Il significato di Content Marketing spiegato a mia zia (e al mio collega)


Nel 1996 Bill Gates per la prima volta definisce in un post il famoso motto “Content is king” e aggiunge: “il contenuto è dove mi aspetto che si genererà il reale guadagno su Internet”.

Oggi, a 22 anni di distanza, il Content Marketing è in una fase di maturità e stabilità, grazie anche all’attenzione crescente dei motori di ricerca e dei social media verso i contenuti di valore e il relativo posizionamento nella SERP e nel feed.

Le aziende hanno compreso l’importanza che riveste in ogni strategia e investono maggiormente nella creazione di contenuti rispetto al passato.

Content Marketing non è quindi un termine nuovo, nato grazie ai social network: anche se oggi parliamo di saturazione dei contenuti e corsa all’ultimo trend post, differenziarsi e creare contenuti di qualità è un must per emergere nell’oceano blu, creare un rapporto duraturo di fiducia con le persone e non da ultimo, ricordando Bill Gates, monetizzare.

content marketing_oceano blu

L’entrata in scena di nuove forme pubblicitarie come il native advertising o il branded content, seppur si tratti nella sostanza sempre di “contenuti di valore”, potrebbe però far perdere l’orizzonte e creare distorsioni nell’uso e nel corretto significato dei termini.

LEGGI ANCHE: La differenza tra branded content e content marketing spiegata attraverso un esempio concreto

Per avere una spettro chiaro, facciamo quindi qualche passo indietro. Partiamo dalla definizione di Content Marketing ed esploriamo i vantaggi che può offrirti e gli usi che se ne possono fare, nel modo più semplice possibile.

Cosa significa Content Marketing

Spiegare le professioni digitali sia alla zia, che durante la cena di famiglia ti pone la classica domanda “E tu cosa fai nella vita?”, sia al collega marketer, magari esperto di numeri e statistiche, è sempre una grande impresa, fatta di “ehmmm… come dire…”, vaghezza e frasi incompiute.

Il Content Marketing grida vendetta di parole! Cosa rispondere, quindi, alla domanda su cosa sia il Content Marketing?

Partiamo dalla definizione che ne dà Ninja Academy: “Il Content Marketing è una forma di marketing che prevede la creazione e la condivisione di contenuti finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di clienti. I contenuti possono essere di diverse forme: articoli, infografiche, video, guide, seminari, webinar, Q&A. Lo scopo del Content Marketing non è direttamente vendere ma informare il cliente per generare con esso una relazione stabile fruttuosa e duratura”.

#Per la zia

“Zia hai presente le ricette video di Paneangeli che guardi su Facebook? Ecco quello è Content Marketing”.

Paneangeli fornisce gratuitamente contenuti utili ai propri utenti e crea con loro una relazione all’interno del social network. Molto probabilmente quegli stessi utenti nel ricreare le ricette proposte dalla pagina sceglieranno prodotti Paneangeli piuttosto che quelli di un competitor.

content marketing

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Magari la zia non è poi così ferrata in cucina e nemmeno con il Web, facciamo quindi un altro esempio offline.

All’interno dei negozi di Sephora puoi trovare un’esperta che ti mostra come truccarti e ti insegna quali prodotti sono più adatti per la tua pelle e come usarli. Questa è un’altra applicazione del Content Marketing.

Sephora fornisce infatti contenuti informativi ed educativi alle persone, che anche in questo caso provando direttamente il trucco sulla propria pelle e ascoltando consigli di applicazione, saranno più propense ad acquistare quei prodotti rispetto ad altri.

#Per il collega marketer

Dagli esempi della zia è già lampante l’attenzione del Content Marketing all’audience. I contenuti generati vanno a coprire infatti un bisogno informativo, educativo del target di riferimento, ponendo sullo sfondo sempre e comunque prodotto e brand.

