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Dal 12 al 14 ottobre ti aspettiamo a Roma per partecipare insieme al più grande evento europeo sull’innovazione. Grazie alla partnership tra Ninja e Maker Faire Rome 2018 puoi acquistare i biglietti a partire da € 6, con uno sconto del 50%!

Uno straordinario weekend di tecnologia, creatività, divertimento e spettacolo!
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Una particolare attenzione sarà dedicata alla formazione con conferenze, seminari e workshop in cui i protagonisti della rivoluzione digitale condivideranno le loro esperienze e conoscenze con il pubblico presente.

Spazio anche per i giovani tra i 4 ed i 15 anni con tantissimi laboratori per sperimentare in prima persona lo spirito innovativo dei maker!

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il segreto del successo è nell’eccellenza del servizio


Ti sei mai chiesto qual è il percorso dei tuoi clienti?La ricerca del consumatore avviene online e offline; le sue richieste possono essere inviate attraverso diversi canali (e-mail, telefono, chat sul web o social media); gli acquisti sono realizzati tramite negozi fisici, negozi online, marketplace. E spesso gli acquisti effettuati tramite un canale richiedono attività da svolgere poi in un altro canale.

I clienti, non si preoccupano dei canali di vendita o dei software, vogliono però essere riconosciuti come persone e si aspettano che le aziende, ovunque vendano prodotti o servizi, forniscano sempre un eccellente servizio clienti.

Come si fa a fornire un servizio eccellente ai clienti?

Per fornire questo livello di servizio è necessario che la tua attività sia interconnessa.
Inventario, finanza, marketing, vendite, clienti, sono parte di un flusso di dati e di azioni diverse che servono ad essere connessi con i clienti, offrire una esperienza coerente indipendentemente da dove acquistano e da come scelgono di comunicare con il venditore.

Il problema è che questo movimento accelera il ritmo del cambiamento della vendita al dettaglio.

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Così come nuove tecnologie appaiono e spariscono poco dopo un lancio ipnotico, allo stesso modo anche le aziende rischiano di essere schiacciate e di sparire dal radar con la stessa velocità.

Da un punto di vista di sistemi e di operazioni non è mai stato così facile avviare una attività di vendita al dettaglio come oggi.

Puoi scegliere tra piattaforme di eCommerce che siano Software As A Service o complessi CMS, marketplace come Amazon ed eBay, gateway di pagamento sicuri come PayPal, Stripe ed altri, fornitori di logistica per controllare le tue spedizioni. Puoi costruire un mix di prodotti per raggiungere i clienti e mantenere le promesse di consegna rapida e sicura.

Ma con tutti i concorrenti che ci sono e che crescono giorno dopo giorno, come devi comportarti?

Ogni giorno siamo bombardati da newsletter e annunci che propongono le migliori mirabolanti soluzioni. Molte sono veicolate da blogger male informati, altre sono passaparola ingigantiti nel breve passaggio da una voce all’altra.

Oltre alla palude di parole, è importante soprattutto poter conoscere cose importanti e soluzioni reali ai problemi che si presentano nella gestione di una attività online.

Alcuni esempi:

  • come proteggersi dagli ordini fraudolenti
  • come migliorare il tasso di conversione passo dopo passo.
  • una analisi dell’inventario che ti faccia risparmiare soldi su acquisti inutili di merce.

Il problema è che le giornate sono sempre di 24 ore e che qualche ora bisogna anche riposare! Nessuno può indagare su tutte le opzioni ed essere anche efficiente in ogni momento della sua giornata.

Per questo durante il Corso eCommerce Start di Ninja Academy parleremo anche di tecniche, tattiche, strategie e tecnologie a prova di futuro.

Come creare un eCommerce “a prova di futuro”

Gestire bene una attività di vendita richiede la definizione precisa di obiettivi da raggiungere, che devono essere concreti e realistici e non possono limitarsi ad enunciazioni di principio.

Gli obiettivi devono essere la costruzione di un business sostenibile, redditizio, che produca un utile e che sia a prova di futuro.

Innanzitutto è utile considerare che non tutti i canali di vendita si adattano a tutte le attività commerciali, ma oggi si trovano molti venditori che fanno uso di più di uno di questi strumenti:

  • eCommerce – il tuo sito web
  • Amazon
  • eBay
  • vendita telefonica
  • piattaforma B2B
  • social commerce

In secondo luogo non bisogna dimenticare che nel processo di vendita sono coinvolti produttori, rivenditori e retailer. Non è raro vedere i produttori agire con nomi diversi per raggiungere il cliente finale e ogni attore affronta problemi diversi che modificano la sua organizzazione aziendale e che sono costosi da impostare e gestire.

Ad esempio, non è facile trasformare un produttore in un venditore B2C: per fare un esempio, un conto è vendere a bancali a clienti aziendali, un conto è vendere uno ad uno, un pezzo diverso ad ogni singolo diverso cliente, quando ogni vendita rappresenta una eccezione da gestire con competenza.

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Sembra facile portare le aziende a nuove vendite, ma senza una adeguata organizzazione dei sistemi ci sarà solo un aumento dei costi amministrativi e delle spese generali.
Un rivenditore efficiente avrà invece un sistema integrato tra finanze, elaborazione ed evasione degli ordini, gestione delle scorte e dati dei clienti.

E se è palese che tutto insieme funziona meglio, l’integrazione di sistema non è priva di sfide. Tutti i dati arrivano da canali diversi, in formati diversi che devono essere aggregati per la spedizione, la gestione dell’inventario e i rapporti finanziari.

LEGGI ANCHE: Guida essenziale alle vendite di Natale

La corretta gestione del magazzino

Costruire una piattaforma e catturare vendite è solo una parte del processo.

A volte questo non è nemmeno l’inizio. Devi assicurarti di essere pronto ancora prima che il cliente faccia un ordine. Non si tratta più di indovinare o scommettere su cosa succede quando hai merce in magazzino che non può stare ferma a lungo.

Gestire un eCommerce significa, infatti:

  • pianificare a medio termine;
  • migliorare il flusso di dati;
  • gestire le intuizioni del momento;
  • avere un manuale delle operazioni.

Tutto questo all’interno di un complesso di attività che portano la vendita ad un livello superiore.

Costruire un buon business significa anche avere le giuste dotazioni finanziarie.

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Come e dove comprano i tuoi clienti

Una volta impostata la gestione del magazzino, per aumentare le vendite un altro aspetto importante è legato alla necessità di comprendere quali possano essere i punti di contatto con i clienti. Ecco alcuni dati interessanti che si possono trovare in molte ricerche online connesse all’eCommerce:

  • a giugno 2018 la distribuzione del traffico sui device era per il 62% mobile, 31% desktop, 6% tablet.
  • Alla stessa data, giugno 2018, la distribuzione degli acquisti era 49% desktop, 42% mobile, 9% tablet.

