dalla direttiva europea sul Copyright ai cambiamenti nella società con i social network


In questo settembre dal sapore ancora estivo, non mancano le novità dal mondo in perenne e costante evoluzione dei social network.
Ma se siete troppo oberati dagli impegni lavorativi e non avete tempo di capire neanche che ora è, non vi preoccupate, ci pensiamo noi a riassumere tutto quello che è più importante con la nostra classica rubrica Week in Social!

Il parlamento europeo approva le nuove direttive sul Copyright

Il 12 settembre il Parlamento europeo a Strasburgo ha votato a favore della riforma del sistema di gestione e controllo del copyright nel territorio dell’Unione Europea.
La legge, sottoposta a numerose modifiche ed emendamenti, mira a garantire che i lavori creativi, (ad esempio quelli di musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, o anche editori e giornalisti) vengano effettivamente pagati, soprattuttto quando viene sfruttato da piattaforme social come YouTube o Facebook o da aggregatori come Google News.

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In poche parole, la riforma prevede rispettivamente per i due articoli più discussi (ovvero l’11 e il 13) che gli autori possano richiedere denaro per l’utilizzo anche di brevi frammenti di testo (non applicabile nel caso di piattaforme informative come Wikipedia) e che le piattaforme web tengano perennemente il controllo su ciò che viene caricato dai loro utenti, con l’obiettivo di evitare che venga caricato materiale coperto da copyright.

Ora continua l’iter legislativo del Parlamento UE, che in caso si concludesse in maniera positiva potrebbe scuotere molto gli equilibri di internet per come lo conosciamo oggi.

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Matrimoni: uno su due finisce per colpa dei social

Non sembrerà niente di nuovo, ma secondo uno studio dell’associazione Family Legal, solo nella zona di Milano, circa il 45% delle unioni salta per via di scappatelle consumate tramite Instagram, Tinder, Grinder o Badoo.
Nell’epoca del flirt tramite i social network, infatti sono numerosissimi i divorzi o le separazioni dovute ai nuovi modi di “tradire”: infatti il dating online ha dato nuova linfa vitale a tali pratiche, andando a sostituire il vecchio flirting old school di persona, con uno più anonimo e discreto tramite social, tanto che oggi ormai la Cassazione stessa non fa differenza (quasi) tra tradimenti perpetrati di persona e tramite il digital.

Ma cosa ne pensa Luca La Mesa, Top Teacher di Ninja Academy?

Il problema non è mai lo strumento ma chi lo usa (e come). Siamo davvero sicuri che se i social non esistessero la percentuale di divorzi sarebbe minore? La tecnologia ci abilita ma siamo noi a decidere se usarla a fin di bene o per compiere azioni poco etiche. E se vi raccontassi di come ho usato Tinder per aumentare le adozioni dei cani dai canili? Un caso vero che con alcuni miei studenti abbiamo provato a replicare una volta che avevo scoperto in America il caso Puppy love. Eppure Tinder è l’app dei tradimenti per definizione, oppure no?

Gli adolescenti preferiscono le chat digitali agli incontri di persona

Che sia un dato preoccupante non c’è dubbio: secondo il report della Common Sense Media, su un totale di 1.141 ragazzi in età compresa tra i 13 e i 17 anni, addirittura un adolescente su tre preferisce chattare con i propri amici tramite WhatsApp o altri servizi di messaggistica rispetto agli incontri di persona. All’interno del report però appaiono anche dati dualistici, ad esempio il 44% degli intervistati ha palesato il fastidio di uscire con chi che per buona parte dell’uscita si focalizza di più nel guardare il display del cellulare.
Addirittura il 40% sarebbe favorevole a tornare nei tempi in cui gli smartphone e i social erano inesistenti.

Qui il punto di vista di Luca La Mesa:

Questi dati mi preoccupano molto e sono convinto che dovremmo provare ad educare sempre meglio gli adolescenti all’uso dei social. Credo che riguardi anche noi e da diversi mesi ho lanciato delle “cene aperte” per conoscere dal vivo molti di coloro che ad oggi sono contatti solo digitali. Diamo per primi il buon esempio e gli adolescenti ci imiteranno.

