Le app di dating sono più di 500, ecco chi le usa secondo le ricerche


Lacie Pound vive in un mondo in cui, grazie allo smartphone, chiunque può votare la popolarità degli altri con un massimo di cinque stelle. Lacie ha un punteggio di 4.2 ed è ossessionata dall’idea di essere popolare.

Maria ha appena incontrato in un bar un ragazzo che le interessa ma di cui non conosce il nome. Entra su Spotted ed è lì, lo trova tra le persone “appena incontrate”, visita il suo profilo e decide di scrivergli un messaggio.

La prima storia è la trama di un episodio di Black Mirror, la seconda è la realtà.

Si tratta di esperienze simili, facce della stessa medaglia.

E quindi sì, è vero, siamo sulla stessa onda dell’inquietante e geniale serie Netflix che ha cercato di mostrarci come saranno le nostre vite tra qualche anno. Il mondo che Black Mirror ha cercato di anticiparci non è così lontano come crediamo e la verità è che ci spaventa meno di quanto abbiamo immaginato guardandone gli episodi.

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In principio c’era Badoo

C’è chi lo ha utilizzato dopo una rottura, per conoscere persone nuove, passare un po’ di tempo, vivere esperienze senza impegno. Chi, trasferitosi in un posto nuovo, lo ha trovato un buon modo per conoscere qualcuno del posto.

Chi ha sperato di trovarci l’amore, chi l’ha trovato davvero. Chi lo ha fatto per gioco, chi lo ha fatto di nascosto ed è stato scoperto, chi non lo è stato mai.

Lanciato nel maggio 2006, nel 2008 Badoo aveva già 14 milioni di utenti registrati ed era nella classifica dei 1000 siti più visitati al mondo.

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Eppure, se in quegli anni avessimo domandato a qualcuno cosa ne pensasse di Badoo e delle app di incontri in generale, avrebbe risposto che si trattava di qualcosa di patetico, l’ultimo tentativo per i disperati di trovare l’anima gemella o, semplicemente, per passare una serata diversa.

Oggi non è più così: la stigmatizzazione sociale sta via via scomparendo e non si guarda più con diffidenza alle app di dating (e a chi le usa), tanto che anche Facebook, il social più utilizzato in Occidente, ha pensato di lanciare una sua funzionalità per gli incontri. E anzi, proprio l’introduzione da parte della società della sua piattaforma per il dating potrebbe contribuire a rendere ancora più largamente diffuso l’uso di questi strumenti per la ricerca dell’amore in rete.

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Il valore inestimabile delle app di dating

Complice l’esplosione inarrestabile dei social network e del nuovo modo di comunicare e di relazionarsi che ci hanno proposto e che noi abbiamo accettato di buon grado, oggi gli incontri online sono sempre più gettonati.

Anche quando l’intenzione non è deliberatamente quella di incontrare qualcuno, quasi sempre, la prima interazione avviene online, tramite la chat di Facebook o di Instagram.

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Il comportamento degli utenti segue, quasi sempre, la medesima metodologia: si tasta il terreno per un po’ con qualche like, attirando l’attenzione su di sé, e poi si passa all’attacco con l’invio dei primi messaggi.

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I social network ci hanno dato la possibilità di non dover giocare da subito a carte scoperte. I post, le foto, i video, le manifestazioni di interesse per un evento o i like ad una pagina fungono da link per motivare il contatto con l’altra persona senza dover ammettere la ragione effettiva del messaggio: flirtare.

Un recente sondaggio ha portato alla luce che più del 30% degli utenti statunitensi tra i 19 e i 29 anni utilizza attualmente siti o app di dating, mentre il 31% ammette di averlo fatto. Inoltre, pare che nel 2016 le entrate globali legate a questi servizi equivalgano a 4,6 miliardi di dollari, stimando una crescita di 100 milioni di dollari all’anno fino al 2019, solo negli Stati Uniti.

Mentre, sempre nel segmento degli appuntamenti online, il numero di utenti dovrebbe ammontare a 328,2 milioni entro il 2023, secondo Statista.

Un altro studio, realizzato dal Center for economics and business research e commissionato da Meeting, su sei paesi europei – Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda – ha dimostrato che il giro di affari legato agli incontri online è pari a circa 26 miliardi di euro.

Top view of woman walking in the street using her mobile phone with online dating screen with copyspace. All screen graphics are made up.

E per l’Italia? Nel 2017 gli italiani si sono rivolti a Google circa 153.000 volte al mese, effettuando ricerche come “app incontri” o “siti di incontri”.

Insomma, grandi numeri e altrettanto grandi potenzialità.

Anche a livello di marketing. Proprio la presenza di un numero così elevato di competitor nello stesso mercato, infatti, impone spesso strategie aggressive anche in termini di advertising. “L’acquisto di parole chiave (su Google Ads ndr.) è probabilmente il 65% della spesa totale di marketing, a volte anche più elevata”, ha dichiarato Ruben Buell, presidente e chief technology officer di Ruby Life, casa madre di Ashley Madison (una community di dating online).

