Pantone si ispira alla tecnologia per le sue nuove tonalità metallizzate


Siamo sempre stati attratti dalle cose luccicanti, dall’iridescenza e dagli effetti olografici e probabilmente a questo è dovuto il successo di uno dei trend degli ultimi anni, un vero must che sembra non stancare mai, ma abbaglia chi lo guarda: l’imperativo è splendere.

Il metallico viene declinato in tantissime sfumature cromatiche e nei materiali più diversi, lo ritroviamo ovunque, dall’abbigliamento agli accessori quotidiani: smartphone metallizzati, borse shimmer, unghie dai colori graffianti e labbra effetto specchio.

Il metal ci invade e rappresenta una forte affermazione di stile in tutti i settori della moda e del design.

Metallic Shimmers, la nuova palette di Pantone

Pantone Color Institute non è sfuggito questo particolare e, come sempre, ci spinge a osare per andare oltre l’ordinario.

Metallic Shimmers è una nuova raccolta di brillanti tonalità metallizzate e perlacee, composta da oltre 200 nuance, dai più tradizionali argenti e dorati fino ad arrivare ai nuovissimo purple sequin e blue diode, utilizzabili in diversi campi del design.

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Metallic Shimmers è l’ideale per creazioni in ambito abbigliamento e accessori ma anche per rifiniture, calzature, arredamento di interni, elettronica di consumo, cosmetici e qualsiasi altra superficie o finitura che possa emanare lucentezza e brillantezza, dove tutto si unisce per un’esperienza estetica più coinvolgente.

La tecnologia come influencer

Questi colori, oltre ad essere utilizzati da soli, possono essere affiancati ad altre tonalità, mettendole in risalto e creando contrasti di luci e ombre, dalle tenui sfumature carne, ai delicati colori pastello, fino ad arrivare ai neutri per poi osare con colori più vivaci, assolutamente incredibile l’accostamento coi neri e bianchi.

Laurie Pressman, VP presso Pantone, afferma che il colore, negli anni precedenti, seguiva specialmente l’influenza dettata dalla moda, ma adesso bisogna guardare soprattutto all’elettronica come se fosse una sorta di influencer.

La maggior parte di questi oggetti, se consideriamo soprattutto smartphone, pc, tablet o la macchina fotografica, vengono visti come veri e propri accessori.

Che si tratti di un cellulare rosa nel palmo della tua mano o di un paio di cuffie rosso ciliegia sulle orecchie, Pantone ha visto le finiture metalliche dei nostri gadget influenzare il mondo del design e cinque anni fa, la società ha iniziato a sviluppare una propria linea di colori incentrata sul metallo.

La nuova linea di Pantone è anche uno strumento per l’industria dell’elettronica di consumo, infatti ha collaborato sia con LG sia con Huawei negli ultimi anni, che hanno poi rilasciato device dalle finiture metal.

Quali sono i mercati per il coloring metal

Il coloring metal è un processo estremamente faticoso per alcuni materiali e può coinvolgere diversi tipi di trattamenti industriali.

La corrispondenza dei colori con i fornitori avviene quasi sempre fuori dalla catena di montaggio, ma sono indispensabili i campioni metallici, che sono tecnicamente pigmenti applicati sulla carta, perché sono un riferimento visivo davvero utile nel processo di progettazione: guardare delle tinte simili, è diverso rispetto ad immaginarle.

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Quali sono gli altri mercati su cui ha puntato Pantone? Sicuramente ogni azienda che produce beni di largo consumo. Dall’arredamento d’interni alla moda alla cosmesi, lo shimmer è sulla bocca di tutti, in tutti i sensi.





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Vi sveliamo cosa significano i nomi dei 10 prodotti di IKEA più amati di tutti i tempi


IKEA è stata nuovamente votata tra le 50 aziende più attraenti dal punto di vista lavorativo, menzionata tra i World’s Most Attractive Employer di Universum. Non c’è dubbio, infatti, che l’azienda svedese sia una delle più famose al mondo, avendo creato un vero e proprio impero ed essendo adorata da milioni e milioni di clienti. Un brand diventato icona dei nostri tempi.

Ma cos’è che rende un marchio così unico e riconoscibile? Nel caso di IKEA sono gli stessi prodotti. Ci riferiamo a quei pezzi che si vedono spesso non solo nelle case di tutto il mondo, ma anche in uffici o altri interni.

Ecco quindi la lista dei 10 prodotti-icona di IKEA, quei mobili, complementi d’arredo o accessori per la casa che praticamente tutti noi possediamo o abbiamo avuto intorno almeno una volta, anche corredati di traduzione e spiegazione del nome, con l’aiuto di The IKEA Dictionary.