Cresce ancora l’importanza del mobile non solo come strumento di utilizzo quotidiano, ma anche come strumento di acquisto.
A sostegno di questo dato va notato che in un anno il tempo medio di navigazione sui diversi device è diminuito. Nel secondo trimestre del 2017 era di 5 minuti, nel secondo trimestre del 2018 è stato di 4 minuti.

Vuol dire che il tempo di attenzione del cliente diminuisce e bisogna essere in grado di attirare subito la sua attenzione per convincerlo all’acquisto. Questo comporta investimenti continui nella gestione del merchandising, nelle campagne pubblicitarie, nel servizio clienti.

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Per quanto riguarda le potenzialità di acquisto in molteplici punti di contatto fisici e digitali:

  • quasi la metà dei consumatori si aspetta di poter comprare online e di poter ritirare in negozio.
  • Il 40% dei consumatori ha problemi a visitare un negozio fisico se nel negozio online non è citata la disponibilità della merce nel punto vendita.
  • Il 56% dei consumatori fa ricerche online via smartphone.
  • Il 50% dei clienti di un negozio fisico di grandi dimensioni si aspetta che i commessi siano molto precisi sulla disponibilità dei prodotti e sulle caratteristiche degli stessi prodotti.

La scelta quindi di un negozio fisico di avviare operazioni multicanale (o omnichannel) non è esente da rischi e da costi importanti, perché significa impostare in modo nuovo e molto diverso una organizzazione aziendale che affronterà sfide importanti e costose.

Raccomandazioni importanti

Un progetto di eCommerce parte con la costruzione di un team che collega diverse funzioni interessate alla vendita, al marketing, alle operazioni, alla catena delle forniture fino al servizio clienti, senza dimenticare la finanza.

Bisogna collaborare con il marketing aziendale per definire le esperienze dei clienti, sia come percorso del cliente che dalla prospettiva dei processi e delle tecnologie interne.

È fondamentale tenere sotto osservazione le prestazioni, regolare la strategia di commercio digitale e il funzionamento della piattaforma per rispondere ai cambiamenti di direzione che arrivano dall’azienda e alle mutate preferenze dei clienti.

Scopri di più su come iniziare a costruire la tua attività di eCommerce seguendo il Corso eCommerce Start di Ninja Academy.





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Come hanno reagito i social all’apertura di Starbucks in Italia


Il D-Day c’è stato e finalmente Starbucks è arrivato in Italia!

La catena di caffetteria e prodotti dolci vari ad elevatissimo contenuto calorico è finalmente arrivata in Italia e dove se non a Milano? In migliaia hanno atteso con trepidazione l’inaugurazione del nuovo locale che però ha portato non poche novità, reazioni e frustrazioni da parte dei consumer.

Sì perché lo Starbucks di Milano non sarà il solito Starbucks a cui siamo abituati quando in giro per il mondo abbiamo disperatamente bisogno di confort-food, wifi e divanetti su cui dormire per una mezz’ora. Lo Starbucks approdato a Milano è in pieno stile milanese, quindi design, oltre l’immaginario e oltre tutte le aspettative.

LEGGI ANCHE: Starbucks sbarca in Italia e inaugura a Milano, cosa dobbiamo sapere

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I social hanno ovviamente contribuito a catalizzare l’attenzione su questo avvenimento che, checché se ne dica, è e sarà un grosso valore per Milano.

Analizzando i commenti, abbiamo individuato quattro macro categorie di reazioni.

I puristi

Gli utenti che fanno parte di questo gruppo, sono estremamente legati al brand e di conseguenza non vogliono sapere niente del design e dell’innovazione: loro vogliono i bicchieri di carta, i nomi scritti sbagliati (capiterà anche a Milano?) e il frappuccino soprattutto, grandissimo escluso.

LEGGI ANCHE: Starbucks e McDonald’s cercano startup per rifare i bicchieri usa e getta

I designer

Non vedevano l’ora di avere un nuovo spazio in cui ammirare il potenziale della sempre oltre Milano. Quindi non importa dei prodotti e nemmeno del frappuccino, l’importante è avere qualcosa di Aesthetic da sfoggiare su Instagram e diciamo che la location del nuovo Starbucks si presta decisamente.

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I polemici

“Perché aprire un finto Starbucks?!?”

Non siamo mai contenti, certo, è vero, ma la delusione rispetto al frappuccino che non è stato incluso nel menù brucia, davvero tanto. E perché fare ore e ore di coda per una brodaglia – il caffè espresso è sempre più buono – o peggio ancora solo per aggiornare il feed dei nostri canali social? Insomma, come in ogni occasione, c’è chi non vedeva l’ora e c’è chi si è lamentato di chi si lamentava di chi si lamentava.

Chiaro no?

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I social addicted

Non importa né il design e nemmeno il gusto del caffè, conta solo il fatto che abbiamo un motivo in più per essere al pari con i nostri competitor da tutto il mondo sui social! E quindi via libera alle condivisioni, allo still life con il Mac, il caffè, le maniche del maglione e le luci calde di una mattina di ottobre.

Insomma, è aperto da pochi giorni, ma ha già fatto molto discutere.

La cosa più importante è che comunque, noi il frappuccino ce lo meritiamo.





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Come ottimizzare i tuoi contenuti per la ricerca vocale


Creare contenuti per la ricerca vocale significa usare una serie di strategie che ti permetteranno di posizionare i tuoi testi all’interno dell’assistente vocale. Queste strategie partono da un mindset preciso: strutturare i tuoi contenuti in modo da renderli facilmente servibili come featured snippet di Google.

Il featured snippet anche chiamato risultato zero o snippet in primo piano (userò questi termini in maniera intercambiabile nel corso dell’articolo) è un riquadro di 40-50 parole che Google mostra prima dei risultati di ricerca. Questa funzionalità ha lo scopo di fornire una risposta breve ed esaustiva all’utente su alcune chiavi di ricerca:

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Non importa quanto grande o autorevole sia il tuo blog. Con la giusta strategia e la voglia di sperimentare puoi competere con qualsiasi sito su parole chiave competitive.

Perché partire dai featured snippet per la ricerca vocale?

Accaparrarsi un featured snippet vuol dire attirare gran parte del traffico in prima pagina. Infatti, in alcuni casi Google posiziona pagine web come featured snippet anche quando non si trovano in prima posizione. Non mi credi? Guarda questo esempio tratto dal mio blog in relazione alla domanda “What is DuckDuckGo business model”:

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In questo caso ho posizionato un featured snippet che si trova come secondo risultato, sotto Quora! Eppure Google preferisce il mio blog.

In ultimo, i featured snippet rappresentano una “corsia preferenziale” per entrare all’interno dell’assistente vocale di Google. Cosa intendo? Prendiamo la chiave di ricerca “impasto per la pizza napoletana” ecco cosa ottengo:

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In breve, Google sta servendo uno snippet in primo piano con la procedura contenuta all’interno dell’articolo. Ponendo la stessa domanda al mio assistente vocale Google, ecco cosa ottengo:

 

Esatto! Un risultato zero molto spesso diventa un comando vocale all’interno dell’assistente vocale di Google. In quanti casi?