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Tradita dal fidanzato: condannata a due anni per aver pubblicato lo screenshoot di WhatsApp del tradimento

La notizia che ha del surreale e che viene dalla Spagna ha per protagonista una coppia di (ormai ex) fidanzati. La notizia, come appare su 20Minutos.es, ha come protagonista lei, che sospettava da tempo l’infedeltà del compagno e che per dimostrarlo si era appropriata della sua password di Facebook, riuscendo a trovare tracce di conversazioni con altre donne. Lui, per tutta risposta, dopo alcuni furiosi litigi, aveva deciso di denunciarla per la violazione della privacy, finendo sul banco degli imputati e ottenendo una condanna a due anni nei confronti della ex, oltre a un divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati da lui.





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Breve storia della nuova legge sul copyright (e da quando sarà operativa)


La nuova normativa europea sul copyright sta impegnando i feed dei nostri social e le conversazioni fra colleghi e amici. Il monopolio dell’argomentazione suggerisce una lettura cronologica delle tappe che hanno portato alla pre-approvazione del testo che si pone l’ambizioso obiettivo di riformare il diritto d’autore, nella società di Google, Netflix e YouTube.

Vediamo qual è stato il percorso che ha portato al voto favorevole dei Parlamentari Europei.

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14 settembre 2016 – Nasce la proposta per innovare il diritto d’autore

In seguito a una comunicazione di dicembre 2015, in questa data viene presentata la proposta per la creazione di una serie di norme adeguate a regolare il diritto d’autore per la Comunità Europea (ma gli effetti si avvertiranno anche fuori), in relazione alle più recenti tecnologie. In particolare, si cerca di arginare l’utilizzo di materiali coperti da copyright sui contenuti che compaiono nelle anteprime delle ricerche o delle condivisioni.

By Diliff [CC BY-SA 3.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], from Wikimedia Commons

By Diliff [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0) or GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html)], from Wikimedia Commons

26 aprile 2018 – La protesta delle organizzazioni

Il 26 aprile 2018, 145 organizzazioni firmano una lettera di opposizione alla legislazione proposta. Le organizzazioni, tra cui Electronic Frontier Foundation, Creative Commons, European Digital Rights, vari capitoli di Wikimedia, e, dal 29 giugno 2018, Wikimedia Foundation, proprietaria di Wikipedia. Si tratta di organizzazioni attive nei settori dei diritti umani e digitali, della libertà dei media, dell’editoria, delle biblioteche, delle istituzioni educative, degli sviluppatori di software e dei fornitori di servizi Internet.

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20 giugno 2018 – Il parere positivo della Commissione

La Commissione Giuridica del Parlamento Europeo approva la proposta, con la richiesta di un ulteriore voto di tutto il Parlamento per l’approvazione definitiva.

5 luglio 2018 – Il Parlamento respinge la legge

Il Parlamento Europeo in seduta Plenaria a Strasburgo respinge la nuova serie di regole pensate per adeguare le leggi sulla tutela del diritto d’autore alle tecnologie oggi a disposizione.

Con 318 contrari, 278 favorevoli e 31 astenuti, i Parlamentari Europei decidono di discutere ancora su temi particolarmente sensibili e alcuni articoli considerati poco chiari. L’esito è grandemente atteso grazie al dibattito che ha coinvolto esperti e attivisti ma anche big dell’intrattenimento e gruppi editoriali. Il voto negativo blocca il passaggio ai lavori della Commissione e rimanda a una nuova discussione, in particolare sugli articoli 11 e 13.

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12 settembre 2018 – Via libera di Strasburgo per la nuova legge sul copyright

438 parlamentari votano a favore, 226 sono contrari e in 39 si astengono. La votazione di dà il via ai negoziati tra il Consiglio e Commissione per stendere una versione definitiva della riforma.
“La direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale”, ha commentato su Twitter il Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani.

Gennaio 2019 – La legge al voto finale

La legge rivista secondo gli accordi tra Commissione e Consiglio viene votata definitivamente. Toccherà successivamente agli Stati membri rendere operative le disposizioni.