Prodotti iconici IKEA

BILLY

È possibile parlare di IKEA senza citare la libreria BILLY? Impossibile. Secondo il New York Times, una di queste librerie è venduta ogni 10 secondi, in media. Ma come fa a fare tanto successo in un mondo sempre più digitale e meno book-addicted? Perché è uno dei pezzi d’arredo più semplici e ben progettati al mondo. Con il suo design e le sue diverse colorazioni e misure si possono creare moltissime combinazioni adatte a qualsiasi tipologia di ambiente. E poi, può essere utilizzata anche per altri oggetti oltre ai libri. Da un po’ di tempo, infatti, si possono creare diversi layout aggiungendo o rimuovendo alcune delle mensole di questo celebre mobile. Con BILLY non si sbaglia, è quel tipo d’arredo a cui si resta affezionati per molto, molto tempo.

La parola “billy” in italiano significa “manganello”, ma in realtà sta a indicare un tipico nome svedese.

Libreria Billy - Prodotti iconici IKEA

POÄNG

Quante volte siete entrati da IKEA e avete visto il famoso test sulla durata di questa famosissima poltrona relax? La serie POÄNG è rimasta sul catalogo IKEA per oltre 40 anni: è sufficiente per farla rientrare tra i 10 pezzi di design più importanti del colosso svedese. Creata seguendo la forma del nostro corpo, è personalizzabile grazie ai numerosi materiali, texture e colori disponibili. Il suo aspetto e la sua funzionalità la rendono una poltrona unica, venduta per oltre un milione e mezzo di pezzi ogni anno.

La parola “poäng” in italiano significa “punto”.

Poltrona Poang - Prodotti iconici IKEA

 

MALM

Parliamo di semplicità. Uno dei design più semplici ma allo stesso tempo più iconici della celebre azienda di mobili svedese è certamente la serie di letti MALM. Uno dei primi modelli a inserire il contenitore sotto la rete del letto, si può personalizzare anche aggiungendo una cassettiera da usare, ad esempio, come comodino. Le linee moderne ancora molto attuali di questo letto lo rendono uno dei pezzi più venduti per la zona notte, mantenendo la propria camera semplice e d’impatto (magari aggiungendoci alcuni dei famosi copriletto o piumini).

La parola “malm” in italiano significa “minerale”.

Letto Malm - Prodotti iconici IKEA

 

KALLAX

Uno dei mobili più diffusi, per la sua praticità e semplicità, soprattutto se si trasloca in una nuova casa. La serie di scaffali KALLAX è forse una delle più versatili della collezione svedese, sia appoggiandoli al muro che utilizzandoli per dividere le stanze. I suoi cubi possono ospitare libri, documenti o qualsiasi tipo di oggetto. Prima di avere questo nome, si chiamava EXPEDIT.

La parola “expedit” in italiano significa “assistente alle vendite”. “Kallax”, invece, sta a indicare una località svedese di appena 321 abitanti nel 2010.

Scaffale Kallax - Prodotti iconici IKEA

 

LACK

Si sa, in IKEA la semplicità è uno dei valori principali. Lo stile minimalista e la massima funzionalità la si riscontra anche nella serie LACK: di cui fanno parte il leggendario tavolino e altri componenti d’arredo con mensole di diversa lunghezza. Incredibilmente comodi, con questi moduli si può dare vita al proprio ambiente giorno creando valore attraverso una profonda personalizzazione.

La parola “lack” in italiano significa “vernice”, ma può anche stare a indicare, nello slang svedese, la parola “arrabbiato”.

Tavolino Lack - Prodotti iconici IKEA

RIBBA

Come si fa a rendere una cornice così banale uno dei prodotti più venduti di tutta l’azienda? Non solo la linea di cornici RIBBA è molto economica, ma garantisce anche un’alta qualità, mettendo in risalto le foto al suo interno senza diventare “protagonista”.

La parola “ribba” fa riferimento alla barra superata dagli atleti di salto in alto.

Cornice Ribba - Prodotti iconici IKEA

EKTORP

Se si pensa a un divano IKEA, anche se non si conosce questa serie, probabilmente si pensa a EKTORP. Morbido, resistente, in grado di offrire un comfort unico. Viene acquistato proprio perché garantisce una lunga durata, anche per il suo design evergreen. Con cuscini reversibili e facilmente sostituibili, è da sempre uno degli articoli più venduti, anche grazie alle sue uniche fodere.

La parola “ektorp”, apparentemente, non avrebbe una traduzione o un particolare significato.

Divano Ektorp - Prodotti iconici IKEA

STOCKHOLM

Un bel tappeto nel posto giusto può fare la differenza, facendo percepire la stanza in modo completamente differente. Per combattere il mito dei tappeti ultra costosi, IKEA ha creato STOCKHOLM, la linea classica di tappeti che, partendo da circa un centinaio di euro, permette a chiunque di avere un tappeto di qualità. Questo pezzo iconico, poi, ha la garanzia IKEA di essere prodotto da persone sotto condizioni di lavoro ottimali e pagate con buoni salari.

La parola “Stockholm”, naturalmente, fa riferimento alla capitale svedese.