Secondo uno studio fatto da Backlinko nel 40,7% dei casi. È bene chiarire che le percentuali sono soltanto un riferimento e non hanno alcuna validità “scientifica”.

Non ci sono formule per il successo ma una sperimentazione continua

Da più di un anno e mezzo, con WordLift (una startup Italiana di cui faccio parte e che applica sistemi di intelligenza artificiale e machine learning alla SEO) e sul mio blog ho sperimentato diverse variazioni, “formule” e ingredienti necessari per capire come posizionare i miei contenuti all’interno dei risultati zero.

È bene chiarire che nel mondo della SEO, e in genere nel mondo reale, non esistono formule segrete per il successo. Infatti, la SEO è in continua evoluzione. Un elemento però rimane costante: Google è affamato di dati.

Così come Facebook, Instagram e altri social media vogliono i nostri dati sotto forma di interazioni, like, share e così via. Google vuole i tuoi contenuti per trasformarli in “segnali” che possono essere interpretati, riformulati e serviti in diversi modi. L’obiettivo di quest’articolo è di fornire una checklist da seguire per accaparrarsi quanti più snippet possibili, così da rendere la tua strategia SEO molto più efficace.

Sei pronto?

Ricerca le opportunità giuste per i tuoi featured snippet

Il primo passo è cercare le opportunità giuste. In genere, le domande che iniziano con chi, come, dove e quando e che possono essere risposte in 40-50 parole potrebbero nascondere delle opportunità. In più deve trattarsi di domande per cui gli utenti hanno interesse ad una risposta immediata. Prendiamo la parola chiave “come fare il passaporto”:

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Da notare che il contenuto servito come snippet proviene da un risultato che si trova in quarta posizione!

Se stai valutando un argomento e non sai quali domande potrebbero fare al caso tuo, puoi partire da answerthepublic.com:

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Digitando la parola chiave “ricerca vocale” ottengo una serie di domande da posizionare per i featured snippet. In molti casi, gli snippet in primo piano si prestano bene a parole chiave che hanno un basso volume di ricerca. In molti altri casi, invece, puoi ottenere featured snippet per parole chiave con un grande volume di ricerca. La cosa che conta è l’intento di ricerca. In merito ti consiglio di leggere l’intervista a Luca De Berardinis.

Punta alla domanda secca nel titolo e rispondi nelle prime righe

Non c’è un unico modo di ottenere gli snippet in primo piano. In genere però quando hai trovato un’opportunità fai in modo di avere come titolo principale la domanda o parola chiave che andrà ad innescare il featured snippet. Ad esempio, se vuoi ottenere il featured snippet su “come fare un bonifico” quello diventerà il tuo titolo. Mentre i tuoi contenuti dovranno avere le seguenti caratteristiche:

  • dai una risposta breve, intorno alle 50-60 parole;
  • fai in modo che quella risposta sia chiara, diretta e pulita. Noterai che molti featured snippet provengono da Wikipedia. Ecco, usa lo stile chiaro, pulito e diretto di Wikipedia per rispondere alla domanda;
  • in alcuni casi se si tratta di un processo (ad. Esempio “come fare la pizza napoletana”) una lista puntata potrebbe funzionare meglio;

Da articoli ad entità: usa i dati strutturati

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Da notare che alla domanda “cosa sono i dati strutturati” Google fornisce una risposta attraverso un risultato zero – proveniente dal blog di Giovanni Fracasso. Il motore di ricerca fa la cosa più semplice: prende le prime righe dell’articolo.

In questo caso però le prime righe sono un’introduzione e non propriamente una risposta. Questo rafforza il punto precedente. Se vuoi che Google fornisca la risposta che vuoi, usa in maniera intelligente le prime righe dell’articolo per rispondere alla domanda posta nel suo titolo.

Perché allora Google prende la risposta, anche quando non è corretta? A mio avviso, in questo caso, i dati strutturati hanno aiutato il contenuto a posizionarsi nello snippet di ricerca. Cosa sono i dati strutturati? In breve, quando Google legge i tuoi contenuti cerca di estrapolare, attraverso dei “segnali” una serie di dati. Questi dati gli permettono di capire la pagina web. Il vocabolario ufficiale che Google utilizza per trasformare i contenuti in dati si chiama Schema.orgIn altre parole, si tratta di definire il contenuto della pagina in modo da dare a Google una versione della pagina web che è in un formato comprensibile per lui. Un po’ come quando effettuiamo una traduzione di un testo dall’inglese all’italiano. Con Schema.org traduciamo la pagina web dall’italiano al linguaggio dei motori di ricerca!

Infatti, inserendo la URL da cui proviene il featured snippet nello strumento di test dei dati strutturati fornito da Google ecco cosa possiamo notare:

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Oltre ad una serie di proprietà relative al sito, all’autore e all’attività, Giovanni ha anche “passato” a Google la proprietà aggiuntiva “Blog Posting” che permette a Google di classificare meglio la pagina e a mio avviso posizionarla all’interno del featured snippet!

A supporto della mia strategia che mira agli snippet in primo piano la marcatura Schema.org è un elemento fondamentale.

Ottimizzazione delle immagini per i featured snippet

Una delle strategie che ho ampiamente usato per accaparrarmi featured snippet è l’utilizzo di immagini in rilevanza con dimensione di un post di LinkedIn. Il motivo è semplice, Google ha fame di immagini.

Da un’analisi fatta dal mitico fondatore di Moz, Rand Fishkin insieme a Jumpshot è da notare come le immagini rappresentino una buona fetta dei risultati di ricerca offerti da Google.

Nella stessa ricerca Rand Fishkin di dice due cose. Le immagini fornite da Google sono diminuite in percentuale rispetto al passato se confrontate alle ricerche testuali. Questo in realtà è accaduto perché Google ha integrato queste immagini all’interno dell’esperienza utente.

In breve, Google utilizza le immagini e le inserisce all’interno dei risultati zero come accompagnamento al testo di risposta fornito. Come ho più volte notato da esperimenti sul mio blog, le immagini fornite da Google all’interno dei featured snippet vengono in alcuni casi da fonti diverse rispetto alla pagina web da cui viene estratto il testo. Ecco un caso tratto dal mio blog sulla chiave “cash conversion cycle”:

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Da notare come con il mio piccolo blog mi sono inserito all’interno di un featured snippet di Investopedia grazie all’infografica usata come immagine in rilevanza. Non stiamo parlando di una parola chiave qualsiasi, ma di un termine che ha un volume di oltre diciotto mila ricerche mensili e che era già occupato da Investopedia, uno dei siti più autorevoli al mondo sul tema!

In breve, una strategia che mira ai featured snippet deve anche includere una strategia fatta di immagini rilevanti. Nel mio caso un’infografica delle dimensioni di un post di LinkedIn che sintetizza il contenuto del post, in grado di rispondere bene all’intento di ricerca può facilmente conquistare la posizione zero di Google!