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content marketing spiegato

L’obiettivo del Content Marketing è quello di creare e mantenere un rapporto di fiducia con la propria audience, aumentare il traffico, generare nuovi contatti, aumentare la reputation del brand e differenziarlo dalla massa di competitor. Il Content Marketing si differenzia dal marketing outbound, poiché pubblicizza il brand e il prodotto o servizio indirettamente, per esempio nei tutorial la domanda principale è “Come fare per?” e non “Cosa usare per?”.

Quindi la potenza del Content Marketing è quella di vestire il brand e il prodotto di colori e sfaccettature diverse e veramente utili o interessanti per le persone: non quelli della vendita diretta, ma dei valori e delle caratteristiche che differenziano il brand, i suoi valori, la sua mission, la sua identità.

Il nostro collega marketer è però un appassionato di numeri e statistiche quindi potrebbe porti la domanda “E il guadagno?”.

Numeri del Content Marketing

Ci rivolgiamo in questo caso al Content Marketing Institute, che ci propone una serie di dati davvero interessanti:

  • il Content Marketing genera il 62% di lead in più rispetto all’outbound marketing e costa tre volte meno.
  • Più di 615 milioni di dispositivi dispongono di software Ad-block, quindi quei bellissimi annunci commerciali push non vengono proprio visti dal target, oltre la già nota banner blindness. Il content Marketing bypassa questa cecità e in modo non invasivo pubblicizza brand e prodotto.
  • Almeno metà delle persone tra 18 e 49 anni cerca e legge news e informazioni online e il numero  in crescita. Blog, social media, motori di ricerca sono canali dove una buona strategia di Content Marketing può rivelarsi redditizia.
  • Le piccole imprese che utilizzano il blog per generare contenuti ottengono il 126% in più di crescita lead rispetto a quelle che non lo fanno.
  • Dopo aver letto consigli su un blog, il 61% dei consumatori americani fa un acquisto.
  • Il Content Marketing genera conversioni sei volte maggiori rispetto ad altri metodi, anche se con tempi più lunghi.
  • Popolare il sito web con contenuti genera il 434% in più di pagine indicizzate, quindi maggiormente visibili.

content marketing: numeri

Vantaggi del Content Marketing

Iniziare un percorso nel Content Marketing richiede molta pazienza, persistenza e duro lavoro, ma può essere il miglior approccio per fornire un’esperienza gratificante sia ai clienti che ai potenziali clienti.

Tra i vantaggi:

  • il brand può essere trovato dalle persone giuste, lead di qualità, quindi potenziali clienti. Nel Content Marketing è generalmente l’utente che cerca i contenuti, il 52% lo fa tramite i motori di ricerca (fonte: Hubspot).
  • Il contenuto può assumere tantissime forme sia online (video, webinar, social media post, blog post, ecc.) che offline (riviste, eventi, seminari, libri, ecc.). Spazio alla creatività!
  • Genera nuove entrate con i clienti (Customer retention). Il Content Marketing ti aiuta a mantenere i clienti fedeli e aumentare quindi le vendite attraverso cross-selling o up-selling.
  • Aumenta il traffico sul sito web, social, ecc.
  • Crea una base solida e duratura della tua immagine, a differenza delle fuggevoli campagne paid.
  • Reputation e attrattività. Il Content Marketing permette di farsi conoscere, comunicando i valori dell’azienda, costruendo una propria immagine e reputazione nel settore.
  • Ti differenzia dalla concorrenza.
  • Ti permette di capire e analizzare meglio il tuo target, i tuoi clienti e di fare network.





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5 strumenti utili per diversificare la promozione dei tuoi contenuti online


La famosa frase content is king risuona negli ultimi anni come un mantra tra i marketer. Pronunciata per la prima volta da Bill Gates nel 1996, esprime il concetto che sia sufficiente creare dei buoni contenuti per generare audience e quindi, di riflesso, per incrementare il proprio business. Spesso però, nel mondo del web sovraffollato di testi, immagini e video, creare un buon contenuto non è più sufficiente. 

