigantite tramite social network non ha mai smesso di preoccupare Facebook e diverse ricerche hanno tentato di spiegare come mai gli utenti credano alle bufale e come si approccino ad esse.

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Le conseguenze negative della disinformazione

Siamo abituati a pensare che ciò che accade online non sia completamente reale, siamo convinti che i contenuti che inondano la rete non provochino nessuna conseguenza nella realtà offline che viviamo quotidianamente.

Non è così. Disinformazione e mezze verità diffuse tramite i social network, hanno portato con sé effetti negativi che si sono riversati all’interno della nostra società.

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I disordini e le violenze razziali in Germania, la manipolazione delle masse durante le elezioni americane del 2016 e tanti altri casi, anche in piccoli comuni, hanno contribuito a rendere gli ambienti e le condizioni di vita ostili, soprattutto per le minoranze e le persone più deboli.

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Il buon giornalismo non può essere la soluzione unica per arginare il dilagare di notizie false perché alcuni utenti hanno difficoltà ad interpretare le notizie e, talvolta, non possiedono capacità di giudizio e appetiti culturali all’altezza della situazione. Facebook questo lo ha compreso e sta sperimentando nuove strade.





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