Ti basterà aggiungere un semplice redirect per portare traffico da quell’immagine al tuo blog. Nel mio post sul SEO hacking ti spiego come fare.

La SEO è una strategia integrata

Molti pensano che la SEO riguardi una cerchia ristretta di esperti che invece di parlare alle persone si concentrano su tecnicismi, perdendo di vista il lato umano. Ebbene, quella non è SEO! Fare una strategia di ottimizzazione vuol dire avere una visione integrata del proprio business online.

SEO, social media, influencer marketing e PR hanno lo scopo di creare interazioni e conversazioni. Quando Facebook o LinkedIn mandano traffico qualificato verso il tuo blog, quella è SEO. Infatti, le persone che arrivano da questi canali saranno probabilmente interessate ai contenuti più di altri utenti che arrivano sul tuo sito per caso.

Questo implica che le persone che atterrano sul tuo sito attraverso una campagna di social media fatta a dovere tenderanno a spendere più tempo in pagina, a leggere più articoli e a condividerli alla propria rete. Essi sono segnali che servono a Google (insieme a molti altri) per capire la rilevanza di un contenuto web.

Quindi, lo scopo di una strategia SEO si concentra su due punti fondamentali: soddisfare gli intenti di ricerca e far capire a Google cosa conta davvero in relazione al tuo sito web. Attraverso una serie di segnali puoi – in parte – controllare la percezione che Google ha in relazione alla qualità, rilevanza e autorevolezza del contenuto che hai creato.

Ecco alcuni “segnali” che ti servono da supporto per la tua strategia di posizionamento:

  • usa il testo alternativo in maniera strategica. In breve, inserisci all’interno del testo alternativo la parola chiave che stai cercando di posizionare nel titolo. Se non sai come fare leggi questa guida di Giovanni Amato su SEO per immagini;
  • usa il permalink come segnale ulteriore per posizionare il tuo contenuto. In breve, se stai cercando di posizionare la parola chiave “come fare la pizza napoletana” usa il permalink “come-fare-pizza-napoletana”;
  • in genere è fondamentale seguire le best practice in termini di SEO on-page.
  • condividi sui social giusti. Se si tratta di un argomento tecnico o professionale, come notato recentemente da Riccardo Scandellari può dare molta più risonanza ai tuoi contenuti attraverso un post di LinkedIn;

La qualità numero uno per un SEO? La pazienza!

Come ci dice spesso Francesco Margherita, fare SEO è come coltivare un orto. Non a caso quando si parla dei risultati in termini SEO facciamo riferimento al “traffico organico”, quello che viene dai principali motori di ricerca senza che tu ci spenda un euro. Certo, il tempo, la creazione di contenuti di qualità e una strategia SEO fatta bene richiedono risorse enormi, anche economiche.

Allo stesso modo i risultati non arrivano dall’oggi al domani, dobbiamo avere pazienza e continuare a sperimentare. Quando pubblico un articolo con l’intento di prendere un featured snippet, ho come tempistica 3-6 mesi se sono su una chiave molto competitiva. Invece, mi aspetto risultati quasi immediati (almeno due settimane), se si tratta di una chiave non competitiva e con limitati volumi di ricerca. Nel corso di quel periodo tengo d’occhio la Google Search Console. Infatti, in molti casi, prima di ottenere il risultato c’è da sperimentare tanto.

Come? Cambiando la parte introduttiva, rivedendo la struttura dell’articolo, andando a lavorare sul linking interno e marcatura Schema.org. In breve, si tratta di trovare la “quadra”. Ed è a quel punto che la magia accade!





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La regola delle 8W per pianificare campagne Pay Per Click di successo


Fare le giuste domande prima di impostare una campagna Pay Per Click è importante tanto quanto conoscere approfonditamente la piattaforma che ti appresti ad usare.

Ecco perché nel corso del tempo mi sono creato un piccolo questionario di pianificazione per essere sicuro di non perdere informazioni importanti per impostare la miglior struttura di annunci possibile.

Se avessi iniziato a seguire questo schema fin dai primi anni della mia carriera professionale nel PPC, avrei evitato molte incomprensioni e problemi che ho poi dovuto risolvere in corso d’opera (sprecando un sacco di tempo ed energie).

L’ho chiamata la regola delle 8W del PPC, visto che si basa sui seguenti 8 macro-argomenti da approfondire:

  1. WHY: perché, ovvero, quali sono gli obiettivi primari e secondari della campagna?
  2. WHO: chi è responsabile del progetto?
  3. WHAT: cosa si deve promuovere (prodotti, servizi, attività non profit ecc.)?
  4. TO WHOM: a chi ci rivolgiamo (utenti target ideali)?
  5. WHICH WAY: quali canali/reti possiamo utilizzare (ricerca, shopping, display, video o un mix di tutto)?
  6. WHEN: quando (tempistica degli annunci)?
  7. WHERE: dove dovranno essere visibili le campagne?
  8. WITH WHAT BUDGET: con quale budget, ossia, quanto si può investire?

Ma vediamo un po’ più nel dettaglio cosa approfondire specificamente per ciascun punto.

LEGGI ANCHE: Il punteggio di qualità AdWords: se lo conosci non ti uccide

Credits: Depositphotos #118010182

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Obiettivi della campagna (Why)

Qual è l’obiettivo principale della promozione? Vendite di e-commerce, lead generation, branding o…

Ci sono obiettivi secondari?Incremento del database di marketing, vendite nei negozi fisici, riconoscimento del marchio ecc.

Project Manager (Who)

Chi ha il potere di decidere cosa deve essere promosso e con quale budget?

Articoli da promuovere (What)

Esiste materiale (online o su carta) che descrive esattamente ciò che dobbiamo promuovere?Esistono gruppi di prodotti / servizi omogenei per classificarli?

Approfondisci bene questa questione, perché la risposta potrebbe darti la struttura iniziale di base delle tue campagne.

Credits: Depositphotos #173073850

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Clienti ideali (to Whom)

Chi sono i gruppi target ideali di clienti (o di acquirenti)?Aziende (dimensione, tipo ecc.); Liberi professionisti (professionisti, artigiani ecc.); Consumatori finali (età, sesso, reddito ecc.).

È disponibile una relazione di mercato per il settore? Questionari sulla soddisfazione dei clienti? Commenti o chat registrati dal sito? Recensioni online? Raccogli tutto il materiale disponibile e dai un’occhiata alle analisi esistenti o lanciane di nuove, potrebbero farti venire delle idee da testare poi nelle campagne.

Quali strumenti/dispositivi stanno utilizzando ora gli utenti online per convertire?

Modalità di promozione (Which way)

Le campagne sono progettate per soddisfare una richiesta specifica del mercato già esistente, stimolare la domanda o aumentare la fidelizzazione?
Nel primo caso dovrai utilizzare principalmente le campagne di ricerca. Nel secondo ti servirà anche la rete display. Per incrementare il tasso di acquisti ripetuti è sicuramente necessario anche il remarketing.