Se è sensato pensare che per far emergere il proprio brand sia non solo consigliato, bensì necessario, pubblicare contenuti d’alta qualità, oggi c’è di più: è fondamentale assicurarsi che questi contenuti arrivino di fronte a quante più persone (interessate) possibili. E come succede nella maggior parte delle cose della vita, l’obiettivo sarà tanto più semplice da raggiungere quanto più si utilizzeranno i giusti strumenti per ottenerlo.

Ecco perché abbiamo cercato cinque strumenti utili per la promozione dei contenuti sul web. Prova ad utilizzarli: potrebbero aprirsi delle porte verso il tuo pubblico che finora non avevi preso in considerazione.

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Sumo, per le condivisioni social dei contenuti

Sumo offre parecchi strumenti per i content marketer, tra i quali due particolarmente interessanti:

  • un generatore di elenchi che consente di impostare con molta facilità dei popup di acquisizione contatti all’interno del sito web o blog;
  • pulsanti di condivisione social che vengono visualizzati in ogni pagina consentendo ai lettori di fare sharing con immediatezza e facilità e al contempo mostrando quante volte è stato condiviso il post.

Sumo esiste sia in versione free che a pagamento.

Content marketing, nove consigli per la tua strategia

Sniply, per creare call to action accattivanti

Sniply è uno strumento che consente di migliorare ogni link condiviso. Oltre ad essere un URL shortener, aggiunge al link generato un box con una call to action.
Quando gli utenti faranno click sul link creato da Sniply, vedranno non solo l’articolo, ma anche la CTA. Ed è proprio questo ad essere interessante. La call to action, infatti, è ampiamente personalizzabile: potrà essere ad esempio un pulsante che rimanda al sito, un link testuale, un banner o un form che permette agli utenti di iscriversi alla newsletter; si potrà anche sceglierne il colore, la posizione e il testo. Inoltre Sniply si integra con i browser Firefox e Chrome grazie a delle comode estensioni, rendendo il processo di creazione ancora più immediato.

Lo strumento non è gratuito, ma il prezzo non è proibitivo.

LEGGI ANCHE: 4 modi per promuovere i tuoi contenuti online rendendoli più interessanti

Medium, per raggiungere un pubblico più ampio

Medium è una piattaforma di pubblicazione di contenuti aperta che consente di pubblicare articoli su quasi tutti gli argomenti possibili ed immaginabili. Nata per offrire agli utenti di Twitter uno spazio più ampio di quello dedicato dal sito di microblogging, Medium importa dai social network il sistema di like e commenti.

Medium si differenzia dalle altre piattaforme di blogging per l’organizzazione interna simile a un giornale. “Medium non si basa su chi sei o cosa sai, ma su ciò che hai da dire”, aveva sintetizzato il fondatore della piattaforma al suo debutto.
Pubblicando articoli su Medium si otterrà l’accesso immediato ad un pubblico nuovo e soprattutto molto ampio: SimilarWeb segnala che il sito si avvicina ai 100 milioni di visitatori mensili!

Il prezzo? Medium è gratuito.

Come creare la strategia di content marketing in lingua straniera 2

Ahrefs, per sapere tutto su link e backlink

Ahrefs è uno strumento SEO molto utile per i content marketers. Questo tool ha il più grande database di pagine e link indicizzati, il ché significa che si possono carpire moltissime informazioni sui backlink della concorrenza e lasciarsi così ispirare.

Per i link-builders Ahrefs è un must assoluto, anche se non è gratuito.

Quuu Promote, per allargare il pubblico

Se il nostro obiettivo è quello di promuovere i contenuti, allora è probabile che ciò che Quuu Promote ha da offrire ci farà cadere in tentazione.
Inviando un articolo a Quuu Promote questo verrà automaticamente condiviso da centinaia di account Twitter, Facebook, Pinterest e Linkedin reali.