Tappeto Stockholm - Prodotti iconici IKEA

LUDDE | RENS

Cosa c’è di meglio del tappeto di pelle di pecora made in IKEA per dare senso di calore e comfort a una stanza? Un oggetto come questo in una casa di montagna crea un effetto davvero unico, ma è molto utilizzato anche in appartamenti più “cittadini”.

La parola “Ludde” è un tipico nome svedese maschile, mentre “Rens” è un piccolo paese danese al confine con la Germania.

Tappeto Ludde - Prodotti iconici IKEA

FÄRGRIK

Che bisogno c’è di complicare una cosa semplice come una tazza o una ciotola? La risposta a questa domanda sta nella serie FÄRGRIK, uno dei prodotti più amati dai consumatori. Una tazza FÄRGRIK è semplice, bella, ben progettata, può essere lavata in lavastoviglie e posta anche in microonde. Costa solo 0,80 centesimi. Serve dire altro?

La parola “färgrik” in italiano significa “colorato”.

Tazza Fargrik - Prodotti iconici IKEA





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Pantone ha creato un colore impossibile da ignorare per parlare di inclusione


È possibile vivere una vita senza colori? Tutto ciò che siamo, tutto ciò che ci circonda è fatto di colori. Sono in grado di trasmetterci qualcosa che va oltre una semplice informazione oggettiva, hanno una potentissima influenza sul nostro cervello: il colore comunica con noi, ci racconta qualcosa, e inoltre, chi lo osserva, alla fine, impara sempre qualcosa.

#Unignorable, il Pantone che non può essere ignorato

Riconoscere di avere un problema è il primo passo verso la guarigione. Questa è una delle prime cose che impariamo a nostre spese ed è anche una delle più difficili da accettare. La nostra società è formata da una moltitudine di persone, molte delle quali soffrono ogni giorno per tanti motivi che noi nemmeno vediamo. Siamo così concentrati su noi stessi e sulle nostre questioni personali che ci sembra quasi assurdo guardare oltre il nostro naso, arrivando ad ignorare, per esempio, il malessere di un amico che ha da poco perso il lavoro, o semplicemente di chi non ha la forza di reagire e non vede uno spiraglio di miglioramento nella propria vita.

Come si fa a rendere visibile l’invisibile? Sarà stata questa la domanda che ha spinto United Way, un associazione canadese no profit, a chiedere aiuto a Pantone Color Institute™ per evidenziare alcune questioni locali invisibili agli occhi della maggior parte della gente, come la povertà, la disoccupazione giovanile, l’isolamento sociale, la violenza domestica, la fame, la salute mentale e le disuguaglianze nell’istruzione.

La risposta di Pantone è stata geniale, come sempre: la creazione di un colore che non passerà certamente inosservato, Unignorable, appunto. Descritto da Laurie Pressman, VP del Pantone Color Institute, come una tonalità accattivante e vivace che irradia calore ed energia pura, richiama l’attenzione ma non risulta ingombrante o aggressiva. Una sfumatura di corallo che enfatizza ma non stanca, si distingue e spinge ad agire.

Illustrazione di Malika Favre

Show Your Local Love, la campagna contro i problemi locali

La campagna di United Way, con una mossa audace e creativa, è stata lanciata il 29 settembre alla Nuit Blanche di Toronto. Un’installazione d’arte interattiva nel cuore della città, a Nathan Phillips Square, raggiungibile dalle 19 alle 7 del mattino. L’intento è stato quello di far sentire le sensazioni di isolamento, di impotenza e incertezza che milioni di persone sono costrette a vivere ogni giorno, cercando una soluzione, coinvolgendo tutti a fare qualcosa, a ritrovarsi, ad accettare i problemi e ad andare avanti, insieme. La risposta è stata molto forte, lo si può evincere anche dai social, dove i visitatori dell’installazione hanno partecipato e condiviso la propria esperienza su i propri profili con l’hashtag ufficiale #Unignorable.

“Problemi come la povertà, la disoccupazione giovanile e l’isolamento sociale hanno un impatto negativo sulle nostre comunità” afferma il Presidente e Amministratore delegato della United Way Greater TorontoDaniele Zanotti . “Per affrontare questi problemi complessi, abbiamo bisogno che tutti, in tutto il Canada, mostrino il loro sostegno, ma prima abbiamo bisogno della loro attenzione” .

L’arte affascina e unisce tutti, questo è assodato, e ancora una volta è sempre l’arte ad essere traghettatrice di anime ammaliate e incuriosite. L’illustratrice francese Malika Favre, già famosa per molte sue collaborazione con Vogue, BAFTA, Sephora  e The New Yorker , ha stupito tutti con i suoi disegni attraverso la delicatezza delle forme geometriche e delle linee pulite, rappresentando i problemi che affliggono gran parte della comunità, facendo riflettere chi, incantato, osserva queste forme venir fuori dalla brillantezza di questo sfondo, il nuovo colore più riconoscibile al mondo.

