Il Digital Detox conquista vip e aspiranti Miss (e diventa una funzione di iOS 12)


Con l’aggiornamento di iOS 12 (che sarà disponibile dal 17 settembre) c’è una nuova funzionalità chiamata Screen Time: raccoglie dati su quante volte usi il telefono. Include anche le statistiche sulle app che usi di più e su quante notifiche ricevi. Un invito al Digital Detox, che parte dal monitoraggio della propria attività sullo smartphone. Come già Google e Instagram, quindi anche Apple si muove in questa direzione. In pratica Screen Time funzionerà come un contatore del tempo che passiamo con lo smartphone in mano, dentro una app o su un sito web. In pratica ci cronometra, e ci fa impostare dei limiti se pensiamo di stare abusando.

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Cook: pensavo di essere abbastanza disciplinato

Anticipata alla conferenza annuale degli sviluppatori di Apple a San Jose, in California a giugno la funzione aveva meravigliato i centinaia di ingegneri del software che avevano scaricato e installato la versione beta di iOS. Anche il CEO di Apple, Tim Cook, aveva detto nel corso di un’intervista alla CNN, che i numeri lo hanno sorpreso. “L’ho usato – aveva detto il numero uno della Mela – e devo dire: pensavo di essere abbastanza disciplinato. E invece ho sbagliato. Quando ho iniziato a raccogliere i dati, ho scoperto che stavo spendendo molto più tempo di quanto avrei dovuto”. Ma il Digital Detox, che sia da telefonino o da social network, che sia radicale o per fasce quotidiane, è diventato un vero trend, una moda quasi. Al punto da aver conquistato anche Stefano Gabbana e le aspiranti Miss Italia. Vediamo prima di tutto i numeri.

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Un milione di selfie al giorno

Gli italiani che si connettono regolarmente a Internet sono il 71%, oltre la metà della popolazione (52,8%) tramite smartphone e più di un quarto avendo tra le mani un tablet (26,6%). Ogni giorno in Italia vengono scattati più di un milione di selfie e il 55% degli italiani dichiara di averne scattato uno almeno una volta al mese. Secondo Dscout controlliamo il telefonino 2600 volte al giorno (anche 5400). Ecco perché, secondo qualcuno, si fa sempre più necessario l’allontanamento dalla tecnologia, il Digital detox. Anche gli account di personaggi noti e del mondo della moda non sono esenti dalla questa nuova voglia di libertà dal telefonino: il 10 settembre Stefano Gabbana ha pubblicato il suo “Instagram detox”. Anche le star hanno optato per un allontanamento da social e cellulare. Il precedente più famoso? Lapo Elkann che ha chiuso il suo profilo Instagram nel gennaio 2017.

Anche le aspiranti Miss Italia

Mezza giornata senza smartphone anche per le 182 prefinaliste di Miss Italia 2018. Una scelta annunciata da Patrizia Mirigliani durante un incontro a Jesolo agli inizi di settembre, dove le giovani si sono date convegno per partecipare alla prefinali. Con questo esperimento si è voluto dimostrare alle concorrenti l’impatto che la tecnologia ha nelle vite umane, invitandole a bilanciare il rapporto tra reale e virtuale nella loro quotidianità. Gli smartphone sono stati consegnati di propria spontanea volontà dalle aspiranti reginette di bellezza e sono stati restituiti dopo 12 ore.

Gli analytics personali

Fondamentalmente questa nuova opzione consente di visualizzare grafici e dettagli del tempo che si passa su iPhone o iPad. Quante ore per ciascuna applicazione e quante volte lo schermo è sbloccato. Inoltre, con questa nuova funzione, si possono vedere i dati di utilizzo, e anche quelli dei familiari. Per regolare l’uso dello smartohone, Apple ha aggiunto anche delle azioni specifiche.

Tim Cook ha detto di aver “anche scoperto che il numero di notifiche che stavo ricevendo non aveva più senso. Sai, le notifiche sono iniziate per raccontarti di qualcosa di veramente importante e, troppo spesso ora, è come se tutto fosse importante”.

Le altre novità di iOS 12

Memoji. Dopo le Animoji (le faccine che prendono vita grazie alla fotocamera frontale) inaugurate con iPhone X, arrivano le Memoji: oltre a personalizzare le espressioni facciali di animali, robot o fantasmini, si possono creare emoji che ci assomigliano. E si possono usare anche nella fotocamera sulla app Messaggi, come una maschera.

Bambini. Oltre ad autolimitarci, si può limitare l’uso che i bambini fanno i iPhone e iPad. Con l’Activity Report si monitora l’utilizzo, e con Downtime si imposta un intervallo di tempo – ad esempio la notte – in cui alcune o tutte le app non sono accessibili. In caso di necessità si sbloccano, ma occorre un codice che solo i genitori hanno.