Quali e quante sono le app di dating

Esistono davvero tantissimi siti e app di incontri – quasi 500  in tutto – e tutti, più o meno, funzionano allo stesso modo.

Attraverso la geolocalizzazione e gli interessi in comune si entra in contatto con persone simili a noi, ci si scambia qualche messaggio e poi, nel migliore dei casi, si decide di incontrarsi per un caffè.

Questo settore è sempre più dominato da grandi gruppi a cui fanno capo anche più siti di dating online. InterAcritiveCorp (IAC) possiede Meetic – più di 7 milioni di iscritti -, OKCupid30 milioni di iscritti -, Match.com e poi c’è Tinder, lanciato nel 2012, che oggi ha oltre 50 milioni di utenti di tutto il mondo iscritti.

Ci sono poi Lovoo, Twoo, Happn e ancora Once, Feeld, o Adottaunnragazzo.it, in cui gli uomini divisi per categorie – rossi, con la barba, intellettuali – vengono scelti e “messi nel carrello” per l’acquisto.

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Ma non è tutto: una bacheca in cui vengono raggruppate tutte le persone che abbiamo incontrato nel corso della giornata – e che ovviamente usano l’app – dando la possibilità agli utenti di ritrovare chi abbiamo visto in un bar ma a cui non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci.

Ed è così tra un “chi ha visitato il tuo profilo”, match del giorno e messaggi che funziona Spotted, la nuova frontiera delle app di dating che ricorda tanto Black Mirror.

Mashable si è presa la briga di classificare le app di dating sulla base delle persone a cui potrebbero interessare e ci aiuta così a districarci nel mondo degli appuntamenti online.

Match è l’ideale per chi cerca relazioni che non portino necessariamente al matrimonio, Zoosk per chi non sa esattamente cosa vuole, eharmony per chi è in cerca di un impegno a lungo termine, OK Cupid è più indicato per persone fuori dagli schemi, Happn per chi ancora crede all’amore a prima vista. Insomma, non resta che trovare la propria app ideale per cominciare a cercare l’anima  gemella.

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Una relazione su tre nasce online

E mentre c’è chi ancora diffida dagli incontri online, una ricerca universitaria, dal titolo The strenght of absent ties: social integration via online dating, ha dimostrato che una relazione su tre, oggi, nasce online. Il dato sale al 70% quando parliamo di coppie omosessuali.

Ma non è tutto: gli studiosi si sono resi conto che le app di dating hanno aumentato le unioni tra persone di etnie ed ambienti sociali differenti, contribuendo ad abbattere il muro delle divisioni sociali.

Infine, un altro dato sorprendente è che, oltre ogni aspettativa, i matrimoni tra persone che si sono conosciute online tendono a fallire di meno e ad essere più solidi.





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Come evitare i rischi nascosti nell’uso delle dating app


Scagli il primo like chi non ha mai provato almeno una volta a cercare la sua anima gemella (anche se solo per una notte) su una dating app.

Ce ne sono talmente tante che ormai c’è l’imbarazzo della scelta per caricare i nostri profili, anche se poi ci ritroviamo a dire le solite cose e ad iniziare diverse avventure con la stessa dinamica.

Eppure, anche se non provviste di un libretto di istruzioni, queste app seguono una prassi tutto loro, a cui possiamo aderire attraverso le nostre mosse, per far sì che le chat si trasformino poi in un incontro reale. Come nella vita reale, però, anche negli incontri tecnologici dietro l’angolo ci aspettano degli errori che è bene non fare, per evitare delusioni o brutte figure.

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1. Scegliere fotografie troppo elaborate

Ok, certo, sulle app di dating l’apparenza ha la sua importanza, ma con il boom dei selfie, dei filtri e dei trucchetti per apparire al meglio, ormai non si ha più la certezza che la persona che abbiamo davanti corrisponda alla stessa che incontreremo nella realtà.

Meglio non inserire selfie auto-panoramici dall’alto in cui siamo immancabilmente magri e meravigliosi; primi piani scattati mentre siamo distesi sul letto in cui la forza di gravità vince su ogni difetto d’età; foto con i capelli lunghi su metà viso alla Lady Oscar e quelle insieme ad altre persone in cui bisogna decifrare (neanche stessimo giocando ad Indovina Chi) quale sia la persona con cui ci stiamo collegando.

Sempre meglio presentarsi con i propri difetti, anche perché la realtà, si sa, è senza filtri.

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2. Essere superficiali

Dopo aver swippato a destra, bisognerebbe concentrarsi anche su altre caratteristiche meno “fisiche”, perché ricordiamo che un appuntamento è fatto dall’incontro di due personalità e non solo di due involucri.

Non stiamo scegliendo da un catalogo, non ci sono modelli diversi dello stesso articolo: se siamo riusciti ad entrare in empatia con qualcuno, perché la sua bio ci ha colpito e lo troviamo piacevole, simpatico, magari anche non esageratamente fuori di testa, non vale la pena lasciarsi sfuggire questa buona occasione solo perché vi ha rivelato che è un po’ più in carne, oppure non rispetta il vostro standard di 1 metro e 82 o perché magari non preferisce mangiare sushi.