Illustrazione di Malika Favre

 

Illustrazione di Malika Favre

La consapevolezza di un problema è solo il primo step per raggiungere l’obiettivo prefissato. Cambiare la propria vita è qualcosa di ammirevole, ma migliorare la condizione di qualcuno che sta attraversando un periodo orribile, nonostante le proprie priorità, è qualcosa di #Unignorable.





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Da una “astemia pentita” nasce un progetto a metà strada tra design ed enogastronomia


Nel territorio di Barolo – dichiarato nel 2014 Patrimonio Mondiale dell’Unesco insieme ai paesaggi vitivinicoli di Langa-Roero e del Monferrato – proprio sulla collina dei Cannubi, dove storicamente è nato il Barolo e dove il crinale che ospita i vigneti più preziosi delle Langhe inizia a salire verso il centro del paese, sorge la cantina de L’’Astemia Pentita, creata dall’imprenditrice piemontese Sandra Vezza.

Ed è proprio l’imprenditrice a dichiararsi, con questa avventura, “astemia pentita”. Il nome della cantina, infatti, racconta già in sé la nascita del progetto: da sempre astemia, con la decisione di dedicarsi alla produzione vitivinicola annuncia definitivamente il proprio pentimento.

L''Astemia Pentita, party di inaugurazione, Sandra Vezza e Osar Farinetti, ph Marta Carelli

Credits: ph. Marta Carelli

Il concept

Il progetto della cantina è stato concepito e sviluppato nella sua totalità sulla base della volontà di Sandra Vezza di poter realizzare una cantina innovativa e diversa che ne rispecchiasse la personalità, cosi la sua visione è stata tradotta dal progettista nell’architettura della cantina. Lei stessa ha voluto guidare la progettazione del dimensionamento di tutti gli spazi interni, disegnare e progettare il design degli interni – wine shop, sala degustazione e zona produttiva – nei minimi dettagli, dalle decorazioni delle pareti, ai soffitti, alla pavimentazione, fino alla scelta degli arredi, di cui alcuni progettati dalla stessa imprenditrice (come ad esempio gli espositori delle bottiglie).

L''Astemia Pentita

Non solo l’immagine della cantina, ma anche l’estetica del marchio, il design delle bottiglie e la comunicazione dell’intero progetto sono frutto delle sue intuizioni.

Il progetto architettonico: due volumi sovrapposti

L’architettura dell’edificio, realizzato dall’architetto Gianni Arnaudo, si contraddistingue per un’estetica dichiaratamente pop: appoggiata come una scultura sulla dolce collina tra i filari dei vigneti, la cantina è infatti costituita da due grandi volumi sovrapposti, che evocano le forme di due casse da vino fuori scala e ospitano il wine shop a piano terra e la sala degustazioni e ricevimento clienti al primo piano.

I due volumi evocano le cassette, non solo per le forme e i materiali usati, ma anche per i tipici elementi grafici dei contenitori in legno per vini, appunto, che diventano così decorazione dell’architettura insieme all’anno di inizio (2010) e a quello di fine costruzione (2016) dichiarati in facciata. Nessuna recinzione protegge la cantina, che è circondata solo da filari di vite proprio per sottolineare la sua appartenenza al paesaggio; anche i cancelli di ingresso all’edificio si integrano nel paesaggio come filari, su disegno di Sandra Vezza.

L''astemia pentita: chi lo ha detto che il vino non fa per i millennials?

La volumetria esterna della cantina si sviluppa per circa 400 mq (lo spazio di ciascuna cassetta è pari a circa 200 mq), mentre la parte ipogea, che ospita tutte le fasi del processo produttivo – il reparto di produzione, l’invecchiamento delle botti, l’imbottigliamento, lo stoccaggio, il reparto spedizioni –, si sviluppa su due piani con un totale di 3200 mq, una superficie di oltre 8 volte maggiore rispetto ai piani esterni.

Interior design

Il cuore produttivo della cantina è stato completamente interrato con l’esplicita volontà di rispettare il più possibile il paesaggio: la distribuzione degli spazi è conseguenza di un’attenzione particolare rivolta allo studio del processo produttivo che si sviluppa nelle sue fasi attraverso un sistema “a caduta”, dall’alto verso il basso. Questo tipo di impianto ha inoltre consentito di ridurre, rispetto agli edifici preesistenti, la volumetria fuori terra in favore del paesaggio, recuperando terreno per i filari di viti.

L’ideatrice ha voluto creare ambienti che richiamassero le varie fasi del processo produttivo del vino: le superfici superiori dell’area dedicata alla vendemmia, alla lavorazione e all’invecchiamento, rappresentano così una decorazione a foglie di vite (foglie di nebbiolo ingrandite) colte nei colori autunnali, periodo in cui iniziano questi processi di produzione; l’ambiente sottostante, in cui avviene l’imbottigliamento, lo stoccaggio in bottiglie, il confezionamento, evoca invece la primavera con le tonalità dei verdi brillanti, periodo in cui inizia questa parte del processo. Gli spazi proseguono con il tunnel che collega la cantina all’esterno e che rappresenta la fase successiva al processo produttivo, il risposo. È uno spazio per il relax del visitatore che si ritrova così in un ambiente che riproduce un cielo sereno, l’erba verde, con un pavimento naturale in ghiaino e alle pareti sono appese riproduzioni dei cappelli tradizionali in paglia usati dai contadini per ripararsi dal sole.