 





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Riforma del Copyright, le nuove regole spiegate (e le posizioni in campo)


Il Parlamento Europeo si è espresso in favore della direttiva sul copyright. Il testo dopo mesi di scontri politici ieri è passato nell’aula di Strasburgo con 438 voti contro 226. Ribaltando il risultato di luglio, quando i parlamentari Ue avevano rimandato il testo. Gli articoli chiave della direttiva sul diritto d’autore sono l’11 e il 13. Il primo riconosce un giusto compenso a editori e giornalisti per l’utilizzo da parte dei motori di ricerca come Google delle loro notizie e la sottoscrizione di una licenza da parte delle piattaforme come Youtube per caricare contenuti audio e video. Il secondo dà alle piattaforme la responsabilità del controllo sui contenuti pubblicati. Per gli utenti non cambierà nulla, non dovranno pagare per i servizi, ma Internet potrebbe non esser più lo stesso: i giganti del Web dovranno remunerare i contenuti prodotti da giornalisti e artisti. A luglio il Parlamento aveva respinto il mandato a negoziare la versione finale della direttiva al relatore Axel Voss (Cdu-Ppe) con 318 voti. «Una volta che le acque si saranno calmate, Internet sarà libero come lo è oggi, i creatori e i giornalisti guadagneranno una parte più equa degli introiti generati dalle loro opere, e ci chiederemo per quale motivo c’è stato tutto questo clamore» ha dichiarato Voss.

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Che faranno ora leYouTube, Facebook e le altre BIG

In attesa che il Consiglio d’Europa approvi e dia seguito al provvedimento è opinione condivisa che le piattaforme digitali come YouTube, Facebook e altri aggregatori di notizie come Google News debbano comunque rimodulare le loro strategie.

Perché le nuove regole

Le regole sul diritto d’autore in Europa risalgono al 2001, quando l’accesso a Internet e l’uso delle piattaforme digitali non erano così diffusi. Il modo in cui condividiamo, vendiamo e utilizziamo le informazioni e i contenuti online è radicalmente cambiato. Per questo nel 2016 la Commissione europea ha proposto una direttiva per aggiornare le norme sul copyright. Ieri è stata approvata dal Parlamento europeo, con alcune modifiche rispetto al testo che era stato bocciato a luglio.

I principi introdotti dalla nuova Direttiva

La direttiva introduce due principi nuovi: i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti online, cioè gli aggregatori e le grandi piattaforme come Google e Facebook, che fanno profitti anche grazie a contenuti alla cui produzione non contribuiscono economicamente, devono pagare gli editori per i prodotti giornalistici e audiovisivi che utilizzano, stipulando “accordi di licenza equi e appropriati”. Le piattaforme hanno la responsabilità di controllare che non vengano violate le norme. I link agli articoli si potranno condividere se accompagnati da poche parole per riassumerne il contenuto, mentre saranno protetti da copyright gli “snippet”, cioè le anteprime degli articoli con immagini e testi brevi. Anche i creativi, dai musicisti agli sceneggiatori, hanno diritto ad essere «remunerati» per i loro contenuti utilizzati da Facebook, Youtube e gli altri.

Ma il testo potrebbe cambiare

La discussione di Parlamento, Consiglio e Commissione potrà apportare modifiche al testo, che dovrà essere poi votato di nuovo dall’assemblea di Strasburgo. Il suo impatto reale dipenderà anche dagli accordi tra editori e piattaforme e dalle decisioni dei giudici in caso di dispute legali.

Le posizioni in campo

Lo scontro politico ed economico può essere sintetizzato così: da una parte le posizioni dei produttori di contenuti (favorevoli alla riforma) e dall’altra quelle delle piattaforme che agevolano la diffusione dei testi (contrari alla regolamentazione).  La gratuità e la totale deregolamentazione producono distorsioni gravi e fake news, è la posizione di chi auspica da tempo una riforma. Frenare o limitare l’accesso al web genera una limitazione delle libertà, è la replica di chi osteggia le nuove regole.