Ma come funziona? Gli utenti registrati si iscrivono in maniera gratuita per mantenere attivi i loro profili social condividendo contenuti di qualità e pertinenti al loro settore d’interesse creati da persone che pagano per distribuire i loro contenuti tramite questi account. Un win-win semplice ed efficace per aumentare le condivisioni dei contenuti.

Quuu Promote non è gratuito. Ne vale la pena? Se vuoi promuovere contenuti in modo più ampio possibile, sì, fa al caso tuo.





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La differenza tra branded content e content marketing spiegata attraverso un esempio concreto


Informazione, intrattenimento, pubblicità sembrano concetti distanti, ma la realtà è che nell’ecosistema dei contenuti il confine diventa estremamente labile. Scopriamo perché.

“Adblock attivo”, “Salta l’annuncio”, “Cambio canale che c’è la pubblicità”, “Da quanti anni è l’ultimo giorno della promozione sui Materassi?”, “I banner pubblicitari mi ostacolano la lettura e sono estremamente fastidiosi”, “Scopri come vincere l’ultimo telefono…”.

Vi risultano familiari queste frasi?

Sicuramente ai brand non sono sfuggite e non ne sono stati poi troppo contenti.  Siamo letteralmente bombardati dalla pubblicità e le persone hanno iniziato da qualche anno a ignorare questa massa informe di “Promozioni”, “Clicca qui”, “Siamo la migliore azienda”, “Ultimo giorno per …”. Pensa per esempio alla banner blindness, ossia il fenomeno secondo il quale i visitatori di un sito web finiscono per ignorare in maniera più o meno conscia banner pubblicitari e annunci simili.

Cosa hanno fatto i brand per aggirare la “cecità pubblicitaria”?

I brand si sono mimetizzati tra i contenuti di valore, le forme di intrattenimento, le sponsorship, il product placement, il native advertising, il branded content. Lo scopo è comunicare senza essere invasivi quelli che sono i valori e la mission del marchio, costruire la propria reputazione, una rapporto di fiducia con la community in modo coerente e allo stesso tempo originale e differenziante. Tutto con dati alla mano per analizzare, validare ed eventualmente modificare una comunicazione a misura di utente.

LEGGI ANCHE: Branded content: gli scrittori che sono anche ottimi pubblicitari

Branded content e content marketing

Precisiamolo fin da subito, branded content e content marketing non sono diretti discendenti. Il branded content è un format pubblicitario, il content marketing una specializzazione del marketing con lo scopo di creare contenuti e media di tipo editoriale principalmente informativi (ma non solo) per generare traffico su siti web e social e aumentare reputazione e autorevolezza.

analytics intrattenimento

Content marketing e branded content non sono quindi la stessa cosa, ma c’è chi erroneamente definisce il primo contenuto “per l’audience”, il secondo contenuto “per il business”. In realtà non è proprio così, per esempio la campagna Dove “The Real Beauty” si basava proprio su uno studio reale condotto su donne e faceva emergere in modo emozionale un’insicurezza dell’universo femminile. Il content marketing d’altra parte è anche per il business, risponde ai bisogni dell’audience ma con lo scopo di portare traffico.

LEGGI ANCHE: L’autenticità paga, 10 casi di pubblicità che lo dimostrano

I tempi sono diversi, il branded content si basa su campagne limitate, il content marketing è potenzialmente una costante. Anche le forme differiscono (ma non sempre).

Il branded content è principalmente video e immagini, il content marketing più legato a testo, infografiche, white paper. Il Content Marketing Institute nel video qui di seguito definisce il branded content come Product as Content, mentre il content marketing come Content as Product, il focus quindi è invertito.