L''astemia pentita: chi lo ha detto che il vino non fa per i millennials?

Per gli spazi interni sono stati privilegiati quei materiali naturali che tradizionalmente hanno un legame con la produzione vitivinicola, come ad esempio la rafia, usata per avvolgere le bottiglie e proteggerle durante il trasporto, ma anche strumento in passato per legare le viti.

Realizzati da maestranze locali appositamente per la cantina, secondo i disegni e le indicazioni di Sandra Vezza, i pavimenti presentano un rivestimento costituito da rafia  che esalta la naturalezza  dando allo spazio un’estetica inedita e unica.

Tradizione e audacia si contrappongono così – idealmente e fisicamente – fondendosi, in tutto il progetto. Infatti, alla pavimentazione che evoca la natura e la tradizione, si contrappongono i soffitti della cantina che presentano grandi dipinti murali, realizzati da artisti locali, dall’estetica pop e surrealista, che creano nel visitatore l’illusione di essere realmente all’interno di una cassa di vino nel momento in cui una mano sta estraendo una bottiglia.

L''astemia pentita: chi lo ha detto che il vino non fa per i millennials?

L’attenzione ai materiali si rivela anche nell’utilizzo della corda naturale che, usata  nelle vigne, diventa il modulo per il rivestimento di alcune pareti, o della sottilissima ghiaia, che riveste il pavimento del tunnel di ingresso interrato, spazio limbo tra la natura esterna e l’artificio degli interni.

Dettagli di design

Per l’arredo della cantina,  immancabili alcuni dei prodotti iconici di Gufram, come il divano Bocca (Studio 65, 1970), il Cactus (Guido Drocco e Franco Mello, 1972), ma anche progetti più recenti come la poltrona Roxanne (Michael Young, 2017). Al piano interrato, nell’area dedicata all’invecchiamento, si trova inoltre la poltrona gigante Mikey dei Sogni disegnata nel 1972 da Studio 65 che, come “un trono contemporaneo per il Barolo, il re dei vini”, sovrasta le grandi botti.

Il legno chiaro degli esterni e la sua estetica calda si ritrova anche in alcuni degli arredi interni come la sedia Leggera di Ponti, e le poltroncine Chignon disegnate da LucidiPevere per Gebrüder Thonet Vienna.

Dopo aver scelto con grande cura gli arredi per l’esposizione delle bottiglie, Sandra Vezza ha progettato degli espositori pensati appositamente per L’’Astemia Pentita: sagome fuori scala delle bottiglie tagliate a metà che sottolineano l’estetica particolare proprio delle bottiglie della cantina.

L''astemia pentita: chi lo ha detto che il vino non fa per i millennials?

Scendendo dal piano terra del wine shop all’area ipogea, grandi librerie ospitano documenti, ricerche, prototipi legati alla storia della cantina, da quando è nata ad oggi, e che raccoglierà i materiali futuri come un grande archivio in costruzione.





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C’è il motore di ricerca per chi lavora con i colori (e per chi ama sperimentare)


Picular è una sorta di Google, ma per i colori. Un ottimo generatore di colori per quei designer che sono alla ricerca di palette cromatiche da cui prendere ispirazione.

Basta riempire il form con una o più parole di qualsiasi tipo ed in qualsiasi lingua, per avere come risultato una pagina piena di colori. Puoi, ad esempio, esplorare quali sono le tonalità collegate a termini come ciliegia oppure ad altri concetti più astratti come allegria o tristezza: questo tool ricercherà i 20 migliori risultati di Google Immagini e troverà il colore più dominante di ogni singola fotografia. All’interno di ogni tinta sarà chiaramente presente un codice che potrai copiare subito negli appunti.

Ad esempio, digitando il termine allegria e premendo invio, la pagina si riempirà di toni caldi, come il giallo e l’arancione. Se invece si andrà a ricercare un concetto come tristezza i colori saranno più freddi, tendenti al grigio o al blu.

Questo strumento originale è stato sviluppato da Future Memories, uno studio di web design svedese che, attualmente, lo utilizza su base giornaliera per trovare nuovi stimoli ed idee. Chiaramente serve un occhio da designer per prendere delle decisioni finali relative ad un progetto, tuttavia può essere usato da chiunque per capire a quale colore è correlato un determinato argomento.

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5 ottimi tool per chi lavora con le tavolozze di colori

Future Memories non è stato il primo ad inventare un generatore di colori, ma lo ha fatto sicuramente in maniera molto creativa. Sul web esistono, infatti, centinaia di altri tool che aiutano i web designer a scegliere la giusta combinazione di colori per i propri progetti oppure che sono utilizzano da coloro che semplicemente vogliono rilassarsi e giocare.