La politica. Da Roma Luigi Di Maio si è scagliato contro l’Europarlamento: “È una vergogna, stiamo entrando in uno scenario da Grande Fratello di Orwell”. Il vicepremier ha insistito sulla creazione della (inesistente) “link tax” a carico degli utenti e ha accusato Strasburgo di avere introdotto “la censura preventiva”. Di  “na pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato ieri dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio», ha dichiarato l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi. Per il presidente del Parlamento, Antonio Tajani, il voto “sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i nostri cittadini. Abbiamo scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine all’attuale far-west digitale. Non esiste vera libertà senza buone regole”.





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Ok del Parlamento Europeo alla Riforma del Copyright. Che succede adesso


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Il Parlamento Europeo ha approvato la discussa Riforma del Copyright con 438 voti a favore, 226 contrari e 39 astensioni: per poter diffondere in rete prodotti audiovisivi e giornalistici le grandi piattaforme e gli aggregatori di notizie dovranno pagare.  La riforma, però, ha subito alcune modifiche all’impianto originale che aveva destato molte polemiche nei mesi scorsi, tanto che la votazione di luglio fu rinviata proprio alla giornata di oggi per avere più tempo per approfondire alcuni importanti aspetti. Oggetto delle polemiche gli articoli 11 e 13 che il Parlamento Europeo, oggi, ha modificato approvando le proposte dal relatore il popolare tedesco Axel Voss. “E’ un buon segnale per l’industria creativa e culturale europea – ha dichiarato Voss – ringraziando i colleghi per “il risultato ottenuto insieme”.

Che succede adesso

L’approvazione del Parlamento Europeo, adesso, dà il semaforo verde ai negoziati con il Consiglio e la Commissione, per cercare un’intesa sulla versione definitiva della riforma. La votazione definitiva è prevista per gennaio 2019. Dopo l’approvazione del Parlamento Ue toccherà agli stati membri mettere in atto la direttiva.

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Link Tax e Upload filter

I nodi della riforma rimangono i controversi Articoli 11 e 13. L’articolo 11 riguarda la tassa sui link (Link Tax) che costringerebbe le piattaforme online come Facebook e Google ad acquistare licenze dai media per poter proporre agli utenti link ad articoli e a notizie. La direttiva in questo caso avvantaggia gli editori che potrebbero trovare una nuova fonte di remunerazione. Ma, per alcuni osservatori, questo articolo potrebbe spingere le grandi piattaforme a disimpegnarsi dal settore editoriale, cosa che andrebbe a penalizzare i piccoli editori.

Il filtro. L’articolo 13 riguarda la creazione di uno speciale filtro sui contenuti caricati sul web. Un sistema che potrebbe essere visto come un qualcosa di molto simile al Content ID di YouTube ma con la differenza che dovrebbe tenere sotto controllo praticamente tutto il web. Per qualcuno questa legge sul Copyright decreterebbe la fine della libertà di espressione sul web. A suo tempo, la stessa Wikipedia si oscurò per diversi giorni per protestare sui contenuti della riforma. I critici mettono in evidenza che questi filtri, per quanto sofisticati, non sono affidabili al 100% e oltre a non bloccare proprio tutti i contenuti protetti da diritto d’autore, in alcuni casi bloccano anche contenuti liberi.





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Ninja Morning, il buongiorno di mercoledì 12 settembre 2018


Copyright

Oggi il Parlamento Europeo voterà la riforma del Copyright a circa due mesi dal primo rinvio. All’inizio di luglio, infatti, il Parlamento Europeo avrebbe già dovuto votare la riforma ma preferì rimandare a settembre per tornare a discuterne i contenuti.

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I temi. I nodi della riforma rimangono i controversi Articoli 11 e 13. L’articolo 11 riguarda la t assa sui link (Link Tax) che costringerebbe le piattaforme online come Facebook e Google ad acquistare licenze dai media per poter proporre agli utenti link ad articoli e a notizie. L’articolo 13 riguarda la creazione di uno speciale filtro sui contenuti caricati sul web. Un sistema che potrebbe essere visto come un qualcosa di molto simile al Content ID di YouTube ma con la differenza che dovrebbe tenere sotto controllo praticamente tutto il web. Per qualcuno questa legge sul Copyright decreterebbe la fine della libertà di espressione sul web. A suo tempo, la stessa Wikipedia si oscurò per diversi giorni per protestare sui contenuti della riforma.