Quali sono le caratteristiche chiave dei beni o servizi da promuovere? Quali sono le ragioni principali per cui i clienti acquistano i nostri e non quelli della concorrenza?
Stai bene attento a queste risposte, perché costituiranno la base di partenza del testo degli annunci.

Chi sono i principali concorrenti?
Non fidarti mai di chi dice che non ci sono concorrenti. Ci sono sempre. Capire chi o cosa sarà in competizione con noi aiuta moltissimo nel definire le strategie da usare.

Cosa accende la “luce dell’interesse” negli occhi dei clienti quando viene menzionato?
Meglio fare questa domanda a chi è in contatto diretto con i clienti finali o ai rappresentanti o al team di assistenza alle vendite.

Esistono delle promozioni specifiche? In cosa consistono? Possiamo crearne qualcuna per le campagne?

Esistono termini specifici del “gergo” di settore che dobbiamo (o possiamo) usare negli annunci?

LEGGI ANCHE: Google fa rebrand dei prodotti di advertising e AdWords diventa Google Ads

Credits: Depositphotos #160060756

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Tempi della promozione (When)

Esiste una stagionalità specifica per i prodotti / servizi da promuovere?

Esistono altri motivi che possono influire sulle date di inizio e fine delle campagne?
Eventi di settore, promozioni in atto o da realizzare, azioni promozionali in altri canali, campagne di competitor ecc.

Esiste una pianificazione speciale diurna per gli annunci che potrebbe avere senso per gruppi di clienti target specifici?
Se il target sono aziende strutturate non ha senso far girare gli annunci di sera e nei week end, se sono professionisti, PMI, artigiani o semplici consumatori dovrai valutare la cosa a posteriori guardando le statistiche di conversione.

Aree geografiche di riferimento (Where)

Dove si trovano i destinatari delle campagne e che lingue parlano?

Ci sono negozi / rivenditori da considerare nel targeting geografico delle campagne?

Ci sono aree specifiche che devono essere mirate in modo diverso per qualsiasi motivo?

Investimento (With what budget)

Quando possiamo spendere al massimo in un giorno / mese?

Come deve essere suddiviso il budget tra le categorie di prodotti/servizi, lungo la linea temporale delle promozioni e all’interno delle aree geografiche interessate?

Credits: Depositphotos #202970544

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 Come creare campagne efficaci

In un mondo perfetto dovresti avere almeno alcuni indizi su tutti gli aspetti toccati in questo questionario. Quando ho dovuto impostare le campagne ignorando alcuni di questi dati, di solito mi è stato necessario molto più tempo e sforzi per renderle redditizie, a meno di interventi dovuti alla fortuna (il fattore “C” conta anche in AdWords), o che non avessi già avuto esperienze specifiche nello stesso settore o altri esempi di colleghi affidabili su cui poter contare (che poi è uno dei motivi principali per cui nel 2012 ho creato ADworld Experience).

Spero sinceramente che questa checklist (tratta dal libro “AdWords Agile” appena uscito per Hoepli) ti possa aiutare come ha fatto con me.

Se secondo te mi sono scordato qualcosa di importante non esitare a commentare questo post.

Che il ROI sia con te! 😉

 

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Mentre il mondo discute sulla parità di genere, i bambini trovano la soluzione giocando con le bambole


Quando eravamo piccoli noi millennials, il mondo sembrava nettamente diviso in due, con una sorta di decisione irrevocabile, per cui i maschietti giocavano con le macchinine e le femminucce con le Barbie. Ora arriva Luvabella e le regole del gioco cambiano.

Siamo nell’epoca del “gender neutral” e dei “genitori millenials” e la normalità non è ciò che finora ci hanno fatto credere. I genitori cercano di fare del loro meglio: le bambine non vengono più considerate come delle principesse e i bambini non vengono più trattati come gli ometti di casa, ma sono proprio loro a stupire noi adulti con il loro approccio neutro ai giochi.

Ne parla ad esempio Let Toys Be Toys, la campagna inglese che dimostra che l’85% dei giovani tra gli 11 e i 21 anni è convinta che sia la pubblicità in primis a dover smettere di utilizzare stereotipi di genere per vendere più giocattoli.

E in questo scenario rivoluzionario, a sei mesi dal Natale arriva Luvabella, il giocattolo dell’anno in America e Gran Bretagna.

LEGGI ANCHE: Chiude negli Usa il colosso dei giocattoli Toys ‘R’ Us

La bambola che dice “papà”

Cos’ha di diverso la nuova bambola robotica

Questa bambola rivoluzionaria, oltre ad usare la robotica e l’intelligenza artificiale, è in grado di riprodurre circa 200 reazioni altamente realistiche: ad esempio soffre il solletico, beve il latte e impara fino a 100 parole.

Ma la vera rivoluzione di Luvabella è la levetta posizionata nella sua schiena, che le consente di dire papà o mamma in base a chi la tiene in braccio. Questa novità incoraggia anche i maschi a giocarci e far comprendere loro il significato di prendersi cura di qualcuno o qualcosa.

Nessuna distinzione nel gioco

Ma cosa comporta diversificare i giochi in base al sesso? “Lego o puzzle, ad esempio, sono rivolti più ai maschi e incoraggiano abilità visuali e di spazio”, ha spiegato Lauren Spinner psicologa dell’età evolutiva dell’Università del Kent in Inghilterra, “mentre quelli tradizionalmente femminili, come la cucina o le bambole, stimolano la comunicazione e le abilità sociali”.

Per la dottoressa Elizabeth Sweet, sociologa e docente all’Università della California, “gli studi dimostrano che il limite dei giocattoli di genere è ridurre la gamma di abilità che ragazzi e ragazze possono esplorare attraverso il gioco”.

Per ora però non arriverà in Italia, il bambolotto-supereroe a metà tra un action figure e un cucciolo, come lo definisce il New York Times.

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Luvabella la bambola che dice papa

La parità di genere spiegata a un bambino

Laurel Wider, la sua ideatrice e psicoterapeuta, sostiene che questi bambolotti eroi avvicinano i bambini all’idea di accudimento senza vergogna, sentimento registrato sia in genitori che bambini dovuto agli stereotipi di genere.

Una strategia simile a quella di Lego Friends che punta invece ad avvicinare le bambine al mondo delle costruzioni, usando colori rosa e viola e personaggi femminili. La Bbc li ha definiti il “campo di battaglia del gender” che, a causa delle critiche nate tra le femministe, si sono poi moltiplicati: ora le bambine possono anche occuparsi di camion e autolavaggi.