LEGGI ANCHEConsigli per la scelta della palette di colori in un progetto di design

Eccone alcuni:

  • Coolors, è un’applicazione semplice ed intituitiva: basta premere la barra spaziatrice per dare il via a tante soluzioni cromatiche, che è possibile personalizzare
  • Colorotate, un tool professionale che permette di selezionare i colori attraverso un prisma rotabile in 3D
  • Pictaculus, molto utile nel caso tu abbia intenzione di creare dei colori partendo già da quelli utilizzati nelle tue immagini
  • Kuler, l’applicazione di Adobe che consente di creare temi cromatici in maniera completamente libera oppure partendo da un’immagine o da una foto. Tralaltro questo tool consente di condividere le palette create con il resto della community
  • ColorSuckr che ti consente di estrapolare i colori da un’immagine che hai trovato su un sito web. Ti basterà indicare l’URL di provenienza: questo tool online ti elencherà i valori esadecimali ed RGB





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Questa startup vuole ripulire l’oceano dal 50% della plastica in cinque anni


Il problema c’è, lo sappiamo, ne parliamo da anni, abbiamo dati alla mano, lo vediamo ogni giorno, ma c’è sempre chi sminuisce la cosa, chi continua imperterrito e in modo superficiale a sottovalutare la situazione. Cosa si può fare per ripulire il mare?

È questa la domanda che si è posto un giovane olandese, Boyan Slat, mentre faceva un’immersione subacquea in Grecia: come era possibile che, intorno a lui, ci fossero più bottiglie di plastica che pesci? Doveva fare qualcosa, voleva liberare il mare dall’immondizia dell’umanità.

Era ancora uno studente del liceo, quando avviò un progetto scolastico sull’inquinamento causato dalla plastica negli oceani e sul perché fosse ritenuto impossibile ripulirli. Nel 2012 Boyan è riuscito a ideare un sistema passivo, usando la circolazione delle correnti oceaniche, che ha presentato durante una TEDx talk a Delft. L’anno successivo ha creato la fondazione, The Ocean Cleanup, che è diventata poi una startup, riuscendo ad ottenere dei finanziamenti, oltre 2 milioni di dollari e, successivamente, anche il sostegno del governo olandese.

Con l’aiuto di 80 studiosi, tra biologi ed ingegneri, ha brevettato un sistema per ripulire le acque degli oceani da tutta la plastica, una tecnologia nuova, sostenibile e capace di resistere alle correnti del mare.

Come funziona?

La piattaforma sfrutta le correnti dell’acqua che non devono essere viste come un problema, qualcosa da arginare, ma come la soluzione. L’impatto ambientale del macchinario è minimo, perché sfruttando le correnti non necessita di energia.

È composto da un tubo galleggiante lungo 600 metri a cui è collegata una barriera di poliestere profonda 3 metri.

Avete presente Pac-Man, il mangiatore di puntini più famoso del mondo dei videogame? Beh, questa struttura si comporta allo stesso modo, “ingurgita” più plastica possibile, anche oggetti grandi un millimetro, muovendosi velocemente, mossa appunto dalle onde e dal vento, spingendo i rifiuti al centro, verso la barriera galleggiante. E una volta raccolto tutto, che fine farà questo “bottino”? L’idea, ovviamente, è quella di riciclare, dar vita ad oggetti nuovi, senza dover sprecare altro materiale.

La struttura ha lasciato il porto di San Francisco ed è diretta verso l’oceano Pacifico, per raccogliere quanta più spazzatura possibile entro un anno. Ogni sei settimane arriverà una nave a ritirare tutto il carico. L’obiettivo è quello di ripulire l’oceano del 50% in 5 anni, con una riduzione del 90% entro il 2040.

Per raggiungere questi numeri, la flotta deve tirar su circa 14 mila tonnellate l’anno.  Tutta la struttura è circondata di luci, ha un sistema di anti-collisione, telecamere, sensori e satelliti che controlleranno gli spostamenti ed eviteranno possibili scontri con le navi di passaggio.

Idea geniale o possibile flop?

La sfida è ardua, il progetto è grande ed è d’ispirazione per tante persone, considerando che ogni anno vengono riversati 8 milioni di tonnellate di plastica nei nostri mari. Tutti abbiamo dei sogni, e quello di ripulire il nostro pianeta, le nostre acque è qualcosa di nobile. Se tutto dovesse andare secondi i piani, il prossimo step sarà quello di installare sessanta piattaforme galleggianti in varie zone della Terra, entro il 2020.

La creazione del giovane ventiquattrenne è stata inserita tra le migliori invenzioni del 2015 dal Time e lo stesso Boyan è stato definito da Forbes tra i più brillanti “Uder 30” del mondo. Il suo motto è “Possiamo farlo. Dobbiamo farlo. E lo faremo”. Pur essendoci tutti i presupposti per vincere una battaglia che va oltre i sogni di tutti noi, le critiche non sono mancate.