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Apple

L’iPad Pro nella prossima versione potrebbe avere una porta Usb-C, come quelle che siamo abituati a vedere nei computer, invece della Lightning. L’indiscrezione, riportata dal sito 9to5Mac, è dell’analista di Singapore Ming-Chi Kuo, considerato tra i più informati sul mondo Apple, e arriva ormai a poche ore dalla presentazione delle ultime novità della casa di Cupertino prevista per oggi. “Il modello di punta dei tablet di Apple – ha scritto Kuo – avrà il sistema Face Id per il riconoscimento facciale e passerà dalla porta Lightning all’Usb C per la prima volta. Inoltre sarà consegnato con il nuovo caricabatterie a 18 Watt che abbiamo visto in giro, mentre l’iPhone manterrà il charger da 5 Watt e la porta Lightning”.

Registro.it

Registro.it ha dato il via ufficiale al nuovo protocollo di sicurezza per i server Dns (sistema dei nomi a dominio), denominato Dnssec (Domain name system security extensions). Il nuovo protocollo passa dal CNR di Pisa, ed è stato implementato attraverso l’impiego di firme digitali e di tecniche di crittografia a chiave pubblica per l’autenticazione delle risposte alle interrogazioni inviate dagli utenti. Dnssec sarà in grado di garantire più elevati standard di sicurezza e ridurre drasticamente la vulnerabilità in rete a determinati tipi di attacchi internet come il phishing e poisoning.

EIT Digital

Connessione a banda larga per i passeggeri degli aerei, inalatori intelligenti per nuove terapie respiratorie, applicazioni per il controllo del diabete di tipo 2, piattaforme software per seguire tutto il ciclo di vita dei giocattoli, soluzioni per trovare parcheggio più facilmente in città. Sono solo alcuni dei progetti che coinvolgono aziende italiane in crescita (scale-up) presenti alla terza conferenza annuale di EIT Digital, in programma ieri a Bruxelles. Il nodo italiano del partenariato paneuropeo composto di università, istituti di ricerca e imprese grandi e piccole per promuovere l’innovazione digitale, è tra i più dinamici d’Europa con una raccolta fondi per il 2018 che dovrebbe attestarsi a 10,8 milioni di euro per l’innovazione e 1,5 milioni per l’educazione all’imprenditorialità.

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In agenda oggi

MAKER FAIRE ROME – Al Tempio di Adriano, in piazza di Pietra a Roma, alle 10.30 presentazione della Maker Faire Rome 2018, in programma dal 12 al 14 ottobre alla Fiera di Roma:l’evento in cui è possibile sperimentare la rivoluzione digitale che sta cambiando il modo in cui produciamo e il modo in cui viviamo. È il luogo ideale per aziende e innovatori che usano la nuova cultura digitale come strumento per sfidare il mercato. Una fiera nella quale tutti, dai più piccoli ai più grandi, possono trovare occasioni per apprendere divertendosi. Una manifestazione che in pochi anni è, ormai, un punto di riferimento fondamentale per startupper, artigiani digitali, imprenditori e non solo e che può vantare numeri in costante crescita.

CUPERTINO – Apple ha invitato la stampa ad un evento in programma il 12 settembre nel quartier generale di Cupertino, in California. Come ogni fine estate, la compagnia presenterà i nuovi iPhone, che quest’anno dovrebbero essere tre e non due, insieme a un Apple Watch e agli auricolari senza fili AirPods.

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Le notizie che forse ieri ti sei perso

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LOL e WTF potrebbero diventare i nuovi detersivi di P&G
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Wikipedia si riaccende, il Parlamento europeo vota contro la riforma del copyright


Un paio di giorni fa l’iniziativa di Wikipedia di auto-oscurarsi in Italia aveva riportato sulle prime pagine dei giornali le discussioni del Parlamento europeo sul copyright. Ieri le votazioni e il no dell’UE alla nuova direttiva, lasciando di fatto una situazione che secondo molti agevola solo i giganti del web.