Non Disturbare. iOS 12 potenzia la modalità Non Disturbare: oltre a suoni e luci ora blocca in toto le notifiche, che fino al mattino non appaiono sulla schermata di blocco. In questo modo, se nottetempo si controlla l’ora sull’iPhone, non si viene distratti. Il Non Disturbare si può impostare non solo di notte, ma alla bisogna o anche in un orario o in un luogo specifico.

Videochiamate di gruppo. FaceTime si aggiorna, consentendo chiamate video fino a un massimo di 32 partecipanti. Anche qui ci si può travestire con le emoji Apple.

Stop agli errori. Correggere un testo posizionando il cursore proprio dove serve è un’impresa. Ma ora c’è il trackpad nascosto: appare tenendo premuta la barra spaziatrice e consente di muoversi agilmente tra le lettere.

Siri. L’assistente vocale si fa più intelligente, conosce le nostre abitudini o necessità e ci suggerisce cosa fare. Se entriamo in un cinema, ad esempio, ci proporrà di silenziare il telefono.

Raggruppa le notifiche. iOS 12 dà più opzioni per gestire le notifiche e raggruppa quelle di una stessa app per evitare l’effetto lenzuolata. Per leggerle, basta un tocco.

QR CODE veloci. iOS 11 ha introdotto la possibilità di leggere un codice QR con la fotocamera dell’iPhone. Ora la funzione è più rapida grazie a una scorciatoia nel Centro di controllo.

Batteria sotto controllo. Il monitoraggio dei consumi si fa dettagliatissimo. In ogni momento possiamo sapere quali app, e quanto, stanno consumando la batteria.





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In Francia approvata una legge che vieta l’uso degli smartphone nelle scuole


Il parlamento francese ha appena votato la proposta di legge che mette al bando delle scuole l’uso degli smartphone.

Già a partire dal rientro a scuola, il prossimo settembre, gli studenti francesi non potranno più utilizzare i dispositivi mobili mentre sono a scuola. La legge, infatti, è stata approvata lunedì e si applicherà agli alunni tra i 3 e i 15 anni, ma a discrezione delle istituzioni potrà essere applicata anche nelle scuole superiori e nelle università.

L’approvazione della legge, voluta come “segnale forte” da Macron, ha suscitato grandi polemiche in Francia, con un tam tam di critiche sui social network.

Le uniche eccezioni saranno quelle applicate agli “scopi educativi” o per bambini con disabilità.

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L’aggiornamento della legge in vigore

In realtà la nuova legge va a modificare quella già in vigore, rendendo più perentorio il divieto: nel 2010 era stata approvata una legge che impediva agli studenti di utilizzare i loro smartphone durante le ore di lezione, che comunque poteva essere tenuto nello zaino spento. La proposta sulla proibizione degli smartphone a scuola faceva parte anche del programma della campagna elettorale dell’attuale presidente francese, introdotta per prevenire l’eccessiva dipendenza dei giovani dagli schermi dei dispositivi connessi a Internet.

Dal nuovo anno scolastico gli studenti non potranno più utilizzare il proprio telefono cellulare durante l’orario scolastico, ma neanche durante le pause o a mensa. Questo non significa che non potranno portare lo smartphone a scuola, ma dovranno consegnarlo a un insegnante che lo restituirà alla fine della giornata.

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La questione dell’efficacia della legge anti-smartphone

Un dato su tutti fornisce un’idea chiara del fenomeno in Francia: il 90% dei bambini possiede uno smartphone. La preoccupazione da parte dei docenti cresce, dato che non sono certi di riuscire ad applicare il nuovo divieto.

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Se la preoccupazione per la quantità di tempo che bambini e ragazzi trascorrono davanti agli schermi dei dispositivi mobili cresce in tutto il mondo, con discussioni e dibattiti, la Francia oggi è uno dei primi paesi ad esprimersi attraverso una normativa specifica. Il timore è che proprio gli smartphone alimentino dipendenza dalla tecnologia, sfasamenti del ritmo sonno-veglia e aumento del cyberbullismo.

Trattandosi però di una soluzione calata dall’alto, per risolvere una questione sociale che riguarda innanzitutto il rapporto tra insegnanti e studenti, non sorprende che in molti restino scettici sulla sua efficacia e sulle effettive possibilità di successo anche nella semplice applicazione del divieto.