La pulizia degli oceani, per quanto efficace, da sola non può bastare, molti scienziati sono scettici, sia per il possibile impatto sulla vita marina, ma soprattutto perché il progetto ignora la prevenzione, ossia che non si tratta di pulire ma di non sporcare, il che ci riporta a tutto ciò che, negli anni, abbiamo imparato sull’ecologia, l’inquinamento ma soprattutto sull’amor proprio. Lo stesso Boyan ha affermato che qualcuno deve pur ripulire tutti i rifiuti dell’oceano, che sono lì già dagli anni Sessanta, ma è fondamentale prevenire che la plastica continui a finire in mare.





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L’iniziativa di Huawei e Vogue per scoprire i nuovi talenti della fotografia da smartphone


Perché scattiamo così tante fotografie? Quante volte passeggiando per strada, distratti dai nostri pensieri, dagli impegni della giornata o magari ancora assonati e sconsolati, veniamo rapiti da un particolare, qualcosa che magari nell’insieme del contesto non avremmo mai notato, ma sembra urlarci contro, chiamarci? Allora ci fermiamo, ci avviciniamo, lo guardiamo un’ultima volta e click… scattiamo una foto.

Really like this one. A photo of a guy taking another photo with the birds focused on him.

La fotografia affascina, rapisce. Fotografare qualcosa non è semplicemente immortalare un momento, ma è raccontare una storia e rappresentare l’idea di realtà che si vede con la propria mente e non con i propri occhi e non è alterazione o finzione, è la ricerca dell’attimo che si imprime nell’eternità e che poi si cerca, si scruta, si anima, guardando quell’immagine.

Nella società delle immagini e della condivisione, è logico che le parole colpiscano meno di una foto. Raymond Carver diceva che le parole sono tutto ciò che abbiamo, ma spesso non bastano e ci buttiamo a capofitto nel mondo delle figure, delle icone.

Fateci caso, quando siamo a telefono, o siamo annoiati ed abbiamo un pezzettino di carta davanti, tendiamo a scarabocchiare disegni irreali in modo spasmodico e senza senso. Gli uomini preistorici hanno rappresentato la propria vita sulle pareti delle caverne con segni e disegni, perché il linguaggio è subentrato in un secondo momento, è vero, ma anche perché a volte parlare è davvero difficile, farsi capire diventa sempre più complicato, in un modo frenetico, vivo e tormentato, un’immagine sa colpire subito al cuore e magari darci un attimo di respiro.

Si può rivivere il momento attraverso una foto, emozionarsi, ridere dei ricordi che fanno parte di noi e che spesso possono essere una spinta a guardare le cose diversamente, da un nuovo punto di vista. Una foto ci consola o ci manda su tutte le furie, ma comunque sia ci lascia una specie di vibrazione dentro, una scintilla.

In fondo ogni immagine porta con sé un segreto e, se siamo fortunati, la rivoluzione avviene.

LEGGI ANCHE: Huawei sfida Intel e si fa da sola il suo primo chip 5G

Huawei e il Rinascimento della fotografia

Guardare, focalizzare e scattare, ovunque, sempre e la fotografia rinasce e noi ci sentiamo vivi. Questa è la mission che si propone Hauwei con le sue fotocamere evolute realizzate in collaborazione con il marchio Leica e una potente intelligenza artificiale: smartphone permettono di realizzare scatti mozzafiato, di qualità professionale senza perdere la spontaneità del momento.

Lo scatto perfetto è garantito dall’intelligenza artificiale che riconosce automaticamente più di 500 scenari e seleziona le impostazioni perfette per ottenere la massima qualità d’immagine. Più stabilità, migliore messa a fuoco e riproduzione esatta dei colori.

Risultati immagini per huawei renaissance

Credits: Vogue Italia

Huawei e Photo Vogue Festival

Vogue Italia e Huawei, main partner dell’evento a BASE per il Photo Vogue Festival, hanno invitato tutti i fotografi all’evento #AnewRenaissance in occasione della terza edizione del festival: le photo editor di Vogue Italia, infatti, hanno selezionato su Instagram le migliori 50 fotografie caricate con l’hashtag #AnewRenaissance #HUAWEIPVF2018.

Le fotografie sono state pubblicate su Vogue.it e i cinque autori più talentuosi inviati da Vogue Italia durante la Milano Fashion Week con alla mano i loro Huawei P20 e P20 Pro. Tra i cinque fotografi, sarà Marco Imperatore a firmare uno shooting con protagonista Huawei P20 e P20 Pro per il November issue di Vogue Italia e avrà un talk dedicato durante il Photo Vogue Festival. Le 50 fotografie, inoltre, saranno raccolte in un book che sarà distribuito durante la rassegna internazionale dedicata alla fotografia di moda che a novembre sbarcherà a Milano.