Che siano però due mondi diversi, questo non possiamo proprio dirlo. Il content marketing e il branded content condividono lo stesso sostantivo “contenuto” (di valore), sono entrambi customer-centric (o almeno ce lo auguriamo), si basano sui dati, non sono invasivi, più che una logica push seguono una logica pull, è quindi l’utente che li cerca. Il contenuto trattato in entrambi i casi deve essere in linea con il brand: tone of voice, mission, valori.

LEGGI ANCHE: Cinque cose sul branded content che ogni azienda dovrebbe conoscere

Sia nel branded content che nel content marketing il brand quindi si mimetizza, ad esempio il sito web del brand è contenitore ma il brand può non essere mai citato nei post, o la web series è prodotta dal brand ma non è mai presente il marchio all’interno del video.

Tra questo mimetizzarsi nei contenuti di valore per accaparrarsi l’attenzione degli utenti, sorge indirettamente una domanda…

Qual è il confine tra informazione, pubblicità e intrattenimento?

Partiamo dalle definizioni e poi analizziamo un caso studio pratico dove i tre aspetti si riuniscono in un unico ecosistema di contenuti: la Redbull Media House.

Informazione. Notizia, dato o elemento che consente di avere conoscenza più o meno esatta di fatti, situazioni, modi di essere. In senso più generale, anche la trasmissione dei dati e l’insieme delle strutture che la consentono.

Intratteniménto s. m. [der. di intrattenere]. – L’intrattenere piacevolmente; in senso più concr., passatempo, divertimento

Pubblicità. Divulgazione, diffusione tra il pubblico. In particolare, l’insieme di tutti i mezzi e modi usati allo scopo di segnalare l’esistenza e far conoscere le caratteristiche di prodotti, servizi, prestazioni di vario genere predisponendo i messaggi ritenuti più idonei per il tipo di mercato verso cui sono indirizzati.

intrattenimento, informazione, pubblicità

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Già dalle definizioni appare chiaro come il contenuto si manifesti in diversi aspetti non contrastanti tra loro: conoscenza, divertimento, diffusione tra il pubblico. D’altra parte cercare di distinguere oggi un contenuto unicamente come informazione, intrattenimento e pubblicità non è poi così semplice.

Red Bull Media House

Il caso della Red Bull Media House è un ottimo esempio di realizzazione di contenuti per intrattenimento, informazione e pubblicità (indiretta) allo stesso tempo.

Nella sua descrizione, la Red Bull Media House si definisce una Media Company con la mission di ispirare gli utenti con storie “al di fuori dell’ordinario”. Redbull Media House propone contenuti su sport, cultura e lifestyle in diverse modalità: TV, mobile, digital e stampa. Inoltre produce e autorizza la trasmissione di eventi live e programmi o persino film con storie coinvolgenti e motivanti.

LEGGI ANCHE: Il Branded Content è il Re dei social (adesso lo dicono anche i dati)

Nessuna pubblicità diretta al prodotto. Chiaramente nel naming così come nel visual capiamo che si tratta di Red Bull, ma soprattutto capiamo quelli che sono mission e valori del brand. La Red Bull Media House svolge quindi principalmente una funzione di Brand Awarness.

Nella Redbull Media House intrattenimento, informazione e pubblicità (indiretta) si mescolano tra i documentari, i magazine, le storie, gli articoli, difficile definire dove inizia uno e finisce l’altro. Il mix funziona. I Brand hanno infatti bisogno di differenziarsi, uscire dalla massa, e questo è possibile partendo da una grande mission e forti valori, comunicarli e creare un rapporto di fiducia con le persone.

Anche in questo caso Content is King.





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4 modi per promuovere i tuoi contenuti online rendendoli più interessanti


Il panorama digitale è sempre più competitivo, per questo se vuoi che i tuoi contenuti online generino il massimo valore, trovare le opportunità per coinvolgere il pubblico è fondamentale quanto il contenuto stesso.

Ecco quindi quattro metodi avanzati per pianificare una buona strategia di promozione dei contenuti online.