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IKEA ha creato le Reading Rooms, uno spazio in negozio dedicato alla lettura


Quante volte rispondi alle email anche al di fuori dell’orario di lavoro? E quando è stata, invece, l’ultima volta che hai spento lo smartphone per dedicarti alla lettura di un libro senza distrazioni?

La nostra routine è cambiata, dal tempo dedicato al lavoro (sempre più flessibile e “smart”) al tempo dedicato alla vita privata e agli hobby. Il risultato è un confine sempre più labile tra vita privata e professionale, tra i momenti di svago e quelli dedicati al lavoro.

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Da questa consapevolezza nascono le Reading Rooms di IKEA, spazi di lettura predisposti nello store londinese di Wembley, accessibili da chiunque voglia spostare l’attenzione dal proprio smartphone a un libro.
Prenotando online uno degli slot di un’ora disponibili dal 31 luglio al 5 agosto, è possibile accedere all’area di lettura e scegliere uno dei libri a disposizione, tra quelli della longlist del Man Booker Prize for Fiction 2018, da leggere comodamente seduti in una poltrona IKEA e poi portarlo a casa, gratuitamente. L’unico requisito previsto per effettuare la prenotazione è la maggiore età.

Ma qual è l’obiettivo di questa iniziativa?

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Il tempo per leggere

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“Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. (…) Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo, sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull’amaca, se hai un’amaca. Sul letto, naturalmente, o dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga”.

L’esperienza di escapismo nelle pagine di un libro, descritta magistralmente da queste parole di Italo Calvino, diventa una conquista tra il flusso ininterrotto di notifiche sui nostri device, il controllo convulso dei feed social per scoprire cosa stiano facendo i nostri amici e l’esigenza di rispondere istantaneamente ai messaggi ricevuti. Con la partnership del Man Booker Prize, uno dei più prestigiosi premi letterari della Gran Bretagna dal 1969, i libri diventano protagonisti e non più semplici complementi di arredo.

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“Le sale di lettura ci danno la possibilità di utilizzare il nostro spazio commerciale per ispirare le persone a pensare all’importanza del relax a casa”: ecco l’obiettivo del colosso svedese, dichiarato da Luis Lopez, Responsabile Area living per IKEA UK e Irlanda.

L’idea di ripensare l’ambiente domestico come il luogo perfetto per allontanarsi dallo stress del mondo esterno e rifugiarsi in un libro nasce dalle statistiche di lettura ufficiali e da una ricerca del brand svedese nel Regno Unito. Il 59% dei lavoratori, per esempio, avverte lo stress del flusso di email ricevute anche una volta terminato l’orario di ufficio, senza tralasciare il 10% dei cittadini inglesi che non ha letto nemmeno un libro nell’ultimo anno e più del 33% della popolazione ha dichiarato di non aver tempo per leggere se non durante le vacanze estive.

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“Le nostre case sono piene di dispositivi che consentono l’invasione del mondo digitale nelle nostre vite private. Riconquista la tua privacy e la tua immaginazione: leggi un libro!” è l’invito di Gaby Wood, Literary Director della Booker Prize Foundation.

IKEA e il libro come oggetto

Da oggetto puramente estetico a contenuto in grado di veicolare i valori del brand: IKEA trova una nuova collocazione del libro all’interno del proprio store londinese, proponendolo come uno strumento ideale per il digital detox attraverso momenti predefiniti di tempo nelle Reading Rooms che rendono possibile un’esperienza di lettura ritagliata tra i frammenti e i momenti interstiziali della vita digitale del consumatore.

Basteranno una lampada, una poltrona e uno scaffale IKEA per conquistare i lettori deboli e sentirsi davvero a casa tra le pagine di un libro all’interno di un salotto allestito dal marchio svedese?



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Perché ridurre la dipendenza dalla tecnologia può farci diventare più innovativi


A chiunque è capitato di sentirsi troppo dipendente dalla tecnologia. Non ti è mai successo, ad esempio, di sentirti disperato perché il tuo smartphone si era scaricato proprio nel mezzo di un viaggio di rientro a casa? O forse ti sei sentito smarrito nel non poter utilizzare il GPS per trovare le indicazioni corrette per raggiungere casa di un amico in piena campagna, dove il segnale proprio non arriva.

Bene, come dicevamo, tutti ci siamo sentiti almeno una volta troppo dipendenti dalla tecnologia, ma forse non ne capiamo davvero il problema.

In realtà la dipendenza tecnologica non fa altro che toglierci capacità di risoluzione dei problemi, facendoci ritenere impossibili alternative ai problemi quotidiani che fino a qualche anno fa avremmo dato per scontate. Chiedere la strada giusta ad un passante abbassando il finestrino dell’auto, solo per fare un esempio.