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I founder di Buzzoole, Freeda e Fatture in Cloud entrano in Endeavor Italia


Chissà se dopo la batosta di Mosaicoon ci sarà ancora Ugo Parodi Giusino nel network di Endeavor Italia, l’organizzazione internazionale che, come si legge nel claim favorisce lo sviluppo economico tramite il supporto agli imprenditori ad alto potenziale” e, che, con l’ingresso del founder sicilano aveva annunciato per la sua startup “supporto per l’accesso a capitale, talento e mercati globali, così da favorirne la crescita in termini dimensionali e di creazione di posti di lavoro”. Oggi il network imprenditoriale ha comunicato, con una nota stampa, l’ingresso di cinque nuovi imprenditori. Dopo Parodi Giusino, Davide Dattoli di Talent Garden, Matteo Lai di Empatica, Simone Maggi e Riccardo Schiavotto di Lanieri, Luca Rossettini di D-Orbit, sono stati selezionati: Fabrizio Perrone e Gennaro Varriale, CEO e CTO di Buzzoole, influencer marketing solution provider in grado di connettere i brand ai content creator attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Gianluigi Casole e Andrea Scotti Calderini, CEO e co-founder di Freeda Media, media company che produce contenuti premium rivolti prevalentemente ad un target femminile. Daniele Ratti, CEO di Fatture in Cloud, la piattaforma di fatturazione online più usata in Italia.

 “Da questo momento – ha detto Raffaele Mauro, managing director di Endeavor Italia – grazie al network di Endeavor, gli imprenditori di Freeda Media, Buzzoole e Fatture in Cloud avranno accesso a mercati globali, a programmi di sviluppo del talento e al capitale, in modo da accelerare la crescita e l’espansione internazionale delle proprie aziende”. Ecco intanto chi sono nel dettaglio gli imprenditori scelti.

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Fabrizio Perrone e Gennaro Varriale – credits www.gennarovarriale.it

Chi entra in Endeavor Italia

Fabrizio Perrone e Gennaro Varriale (Buzzoole)

Fabrizio Perrone inizia la sua carriera di imprenditore nel 2008 come co-fondatore e Managing Director di Fan Media e nel 2010 è tra i primi italiani a scommettere sul Buzz Marketing, creando Viral Eye. Dal 2014, oltre a ricoprire il ruolo di CEO in Buzzoole, è diventato Mentor al Branson Center Entrepreneurship (Virgin Unite) con l’obiettivo di aiutare altri imprenditori a creare le startup del futuro. Gennaro Varriale nel 2013 in sole sei ore sviluppa Pingram.me, un’app mashup tra Instagram e Pinterest diventata virale in pochi giorni. In Buzzoole dirige il reparto IT/R&D che ha realizzato e continua a potenziare GAIIA, il primo algoritmo di AI applicato all’Influencer Marketing.

Buzzoole. Nel 2013 Perrone (CEO) e Varriale (CTO) fondano Buzzoole, un influencer marketing solution provider in grado di connettere i brand ai content creator attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. GAIIA – cuore della tecnologia di Buzzoole – unisce sistemi di image recognition, big data e natural language analysis, per aiutare i brand a identificare i content creator con la maggiore affinità e realizzare campagne di successo.

Nuove sedi all’estero. “Buzzoole vanta oggi un team composto da oltre 70 persone distribuite tra le sedi di New York, Londra, Milano, Roma e Napoli, più di 260.000 gli utenti iscritti alla piattaforma e oltre 850 clienti con cui collabora attivamente. Ci apprestiamo ad aprire nuove sedi all’estero e con il supporto e il network di Endeavor siamo certi che si apriranno tante nuove opportunità per il nostro progetto”, hanno spiegato Perrone e Varriale.

Gianluigi Casole e Andrea Scotti Calderini (Freeda Media)

Gianluigi Casole ha fatto parte del team di investimenti diretti di Holding Italiana Quattordicesima e negli anni, come investitore di H14, sviluppa un forte interesse per l’evoluzione del settore media e dei nuovi modelli editoriali e distributivi nati grazie alle innovazioni digitali. Andrea Scotti Calderini ha lavorato come direttore del branded entertainment e dei contenuti cross mediali di FremantleMedia e di Mediaset & Publitalia, seguendo progetti per programmi come X Factor, Got Talent, Le Iene e Amici di Maria De Filippi. Inizia la sua carriera nel settore della moda e dell’entertainment nell’azienda D’management Group.

Freeda Media. Nel settembre 2016 Casole e Scotti Calderini fondano Freeda Media, la media company che produce contenuti premium rivolti principalmente ad un target di donne – Millennial e Gen Z – distribuiti su piattaforme social come Facebook e Instagram. Il modello di business si fonda sulla creazione e distribuzione di contenuti branded e attività di comunicazione integrata.

Espandere gli orizzonti. “Abbiamo la fortuna di collaborare con un team composto da talenti creativi che ogni giorno lavorano per offrire contenuti unici in Italia, Spagna e, presto, nel resto del mondo. Grazie ad Endeavor Italia avremo la possibilità di espandere i nostri orizzonti: il nostro obiettivo è diventare la voce più rilevante per un’intera generazione di donne a livello globale”, hanno sottolineati Gianluigi Casole e Andrea Scotti Calderini.

Daniele Ratti (Fatture in Cloud)

26 anni, laureato in Ingegneria Informatica all’Università degli Studi di Bergamo, Daniele Ratti sviluppa applicazioni e giochi per iOS e Android da quando ha 18 anni. Nel 2011 apre partita IVA e la sua prima azienda di videogames. L’esigenza personale di semplificare le comunicazioni con il commercialista e gestire le proprie fatture lo porta a sviluppare un software dedicato alla fatturazione: nel 2014 lancia sul mercato Fatture in Cloud e vince la ItCup, la StartUp Competition di Registro.it, grazie a cui partecipa nel 2015 alla Business School “Mind The Bridge” a San Francisco.
Sowtare di fatturazione. Fatture in Cloud è un software di fatturazione, dedicato a piccole imprese e liberi professionisti, che permette la gestione della fatturazione attiva e passiva a 360°. Oltre all’emissione dei documenti ha tutta una serie di funzionalità avanzate che semplificano la vita delle partite IVA, come i solleciti automatici e la riconciliazione bancaria. In più, permette di avere un collegamento diretto con il proprio commercialista, per inviargli in pochi click tutte fatture e acquisti da registrare nella propria contabilità.

30.000 clienti paganti. “Strategica per noi è stata l’acquisizione a metà 2015 del 51% da parte del Gruppo TeamSystem, leader di mercato nell’ambito dei gestionali di fatturazione e contabilità che coinvolge il 40% dei commercialisti italiani con cui abbiamo consolidato il legame”, ha spiegato Daniele Ratti. Ad oggi l’azienda conta 30.000 clienti paganti, 14 dipendenti e ha sede a Bergamo.



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Campus Party, al via la seconda edizione a Milano


Dal 18 al 22 luglio 2018 Milano ospiterà la tappa italiana del Festival internazionale dell’innovazione e della creatività, durante il quale decine di migliaia di ragazzi e ospiti provenienti da tutto il mondo si confronteranno senza esclusione di colpi per (ri)progettare insieme il futuro.