“Difendiamo una rete aperta – La proposta di direttiva sul diritto d’autore mette a repentaglio i valori, la cultura e l’ecosistema da cui Wikipedia dipende. Il 5 luglio chiediamo a tutti i deputati del Parlamento europeo di votare contro e consentire un dibattito democratico”, si leggeva pochi giorni fa entrando sul sito italiano di Wikipedia, che ieri ha invece sbloccato tutti i contenuti, di nuovo visibili per gli utenti italiani.

La protesta, insomma, è finita.

wikipedia copyright

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I diritti messi in discussione dalla proposta dell’Europarlamento

Ma quali erano i diritti messi in discussione? E quali sarebbero potuti essere gli effetti della decisione di ieri all’Europarlamento?

In particolare sono state le modifiche agli articoli 11 e 13 della proposta a suscitare l’acceso dibattito. Questi riguardavano l’obbligo di riconoscimento economico dei contenuti diffusi dalle piattaforme (articolo 11) e la possibilità di impedire il caricamento online di materiale protetto da copyright (articolo 13). A primo impatto quindi una sorta di “censura” sui contenuti pubblicabili in rete e in particolare per Wikipedia questo poteva costituire un serio problema nel caricamento e nella diffusione dei propri contenuti.

In realtà, la direttiva riguardava nello specifico anche il rapporto fra piattaforme dei giganti online (come Facebook o Google) ed editori, con lo scopo di disciplinare il riconoscimento economico del diritto d’autore nell’era del Web, aggiornando una norma ferma al 2001. E 17 anni nell’era di Internet possono considerarsi un’eternità.

copyright europa

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Cosa succede dopo il no del Parlamento europeo

Certamente, come sottolineato da Wikipedia, l’aggiornamento della direttiva rischiava di minacciare la libertà online, creando così ostacoli all’accesso alla Rete e imponendo nuove barriere e restrizioni, limitando, tra l’altro, anche le possibilità di ricerca sul web da parte degli utenti.

La discussione al Parlamento UE ha suscitato un forte dibattito in tutto il mondo, spingendo oltre 380 tra studiosi, accademici e associazioni a firmare petizioni per frenare la direttiva sul copyright. Fra di loro anche il papà del Web, Tim Berners-Lee.

Dopo il voto di ieri molti europarlamentari hanno commentato che si tratta ormai di una direttiva politicamente morta, ma la proposta sarà discussa nuovamente nella prossima plenaria seguendo da ora in poi un iter di modifiche ed emendamenti come auspicato da molti, per tentare di arrivare ad una approvazione entro il termine di questa legislatura.

Una modifica tutt’altro che accantonata, quindi, e di conseguenza non una vera sconfitta per editori ed autori, che avevano invece sostenuto il testo della proposta.



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Perché Wikipedia si è auto-oscurata in Italia


Wikipedia Italia si è bloccata. Proprio così: da stamattina il sito si è fermato per protestare contro la direttiva sul copyright che verrà votata giovedì dal Parlamento Europeo in seduta plenaria. Sulla home page dell’enciclopedia online da martedì mattina campeggia un banner e un testo sulla difesa della libertà di espressione sul web. “Difendiamo una rete aperta – La proposta di direttiva sul diritto d’autore mette a repentaglio i valori, la cultura e l’ecosistema da cui Wikipedia dipende. Il 5 luglio chiediamo a tutti i deputati del Parlamento europeo di votare contro e consentire un dibattito democratico”, il titolo del documento. Wikipedia chiede insomma ai deputati e alle deputate del Parlamento Europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione. Nell’appello si invitano anche gli utenti a fare pressione telefonando ai deputati europei o mandando loro una mail.

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Che cosa si vota il 5 luglio

Il 5 luglio la plenaria del Parlamento Europeo deciderà cosa fare sulla proposta di direttiva sul diritto d’autore nel Digital Single Market (il mercato unico digitale), un codice che ha l’obiettivo di unificare per tutti i Paesi dell’Unione Europea le norme sul diritto d’autore, soprattutto su Internet.