Se rimaniamo concentrati sulla ricerca della perfezione solo perché davanti abbiamo un’ampia scelta, dovremmo ricordarci anche che queste app non sono un supermercato e comunque sia, a volte le offerte possono rivelare un vantaggio.

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3. Fare della descrizione un’autocelebrazione di sé

Quante volte abbiamo letto, anzi spesso lo abbiamo scritto anche di noi, “sono un tipo simpatico, solare e con grande senso dell’umorismo”.

Ecco, questi sono aggettivi con cui gli altri dovrebbero descrivere il nostro carattere e non il contrario, perché la percezione che noi abbiamo della nostra realtà è abbastanza diversa rispetto a quella che hanno le altre persone. In più, questi termini sono talmente usati che ci rendono banali e poco affidabili.

Sulle dating app le proprie descrizioni dovrebbero essere incisive e accattivanti: meglio allora elencare gli hobby, il tipo di vita o il tipo di lavoro che si fa, così che dall’altra parte ci si possa già fare un’idea della personalità che andremo a scoprire, nel caso ci interessi.

Sempre meglio dimostrare la propria ironia con una battuta piuttosto che dichiaralo e rivelarsi invece una persona permalosa.

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4. Non avere argomenti di cui parlare

L’ho trovata finalmente la persona che cercavo! Ci siamo scambiati i like e con con il dovuto compiacimento personale cominciamo a chattare.

L’altra parte esordisce con un “Che fai di bello?”. Il gelo.

È vero, bisogna pur partire con qualcosa di generico per iniziare ad interpretare la persona in base alle risposte ma è buono tenere a mente che appena conosciamo qualcuno, soprattutto su un’app, non siamo subito ben disposti a raccontare le nostre cose, neanche quelle “fatte di bello”.

Il rischio è che dopo aver ricevuto una risposta che non apre nessun dialogo, la chiacchierata finisca.

Non c’è cosa peggiore, inoltre, delle domande a raffica come in un interrogatorio, proprio perché non c’è una base su cui costruire un discorso, non c’è il paragonarsi o l’approfondire una caratteristica che possa portare ad una chiacchierata spontanea di confronto.

Purtroppo molte chat muoiono già alle prime domande e quindi, dove va a finire tutta la fatica messa per trovare la persona perfetta? L’indice levigato dallo swipe redarguisce.

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5. Non prendete l’altro per il vostro psicoterapeuta

Le chiacchierate espansive dettate da una confidenza velata con uno sconosciuto, rivelano mondi nascosti dell’altra persona che neanche Freud potrebbe cogliere nelle sue migliori sedute oniriche.

Sì, perché essere parzialmente nascosti dietro uno schermo permette di abbassare le proprie difese e di lasciarsi andare a monologhi sulla propria vita, sulle delusioni e sulle angosce che ci attanagliano. Non c’è errore più grande di quello di “vomitare” addosso all’altro i propri problemi.

Raccontare una giornata di lavoro pesante può essere stimolante non solo per l’approfondimento della conoscenza ma anche per condividere consigli esprimendo il proprio punto di vista. Ma quando il monologo personale sulle problematiche emotive e comportamentali diventa quasi ossessivo, bisogna capire quale sia per l’altro il nostro ruolo.

L’ascolto non si nega a nessuno certo, ma le dating app non sono gruppi di supporto per lamentele e piagnistei in cui trovare consigli, consolazione e campo aperto al libero sfogo perché magari siamo appena stati lasciati.

Se lo facessero con voi, non vi neghereste con la scusa di partire per un imminente viaggio in Burundi? Per i consulti psicoterapeutici rivolgersi a seri professionisti.

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6. Non costruite fantasie dopo il primo appuntamento

Magari lo state già facendo dopo aver chiacchierato online per qualche giorno: sembra proprio che l’altra sia la persona che fa per voi. Non è impegnata, non cerca avventure di una notte e sembra che noi le piacciamo.

A volte siamo così stanchi di incontri andati male che vorremmo solo prendere la strada più facile: quella di una relazione. Ma non sempre dall’altra parte si è così disposti.

Anche se siamo usciti insieme e siamo stati bene, non significa che entrambe le parti seguano la stessa direzione: c’è bisogno di una maggiore conoscenza, o non si ha il tempo necessario per essere costanti, oppure non c’è stato così tanto interesse da spingersi in ulteriori uscite.

Quando una delle due parti ha già iniziato a fantasticare su una relazione, l’apprensione inizia a prendere il sopravvento, vorremmo risposte e attenzioni, finendo di risultare persone appiccicose, invadenti o pressanti, andando a spaventare e ad allontanare l’altro.

Del resto, anche gli appuntamenti di una volta non avevano sempre esiti positivi; la differenza è che le nostre aspettative, attraverso le dating app, sono maggiori proprio perché prima di svelarsi nella realtà c’è stato già un contatto attraverso lo scambio di messaggi.

L’autocontrollo è una parte fondamentale in questo gioco, ma il non prendersi troppo sul serio, non cercare in continuazione la perfezione e non pretenderla da sé lo è ancora di più. L’essere sé stessi rimane sempre il profilo più attraente.



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