LEGGI ANCHE: Psicologia e marketing, 5 strategie per creare contenuti che convertono

1. Coinvolgere gli Influencer nella promozione dei contenuti

La maggior parte dei produttori di contenuti ha familiarità con la capacità degli Influencer di amplificare la portata del pubblico potenziale di un video, di un post o di una immagine. Ma questa strategia andrebbe pianificata per tempo, vale a dire in anticipo rispetto alla pubblicazione del contenuto, per ottenere la massima efficacia.

Prima di cominciare a scrivere o a preparare un contenuto video, in pratica, sarà bene guardarsi intorno e capire chi potrebbe trovare interessante quello specifico argomento tra gli Influencer. Si potrà così chiedere subito un commento o una case history da includere nel contenuto che si sta preparando e sarà l’Influencer stesso ad avere interesse a rilanciarlo una volta pubblicato, dato che il suo parere è contenuto all’interno.

Buona norma sarebbe anche inviare all’Influencer una bozza del contenuto prima della pubblicazione, per avere un parere: molti di loro, infatti, amano sentirsi dire che le loro opinioni sull’argomento sono preziose.

Una volta pubblicato il contenuto, ti basterà far sapere loro il link di riferimento e ringraziarli ancora per la disponibilità e il contributo, magari aggiungendo che ti farebbe piacere se dessero un’occhiata alla versione definitiva del contenuto e magari lo rigirassero sui loro canali.

Copywriting definizione

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2. Contribuire alle community

Pubblicare contenuti sul tuo sito potrebbe non essere sufficiente per ottenere il livello di coinvolgimento desiderato. In tal caso, dovrai trovare un modo per mettere i tuoi contenuti di fronte a un pubblico più vasto.

Le community di condivisione dei contenuti sono ottimi luoghi per amplificare la tua voce. Ti danno l’opportunità di condividere il tuo messaggio con una vasta rete di persone che condividono idee simili, che inviano e condividono contenuti simili.

Oltre ai gruppi su Facebook potresti ad esempio utilizzare Flipboard, Reddit o Quora.
Scegli quelli in cui i membri siano realmente interessati all’argomento e trai feedback con cui arricchire i prossimi post.

In queste community i tuoi contenuti saranno visti come un contributo prezioso e non come mera auto-promozione.

LEGGI ANCHE: 6 consigli per incrementare le vendite usando Instagram

3. Crea varianti dai frammenti del tuo contenuto

I buoni contenuti si prestano bene ad essere anche frazionati, offrendo in ogni parte spunti di riflessione o dati interessanti. Una buona strategia per promuovere i propri contenuti online è quello di spezzettarli in parti più facili da “digerire”e da condividere.

La creazione di più varianti di ciascun tweet o post social, ad esempio, consente di testare il livello di coinvolgimento di ogni variazione e sviluppare le strategie di condivisione nel tempo.

Quando generi più snippet di contenuti, prova queste strategie:

  • crea più titoli (variando sia in lunghezza che in complessità)
  • incorpora domande pertinenti relative all’argomento
  • aggiungi un invito all’azione
Copywriting corsi e formazione

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4. Aggiorna ed espandi i post esistenti

I marketer che aggiornano regolarmente i vecchi contenuti in nuovi formati hanno il 74% di probabilità in più di vedere risultati positivi.

La rielaborazione dei tuoi contenuti, infatti, può dare nuova vita a un lavoro passato attraverso nuove prospettive, case study aggiornati o informazioni arricchite.

L’aggiornamento dei post, inoltre, dà l’opportunità di promuoverli di nuovo, ponendo il contenuto di fronte a persone che potrebbero non averlo visto prima.

Prenditi il ​​tempo necessario per trasformarlo in un contenuto in depth, attraverso l’inclusione di infografiche, video, ebook e altre risorse, per ottenerne un impatto maggiore.