Questo tipo di dipendenza, insomma, oltre a farci dire addio alla cara espressione “capacità di problem solving” da inserire sul curriculum, potrebbe essere addirittura distruttiva, non solo a livello individuale, ma anche a livello sociale.

L’uso eccessivo della tecnologia, infatti, può portare alla dipendenza in diversi modi e queste che elenchiamo di seguito sono solo alcune delle potenziali conseguenze secondo molti esperti.

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1. Ansia e depressione

L’uso eccessivo di dispositivi mobili è stato collegato all’ansia e alla depressione, così come ad altri problemi di salute mentale. Questo potrebbe essere spiegato da una varietà di fattori.

Ad esempio, il costante bombardamento di notizie e informazioni può farci sentire insensibili al mondo reale e ossessionati, invece, dalle interazioni digitali, lasciandoci privi di relazioni nella vita reale.

2. Impazienza

La tecnologia ci ha anche resi impazienti. Sapendo che molte persone hanno accesso 24 ore su 24 e 7 giorni alla settimana ai loro messaggi sui social media o alle loro caselle di posta elettronica, ci aspettiamo che le risposte arrivino in pochi minuti.

Essere in grado di accedere ad articoli e informazioni su qualsiasi argomento ci rende meno tolleranti a tutto ciò che richiede più di qualche minuto per imparare o per esercitarci.

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3. Memoria

Gli studi dimostrano che l’uso eccessivo di smartphone per scattare foto, video o scrivere e pubblicare post può danneggiare la nostra memoria.

L’esatto meccanismo non è noto, ma si ipotizza che, poiché le nostre menti riconoscono che le informazioni vengono archiviate altrove, è meno importante per noi ricordarle, quindi non dedichiamo le risorse mentali adeguate a immagazzinare quelle informazioni (e quei ricordi).

In altre parole, sappiamo che possiamo sempre richiamare quella informazione grazie a Wikipedia o a Google e non ci preoccupiamo di memorizzare questi dati.

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4. Dipendenza

Mentre la definizione esatta e la legittimità della definizione di “dipendenza tecnologica” è ancora oggetto di discussione, è chiaro che per alcune persone questa dipendenza può diventare così estrema da provocare una grave ansia quando la tecnologia è inaccessibile.

Questo può manifestarsi come una dipendenza da social media, giochi, porno o da qualsiasi altra attività basata sulla tecnologia.

Naturalmente non è vero che chiunque senta l’esigenza di controllare regolarmente le notifiche sul proprio telefono sia dipendente dalla tecnologia, ma esistono casi decisamente più estremi.

 

5. Perdita della abilità

L’utilizzo regolare di uno smartphone o di qualsiasi altra tecnologia per sostituire o migliorare un’abilità può anche ridurre gradualmente la nostra capacità di accedere a tale abilità.

Solo per fare un esempio banale, se si utilizza uno smartphone per raggiungere casa dopo il lavoro, o per raggiungere una località di vacanza, si potrebbe anche non imparare mai a leggere una carta geografica o la mappa di una città.

Perché trasformarci in cyborg può non essere vera innovazione

Si sente spesso dire che presto tutti utilizzeremo dispositivi cibernetici, impiantati direttamente nel nostro corpo, per soddisfare alcune necessità, come la traduzione simultanea in diverse lingue o fare la spesa stilando una lista semplicemente con un battito di ciglia.

In realtà, questo approccio alla tecnologia potrebbe anche introdurre una serie di nuovi problemi, in un circolo vizioso senza soluzione di continuità, tra la nostra effettiva capacità di programmare le macchine e la possibilità di queste di soddisfare i nostri bisogni quotidiani.

Il problema è che si potrebbe arrivare al punto di trascurare l’effettivo potere della tecnologia moderna e invece di introdurre un graduale miglioramento o una forma di assistenza iterativa, sovrascrivendo completamente intere funzioni del nostro cervello e dei nostri corpi.

Per capirci meglio, è come se qualcuno, perfettamente in grado di camminare, si affidasse a una sedia a rotelle per evitare di farsi male ai piedi camminando, pur non avendone realmente bisogno: i muscoli finiranno per atrofizzarsi e si sarà persa una abilità che invece poteva essere utile e più economica.

Senza allarmismi e senza estremizzare certi ragionamenti sul potere distruttivo della tecnologia, quello che dovremmo realmente fare è continuare ad esercitare tutte le nostre abilità e capacità, intellettive, di risoluzione dei problemi, manuali, considerando e ri-considerando anche la scuola come il liogo ideale in cui unire le due anime del mondo moderno, tecnologico ma con una necessità alla spinta innovativa ancora decisamente forte.





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