I dubbi

C’è chi lo ritiene un baluardo dell’editoria, messa in ginocchio dallo strapotere delle Big Tech e chi, come il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio teme che possa minare la libertà d’espressione. Secondo Julia Reda, relatrice per il Parlamento Europeo del dossier sulla riforma del copyright e membro del Partito pirata tedesco, “il progetto limita la libertà di espressione online e mette in difficoltà i piccoli editori e le startup innovative». Si fa notare inoltre che la normativa potrebbe limitare l’utilizzo del text & data mining. Nel dettaglio, il cuore della discussione si concentra sugli articoli 11 e il 13.

L’articolo 11 della riforma prevede che le piattaforme del web e gli aggregatori, Facebook, Google News e gli altri, debbano pagare gli editori per pubblicare contenuti giornalistici protetti da copyright, compresa la pubblicazione del titolo dell’articolo, del link e della breve  sintesi che lo presenta (lo snippet) che vengono considerati materiali coperti da diritto d’autore.

L’articolo 13 chiede invece ai “prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiale caricato dagli utenti” di installare dei filtri che impediscano, attraverso sistemi automatici, di caricare online materiale protetto dal diritto d’autore. I big del web dovrebbero dunque bloccare attraverso filtri automatizzati e algoritmi i contenuti che potrebbero essere coperti da diritto d’autore e privi di  licenza. E dunque anche video, parodie, meme e quant’altro contenga riferimenti a materiale soggetto a copyright. Una sorta  di Content ID di YouTube, la cui funzione di riconoscimento automatico dei video verifica se siano stati caricati contenuti protetti da copyright e su cui non si hanno diritti, in modo da eliminarli immediatamente dal sito o mostrarli solo con pubblicità, condividendo i ricavi con gli effettivi proprietari del diritto d’autore. Per i critici della norma si paleserebbe un controllo preventivo dei contenuti, creando un vero e proprio filtro contrario ai principi di apertura e libera circolazione delle informazioni su Internet.

Perché minaccia la libertà online

Secondo Wikipedia la norma “minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”.

La petizione firmata da Tim Berners-Lee

Oltre 380 tra studiosi, accademici e associazioni hanno firmato petizioni per frenare la direttiva sul copyright. Fra questi c’è anche Tim Berners-Lee, il papà del Web, e la Wikimedia Foundation, la fondazione che si occupa dello sviluppo di Wikipedia.

Il testo integrale di Wikipedia Italia

“Se promulgata, limiterà significativamente la libertà di Internet – si legge sul sito italiano – anziché aggiornare le leggi sul diritto d’autore in Europa per promuovere la partecipazione di tutti alla società dell’informazione, essa minaccia la libertà online e crea ostacoli all’accesso alla Rete imponendo nuove barriere, filtri e restrizioni. Se la proposta fosse approvata, potrebbe essere impossibile condividere un articolo di giornale sui social network o trovarlo su un motore di ricerca. Wikipedia stessa rischierebbe di chiudere”.

La richiesta ai Parlamentari UE. “La comunità italiana di Wikipedia ha deciso di oscurare tutte le pagine dell’enciclopedia. Vogliamo poter continuare a offrire un’enciclopedia libera, aperta, collaborativa e con contenuti verificabili. Chiediamo perciò a tutti i deputati del Parlamento europeo di respingere l’attuale testo della direttiva e di riaprire la discussione vagliando le tante proposte delle associazioni Wikimedia, a partire dall’abolizione degli artt. 11 e 13, nonché l’estensione della libertà di panorama a tutta l’UE e la protezione del pubblico dominio”.

Gli studiosi contro la direttiva. “La direttiva Ue – spiega ancora Wikipedia – ha già incontrato la ferma disapprovazione di oltre 70 studiosi informatici, tra i quali il creatore del web Tim Berners-Lee , 169 accademici, 145 organizzazioni operanti nei campi dei diritti umani, libertà di stampa, ricerca scientifica e industria informatica e di Wikimedia Foundation. Già ieri, con un banner presente su ogni pagina dell’enciclopedia libera, la comunità di Wikipedia aveva preso posizione in modo netto in difesa di una Rete aperta e contro la proposta di nuova direttiva Ue sul copyright. La decisione è stata assunta dai volontari attivi sui wiki per sensibilizzare i deputati del Parlamento europeo in vista del voto del 5 luglio a Strasburgo”.



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