Infine, tieni d’occhio le notizie nel tuo settore e aggiorna rapidamente i vecchi contenuti quando nuovi sviluppi invalidano le tue asserzioni o cambiano i tuoi consigli.





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Consigli sui contenuti evergreen da ri-pubblicare (se non li hai scelti prima del rientro al lavoro)


Può essere difficile ricominciare dopo le vacanze e avere idee nuove o creare contenuti di valore da pubblicare per il rientro.

I temi si ripetono e non è facile mantenere sostenibile nel tempo un piano editoriale. Se hai fatto tutto a regola d’arte, però, prima di staccare, avrai certamente pianificato anche i contenuto per il coming back to work.

Se ancora non l’hai fatto, però, ecco una lista di contenuti evergreen da pubblicare, in modo che il tuo piano editoriale risulti a prova di bomba, anche al rientro in ufficio, senza lanciarti subito tra i temi di attualità.

LEGGI ANCHE: 6 consigli per ottimizzare la tua digital strategy in vista dell’estate

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Cosa sono i contenuti evergreen

Non sono piante sempreverdi da appoggiare sulla scrivania o nel tuo ufficio, sono contenuti che vanno sempre bene, risultano sempre rilevanti, in qualsiasi stagione e in qualsiasi momento, non sono legati a particolari fatti o eventi specifici. Sono alleati preziosi di chi si occupa di content marketing.

Sono contenuti di qualità e attrattivi, ma senza tempo, da mettere in campo per rafforzare il tuo piano editoriale in fine di stagione estiva.

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Una lista di esempi da sfruttare

Di seguito trovi alcuni esempi di contenuti evergreen che puoi applicare al tuo brand o prodotto:

  • Guide “How to”: crea delle semplici guide su come come risolvere un problema o come fare qualcosa, a seconda del tuo ambito di riferimento. Puoi creare infografiche, articoli per il tuo blog, post sotto forma di liste. Queste tipologie di contenuti che mostrano ‘il come’, ti verranno sempre utili e risulteranno sempre interessanti.
  • Video tutorial: sicuramente con più alto tasso di coinvolgimento, puoi preparare dei video che spieghino qualcosa di interessante e utile circa il tuo brand o prodotto.
  • Ricerche e case study: approfondimenti che rimangono validi nel tempo e riportano dati statistici o casi studio interessanti, legati al tuo settore.
  • Aforismi e citazioni: ti salvano sempre nel momento del bisogno e puoi prepararli in anticipo. Generano emozioni in chi li legge e solitamente hanno un buon tasso di coinvolgimento degli utenti.
  • Il dietro le quinte: non tramonta mai. Mostrare il lavoro che sta dietro al tuo brand o prodotto è un altro contenuto facile da programmare, se hai un buon archivio di risorse cui attingere.
  • Post sulle domande più frequenti: prendi spunto dalle domande collezionate durante l’anno e creare dei post con delle infografiche per rispondere ai quesiti più interessanti.
  • Consigli utili e curiosità: il famoso “Lo sapevi che?”. Stimola gli utenti con aneddoti, brevi pillole che possono dare delle informazioni o delle curiosità in relazione al brand o prodotto.
  • Reinterpreta i tuoi contenuti migliori: durante l’anno ti sei accorto che alcuni post sono andati meglio di altri? E’ arrivato il momento di rispolverarli e dargli una nuova veste, dandogli nuova vita. Ebbene sì, riciclare i contenuti è gratis e anche utile!





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7 metriche per misurare l’efficacia della strategia di content


Il mondo del web, ce lo diciamo spesso, pullula di informazioni e per questo motivo occorre sapere su cosa fare leva affinché il proprio business abbia successo. Quali contenuti possono essere più efficaci? Per saperlo, basta esplorare un po’ e imparare a interpretare metriche e dati che, necessariamente, un content manager o un inserzionista deve conoscere.