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Ninja Morning, il buongiorno di martedì 25 settembre 2018


Apple

Apple ha completato l’acquisizione di Shazam, l’app per il riconoscimento musicale. ”Apple e Shazam hanno una lunga storia insieme. Shazam è stata una delle prime app disponibili quando abbiamo lanciato l’App Store ed è diventata una delle preferite per i fan della musica del mondo” ha dichiarato Oliver Schusser, vice presidente di Apple per Apple Music.

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Secondo servizio di streaming musicale al mondo. La Commissione europea aveva autorizzato la proposta di acquisizione a inizio settembre, dopo aver concluso che la fusione non avrebbe influito negativamente sulla concorrenza tra servizi di streaming musicale nello spazio economico europeo. È un passo strategico per la crescita di Apple Music, secondo servizio di streaming musicale al mondo dopo Spotify.

Pandora

Intanto Pandora Internet Radio, emittente radiofonica statunitense che si ispira ai principi del Music Genome Project, è passata di mano. Sirius Xm Holdings, società americana di radio satellitari e online, ha annunciato l’acquisizione di Pandora Media, con un transazione in azioni che valuta l’azienda californiana 3,5 miliardi di dollari. L’obiettivo di Sirius, che aveva già acquistato una partecipazione del 15% in Pandora per 480 milioni di dollari lo scorso anno, è quello di imporsi sul mercato della musica in streaming.

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Uber

La Commissione per la Concorrenza e il Consumatore di Singapore ha riscontrato delle irregolarità nell’operazione di fusione tra Uber e Grab: i due colossi del ride hailing, accusate di mancato rispetto delle norme antitrust, sono state multate per oltre 8 milioni di euro (9,5 milioni di dollari).

Rivedere gli accordi. La richiesta dell’autorità di Singapore prevede anche una modifica degli accordi intercorsi durante le operazioni di finanza straordinaria portate avanti dalle due società di ride hailing. Grab dovrà garantire ai propri conducenti la possibilità di poter lavorare liberamente per qualsiasi altro servizio taxi e di non alterare l’algoritmo per il calcolo dei prezzi e delle retribuzioni adottato prima della fusione. A Uber è stato chiesto di vendere i veicoli di proprietà di Lion City Rentals (la sua unità di noleggio locale che è stata rilevata da Grab come parte del loro accordo) a qualunque concorrente che offra una cifra considerata ragionevole.

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Google

Lo smart speaker più gettonato è il Google Home Mini. A dirlo sono i ricercatori di Strategy Analytics, secondo cui lo speaker di Big G si è accaparrato un quinto del mercato mondiale nel secondo trimestre, in termini di volumi. Guardando ai ricavi, invece, al primo posto c’è Apple, sebbene l’HomePod non sia tra i cinque dispositivi più venduti.

I numeri.  Stando agli analisti, l’Home Mini di Google (speaker da salotto economico, con un listino di 59 euro) ha totalizzato 2,3 milioni di consegne, il 20% del mercato, che da aprile a giugno ha registrato 11,7 milioni di unità vendute. Segue a stretto giro l’Echo Dot di Amazon, a 2,2 milioni di unità (18%), e al terzo posto l’Echo in versione classica, a 1,4 milioni di pezzi. Fuori dal podio l’asiatico Tmall Genie di Alibaba e il Google Home, entrambi a 800mila dispositivi commercializzati e il 7% del mercato.

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Android

Il 23 settembre 2008 Google ha rivelato al mondo l’esistenza di Android. Sono passati 10 anni, e ieri, il sistema operativo più diffuso a livello globale, non solo in ambito smartphone. A fine 2017 infatti è avvenuto il sorpasso anche nei confronti di Windows, confermando per l’ennesima volta come il mercato PC stia arrancando rispetto a quello dei dispositivi mobili.

Google è riuscita più di qualsiasi altra azienda a intercettare un bisogno degli utenti, ovvero quello di avere accesso alla tecnologia (in questo caso gli smartphone) senza dover necessariamente spendere un patrimonio. Il successo travolgente di Android è figlio proprio della sua capacità di poter essere installato anche su dispositivi da 100 euro, una fascia di mercato mai toccata dagli iPhone di Apple.

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Gli appuntamenti di oggi

FASHION TECH – Quali sono gli ultimi trend su cui le startup del fashion e del design stanno lavorando insieme alle imprese del Made in Italy? Se ne parlerà oggi a Milano durante il nuovo incontro GIOIN (Gasperini Italian Open Innovation Network) dedicato al FashionTech. L’evento si svolgerà all’interno del campus di coworking Talent Garden Milano Calabiana in concomitanza con la conclusione della Settimana della Moda. GIOINideato da Digital Magics, incubatore di startup digitali “Made in Italy”consiste in una serie di appuntamenti, che toccano le più importanti città italiane, in cui si approfondiscono le opportunità offerte dal paradigma dell’Open Innovation che sostiene l’importanza dell’innovazione nelle aziende mature grazie alla collaborazione con le startup.

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