Cinque giorni (e quattro notti), 4mila tende, 7 palchi, 20 mila visitatori attesi, 350 speaker provenienti da tutto il mondo, 450 ore di contenuti, centinaia di partner, tra aziende, istituzioni, community e università. Si tratta della seconda edizione di Campus Party, realizzata in collaborazione con Regione Lombardia, la tappa italiana del più grande festival internazionale sul mondo dell’innovazione e della creatività.

Prende il via la seconda edizione di Campus Party a Milano

“La tecnologia deve essere al servizio della semplificazione, uno dei principali obiettivi della nostra Legislatura; ridurre e gradualmente annullare la burocrazia è fondamentale negli adempimenti inerenti il ciclo di vita delle imprese, ad esempio, ma anche in tutte le procedure che riguardano i singoli cittadini, siano essi studenti, lavoratori, pazienti, o altro. Mettere insieme, con l’evento Campus Party oggi, tutte le teste e le realtà che sono impegnate nell’ambito della tecnologia, significa creare le basi per metterli a rete e a sistema nel futuro, garantendo un’applicazione intelligente di tutto quello che le nuove frontiere offrono sia per l’ambito privato che per quello pubblico” ha detto il Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.

Le aree tematiche su cui confrontarsi (ma anche trovare ispirazione) sono: scienza,imprenditoria, coding, intrattenimento e creatività. È qui che si incrociano i destini e i talenti di chi già opera o sogna di lavorare nei campi della robotica o dell’ingegneria spaziale, del digital entertainment e della programmazione, della blockchain e del gaming, della computer graphic e della realtà virtuale e aumentata, del biohacking e della fusione uomo/tecnologia ma anche della musica elettronica, dello storytelling, dell’animazione 3D, dell’open source e di altri codici che verranno inventati.

“Campus Party è innovazione e creatività allo stato puro – ha spiegato Carlo Cozza, Presidente di Campus Party Global – perché attraverso la condivisione di passioni e interessi è l’occasione per far nascere quelle idee che cambieranno il futuro del mondo. Campus Party Italia vuole diventare l’appuntamento di riferimento dell’innovazione nel nostro Paese”.

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L’evento diventa quindi anche un grande contenitore di opportunità, che offre la possibilità ai presenti di mettersi in mostra davanti alle migliori aziende italiane e internazionali. I main partner di Campus Party sono AXA, primo brand assicurativo al mondo che si impegna ogni giorno per affiancare i propri clienti e aiutarli a vivere meglio; Nexi, la paytech delle banche, leader in Italia nei pagamenti digitali, e IGPDecaux, numero uno nella comunicazione esterna in Italia per capacità di valorizzare spazi e servizi pubblici, rendendo le città sempre più smart.

Dalla collaborazione tra Campus Party e le aziende partner dell’evento nasce l’iniziativa speciale “Installa la tua tenda”: 1500 biglietti messi a disposizione di tuttii giovani che vorranno partecipare al più grande geek camping al mondo.

“Il nostro scopo è investire nel futuro, questo significa capitalizzare le idee dei nostri giovani, valorizzare il loro talento. In questo senso Campus Party rappresenta un’occasione importante per i nostri studenti per partecipare attivamente alla crescita scientifica e tecnologica del territorio, anche in termini di competitività” – ha commentato il vicepresidente di Regione Lombardia e assessore alla Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione Fabrizio Sala – Regione Lombardia sarà una grande protagonista di questa manifestazione. Avrò l’opportunità di confrontarmi con un gruppo di Millenials nel corso di un’iniziativa di Reverse Mentorinig. Il format, estremamente innovativo, prevede un dibattito aperto con un pool di giovani influencer per raccogliere feedback su alcune azioni di Regione Lombardia, al fine di orientarle ed eventualmente correggerle. Inoltre lanceremo un hackathon sulla piattaforma che stiamo già sviluppando in merito all’impiego della blockchain nell’erogazione di servizi innovativi”.

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Importante novità di questa edizione è la Job Factory, area in cui i partecipanti e le aziende possono conoscersi e svolgere diverse attività insieme. Realizzata in collaborazione con Randstad, leader nella ricerca e selezione del personale, la Job Factory è un’occasione davvero unica per avere la possibilità di presentarsi a manager e dirigenti aziendali, mostrare il proprio talento, scambiare opinioni con loro e trovare lavoro.

Il Festival si sviluppa in tre spazi distinti:

● Arena: il cuore dell’evento, con 7 palchi che ospitano talk, panel, interviste, 4 aree workshop e 1 BarCamp, con relatori di spicco nel panorama nazionale ed internazionale. Luogo di lavoro e di sfide con numerosi CPHack – esclusivo format per le hackathon di Campus Party – realizzati in collaborazione con tree, Open Innovation Partner dell’evento. L’Arena è anche il luogo di divertimento senza fine, con Meet&Greet, attività speciali, dj set e attività autogestite dai partecipanti.
● Experience: dove toccare con mano il futuro e le tecnologie innovative –robot, VR, AR, simulatori, tornei e aree dedicate al gaming e all’eSport. Maker,
aziende, istituzioni e università, inoltre, espongono soluzioni e progetti
all’avanguardia.
● Village: dove vivere insieme l’esperienza dell’evento, è l’area di riposo del campusero. Con un vero e proprio campeggio allestito all’interno della fiera, dove riposare in tende fornite dall’organizzazione per tutta la durata della manifestazione e trovare altre infrastrutture dedicate al relax che rendono Campus Party il più grande geek camping al mondo.

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Un programma ricco di speaker

Sono oltre 350 gli speaker che saliranno sui palchi di Campus Party, tra cui i keynote speaker Guido Tonelli, fisico portavoce dell’esperimento CMS al CERN che ha portato alla scoperta del Bosone di Higgs; Jon “Maddog” Hall, Executive Director of Linux Foundation; Edward Frenkel, professore di matematica all’Università di Berkeley in California e autore del best seller “Love and Math” e George Hotz, informatico e hacker statunitense, il primo ad aver eseguito un jailbreak dell’iPhone 3S e un hacking della PlayStation 3.

Non mancheranno voci di rilievo su ogni palco tematico, tra cui Alessandro Avataneo, Coordinatore College Cinema della Scuola Holden, che parlerà di storytelling vs. realtà, Fernando Ferroni, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Matteo Flora, esperto di sicurezza informatica e digital reputation. Víctor Pérez, che ha lavorato agli effetti speciali di Harry Potter e i Doni della Morte e Rogue One: A Star Wars Story. James Hughes, Executive Director dell’Institute for Ethics and Emerging Technologies e autore di “Citizen Cyborg: Why Democratic Societies Must Respond To The Redesigned Human Of The Future”, in cui afferma che il futuro post-umano sia possibile solo attraverso la fusione con la tecnologia.

Per l’intrattenimento serale si prospettano molte sorprese, tra cui la festa di chiusura il sabato sera organizzata da RDS, official radio dell’evento.
Qui tutte le info.