1. Cost Per Acquisition

Ci si concentra spesso sul costo per click, ma bisogna tenere anche conto del costo per acquisizione. Si tiene così traccia dell’ammontare delle entrate dell’intera campagna di marketing confrontando direttamente il costo con le vendite generate.

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Il costo per click corrisponde al costo di ogni singola interazione, ma è fondamentale capire se una campagna di content marketing può essere o meno vantaggiosa dal punto di vista economico ed è qui che il CPA subentra fornendo le informazioni necessarie. È proprio da questa metrica che si può individuare il successo o meno di una campagna poiché fornisce il dato generale dell’andamento dell’efficacia,

2. ROI

Alle basi di qualsiasi lezione di economia, il ROI è un dato fondamentale per capire l’andamento del business ed è fortemente legato al CPA. La maggior parte delle metriche del marketing misurano la lead generation, tuttavia il cd ritorno sull’investimento è un dato interessante da studiare. Concentrarsi sul ROI, quindi sui costi, il valore e la performance è necessario: in poche parole, dal capitale investito, quanto si guadagna? Senza questi dati, non si va da nessuna parte.

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3. Visite totali del sito

Un dato che spesso viene trascurato e che è invece è molto importante è il numero dei visitatori di un sito. Già da questo semplice numero, si piò capire se la campagna di content marketing è efficace o meno.

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Facendo una prova sui contenuti pubblicati, si può capire se i nuovi post sono stati ‘graditi’, se i contenuti sono seguiti da un nuovo pubblico e se vi è stato un calo. Insomma, se aumenta il numero, i contenuti sono sicuramente efficaci.

4. Traffico per canale

Ogni contenuto ha il suo canale: indirizzare lo stesso messaggio sui vari canali, si sa, è sbagliato. In poche parole, lo stesso post non può e non deve essere pubblicato, per esempio, su LinkedIn o su Twitter. Per sviluppare una visione d’insieme, un’azienda deve sapere  che cosa genera traffico e da dove proviene. Misurare le interazioni, il traffico e la provenienza aiuta a capire quale social media è più adatto per il proprio business. In questo modo si possono creare contenuti adatti per ogni pubblico e canale senza buttare nella mischia contenuti a caso.

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5. Sticky Visitors

Si parla dei dati analitici del traffico generale: i cosiddetti ‘visitatori appiccicosi’ sono coloro i quali tornano una seconda volta sul sito per visionarne nuovamente il contenuto. Nonostante le metriche e i dati dettagliati, di fatto, ciò che non si può mai sapere è se agli utenti del sito piacciano o meno i contenuti. I dati dei sticky visitors sono però in grado di fornire questo dato. Come?

Identificando un indirizzo IP ripetuto nel tempo. Se un’azienda nota un numero elevato di nuovi visitatori… beh, sì. Sta raggiungendo un nuovo pubblico, ma cosa spinge gli altri a non tornarvi più? Viva i visitatori appiccicosi!

6. Frequenza di rimbalzo

Una delle informazioni più importanti è quella della frequenza di rimbalzo. Fornisce informazioni utili sulla qualità dell’esperienza di un visitatore sul sito (un po’ come il dato sullo sticky visitor).

La frequenza di rimbalzo indica se qualcuno ha fatto clic sul contenuto all’interno del sito o se è uscito dal sito prima di fare clic su qualsiasi altro contenuto. Un’alta frequenza di rimbalzo significa che qualcuno ha cliccato sul sito, ma immediatamente scappato via. Auguriamoci che sia sempre bassa!

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7. Tasso di uscita

A differenza della frequenza di rimbalzo, una frequenza di uscita evidenzia quale pagina è stata abbandonata Leggere e comprendere il tasso di uscita può indicare quali pagine hanno un buon rendimento e quali pagine mandano via i visitatori.

Il monitoraggio del tasso di uscita evidenzia i contenuti non performanti del sito, consentendo così di correggere il problema e migliorare la qualità dell’efficacia dei contenuti.

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