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Questa stampante 3D produrrà nello spazio gli organi che useremo sulla Terra


Sarà SpaceX a portare in orbita il 3D BioFabrication Facility, stampante 3D progettata per la replica di organi e tessuti umani nello spazio, sviluppata da nScryptTechshot: sarà destinata alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) e farà parte, più precisamente, del carico CRS-17 di SpaceX. La missione, sostenuta dalla NASA, ha anche una data: febbraio 2019. Il Techshot BioFabrication Facility (questo il nome per esteso) è dedicato alla produzione di organi e tessuti umani nello spazio (all’inizio soprattutto tessuti sintetici per il cuore), che possono essere utilizzati sulla Terra. Oltre a stampare tessuti, l’obiettivo è che possa anche aiutare a mantenere in salute i membri delle squadre di esplorazione dello spazio, in che modo? Stampando cibo e farmaci personalizzati e su richiesta. “Il BFF – ha spiegato il CEO di Techshot John C. Vellinger – può migliorare la vita delle persone sulla Terra e aiutare l’esplorazione dello spazio profondo”. Siamo entusiasti di vedere questo progetto, e tutto ciò che può dare, prendere vita. Con l’obiettivo di produrre di tutto, dagli organi, ai farmaci, fino forse al cibo”.

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Rendering del BioFabrication Facility – credits nScrypt

Organi a gravità zero

nScrypt ha sede a Orlando, in Florida, ed è un produttore di sistemi di micro-distribuzione industriale e di stampa 3D. Basata a Greenville, nell’Indiana, invece Techshot (un’azienda con 50 dipendenti) ha un’esperienza di quasi trent’anni nello sviluppo di equipaggiamenti per voli spaziali. Entrambe le società hanno recentemente completato con successo un volo a gravità zero sul Golfo del Messico: il test ha dimostrato che un organo, in particolare una parte del cuore, poteva essere stampata in 3D, a gravità zero.

Tessuto sintetico nello Spazio

Una volta installato sulla Stazione Spaziale, il 3D BioFabrication Facility verrà utilizzato per stampare in 3D una patch cardiaca (una sorta di “toppa” in tessuto sintetico) per cuori danneggiati. Secondo nScrypt “per realizzare il patch cardiaco, le cellule verranno stampate nella cassetta del bioreattore. Il bioreattore fornirà quindi la perfusione media per fornire sostanze nutritive e rimuovere le tossine dal tessuto e tenerlo in vita, fornendo allo stesso tempo stimoli elettrici e meccanici per incoraggiare le cellule a diventare battendo il tessuto cardiaco”.



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Apple celebra le città francesi con una serie di video girati con iPhone


Lione, Marsiglia e Parigi, sono queste le città che Apple ha scelto di raccontare con tre film dal taglio totalmente contemporaneo.

Spot in bianco e nero e dall’anima minimal rendono omaggio all’identità musicale delle rispettive città attraverso sonorità hip hop di alcuni artisti emergenti: Chilla per Lione, Reef per Marsiglia e Lomepal per Parigi hanno registrato i testi delle loro canzoni su un iPhone; lo stesso è stato fatto dal regista Alex Morin, che ha mostrato la quotidianità delle città attraverso l’occhio dello smartphone, completando così di fatto il concept “Shot on iPhone”.

La strategia di Shot on iPhone di Apple

Lo scorso dicembre in Australia Apple ha pubblicato quattro film della serie Shot on iPhone, condividendo sul proprio canale YouTube il “first dance” di diverse coppie appena sposate.

Filo conduttore della strategia: la celebrazione dell’unione tra persone dello stesso sesso.

Tutti i film, ripresi dall’occhio dell’iPhone X, hanno come colonna sonora la canzone Never Tear Us Apart del cantautore australiano Courtney Barrett e sono mirati al solo pubblico dell’Australia che ha da poco approvato in Parlamento l’uguaglianza dei matrimoni tra persone dello stesso sesso.

L’azienda di Cupertino non è dunque nuova a questo modo di creare contenuti attraverso il prodotto, e non solo perché vuole dare risalto alla straordinaria videografia e fotografia di cui l’iPhone è capace.

Apple incoraggia la creatività

Infatti, già da tempo Apple ha invitato gli utenti a condividere i loro contenuti immortalati con il proprio telefono su Instagram, attraverso l’hashtag #ShotoniPhone, incoraggiando la creatività e la diversità delle persone in tutto il mondo, utilizzando quindi una strategia di user generated content.

In questo caso specifico, Apple valorizza i video e le foto create dal suo pubblico condividendole di volta in volta sul proprio account, aggiungendo  effetti sonori e intervistando alcuni dei creatori.

Siamo tutti d’accordo nell’affermare che Apple oltre a rendere speciale la creatività dei suoi utenti voglia anche far sì che l’hashtag #ShotoniPhone diventi presto un simbolo della cultura pop.

Collection: Forward Hold on. This one moves fast ⏩ #ShotoniPhone by… Shinya M. @shiny.amurayama, Shadow X. @shadow1188, Andreas G. @goerss.de, Antoine L. @antoine_l, Artem D. @artem.dilanyan, Angelo G. @angeloitsme, Pierre B. @pierrebabin, Mohamad A.F.B.R. @adleefirdaus, Hyogeun S. @_hyogeun_, Filo B. @eeeez_eh.tv, Nikita B. @nikolightinside, Ty P. @typoland, Kelly H. @hookeymonster, Paul H. @paul_the_other_one, Victor O. @victor.olariu, Maurycy P. @m.aurycy, Ryan S. @ryansay, As E.A. @bzytt, Aleksandra B. @bylinskaiaaa, Joe G. @theone.point, Pradeep A.J. @pradeepaj, Hervé B. @abracadagram, Mohamed F. @_xarn_, Denis M. @denismordas, Roger P. @45_5north, Samantha B. @sbohon1, Kei T. @tokochance, Damon F. @pilotdamon, Adam C. @adam_clegg, Luigi A. @luigialver, Tom T. @ttompost, Jake B. @jakebroge, Na’zø S. @nao3oh2, Oleg S. @arvo.part, David B. @jackbolga, Mathias M. @quadlow, Ian L. @ianlai_, Daniel L. @sanguinestains, Jordan J. @jdever12, Ravi S.R. @srravi, Mayankesh R. @mayankeshranjan, Sullivan R. @sullyrichard, Masako A. @maco_kirahvi, Irma M. @irma_mchedlishvili, Frank M. @frankwza, Mashuri H.P. @ulie, Brooke A. @studiobrooke, Oliver M. @olyfa_art, Simon O. @simon.ong, Sansern K. @thecuriousdan, Niklas S. @uniqlax, Edu M. @artphonegraphy, Akshay J. @iakshayvj, Anna S. @anna.scrigni, Francisco M. @trubitzo, Ide T. @id4os6, Yair Y. @yyvker, Xian H.T. @saltyhan, Elias E. @fotodesignstudium, Winfred K. @winfredk, Mark L. @dapperland Un post condiviso da apple (@apple) in data: Mag 22, 2018 at 9:34 PDT



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